ANESTESIA E ANALGESIA – DEKEL (1CFU)
Il tipo di anestesia deve essere adeguato in base al paziente e all’intervento e l’anestesista è responsabile
del funzionamento di tutti i sistemi della persona.
La pleura consente ai polmoni di non collassare e li tiene espansi, se invece tra le due pleure entra dell’aria,
non si ha più una pressione negativa e il polmone collassa. Se succede ciò, bisogna somministrare
dell’ossigeno attraverso l’intubazione: per cui si intuba un paziente se questo non riesce a ventilare
autonomamente.
Bisogna addormentare i pazienti durante un’operazione perché il dolore causa delle reazioni che
potrebbero essere deleterie alla salute della persona. Anche dopo l’intervento chirurgico, l’anestesista si
occupa di sopprimere il dolore.
Il dolore (come altri sistemi sensoriali) varia di intensità a seconda della persona
Le reazioni dopo un trauma sono: toccare, allontanarsi, reazione emotiva in quanto:
• Quando accarezziamo una zona dolorosa, sia attivano dei recettori per il tatto che attivano dei
neuroni che bloccano l’azione di dolore, ciò procura un’analgesia limitata.
• Di fronte ad uno stimolo doloroso vi è uno stimolo per cui si cerca di allontanarsi dalla fonte di
dolore e si assume un atteggiamento antalgico
• Si ha una reazione emotiva che determina una situazione spiacevole
Per una persona che assume una posizione antalgica particolare, una seconda persona ha una sorta di
codifica che gli permette di intuire la zona di dolore.
Dopo un trauma (magari in campo da gioco) viene messo del gas refrigerante perché il freddo
vasocostringe e, anche se causa maggior dolore, grazie ad un catalizzatore (energia), tutti i processi
biochimici che avvengono nel tessuto rallentano (il freddo rallenta i processi metabolici del tessuto)
La zona che subisce il trauma subisce una sensibilizzazione locale.
Si parla di allodinia quando uno stimolo non doloroso viene percepito come tale.
Mentre si ha l’iperalgesia quando uno stimolo abitualmente doloroso viene percepito come ancora più
doloroso in caso di una sensibilizzazione della zona dove è avvenuto il trauma (pacca sulla spalla su una
spalla fratturata)
Stimolo doloroso: minaccia all’integrità tissutale
La prevalenza di dolore in ambiente ospedaliero che extra-ospedaliero è ingiustificatamente elevati,
trascurati, sottostimati e maltrattati nonostante si abbiano gli strumenti per lenire il dolore del 90% dei
pazienti. Il dolore deve essere trattato perché può determinare situazioni che possono deteriorare lo stato
di salute della persona.
Il servizio locale di dolore acuto permette di prescrivere una terapia antalgica per la persona in relazione
all’intervento chirurgico, ovvero l’ospedale senza dolore.
Le componenti principali del fenomeno del dolore sono:
• Sensoriale: codifica lo stimolo per cui è predisposto per cui si localizza il dolore, si stabilisce
l’intensità e la durata dello stimolo doloroso. Determina una serie di informazioni sterili che arriva
alla corteccia celebrale.
• Affettiva motivazionale: per cui solo quando lo stimolo doloroso supera il tronco celebrale, si veste
degli aspetti cognitivi del dolore (emotivi, generalmente negativi)
• Autonoma: si hanno dei riflessi neurovegetativi, per cui lo stimolo viene percepito come una
minaccia e le risposte al dolore sono la tachicardia, tachipnea e vasocostrizione (ipertensione). Per
il funzionamento dei muscoli è necessario un aumento della gittata cardiaca aumentando la
frequenza cardiaca (tachicardia). Bisogna inoltre aumentare la frequenza respiratoria (tachipnea) e
vasocostringere le regioni del corpo verso cui non è necessario un elevato apporto di sangue e ciò
determina un aumento della pressione sanguigna all’apice della vasocostrizione.
Se il dolore non è controllato, le tre variabili aumentano (regolate dal sistema nervoso simpatico)
I soggetti sportivi agonistici sono in grado di aumentare la gittata cardiaca e hanno delle reazioni
parasimpatiche, così come sono in grado di aumentare il volume d’aria inspirata.
• Motoria: si ha una reazione di fuga dalla fonte di dolore.
Queste quattro componenti determinano una risposta comportamentale (elaborazione e valutazione
cognitiva)
Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata ad un danno tissutale attuale o
potenziale o descritta nei termini di tale danno.
Il dolore neuropatico è un dolore dovuto a qualche aberrazione nel sistema somato-sensoriale che
connette la periferia al cervello (ernia al disco che va ad irritare dei nervi periferici)
Il dolore nocicettivo è un dolore dovuto all’attivazione dei nervi collegati
La lombalgia è un dolore locicettivo (attivazione recettori) che può stimolare tendini e nervi causando
dolore neuropatico (irritazione dei nervi)
L’anestesia consiste nell’eliminazione del dolore
si può avere un dolore di tipo somatico o viscerale:
• il dolore somatico nasce dalle strutture superficiali del corpo e si distingue in:
➢ superficiale: che interessa la cute e che ha un elevato numero di locicettori)
➢ profondo: proveniente dalle articolazioni, muscoli, sierose che generano un dolore
somatico profondo e differisce dal superficiale per la sua ridotta capacità di localizzazione
• il dolore viscerale proviene dai visceri e quindi da intestino, vie urinarie ma il dolore non è
localizzabile perché la distribuzione dei recettori dei visceri è minore e non consente una
localizzazione precisa. Oppure anche un’ischemia fa sì che si abbia un dolore viscerale in un organo
cavo. È in prossimità della capsula che ricopre un determinato organo parenchimatoso, che si
avverte dolore. I recettori nel cervello si trovano nelle meningi.
La localizzazione per i dolori viscerali è ancor meno localizzabile.
Il dolore acuto è un dolore fisiologico che ha il compito di segnare una minaccia all’organismo e il segnale e
proporzionale al danno che lo ha causato.
Il dolore cronico invece è un dolore che dura per almeno 3 mesi se continuo o se più di 6 mesi se
intermittente. Segnala un’alterazione che perdura nel tempo e non vi è una proporziona lineare tra
l’intensità del processo biologico che ha determinato il danno e il dolore stesso. È difficile da controllare
Il sistema nocicettivo è composto da fibre afferenti primarie nocicettive deputate a cogliere lo stimolo
nocivo e convogliare l’informazione nocicettiva verso io SNC. Un primo neurone sensoriale emette un
potenziale d’azione che giunge ad un secondo neurone che riceve e trasporta il messaggio al sistema
nervoso centrale ad un terzo neurone nel talamo che trasporta l&rsqu
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