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RICONOSCIMENTO DELLE MHC NON-SELF

Il fenomeno della restrizione MHC ha permesso di spiegare il fenomeno

del riconoscimento delle molecole MHC non-self nel rigetto dei

trapianti di organi e tessuti tra individui della stessa specie.

Il rigetto avviene anche se le molecole MHC differiscono di un solo

aminoacido ed è mediato da linfociti T specificamente reattivi verso

molecole MHC non-self o allogeniche. Questi linfociti ammontano a

circa l’1-10% dei linfociti T in un individuo.

RICONOSCIMENTO DELLE MHC NON-SELF

Dato che un recettore dei linfociti T normalmente lega peptidi estranei

esposti sulle molecole MHC self, vi sono due modi in cui può legare

molecole MHC non-self.

1) In alcuni casi il peptide legato dalla molecola MHC non-self

interagisce fortemente con il recettore T e il linfocita T viene attivato.

Questo meccanismo cross-reattivo è conosciuto come peptide-

dominante.

2) Nel secondo meccanismo, conosciuto come MHC-dominante, i

linfociti T alloreattivi reagiscono a causa del legame stretto del recettore

T con le molecole MHC non-self.

RICONOSCIMENTO E RISPOSTA AI SUPERANTIGENI

I superantigeni sono una classe distinta di antigeni che stimola, nei

linfociti T, una risposta simile a quelle elicitate da molecole MHC

allogeniche.

Essi agiscono come superantigeni in quanto si legano in maniera diversa

contemporaneamente alle molecole MHC ed al TCR, permettendo la

stimolazione di un ampio numero di linfociti T.

I superantigeni vengono prodotti da batteri, micoplasmi e virus, e le

risposte che provocano sono più di aiuto per il patogeno che per

l’ospite. RICONOSCIMENTO E RISPOSTA AI SUPERANTIGENI

I superantigeni non devono venire processati per essere riconosciuti.

Legano direttamente la superficie esterna di una molecola MHC II che

di molti TCR.

ha già legato un peptide e la regione V

β L’interazione di un super

antigene con il TCR

avviene a livello dell’ansa

CDR2 e in misura minore

con l’ansa CDR1 e inoltre

con l’ansa ipervariabile HV4.

RICONOSCIMENTO E RISPOSTA AI SUPERANTIGENI

Il modo in cui avviene la stimolazione da parte dei superantigeni non

determina una risposta adattativa verso il patogeno, ma una massiccia

produzione di citochine da parte dei linfociti T CD4.

Superantigeni esogeni batterici:

• enterotossina A dello stafilococco (SEA), che causa avvelenamento

da cibo

• tossina 1 della sindrome da shock tossico (TSST-1), che è un

potente induttore di IL-1 e TNF-α

Il ruolo dei superantigeni virali nelle malattie umane è meno chiaro.

Esistono anche superantigeni endogeni, tra cui quello del virus del

tumore mammario del topo, il quale si è stabilmente integrato nel

genoma dell’ospite. MHC DI CLASSE III

Nella regione III mappano geni che codificano:

• alcuni componenti del complemento (C2, C4 e fattore B)

α β

• alcune citochine: TNFα e la linfotossina (LTα) e (LTβ).

• HLA-H (ridenominato HFE) mutato nell’emocromatosi

ereditaria MHC DI CLASSE Ib

Proteine simili alle molecole MHC I sono presenti nella regione I.

Presentano un basso polimorfismo e sono chiamate MHC classe Ib.

Come i geni MHC I, questi geni codificano proteine di superficie

β

associate alla -microglobulina.

2

Nel topo una delle molecole MHC IB, la H2-M3, può presentare

peptidi formilati. Le cellule infettate da batteri che si localizzano

nel citosol possono così venire uccise da linfociti CD8 che riconoscono

il peptide N-formilato legato ad H2-M3.

MHC DI CLASSE Ib

MHC DI CLASSE Ib AGISCONO DA LIGANDI

CHE ATTIVANO O INIBISCONO LE CELLULE NK

Alcuni di geni MHC di classe Ib, come i geni MIC, sono regolati a

livello trascrizionale in modo autonomo, in quanto sono indotti

come risposta a stress cellulari.

Ve ne sono cinque, ma solo due MICA e MICB sono espressi in

fibroblasti e cellule epiteliali, in risposte dell’immunità innata o nella

induzione di risposte adattative quando gli intereferoni non vengono

prodotti.

Le proteine MIC-A e MIC-B sono riconosciute dal recettore NKG2D

γ:δ

espresso dalle cellule NK, linfociti T e da qualche linfocita CD8,

inducendo queste cellule ad uccidere le cellule bersaglio.

NKG2D è un recettore “attivatore”.

MHC DI CLASSE Ib AGISCONO DA LIGANDI

CHE ATTIVANO O INIBISCONO LE CELLULE NK

Altre piccole famiglie di proteine di legame sono lontanamente

correlate con i geni MHC di classe I, anche se non sono codificate

dal locus MHC: UL16 o proteine RAET1,

omologhe alle proteine murine Rae 1(retinoic acid early inducible 1).

Anch’esse legano NKG2D, e sono espresse in condizioni di stress

cellulare, per cui le cellule bersaglio possono attivare NKG2D sulle

γ:δ

cellule NK, sulle cellule T e sulle cellule citotossiche CD8 ed

essere eliminate.

MHC DI CLASSE Ib AGISCONO DA LIGANDI

CHE ATTIVANO O INIBISCONO LE CELLULE NK

HLA-E (e la controparte murina Qa-1) si lega ad una sottopopolazione

di peptidi non polimorfi.

I complessi peptid:HLA-E si legano al recettore NKG2A, complessato

sulla superficie delle cellule NK con CD94.

Poiché NKG2A è inibitorio, una cellula che esprime HLA-E o Qa-1

non è uccisa dalle cellule NK.

MHC DI CLASSE Ib AGISCONO DA LIGANDI

CHE ATTIVANO O INIBISCONO LE CELLULE NK

Altre due molecole MHC di classe Ib, HLA-F e HLA-G, possono

inibire l’uccisione da parte delle cellule NK.

HLA-G è espressa dalle cellule placentari di derivazione fetale,

le quali non esprimono molecole MHC di classe I classiche e non

possono essere riconosciute dalla cellule T CD8, ma non vengono

uccise neanche dalle cellule NK.

HLA-G riconosce un recettore inibitorio sulle cellule NK, il recettore

leucocitario tipo immunoglobulina della sottofamiglia B,

membro 1 (LILRB1), chiamato anche LIR-1, che evita che le cellule

NK uccidano le cellule placentari.

MOLECOLE CD1

Alcuni geni MHC I-simili sono localizzati al di fuori della regione

MHC.

Una piccola famiglia di questi geni, chiamata CD1, è espressa da

cellule dendritiche, monociti e alcuni timociti.

Differiscono dalle classiche molecole MHC I per due caratteristiche:

1) Sebbene simili alle molecole MHC I come organizzazione di

β2-microglobulina,

sub-unità ed associazione alla si comportano

come MHC II -> non vengono trattenute nel RE ma si spostano

nelle vescicole endocitiche.

2) Sono in grado di legare e presentare glicolipidi (tra cui il lipo-

arabinomannano), i quali derivano dall’internalizzazione dei

micobatteri o da endocitosi recettore-mediata dei lipoarabinomannani.

MOLECOLE CD1

Le molecole CD1 sono classificate nel gruppo 1, che

comprende CD1a, CD1b e CD1c.

Il gruppo 2 comprende solo CD1d.

CD1e è considerato intermedio.

Le molecole CD1 posseggono una tasca profonda che lega le

catene alchiliche esponendo i gruppi carboidratici variabili

e altre parti idrofile permettendo il riconoscimento da parte

dei linfociti T.

I linfociti T che riconoscono le molecole CD1 non epsrimono

CD4 e neppure CD8.


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35

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1.19 MB

AUTORE

kalamaj

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Immunologia sui seguenti argomenti: il sistema o complesso maggiore di istocompatibilità è rappresentato dalle molecole MHC; queste molecole hanno il compito di legare i frammenti peptidici derivanti dai patogeni e di presentarli ai linfociti T. Il locus genico MHC è polimorfo e poligenico, concetto di restrizione del complesso MHC: discriminazione tra self e non self.


DETTAGLI
Esame: Immunologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - 6 anni)
SSD:
Università: Foggia - Unifg
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kalamaj di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Immunologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Foggia - Unifg o del prof Conese Massimo.

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