Il trapianto di intestino
Anatomia dell'intestino
L’intestino è suddiviso in due porzioni:
- Intestino tenue
- Intestino crasso
L'intestino tenue
È la porzione del tubo digerente nella quale si completa la digestione chimica e ha luogo l’assorbimento del materiale digerito. Ha un diametro medio di circa 4 cm ed è estremamente lungo (più di 6 m); è inoltre caratterizzato dalla presenza di numerose estroflessioni della parete, i villi intestinali, che fanno aumentare ulteriormente la superficie di assorbimento. È diviso in tre sezioni:
- Duodeno
- Digiuno
- Ileo
L'intestino crasso
È la porzione del tubo digerente in cui si accumulano i prodotti non digeriti e ha luogo il riassorbimento dell’acqua e dei sali ancora contenuti nel materiale proveniente dal tenue. È lungo circa 1.5-2 m ed è suddiviso in tre parti:
- Cieco
- Colon
- Retto
Un po' di storia...
1960 Richard Lillihei, dell’università di Minnesota, esegue uno studio preclinico di trapianto di intestino nel cane.
1964 A Boston Ralph Deterling inizia lo studio sull’uomo.
Primi anni '80 Il trapianto di intestino comincia a rappresentare un concreto approccio terapeutico salvavita.
2000 Il trapianto di intestino rappresenta un’efficace terapia per il trattamento dell’insufficienza intestinale terminale.
Indicazioni cliniche
Candidati al trapianto di intestino sono i pazienti con insufficienza intestinale cronica. Essa è caratterizzata dalla riduzione della massa intestinale funzionante sotto il minimo necessario per consentire una digestione ed un assorbimento di nutrienti adeguati al mantenimento del normale stato di nutrizione.
Cause della malattia
- Sindrome da intestino corto. La causa più comune di SBS è la resezione estesa dell’intestino come conseguenza del trattamento chirurgico della trombosi mesenterica, traumi addominali, morbo di Crohn.
- Alterazioni della motilità intestinale come si verifica nella pseudo-ostruzione cronica intestinale.
- Anomalie funzionali dell’assorbimento come nel caso della malattia dei villi.
Terapia
La nutrizione parenterale domiciliare (NPD) viene considerata la prima opzione terapeutica per i pazienti con insufficienza intestinale. Consiste nella somministrazione di sostanze nutritive per via endovenosa, sostenendo parzialmente o totalmente le funzioni intestinali perse e consentendo al paziente una sopravvivenza a lungo termine ed una discreta qualità di vita, ma questa non è sufficiente ad evitare complicanze.
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