UN'INDAGINE SUL CORPO INSEGNANTE DELLA SCUOLA
ITALIANA
di Alessandro Cavalli
Nel 2000 l'istituto di ricerca Iard di Milano ha condotto, per conto del MPI,
un'indagine su un vasto campione di insegnanti di ogni ordine di scuole (dalle
materne alle superiori). Questa indagine riprende in parte i temi di una precedente
ricerca condotta all'inizio degli anni 90 (A. Cavalli, a cura di, Insegnare oggi, il
Mulino, Bologna 1992). Alla sua realizzazione ha collaborato un'équipe di ricercatori
composta da: Carlo Buzzi, Lorenzo Fischer, Giancarlo Gasperoni, Mariani, Roberto
Moscati, Francesca Sartori, Cesare Scurati, Paolo Trivellato. Rispetto al 1992 sono
stati inclusi nel campione anche insegnanti del settore non statale per quanto riguarda
la materna e le superiori. Particolare attenzione inoltre è stata dedicata agli
atteggiamenti nei confronti delle riforme (autonomia e cicli) attualmente in via di
attuazione. I risultati dell'indagine sono ora pubblicati nel volume A. Cavalli, a cura
di, Gli insegnanti nella scuola che cambia (Mulino, Bologna 2000).
Riassumiamo qui i principali risultati principali, ricordando che ricerche di questo
tipo non hanno valore solo per gli addetti ai lavori, coloro che professionalmente si
occupano di scuola, ma anche, e forse soprattutto, per coloro che hanno responsabilità
di governo e di gestione del sistema scolastico. Costoro hanno ovviamente i loro
"interlocutori" nel mondo della scuola. Rapportarsi con i decision maker, far sentire
la voce dei loro "rappresentati", agire come gruppi di pressione è una delle funzioni
dei sindacati e delle associazioni professionali degli insegnanti ed è giusto che sia
così. Vi sono però anche moltissimi insegnanti che non fanno parte di queste
associazioni e sindacati o non ne sono membri attivi e non necessariamente sono gli
insegnanti professionalmente meno impegnati. Uno dei compiti di una ricerca come
quella qui illustrata è, tra gli altri, quello di dar voce a quella grande massa di
insegnanti che normalmente non hanno canali di rappresentanza. E' importante che si
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possa tenere conto anche della voce di questa "maggioranza silenziosa". La gestione
quotidiana della scuola e delle classi, così come l'applicazione delle riforme, cade
ovviamente anche sulle spalle di questa categoria di insegnanti.
Per semplicità, elencheremo le conclusioni in una serie di punti.
Il primo risultato sul quale riflettere è la tendenza all'abbassamento dei
1. livello sociale delle famiglie d'origine degli insegnanti. Questa tendenza si
riscontra in tutti i paesi per i quali vi sono ricerche analoghe alla nostra. Non si
tratta quindi di una specificità del caso italiano, ma di un fenomeno che denota la
scarsa desiderabilità sociale della professione di insegnante. Con altre parole,
soprattutto i figli (ma ormai anche le figlie) delle classi dirigenti percepiscono la
prospettiva di diventare insegnanti come una forma di declassamento e quindi
tendono a scartare questa opportunità. Uno degli effetti di questa tendenza è la
riduzione della distanza sociale tra docenti e studenti provenienti dalle classi
medio-basse (con possibile riduzione dello "svantaggio culturale" di questi ultimi)
e, invece, un aumento della stessa distanza tra docenti e studenti di classe medio-
alta (con conseguente possibile "minor rispetto" dei rampolli delle classi alte nei
confronti dei loro insegnanti). Questa tendenza si riperquote anche sul "mercato
matrimoniale" dove l'insegnante (soprattutto se maschio) risulta scarsamente
appetibile come partner da coloro che si collocano o ambiscono arrivare ai vertici
della scala sociale. Questa tendenza è probabilmente irreversibile in quanto è
connessa alla diffusione dell'istruzione di massa. Ciò non vuol dire che il processo
non possa essere efficacemente frenato, attraverso le leve di una politica di
riqualificazione professionale degli insegnanti e di sostegno della loro immagine
pubblica. Su questo tema torneremo nei punti successivi.
Collegato al punto precedente è il fatto che una quota consistente di insegnanti
2. percepisce una caduta del prestigio della propria professione e un numero
minore, ma sempre cospicuo, pensa che questa tendenza non si arresterà in
futuro. Tra gli insegnanti serpeggia il pessimismo. Anche questo non è un
fenomeno soltanto italiano, m
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