Infermieristica clinica specialistica: l’area ginecologica
Assistenza infermieristica alla donna con problemi ginecologici
Prolasso uterino
Il prolasso dell’utero consiste nello scivolamento dell’utero nel canale vaginale e rappresenta una situazione tipica che si verifica in seguito al parto. Nei casi più gravi si può arrivare alla protrusione, ossia alla fuoriuscita dell’utero attraverso l’orifizio vaginale. Una delle complicanze di questa discesa è che l’utero possa trascinarsi dietro le pareti vaginali, la vescica e il retto. La sintomatologia generalmente riferita è data da senso di pressione e disturbi urinari. Il trattamento può essere medico e chirurgico. Si utilizza il trattamento medico in prima istanza, tramite l’introduzione nel canale vaginale di protesi (pessari) per mantenere in sede le strutture laddove la chirurgia è sconsigliata. In alternativa si esegue un intervento chirurgico di isterectomia.
Miomi
I miomi sono tumori benigni derivati dalle cellule muscolari o connettive che formano il miometrio. Si manifestano come noduli duri, singoli o multipli, localizzati in diverse parti dell’utero e sono ben delimitati dal tessuto circostante e che si riducono di volume durante la menopausa. Hanno un tasso di incidenza molto elevato, colpendo infatti circa il 15-20% delle donne di età superiore ai 35 anni. I sintomi sono variabili e vanno dal senso di pesantezza, alla metrorragia fino alla sterilità. La diagnosi si basa sulla visita ginecologica e sull’uso dell’ecografia. Per quanto riguarda la terapia, come già detto sappiamo che regrediscono con la menopausa, ma in caso di una valida motivazione clinica viene effettuata una rimozione chirurgica.
Cisti e tumori benigni delle ovaie
Le cisti possono essere funzionali, quindi si parla di follicolari, luteiniche o tecoluteiniche, oppure possono essere endometriomi. Per quanto riguarda invece le neoplasie benigne, si dividono in cisti dermoidi e cistoadenomi, che possono essere sierosi, mucinosi, pseudomucinosi ed endometriodi.
Tumori maligni dell’ovaio
Secondo l’OMS ne esistono numerosissimi sottotipi, 34 per la precisione. Di questi sottotipi circa l’85-90% sono tumori epiteliali (carcinomi), mentre gli altri si dividono tra tumori delle cellule germinali e tumori dello stroma ovarico. I carcinomi ovarici sono caratterizzati dalla presenza di cisti definite “complesse”. I sintomi compaiono molto tardivamente e la prognosi è severa. Risulta anche di dubbia utilità lo screening ecografico a causa della presenza di molti falsi positivi con la conseguenza di procedure invasive e chirurgiche inutili.
Tumori maligni del corpo dell’utero
Di tutte le neoplasie maligne che possono colpire questa zona, circa il 75% sono adenocarcinomi endometriali. Esistono poi altri adenocarcinomi, tra cui quelli secernenti mucina e quelli a cellule chiare, e una serie di carcinomi, come quelli a cellule argirofile, quello papillifero sieroso, e quelli a cellule squamose. L’insorgenza si pensa sia data dall’esposizione ad estrogeni non correttamente bilanciati dal progesterone oppure da fattori di rischio quali l’obesità, il diabete, la menopausa tardiva, la familiarità oppure l’assunzione di Tamoxifene, un farmaco antitumorale assunto via orale ed appartenente alla famiglia dei modulatori selettivi del recettore degli estrogeni utilizzato per prevenire la ripresa della malattia in donne già operate per tumore al seno.
Per quanto riguarda, nello specifico, l’adenocarcinoma endometriale, la sua insorgenza è legata soprattutto ad iperestrogenismo, una condizione frequente in pazienti obese e diabetiche. Tra i sintomi, che sono precoci, rientra la metrorragia. La diagnosi si basa sull’indagine ecografica e sull’isteroscopia, che danno ottimi risultati in termini di diagnosi precoce. Per quanto riguarda la terapia è di tipo chirurgico coadiuvata, eventualmente, da radioterapia. Più volte è stato proposto, ma mai effettuato, uno screening di massa tramite ecografia transvaginale, visto anche l’alto tasso di falsi positivi.
Tumori maligni del collo dell’utero
Anche in questo caso il carcinoma è la neoplasia con il più alto tasso di incidenza. In particolare il carcinoma squamoso, seguito dall’adenocarcinoma e infine da tumori mesenchimali, che però sono rarissimi. L’eziopatogenesi è data da infezioni virali del collo dell’utero trasmesse con i rapporti sessuali a causa del principale agente virale, ossia l’Human Papilloma Virus (HPV) o virus delle verruche (sottotipi 16 e 18 soprattutto). Contro questo virus esiste un vaccino quadrivalente non obbligatorio e gratuito per le bambine che hanno compiuto il 12° anno d'età e che rende immuni dai sottotipi 6, 11, 16 e 18.
I sintomi che si riscontrano sono tardivi e per questo è necessario che sia istituito un programma di screening, che sta dando ottimi risultati in termini di diagnosi precoce. Proprio per questo esiste e si sta diffondendo sempre più il Pap test.
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