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G. Marseghera - Imprese, competitività e sviluppo

Lezione 1 [19/02]

Tema: Interrogarsi sulle prospettive future delle piccole imprese

La rilevanza delle piccole imprese per l’economia del nostro paese è, ad oggi, un fatto acquisito; il loro ruolo è stato riconsiderato a partire dalla seconda metà degli anni ’70 [prima venivano considerate subordinate rispetto alle grandi imprese, capaci di sfruttare economie di volume e in possesso di superiore forza contrattuale], in riferimento alla pronta capacità di risposta alle sollecitazioni interne, alla flessibilità, elasticità, creatività e alla maggior capacità di reazione agli stringenti vincoli di costo.

Oggi, tuttavia, sono sorte alcune perplessità in merito al reale grado di competitività delle stesse e alla loro capacità di far fronte alla competizione futura, che sembra richiedere una maggiore prospettiva internazionale. Da qui, la necessità di interrogarsi sulle loro prospettive di continuità nei contesti competitivi del prossimo futuro.

Lezione 2 [20/02]

Enciclica Centesimus Annus, n. 43

“La Chiesa non ha modelli da proporre. I modelli reali e veramente efficaci possono solo nascere nel quadro delle diverse situazioni storiche, grazie allo sforzo di tutti i responsabili che affrontino i problemi concreti in tutti i loro aspetti sociali, economici, politici e culturali che si intrecciano tra loro. A tale impegno la Chiesa offre, come indispensabile orientamento ideale, la propria dottrina sociale, che riconosce la positività del mercato e dell’impresa, ma indica, nello stesso tempo, la necessità che questi siano orientati verso il bene comune.”

L’Enciclica considerata evidenzia due aspetti che si intrecceranno continuamente durante il corso: da un lato la concretezza della realtà economica (i fatti economici) e, dall’altro, l’orientamento ideale che la dottrina sociale offre a coloro che devono prendere decisioni attraverso alcuni principi, quali la solidarietà, la sussidiarietà, lo sviluppo, ecc. A tal proposito, come si evince dall’Enciclica, “la Chiesa non ha modelli da proporre”, nel senso che essa non suggerisce una politica economica piuttosto che un’altra, ma si limita a proporre un orientamento volto a sottolineare ciò che è eticamente giusto fare (gli ideali a cui ci si dovrebbe ispirare quando si prendono le decisioni in campo economico).

Spesso, l’etica e l’economia vengono considerate separate; in realtà, come sottolinea la dottrina sociale, qualsiasi decisione economica venga presa, questa presuppone un effetto su qualcun altro e, quindi, deve avere un’etica cui fare riferimento. L’orientamento ideale offerto dalla dottrina sociale, nello specifico, riconosce la positività del mercato, sostenendo che esso non sia altro che ciò che gli uomini ci fanno: la globalizzazione, per esempio, non può essere considerata di per sé né buona né cattiva, poiché questo dipende solo dagli uomini e dalle decisioni che essi prendono. L’impresa, quindi, non può agire a prescindere da un orientamento responsabile e sociale: l’imprenditore, quando decide, deve tenere in considerazione il bene comune e gli effetti che le proprie scelte hanno sugli altri.

Introduzione

La crisi e il quadro economico internazionale

  • Gli squilibri nel mondo;
  • Il sistema produttivo italiano nella crisi;
  • I principi;
  • La competitività per lo sviluppo.

Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 55

“La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! La crisi mondiale che investe la finanza e l’economia manifesta i propri squilibri e, soprattutto, la grave mancanza di un orientamento antropologico che riduce l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo.”

Il 2008, anno di inizio della crisi economica, rappresenta uno spartiacque per la teoria economica e uno “shock” per le istituzioni politiche ed economiche; come è stato possibile non riuscire a prevedere un evento di tale portata? La crisi coincide con la caduta delle certezze che caratterizzavano lo sviluppo della disciplina: i modelli matematici ed econometrici che la teoria economica aveva elaborato non erano stati capaci di prevedere la crisi (le intuizioni non erano legate a modelli specifici ma, appunto, semplici intuizioni di pochi), motivo per cui essa si è ritrovata a dover ripensare i propri principi e a metterne in discussione i postulati fino ad allora ritenuti corretti.

Teoria economica e comportamenti umani

Tra questi vi rientra, nello specifico, la teoria del consumatore, secondo la quale i consumatori massimizzerebbero l’utilità (e gli imprenditori i propri profitti). La realtà, tuttavia, ha dimostrato che le persone sono infinitamente più complesse di ciò che la teoria economica voleva far credere e che esse non sono ridotte solamente al consumo e alla massimizzazione dell’utilità. La teoria economica, nonostante la volontà di razionalizzare il comportamento umano, ha a che fare con persone reali che spesso, nella medesima situazione, decidono di fare cose diverse (il modello, dunque, è difficilmente applicabile alla realtà dei fatti).

Per questi motivi, dopo la crisi vi è stato un leggero ripensamento della cultura economica che ha proposto una modellistica alternativa integrata da forti dosi di psicologia e di medicina (cosa accade nel cervello quando si prende una decisione?) [i ripensamenti sono stati accantonati ai primi cenni di “ripresa”].

Globalizzazione e nascita del mercato globale

  • Il mercato globale si è formato grazie alla globalizzazione che ha introdotto nuovi attori (Cina, India e Africa in misura minore), causando numerosi cambiamenti; uno dei primi effetti è stato lo shock dal lato dell’offerta, dovuto all’ingresso di nuovi produttori che prima non esistevano [per l’Italia e, in generale, per l’Occidente, lo shock è stato forte; i nuovi produttori, infatti, producono gli stessi prodotti a prezzi minori andando ad impattare sul settore manifatturiero];
  • Concorrenza salariale: la concorrenza poco equa con i paesi emergenti è dovuta a diversità relative ai salari, agli orari di lavoro e alla presenza di regolamenti molto differenti; l’assenza di rigide norme ambientali in Cina, ad esempio, non permette di competere alle medesime condizioni, dato che anche le regolamentazioni di questo tipo implicano prezzi maggiori.
  • Allo shock dal lato dell’offerta, inoltre, vi si è aggiunto anche quello dal lato della domanda, che si è concentrata sui prodotti a maggior contenuto tecnologico ("internet mania”): le PMI italiane, di conseguenza, sono state costrette ad affrontare un doppio shock; i prezzi della produzione vengono abbassati e si ricorre ad un abbassamento dei salari per combattere la concorrenza (l’alternativa sarebbe quella di delocalizzare).
  • Tutta la classe media si ritrova con meno denaro e meno potere reale di acquisto ed è costretta a scegliere tra stringere la cinghia (già prima del 2008 si consumava meno) oppure contrarre debiti (entra in campo la finanza);
  • Consumi finanziati a debito: in America la classe media apre finanziamenti e richiede prestiti; in Italia, invece, il fenomeno resta ridotto. Nel nostro paese, infatti, la famiglia rappresenta uno dei pilastri della società, fondato sulla responsabilità: per questo motivo, nel corso della crisi, si preferisce utilizzare i risparmi messi da parte nel corso della vita piuttosto che indebitarsi;
  • Tecnofinanza: le banche cominciano a preoccuparsi per tutti i debiti contratti; la tecnofinanza cerca di farli circolare -> A ha un debito con B di 100.000 dollari -> riuscirà a restituirli? -> B trova qualcuno che si compra il debito di A ad un prezzo minore (70.000) -> la tecnofinanza costituisce panieri di debiti di cui è difficile comprendere il rischio;
  • Scoppia la crisi dei mutui subprime: i prezzi sono troppo pompati e iniziano a scendere. In America, quando il valore dell’immobile scende sotto il suo prezzo iniziale, conviene rinunciare all’immobile e cancellare il mutuo. Queste abitazioni, prese dalle banche, vengono immesse nuovamente sul mercato -> aumenta l’offerta -> il prezzo scende ulteriormente -> il valore degli immobili si abbassa -> ancora più persone rinunciano all’immobile. Mutui subprime: vengono concessi a persone che, dal principio, si sapeva non avrebbero potuto restituirli. Rientra in campo l’etica: i bancari che piazzano i mutui prendono una % su di essi -> li concedono anche a chi aveva rischi alti. Le piccole banche italiane, vicine al territorio, di fronte al richiedente che valutano come “mutuo a rischio”, non lo concedono; perché? Perché magari i figli andavano a scuola insieme: esisteva un tessuto sociale, una serie di rapporti personali, che bloccavano questi intenti (la responsabilità ha prevalso sull’utile);
  • Vi sono diversi legami tra etica, cultura ed economia; pensarli separati è una follia.
  • Estate 2008: inizia la crisi dei mutui subprime.

La spirale recessiva

  • Rinvio dei consumi (le persone rinviano gli acquisti);
  • Cancellazione degli ordini (se i consumatori rinviano i consumi, a livello collettivo le aziende non ricevono ordini);
  • Le aziende si ritrovano costrette a ridurre la produzione (vi sono stati anche crolli totali);
  • = Chiusura degli impianti = licenziamenti = aumento disoccupazione = contrazione reddito = ulteriore rinvio dei consumi = spirale recessiva.

Centro Studi Confindustria, L’economia italiana nella crisi globale [dicembre 2008]

“Economie immerse in una crisi di fiducia. L’evoluzione naturale della congiuntura è stata bruscamente interrotta dal crack di Lehman Brothers il 15 settembre 2008. Una data da ricordare. Prima di quel fallimento la recessione annunciata dal triplice shock immobili-finanza-petrolio avrebbe lasciato il posto alla ripresa nel corso del 2009 grazie al miglioramento dei fondamentali. Dopo e a causa di esso, il panico si è diffuso in ogni angolo, finanziario e reale, del sistema e ha reciso il filo della fede nel futuro su cui cammina da sempre lo sviluppo economico. In questi frangenti scatta l’istituto di sopravvivenza e i singoli attori, famiglie e imprese, assumono decisioni e comportamenti rivolti al risparmio. Scelte razionali per i singoli diventano sequenza autodistruttiva per la collettività perché tutti si adeguano ai timori di minore prosperità e li fanno diventare realtà. Con effetti a catena crescenti e sempre più difficili da arrestare: riduzione di costumi e investimenti perdite nei bilanci aziendali, tagli di posti di lavoro, minori redditi, nuovo calo della domanda.”

Fine 2009 e ripresa economica

Alla fine del 2009 la crisi sembra finire - Banca d’Italia, Bollettino economico [ottobre 2009]: “La recessione mondiale si è arrestata e si sta ora profilando una ripresa, in larga parte grazie al sostegno delle politiche economiche espansive adottate nei principali paesi (intervento di Obama che immette una dose massiccia di liquidità nel mercato - in Europa la politica fiscale, in mano ai diversi paesi, è separata da quella monetaria). Nel terzo trimestre in numerose economie sono giunti segnali positivi dalla produzione industriale, dalle vendite al dettaglio, dal clima di fiducia di imprese e famiglie. Le condizioni dei mercati finanziari internazionali hanno continuato a migliorare, sostenute da una maggior fiducia degli investitori.”

Commissione Europea [novembre 2009]: “L’economia dei paesi dell’Unione Europea è giunta infine ad una svolta. [...] Per la prima volta negli ultimi due anni, le previsioni sono state riviste al rialzo. La ripresa è dovuta a miglioramenti del contesto esterno, delle condizioni finanziarie e alle misure di politica monetaria e di bilancio messe in atto dai governi.”

La posizione dell'Italia

In Italia le politiche monetarie espansive non possono essere messe in atto anche a causa del debito pubblico, parametro attraverso il quale viene misurata la stabilità finanziaria di un paese. Tuttavia, nonostante l’elevato debito italiano, la crisi colpisce più violentemente Stati Uniti ed Inghilterra; ciò accade perché accanto al debito pubblico esiste anche quello privato, elevato in questi due paesi a causa dei debiti contratti da famiglie e imprese. Per questi motivi, tra l’altro, l’Italia ha proposto di misurare la stabilità finanziaria in base alle condizioni del debito pubblico e di quello privato; i parametri, tuttavia, sono stati decisi, durante il periodo di introduzione dell’Euro, sulla base di quelli tedeschi (idem per i programmi di austerità).

Ripresa e crisi 2010 - 2011

Banca d’Italia, Bollettino economico [luglio 2010]: “La ripresa dell’economia mondiale è proseguita nei primi sei mesi del 2010. I ritmi di crescita sono stati elevati nelle economie emergenti, sostenuti negli Stati Uniti e in Giappone, ancora modesti in Europa.”

Banca d’Italia, Bollettino economico [aprile 2011]: “L’economia mondiale continua ad espandersi, sospinta dalla forte crescita dei paesi emergenti, dal recupero degli Stati Uniti e dal consolidamento della ripresa nell’area dell’euro.” ... fino al 2011 (sembra che la crisi sia finita).

Banca d’Italia, Bollettino economico [ottobre 2011]: “Dall’estate sono bruscamente peggiorate le prospettive dell’economia globale. È rallentata significativamente l’attività nelle economie avanzate, frenata non solo da fattori temporanei, quali il rialzo dei prezzi dell’energia e le conseguenze del terremoto in Giappone, ma anche dalla perdurante debolezza dell’occupazione, dall’intonazione meno espansiva assunta dalle politiche di bilancio e dalla diffusa incertezza circa la risoluzione degli equilibri finanziari. Nei paesi emergenti l’attività economica ha lievemente decelerato, pur rimanendo su ritmi elevati. Gli organismi internazionali hanno rivisto significativamente al ribasso le previsioni per la crescita mondiale nell’anno in corso e nel prossimo.”

Nel 2011 inizia la seconda recessione (“double dip”): i risparmi delle famiglie sono ormai ridotti e in Italia la domanda interna crolla per un intero biennio, impattando sul sistema produttivo delle imprese. Le imprese che basavano la propria produzione sul fatturato interno crollano, mentre si salvano (e trainano il paese) le imprese guidate dall’export (vendere all’estero, tra l’altro, implica l’obbligo di essere in possesso di prodotti competitivi e di una struttura organizzativa capace di funzionare correttamente).

Prospettive 2018

Banca d’Italia, Bollettino economico [gennaio 2018]: “L’economia globale resta solida. L’espansione dell’attività economica mondiale resta diffusa; permane, tuttavia, la generale debolezza di fondo dell’inflazione. Le prospettive di crescita a breve termine sono favorevoli. Nell’area dell’euro le prospettive di crescita sono ancora migliorate. Secondo l’ultimo quadro previsivo elaborato dall’Eurosistema il prodotto si espanderebbe del 2,3% nell’anno in corso. Sono del tutto rientrate le aspettative di deflazione, ma l’inflazione rimane bassa, pari all’1,4% in dicembre; resta debole la componente di fondo, frenata dalla crescita salariale ancora moderata in molte economie dell’area. Il Consiglio direttivo della BCE ha ricalibrato gli strumenti di politica monetaria, preservando però, anche in prospettiva, condizioni monetarie molto espansive, che restano necessarie per un ritorno durevole dell’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2%. L’espansione dell’economia italiana si consolida. In Italia, secondo le nostre stime, nel quarto trimestre dello scorso anno il PIL sarebbe cresciuto attorno allo 0,4%; si conferma la tendenza favorevole, ma ancora inferiore alla media europea, degli ultimi trimestri. L’aumento avrebbe interessato i servizi e l’industria in senso stretto. I sondaggi segnalano un ritorno della fiducia e delle imprese a livelli precedenti la recessione; indicano inoltre le condizioni favorevoli per l’accumulazione di capitale. Queste valutazioni sono confermate dall’accelerazione della spesa per investimenti osservata nella seconda parte dell’anno.”

Draghi, direttore della BCE, mette in atto la “quantitative easing”, politica monetaria espansiva che ha permesso di uscire dalla crisi, aumentando l’inflazione e ponendosi contro l’austerità. La BCE, già oggi, ha imboccato la linea della riduzione della quantitative easing: prima o poi l’afflusso di liquidità cesserà - che cosa accadrà?

Lezione 3 [26/02]

Una ripresa incerta

Come si comprende dal Bollettino economico del 2018, ci troviamo in una situazione di generale ripresa, “non piove più, ma il sole rimane pallido”. Nonostante l’uscita dalla crisi, la ripresa del nostro Paese resta scarsa, soprattutto rispetto alla media UE e agli USA; vi sono anche alcune incognite, come quella relativa alla BCE: la crisi è stata affrontata grazie all’iniezione di moneta nel sistema economico che ha mantenuto bassi i tassi di interesse, permettendo ai nostri pagamenti sugli interessi dei debiti di mantenersi sui 60-70 miliardi. Le immissioni nel mercato finanziario, ad oggi, sono già state ridotte da 60 a 30 e continueranno a ridursi fino a settembre 2018, per poi terminare verso la fine dell’anno. Nel corso del 2019, dunque, i tassi cominceranno a salire, portando ad un aumento delle spese per interessi.

L’inflazione rimane troppo bassa, principalmente a causa del fatto che negli ultimi dieci anni si è perso il potenziale produttivo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlotta.mariano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Imprese, competitività e sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Marseguerra Giovanni.
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