Grafie e alfabeto indiano
Esistono due grafie principali: un modo inglese con vocali pronunciate come in italiano e consonanti come in inglese; un modo hindi con l'uso dell'alfabeto devanāgari (=della città degli dei). È un alfabeto sillabico, per cui a ogni suono corrisponde un segno. Influenza del pensiero indiano dall'Estremo Oriente attraverso il commercio.
Influenza inglese e geografia dell'India
L'India fa la fortuna degli inglesi che continuano l'idea di un luogo dei saggi, nata nell'antica Grecia. L'India è un Paese che non venne compreso dai viaggiatori, perché terra di pluralismi e tolleranza. Paese che ospita le montagne più alte del mondo e il valico più antico usato per le conquiste. Il commercio si serve del mare.
La pianura alluvionale del Nord con i grandi fiumi (Indo e 5 affluenti. Gange è il fiume sacro). I fiumi sono tutti femminili e corrispondono a una divinità, tranne l'Indo. Tutti i fiumi derivano dal Gange, la quale è la Via Lattea fatta scendere per purificare le ceneri dei morti. Prima di raggiungere la Terra, il Gange rimbalza sulla testa di Shiva che ne smorza la forza. La Yamuna è il principale affluente del Gange.
La pianura settentrionale è caldissima: tra marzo e giugno raggiunge i 40-45 gradi. Zona "collinare" centrale (sub-himalayana) con altezza di 2000 m con zone di giungla. La parola giungla deriva dall'Hindi jangal, trasformata poi in jungle dagli inglesi. In origine indicava i tratti incolti. Penisola del Dekkan (da dakshina = sud o destra) con il monte Ghat (=gradino). Stato del Kerala è un paradiso tropicale.
Clima e agricoltura
Il clima è condizionato dai monsoni che influenzano i viaggi e l'economia. Monsone (dall'arabo, significa stagione) indica la stagione delle piogge. I venti cambiano direzione a seconda delle stagioni. Con il monsone estivo (giugno-settembre) calano le temperature; quello invernale è da ottobre a dicembre. L'agricoltura resta la base dell'economia indiana e dipende ancora dal clima. Al sud si produce riso, mentre il grano cresce al nord.
Religioni in India
Le religioni influenzano la cultura. Induismo: religione principale dell'India con l'80% di hindu divisi in vari orientamenti. Anche gli atei si considerano hindu. L'induismo è una religione o varie religioni con punti in comune? Il 2.3% è cristiano, religione portata da S. Tommaso nell'India meridionale. Meno del 2% è buddhista: nonostante sia nata in India è scomparsa. Quelli che la praticano si sono convertiti nel XX secolo perché il buddhismo è una religione ugualitaria a differenza dell'induismo. I fedeli sono per lo più fuori casta.
Nel Panjab vive la comunità sikh. Il 13.5% è musulmano, religione arrivata dall'Afghanistan attraverso le invasioni nel 12 secolo. I turchi turkmeni invadono l'Afghanistan ed essendo nomadi è difficile stabilire confini: nel 1192 c'è la definitiva sconfitta dei principi hindu, viene fondato il sultanato di Delhi e c'è la conquista del Dekkan, dove si fondano regni indipendenti. Non viene imposta la religione ma nel 1800 circa 1/5 della popolazione era musulmana perché religione ugualitaria. Nel 1526 finisce il sultanato di Delhi. Nel 1707 finisce l'insuperabile civiltà dei Mughal (=mongolo). Dal 1757 al 1947 l'India sarà dominata dagli inglesi.
Fino al 1947 l'India comprendeva l'attuale Pakistan (=terra dei puri) e il Bangladesh (=paese del Bengala). Il partito del Congresso è, in teoria, areligioso ma connotato come hindu. I musulmani temono di diventare cittadini di serie B. Il partito musulmano riesce a ottenere dagli inglesi: il Pakistan. Nel 1971 il Pakistan orientale diventa indipendente con il nome di Bangladesh. Dal 1947 è iniziato un esodo di musulmani dall'India verso il Pakistan e di hindu dal Pakistan verso l'India, con numerose stragi.
Storia letteraria e del pensiero dell'India
Il testo "Viaggio nell'India del Nord" è organizzato secondo un percorso geografico che parte da Delhi e ci ritorna, e tale percorso avviene anche in senso cronologico sottolineando le tappe fondamentali del pensiero e della cultura indiana. C'è un piccola deviazione verso parti più nord-occidentali perché la storia dell'India comincia al di fuori di quella che è ora in veste di Paese politico → comincia nelle regioni del nord-ovest che grossomodo oggi stanno in Pakistan.
Con il termine subcontinente indiano ci si riferisce un'area geografica ampia ed è sinonimo di Asia meridionale, dall'inglese South Asia. La storia culturale del sub continente indiano comincia al nord, con quello che è stato ricostruito come un movimento di gente non bene identificata che, calando dal nord, ha colonizzato la zona settentrionale. La prima civiltà indiana viene quindi da fuori dell'India, attraverso il già citato Khyber pass.
Delhi è una città molto antica, già legata all'epopea del Mahabaratha e quindi al I secolo, nella quale non si sono svolti i principali cambiamenti storici moderni. Inoltre molte città indiane, come Mumbai, Chennai e Calcutta, hanno cambiato nome nel corso del tempo sotto la spinta di partiti politici di destra.
Studi inglesi e indologia
Serie di studi inglesi, i Post colonial studies → Un buon numero di inglesi colti che vengono mandati in India con delle cariche ufficiali (giudici, amministratori ecc), si interessano autenticamente e in un modo molto dedicato alla cultura indiana e accade così che gli inglesi, pur rimanendo convinti della superiorità dell'uomo bianco, con i loro studi, diedero vita all'indologia come branca di studio → di rimbalzo, questi studi, hanno permesso all'India di prendere coscienza del loro potenziale culturale.
William Jones, che era diventato giudice della corte suprema di Calcutta (capitale inglese dell'India fino al 1911, cioè quando la capitale si trasferisce a Delhi), si interessa in modo molto profondo alla cultura con cui viene in contatto, soprattutto quella hindu. Grazie a suoi contatti con gli intellettuali indiani hindu viene a conoscere i sacri testi per eccellenza della cultura indiana: i Veda. Attraverso un approfondito studio di questa letteratura William Jones è il primo a formulare, alla fine del '700, un'ipotesi che cambierà totalmente il corso degli studi indologici in Europa: vede che tra la lingua di questi antichi testi, cioè il sanscrito, e le lingue dell'antichità europea (in primo luogo il greco e il latino) c'è una parentela strettissima → ipotizza una parentela sulla base di una struttura grammaticale simile, e un lessico confrontabile: ad esempio nota che ci sono i casi delle declinazioni.
**Post colonial studies → hanno messo in evidenza quella che è stata una sorta di costruzione/immagine fasulla/artificiale fatta dall'occidente fatta per lo più per soddisfare certe necessità occidentali al posto di tener conto della realtà in maniera più obiettiva. Ad esempio rientra in quest'immagine un'India fatta tutta di spiritualità vedica, proprio perché i Rgveda sono stati i primi ad essere conosciuti e studiati. "Orientalismo" di Edward Said è diventato il titolo emblematico per definire un approccio volutamente manipolatore da parte dell'Europa nei confronti di quelle parti dell'Asia sotto il dominio economico europeo. Orientalismo, come termine, ha iniziato così ad avere una connotazione negativa, falsata e strumentale.
Studi linguistici e religiosità vedica
Nel corso dell'800 gli studi proseguiranno attraverso altri studiosi come Friedrich Von Schlegel (1772 - 1829) e Max Muller (1823 – 1900). Lo studio dei testi passa poi in Germania nelle mani dei grandi filologi tedeschi → Nel corso dell'800 il discorso è che la vicinanza intravista tra queste lingue si estende anche ad altre lingue dell'antica Europa, come le antiche lingue slave, il celtico e altre, e si notò che erano tutte molto simili le une alle altre: i suoni mutavano con regolarità e le parole dimostravano un'origine comune. Tutte le lingue dell'Europa, comprese le lingue dell'antica India e dell'antico Iran, sembrano quindi essere imparentate in origine → viene da pensare che ci fossero stati degli antichi parlanti che parlavano tali lingue e che ad un certo punto una migrazione con una doppia direzione India/Europa avesse poi largamente diffuso una parlata comune: lingue indoeuropee (tutte le lingue europee tranne alcune: l'etrusco – nell'antichità – lingue ugro finniche, cioè l'ungherese e il finlandese, e il basco). Dato lo spargimento geografico di queste lingue si è pensato che la gente che era migrata provenisse da una zona nel mezzo: si pensa quindi che l'origine sia l'Europa centro-orientale, forse le pianure della Russia.
La datazione è stata fatta sulla base di una serie di dati non obiettivi (non avendo resti materiali di questa migrazione) → questa antica letteratura espressa in sanscrito, è una letteratura molto vasta e molto antica che si compone di una serie di testi di cui i più recenti dipendono da quelli più antichi, cioè i Veda → la parola significa “scienza” (o scienza sacra per noi, però a ben vedere era l'unica scienza presente per la cultura indiana ai tempi). È un sostantivo maschile, che proviene dalla radice vid- cioè “vedo” dal verbo latino “video” (vedi anche il tema del perfetto greco “Ὁδα” che significa io so)
Avvento della religiosità vedica e brahamanica: dal 1500 a.C. circa.
- Samhita, “Raccolta”: Rgveda, Samaveda, Yajurveda, Atharvaveda
- Brahmana, “test sul brahman” o “dei brahami”
- Aranyaka, “testi della foresta”
- Upanisad, “Dottrine riservate”
Rgveda (rig – inno): sono degli inni composti per essere recitati durante un sacrifico nel fuoco fatto alle divinità per ottenere dei benefici. Samaveda (sama → canto): è fatto di strofe del Rgveda rimaneggiate per poter essere cantate sempre durante il sacrificio di cui sopra. Yajurveda, sono inni recitati durante i sacrifici più solenni. Atharvaveda (il nome deriva da una tipologia di sacerdote. Sono inni magici/filosofici ma gran parte del materiale è composto da incantesimi, dei quali alcuni sono chiamati strikarmani → riti delle donne, erano per lo più incantesimi amorosi).
Brahmana: sono testi che si occupano di commentare il significato dei sacrifici: la potenza del sacrificio vedico con cui si convincevano gli dei ad elargire quello che gli uomini richiedevano si chiama “brahamn”. Inoltre i Brahmani sono la classe sacerdotale → hanno il potere di convincere gli dei.
Aranyaka, poco studiati, testi molto confusi, sono i testi della foresta (Aranya significa foresta). Una parte degli indiani vedici ad un certo punto decide che il sacrificio non è la meta più importante e si ritirano nella foresta in ascesi, a meditare e a praticare yoga → qui nasce l'induismo.
Con le Upanisad cambia tutto: sono passati presumibilmente circa 600/700 anni dalla composizione del Rgveda e si ha questo gruppo di testi che è il primo nucleo di testi filosofici dell'India → è una grande svolta in cui dalle divinità vediche e dal rituale vedico si passa alla teorizzazione delle fondamenta della religione hindu parlando di braham, ciclo delle esistenze, sistema delle retribuzioni ecc. Ogni testo si presenta come il commento delle opere precedenti, e tramite il commento si riesce a far dire all'opera ciò che si vuole.
Analizzando queste opere si vede che il Rgveda è l'opera più antica delle altre, quella più arcaica, e si nota quindi questa evoluzione e questa dipendenza contenutistica tra le varie opere. → Studi di Max Muller che propone una cronologia: ipotizzando un periodo di redazione per ognuno di questi testi si è arrivati alla conclusione che l'inizio di questa stesura, pur rimanendo comunque un'ipotesi, risale attorno al 1500 a.C, data che viene generalmente accettata: abbiamo quindi in totale circa un millennio di letteratura → Problemi: tale letteratura non è documentata dall'archeologia non essendoci città, insediamenti, monumenti o ritrovamenti ecc che la testimonino. I monumenti dell'India storica erano principalmente templi ma di questo periodo non ce ne sono: i sacrifici venivano fatti all'aperto su altari appositamente costruiti. I primi monumenti veri e propri in India compaiono solo a partire dal III secolo a.C. (erano stati costruiti con la pietra e quindi erano più resistenti, tra questi compaiono anche i primi colonnati monumentali con delle iscrizioni), e ci tramandano anche la scrittura: si ipotizza che prima del III secolo a.C non ci fosse alcuna forma di scrittura in India → di fatto abbiamo testimonianze di un viaggiatore greco della fine del IV secolo che ci dice che gli indiani non sapevano scrivere. Come poteva quindi la letteratura vedica esistere in tempi così antichi se non c'era la scrittura?
(Il sanscrito è stato sistematizzato da Pānini che ha creato la prima grammatica sanscrita presumibilmente attorno al V secolo avanti Cristo → a cui segue la diffusione del sanscrito classico). I manoscritti indiani erano scritti su foglie di palma o pezzi di corteccia di betulle, cioè materiali estremamente degradabili → non esistono manoscritti originali dei Veda, si ipotizza perciò che fossero stati tramandati oralmente nel tempo, cosa verosimile perché sappiamo che esistevano tecniche mnemoniche che permettevano ai brahmani di imparare i sacri libri a memoria. I veda stessi parlano molto male della scrittura: la trasmissione del sapere avveniva, fino al colonialismo inglese, oralmente tra guru e studente, oggi nelle scuole si impara comunque a memoria. Si pensa quindi che siano stati scritti dopo le invasioni islamiche per via di un desiderio di mantenimento. Il Rgveda è un testo che esiste senza varianti testuali, cioè è stato studiato così bene che non sono intervenuti cambiamenti nel corso tempo. Il testo è così sacro che l'idea era che qualunque sbaglio di recitazione durante un rituale avrebbe avuto effetti devastanti, sia facendo fallire il rito sia causando cataclismi. Perché conservare il testo puro? Il sacrificio diventa presto una sorta di potere: il Brahaman, se compie bene il rituale, costringe le divinità a servirlo → primo grande atto di grande autopromozione dei Bahaman.
Il termine Veda può applicarsi a due accezioni diverse: molto spesso indica solo le Samhita e la parola Samhita non si usa; una seconda accezione di Veda invece raccoglie tutta la letteratura vedica fino alle Upanisad. Tutta questa letteratura nel suo complesso è rivelazione, cioè non stata scritta dagli uomini → altro motivo per non modificare il testo.
Shruti → sostantivo femminile che significa “audizione”/”verità eterna”. I testi sacri sarebbero stati sentiti, sarebbero suoni nell'aria che si possono cogliere attraverso la meditazione (e soprattutto lo yoga) o tramite la visione, cioè uno slancio mistico. Questi antichi veggenti li hanno quindi sentiti e trasmessi agli uomini. La shruti è quindi la scienza sacra che ancora sta alla base dell'induismo: un discrimine fondamentale per definire chi è hindu e chi non lo è, è sapere se la persona in questione accetta che i Veda siano testi rivelati o meno. Non accettare la rivelazione costituisce eresia, ed è una cosa surreale in quanto la lingua dei Rgveda è una lingua così antica e difficile che non è ormai più comprensibile a nessuno se non agli studiosi.
Autori della letteratura → (raffinata sia formalmente che contenutisticamente). Teoria della migrazione: Da un discorso puramente linguistico si passa abbastanza in fretta ad un discorso più o meno apertamente razziale: questi compositori dei Veda, parlanti una lingua indoeuropea che diventerà il sanscrito, secondo il tipico pensiero ottocentesco, costituiscono una “razza” → (ad una realtà etnica però non corrisponde per forza una realtà linguistica, ma questo non era una verità diffusa nell'800). E questa visione dei fatti venne presa di buon grado dagli intellettuali indiani: sentendo un complesso di inferiorità culturale nei confronti degli inglesi, si sentirono importanti nel sentirsi accomunati alle popolazioni europee. Si fanno quindi chiamare nell'uso sanscrito “arya”, cioè “signori/nobili” (In italiano li chiamiamo “arii” perché in inglese si dice “arians” e noi non dobbiamo e vogliamo tradurli come ariani) → Arii Vedici.
Religiosità vedica
Induismo = religione arya + religione dei sostrati. Veda: letteratura non compresa appieno e capita solo dagli studiosi. Si è hindu se si crede nei veda come verità assoluta. I veda sono gli inni sacri che vanno ripetuti sempre uguali perché modificarli equivale ad attirarsi delle sciagure. Il veda più famoso è quello per il dio Sole che tutti conoscono e dà l'impulso alla mente.
La religione vedica è sacrificale con due tipi di sacrificio:
- Il sacrificio familiare, dove il capofamiglia mantiene i fuochi e fa le oblazione quotidiane;
- I sacrifici solenni, officiati dai brahmani.
Brahmani è anche il nome di alcuni testi in prosa a commento ai veda. I sacrifici sono officiati da brahmani, nome che deriva da brahman = potere di attirare gli dei. Gli altari servono per le offerte agli dei, queste arrivano a tutte le divinità attraverso il dio fuoco (Agni). In origine le offerte erano di origine animale, comprese le mucche; poi vengono abbattute.
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