.L’INFERMIERISTICA.
L’infermieristica è una combinazione unica di arte e scienza e si applica nel contesto delle relazioni
interpersonali.
Nella disciplina infermieristica la conoscenza scientifica comprende i risultati della ricerca
infermieristica e i modelli concettuali infermieristici. Nell’assistenza infermieristica esiste una forte
spinta verso l’applicazione alla pratica clinica di interventi e trattamenti basati su prove di efficacia. La
pratica basata su prove di efficacia (EBP) è un approccio che per l’assunzione di decisioni fa ricorso a
solidi dati scientifici piuttosto che a episodi, tradizioni o intuizioni nei processi decisionali delle pratiche
medica e infermieristica.
L’arte infermieristica è il modo in cui l’infermiere utilizza le proprie conoscenze: con la sua arte, che deve
includere atteggiamenti, convinzioni e valori, egli esprime il proprio interesse per l’assistito. Mentre la
conoscenza scientifica viene acquisita attraverso la ricerca e lo studio, l’arte comprende l’umanità
sviluppata con l’esperienza personale. Sensibilità ed empatia sono elementi essenziali di questa forma di
conoscenza: consentono all’infermiere di cogliere il punto di vista dell’assistito e di concentrarsi sul senso
dei segnali verbali e non verbali connessi alla sua condizione psicologica. Questa maggior consapevolezza
consente all’infermiere di attivare una gamma più ampia di interventi.
L’esistenza di varie definizioni e di diverse teorie infermieristiche, permettono di definire tale disciplina
anche come olistica, perché interessata a soddisfare i bisogni di natura fisica, culturale e spirituale
dell’assistito, riguarda il “prendersi cura”, ed è coinvolta nella promozione della salute, nella prevenzione
delle malattie e nell’assistenza durante la malattia.
IL PROCESSO DI NURSING
Che cos’è
Il processo di assistenza infermieristica è un modo particolare di pensare e agire. E’ un approccio
sistematico e creativo che consente di identificare, prevenire e trattare i problemi di salute reali o
potenziali dell’assistito.
Lo scopo del processo infermieristico è fornire un quadro concettuale che consenta agli infermieri di
identificare lo stato di salute delle persone e aiutarle a soddisfare i propri bisogni di salute. Perciò,
quando un infermiere assiste un paziente applica il processo infermieristico per avere una guida
predefinita e al contempo flessibile, per fornire un’assistenza appropriata ed efficace alla persona e per
aiutarla ad assumere un ruolo attivo nelle decisioni sulla sua salute.
Le fasi del processo infermieristico sono:
Accertamento: raccogliere e organizzare i dati soggettivi e oggettivi.
➔ Diagnosi: identificare lo stato di salute attuale dell’assistito (problemi e punti di forza).
➔ Pianificazione dei risultati: stabilire gli obiettivi attesi per l’assistito.
➔ Pianificazione degli interventi: stabilire gli interventi infermieristici.
➔ Gestione/Attuazione: realizzare il piano di assistenza
➔ Valutazione: valutare se il piano è stato efficace.
➔
Il problem-solving
Alla base del processo infermieristico si trova la metodologia del problem-solving, cioè il processo di
identificazione di un problema, di pianificazione ed attuazione delle fasi per risolverlo. Pur non
limitandosi ad affrontare i problemi, poiché considera anche la condizione di benessere e i punti di forza
dell’assistito, il processo infermieristico è simile agli altri metodi formali di problem-solving.
Il metodo scientifico è un approccio sistematico e logico alla soluzione dei problemi, basato sui dati e
sulla verifica di ipotesi. La prima fase è l'identificazione del problema; quella successiva è la sua
definizione corretta, per definire i criteri in base ai quali valutare le soluzioni possibili; in seguito gli
studiosi formulano delle ipotesi, e dopo aver considerato le conseguenze di ognuna di esse, mettono in
atto la verifica dell'ipotesi.
Nel metodo scientifico il problema viene identificato prima che sia stata raccolta una grande mole di dati,
nel processo infermieristico invece di solito il problema da affrontare non è immediatamente evidente.
Un'altra forma di problem-solving è l'intuizione, che si basa sull'utilizzo del "senso innato", ma
quest'ultimo non sempre conduce l'infermiere a conclusioni corrette. È per questo che l'intuizione non è
uno strumento affidabile per la soluzione dei problemi, quindi se usato da una persona inesperta può
rappresentare poco più che un tentativo di ipotesi.
Nel problem-solving per tentativi ed errori si sperimentano invece varie soluzioni fino a individuare
quella che ha funzionato. Tuttavia, senza aver considerato in modo sistematico le varie alternative, non è
possibile sapere perché una soluzione ha funzionato e un’altra no. Questo metodo non è raccomandato
per gli infermieri, sia perché è poco efficiente, sia perché una soluzione inadeguata potrebbe essere
rischiosa per l’assistito.
Il pensiero critico
A seconda della natura del problema, il problem-solving può richiedere o meno il ricorso al pensiero
critico, cioè un approccio attivo ed organizzato, per esaminare il quadro complessivo ed esplorare varie
possibilità nell’identificare il problema, nel prendere decisioni sulle condizioni di salute di un paziente,
nello scegliere gli interventi più appropriati e nel valutare criticamente i risultati dell’assistenza sulla base
delle conoscenze, dell’esperienza, della curiosità e dell’intuito. Le buone capacità di comunicazione e il
coinvolgimento del paziente, dove è possibile, consentono maggiori possibilità di successo in tutte le fasi
del processo.
Caratteristiche:
-Il pensiero critico è razionale e fondato, cioè si basa su argomentazioni piuttosto che su pregiudizi,
interessi personali o probabilità;
-Il pensiero critico implica la concettualizzazione, cioè l'elaborazione di un concetto: la disciplina
infermieristica utilizza concetti relativi alle proprietà (il modo in cui le cose sono) e ai processi (il modo
in cui le cose accadono);
-Il pensiero critico richiede riflessione;
-Il pensiero critico implica un pensiero creativo: pensare in modo creativo infatti significa abbandonare
schemi di pensiero precostituiti e affrontare le situazioni da nuovi punti di vista. Gli infermieri usano il
pensiero creativo quando si trovano di fronte a situazioni assistenziali nuove, oppure davanti una
situazione conosciuta nella quale gli interventi usuali non risultano efficaci.
L’accertamento
L’accertamento, prima fase del processo infermieristico, è la raccolta sistematica di dati rilevanti e
importanti, ossia di informazioni o fatti riguardanti la persona assistita. Durante la fase di accertamento,
l’infermiere raccoglie, convalida, registra e organizza i dati in categorie predefinite.
L’obiettivo dell’accertamento infermieristico è quello di acquisire un quadro complessivo delle condizioni
dell’assistito e di come è possibile aiutarlo.
L’accertamento infermieristico evidenzia le risposte dell’assistito alla malattia e ai problemi da essa
determinati, diversamente dall’accertamento medico, che focalizza il processo morboso e la patologia.
Raccolta dei dati
La raccolta dei dati è il processo con il quale si acquisiscono informazioni sullo stato di salute di un
assistito, una famiglia, una comunità.
Dati soggettivi e dati oggettivi
I dati soggettivi sono anche detti dati latenti, o sintomi, mentre i dati oggettivi sono detti anche dati
obiettivi, o segni. Entrambe le tipologie di dati sono necessarie affinché l’accertamento sia esaustivo.
I dati soggettivi non sono misurabili né osservabili; possono essere ricavati solo da ciò che l’assistito
esprime. Essi includono i suoi pensieri, le sue convinzioni, i sentimenti, le sensazioni e la percezione che
egli ha di sé e delle proprie condizioni di salute.
Sebbene, di solito, i dati soggettivi siano quelli riferiti dall’assistito, anche quelli forniti dalle persone
significative e da altri operatori sanitari possono essere soggettivi, se sono costituiti da opinioni e
percezioni piuttosto che da fatti. Non sempre è possibile acquisire dati soggettivi; infatti, alcuni soggetti,
come i neonati, le persone con stato di coscienza alterato o con deficit cognitivi, possono non essere in
grado di fornirli, oppure i dati da essi riferiti possono essere inattendibili.
I dati oggettivi sono misurabili ed osservabili e possono essere rilevati da persone diverse dall’assistito.
Di solito possono essere raccolti mediante l’osservazione e l’esame obiettivo dell’assistito. Esempi di dati
oggettivi sono: frequenza cardiaca, colorito cutaneo, diuresi, risultati di test diagnostici o radiografici.
Fonti primarie e fonti secondarie
Allo stesso tempo, bisogna saper osservare anche le fonti dei dati, che appartengono a due ampie
categorie, le fonti primarie e quelle secondarie. Si dovrebbe utilizzare sempre la fonte più attendibile, si
tratti dell’assistito o di altre persone per lui significative (familiari, amici, ecc).
L’assistito costituisce la fonte primaria dei dati; tutte le altre fonti, diverse dall’assistito, sono
secondarie. Sia le fonti primarie sia quelle secondarie possono essere soggettive od oggettive, ossia i
dati possono essere ricavati dalle affermazioni dell’assistito oppure dall’osservazione e dall’esame
obiettivo.
Metodi di raccolta dei dati
Osservazione
L’osservazione è l’uso consapevole e intenzionale delle funzioni sensoriali per raccogliere dati dalla
persona assistita e dall’ambiente. Si attiva ogni volta che l’infermiere è a contatto con l’assistito e/o con le
persone di riferimento.
Esame fisico
L’esame fisico infermieristico è un accertamento sistematico dei sistemi e degli apparati dell’organismo.
Più che riconoscere una patologia, il suo obiettivo è l’identificazione delle risorse e dei deficit nelle
capacità funzionali dell’assistito. Per l’esame fisico si useranno tecniche di ispezione, auscultazione,
palpazione e percussione.
L’ispezione viene effettuata mediante la vista, a occhio nudo o con strumenti quali un otoscopio, usato
per l’esame del condotto uditivo. Distensione addominale e pallore cutaneo sono esempi di dati raccolti
con l’ispezione.
L’auscultazione si effettua per mezzo dell’udito. Tramite l’auscultazione diretta, senza l’aiuto di
strumenti di amplificazione, l’infermiere può udire suoni come la tosse. Per l’auscultazione indiretta si
usa un fonendoscopio, che amplifica i rumori prodotti all'interno del corpo, quali rantoli e sibili
polmonari.
La percussione consiste nel colpire la superficie corporea, di solito con la punta delle dita, per
provocare suoni o vibrazioni. I suoni prodotti variano a seconda che la percussione interessi un’area
compatta, oppure una cavità piena di liquido o di aria.
La palpazione utilizza il senso del tatto. Si usano di solito i polpastrelli, perché sono le aree più sensibili
alla stimolazione tattile. Per esempio, l’infermiere può usare la palpazione per controllare se c’è
distensione vescicale e per misurare la frequenza e la forza del polso radiale.
Intervista
Un’intervista infermieristica è un colloquio mirato e strutturato durante il quale l’infermiere interpella
l’assistito per ottenere dati soggettivi. Al ricovero, si effettua in modo programmato un’intervista formale.
Nell’accertamento continuo, le interviste possono essere rappresentate da interazioni informali, brevi,
strettamente centrate su un argomento, che avvengono tra infermiere e assistito, ma restano comunque
mirate e strutturate.
Obiettivo dell’intervista: Durante l’accertamento iniziale, lo scopo fondamentale dell’intervista è ottenere
dati soggettivi per l’anamnesi infermieristica. L'anamnesi infermieristica comprende dati relativi agli
effetti della malattia sulle attività quotidiane dell’assistito e sulla sua capacità di gestirle.
Elementi di un’anamnesi infermieristica:
Dati anagrafici;
➔ Principali disturbi o motivo della visita;
➔ Storia clinica della malattia in corso;
➔ Condizioni di salute pregresse;
➔ Esame della funzionalità di organi, apparati e sistemi, e dell’effetto sull’autonomia dell’assistito;
➔ Storia sociale e familiare.
➔
Al momento dell’intervista iniziale, di solito, l’infermiere informa la persona anche sulla stanza
assegnatale e sulla degenza in ospedale.
Pur focalizzando l’intervista sulla raccolta di dati, l’infermiere dovrebbe fornire all’assistito anche
informazioni e consigli utili ad attenuare, almeno in parte, la sua ansia. Questo è importante, perché le
impressioni reciproche suscitate durante l’intervista iniziale costituiscono le basi per avviare la relazione
tra infermiere e assistito.
Accertamento iniziale e continuo
L’accertamento inizia con il primo contatto tra l’infermiere e l’assistito e continua durante tutte le
interazioni successive. L’accertamento iniziale e l’accertamento continuo sono diversi sia per gli obiettivi
sia, di solito, per i campi in cui si effettuano.
L’accertamento iniziale viene effettuato durante il primo incontro infermiere-assistito. Quando
l’accertamento iniziale viene eseguito all’arrivo dell’assistito presso la struttura di assistenza, si parla di
accertamento al ricovero. Per ogni assistito si dovrebbe effettuare un accertamento iniziale con il
quale determinare i bisogni di assistenza e di accertamenti ulteriori.
L’accertamento continuo consiste nella raccolta di dati che si effettua dopo che, idealmente, il
database dell’assistito è completo; ciò avviene a ogni interazione infermiere-assistito. Questi dati
vengono utilizzati per identificare nuovi problemi e per valutare la gravità di quelli già identificati.
Accertamento globale versus accertamento mirato
Un accertamento globale offre un quadro generale delle condizioni di salute dell’assistito.
L’infermiere acquisisce dati riguardanti tutti i sistemi dell’organismo e le capacità funzionali, senza
necessariamente pensare a un particolare problema di salute. Le informazioni acquisite mediante
l’accertamento globale costituiscono il database infermieristico (il quale entra a far parte della
cartella clinica dell’assistito).
Nell’accertamento mirato l’infermiere raccoglie dati su una specifica condizione clinica: un problema
reale, potenziale o possibile, che è stato diagnosticato. I dati ricavati attraverso l’accertamento mirato
sono utilizzati per valutare lo stato dei problemi in atto e per identificare eventuali nuovi problemi,
ancora latenti.
Validazione dei dati
La validazione è la duplice azione di “controllo” e di verifica dei dati. Chi utilizza il pensiero critico valida
i dati per:
assicurarsi che le informazioni siano complete, attendibili e reali
❏ eliminare i propri errori, pregiudizi e dispercezioni dei dati
❏ evitare di trarre sbrigativamente conclusioni che possono rivelarsi erronee
❏
Registrazione dei dati
I dati dell’accertamento sono registrati in un formato che li renda recuperabili. Pertanto, il giorno stesso
in cui la persona viene ricoverata è necessario registrare indelebilmente (es. scrivendo a penna) i dati
dell’accertamento sulla modulistica in uso presso la struttura operativa. Scrivere ordinatamente e in
modo leggibile, usando solo le abbreviazioni approvate dalla struttura. Quando è possibile, registrare i
dati soggettivi usando le parole dell’assistito tra virgolette; in alternativa, si può parafrasare o riassumere
ciò che egli ha detto, omettendo le virgolette.
Bisogna accertarsi di registrare i segni e i sintomi (ciò che l’assistito afferma e ciò che si osserva, si sente,
si odora, si misura) e non le inferenze (il giudizio o l’interpretazione del significato dei segni e dei
sintomi) e utilizzare sempre termini concreti, specifici, evitando generalizzazioni vaghe.
La diagnosi
La diagnosi infermieristica è un giudizio clinico riguardante le risposte messe in atto dalla persona,
dalla famiglia o dalla comunità a problemi di salute/processi vitali attuali o potenziali.
La diagnosi infermieristica costituisce la base sulla quale scegliere gli interventi infermieristici volti a
raggiungere dei risultati di cui l’infermiere è responsabile.
La diagnosi è condizionata dalla fase di accertamento, perché la qualità dei dati acquisiti durante
l’accertamento incide sull’attendibilità delle diagnosi infermieristiche. Inoltre le due fasi si sviluppano in
modo parallelo. La maggior parte degli infermieri inizia a interpretare alcuni dei dati (diagnosi) mentre li
sta ancora acquisendo (accertamento).
Elementi strutturali della diagnosi infermieristica
Per poter formulare correttamente una diagnosi infermieristica occorre individuare:
- il problema
- i fattori correlati o eziologia
- dati oggettivi o soggettivi (manifestazioni)
Storia della diagnosi infermieristica
L’espressione diagnosi infermieristica iniziò a fare la sua comparsa negli anni ‘50 del secolo scorso, per
descrivere le funzioni di un professionista infermiere (McManus). Nel 1953, Fry affermava che la
diagnosi infermieristica si basa sui bisogni assistenziali della persona, più che sui bisogni di cure
mediche. Fino a quel momento l’infermieristica era stata considerata un insieme di compiti e l’assistenza
infermieristica era stata pianificata in relazione a tali compiti.
Nel 1973 l’ANA (American Nurses Association) includeva la diagnosi infermieristi
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