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Induismo - Indologia Appunti scolastici Premium

Appunti e riassunto per l'esame del professor Franceschini, indologia, 6 cfu, università di bologna, riassunto cronologico dello sviluppo dell'induismo e delle principali correnti, ottimo per la preprarazione dell'esame. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Indologia docente Prof. M. Franceschini

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Pasupati che significa appunto "signore degli animali". A qualcuno pare anche di sesso

incerto.

"La confluenza dei fiumi: arya e non arya"

Stranieri: generalmente considerati barbari, impuri da tenere separati dalla società induista,

ma la realtà storica è stata più complessa, permettendo a più riprese l'insediamento

nell'induismo di popoli esterni: tra gli antenati dei guerrieri rajput dal leggendario valore

figurano anche gli unni.

Arya: "nobili" o "ospitali", si distinguevano dagli anarya, appunto non arya, disistimati.

Identificazione etnica: parlavano lingue indoeuropee, i testi della Veda infatti sono composti da

una lingua innegabilmente imparentata con lingue indoeuropee extraindiane. Dopo la

separazione dagli altri popoli indoeuropei gli antenati di indiani e iranici devono aver trascorso

un lungo periodo insieme, come attestano corrispondenze linguistiche, rituali e mitiche: il

mondo iranico fu poi permeato dalla predicazione di zarathustra.

"I primi testi"

L'induismo si basa sul Veda, un corpus testuale il cui nome significa sapere, un sapere

connesso con la visione e che rappresenta a scienza sacra, di origine non-umana =

vastissima produzione letteraria orale tramandata per millenni attraverso una catena di

maestri e discepoli.

Il Veda è appannaggio solamente delle classi alte, soprattuto i sacerdoti= è quell'insieme di

testi che, visti dai veggenti (rsi), ma superiori e non attribuibili all'opera umana, sono poi stati

trasmessi da maestro a discepolo tramite l'ascolto.

Consta di 4 grandi sottocorpora: -Rgveda, la scienza degli inni (i più antichi forse hanno

accompagnato gli arya al loro ingresso in India, costituendone il sapere tradizionale)

-Samaveda, scienza dei canti (metà del secondo millennio a.c.)

-Yajurveda: scienza delle formule sacrificali (metà del secondo millennio a,c,)

= triplice scienza

-Atharvaveda: scienza di maghi e stregoni.

= riconoscimento più tardo

Ciascuno di questi gruppi di testi è ordinato in diversi livelli: -Samhita: raccolte di base

-Brahmana: testi bramanici = si occupano soprattutto di rituale ma presentano anche miti

cosmogonici e leggende, propongono una dottrina del sacrificio e della sua forza suprema, cui

corrisponde sul piano sociale una potentissima classe di specialisti del sacro.

-Aranyaka: libri silvestri

- Upanisad: testi che contengono dottrine di straordinaria importanza , ma anche resoconti di

discussioni, trasmessi a discepoli selezionati= contenuto metafisico e filosofico, sono distinte

in quanto sezione conoscitiva delle parti più rituali del Veda.

Si collegano al Veda i Vedanga, le membra accessorie del Veda: testi di integrazione.

"La fase vedica"

Rgveda: ci fa conoscere un ricco pantheon, non strutturato come i pantheon olimpico.

Gli dei vedici si sovrappongono nelle loro funzioni, ma possono essere agenti o oggetti di

processi di assimilazione, anche solo parziale.

Divinità a cui è rivolto il maggior numero di inni: Indra, dio nazionale, gigante fulvo sempre

giovane di grande forza e audacia, accresciute da abbondanti bevuto del liquore sacro

(soma). Armato di vjara, una specie di martello, è benevolo ma ferocemente ostile alle

popolazioni indigene.

Vrtra: demone della siccità.

Agni: è il fuoco e il dio del fuoco, ha molteplici forme.

Varuna: sorveglia con i suoi numerosi occhi (le stelle) quanto avviene sulla terra.

Mitra: aspetto chiaro e luminoso della potenza celeste (ogni legge dei sovrani del cielo va

inquadrata in un ordine cosmico più alto: rta).

Divinità femminili: Usas: l'aurora.

Asvin: gemelli divini.

Vayu: dio del vento

Parjanya: divinità della pioggia

Yama: primo uomo che ha trovato la via della morte ed è diventato sovrano dei morti

Rudra: dio distruttore, viene blandito con l'epiteto di Siva: prima apparizione di quello che sarà

uno degli dei sommi.

Visnu: amichevole dio alleato di Indra, destinato ad un grande futuro.

Soma: la bevanda sacra, qualcuno ha sostenuto che si trattasse di un fungo tossico ma non

mortale, l'amanita muscaria, che sarebbe stato mangiato dal maestro, il cui corpo avrebbe

funzionato da filtro, emettendo poi urina ritenuta sacra ancora in grado, ma con minor

tossicità, di produrre se ingerita fenomeni psichici speciali.

Il sacrificio cruento e non, è il centro dell'esperienza spirituale dell'uomo vedico: celebrato con

la partecipazione di numerosi sacerdoti, oppure come sacrificio domestico. Accanto ad esso,

lo scongiuro, l'incantesimo, la fattura magica.

Rito: compiuto con precisione, l'errore costituiva un pericolo.

Inno importante: sacrificio di un gigantesco uomo primordiale che aveva mille teste, mille occhi

e mille piedi: dal suo smembramento sarebbero nati uccelli, raccolte vediche, cavalli, luna,

sole, divisioni della società; dalla bocca i sacerdoti, dalle braccia i guerrieri dai fianchi gli

uomini che si dedicano ad attività produttive, dai piedi i servi = consacra così la

disuguaglianza sociale come espressione di ordine immutabile.

Brahmana: norme e spiegazioni, si trovano opinioni teologiche e etimologie. Si incentrano

sulla dottrina del sacrificio come origine e forza suprema dell'universo.

Seconda fase dell'induismo, spesso chiamato brahamanesimo: identificazione di Prajapati con

il brahaman, la forza che sprigiona dal sacrificio ben compiuto e della parola ben recitata, e

che assurge al livello di realtà assoluta e universale.

Altro: per es. persone che preferivano approfondire interessi più meditativi, rivolgendo la loro

attenzione al respiro (come soffio vitale, prana e come spirito atman).

Altre dottrine come yoga e bhatki (devozione amorosa a una divinità), ecc..

"L'induismo postvedico"

VIII-V secolo a.c. = epoca di crisi politica e sociale, con forti trasformazioni nelle strutture

statuali, e conseguenti incertezze di vita, con fughe dal mondo, ricerca di maestri e di linee di

pensiero più personali.

Due grandi tradizioni extravediche: il buddhismo e il jainismo, che hanno costituito uno stimolo

e un'ispirazione molto forti per il pensiero e la pratica dell'induismo.

Al centro del culto non c'è più il sacrificio, acquista maggior importanza la puja, l'adorazione

dell'idolo, con cui si ha un rapporto quotidiano di devozione e cura: presenza costante

dell'idolo, rapporto diretto di cura, sentimenti di familiarità e perfino amore, cioè alla bhakti,

quell'insieme di tendenze devote che pervade larghissima parte dell'induismo. Bhakti indica un

rapporto di amore mistico fondato su una partecipazione reciproca, si incentra su una figura

divina, con la quale il fedele intrattiene una relazione intesa che in certi casi può assumere il

carattere di una passione totale = apertura universalistica.

"Le principali fonti letterarie del periodo postvedico"

Fonti principali: vastissimi poemi del Mahabharata (grande storia dei discendenti di Baharata)

e Ramayana (la marcia di Rama). Il primo attribuito a Vyasa è una specie di enciclopedia di

tradizioni, leggende, istruzioni morali, ecc raccolte attorno alla storia della lotta per il dominio

sull'India settentrionale tra due fazioni di guerrieri i cui capi sono imparentati tra loro. Il

Ramayana, di Valmiki, narra del rapimento ad opera del demone Ravana, di Sita, moglie

dell'eroe divino Rama, e della guerra che ne seguì vinta da Rama con l'aiuto di un esercito di

scimmie guidate dal fedele Hanumant.

Molto importanti sono anche i trattati sul dharma.

"L'espansione dell'induismo"

Notevole capacità di espandersi.

Prima fase: primo millennio della nostra era e specialmente a partire dall'800, espansione

verso il sudest asiatico e anche verso l'Asia centrale e orientale ma dovuto soprattutto al

buddhismo.

Seconda: tuttora in corso, espansione nel mondo euroamericano.

"India maior"

si usa questo nome per mettere in rilievo l'importanza dell'apporto della cultura indiana a

quella dell'Adia sudorientale, o sudest asiatico. NON dipese da guerre e conquiste, ma da

navigatori, commercianti e specialisti del sapere sacro.

Sovrani e intellettuali indocinesi sentirono il fascino dei modelli culturali indiani = meticcio

culturale (il nome stesso Indocina lo riscontra).

Si diffusero soprattuto lo sivatismo, il culto del re divinizzato come Siva vivente e del linga

(fallo sacro) regale. Indonesia: induismo prevalente fino al dominio islamico, oggi l'induismo è

conservato a Bali.

"L'incontro con l'islamismo"

Diffusione dovuta ai mercanti, si concretizza poi con l'occupazione militare accompagnata da

distruzioni e spoliazioni, ripetute devastazioni di templi e monasteri.

Induismo: disprezzato per la sua proliferazione di divinità, spesso rappresentato nelle forme

più varie e con comportamenti che ai musulmani sembravano blasfemi.

Anche altre usanze apparivano totalmente estranee: es la venerazione della vacca.

Gli induisti da un lato furono sottoposti al pagamento delle tasse per gli infedeli e dall'altro

erano oppressi dalla negazione islamica dei loro principi di sacralità e di organizzazione

sociale.

Molto spesso però si trovarono forme civili di convivenza e ci furono numerose conversioni =

alcuni lo fecero perchè attratti da quelle dottrine che erano considerate come espressione di

una maggiore libertà sociale.

Ci furono sovrani musulmani intolleranti ma anche altri sensibili e appassionati, come Akbar

che cercò di dar vita ad una religione sincretica.

Movimenti ispirati da una tensione verso l'incontro con l'islam: Movimento del Ramananda:

attribuiva poco valore al sistema castale e proponeva una concezione della divinità

sostanzialmente monoteistica. Movimento di Kabir: cercò di conciliare induismo e islamismo

sul piano mistico, dell'adorazione interiorizzata di un Dio unico, respingendo il culto degli idoli

e raccomandando una bhakti incentrata sulla recitazione e sulla lode del nome di Dio,

mantiene il karman il samsara e la liberazione ma include alcune norme dell'islam per es. il

pellegrinaggio.

Sikh: seguaci del maestro Nanak, della linea di guru che ne è derivata. Fu un grande

esponente della bhakti rivolta al dio unico, invocato nella pratica devota con più nomi può

essere chiamato Nome per eccellenza, Nome Verità. Si incentrava sulla costante ripetizione

del Nome: pratica che mette in sintonia il cuore del devoto con l'ordine divino e gli permette di

superare i condizionamenti psichici costituiti da varie forme di attaccamento. A Nanak

successero altri 9 guru. Due di loro rimasero uccisi da sovrani islamici intolleranti. Il decimo

guru dichiarò chiusa la linea dei guru installando al loro posto L'Adi Granth che viene adorato

nei templi come unica immagine divina. Trasformò la comunità creando una sorta di casta

militare, il khalsa i cui membri chiamati singh sono obbligati a portare i segni della fedeltà:

barba e capelli lunghi, un pettine per raccogliere a crocchia i capelli, un turbante, calzoni corti,

braccialetto metallico e una spada. Oggi singh è il cognome più diffuso.

Gradualmente la comunità dei Sikh si è votata a una risposta bellica all'islam diventando un

vero gruppo etnico tra i più marziali dell'India.

"L'incontro con l'occidente"

Dominio coloniale inglese, XVIII secolo.

Si sviluppa una classe media in buona parte mista, plasmata dallo studio della cultura inglese

ed europea. Gruppi di giovani che avevano acquisito questa cultura, ma non volevano

rinunciare alle loro radici, diedero vita al Rinascimento Induista = rinascimento perchè è una

riscoperta del passato, induista perchè ne presero parte pochi musulmani.

Sorsero vari samaj: "società" che si raccolsero attorno a intellettuali con interessi religiosi.

-Atmiyasabha (assemblea spirituale) , diede poi vita al Brahmasamaj (assemblea dei devoti al

brahman) = il fondatore cercò di depurare l'induismo di molti aspetti che gli sembravano

intollerabili, come il rogo delle vedove, il culto degli idoli, la poligamia e altri aspetti sociali.

La storia successiva del Brahmasamaj è fatta di allontanamenti e riavvicinamenti all'induismo.

Maggior vicinanza: Thakur. Ala progressista: Candra Sen

- Devsamaj: non credevano in dio, ispirazione positivista.

-Aryasamaj: carattere puristico, si incentrava sulla necessità di tornare al Veda.

-Ramakrsna: necessità della purezza interiore, grande tolleranza e rispetto interreligioso:

come all'unico Gange si va per tante scalinate al divino unico si va in tanti modi = non c'era

bisogno di convertirsi.

-Vivekananda: è un maestro, si fa maestro missionario: nel 1893 si recò a Chicago dove

rappresentò l'induismo al World's Parliament of Religions. Da qui si può datare l'inizio

dell'espansione dell'induismo in occidente.

-Gandhi: convinto che si deve portare la caverna dell'isolamento ascetico nel proprio cuore,

cioè nella vita di tutti i giorni, esaltava i valori della rinuncia e della castità e l'ideale della non

violenza come norma suprema. Per Gandhi la non violenza non è la scelta obbligata dei

deboli e dei vili, ma la scelta consapevole dei forti pronti al sacrificio di sè.

Il digiuno è una forma di purificazione e espiazione. Gandhi è un seguace della bhakti,

un'induista senza complessi di inferiorità che può nutrire interessi e simpatie per altre religioni

e accetta che Gesù sia figlio di dio ma rifiuta l'idea che solo lui lo sia. Vuol un induismo libero

dagli elementi negativi, per es aborriva la questione dei fuoricasta. Era favorevole però al

mantenimento delle caste, purchè non significassero privilegi per una parte e sofferenze per

l'altra, ma solo riconoscimento della diversità naturale degli uomini connessa al karman, la

rinascita. Nettamente contrario alle forme di discriminazione che si erano venute affermando

contro gli intoccabili, e si impegnò perchè fosse loro garantito l'accesso ai templi.

Su questo problema si scontrò con il loro leader Ambedkar: per lui gli intoccabili dovevano

costituire una comunità separata, rivendicando i loro diritti di cittadini a pieno titolo, si sforzò di

dimostrare l'origine elevata degli intoccabili e condannò la discriminazione castale.

-Aurobindo: insegnò il cosiddetto Yoga integrale. L'esigenza di una sintesi di Oriente e

Occidente non unilateralmente negatrice del corpo, spinge Aurobindo ad una nuova metafisica

ed etica. Pur recuperando i valori tradizionali si ricollega anche alle religioni europee:

dall'indefinito originario brahman promana la realtà universale fino alla materia dalla quale

riprende il cammino inverso, secondo un'evoluzione per stadi: l'uomo rappresenta il livello più

alto, limitato alla mente, nella fase attuale. Aurobindo è il maestro dell'ascesa al livello della

supermente, vero la beatitudine: la pratica dello Yoga integrale anticipa il cammino comune.

"L'induismo in occidente"

Nuova fase di espansione: fine 800 in Europa e America.

Polemica tra un indologo e induisti italiani: il primo sostiene che è impossibile diventare

induisti, ma come l'induismo si è diffuso al di fuori dell'India in passato, può farlo anche ora.

-Versione recente del gandhismo: insiste sull'aspetto dell'ecologismo integrale.

Yoga: talora ridotto a pratica da palestra, ma non di rado praticato come disciplina meditativa.

Krishnamurti: si dedicò a predicare la lotta contro i condizionamenti della mente, sottolineando

la necessità di sviluppare una pura esperienza coscienziale: non ha mai smesso di insegnare

che dobbiamo liberarci dei maestri.

Maestro Yogi: maestro della meditazione trascendentale, una tecnica trasmessa mediante

iniziazioni, praticabile indipendentemente dai vincoli religiosi e di sicuro successo pratico.

Rajneesh: molte critiche a causa del carattere ibrido delle sue dottrine, presentato però con

tecniche da venditore.

Hare Krishna: movimento bhaktico, trova la sua forza nella riproposizione di una disciplina

religiosa intensiva, puritana, che deve diventare il centro della vita dei devoti, con un impegno

durissimo, a partire da ben prima dell'alba, in un'esistenza che deve trascorrere tra invocazioni

del nome divino, canti di lode, attività varie a favore e in propaganda del gruppo devozionale.

"L'induismo oggi"

Estremamente varigato, una parte rimane immutata ma nello stesso tempo i nuovi mezzi di

comunicaizone, di trasporto, il lavoro, mette insieme gente di caste diverse. La casta ha peso

nelle scelte matrimoniali, ma in altre cose l'India è entrata a far parte della modernità.

Per molti il richiamo al passato fornisce sostegno.

Dominio coloniale: era emersa una fazione violenta, con l'insorgere di veri e propri gruppi

parafascisti, oggi il fenomeno dell'integralismo è diffuso, spesso in forme di organizzazioni

politiche o gruppi paramilitari come se Siv sena (Esercito di Siva).

"Il cosmo dell'uomo indiano"

Per gli indiani l'universo è, non deve la sua creazione a un divino.

Purana: designano il ciclo del tempo. si parte dalle ere (yuga) del nostro ciclo, che è

cominciato con un'età di perfezione a cui sono seguite tre ere di decadenza progressiva: treta,

dvapara, e infine la nostra, kaliyunga "età della discordia". L'insieme delle yuga costituisce un

mahayuga (grande yuga) , per un totale di 12.000 anni divini. Mille mahayuga costituiscono un

kalpa, cioè un giorno del dio cosmico Brahman, la cui vita è di 100 anni. La progressiva

decadenza va intesa cum grano salis: si racconta di personaggi efferati della prima età

(buona), ma non bisogna avere una visione tragica della nostra: è tragica l'infermità spirituale

che rivela nuova vie più facili per la salvezza.

Universo: grandiosità = è una specie di uovo (brahmanda) formato da più strati concentrici, il

più basso dei quali è costituito dai naraka, gli inferni, luoghi di punizione e pene, considerate

temporanee anche se lunghissime. La terra a sua volta è suddivisa in sette parti concentriche,

chiamate dvipa (isole), separate tra loro da sette oceani. Jambudvipa è il continente centrale

la ci parte meridionale è l'india, terra dei discendenti di Bharata, progenitore degli eroi del

Mahabharata.

"Dio, gli dei"

Diverse cifre, assumono diverse funzioni.

Divinità suprema nel pieno induismo post vedico: nome generico di Isvara (signore, potente)

senza una necessaria identificazione.

La lettura devota lo identifica con dei come Siva, Visnu = varia a seconda delle dottrine. Si può

identificare la divinità di elezione, cioè il dio con cui si ha un rapporto preferenziale.

Dal dio supremo si distinguono le divinità alle quali compete una funzione particolare, spesso

divinità decadute dal rango elevato del periodo vedico.

Figure particolari: Brahman: dio personale maschile, non eterno a differenza del brahman

infinito, ma di vita lunghissima, dio cosmogonico che nasce al principio, era un fiore di loto

spuntato dall'ombelico di Visnu addormentato sul serpente divino Sesa.

Trimurti: risultato di un lavoro teologico, rare rappresentazioni iconografiche, la più famosa è

quella di Ellora, nella quale Siva occupa la posizione in centro, mentre Brahman e Visnu

emergono dal suo corpo= la bella immagine tricefala nel tempio dell'isola di Elefanta, un

tempo si credeva rappresentasse questa concezione della Trimurti, mentre ora pare più

probabile che rappresenti tre aspetti di Siva.

"Dei grandi e piccoli"

tre divinità "popolari" : Siva, Visnu e la Dea Madre - a loro si richiamano varie correnti

devozioni, secondo alcuni raggruppabili in vere religioni.

Siva: fase antica: Rudra, mantiene alcuni tratti e ne incorpora altri di altre figure divine:

molteplicità di forme e varietà di campi d'azione e dei poteri. C'è uno Siva violento e terribile, è

identificato con il tempo distruttore e la morte. Danza tandava: rappresenta il suo potere di

distruttore del mondo. Siva è anche dio degli asceti che cercano la vittoria sul tempo, è il

signore dello Yoga e primo yogin. Rappresentato come un grande asceta, seminudo con il

corpo coperto di cenere, cinto di teschi, serpenti, assiso in meditazione. Ma è anche dio della

fecondità e della generazione, adorato sotto il simbolo del linga e ha come necessaria una

parte femminile, la yoni. Il suo animale veicolo è il toro Nandin, è sposo di Durga ed è il padre

del dio della guerra a sei teste e del signore degli ostacoli Ganesa (testa elefantina).

Sivaismo: insieme molteplice di credenze, la diffusione di esso fu favoria da dinastie regali.

Tra le correnti più antiche troviamo quella dei Pasupata asceti dediti ad una vita volutamente

indecorosa.

Stretti legami anche matrimoniali con la Madre Divina: le prime testimonianze di un culto di

divinità femminili risalgono alla civiltà vallinda, nel periodo vedico invece le divinità femminili

erano minori. Riemerge con la tradizione post vedica: la sposa di Siva, figura importante,

viene chiamata con una serie di epiteti a seconda del luogo di culto (Kali, Durga, Parvati ecc),

e dietro questi nomi c'è un particolare stile di devozione. Per es. Kali, rappresentata nuda,

minacciosa adorna di teste e mani mozzate, si compivano sacrifici umano per lei. Si ricorda

che ha ucciso un demone-bufalo e il sacrificio cruento ritualizza quel fatto mitico. Terribile con i

nemici ma piena di amore per i fedeli.

Alcune versioni mettono in primo piano la sakti, la dea, senza la quale il dio non sarebbe

attivo. La dea è quindi principio di ogni divenire , la natura madre universale, l'origine prima

della maya, l'illusione. Kundalini: serpente arrotolato che preclude l'accesso ai livelli più alti

della coscienza, ma che anche una volta risvegliato apre la via verso la beatitudine.

Anche la sposa di Visnu può fungere da sakti, ma più spesso appare felice nel suo ruolo

coniugale e materno, si chiama Laksmi o Sri, è la dea della fortuna, della ricchezza, della

bellezza e dell'amore.

Visnu: altro dio supremo, unico per molti suoi seguaci, nella sua fase vedica è più importante

di Siva, infatti è amico e alleato di Indra. Ha vari nomi, è comunemente raffigurato come un

giovane quadrumane, con le braccia che reggono una clava, un disco, un fiore di loto e una

conchiglia, il corpo è blu scuro, porta il gioello Kaustubha e i peli sul suo petto formano un

ricciolo lo Srivatsa.

Smarta: tradizionalisti continuatori del rituale domestico vedico , di solito adorano Visnu, Siva,

Durga, Surya (sole) e Ganesa. N

Nell'induismo tutto può essere divinizzato. Tra gli animali la venerazione più diffusa e famosa

è per la vacca i cui prodotti possono essere utilizzati per riti e cure. Anche molte piante

vengono investite di valori sacrali, es. il fico o il basilico. Ma la sacralità si estende anche alla

natura "inanimata", monti sacri (Himalaya) o fiumi (Gange).

"Le discese (avatara)"

Polimorfismo degli dei: fondo della credenza negli avatara, cioè la discesa di un dio, la forma

che un dio assume. Non si tratta di incarnazione quanto di manifestazioni in forme umane,

animali, vegetali. Visnu è il dio che discende per eccellenza. Gli avatara hanno in genere

finalità benefica.

Dieci avatara della lista più prestigiosa: 1 Matsya- pesce, Visnu salva dal diluvio universale

Manu, progenitore dell'umanità

2 Kurma- tartaruga, Visnu servì da piedistallo al monte Mandare con il quale dei demoni

frullarono il mare ricavandone la bevanda dell'immortalità

3 Varaha- cinghiale, Visnu trasse dal fondo dell'oceano la terra che vi era stata scaraventata

da un demonio

4 Narasimah- uomo-leone, un demonio dominava il mondo e l'uomo-leone lo uccide

5 Vamana- nano, riprende la terra ingannando un demonio (tre passi)

6 Parasurama- Rama con la scure, Visnu fa strage di guerrieri che ambivano al primato a

danno dei brahmani

7 Rama, assume questa forma per uccidere Ravana il mostro a dieci teste

8 Krsna-Il Nero, Visnu nacque in una famiglia spodestata da un usurpatore, Kamsa, cresce

all'interno di alcune vaccare e si lega a Radha, le vicende di questo amore costituiscono il

centro di una ricchissima mistica erotica. Uccide poi Kamsa e prende parte alla guerra cantata

nel Mahabharata

9 Buddha, induce l'umanità all'abbandono dei riti vedici, genera una catastrofe per precedere

l'avvento di un'età più pura

10 Kalkin, avatara del cavallo bianco, in questa forma alla fine della nostra era premierà i

buoni punirà i cattivi e restaurerà l'età dell'oro.

Molti avatara sono davvero impegnati in grandi imprese, ma la loro vita è fatta anche di

piacere, eros e gioco. Questa concezione ha avuto grandi sviluppi soprattutto nella bhakti di

Krsna, come caratterizzazione di tutto l'agire del dio, giovane amante, briccone per gioco, e

per questo desiderato. Questo gioco continua nel paradiso krsnaita e vi prendono parte il dio e

i devoti.

"Miti e leggende"

Moltissimi miti raccontano delle origini e le ritualizzano (es. il mito dello smembramento

dell'Uomo). Ci sono miti delle origini dei fiumi, dell'uomo, del cibo, ecc.

Ricchi repertori di miti e leggende sono i grandi poemi epici e i Purana. In alcuni racconti però

possiamo scorgere un ricordo leggendario di fatti reali, come nella storia di Parasurama, che

documenta contrasti per la supremazia nella società tra sacerdoti e i nobili guerrieri.

"L'uomo e il suo destino"

Taittiriya-upanisad = parla di 5 involucri che nascondono il principio autentico del nostro

essere: sono fatti di cibo, soffi vitali, pensiero, coscienza e beatitudine. Altre concezioni molto

diffuse (ambiente yogico e tantrico) distinguono oltre al corpo materiale e allo spirito il corpo

sottile, percorso da migliaia di arterie (nadi): le più importanti sono Ida a sinistra, Pingala a

destra e Susumna al centro. Costituiscono una specie di spina dorsale non fisica, lungo la

Susumna sono collocati vari cerchi, i cakra, che partono dal perineo e simboleggiano stati di

coscienza sempre più elevati.

Mandukya-upanisad: breve analisi dei suoni che compongono, secondo la fonologia indiana,

òa sillaba sacra om = l'esperienza dell'uomo si svolge attraverso tre stati di coscienza: di

veglia, di sogno e di sonno profondo che viene chiamato "di coscienza"= infatti in contrasto

con quello che pensiamo comunemente, il sonno senza sogni viene ritenuto una condizione

nella quale la coscienza è vigile.

La Mandukya parla poi di un quarto stato, per il quale le parole umane sono insufficenti e che

viene appunto chiamato il quarto: è la realtà infinita nonduale del brahman supremo. Siamo al

di fuori dell'esperienza quotidiana: quando si muore, il corpo fisico si dissolve, il corspo sottile

trasmette al nascituro caratteristiche e predisposizioni secondo il maturare del karman.

Dottrina del Karman: panindiana, originariamente karman significa azione, nel Veda l'atto

rituale. Diventa poi frequente l'uso di karman nel significato di "legge di retribuzione degli atti


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pakush

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DETTAGLI
Esame: Indologia
Corso di laurea: Corso di laurea in antropologia, religioni, civiltà orientali
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pakush di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Indologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Franceschini Marco.

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