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Cap. I complessità e misurazione sociale

1.0 Generalità

Misurabilità del sociale: è considerata come data a problematica. Complessità del sociale: invocata per giustificare il ricorso unilaterale a impostazioni e metodi di ricerca qualitativi e comprendenti.

1.1 Tre ordini di complessità: sistemica, razionale, euristica

Non tutte le scienze presentano gli stessi livelli di complessità, ci sono quindi:

  • Scienze casuali: (ad es. chimica e fisica) sono scienze che hanno semplificato i loro oggetti di indagine, hanno rinunciato a giudizi di complessità e sono riuscite ad avere l’isolamento relativo dei sottoinsiemi e dei fattori osservati e di conseguenza dell’oggetto d’indagine stesso.
  • Scienze dei sistemi: (ad es. economia, sociologia) sono scienze che attraversano trasversalmente il campo del sapere e si caratterizzano per la difficile isolabilità reciproca di oggetto d’indagine e condizioni rilevanti al contorno. Si caratterizzano per il fatto di studiare sistemi composti da un numero elevatissimo di parti solitamente non equivalenti. In tali sistemi, le parti hanno un elevato numero di interazioni, complicato dal fatto di presentare spesso meccanismi di retroazione (feed-back) o riattivazione (feed-forward).

Complessità relazionali: il livello di complessità è determinato dal numero e dalla qualità del sistema stesso, a livello di entrata del sistema input, l’elaborazione interna al sistema throughput ed uscita dal sistema output. Il livello di complessità relazionale è riconducibile al frequente manifestarsi di meccanismi di retroazione feed-back e riattivazione feed-forward.

Complessità euristica: è costituita da elevate difficoltà di rappresentazione, concettualizzazione, modellizzazione ed analisi del sistema osservato. Esso consiste nella difficoltà di poter approntare strumenti concettuali e tecnici adeguatamente attendibili e validi per la costruzione di un modello ridotto del sistema osservato.

Semplificazione analitica: riguarda la costruzione di un modello rappresentativo del sistema osservato. Ci sono due strade di semplificazione analitica del sistema: 1) Approccio solistico-fenomenologico: considera alcuni casi, presunti come idealtipici, pienamente rappresentativi dalla vita di un collettivo. 2) Approccio probabilistico-strumentalistico: consiste nel considerare oggetto di conoscenza un modello convenzionale e strumentale del sistema, nei confronti del quale nasce subito un problema di valutazione della rappresentatività del modello.

1.2 Proprietà, grandezze e attributi nella ricerca sociale

Proprietà: grandezza o attributo e pertanto una costellazione o modello di caratteri percepibili e stabilmente rilevabili da parte del ricercatore. Il concetto di proprietà è dunque un’astrazione non innocua poiché convalida implicitamente nel lessico metodologico l’idea di un aggettivismo sostanzialista, per il quale vengono studiati aspetti propri di un oggetto anziché costrutti generali.

Lazarsfeld e Menzel distinguono 4 tipi di proprietà:

  • Assolute: ottenute indipendentemente da tutte le informazioni concernenti le relazioni tra un determinato membro e gli altri membri.
  • Relazionali: ad esempio, gli indici sociometrici.
  • Comparative: determinate paragonando il valore caratteristico di un determinato membro con la distribuzione della proprietà nel collettivo in cui è membro.
  • Contestuali: derivanti dall’estensione all’individuo di caratteristiche ecologiche.

Questa classificazione è priva di elementi metodologicamente operativi, atti ad operare procedure di ricerca. Tutte le proprietà devono essere concepite come attributi relativi.

Grandezza o attributo: concetto derivato dalle scienze fisico-naturali. È un costrutto attribuito ad un oggetto di indagine quindi un attributo, non rilevabile se non mediante altri costrutti riconducibili alla grandezza per così dire latente.

1.3 I livelli di misurazione e di quantificazione

Stevens: con il suo paradigma misurativi codificò 4 livelli di misurazione:

  • Nominale: a tale livello si associano simboli linguistici a grandezze non quantitative. Si costruiscono mutabili, ovvero variabili categoriali.
  • Ordinale: consiste nell’introduzione di variabili categoriali ordinate in luogo di quelle per le quali non è stato predefinito un criterio ordinativo. L’introduzione di un livello o ordinamento ordinale contiene un pericolo: una latente e indiscriminata ipotesi di continuità della variabile analizzata.
  • Intervalli: consiste nella normalizzazione degli intervalli predefiniti da una scala ordinata. Una scala di intervalli è prodotta dalla trasformazione dei gradienti di accordo/disaccordo di una scala di atteggiamento in punteggi cardinali, che consente il passaggio ad operazioni statistiche complesse.
  • Rapporti: è definibile un'unità di misura ed è raggiungibile l’origine 0 della misurazione.

Il modello di Stevens considera come i livelli di misurazione possono concepirsi come cambiamenti dei sistemi di riferimento analitico-operazionali da parte dell’osservatore.

Alcuni critici:

Marradi: considera la classificazione di Stevens suscettiva di ingenerare confusione, ed ha proposto di concettualizzare il livello ordinale come assegnazione a categorie ordinate.

Ricolfi: ha rimarcato l’opportunità di riconsiderare i problemi dello 0 assoluto e del nucleo semantico di riferimento, affermando che la definibilità di uno 0 assoluto definisce la presenza di scale di rapporti con due sottotipi: metriche e quantitative ed ad ogni scala corrisponde una serie di operazioni statistiche legittimamente applicabile.

Livello di misurazione: livello che viene deciso dal ricercatore secondo un duplice criterio: di convenzionalità e di utilità pragmatica.

Processo di misurazione: in tale processo diretto non c’è nulla. I processi conoscitivi, quelli scientifici e quantitativi sono indiretti. Il procedimento di misurazione è quindi modellistico indiretto, al quale perviene una sostanziale ipoteticità e abdutività rispetto all’osservato.

1.4 Il quale e il quanto: paradigma narrativo e paradigma misurativo

La differenza tra quantitativi e qualitativi si fonda sul più ampio piano dei paradigmi.

Lazarsfeld: qualitativo sta per tipologico. Insieme a Barton propone una tipologia della stessa analisi qualitativa:

  • Osservazioni qualitative problematiche: osservazioni che derivano dall’osservazione come dal senso comune, che costituiscono quasi un’anomalia rispetto alle nozioni comunemente condivise.
  • Osservazioni funzionanti da indicatori: osservazioni che forniscono indicazioni di fenomeni su vasta scala che non riusciamo a percepire direttamente. Di tale classe c’è una tripartizione:
    • Osservazioni qualitative che sostituiscono informazioni statistiche inaccessibili: l’inaccessibilità si intende sia a livello parziale sia temporale.
    • Indicatori qualitativi di elementi psicologici impressi.
    • Indicatori qualitativi semplici di strutture e organizzazioni sociali complesse.

Max Weber: forte presenza di un paradigma misurativo. Tale processo si articola in 5 processi:

  • Comparazione: tipologia o modelli ex-ante.
  • Classificazione: tipologia o modelli ex-post.
  • Simbolizzazione: stenografia degli oggetti classificati.
  • Misurazione: livello ordinale ed a intervalli.
  • Quantificazione: livello di rapporti.

La fase di classificazione precede logicamente e temporalmente la misurazione strictu sensu, e ad essa appartengono le fasi di misurazione e quantificazione, le quali sono propriamente metriche. La fase di comparazione secondo Dewey ha una funzione fondante tanto nel processo di misurazione quanto nel più ampio problema della conoscenza.

1.5 Paradigma di Lazarsfeld e il processo di operazionalizzazione

La sua superiorità fu dovuta all’adozione paradigmatica di una precisa sequenza di fasi logico-operazionali nella ricerca sociale.

Paradigma: modello di costruzione delle variabili in 4 fasi:

  • Viene rappresentato il concetto di partenza, ossia un concetto-termine che produce una rappresentazione mentale.
  • Vengono individuate le dimensioni del concetto, possono essere denominate concetti o sub-concetti.
  • Vengono individuati gli indicatori osservabili dove viene assegnata agli indicatori una funzione semantica in senso ufficiale.
  • Si procede alla sintesi degli indicatori in indici.

Il modello presenta un limite epistemologico, impone al procedimento della riduzione della complessità un ordinamento gerarchico scompositivo, secondo livelli di astrazione decrescenti. Non spiega che il procedimento di riduzione è convenzionale e ristrutturabile in funzione di criteri e finalità diversi; sia alcune dimensioni possono essere considerate componenti di concetti diversi, sia gli indicatori possono essere considerati referenti di diverse dimensioni.

Operazionismo: serie di criteri regolativi o critici, alla cui luce può valutarsi l’utilità e la significatività di concetti e costrutti.

Bridgman: fu oscillante fra un significato ristretto di operazione, per il quale si intende operazione in quanto azione tecnica, misurativi-moltiplicativa sull’osservato, ed un significato esteso di operazione per il quale si intende qualsiasi azione effettuata dall’osservatore per conoscere l’osservato.

Lazarsfeld: nel suo modello può individuarsi una concezione ristretta della definizione operazionale dei concetti secondo la quale quest’ultima coincide con la scelta degli indicatori. Concezione estesa per la quale la definizione operazionale comprende la progettazione dei costrutti, e coincide con la

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia delle scienze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Lombardo Carmelo.
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