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Indicatori ricerca sociale

Appunti inerenti l'esame di Metodologia delle scienze sociali del prof. Lombardo riguardanti Misurabilità del sociale, Complessità del sociale, Complessità relazionali, Complessità euristica, Semplificazione analitica, Processo di misurazione e altro ancora.

Esame di Metodologia delle scienze sociali docente Prof. C. Lombardo

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Indice: strumento che consente di comparare o misurare direttamente o indirettamente i cambiamenti di una grandezza

e la loro velocità. Nelle scienze matematiche indice sta solo x operatore logico-matematico, ovvero x formalizzazione di

un fenomeno o della relazione fra + fenomeni o grandezze. L’utilità sta nel fatto che esso ci permetta di ordinare degli

oggetti in termini di oggetti complessi.

Indice sintetico: introduce un intollerabile rigidità, che fissa e moltiplica le incertezze e disparità dimostrative degli

indicatori componenti.

Probabilmente all’inutile formazione degli indici e sintetici ci si arrivi soprattutto quando:

a) si sostenga che gli indicatori indichino direttamente i concetti

b) si ponga fra questi e presunta proprietà un rapporto eminentemente semantico

c) si fondi su tale rapporto l’idea che gli indicatori si pervenga x elencazione/selezione

d) si sottovaluti il piano delle dimensioni come piano proprio della comparazione

variabili: qualunque carattere categoriale o metrico che sia, che possa assumere modalità differenti secondo i 4 livelli di

misurazione di stevens. È un costrutto x il quale è attribuibile secondo regole un valore simbolico o metrico a ciascuno

degli elementi di un insieme dato.

Costruire variabili vuol dire:

- secondo boudon e lazarsfeld vuol dire traduzione dei concetti o nozioni in operazioni di ricerca ben definita, dove

indicatori e variabili vengano a coincidere

- secondo statera invece, le variabili si potranno definire correttamente solo a compimento della procedura di

trasformazione dei concetti in indici.

Per semplificare :

a) il concetto di variabile non comporta che si tratti di variabile metrica;

b) una variabile non necessariamente deriva da un indice sintetico;

c) alcuni concetti sono monodimensionali e immediatamente osservativi.

X quanto riguarda la classificazione delle variabili si può prendere in considerazione quella elaborata da lazarsfeld e

menzel. Due tipi di variabili:

1) individuali: suddivise i ascrittive e performative, ad indicare nell’ordine condizioni acquisite o non modificabili e

raggiunte da parte degli attori sociali.

Ascrittive Performative

Assolute ( non comparative) Sesso Reddito

età Titolo di studio

Comparative Intelligenza Achievement

Familismo Competitività

Relazionali Scelte sociometriche Scelte sociometriche effettuate

ricevute

Contestuali (ecologiche) Nascita urbana/rurale Residenza urbana/rurale

2) collettive: ne considerano 3 classi:

1) analitiche: quando sono derivabili da variabili individuali mediante calcolo

2) strutturali: quando derivano da calcoli effettuati su variabili individuali relazionali

3) globali: quando derivano da grandezze non fondate su attributi dei singoli attori sociali.

Le prime 2 classi derivano dalle variabili individuali, x aggregazione e calcolo, le variabili globali hanno un’origine

direttamente ecologica.

CAP 3 I CONTESTI DEGLI INDICATORI

3.0 GENERALITA’

Gli indicatori sono dei costrutti operati in relazione a dimensioni concettuali.Essi posseggono alcuni aspetti

metodologicamente centrali che sono:

a) gli indicatori assumono a seconda dei diversi contesti cognitivi e disciplinari differenti connotazioni o valenze;

b) gli indicatori sono costrutti manifesti di fenomeni o grandezze non direttamente osservabili, latenti quindi

rispetto ai sistemi di riferimento dell’ osservatore;

c) il ricercatore nel costruire una semantica degli indicatori ha un inevitabile e diretta responsabilità teorica e

strumentale, strettamente correlata ai contesti applicativi della ricerca sociale.

3.1 I CONTESTI COGNITIVO – DISCIPLINARI

Scienze sociali : sono necessariamente fondate su modelli di indicatori, in quanto propongono forme di sapere

costitutivamente legate ad un orientamento epistemologico il quale ritiene che sia possibile o auspicabile o sensato

raggiungere un piano di realtà direttamente osservabile o un piano di modellistica quantitativa ipersemplificativa.

Fisica: nella fisica il termine “ indicatore ” significa uno strumento che visualizza la presenza di entità / intensità di una

grandezza.

Chimica: si definisce indicatore una sostanza che subisce una reazione facilmente rilevabile di viraggio cromatico,

ricollegabile in modo in equivoco a cambiamenti di titolazione delle sostanze, altrimenti non rilevabili.

Ingenieria: un indicatore è uno strumento che definisce parametri di grandezze non osservabili direttamente, che può

essere calibrato o graduato in base ad una regola o algoritmo matematico che collega il comportamento dell’indicatore

agli stati o assetti delle grandezze non direttamente osservabili.

scienze dell’ambiente: un indicatore è un organismo sensibile ai mutamenti ecologici.

Tutte le definizioni di indicatore seguono una struttura costante: la fenomenologia studiata viene analizzata mediante

grandezze o concetti non direttamente osservati.

Di sicuro sono individuabili rimarchevoli differenze fra scienze causali e sistemiche. Nelle prime, le regole che legano

al comportamento dell’indicatore al comportamento dell’ indicato sono note e assegnano margini relativamente ristretti

all’interpretazione e alla valutazione.

Nelle scienze sistemiche si riscontra l’ incertezza delle regole che legano le variazioni dell’indicatore a quelle

dell’indicato.L’ indicatore, quindi, non andrà solo letto, ma andrà attentamente e contestualmente interpretato.

3.2 GRANDEZZE LATENTI E TRATTI MANIFESTI

Indicatore diretto: collegamento indiretto, ma affidabile, fra un indicatore ed una grandezza anche distante, dal punto di

vista semantico, dall’indicatore stesso.

Buratto: afferma che gli indicatori sono delle “spie” di un modo d’essere più diffuso ed impalpabile, ma meno definito, e

tali spie indicano qualcosa non altrimenti coglibile se non come entità ipotetica, e quindi trattabile né utile in alcun modo

alla verifica empirica.

GRANDEZZE LATENTI: grandezze che non posseggono una loro diretta rilevabilità.

PARADIGMA INDIZIARIO: paradigma della costitutiva incertezza del sapere scientifico, alla quale non sfugge alcun

campo disciplinare.Rappresenta un processo di conoscenza largamente basato su meccanismi abduttivi ed anche

induttivi, che consente l’ inferenza nomologica solo sul piano dei modelli e dei costrutti, e non certo sul piano delle

fenomenologie, sistemi e processi reali.

CARATTERISTICA LATENTE: Spiega le interdipendenze tra risposte e osservazioni; queste interdipendenze tra i dati

manifesti definiscono la caratteristica latente.Si tratta di una classificazione ipotetica che spiegherebbe dette relazioni

manifeste.

PROBABILITA’: una proprietà della struttura o modello. Il problema è fornire una probabilità definita di ottenerne altre,

stante un modello ipotetico,espresso in termini statistico – matematici,di attribuzione a clusters di risposte.

3.3 APPROCCIO PROBABILISTICO E APPROCCIO SEMANTICO

SEMANTICA DERIVATA O CAUSALE: il significato del concetto è saturato senza residui da una sommatoria di

indicatori che possiamo pensare, in quanto sommabili, come ortogonali, e cioè indipendenti. Inoltre il significato degli

indicatori è certo e concettualizzabile come causato deduttivamente dal concetto.

SEMANTICA COSTRUTTIVA O PROBABILISTICA: qui ogni indicatore è stipulativi o convenzionale, ed è elaborato

secondo un processo sostanzialmente induttivo o anche analogico abduttivo strutturalmente incerto o probabilistico.

Gli indicatori non sono indipendenti, ovvero ortogonali, ma connessi,ovvero obliqui; il passaggio inverso, dagli indicatori

al concetto, è di ordine probabilistico,e non certo.

Nella semantica costruttiva o probabilistica il requisito dell’attendibilità è fondante.

LZARSFELD: è legato ad una concezione degli indicatori come referenti da selezionare all’interno un universo

precostituito;peraltro parla deduttivisticamente di specificazione del significato di cocetti.

Egli presenta come probabile il rapporto fra indicatori e concetto e, per altro verso, sappiamo che a suo avviso i termini

teorici non sono completamente riducibili a termini empirici; in altre parole Lazarsfeld aderisce alla tesi allargata

dell’empirismo.

LOMBARDO: in merito all’approccio semantico, egli afferma che la natura della coniugazione concetto – indicatori, non

può che avvenire con riferimento ad una teoria, ad un contesto socio – culturale particolare, in relazione ad una specifica

unità di analisi.

3.4 APPROCCCIO STRUMENTALISCO E APPROCCIO SINTATTICO

Per quanto riguarda privilegiare la sfera del senso piuttosto che alla sfera del significato, da questo punto di vista gli

indicatori assumono significato attraverso la standardizzazione del loro senso, e cioè sull’ interpretazione associata ad

un determinato uso. Comunque il significato degli indicatori è costitutivamente contestuale e derivante dall’uso: in tal

senso il significato è pragmatico.

SIGNIFICATO STRUMENTALE: quando l’ uso viene mantenuto se utile.

USO: il modo d’ uso costituisce la sfera del senso la quale, se condotta a sistemi di riferimento sempre più precisi,

consolida quelli che chiamiamo significati.

SEMANTICA: è il risultato ed il prodotto di un processo di consolidamento di una pragmatica.Inoltre la matematica

costruttiva o probabilistica è, in realtà, riconducibile o largamente sovrapponibile alla pragmatica, nella quale rientrano

anche gli scopi del ricercatore.

CONCETTO - TERMINE: costrutto sostanzialmente convenzionale, che è simbolo di una determinata fenomenologia, o

meglio, di un imagery. Qui il complessivo significato di soggetto viene ripartito in componenti o dimensioni semantiche

secondo criteri convenzionali e strumentali. L’ articolazione in dimensioni, come anche la progettazione degli indicatori,

sono intese a consentire il dominio concettuale e pratico delle fenomenologie e imageries oggetto di indagine.

Tutto ciò vale a dire che ad un indicatore semanticamente pregnante, cioè appartenente ad una dimensione

univocamente riconducibile al concetto di partenza, è legittimo solo se utile in relazione alle finalità conoscitive e

tecniche dell’indagine.

PROBLEMA SEMANTICO: gli indicatori sono prossimi al concetto solo in termini di classificazione linguistico

morfologica, ma sono funzionalmente inefficienti, laddove indicatori distanti dal concetto possono fungere da ottimi

predittori.

Il PROBLEMA è allora capire perché sono ottimi predittori nel senso di quale sia il sistema di relazioni che consente loro

di essere impiegati.

GALTUNG: suggerisce di proporre termini distinti ad indicare variabili deribate intenzionalmente da un concetto, cioè

ITEMS, e variabili progettate estenzionalmente,cioè INDICATORS.

SINTATTICA: studio delle relazioni reciproche fra i segni designanti.

MODELLO INTERPRETATIVO:potrebbe essere costruito secondo un criterio ibrido ed approssimato, per successione

di prove ed errori, mediante elementi di diversa generalità: fenomeni sociali complessi e concetti disposizionali,

dimensioni concettuali specifiche e indici di sintesi, e con variabili a diverso livello di misurazione.

3.5 TIPOLOGIE E CONTESTI APPLICATIVI DEGLI INDICATORI

DIBATTITO SOCIOLOGICO SUGLI INDICATORI: tale dibattito ha sofferto di due limitazioni connotative:

a) un’ accezione implicitamente psicometria degli indicatori, la quale può condurre ad un impoverimento dei

significati degli indicatori concettualmente concettualizzati come tratti motivazionali individuali.

b) Una ridotta attenzione all’elaborazione di una tipologia degli indicatori.

LAZARSFELD: contrappone semplicemente indicatori espressivi, intesi a descrivere, ad indicare predittivi, intesi a

prevedere, lasciando ad una classe di indicatori misti la funzione di raccogliere quanto non rientri nelle classi precedenti.

CLASSIFICAZIONE : VEDI TABELLA PAG 180 - 181

A) espressivi – predittivi: riassorbibili dalla tipologia 1 e completamente dalla tipologia K.

B) Gli indici di sintesi : sono gli indicatori progettati come rappresentazione ridotta e semplificata di un concetto

complesso. Gli complessi o modellistici propongono al ricercatore l’ utilizzazione di modelli – indicatori, l’

applicazione dei quali porta alla possibilità di procedere ad una classificazione dei casi studiati in funzione dei

valori delle variabili che costituiscono il modello dell’indicatore.

C) Il criterio costruttivo è rappresentato dal ruolo dell’ attore sociale analizzato.Si distingue quindi tra indicatori

performativi, cioè caratteri o attributi derivanti da azioni intenzionali, indicatori ascrittivi, cioè caratteri o

attributi derivanti dall’ appartenenza dell’ attore a determinati gruppi o condizioni sociali, della quale egli non sia,

per così, dire responsabile.

D) Si definiscono indicatori input quelli relativi a fattori e variabili che influenzano il processo della fenomenologia

studiata definita come trhoughput.Indicatori trhoughput sono quelli interni al processo o sistema; indicatori di

output sono gli effettivi sistemi e quindi anche gli impatti del processo o sistema.

E) Indicatori diretti , originati per deduzione analitica, sono specificazioni di significato non latrici di particolari

contenuti di informazione.Indicatori indiretti per i quali sia esplicita o corroborata una teoria, sarebbero densi

di significato.

F) E’ ricollegabile alla tipologia E, anche se fa riferimento al criterio statico della pregnanza semantica,per

distinguere fra indicatori intesi ad infierire il significato ed indicatori che si limitano a specificarlo.

G–H) Si collocano in ambito semantico. E’ necessario evitare ogni possibile confusione e riduzione semantica, che

eguagli individuale a soggetto ed ecologico a strutturale. La direzione tra indicatori individuali e indicatori

collettivi o ecologici è evidente: da un lato le informazioni relative ai singoli casi;dall’altro le aggregazioni in classi

di tali informazioni.Collettivo o ecologico significa aggregato su base familiare, scolastica, aziendale, territoriale e

così via…

A) Le distinzioni tra indicatori istitutivi e indicatori metrici riflessivi,consentono di realizzare che gli indicatori ci

consentono di costruire immagini di realtà non altrimenti attingibili né dimostrabili.


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AUTORE

nadia_87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia delle scienze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Lombardo Carmelo.

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