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L'induismo: una realtà complessa

Repubblica indiana e distribuzione religiosa

Repubblica Indiana: l'80% della popolazione è induista. L'induismo non è una religione fondata, non deve l'origine a una figura reale o mitica, non ha un contenuto dottrinale, non ci sono dogmi, non c'è una chiesa, coesistono più posizioni.

Credenze e testi sacri

Secondo alcuni, per essere induisti bisogna credere alla verità dei testi sacri delle origini, il Veda. Di fatto, gli appartenenti alle classi sociali inferiori (enormi masse di induisti) non possono fare del Veda la base effettiva della loro esperienza del sacro perché sono esclusi dalla sua conoscenza. Inoltre, qualche maestro si è espresso in termini di grande distacco dal Veda pur essendo induista.

Società in caste e tradizione della bhakti

Altri studiosi hanno posto in rilievo il fortissimo peso dell'ordinamento della società in caste, ma la tendenza ad organizzarsi in gruppi ereditari chiusi ordinati su scala gerarchica sta alla base di tutta la società indiana in generale. Inoltre, sono stati rilevati atteggiamenti di opposizione alle caste nella tradizione della bhakti (devozione amorosa per un dio).

Induismo come cultura

Altri induisti lo definiscono un modo di vivere, una cultura in senso antropologico: un insieme di tradizioni, usi, valori, credenze, trasmesso, trasformato e accresciuto attraverso le generazioni.

L'induismo visto dagli induisti

Origine del nome India e Sanatana Dharma

Il nome India ha origine straniera; gli iranici chiamarono India il paese attraversato dal grande fiume Indo. L'induismo deriva da hindu, termine di origine persiana usato per designare genericamente gli indiani non convertiti a religioni differenti (islamismo in particolare). Gli induisti preferiscono parlare di Sanatana Dharma: Sanatana significa duraturo, perenne, Dharma è un insieme tra religione, moralità, diritto, legge, doveri.

Per gli hindu tradizionalisti, l'induismo è una realtà immutabile, è "legge eterna del mondo", cioè la verità o l'insieme delle verità spirituali. Il tempo è concepito tradizionalmente come un divenire ciclico senza fine; in questo scorrere continuo, il Sanatana Dharma sta come un'immobile pietra miliare.

I tempi e lo spazio

Nel corso del tempo, l'induismo si è arricchito di nuove forme, ma senza mai eliminare del tutto quelle antiche, coesistendo tendenze conservatrici e spinte verso l'innovazione. Oltre che nel tempo, l'induismo è diversificato anche nello spazio: per esempio, gruppi seguaci di qualche maestro, pellegrini, asceti, nonviolenti e violenti, ecc.

Un'alba dimenticata

La cultura dell'Indo, Harappa o Mohenjo-daro, è una grande civiltà urbana scoperta negli anni '20 del nostro secolo, fiorita tra il 2500 e il 1800/700 a.C per poi entrare in una rapida decadenza. Testimonianze materiali, per esempio, includono il grande bagno di Mohenjo-daro, usato forse per rituali a scopo purificatorio come ancora oggi nell'induismo. Sono presenti numerose raffigurazioni femminili, spesso in connessione con animali fecondi: si pensa siano dee madri.

Due immagini meritano una segnalazione: un uomo che porta la barba e indossa un abito decorato con motivo a trifogli, tiene gli occhi socchiusi come fanno i seguaci dello yoga; l'ipotesi è che siamo di fronte alla prima immagine di meditante della storia. Un sigillo raffigura un personaggio circondato da animali, seduto a gambe aperte con le ginocchia volte all'esterno e i calcagni che si toccano, forse ha tre facce: ipotesi, raffigurazione arcaica del dio Siva, considerato il signore dello yoga. Siva è chiamato anche Pasupati, che significa "signore degli animali".

La confluenza dei fiumi: arya e non arya

Gli stranieri erano generalmente considerati barbari, impuri da tenere separati dalla società induista, ma la realtà storica è stata più complessa, permettendo a più riprese l'insediamento nell'induismo di popoli esterni: tra gli antenati dei guerrieri rajput dal leggendario valore figurano anche gli unni. Gli arya, "nobili" o "ospitali", si distinguevano dagli anarya, ossia non arya, disistimati. La loro identificazione etnica si basava sulle lingue indoeuropee, infatti i testi del Veda sono composti da una lingua imparentata con lingue indoeuropee extraindiane.

I primi testi

L'induismo si basa sul Veda, un corpus testuale il cui nome significa sapere, un sapere connesso con la visione e che rappresenta una scienza sacra, di origine non-umana. È una vastissima produzione letteraria orale tramandata per millenni attraverso una catena di maestri e discepoli. Il Veda è appannaggio delle classi alte, soprattutto i sacerdoti. È quell'insieme di testi che, visti dai veggenti (rsi), sono superiori e non attribuibili all'opera umana. Sono stati trasmessi da maestro a discepolo tramite l'ascolto.

Consta di quattro grandi sottocorpora:

  • Rgveda: La scienza degli inni (i più antichi forse hanno accompagnato gli arya al loro ingresso in India, costituendone il sapere tradizionale).
  • Samaveda: Scienza dei canti (metà del secondo millennio a.C.).
  • Yajurveda: Scienza delle formule sacrificali (metà del secondo millennio a.C.) – triplice scienza.
  • Atharvaveda: Scienza di maghi e stregoni – riconoscimento più tardo.

Ciascuno di questi gruppi di testi è ordinato in diversi livelli:

  • Samhita: Raccolte di base.
  • Brahmana: Testi bramanici che si occupano soprattutto di rituale, ma presentano anche miti cosmogonici e leggende, proponendo una dottrina del sacrificio e della sua forza suprema, cui corrisponde sul piano sociale una potentissima classe di specialisti del sacro.
  • Aranyaka: Libri silvestri.
  • Upanisad: Testi che contengono dottrine di straordinaria importanza, ma anche resoconti di discussioni, trasmessi a discepoli selezionati. Contenuto metafisico e filosofico, sono distinte in quanto sezione conoscitiva delle parti più rituali del Veda.

Si collegano al Veda i Vedanga, le membra accessorie del Veda: testi di integrazione.

La fase vedica

Il Rgveda ci fa conoscere un ricco pantheon, non strutturato come il pantheon olimpico. Gli dei vedici si sovrappongono nelle loro funzioni, ma possono essere agenti o oggetti di processi di assimilazione, anche solo parziale. La divinità a cui è rivolto il maggior numero di inni è Indra, dio nazionale, gigante fulvo sempre giovane di grande forza e audacia, accresciute da abbondanti bevute del liquore sacro (soma). Armato di vjara, una specie di martello, è benevolo ma ferocemente ostile alle popolazioni indigene.

Il Vrtra è il demone della siccità. Agni è il fuoco e il dio del fuoco, con molteplici forme. Varuna sorveglia con i suoi numerosi occhi (le stelle) quanto avviene sulla terra. Mitra è l'aspetto chiaro e luminoso della potenza celeste (ogni legge dei sovrani del cielo va inquadrata in un ordine cosmico più alto: rta).

Divinità femminili: Usas (l'aurora), Asvin (gemelli divini), Vayu (dio del vento), Parjanya (divinità della pioggia), Yama (primo uomo che ha trovato la via della morte ed è diventato sovrano dei morti), Rudra (dio distruttore, viene blandito con l'epiteto di Siva: prima apparizione di quello che sarà uno degli dei sommi), Visnu (amichevole dio alleato di Indra, destinato ad un grande futuro), Soma (la bevanda sacra, qualcuno ha sostenuto che si trattasse di un fungo tossico ma non mortale, l'amanita muscaria, che sarebbe stato mangiato dal maestro, il cui corpo avrebbe funzionato da filtro, emettendo poi urina ritenuta sacra ancora in grado, ma con minor tossicità, di produrre se ingerita fenomeni psichici speciali).

Il sacrificio cruento e non, è il centro dell'esperienza spirituale dell'uomo vedico: celebrato con la partecipazione di numerosi sacerdoti, oppure come sacrificio domestico. Accanto ad esso, lo scongiuro, l'incantesimo, la fattura magica. Il rito, se compiuto con precisione, vede l'errore come un pericolo.

L'inno importante riguarda il sacrificio di un gigantesco uomo primordiale che aveva mille teste, mille occhi e mille piedi: dal suo smembramento sarebbero nati uccelli, raccolte vediche, cavalli, luna, sole, divisioni della società; dalla bocca i sacerdoti, dalle braccia i guerrieri, dai fianchi gli uomini che si dedicano ad attività produttive, dai piedi i servi. Consacra così la disuguaglianza sociale come espressione di ordine immutabile.

Nei Brahmana si trovano norme e spiegazioni, opinioni teologiche e etimologie, incentrate sulla dottrina del sacrificio come origine e forza suprema dell'universo. Nella seconda fase dell'induismo, spesso chiamato bramanesimo, si identifica Prajapati con il brahman, la forza che sprigiona dal sacrificio ben compiuto e della parola ben recitata, che assurge al livello di realtà assoluta e universale.

Durante questo periodo, alcune persone preferivano interessi più meditativi, rivolgendo la loro attenzione al respiro (come soffio vitale, prana, e come spirito atman). Altre dottrine emergenti includevano lo yoga e la bhakti (devozione amorosa a una divinità).

L'induismo postvedico

Epoca di trasformazione

Dall'VIII al V secolo a.C., l'induismo attraversò un'epoca di crisi politica e sociale, con forti trasformazioni nelle strutture statuali e conseguenti incertezze di vita. Questo portò a fughe dal mondo e alla ricerca di maestri e di linee di pensiero personali. Due grandi tradizioni extravediche, il buddhismo e il jainismo, costituirono uno stimolo e un'ispirazione molto forti per il pensiero e la pratica dell'induismo.

Al centro del culto non c'è più il sacrificio, ma acquista maggiore importanza la puja, l'adorazione dell'idolo, con cui si ha un rapporto quotidiano di devozione e cura. La presenza costante dell'idolo stabilisce un rapporto diretto di cura, sentimenti di familiarità e perfino amore, cioè la bhakti, quell'insieme di tendenze devote che pervade gran parte dell'induismo. Bhakti indica un rapporto di amore mistico fondato su una partecipazione reciproca, incentrato su una figura divina, con la quale il fedele intrattiene una relazione intensa che in certi casi può assumere il carattere di una passione totale, aprendo a una visione universalistica.

Le principali fonti letterarie del periodo postvedico

Le fonti principali di questo periodo sono i vastissimi poemi del Mahabharata (grande storia dei discendenti di Baharata) e del Ramayana (la marcia di Rama). Il primo, attribuito a Vyasa, è una sorta di enciclopedia di tradizioni, leggende, istruzioni morali, ecc., raccolte attorno alla storia della lotta per il dominio sull'India settentrionale tra due fazioni di guerrieri i cui capi sono imparentati tra loro. Il Ramayana, di Valmiki, narra del rapimento ad opera del demone Ravana di Sita, moglie dell'eroe divino Rama, e della guerra che ne seguì, vinta da Rama con l'aiuto di un esercito di scimmie guidate dal fedele Hanumant.

Molto importanti sono anche i trattati sul dharma.

L'espansione dell'induismo

Capacità di espansione

L'induismo mostra una notevole capacità di espandersi. Durante la prima fase, nel primo millennio della nostra era e specialmente a partire dall'800, l'espansione si avviò verso il sudest asiatico e anche verso l'Asia centrale e orientale, dovuta soprattutto al buddismo. La seconda fase, tuttora in corso, vede l'espansione nel mondo euroamericano.

India maior

Si usa questo nome per mettere in rilievo l'importanza dell'apporto della cultura indiana a quella dell'Asia sudorientale, o sudest asiatico. Non dipese da guerre e conquiste, ma da navigatori, commercianti e specialisti del sapere sacro. Sovrani e intellettuali indocinesi sentirono il fascino dei modelli culturali indiani, portando a un meticcio culturale (il nome stesso Indocina lo riscontra).

Particolarmente diffusi furono lo sivatismo, il culto del re divinizzato come Siva vivente, e del linga (fallo sacro) regale. In Indonesia, l'induismo prevale fino al dominio islamico, oggi conservato a Bali.

L'incontro con l'islamismo

Diffusione e impatto

La diffusione dell'islamismo fu inizialmente dovuta ai mercanti e si concretizzò poi con l'occupazione militare, accompagnata da distruzioni e spoliazioni, con ripetute devastazioni di templi e monasteri. L'induismo fu disprezzato per la sua proliferazione di divinità, spesso rappresentate nelle forme più varie e con comportamenti che ai musulmani sembravano blasfemi. Anche altre usanze, come la venerazione della vacca, apparivano totalmente estranee.

Gli induisti, da un lato, furono sottoposti al pagamento delle tasse per gli infedeli e, dall'altro, oppressi dalla negazione islamica dei loro principi di sacralità e di organizzazione sociale. Tuttavia, si trovarono spesso forme civili di convivenza e ci furono numerose conversioni, anche attratte da dottrine considerate espressione di maggiore libertà sociale. Alcuni sovrani musulmani furono intolleranti, ma altri, come Akbar, cercarono di dar vita a una religione sincretica.

Movimenti di incontro

Movimenti ispirati da una tensione verso l'incontro con l'islam includono il Movimento del Ramananda, che attribuiva poco valore al sistema castale e proponeva una concezione della divinità sostanzialmente monoteistica. Il Movimento di Kabir cercò di conciliare induismo e islamismo sul piano mistico, con l'adorazione interiorizzata di un Dio unico, respingendo il culto degli idoli e raccomandando una bhakti incentrata sulla recitazione e sulla lode del nome di Dio. Mantiene il karman, il samsara e la liberazione, ma include alcune norme dell'islam, come il pellegrinaggio.

Il movimento Sikh

I Sikh, seguaci del maestro Nanak e della linea di guru che ne è derivata, furono grandi esponenti della bhakti rivolta al dio unico, invocato nella pratica devota con più nomi, conosciuto come Nome per eccellenza o Nome Verità. Il decimo guru dichiarò chiusa la linea dei guru, installando al loro posto l'Adi Granth, che viene adorato nei templi come unica immagine divina, trasformando la comunità in una sorta di casta militare, il khalsa, i cui membri sono chiamati Singh.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/18 Indologia e tibetologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pakush di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Indologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Franceschini Marco.
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