Laboratorio infermieristico in area chirurgica e in area medica: il bisogno di igiene e cura di sé
Si definisce cura della persona la capacità di un individuo di eseguire in maniera autonoma tutte quelle funzioni che permettono il soddisfacimento dei suoi bisogni personali, come ad esempio la capacità di lavare il proprio corpo, di vestirsi e svestirsi, di recarsi in bagno, di lavarsi dopo la minzione e la defecazione, di preparare il cibo ed assumerlo. Le possibilità di compiere tutte queste azioni in maniera autonoma migliorano il benessere fisico-psichico della persona e influenzano in maniera positiva il concetto di se stessi. Il mantenimento dell’igiene e della cura nel vestirsi favorisce l’autostima, determina benessere e di conseguenza agevola le relazioni interpersonali e l’integrazione sociale.
Il bisogno di igiene nella storia
Se pensiamo alla preistoria non è facile avere un’idea precisa del concetto di igiene, che i nostri antenati potevano avere; si riteneva che gli uomini primitivi evitavano di lavarsi per emanare odori nauseabondi, al fine di evitare così di essere scoperti dagli animali predatori. La regola principale da applicare sempre era quella di non mangiare tutto ciò che capitava tra le mani, dando luogo ai fondamenti dell’igiene alimentare. L’acqua, elemento essenziale per la vita, simbolo di purezza, venne invece sfruttata dagli antichi romani, grandi amanti dell’igiene, che costruirono terme ovunque, sconvolti dal cattivo odore che emanavano le razze che piegavano.
La preoccupazione principale dei romani era quella di fornire norme igieniche adeguate allo scopo di formare buoni soldati e proteggere la salute dei cittadini. Gli orientali ritenevano che i bagni profumati potessero servire ad attirare gli spiriti buoni e ad accaparrarsi amore e felicità. In Giappone il rituale del bagno è tuttora un fenomeno culturale conosciuto e rispettato da tutti. Nel medioevo per quanto riguarda il bagno annuale l’idea che la gente si lavasse poco è certamente ricorrente, anche se parzialmente falsa. Molti dei matrimoni venivano celebrati a giugno, e le spose avevano fatto il bagno annuale nel mese di maggio, di conseguenza il loro odore iniziava ad alterarsi e per tale motivo le spose si dotavano di un bouquet di fiori per coprire gli odori.
Il rinascimento è invece l’epoca delle teste incipriate, dei nei finti su viso, spalle e decolleté. La toeletta di dame e cavalieri esigeva parecchio tempo. Si trattava il viso con poca acqua e talco profumato, per poi stendervi sopra una pasta di mandorle e grasso di montone, completando il tutto con la biacca (carbonato basico di piombo), facendolo divenire una tavolozza dove ridisegnavano occhi e sopracciglia. Alla fine del 1500, con il dilagare della peste, fare il bagno significava debilitarsi ed esporsi al rischio del contagio. La “pulizia” si limitava soltanto al cambio dei vestiti; per le credenze di allora, infatti, una camicia pulita equivaleva ad un bagno.
Solo verso il 1600 troviamo i primi spazzolini da denti fatti con setole animali, e alla fine dello stesso secolo compaiono i servizi igienici pubblici e privati. Nel 1700 si pensava inoltre che il contatto prolungato con l’acqua ostruisse i pori, evitasse la traspirazione e rendesse il sangue denso, provocando sterilità, aborti ed amenorrea. A tutte le donne per molto tempo ancora, veniva consigliato di non fare pediluvi e di non lavarsi durante il periodo del ciclo mestruale. Si riteneva che l’igiene femminile fosse un parametro sulla moralità delle donne: se sporche erano oneste, se pulite certamente dedite alla prostituzione. Nell’800 compaiono le prime tinozze da bagno ed iniziano a diffondersi le prime stanze da bagno.
Alla fine del XIX secolo si inizia a capire l’importanza dell’igiene del corpo e degli ambienti; i saponi venduti fino ad allora a barre, assumono la forma a noi nota, con l’aggiunta di odori e fragranze piacevoli. Nel 1872 Merry Delabost, medico di una prigione di Rouen, in Francia, studiò un sistema per garantire un migliore livello di igiene tra i detenuti: la doccia. Nel 1879 l’esercito prussiano la rese obbligatoria per i soldati e installò docce comuni nelle baracche.
- Vantaggi della doccia rispetto al bagno in vasca: minor consumo di acqua, facilità di utilizzo anche per chi ha difficoltà di movimento, minor tempo necessario per preparare e completare il lavaggio e nella maggiore igiene insita nell’impiego di acqua corrente anziché ferma.
Nel 1890 a Parigi, madame Lucas fonda la prima maison de beauté. Nel 1907 viene istituito un organismo internazionale per l’igiene pubblica che nel 1946 diventerà l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). In Italia fino agli anni cinquanta fare il bagno era difficile per la mancanza di impianti di riscaldamento e di ambienti adatti a questo tipo di usanza. Fra i ceti popolari l’ambiente usato era la cucina e la stessa acqua era utilizzata per il bagno di più persone. Finalmente con l’arrivo dell’acqua corrente nelle case private, la pratica del bagno è divenuta sempre di più segno di igiene e rispetto verso sé stessi e verso gli altri.
Obiettivo
È quello di aiutare la persona a raggiungere il massimo grado di autonomia possibile, evitando di sostituirsi però completamente all’assistito. Quindi dove è possibile incitare ad eseguire tutte quelle attività, anche se minime, che la persona è in grado di compiere da sola, per non ostacolare il processo di raggiungimento dell’autonomia. Alcune patologie come l’ictus cerebrale, le lesioni alla colonna vertebrale, il morbo di Parkinson, possono rappresentare un problema per l’autonomia della persona. A volte è sufficiente solamente un abbassamento delle energie conseguenti ad esempio ad alterazioni respiratorie, cardiache, malnutrizione, alterazioni idro-elettrolitiche, infezioni, per provocare una perdita di autonomia (anche temporanea) nel provvedere alle proprie cure igieniche (pensiamo al senso di spossatezza e mancanza totale di energia che proviamo, quando siamo influenzati).
Inoltre prendiamo come esempio anche la persona che viene sottoposta ad intervento chirurgico la quale perde (anche momentaneamente e parzialmente) la sua autonomia. Anche la presenza di disturbi mentali o alterazioni emotive possono portare la persona ad una costruzione distorta della realtà, pertanto potrebbe manifestare atteggiamenti non conformi rispetto ai comportamenti alimentari, sociali e comunicativi.
Ma quali sono i fattori che influenzano le pratiche igieniche?
- Età e genere, da considerare sempre; nei bambini è l’obiettivo primario da raggiungere quello di vestirsi e lavarsi autonomamente e in modo adeguato;
- Ambiente di vita, dove siamo cresciuti e chi ci ha educati e come;
- La cultura, esperienze di vita, tradizioni, (l’infermieristica transculturale);
- La religione, “donna lava donna”, ed ancora abbiamo fatto riferimento al protocollo in uso nell’a.o.u.ts dove sono elencati i ministri dei culti presenti nella nostra realtà e le norme che regolamentano fra le altre anche la ricomposizione della salma;
- Le condizioni cliniche, quindi consideriamo la disponibilità di energia, affaticamento, iperpiressia, ecc.;
- Le preferenze individuali, chi preferisce provvedere alle proprie cure igieniche al mattino, chi alla sera, chi preferisce la doccia al bagno in vasca e viceversa;
- Presenza di presidi diagnostici-terapeutici, quali drenaggi, sondino naso gastrico o catetere vescicale, ecc.
Manifestazioni di alterazione della cura di sé possono manifestarsi ad esempio con: cute arrossata e screpolata, capelli unti, unghie rotte, indumenti inadatti, macchiati, gengive infiammate, placca, alitosi, cattivo odore.
Abluzioni e pratiche igieniche: perché?
La cute, che ha lo scopo di difendere l’organismo dalle infezioni, deve essere mantenuta pulita, permettendo così anche l’allontanamento della polvere e dello sporco, la rimozione del sudore e dei batteri. Inoltre con l’igiene si stimola la circolazione, attraverso l’utilizzo dell’acqua tiepida o calda e anche attraverso il massaggio durante le pratiche igieniche l’infermiere contribuisce a mantenere il tono muscolare e la mobilità delle articolazioni, con la mobilizzazione passiva. L’infermiere, durante l’esecuzione delle pratiche igieniche, dovrà valutare le condizioni psico-fisiche della persona e incoraggiare dove possibile una comunicazione efficace.
Ruolo dell’infermiere
Recuperiamo nella memoria alcuni punti fondamentali del nostro profilo professionale DM 14 settembre 1994, N. 739 “regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’infermiere”: l’infermiere è responsabile dell’assistenza generale infermieristica, […] identifica i bisogni di assistenza infermieristica […] e formula i relativi obiettivi, pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico; agisce sia individualmente sia in collaborazione con altri operatori sanitari e sociali, per l’espletamento delle funzioni l’infermiere si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto. L’infermiere quando si appresta a rispondere al bisogno di igiene, deve mantenere alto il livello di attenzione alla persona e alle sue abitudini.
Accerta e valuta quali attività la persona è in grado di fare autonomamente e dove necessita di aiuto parziale o totale. L’infermiere valuta le risorse disponibili (tempo, infermieri, personale di supporto) e sceglie la modalità di esecuzione e di approccio migliori per quella situazione. Analizza la risposta umana allo stato di malattia quindi aiuta la persona ad imparare nuove tecniche di cura della propria persona, aiuta a conquistare o a recuperare l’autonomia nella cura di sé, supporta i familiari/care givers, incoraggia ed educa.
Ricordiamoci sempre che l’infermiere opera in contesti diversi, a domicilio delle persone ad esempio oppure in strutture protette, quali ospedali, case di cura private, convenzionate o RSA (residenze sanitarie assistenziali), ecc.
Principi ispiratori dei nuovi ospedali
I nuovi principi ispiratori relativi alla costruzione di un presidio ospedaliero considerano l’ospedale come luogo a misura d’uomo, incentrato sulla persona e sui suoi bisogni, considerando gli aspetti emotivi che coinvolgono le persone che devono accedervi quindi luogo della speranza, dell’accoglienza, della fiducia, oltre che luogo della tecnologia, della diagnosi, della terapia, che ponga il malato al centro del sistema. Le caratteristiche dell’edilizia ospedaliera presentano diverse tipologie di approccio.
Architettura ospedaliera:
- A sviluppo orizzontale costituito da una serie di edifici collegati da un percorso principale indipendente (padiglioni);
- A sviluppo orizzontale costituito da più blocchi collegati da un percorso principale in stretta correlazione con i blocchi stessi;
- A sviluppo verticale: costituito da un monoblocco pluripiano con piastra servizi.
Tipologie di stanze di degenza:
- Tipo inglese: corsie aperte;
- Tipo americana: stanze singole;
- Tipo europea: 4 posti per stanza, anche se l’ottimale sarebbe 2 posti per stanza.
La stanza di degenza
La stanza di degenza, assieme ai servizi igienici, all’area di attesa degli utenti, alle aree lavoro degli infermieri, allo studio del coordinatore di reparto, ai depositi del pulito e dello sporco, ai locali di conservazione dei dispositivi elettromedicali e dei farmaci e ai locale dedicato alle pulizie, sono tutte aree che presentano caratteristiche comuni. Inoltre la stanza di degenza presenta un carattere particolare per gli utenti, i quali sono obbligati, loro malgrado, a trasferire il proprio domicilio in una stanza, spesso in compagnia di persone sconosciute, dove le esigenze personali di spazio e libertà, devono convivere con le necessità funzionali e organizzative della struttura. Questa situazione può protrarsi per un periodo lungo o limitato nel tempo.
Le esigenze di spazio e libertà personale devono convivere con le necessità organizzative e funzionali della struttura. Alcuni particolari tipi di degenza richiedono una soluzione edilizia specifica considerando la tipologia di malati che devono ospitare: infettivi per le norme di isolamento, ostetricia per l’evento della nascita, psichiatria per la salute mentale, terapia intensiva con presenza di numerosi presidi quali monitor, la pediatria che deve prevedere delle aree gioco dedicate ai bambini, ecc.
In Italia, per quanto riguarda le caratteristiche strutturali delle aree di degenza, si fa tuttora riferimento a delle norme che risalgono al 1939 e che prevedono nello specifico:
- 36 mq a persona per le camere a più letti, 9 mq per le singole;
- Cubatura minima 19,20 m3, altezza utile 3,20 m, orientamento spaziale sud/sud-ovest;
- Le finestre non inferiori ad 1/8 della superficie del pavimento del locale (si aprono solo in ampia ribalta per evitare incidenti);
- Le porte devono avere una larghezza tale da garantire il facile passaggio ai letti di degenza;
- I servizi igienici (WC e lavabo) 1 ogni 10 posto letto per degenti donne e 1 ogni 15 posto letto per degenti uomini;
- Un bagno assistito (con vasca da bagno accessibile da tre lati) per ogni struttura di degenza e un bidè ogni 15 letti;
- Il servizio igienico deve essere attrezzato con tutti gli accessori necessari ad una buona fruibilità (specchio, illuminazione regolabile, portasciugamani) e per la sicurezza (sistemi di chiamata, corrimano, maniglie di supporto);
- È previsto anche un servizio igienico specifico ad uso dei disabili adatto per dimensioni e dislocazione dei sanitari (margini di manovra della carrozzina, WC dotato di doccia e di sedile regolabile in altezza, la doccia a pavimento);
- Le superfici di rivestimento devono essere resistenti alle sostanze acide e basiche (per le operazioni di sanificazione e sanitizzazione);
- Il pavimento senza soluzioni di continuo nel rivestimento (giunture), gli angoli arrotondati per pulirli meglio ed evitare la stagnazione dello sporco e la proliferazione dei germi;
- Le pareti lavabili e disinfettabili, rivestite di materiale lavabile fino ad un altezza di 1,80 m inglobando in modo stagno il battiscopa o terminando il raccordo a pavimento senza angoli vivi (a guscio);
- Il soffitto liscio, l’eventuale utilizzo di controsoffittature consente il passaggio di canalizzazioni;
- Illuminazione suddivisa tra artificiale e naturale, congrua e ben distribuita tenendo conto delle caratteristiche d’uso dell’ambiente e delle condizioni degli assistiti che occupano gli spazi, quindi un’illuminazione sufficiente e non abbagliante, ogni unità letto deve essere dotata di dispositivo di illuminazione individuale ad uso personale, con sistema di chiamata.
All’interno della stanza di degenza troviamo: il letto, il comodino, la sedia, l’armadio. Sopra la testiera del letto troviamo fissato alla parete, un dispositivo che comprende: un sistema di chiamata infermieri, una o due prese di corrente, una presa per telecomunicazioni/trasmissioni dati, una luce diretta che garantisce un’illuminazione precisa ed intensa per gli interventi del personale infermieristico e per le visite mediche, una luce di lettura per l’ospite, gradevole, che non disturbi gli altri utenti, dei dispositivi per l’erogazione dei gas medicinali quali ossigeno, aria compressa e l’aspirazione.
Microclima aree di degenza
L’ambiente ospedaliero è per denominazione un ambiente chiuso, che non permette scambi continui e costanti con l’ambiente esterno. La tendenza in ambito ospedaliero è quella di non aprire le finestre e di controllare le variabili microclimatiche con sistemi centralizzati e automatici. I parametri ambientali che devono essere considerati sono:
- Temperatura: condizioni favorevoli all’organismo si hanno con una temperatura compresa e stabile tra i 18°C e i 20°C attraverso sistemi centralizzati o pannelli radianti;
- Umidità relativa: accettabile in una percentuale dal 20% al 70%;
- Velocità dell’aria: accettabili tra i 40 e i 50 cm/s in estate, e tra i 4 e i 12 cm/s d’inverno; con una pressione parziale di anidride carbonica non superiore 3 per mille, e con una pressione parziale di ossigeno in una percentuale tra il 15 e il 21% per non determinare alterazioni fisiologiche.
Cure igieniche
Prima del trattamento o di eseguire qualsiasi attività assistenziale sulla persona l’infermiera/e deve accertare: lo stato fisico e/o patologico della persona (documentazione clinica, accertamento), la funzionalità neuromuscolare, quella cognitiva e sensoriale. Inoltre abbiamo già detto deve prendere sempre in considerazione la variabile età.
Quando pianificare le cure igieniche?
Gli operatori sanitari pianificano le cure igieniche preferibilmente al mattino con le cure igieniche totali (doccia, bagno in vasca, bagno a letto). Al pomeriggio si attuano le cure igieniche parziali ordinarie come viso, denti e bocca, occhi, naso, orecchie, capelli, mani, barba e capelli, unghie delle mani e dei piedi, genitali, (eseguite al mattino con le cure igieniche totali e/o al pomeriggio per la problematica tempo). Altre cure igieniche parziali vengono definite speciali perché finalizzate alla prevenzione o alla cura di patologie della cute o delle mucose come ad esempio la preparazione ad un intervento chirurgico o ad interventi diagnostici/terapeutici, come ad esempio nell’ambito chirurgico o dermatologico.
Attenzione: alcune cure igieniche possono/devono essere effettuate più volte al giorno (igiene del cavo orale dopo i pasti principali, l’igiene perineale dopo la minzione o l’evacuazione e/o ogni volta che la persona ne abbia necessità).
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