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Kant – Fondazione della metafisica dei costumi (sezione seconda)

Analisi del titolo

Fondazione: vuol dire mettere le basi della metafisica dei costumi.

Costumi: si tratta di costumi etici, l'ètos, come il soggetto vive.

Metafisica: la parola richiama la natura di questa scienza (universale e necessaria).

Il compito di Kant è quello di mettere le basi di una scienza universale e necessaria dell’agire pratico del soggetto.

Le due strade dell'agire pratico

Vi sono due strade da poter percorrere:

  • La prima è una strada cosiddetta empirica, cioè mira a cercare ciò che per lo più accade, ma il ripetersi di alcune azioni non vuol dire che è universabile.
  • La seconda strada è quella che percorre Kant, si sofferma sull’intelletto, sui suoi contenuti e qui abbiamo l’universabile (per Kant).

I principi imperativi

Alla base dell'azione del soggetto vi sono due grandi principi imperativi:

  • Ipotetico
  • Categorico

Imperativo ipotetico

Partiamo dall’analizzare l’imperativo ipotetico: principi dell’azione che si possono dedurre tramite l’intelletto a partire dalla volontà del soggetto. Lo schema è: “Se vuoi, devi”. Il fatto di volere qualcosa implica dei doveri (o condizioni); altrimenti si cade in contraddizione. La scoperta di queste condizioni è proprio l’imperativo ipotetico.

Le famiglie dell'imperativo ipotetico

Il mondo dell’imperativo ipotetico si divide in due famiglie:

  • Imperativo ipotetico tecnico o problematico (regole dell’abilità)
  • Imperativo ipotetico assertorio o prammatico (consigli della prudenza)

Imperativo ipotetico tecnico o problematico

Analizziamo l’imperativo ipotetico tecnico o problematico partendo da un esempio: “Se vuoi superare l’esame di filosofia del diritto, devi studiare”. In questo caso l’oggetto di volontà è “voglio superare l’esame” e tale volontà implica che devo studiare.

Il mondo dell’agire pratico non è un mondo dove tutto è possibile (tema della coerenza). Si chiama imperativo categorico tecnico perché il dovere che ne deriva rispetto alla volontà è tecnico. Si chiama imperativo categorico problematico (parzialità di un volere) perché partiamo da un oggetto particolare della volontà, volere particolare che non hanno tutti. Non è una volontà necessaria per tutti. Non è problematico perché si dubita sul dovere ma perché ha a che fare con la parzialità di un volere che è tale per qualcuno ma non per tutti.

Imperativo ipotetico assertorio o prammatico

Analizziamo ora l’imperativo ipotetico assertorio o prammatico. Qui l’oggetto della volontà è fondato sull’oggetto reale. Cosa si intende dire? È un oggetto che si dà a tutti (è il contrario di oggetto particolare), è un volere che vogliono tutti.

Riferimento a Cotta

Parentesi su Cotta: sia con Cotta che con Kant ci troviamo ad affrontare almeno con due oggetti della volontà, uno che analizziamo in Cotta e uno in Kant. Quello che analizza Cotta è il seguente: quando vuole fondare alcuni doveri essenziali per riconoscere e distinguere la giuridicità dai racconti delinquenziali, dal crimine e da un ordine (il fatto di parlare di ordine non vuol dire che sia giuridico) fa leva anche lui usando l’imperativo ipotetico assertorio su un oggetto del volere.

Cotta dice che c’è qualcosa che gli uomini assolutamente vogliono cioè che tutti gli uomini non vogliono esistere ma coesistere. Se gli uomini vogliono coesistere, questa volontà non può essere accantonata, ma ci sono dei doveri che derivano da questa volontà? Cotta arriva ad individuare un dovere fondamentale (per Kant rispetto all’oggetto del volere non accade la stessa cosa): divieto di commettere violenze nei confronti dell’innocente, se lo fai salta la coesistenza, e proprio con il suo rispetto che vuoi salvare la coesistenza.

Il punto di vista di Kant

Analizziamo ora quello di Kant, lui fa un ragionamento più problematico, parla di un altro versante che tocca un altro volere, il volere che vogliono tutti è: tutti vogliono essere felici. Di questo ne dà una spiegazione Aristotele: l’azione degli uomini va verso il bene.

Il concetto di bene secondo Aristotele

Aristotele dice che ci sono:

  • I beni: sono quelli per cui ti chiedi perché vuoi realizzare questo bene.
  • Il bene (è un oggetto reale della volontà): c’è un bene che è tale in assoluto, infatti ha senso chiedersi perché vuoi realizzare questo BENE? Ha senso chiedersi “perché vuoi essere felice?” Ovviamente no.

Rispetto a questo oggetto reale della volontà vengono fuori quei doveri che Kant chiama consigli della prudenza, cioè consigli che non sono mai ultimativi, c’è sempre qualcosa che sfugge. Aristotele dice che gli uomini che vogliono essere tutti felici hanno dimenticato che non possono attuare la felicità ma possono tendere alla felicità. Tale imperativo termina con dei consigli della prudenza per essere felici (anche se non sono sufficienti in quanto non sono doveri assoluti ma sono interscambiabili con altri, non si è in grado di stabilire con certezza come essere felici):

  • Dieta
  • Parsimonia
  • Cortesia (devi vivere la cortesia per essere felice)
  • Riservatezza, verso se stessi e verso gli altri, devi proteggere il tuo mondo privato
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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ornygirl93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del Diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Incampo Antonio.
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