Esame di Indicatori precoci dello sviluppo atipico – prof.ssa Valenza – 2020/2021
Spisto Sara.
Domande e risposte con collegamenti
ed esempi – Indicatori precoci dello
sviluppo atipico
-Integrazioni delle lezioni in linea con le spiegazioni della prof.ssa Valenza
1. Paragone Piaget e Karmiloff Smith; costruttivismo e neurocostruttivismo
elementi di continuità
Il neurocostruttivismo riprende alcuni degli assunti del costruttivismo
piagettiano, in particolare, la considerazione dello sviluppo come processo
attivo, in cui il bambino interagisce direttamene con l’ambiente, da cui viene
influenzato e che a sua volta modifica tramite le sue interazioni. Inoltre, il
neurocostruttivismo, riprende l’idea di sviluppo come adattamento
bidirezionale mente-cervello-comportamento e ambiente. Si tratta di
considerare lo sviluppo non come un processo maturazionale, in cui le strutture
celebrali devono maturare, bensì di un processo in cui l’interazione permette il
cambiamento, l’adattamento tramite i processi di assimilazione e
accomodamento. Per il neurocostruttivismo, è importante riprendere anche
l’idea di sviluppo come activity dependant, ossia considerare l’azione sia come
influenzata dalla cognizione e sia essa stessa a modificarla, tramite
l’esperienza diretta. Un altro costrutto ripreso dal neurocostruttivismo è il
concetto di sviluppo come un processo epigenetico, ossia di continua
differenziazione e specializzazione dell’organismo. Un processo in cui la mente
procede da stato in cui la corteccia è ancora indifferenziata a stati di
progressiva diversificazione e crescente complessità. La visione di un’epigenesi
costruttivista rifiuta l’esistenza di una relazione diretta e unidirezionale tra
geni-strutture-funzioni-ambiente e assume al contrario una relazione
bidirezionale tra fattori genetici e ambientali (epigenesi bidirezionale
probabilistica). Un altro punto in comune tra costruttivismo e
neurocostruttivismo sta nell’idea che cognizione e azione sono strettamente
dipendenti. Il punto di partenza dello sviluppo non si caratterizza solo per la
presenza di alcuni processi cognitivi di base di natura attentiva e percettiva,
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ma anche per la presenza di un sistema di azioni finalizzate. Pertanto, le
informazioni a cui il bambino presta attenzione, seleziona ed elabora, guidano
l’azione, ma contemporaneamente l’azione guida i processi attentivi e
percettivi.
2. Perché il neurocostruttivismo studia le capacità preservate
Il neurocostruttivismo studia anche le capacità preservate oltre a quelle in cui è
presente un deficit, perché prende in considerazione lo sviluppo atipico, come
una traiettoria a sé, diversa da quello tipico e non come ‘’deviazione’’ dello
sviluppo tipico. Si tratta di considerare prima di tutto la mente del neonato
come non già modulare, così come affermava Fodor (come un coltellino
svizzero, in cui il deficit è solo una parte che non funziona bene), ma di
considerare la mente del neonato ancora in via di sviluppo, con una
protocorteccia indifferenziata, che man mano si specializzerà in diverse
funzioni. Considerata questa prospettiva, lo sviluppo atipico è quindi, una
traiettoria differente da quella dello sviluppo tipico. Di conseguenza non si
tratta di analizzare solo le funzioni che vengono meno, bensì anche quelle
preservate, perché alla loro base c’è un processo differente da quello presente
nello sviluppo atipico. Per chiarire meglio questo concetto possiamo aiutarci
con un esempio, prendiamo in esame la sindrome di Williams, che presenta una
gamma di caratteristiche, incluso un deficit nel riconoscere le grandi
numerosità (analog magnitude system), oltre a questo deficit, riconducibile ad
un deficit nell’allargare o stringere il fuoco attentivo, i soggetti con sindrome di
Williams ‘’preservano’’ una buona capacità di riconoscimento facciale. Alcune
ricerche suggeriscono che, la capacità di riconoscere i volti nella sindrome di
Williams è preservata grazie al fuoco attentivo più stretto, che permette di
raccogliere informazioni di alta frequenza, concentrandosi sui dettagli del volto.
Questo meccanismo di riconoscimento facciale, seppur preservato, è attivato
da un processo atipico, quindi lo studio anche di questi processi ci permette di
capire l’andamento della traiettoria dello sviluppo atipico e ci permette di fare
ipotesi su come andrà avanti. 2
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3. Il ruolo dell’attenzione nello sviluppo della teoria della mente (e interazioni
sociali)
L’attenzione è ciò che ci permette di selezionare le informazioni che arrivano
dall’esterno per non esserne sopraffatti. Possiamo pensare all’attenzione come
ad un faro che si concentra su alcune informazioni utili che ci permettono di
comprendere l’ambiente e muoverci in esso. L’attenzione, dunque, si pone
come filtro tra l’ambiente e ciò che arriva alla mente, permette di selezionare
quali solo le info più importanti. Lo studio dell’attenzione ci permette di capire
meglio ciò che potrebbe essere alla base di qualche deficit più conclamato in
un’età dello sviluppo avanzata. Alcuni studi sul disancoraggio attentivo hanno
messo in evidenza come sia possibile una riduzione nell’interesse di stimoli
sociali nello sviluppo di ASD. Il disancoraggio attentivo è un processo che ci
permette di staccare la nostra attenzione da un oggetto e riorientarla verso un
altro, se questo meccanismo è atipico, il bambino che sarà incapace di
disancorarsi non avrà più la possibilità di filtrare le informazioni e di
conseguenza sarà iperstimolato. Durante le prime fasi dello sviluppo gli stimoli
più frequenti sono proprio gli stimoli sociali, che solitamente permettono al
bambino di sviluppare le diverse aree celebrali, vengono percepite in maniera
gratificante, rendendo il bambino attivo e allo stesso tempo favorendo il suo
apprendimento; ma se ci troviamo di fronte ad una quantità non gestibile di
stimoli, il bambino sotto quest’influsso, comincia ad evitarli, perché il
percepisce come non gratificanti. Alcune ricerche dimostrano che bambini ad
alto rischio di ASD a cui verrà diagnosticato successivamente, presentano una
diminuzione dell’interesse per il volto umano, in particolare gli occhi, già tra i 2
e i 6 mesi, peggiorando di conseguenza nel tempo. Ciò implica anche una
minor sensibilità a riconoscere i volti, riconoscere i volti significa una minor
sensibilità a riconoscere le differenze tra i volti e le differenze tra i volti non
riguardano solo e banalmente le identità ma riguardano le informazioni che
veicolano i volti che sono le emozioni, che è la parola, che è il precursore della
teoria della mente. Lievi disfunzioni a carico del sistema attentivo
compromettono l’interazione con gli stimoli sociali e quindi compromettono lo
sviluppo della cognizione sociale e dei network neurali corrispondenti. Il
bambino che comincia a mostrare sintomi di ASD, generalmente non si gira
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quando viene chiamato per nome, evitano lo sguardo (perdita di interesse per il
volto), tende a isolarsi (iperstimolazione sociale), richiede raramente la
partecipazione dell’adulto e se lo fanno si tratta di un uso strumentale dell’altro
piuttosto che di condivisione. L’attenzione congiunta si colloca alla base della
cognizione sociale, poiché si tratta della capacità di condividere l’attenzione
con altre persone in modo coordinato. Si tratta di una forma di comunicazione
primitiva, che si suddivide in due meccanismi: il gaze-cueing, ossia la capacità
di riconoscere il focus attentivo dell’altro; e il gaze-following, una capacità
meno automatica, che consiste nella capacità di orientare la propria attenzione
verso lo la direzione indicata dallo sguardo altrui, unita all’aspettativa che ci sia
qualcosa lì dov’è stato indicato. Spostare l’attenzione degli oggetti compare a
8-9 mesi e indica l’intenzionalità comunicativa: il bambino ha scoperto che può
chiedere o condividere con gli altri un oggetto terzo alla diade. Alcuni studi
hanno cercato di dimostrare come la joint attention fosse un indicatore precoce
di sviluppo dello spettro autistico. Vengono analizzate due componenti, IJA
(capacità di dirigere spontaneamente l’attenzione altrui per condividere
qualcosa) e la IRA (spostare l’attenzione seguendo i cue sociali). I risultati
mettono in evidenza che a 12 mesi i bambini HR mostrano una minore
frequenza nell’utilizzo di IJA e RJA, rispetto ai LR. A 18 mesi, tra gli HR (HR+ e
HR-) alcuni sono peggiorati, questo permette di dimostrare che si può
discriminare il rischio di diagnosi negli HR già a 18 mesi. Oltre alla joint
attention, è possibile indagare lo sviluppo sociocomunicativo anche grazie allo
studio dei gesti del bambino. Abbiamo sia gesti comunicativi, come l’indicare,
che gesti referenziali, che sono più una comunicazione non verbale (come fare
no con la testa). A 15-18 mesi, in bambini con rischio ASD non presentano il
gesto dell’indicare – totalmente assente.
4. I processi cognitivi per creare invarianti (categorizzazione, rule learning e
SL)
Vincoli dominio-generali – apprendimento implicito, capacità di estrarre
regolarità.
Alla base dell’apprendimento vi sono alcuni processi che ci permettono di
cogliere invarianti dall’ambiente per poter apprendere da esso. Si tratta di
processi dominio-generali, alla base dell’apprendimento implicito.
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Principalmente abbiamo lo Statistical Learning (SL – scoperto da Saffran) si
tratta di individuare e rappresentare le regolarità presenti in una sequenza
temporale sulla base della probabilità di co-occorrenza con la quale l’elemento
di una sequenza segue l’elemento precedente. – data una sequenza di stimoli,
è possibile prevedere con quale probabilità (il rapporto di co-occorrenza
secondo cui dato uno stimolo, possiamo predire quale sarà lo stimolo
successivo). Lo Statistical joint sequenza, in cui c’è la ripetizione di sillabe in un
preciso ordine, in fase di test viene data una sequenza leggermente diversa, in
cui i bambini sono capaci di riconoscere gli elementi di novità che non erano
presenti nella sequenza di familiarizzazione.
Il rule learning , un processo più avanzato dello statistical learning, rileva la
presenza di regolarità astratte sottostanti ad un insieme di stimoli e di
generalizzare l’apprendimento di queste regole a materiale nuovo. Per poter
testare il rule learning, si usa altrettanto la tecnica di familiarizzazione per una
regola, come per esempio ABA, come regola in fase di familiarizzazione e ABB
in fase di test, i bambini riescono già da piccoli a riconoscere la regola in fase di
test come nuova.
Differenza tra statistical learning e rule learning?
Nel rule learning non c’è co-occorrenza statistica, è quindi una regola astratta
che si può esprimere come una regola aba. E’ più sottile, è di più alto livello e
per questo più tardiva a comparire (verso 6-7 mesi, mentre lo statistical
learning si trova anche nei neonati). Il rule learning non si basa su un calcolo
probabilistico, ma sull’estrazione di una regola astratta.
In ultimo abbiamo la categorizzazione, che non è avere delle categorie innate,
bensì è la capacità di cogliere le caratteristiche simili di stimoli percettivamente
diversi. Gli oggetti possono essere raggruppati sulla base di somiglianze
percettive o funzionali. Questo processo permette di considerare simili degli
stimoli percettivamente differenti per riuscire a semplificare. Assumere
l’esistenza di una capacità innata di categorizzare significa che l’individuo
possiede fin dalla nascita la capacità di individuare le dimensioni rilevanti sulla
base delle quali categorizzare uno stimolo. Ciò che cambia, con lo sviluppo, è la
natura dell’informazione alla quale il processo può essere applicato. La capacità
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di formarsi delle categorie percettive è presente fin dalla nascita. Infatti, il
neonato riesce a cogliere alcune costanze percettive come la costanza della
dimensione, l’invarianza di semplici relazioni spaziali e di raggruppare, sulla
base di somiglianze percettive, diverse forme visive semplici appartenenti alla
categoria delle figure aperte e chiuse. La categorizzazione è diversa dalla
concettualizzazione, in quanto quest’ultima compare verso i due anni, si tratta
sempre di una semplificazione, che però non si basa su stimoli percettivi, ma su
concetti più astratti, quindi compare più tardivamente.
5. Vincoli dello sviluppo: definizione e due esempi di vincoli cerebrali
Intro - Secondo la teoria neurocostruttivista, sin dalla nascita siamo dotati di
meccanismi che favoriscono l’apprendimento e ci permettono di svilupparci,
indirizzando il nostro sviluppo verso una traiettoria tipica. Questi meccanismi
sono chiamati vincoli, intesi come software preinstallati che dirigono lo sviluppo
cognitivo del bambino, con una protocorteccia non ancora differenziata.
Def. di vincolo data dalla prof - Il vincolo è una risorsa imprescindibile per lo
sviluppo, quindi non è possibile pensare una traiettoria evolutiva senza un gate
(un cancello) che dà il via a questo processo di cambiamento. Questo cancello
una predisposizione aspecifica
è che guida e facilita lo sviluppo cerebrale e
cognitivo (hardware e software), incanalandoli verso traiettorie evolutive che
normalmente si osservano nello sviluppo tipico [Karmiloff-Smith]. Tuttavia, il
vincolo non è l’espressione di un carattere genetico ma si manifesta solo in
relazione ad un ambiente che funge da innesco, per questo si parla di sviluppo
cerebrale come processo proattivo o activity dependent. Torniamo ai vincoli
cerebrali, che si suddividono principalmente in vincoli della nell’architettura
neurale e vincoli temporali. Come abbiamo già accennato all’inizio il bambino si
trova in uno stato di indifferenziazione a livello cerebrale.
I vincoli nell’architettura neurale riguardano caratteristiche di risposta dei
neuroni (cioè soglie di attivazione, livelli di neurotrasmettitori); tipo di
connessioni che uniscono popolazioni di neuroni (aree neurali); natura delle
connessioni tra aree del cervello. Per lo sviluppo di una traiettoria tipica, è
sufficiente che questi vincoli celebrali si sviluppino in maniera da non creare
squilibri, dunque avere il giusto numero di sinapsi, la giusta soglia d’attivazione
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neurale e così via. È sufficiente che anche solo una delle tre caratteristiche sia
leggermente diversa dalla norma per avere un’architettura cerebrale
completamente diversa. Ovvero, soglie di attivazione di poco più alte o più
basse, così come neurotrasmettitori in quantità leggermente diverse,
influenzano lo sviluppo dell’architettura cerebrale che si osserva nel cervello
adulto. Quindi il vincolo cerebrale può dar luogo a una traiettoria evolutiva
atipica. QUESTE VARIAZIONI MINIMALI HANNO UN EFFETTO MACROSCOPICO
NEL PERCORSO EVOLUTIVO E NELL’ESITO FINALE DEL PERCORSO EVOLUTIVO,
eppure riescono ad influenzare la traiettoria di sviluppo cognitivo del neonato. I
vincoli dell’architettura neurale svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo
della specializzazione emisferica.
Esempio di vincolo nell’architettura neurale. Lo sviluppo delle vie visive è
predeterminato? Nel cervello adulto ci sono 2 vie: via del where (dorsale), che
valuta le informazioni relative a dov’è un oggetto e la via del what (ventrale),
che elabora informazioni relative a che cos’è un oggetto. L’osservazione di
doppie dissociazioni in deficit specifici (es. agnosia) di pazienti con danno
cerebrale non implica che lo sviluppo delle vie visive sia geneticamente
predeterminato. Le doppie dissociazioni, ovvero disfunzionalità nell’adulto, in
una delle due vie, possono dare luogo a patologie diverse. Ad esempio, un
deficit alla via ventrale causa agnosia, ovvero incapacità di riconoscere gli
oggetti. Questa logica della doppia dissociazione è corretta per gli adulti ma
NON per i bambini, perché le loro vie non sono ancora specializzate. Infatti, la
loro protocorteccia indifferenziata è tale per cui minime differenze nelle soglie
di attivazione neuronale danno origine, nel corso del tempo, a questi due
percorsi. Per questo, la via del where e del what, che caratterizzano il sistema
adulto, non descrivono altrettanto puntualmente il sistema cerebrale del
soglie di attivazione neuronale diverse
bambino e ciò è possibile ricondurlo a
che danno luogo, nel corso del tempo, a queste due vie.
I Vincoli temporali fanno riferimento, non a cosa o a come si sviluppano le
funzioni cognitive, bensì a quando. Si tratta di considerare, ad esempio, il
timing con cui un’area cerebrale si sviluppa, piuttosto che un’altra. Il tempo in
cui avvengono determinati tipi di espe
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