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Indologia

Cinzia Pieruccini 2017

India fisica

Ciò che noi analizziamo è il subcontinente indiano in termini storici, non l’India di oggi che ha raggiunto l’indipendenza dopo il 1947. I kmq dell’India moderna sono 10 volte quelli dell’Italia, il subcontinente indiano era ancora più esteso storicamente con la presenza di parte del Pakistan e del Bangladesh.

Il territorio ha una vastità enorme di aspetti fisici, climatici e linguistici. Si definisce ‘cultura indiana’ per convenzione, tuttavia la materia offre una pluralità di culture spesso contrastanti fra loro, potremmo definire il territorio come un’unità nella molteplicità.

Da un punto di vista strettamente geografico, storicamente l’India è sempre stata un territorio isolato, chiuso a nord dalla catena dell’Himalaya (casa delle nevi), del Karakoram e dell’Hindu Kush. La parte a ovest è desertica ed è molto difficile da attraversare (Alessandro Magno). L’unica via di passaggio è quella a nord ovest, il Khyber Pass - al confine fra l’Afghanistan e il Pakistan - che ha permesso il passaggio di tutti gli immigrati e dei conquistatori.

Nella zona centrale c’è la grande pianura Indogangetica nella quale scorrono l’Indo e il Gange. L’India prende il nome dal fiume Indo ma il suo nome storico è Bhārata. Bhārata è il capostipite degli abitanti indiani, una sorta di eroe; l’India è dunque la repubblica dei discendenti di Bhārata: Bhārata Gaṇarājya. Il più grande poema epico indiano si chiama Maha Bhārata (il grande poema dei discendenti di Bharata - 100.000 strofe).

Origine del nome India

Il nome viene dato dagli occidentali. Il nome antico dell’Indo è Sindu, ma i persiani, che non pronunciavano la ‘s’, lo chiamavano Hindu; i greci e latini chiamavano a loro volta i paesi con il nome dei popoli, quindi Hindoi, gli arabi lo trasformano in Hind che poi diventa Hindustan (stan è un suffisso mediorientale) da cui poi deriva anche il nome della religione Induista (letteralmente: religione degli indiani).

L’induismo è stato oggetto di molti studi ed è ancora aperta la questione se sia giusto avere un solo nome per definire i molteplici credo indiani. La prima civiltà importante e ancora misteriosa nasce, sul suolo indiano, nel III millennio a.C. sul fiume Indo.

La piana del Gange e del suo affluente Hayamuna è il cuore della cultura e delle grandi religioni dell’India. I fiumi sono tutte divinità femminili (tranne due, Indo e un altro), raffigurati nell’antichità con forma antropomorfa; il Gange è il fiume sacro per eccellenza, le sue acque sono considerate sacre e purificatrici e il suo corso è ricco di zone sacre. Il Gange sfocia in un grande delta nella grande pianura del Bengala (divisa fra India e Bangladesh) dove terra e acqua si confondono originando una grande palude in cui c’è una grossa escursione termica fra estate e inverno.

La parte dell’India a forma di ‘triangolo’ si chiama Dekkan (destra o sud), è un altopiano freddo d’inverno e caldo d’estate. La zona centrale conserva una natura quasi originale: giungla (jangla in sanscrito significa arido, che non indica il deserto, ma un terreno che resiste alla siccità). Nel Rajasthan sono fiorite le più nobili stirpi cavalleresche e principesche nonostante il suo terreno arido/desertico. Il sud è ricco di vegetazione, verde e tropicale e clima umido.

Clima

  • Il clima indiano è fortemente condizionato dai monsoni, venti che portano le piogge che condizionano pesantemente la vita indiana. Quello principale è il monsone estivo.
  • L’India classica divideva l’anno in sei stagioni, oggi possiamo individuarne tre:
    • Secca: fresco/freddo (ottobre-marzo)
    • Torrida: al punto da impedire lo svolgersi della normale attività quotidiana (marzo - giugno).
    • Piogge: salutate con gioia. Soffiano venti umidi che arrivano dal mare. Giugno.
    • Il Rajasthan risente della presenza delle montagne che respingono i venti costringendolo quasi a una calura perenne.
  • Monsone invernale: vento più secco che quando raggiunge il Bengala diventa umido e porta pioggia rendendo la zona molto fertile: coltura del riso.

Il monsone è fondamentale nella vita indiana e di anno in anno può creare danni ingenti alle abitazioni se forte, o alle colture se debole. L’80% degli indiani abita infatti in campagna e l’agricoltura resta la base economica del paese grazie alla quale lo stato ha raggiunto l’indipendenza economica. Il monsone determina ancora oggi il raccolto nonostante le dighe e le strutture artificiali costruite in tempi recenti.

India politica

Bhārata Gaṇarājya (Repubblica dell’India)

Repubblica Costituzionale Parlamentare Federale. Km 23.287.590. Popolazione: 1.210.569.573 (censimento 2011)

È una confederazione di 29 stati autonomi (con un governo proprio) più 7 territori dell’unione, tutti dipendono da un’amministrazione centrale. È il secondo paese più popolato del mondo, il censimento dura 4 anni e viene fatto ogni 10 anni, spesso gli stati si spezzano, ne nascono di nuovi e la geografia politica si modifica.

Popolazione

  • Tribali: tribù registrate o abitanti originari (Adivasi) quasi tutti abitanti nelle campagne. Sono circa 100 milioni di persone divise in comunità che sono sempre state al di fuori della cultura ufficiale. Hanno proprie varianti linguistiche, propri culti, divinità, tradizioni e abbigliamento; nonostante possano essere influenzati dall’induismo, mantengono un’identità propria.
  • Definiti abitanti originari perché rappresentano ciò che è rimasto degli abitanti autoctoni prima delle invasioni e prima delle riforme religiose. Il processo di ‘omologazione’ degli indiani è definito sanscritizzazione, cioè la cultura mainstream delle classi dominanti ha progressivamente assorbito le culture minori. Un tempo le comunità erano tribali, oggi non lo sono più.
  • La costituzione indiana e i vari provvedimenti legislativi hanno preso nota di questi tribali e delle caste più basse, registrandole al fine di operare una sorta di discriminazione al contrario o in positivo, cioè la concessione di benefici.

Religione

  • Induismo: 80% della popolazione. Non è detto però che chi si dichiari induista al censimento sia praticante o credente. L’induismo, di fatto, non è credere nello stesso Dio, ma comportarsi nello stesso modo. Induista è chi aderisce a delle norme sociali o a delle norme di comportamento. La religione in India influenza tutto, anche letteratura, ma si tratta di un credo particolare, con norme molto diverse da quelle delle principali religioni monoteiste.
  • Islamica: 15% rimasti dalla partizione del ‘47. Sono i discendenti delle conquiste cominciate nel 1200 e i convertiti all’invasore arabo. Non c’è stato obbligo di conversione ma gli hindu di classi più basse hanno scelto l’islam perché religione paritaria: se per il musulmano ogni uomo è uguale davanti a Dio, per l’induista no poiché esiste una divisione piramidale.
  • Altre minoranze: cristiani. Una leggenda fa arrivare il cristianesimo molto presto in India. L’apostolo Tommaso è andato in India dove ha fatto le prime conversioni, non è storia ma una leggenda presente negli atti apocrifi alla quale gli indiani credono. A Chennai (ex Madras) si venera la tomba dell’apostolo Tommaso. In realtà i cristiani sono solo la coda degli europei colonizzatori a cui Vasco Da Gama (che arriva a Goa) ha aperto la porta: portoghesi e francesi prima e inglesi dopo.
  • Sikhismo: lo si trova nel Punjab. Sikh significa ‘discepoli’, il credo nasce nel 1400 grazie a dei riformatori importanti. La maggior parte dei migranti indiani in Italia è di cultura sikh.
  • Buddismo: la bassissima presenza di musulmani è sorprendente. Il buddismo non prevede divisione in caste, è una religione per tutti che accetta tutti. Si sviluppa a nord est e diventa religione dominante fin dai primi secoli d.C., ha larga diffusione ma dal 500 d.C. comincia a indebolirsi fino a restringersi nelle sue zone d’origine (Bengala). Nasce in India ma, paradossalmente, scompare spazzato via dagli arabi; in India non sopravvive ma si diffonde in tutto il resto dell’Asia. Gli attuali buddisti indiani sono, di fatto, dei convertiti, frutto di un movimento culturale ‘rivoluzionario’ degli anni ’50 con a capo Ambedkar, che per primo si è convertito promuovendo poi le conversioni altrui, soprattutto dei fuori-casta (i più impuri della società Hindu, gli intoccabili. L’intoccabilità oggi è stata abolita, ma non le caste).
  • Jainismo: dalla parola Jina che significa ‘vincitore’, è legato a un personaggio simile a Buddha che vive più o meno nella stessa epoca e nella stessa zona e che predica cose piuttosto simili. Il primo valore per i jaina è la non violenza, per questo sono vegetariani. Sono pochissimi ma importantissimi perché ricchissimi e molto colti. Commercianti ad alto livello, ed è la non violenza che ha fatto la loro fortuna: grazie al principio di non nuocere hanno evitato il più possibile le professioni che avrebbero potuto infrangere il loro voto, comprese le più umili come l’agricoltore, che uccide i vermi. Quindi si sono dati ai lavori bancari. Si concentrano soprattutto nella zona di Mumbai e nel Gujarat.
  • A Bombay c’è una piccola comunità di eredi di Zarathustra (Parsi), che non bruciano i cadaveri ma li danno in pasto agli avvoltoi.

Lingua

Sono 22 le lingue ufficiali, ma la lingua nazionale è l’hindi. La maggior parte delle lingue sono indoeuropee, così chiamate perché sono proprie dell’Europa ma arrivano fino all’India. Le lingue europee sono tutte imparentate fra loro pur essendo divise in ceppi. La parentela è evidente se andiamo indietro nel tempo.

  • William Jones (1746-1794): Giudice britannico della corte Suprema di Calcutta (capitale inglese dell’epoca), è uno dei fondatori della Asiatic Society of Bengal, ed è fra i primi ad affermare e a rendere autorevole l’idea della parentela fra il sanscrito e lingue dell’Europa antica. Questo presuppone che qualcuno abbia parlato una lingua precedente che si è poi differenziata.
  • Lingue Indoarie: Sono le lingue tuttora parlate in India nella zona più vasta. L’ipotesi è che, in epoca preistorica, alcune tribù - che abitavano forse nelle pianure dell’Ucraina meridionale - in varie ondate siano emigrate sia verso ovest che verso est, arrivando in India verso il 1500 a.C. Queste popolazioni parlavano probabilmente una protolingua che poi si è differenziata. Dalla miscela delle lingue degli invasioni con quelle autoctone nascono altre lingue nella parte nord e centrale, ma non nel Kerala e nel sud in generale dove ancora oggi si parlano solo lingue indiane/autoctone, cioè lingue dravidiche (dravide: sud). Nel sud sono state scoperte testimonianze letterarie anche tamil, completamente diverse da quelle del resto dell’India sia nella tradizione culturale/religiosa che nei contenuti, ma cancellate progressivamente dall’influenza del nord. I popoli invasori - gli indoari - che arrivano in India, si considerano depositari della cultura indiana; chiamano se stessi ARIA (‘nobili’ che poi, in sanscrito classico, diventa ‘signori’. In italiano: Ario/Arii). Gli Arii lasciano una grandissima letteratura nei ‘veda’, un grosso corpus di testi datati circa 1500 a.C. che complessivamente vengono chiamati Letteratura Veda. Veda: parola indoeuropea che significa scienza [letteralmente è un ‘perfetto’: ho visto (quindi so)].

Le lingue indoarie sono dunque il ramo più orientale delle lingue indoeuropee (lingue indoeuropee coprono un’area che va dall’Irlanda all’India). In India la lingua più parlata rimane comunque l’hindi. Molte parole hindi arrivano tuttavia dall’arabo/persiano a causa delle antiche invasioni che iniziano verso il 1200 d.C. In Pakistan, paese nato dalla partizione dell’India nel 1947, si parla invece l’urdu, una lingua diversa anche se simile: ‘urdu’ assomiglia a ‘orda’, in effetti l’origine è comune e l’urdu era la lingua dell’accampamento soprattutto musulmano. Tutti gli alfabeti indiani, tranne i due arabo/persiano, sono accomunati fra loro.

Sanscrito: È la lingua con cui in India arriva la cultura INDOARIA. Arriva come VEDICO e si trasforma progressivamente in sanscrito. È la lingua ufficiale dei colti, quasi sicuramente artificiale. L’etimologia di sanscrito è ‘lingua perfetta’. Nel tempo, una codificazione precisa ha stabilito delle regole che hanno fissato la lingua nel tempo, non è una lingua mobile ma fissa, come il latino. Il fatto che sia artificiale non ha per forza accezione negativa dal momento che per gli indiani tutto ciò che è naturale o si trova in natura non è abbastanza perfetto. L’ornamento, l’abbellimento e il decoro si rendono necessari per avvicinarsi alla perfezione. Tutto ciò che non è ‘alamkrita’ (reso sufficiente = ornato), non è bello.

Il Pakrita è una lingua media, usata anche per scrivere, ma non abbastanza vicina alla perfezione perché non sufficientemente ornata.

Pānini: grammatico che ha sistemato l’alfabeto e i suoni alfabetici forse nel III sec d.C. In due convegni importanti, uno a Ginevra fine ‘800 e uno ad Atene inizio ‘900 in cui ci si è accordati per traslare i suoni in sanscrito in altre lingue che non dispongono di abbastanza segni per definire ogni suono.

Glossario

  • अर्थ, Arthaśāstra, Arthashastra, opera letteraria
  • अशोक, Aśoka, Ashoka, sovrano del III secolo a.e.c.
  • च, cakra, chakra, “ruota”, “disco”
  • चंद्रगुप्त, Candragupta, Chandragupta, nome di vari sovrani
  • गी, Gītāgovinda, Gitagovinda, opera letteraria
  • जात, jāti, jati, “casta” (lett. “nascita”)
  • जी, jīva, jiva, “vivente”
  • ज्ञ, jñāna, jnana, “sapienza”
  • कृष्ण, Kṛṣṇa, Krishna, divinità
  • पुरुष, puruṣa, purusha, “maschio”
  • ऋग्वेद, Ṛgveda, Rigveda, “Veda degli Inni”, raccolta di inni sacri
  • ऋषि, ṛṣi, rishi, “veggente”
  • सं, saṃsāra, samsara, “trasmigrazione”
  • शिव, Śiva, Shiva, divinità
  • विष्णु, Viṣṇu, Viṣṇu, divinità

Origini della civiltà indiana

La scoperta della civiltà dell’Indo avviene negli anni ’20 del ‘900; dunque i coloni inglesi ne restano per anni ignari. Solo all’inizio nel 1921 si scopre che la civiltà della valle dell’Indo è molto più antica di quel che si pensa: la datazione di origine del 1500 a.C. viene quindi riadatata al passato. La scoperta avviene grazie alla ricerca sul campo, fatta a tappeto, da parte dell’Archaeological Survey of India (ASI), (ente che si occupa del patrimonio artistico archeologico indiano) fondato nel 1861 dagli inglesi.

L’ASI comincia a esaminare il territorio andando ad analizzare ogni reperto più o meno conosciuto (spesso si sapeva dell’esistenza di rovine, ma nessuno le aveva mai indagate). In questo modo vengono riportate alla luce le vestigia del passato indiano. Gli inglesi che nell’epoca della colonizzazione si trovano in India sono di fatto lì per governare e il post colonialismo criticherà aspramente la campagna coloniale accusandola di aver avuto come solo scopo la sottomissione e il controllo della civiltà indiana. Pur essendo questa una verità innegabile, è altrettanto vero che l’occupazione ha spinto gli inglesi a un profondo interesse nei confronti di nuove terre da scoprire e da studiare. Il colonialismo, dunque, ha il ‘merito’ di aver dato inizio agli studi sul campo e non.

È John Marshall il primo a rendersi conto che nella zona ci sono reperti, sotto forma di mattoni cotti (che gli inglesi avevano usato, tra l’altro, per costruire una ferrovia), che paiono molto più antichi di quanto non sia noto, e appartenenti a una civiltà ‘altra’. Altre spedizioni erano state fatte per ricercare testimonianze sull’antico buddismo. Marshall manda dunque degli archeologi indiani sul campo per cominciare gli studi. Conosciamo i nomi degli studiosi inglesi ma non degli archeologi indiani che, nonostante il loro grande merito, hanno lavorato nell’ombra.

Harappa e Mohenjo-daro

Le prime scoperte portano alla luce le città di Harappa, che sorge su un affluente dell’Indo e Mohenjo-daro (nell’attuale Pakistan) che sorge sull’Indo. Queste due scoperte, associate ad altre fatte in seguito, hanno dimostrato che l’origine della civiltà indiana è di fatto antichissima, ed è collocabile fra il 2600 e il 1900 a.C. (gli indiani tendono a retrodatare ulteriormente). La datazione non è facile da stabilire, ma questo lasso di tempo è oggi accettato. Si calcola che le due città avessero in media 30.000 abitanti ed erano sorprendentemente progredite da un punto di vista urbanistico, molto più progredite di quelle costruite successivamente.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/18 Indologia e tibetologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher arianna.zoggia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Indologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Pieruccini Cinzia.
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