Infermieristica pediatrica
Infermieristica pediatrica oncologica
I tumori sono la seconda causa di morte in età pediatrica dopo gli incidenti, colpisce un bambino su
650 entro i 15 anni di età, ogni anno ci sono 120-140 nuovi casi su un milione di bambini. Tra i 0-5
anni itumori pediatrici più frequenti sono il sarcoma delle parti molli, il retinoblastoma, il
neuroblastoma, il nefroblastoma e il tumore delle gonadi, tra i 5-10 anni di età i tumori più frequenti
sono i linfomi maligni, le leucemie e i tumori del SNC, mentre tra i 10-15 anni di età i tumori più
frequenti sono il sarcoma delle parti molli, la malattia di hodgkin, tumori ossei, tumori alle gonadi e
forme rare di tumore.
Patologie principali
• leucemia linfoblastica acuta, definita come la crescita rapida e anomala di leucociti a livello
del midollo osseo, vi sono 25/35 nuovi casi su un milione, circa l’80% di tutte le leucemie
pediatriche. Presenta anoressia, astenia, petecchie, epatosplenomegalia e febbricola, c’è
un aumento di GB e una diminuzione di PLT superiore al 25%, la terapia dura in media 2
anni e viene divisa in fasi, la sopravvivenza a tre anni libero dalla malattia è del 60-80%, a
5 anni libero dalla malattia è del 40-50% mentre la ricaduta dei pazienti a 2 anni dallo stop
della terapia è del 15-25%.
• Leucemia mieloide acuta, definita come la crescita incontrollata di granulociti caratterizzati
da un deficit di maturazione. Ci sono 5-10 nuovi casi su un milione di bambini l’anno e
rappresenta il 20% di tutte le leucemie pediatriche. I segni clinici principali sono come
quelli della leucemia linfoblastica acuta più linfoadenomegalia e ipertrofia gengivale,
cambia l’aspetto dei blasti. La terapia prevede la chemioterapia induttiva, la chemioterapia
post-remissione e il trapianto di midollo osseo. La sopravvivenza a 5 anni libera dalla
malattia è del 40-50% e la sopravvivenza a tre anni post trapianto di midollo osseo è del
55%.
• Linfoma di Hodgkin, definita come neoplasia di origine linfoide o monocita-macrofagica con
presenza di cellule caratteristiche dette cellule reed-sternberg, ci sono 3-8 casi l’anno su
un milione con un picco di incidenza nella seconda decade dell’età e ha prevalenza nel
sesso femminile. I segni clinici principali sono la linfoadenomegalia con perdita di peso,
febbre e sudorazione notturna, la diagnosi viene fatta su biopsia di uno o più linfonodi
colpiti. La terapia prevede chemioterapia + radioterapia. La sopravvivenza globale a 5 anni
è del 90%, la sopravvivenza a 15 anni è del 70%, libero da malattia a 5 anni è del 75%
mentre libero da malattia da 15 anni è del 60%.
• Linfoma non Hodgkin, è definito come un gruppo eterogeneo di neoplasie che originano
dal tessuto linfatico, ci sono circa 4-10 casi l’anno su un milione di bambini tra 7-11 anni e
ha prevalenza nel sesso maschile. I segni clinici variano a seconda dei linfonodi
interessati, se interessano il mediastino allora saranno presenti tosse, febbricola e dispnea
ingravescente, se interessa l’addome allora saranno presenti dolori, vomito e presenta una
massa addominale, se interessa il collo dell’inguine saranno presenti linfonodi duri tra 2-3
cm. La diagnosi viene fatta tramite biopsia linfonodale, aspirato midollare e TAC/RNM. La
terapia consiste in chirurgia, chemioterapia e radioterapia e trapianto di midollo osseo. La
sopravvivenza libera da malattia a 3 anni è del 85-90% con tumore al I e II stadio, la
sopravvivenza libera da malattia a 3 anni è del 30-65% in tumori al III e IV stadio.
• Tumori del SNC, definiti come un gruppo eterogeneo di neoplasie che colpiscono il SNC e i
più frequenti sono il medulloblastoma, la craniofaringongioma e ependimomi, ci sono circa
20-30 nuovi casi l’anno su un milione di bambini, il picco di incidenza è tra 5-10 anni di età
soprattutto nel sesso maschile e rappresentano il 22% dei tumori infantili. I segni clinici
presentano cefalea, vomito a getto, ristagno, strabismo, atassia e rigidità nucale, paresi e
convulsioni, ritardo della crescita e perdita del visus, i sintomi sono differenziati a seconda
della zona colpita. La diagnosi viene fatta su biopsia dove possibile e sempre TAC e RNM.
La terapia è neurochirurgica più chemioterapia e radioterapia. La sopravvivenza è
correlata alla possibilità di poter fare un intervento chirurgico radicale e alla
chemiosensibilità del tumore.
• Neuroblastoma, definito come neoplasia maligna che origina dalle creste neurali, ci sono
circa 6-10 casi l’anno su un milione di bambini e ha prevalenza nel sesso maschile, ha
incidenza da 0-2 anni nel 7% di tutti i tumori pediatrici. I segni clinici variano a seconda
della zona interessata, se interessa l’addome allora si avranno dolori, anoressia, vomito e
tumefazione di grosse dimensioni. Se interessa il torace si avranno disfagia, tosse e
dispnea. I segni a carattere generale sono la perdita di peso, dolori diffusi e febbre. La
diagnosi viene fatta tramite aspirato midollare BOM e dosaggio di VAM (acido
vanilmandelico) e HVA (acido omovanilico). La terapia è chirurgica nelle forme di stadio I e
II che sono completamente asportabili, se no chemioterapia, radioterapia e trapianto del
midollo osseo. La sopravvivenza libera da malattia a 4 anni al I stadio è del 90%, la
sopravvivenza libera da malattia a 4 anni al II stadio è del 70%, la sopravvivenza libera da
malattia a 2 anni al IV stadio è del 50-70%, la sopravvivenza libera da malattia a 2 anni al
III stadio è del 40% mentre la sopravvivenza libera da malattia a 2 anni al IV stadio è del
10%.
• Sarcoma di ewing, definito come tumore maligno primitivo dell’osso caratterizzato da un
aspetto istologico uniforme con cellule piccole e rotonde, ha incidenza di 1-2 casi nuovi su
un milione di bambini, presenta un picco di incidenza dagli 11-15 anni prevalentemente nei
maschi e rappresenta l’ 1% dei tumori pediatrici. I segni clinici più frequenti sono febbre,
dolore, tumefazione dell’osso e delle parti molli, le ossa più colpite sono arti, bacino e
coste. La diagnosi viene fatta tramite radiografia e esame istologico post biopsia. La
terapia è chirurgica, radioterapica e chemioterapica e la sopravvivenza libera da malattia a
2 anni è tra il 55-80%.
• Osteosarcoma, è definito come un tumore maligno dell’osso caratterizzato dalla
produzione di tessuto osseo direttamente dalle cellule tumorali, ha incidenza di 4-6 nuovi
casi l’anno su un milione con un picco di incidenza tra i 14-15 anni e rappresenta il 5% dei
tumori in età pediatrica e il 60% di tutti i tumori soliti. I segni clinici più evidenti sono dolore
e tumefazione dell’osso colpito e presenta spesso metastasi polmonare. La diagnosi viene
fatta tramite radiografia che evidenzia la tumefazione e tramite biopsia ossea e esame
istologico. La terapia è chirurgica associata a chemioterapia pre e post chirurgica, ha una
sopravvivenza libera da malattia a 2 anni del 45-90%.
• Retinoblastoma, definito come un tumore maligno primitivo della retina che è presente
nella quasi totalità dei casi in età pediatrica con maggiore incidenza nel primo anno di vita,
i segni clinici dipendono dallo stadio del tumore al momento della diagnosi e il più comune
è la leucocoria o riflesso bianco della pupilla presente nel 50-70%, può esserci anche
presenza di strabismo. La diagnosi viene fatta tramite analisi clinica e RMN e la terapia
prevede trattamenti combinati e sistematici. Se la neoplasia è diagnosticata in fase iniziale
allora la percentuale di guarigione è molto elevata, circa il 90% dei casi.
• Tumore di wilms, è un nefroblastoma che nel 75% dei casi insorge prima dei 5 anni d’età
con un incidenza annua di 7 casi su un milione, inoltre nel 5% dei bambini può essere
bilaterale. I segni clinici più evidenti sono una massa addominale con dolore e incremento
di volume e ancora ematuria macroscopica e ipertensione arteriosa. La diagnosi viene
fatta tramite ecografia all’addome completata dalla TAC di torace e addome più esami
ematochimici di routine. La terapia consiste nella nefrectomia totale con asportazione di
linfonodi, chemioterapia di tipo actinomicina-D ,vincristina e adriamicina, o in forme
refrattarie come ifofosfamide e VP16. La prognosi da come dato di sopravvivenza il 95%
negli stadi I-II.
L’assistenza infermieristica richiesta dal bambino e dalla famiglia è particolarmente impegnativa in
regime di ricovero oncoematologica. La patologia oncologica è considerata una forma cronica e
quindi presenta un’assistenza particolare, è influenzata molto dal carico emotivo che la malattia si
porta con se e anche dal lungo e particolare periodo di cura che richiede approcci assistenziali che
garantiscono delle risposte appropriate e specifiche. La gestione del bambino oncologico viene
presa in carico in modo ambulatoriale, con assistenza in reparto e assistenza territoriale.
Il bambino oncologico può provenire dal pronto soccorso poiché presenta dolori, iperpiressia,
febbricola non remittente, sanguinamenti, fragilità capillare, tumefazione e esami ematochimici,
oppure dal medico di base per dubbio amnestico, esami sospetti e segni e sintomi da indagare,
oppure da medico specialista per dubbi diagnostici a seguito di visite per altre patologie.
La famiglia che si ritrova ad entrare per la prima volta in un reparto di oncoematologia pediatrica si
trova di fronte a uno stato altamente vulnerabile, infatti in loro vi sono sentimenti di incertezza,
ansia, paura, incredulità e speranza che si susseguono. Il ruolo dell’infermiere è di fondamentale
importanza per una giusta gestione del processo assistenziale, il momento dell’accoglienza è la
facciata con la quale la struttura si presenta ed è quasi totalmente di responsabilità infermieristica.
L’infermiere darà dunque l’imprinting iniziale. Durante le prime visite e gli accertamenti diagnostici il
bambino e la famiglia sperimentano il primo contatto con l’ambiente ospedaliero e si troveranno ad
affrontare procedure dolorose come prelievi, punture esplorative, biopsie e piccoli interventi
chirurgici come la BOM o la biopsia linfonodale, esami radiodiagnostici, radioisotopici e
ultrasonografici, visite specialistiche che amplificheranno ansie e paure, per questo l’acquisizione
da parte del professionista infermiere sarà fondamentale per proseguire il processo degli
accertamenti. Alla fine delle prime visite si possono avere due tipi di esito:
- favorevole dimissione per sospetto diagnostico negativo.
-sfavorevole ammissione a un processo diagnostico terapeutico per confermare la diagnosi di
patologia oncoematologica.
Il momento della comunicazione della diagnosi è un momento molto difficile, infatti la famiglia è
sottoposta a una pressione incredibile e ha bisogno del supporto di tutte le professionalità
implicate nell’assistenza. Deve essere fatto sentire al sicuro. L’equipe deve essere composta da
medico, infermiere e psico
-
infermieristica pediatrica
-
Infermieristica pediatrica
-
Infermieristica pediatrica
-
Infermieristica pediatrica