LA PROFESSIONE INFERMIERISTICA IN ITALIA —>Capitolo 1
ASSISTENZA INFERMIERISTICA E RUOLO DELL’INFERMIERE
Negli ultimi anni ci sono state alcune importanti innovazioni che hanno portato all’evoluzione della
formazione e della professione infermieristica:
- I problemi di salute della popolazione. L’infermiere ha il compito che diventino essenziali gli
interventi ma non sostitutivi, bensì di stimolo all’autogestione e allo sviluppo di capacità di
auto-cura.
- La continua ristrutturazione del servizio sanitario nazionale e il graduale ampliamento dei servizi
sul territorio.
- L’introduzione di figure di supporto per la professione infermieristica, come ad esempio gli
Operatori Socio Sanitari con una formazione di durata non inferiore a 1000 ore, create per
contrastare l’assenza di infermieri
- La spinta a produrre prove sull’efficacia degli interventi erogati. La necessità di investire sulla
ricerca epidemiologica e di valutazione di efficacia degli interventi anche da parte della
professione infermieristica.
- La riforma universitaria che ha incluso i diversi livelli formativi dell’infermieri: corso di laurea,
corso di laurea specialistica, master di primo e secondo livello, diploma di specializzazione e
dottorato di ricerca.
Esistono varie definizioni di assistenza infermieristica, ma sono tutte accomunate da alcuni
aspetti:
l’attenzione è centrata non sulla malattia, ma sulla persona o anche famiglie e gruppi;
+ La finalità dell’assistenza è rendere il più possibile autonoma la persona assistita o aiutarla a
+ convivere nel migliore dei modi possibili con i problemi che derivano dalla malattia;
L’intervento infermieristico si rivolge sia a persone sane che malate.
+
Il campo d’azione dell’infermiere in Italia.è definito dalla legge 42 del 1999, dalle funzione descritte
nel profilo professionale, dalle conoscenze e competenze acquisite con percorsi formativi di base
e post base e dalle norme di comportamento contenute nel codice deontologico della
professione.
PROFILO PROFESSIONALE DELL’INFERMIERE
Secondo quanto definito dal profilo professionale l’infermiere è responsabile dell’assistenza
generale infermieristica. Le tre principali funzioni dell’infermiere sono:
1 la prevenzione delle malattie
2 l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età
3 educazione sanitaria
l’assistenza ai malati e ai disabili può essere preventiva (es: prevenire la perdita di autonomia di
una persona); curativa (es: curare una ferita); palliativa (es: alleviare il dolore); e riabilitativa (es: far
recuperare totalmente o parzialmente l’autonomia di una persona che ha delle difficoltà).
L’infermiere è ritenuto responsabile di tutte le fasi del processo assistenziale infermieristico. Per
l’educazione sanitaria e la prevenzione delle malattie l’infermiere deve essere in grado di
partecipare all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività.
Gli interventi che l’infermiere può individuare possono essere di natura: tecnica (posizionare o
muovere un paziente a letto); relazionale (ascoltare per ridurre ansia); educativa (educare).
Inoltre, l’infermiere deve garantire l’applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche di altri
professionisti che intervengono nel processo di cura del paziente.
Oltre alle attività di assistenza diretta, l’infermiere deve svolgere anche altre funzioni indirette e
organizzative. L’infermiere deve saper utilizzare le risorse materiali e gestire altro personale di
supporto, inserendolo nelle attività assistenziali e svolgendo supervisione. Per farlo, durante la
vita professionale deve essere in grado di aggiornarsi consultando la lettura scientifica, in modo
da promuovere la ricerca.
RELAZIONI CON LE ALTRE PROFESSIONI
L’infermiere deve riconoscere le funzioni specifiche di ciascun professionista per collaborare e
interagire le proprie competenze.
Il medico, l’odontoiatra e il farmacista sono considerati professionisti sanitari, ma che gli infermieri
e altre ventuno professioni sono considerati tali. Queste ventidue professioni sono state
raggruppate in 4 classi:
- classe delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetrica
- Classe delle professioni sanitarie riabilitative
- Classe delle professioni tecnico-sanitarie, tal volta raggruppate in due sottogruppi: area
tecnico diagnostica e area tecnico assistenziale
- Classe delle professioni tecniche delle prevenzione
Tra le professioni, possono crearsi tensioni o conflitti; le situazioni conflittuali fra i professionisti nei
contesti di lavoro non sono sempre negative; assenza di contrapposizioni o divergenze nel gruppo
di lavoro indica spesso la mancanza di dialogo e confronto fra i componenti.
Le due figure che lavorano molto assieme sono il medico e l’infermiere sia nei servizi ospedalieri
che territoriali e la collaborazione e l’integrazione professionale tra infermiere e medico sono
determinanti nella presa in carico del paziente.
L’interazione apre la strada all’interdipendenza.
Collaborare significa lavorare insieme, comunicare, condividere potere ed autorità. Ci sono diversi
fattori che determinano la collaborazione e sono:
fattori individuali ovvero la consapevolezza e l’accettazione del proprio ruolo a livello di
* esperienza
Fattori di gruppo ovvero il rispetto reciproco e la fiducia
* Fattori ambientali ovvero la presenza di un’organizzazione con struttura orizzontale, non
* gerarchica.
FORMAZIONE INFERMIERISTICA DI BASE E POST BASE
La formazione infermieristica in Italia risale agli anni Venti del Novecento. Tra il 1925 e il 1929
furono, così istituite e regolamentate le scuole convitto per la formazione delle infermiere
professionali.
Le caratteristiche fondamentali consistevano in: formazione di una certa durata; insegnamento
non solo da parte dei medici ma anche delle infermiere; accesso riservato esclusivamente alle
donne; formazione in scuole convitto con internato obbligatorio per garantire la moralità delle
allieve. In Italia, l’obiettivo era di formare infermiere qualificate in grado di eseguire correttamente
le prescrizioni mediche e di garantire una gestione efficiente e ordinata del reparto e del personale
meno qualificato.
Dal 1971 si abolisce l’internato obbligatorio e si permette l’accesso alle scuole anche ai maschi.
Si innalza il livello di preparazione necessario per accedere alle scuole per infermieri portando a
dieci anni la scolarità minima, si prolunga a tre anni la formazione professionale infermieristica;
almeno la metà della formazione deve avvenire su campo e che la formazione sia fatta e guidata
da infermieri insegnanti. Questa situazione è rimasta immutata per venti anni, fino all’istruzione dei
Diplomi Universitari di area sanitaria nel 1996, trasformati in Lauree delle Professioni Sanitarie nel
2001. A partire dal 2001 per esercitare la professione d infermiere bisogna completare un ciclo di
studi universitari triennale ed alla fine si sostiene un Esame di Stato in cui si acquisisce la Laurea
in Infermieristica.
Il percorso formativo è fondamentale per definire le competenze specifiche che possono, e
devono essere esercitate da un infermiere.
L’infermiere può accedere anche ad altri percorsi formativi post base universitari.
In Italia per diventare infermiere specialista si possono frequentare master di primo livello della
durata di un anno (60 crediti) o corsi universitari di perfezionamento.
Per svolgere il ruolo di professionista coordinatore sono necessarie le competenze che si
acquisiscono col master di primo livello.
Dopo la laurea magistrale si possono acquisire ulteriori conoscenze e competenze specifiche e
settoriali con master di secondo livello e col dottorato di ricerca, dalla durata di tre o quattro anni.
SVILUPPO PROFESSIONALE ED EDUCAZIONE CONTINUA
Lo sviluppo professionale è un processo intenzionale e consapevole che accompagna la vita
lavorativa dell’infermiere, descrive e documenta l’acquisizione di nuove competenze.
Il sistema di educazione continua è stato introdotto in Italia nel 2001, ed è lo strumento per
assicurare efficacia, appropriatezza, sicurezza ed efficienza all’assistenza prestata dal Servizio
Sanitario Nazionale.
L’infermiere ha il diritto/dovere di aggiornarsi su tematiche coerenti con il proprio lavoro, scelte
sugli obiettivi di interesse generale legati alla programmazione sanitaria.
l’aggiornamento professionale deve essere documentato in un dossier formativo individuale.
Il credito formativo ECM (educazione continua in medicina) è l’unità di misura delle attività di
educazione continua che esprime il tempo dedicato all’aggiornamento, è l’unità di misura
dell’avvenuta acquisizione di conoscenze. La formazione continua consiste nelle partecipazione a
corsi, convegni, seminari organizzati da istituzioni pubbliche o private accreditate.
CODICE DEONTOLOGICO E PRINCIPI ETICI DELLA PROFESSIONE
Il termine deontologia significa discorso su ciò che va fatto, dovere; e serve per sapere chi si è
chiamati ad essere. La deontologia ha un ruolo autonomo rispetto alle norme morali e alle
prescrizioni della legge; deve tener conto delle decisioni concrete.
Etica significa comportamento, costume, consuetudine. Risponde alla domanda “che cosa è
giusto fare?”.
La deontologia guida il professionista all’adempimento cornetto e onesto della sua professione,
far riferimento alle deontologia significa porsi continuamente domande sulle proprie azioni
professionali.
Un codice deontologico è un insieme di regole e principi adottati da una professione e definisce le
regole che orientano il professionista a svolgere “bene” la propria professione. Il corpus di regole
di autodisciplina è predeterminato dalla professione.
Il primo codice deontologico degli infermieri italiani risale al 1960. Le successive modifiche del
1977, del 1999, del 2009, e l’ultima avvenuta nel aprile 2019 hanno la necessità di adeguare il
comportamento degli infermieri al mutare della cultura. C’è una responsabilità piena dell’agire
professionale non solo in termini tecnico professionali, ma anche nei confronti della persona
assistita nella sua globalità.
Le norme contenute nel Codice deontologico dell’infermiere possono essere raggruppate in
alcune tematiche fondamentali:
Finalità e valori guida dell’assistenza famigliare. I primi articoli del Codice deontologico
+ definiscono che il comportamento degli infermieri deve essere improntato al rispetto dei diritti
fondamentali dell’uomo e al servizio della persona, della famiglia e della collettività. Sono ripresi
anche alcuni principi e valori fondamentali come il rispetto della vita, della salute, della libertà e
della dignità della persona. Nella prima parte degli articoli vengono trovati anche il riferimento al
valore costituzionale del diritto alla salute, che l’infermiere riconosce come bene fondamentale
della persona e interesse della collettività.
Coinvolgimento della persona assistita nei processi di cura e assistenza. Il capo IV del
+ Codice deontologico è incentrato sul diritto della persona assistita ad essere soggetto delle
decisioni assistenziali. L’infermiere deve anche favore i rapporti con la comunità e le persone
significative per la persona. Il coinvolgimento dei famigliari e delle persone di riferimento
dell’assistito nel processo di cura va inteso anche nel senso del loro sostegno da parte
dell’infermiere. È dovere dell’infermiere conoscere il progetto diagnostico terapeutico
complessivo. Il diritto della persona assistita a essere informata si accompagna anche al
rispetto della volontà esplicita e consapevole del paziente a non essere informato. La
riservatezza delle informazioni e il rispetto del sostegno segreto professionale sono ripresi non
solo come singolo giuridico, ma anche come norma deontologica di rispetto della privacy e
della dignità della persona.
Rispetto della volontà dell’assistito. Quando i valori dell’assistito non corrispondono a quelli
+ dell’infermiere, deve portosi in atteggiamento di ascolto e non entrare in conflitto con l’assistito.
L’infermiere deve farsi garante delle prestazioni necessarie per l’incolumità e la vita dell’assistito.
Quando si presentano situazioni di conflitto etico, l’infermiere deve sempre porsi in un
atteggiamento di riflessione e approfondimento della questione.
Tutela della dignità della persona assistita. Bisogna impegnarsi per prevenire e contrastare il
+ dolore e la sofferenza, operare perché l’assistito riceva i trattamenti necessari e assicurargli una
vicinanza empatia in qualunque condizione clinica.
Tutela della sicurezza delle persone assistite. L’infermiere deve assumersi responsabilità
+ assistenziali in base al proprio livello di competenze (art.13). L’infermiere dovrà attivarsi per
chiedere supervisione o formazione per arrivare a essere autonomi nell’affrontare i casi futuri.
L’infermiere deve saper riconoscere le situazioni in cui è necessario attivare altre tipologie di
professionisti (art.14). Bisogna saper imparare dall’errore perché permette di migliorare nel
futuro la sicurezza delle persone assistite. Qualora l’infermiere rilevi maltrattamenti o privazioni a
carico della persona assistita deve svolgere la funzione di protezione della persona,
intervenendo direttamente o attraverso la segnalazione alle autorità competenti.
Dovere di miglioramento della qualità assistenziale e professionale. L’infermiere si deve
+ impegnare in un continuo aggiornamento delle proprie conoscenze e competenze e sviluppare
un atteggiamento di riflessione critica sull’esperienza.
Rapporto tra professionisti e salvaguardia del decoro della professione. Le diverse
+ discipline devono essere improntate alla leale collaborazione, alla valorizzazione del lavoro
d’equipe e alla pari tutela e dignità di tutti coloro che contribuiscono allo svolgimento del piano
di cura e di assistenza.
Ra
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Infermieristica generale
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infermieristica generale
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Infermieristica in sala operatoria
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Infermieristica pediatrica (Psicologia generale)