STORIA
1796 Edward Jenner: i mungitori infettati dal vaiolo bovino erano protetti contro il vaiolo (smallpox). Usò quindi il
termine di vaccinazione (vaccino=bovino)
1878-80 Louis Pasteur: In questo periodo Pasteur dimostrò che una coltura di Pasteurella aviseptica (colera aviare)
lasciata a temperatura ambiente aveva perso il potere patogene. I polli vaccinati con questa coltura erano protetti se
poi saggiati con un ceppo patogeno. In onore di quanto pubblicato da Jenner 100 anni prima usò il termine
vaccinazione
1888 Richet e Hericourt: Siero terapia: il siero di animali immunizzati con ceppi di Staphylococcus conferivano una
parziale protezione alla successiva inoculazione con ceppi patogeni
1889 Pfeiffer “allievo di Kock”: Immunizzazione crociata con ceppi simili (Vibrio cholera e Vibrio metchnikovi)
conferiva protezioni specifiche senza cross reazioni
1882 Elia Metchnikoff: Nel 1882 a Messina, lo zoologo russo studiando le cellule mobili nelle larve di stella marina
scoprì le cellule fagiche (microfagi e macrofagi).
1882Se in una larva di stella marina viene infissa una spina di rosa, attorno a questa si accumulano cellule
infiammatorie, piccole (microfagi) e grandi (macrofagi)
1884Successivamente queste osservazioni sono state estese ai leucociti del coniglio e dell’uomo usando batteri
diversi
1875 Cohnheim e Arnold: dimostrarono l’importanza delle modificazioni vascolari nei processi infiammatori
1892 Elia Metchnikoff: Infiammazione come processo attivo mediato dalla penetrazione nei tessuti delle cellule
1890 Behring e Kisato: azione del siero sulle tossine
1894 Calmette: azione del siero sul veleno dei serpenti
1894 Pfeiffer e Isael (Pfeiffer phenomenon): Vibrio cholera inoculato nel peritoneo di una cavia iperimmune etto
(d
) perdono la mobilità, la possibilità di essere
del sangue o di una sua parte che abbia un alto contenuto di anticorpi
colorati e possono essere fagocitati. Possono essere lisati in assenza di cellule (azione del complemento)
NB: La protezione dell’ospite dipende da fenomeni cellulo-mediati o umorali ?
1898 Jules Bordet: La lisi dei globuli rossi è causata da una frazione resistente al calore "Sensitizer" e da una
termosensibile "Alexin" poi chiamata da Ehrlich "complemento" In questo esperimento gli anticorpi diretti contro i
globuli rossi furono chiamati "isoanticorpi" successivamente il termine usato per identificare la variabilità all’interno
della specie (1902 Landstainer A, B, O)
1902 Richet e Portier : studiando l’attività dei tentacoli di Actinia scoprirono il fenomeno dell’anafilassi (è una
reazione IgE-mediata acuta, potenzialmente letale, che si verifica in soggetti precedentemente sensibilizzati in occasione di
una riesposizione all'Ag sensibilizzante)
1903 Arthurs: Ha scoperto il fenomeno omonimo patologia di immunocomplessi: ponfo e poi necrosi nel punto di
iniezione del siero anti veleno di serpente
1905 von Pirquet: Scoperta della malattia da siero(Quadro morboso che si può manifestare in soggetti ai quali sia stato
iniettato del s. eterologo è una reazione di ipersensibilità che dipende dalla produzione, da parte del paziente, di anticorpi
contro le proteine contenute nel s. iniettato, e a ciò segue la formazione di complessi antigene-anticorpo che si depositano
a seguito di una seconda inoculazione di siero eterologo anti-
sulla parete dei vasi sanguigni causando una vasculite),
Streptococcus, patologia di immunocomplessi circolanti (Aggregato macromolecolare che si forma, in conseguenza di
una reazione immunitaria, dall’unione di un antigene con il corrispondente anticorpo specifico prodotto dall’organismo.
Gli immunocomplessi si possono formare nei tessuti ove la reazione ha avuto luogo, oppure anche in circolo in questo
secondo caso, quando essi sono solubili e di piccole dimensioni, vengono rapidamente eliminati dall’organismo attraverso i
reni se gli aggregati sono invece di notevoli dimensioni e poco solubili, essi vengono fagocitati dagli istiociti. In particolari
condizioni gli immunocomplessi possono persistere a lungo in circolo, venir trasportati in diverse sedi ove si depositano
(per es. nei glomeruli renali, o nelle pareti dei vasi sanguigni) e dove possono provocare danni anche gravi interagendo con
vari fattori cellulari o umorali (particolarmente attivando il sistema del complemento). Vengono considerate malattie da i.
la malattia da siero (che si può manifestare 8-12 giorni dopo l’iniezione di un siero immune, o anche dopo assunzione di
determinati farmaci in soggetti predisposti), diverse forme di vasculite, di glomerulonefrite, di artrite. Gli
immunocomplessi hanno la tendenza a precipitare non perchè sono grossi, ma per una caratteristica della struttura delle
immunoglobuline: la solubilità di queste è mediocre ed è dovuta alle cariche elettriche della parte di molecola che porta il
sito anticorpale. Se una immunoglobulina viene divisa in due frammenti, la parte opposta al sito anticorpale precipita
spontaneamente, da cui il nome di frammento Fc /frammento cristallizzabile). Quando l'anticorpo è legato all'antigene, le
cariche elettriche del sito anticorpale sono neutralizzate e la solubilità globale dell'insieme antigene-anticorpo diventa
precaria. A seconda delle condizioni locali della circolazione, gli immunocomplessi possono precipitare preferenzialmente
nei piccoli vasi capillari della pelle e di organi come i reni. Il sistema del complemento diventa allora deleterio, perchè
scatena fenomeni infiammatori, danneggia le cellule endoteliali e attira i polimorfonucleati neutrofili e le piastrine: si
osservano allora in tali casi stravaso capillare, formazione di micro trombi, necrosi tessutale locale e un vero e proprio
circolo vizioso di amplificazione e aggravamento delle lesioni. Le lesioni da immunocomplessi non sono dovute solamente
a quelli circolanti: infatti, gli immunocomplessi si possono formare localmente ove l'antigene sia presente in forte
concentrazione e, soprattutto, quando il soggetto possieda una grande quantità di anticorpi che si fissano sull'antigene
prima che questo si sia potuto diffondere, diluendosi. Questa situazione è esattamente l'inverso di quella che si verifica nel
caso degli immunocomplessi circolanti, in cui bisogna che il soggetto possieda solo una modesta quantità di anticorpi a
bassa affinità, cioè di cattiva qualità, per ragioni da attribuire sia all'antigene sia al terreno genetico che determina una
cattiva risposta anticorpale)
1906 von Pirquet : Introduzione del termine allergia
1910 William Henry Schultz : Scoperta della reazione di Schultz e Dale (IgE citotrope) preparazioni della muscolatura
liscia vascolare (vasi sanguigni polmonari ed epatici) e non vascolare (gastro-intestinali, dell'apparato respiratorio e
dell'apparato respiratorio) ottenute da animali specificamente sensibilizzati di numerose specie incluso l'uomo, vengono
poste in vitro a contatto con Ag- specifico (fenomeno Schultz-Dale). Questa tecnica immunofarmacologia è uno
strumento utile per dimostrare l'ipersensibilità di tipo immediato in tessuti sensibilizzati attivamente o passivamente e può
essere utilizzata per indagare la natura dei principali mediatori farmacologici coinvolti in un particolare tessuto nonché per
lo screening di farmaci anti-anafilattici (anti-allergico). Tuttavia, resta ancora molto da indagare sui complessi meccanismi
d'azione dell'antigene, desensibilizzazione e resensitizzazione (recupero) della reattività anafilattica.
1910 Ehrlich I fenomeni immunopatologici sono una risposta in eccesso della normale risposta immune e la
definizione di “Horror autotoxicus” (tolleranza)
1927 Lewis: Scoperta della triplice risposta di Lewis vd infiammazione patologia
1953 Roley e West: importanza dei mastociti e dei meccanismi del rilascio dei loro mediatori
1921 Prausnitz e Kuster Scoperta dell’anafilassi cutanea
1942 Felton Scoperta della «tolleranza» per inoculazione di una quantità molto piccola di antigene
1948 Fragaeus: le plasmacellule sono le cellule produttrici degli anticorpi
1955-57 Barnet e Jerne Scoperta della teoria della selezione clonale
1966 Claman et al. Cooperazione tra i linfociti T e B
1970 Scoperta dell’importanza dell’immunità cellulo-mediata
Teorie produzione di Abs
1896 Paul Ehrlich: Teoria della «Catene laterali>> La teoria è stata subito molto criticata,
ma la sua ipotesi dell’esistenza di specifici recettori su cellule immunocompetenti è stata
recentemente completamente vendicata, questa teoria anticipa diverse idee riprese solo a
metà degli anni Cinquanta del Novecento, tra cui l’ipotesi che gli anticorpi siano recettori
preesistenti sulle cellule che interagiscono sia con i nutrienti che con le tossine prodotte dai
parassiti, che fu fondamentale per la comprensione del sistema immunologico.
L’idea se di base era corretta errava nel suppore che gli anticorpi fossero protrusioni di
membrana in rapporto 1:1 (Ag-Ac) mentre il rapporto Ag-Ac 1.2 e gli anticorpi sono
proteine
1940 Linus Pauling Teoria del “Template”: le indagini frutto della ricerca su antigeni chimici: gli anticorpi fanno uno
stampo sugli antigeni che arrivano, per ora come teoria viene messa da parte.
1955 Burnett Teoria della selezione clonale: Ogni tipo di anticorpo agisce solo su un antigene specifico.
I biologi per molto tempo hanno pensato che l’antigene funzionasse come uno stampo intorno a cui la molecola di
anticorpo si plasmava per assumere una forma complementare: Teoria di F. Haurowitz anni ’30 e sostenuta da L.
Pauling fino al 1960, verso però la metà degli anni cinquanta si capisce che la struttura di una proteina dipende
soltanto dalla particolare sequenza degli aminoacidi che la compongono. F.Crick scoprì che nei sistemi biologici
l’informazione è trasmessa dal DNA all’RNA alle proteine. Le proteine antigeniche non possono definire nuove
proteine anticorpali. L’informazione per le strutture anticorpali deve essere codificata nei geni. Se sono i geni a
regolare la sintesi anticorpi, come possono esserci geni specifici per ognuno dei milioni di anticorpi che
l’organismo è in grado di fabbricare?
S. Tonegawa e Leder scoprono che la natura ha utilizzato la tecnica della ricombinazione genetica una proteina può
essere codificata da una molecola di DNA composta da alcuni minigeni che, combinandosi, danno origine al gene
completo. La disponibilità di piccoli gruppi di segmenti genici diversi e la possibilità di unirli al caso - a formare un
gene effettivo- consentono di produrre un enorme repertorio di specificità tutte diverse fra loto utilizzando un
piccolo numero di segmenti genici. Produzione di un enorme repertorio di recettori immunologici utilizzando una
piccola quantità di DNA riservato a questo scopo. Si arriva alla teoria della selezione clonare ( anni 50 Jerne, Burnet
e Tlmage hanno ideato questa teoria) i singoli linfociti B e T esprimono recettori di membrana specifici per antigeni
distinti. Ciascun linfocita esprime un’unica specificità recettoriale che è determinata prima che avvenga l’incontro
con l’antigene. Il legame di un antigene ad un recettore specifico, attiva la cellula a proliferare generando un clone di
cellule tutte con la stessa specificità immunologica della cellula parentale. Si ha la capacità di riconoscer antigeni
‘self’ senza indurre risposta immunitaria (tolleranza immunitaria). Nel 1955 N. Jerne capisce il processo di selezione
e non d’istruzione: i mammiferi possiedono la capacità innata di sintetizzare miliardi di anticorpi diversi e l’arrivo di
un antigene accelera soltanto la formazione dell’anticorpo che gli si adatta meglio. Nello sviluppo embrionale si ha
un periodo in cui maturano i linfociti B e T e viene fatto l’inventario di tutti gli antigeni presenti nei tessuti ed organi.
Questi antigeni vengono considerati Self cioè propri e il sistema immunitario non funzionerà verso questi e si dice
che rimarrà tollerante per tutta la vita. Tolleranza immunologica = non-risposta immunologica.
1980 Niels Jerne Teoria del network idiotipo-anti-idiotipo: durante la risposta immunitaria, si forma il cosiddetto
network idiotipico (o di Jerne, dal nome dell’immunologo danese che ne ha per primo ipotizzato l’esistenza). I linfociti B
che interagiscono con l’antigene si moltiplicano producendo grandi quantità di immunoglobuline con lo stesso idiotipo.
Durante una massiccia produzione anticorpale, il sito combinatorio dell’anticorpo può fungere, esso stesso, da antigene
verso un altro anticorpo, inducendo così altri anticorpi specifici (anticorpi anti-idiotipo). A sua volta, il sito combinatorio
di questi secondi anticorpi induce la produzione di anticorpi, e così via. Il processo si espande generando un vero e proprio
reticolo di anticorpi che si legano l’uno all’idiotipo dell’altro, in uno stato di generale equilibrio che rende il sistema
immunitario diversificato e pronto a nuove risposte difensive. Ogni successiva produzione di anticorpi risulta
progressivamente di intensità inferiore rispetto a quella che l’ha indotta. Questo reticolo di interazioni regola la produzione
di anticorpi e la sua caratterizzazione sta aprendo affascinanti possibilità di manipolazione della risposta immunitaria.
Alcuni degli anticorpi di seconda generazione, quelli che interagiscono con il sito combinatorio degli anticorpi che legano
l’antigene (e che pertanto vengono considerati come ‘specchio’ o ‘immagine interna dell’antigene’), in determinati casi
(come risulta da evidenze sperimentali e cliniche), possono venir utilizzati al posto del vero antigene; potendo interagire
con il sito combinatorio dell’immunoglobulina e dare un segnale simile a quello dato dall’antigene, essi sono in grado di
indurre la produzione di anticorpi reattivi verso l’antigene.
Dalla prima guerra mondiale fino alla fine degli anni Cinquanta, la ricerca in campo immunologico è dominata dalla
sperimentazione biochimica. Oggetto principale della ricerca è lo studio della reazione antigene-anticorpo, identificata
come la chiave fondamentale della risposta immunitaria. Stabilito che l'organismo è in grado di produrre anticorpi, ovvero
sostanze neutralizzanti batteri, tossine e altro materiale estraneo, collettivamente definiti antigeni, come è possibile che per
ogni antigene diverso venga prodotto un anticorpo specifico? Nel 1940, Linus Pauling, elaborò una risposta che sembrò la
soluzione definitiva al problema: gli anticorpi assumono la forma specifica richiesta dall'antigene, poiché la proteina
anticorpale, entrando in contatto con l'antigene, si modella sulla sua configurazione.. La teoria dello "stampo", non dava
risposta, però, a Perché gli anticorpi sono sempre in quantità superiori agli antigeni. Come è possibile cioè che le copie
siano superiori agli stampi? e Perché, se un antigene si presenta una seconda volta, come nel caso delle vaccinazioni, la
risposta è più rapida e massiccia?
Su questa critica, a metà degli anni cinquanta, si innestano le idee rivoluzionarie ed il contributo teorico formidabile del
danese Niels Kaj Jerne che avvia la nascita di una nuova branca medica indipendente, l'Immunologia Nasce il dogma
centrale dell'immunità
La selezione clonale e la teoria del network immunitario Niels Kaj Jerne, propose un cambiamento teorico radicale
basato su due rovesciamenti: anziché sull'antigene, concentrò l'attenzione sull'anticorpo; anziché pensare all'induzione di
una proprietà (l'antigene che "stampa" il suo anticorpo specifico), teorizzò la selezione di proprietà già esistenti. Ipotizzo la
preesistenza di anticorpi con diverse specificità, che venivano selezionati dall'antigene: in sostanza, non era la chiave a
produrre la propria serratura, come nella teoria dello "stampo", ma era la serratura giusta che incontrava casualmente la
propria chiave però anziché pensare agli anticorpi, occorreva pensare alle cellule che li producono. Ed è ciò che fece
quattro anni dopo, nel 1959 l'australiano Frank Macfarlane Burnet, proponendo la teoria della selezione clonale. Secondo
questa teoria, le cellule produttrici di anticorpi hanno recettori specifici e ogni cellula ne produce un solo tipo. Se un
antigene si adatta bene ad un recettore si lega ed induce la cellula a moltiplicarsi in una progenie di cellule tutte con la
medesima specificità (CLONE). La specificità sono i recettori che per Jerne erano gli anticorpi. Questo spiega perché gli
anticorpi sono in numero maggiore degli antigeni e perché una successiva stimolazione antigenica produce una risposta
rapida e potentissima.
Con Burnet si scopre una proprietà essenziale del sistema immunitario: la sua capacità di memoria. Il successivo passaggio
è sempre opera di Jerne che, nel 1974, propone uno schema organizzativo e di funzionamento generale del sistema
immunitario che fornisce la cornice teorica ai successivi, notevoli sviluppi. Per lo scienziato danese occorre ampliare lo
sguardo al sistema nel suo insieme. Da questo punto di vista due sono le caratteristiche centrali:
1. il suo modello di funzionamento a rete;
2. la complessità e la diffusione del sistema nella gran parte dei tessuti dell'organismo.
La teoria della selezione clonale risolve brillantemente il problema della produzione di anticorpi specifici senza ricorrere a
teorie di adattamento della proteina anticorpale all'antigene (teoria dello stampo) o ad altre teorie che presuppongono
meccanismi preesistenti complessi in grado di spiegare la variabilità adattativa della specificità anticorpale all'universo
antigenico: l'incontro antigene-anticorpo è casuale e prevede lo stimolo proliferativo del clone cellulare che risulti specifico
per l'antigene, fenomeno che spiega, fra l'altro, lo squilibrio quantitativo fra antigeni ed
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Immunopatologia
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Esame Immunologia e immunopatologia