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Il mondo non sarebbe pensabile e quindi neanche desiderabile, di qui la

PERFEZIONE.

Doveri imperfetti: sono quei doveri che se venissero negati implicherebbero una

contraddizione per la volontà(in questo caso per contraddizione si intende che

sarebbe contradditorio che tu le volessi).

In questo caso la negazione è pensabile ma non è desiderabile, perché le cose

sono pensabili ma cadrebbe in contraddizione la tua volontà

Premessa fondamentale:

ci sono dei principi alla base dell’azione, quell’azione che il soggetto delibera di

seguire, tali principi sono il contenuto di una vera e propria metafisica dei costumi.

Cioè se è possibile scoprire alla base dell’azione del soggetto dei principi che sono

dettati dalla ragione

Il soggetto si chiede: come mi devo comportare? Kant sostiene che ci sono dei

principi fondati sulla ragione e non sono oggetto di una possibile trattativa del

soggetto con se stesso o con altri, pena la contraddizione.

Ci sono dei principi dettati dalla ragione che sono derivanti da un oggetto del volere

del soggetto, cioè un soggetto nel momento in cui delibera che vuole fare qualche

cosa deve sapere che da quella volontà derivano dei doveri. Questo succede

nell’imperativo ipotetico tecnico o problematico, e questo succede anche con

l’imperativo ipotetico assertorio o prammatico.

Questi doveri ipotetici si dicono tali perché sono inseriti all’interno di uno schema

ipotetico (“se vuoi..devi”)

Kant osserva che questi imperativi ipotetici non possono essere il contenuto di un

dovere morale( lo schema del dovere morale è “DEVI PERCHE’ DEVI”).

Principio innocuo di Kant: se c’è una legge morale dovrebbe consistere nell’agire

secondo quelle massime quando si chiede cosa è giusto o non è giusto fare in una

situazione particolare.

Kant fa 2 COSE ( come abbiamo già detto individuerà: 4 situazioni particolari e 3

formulazioni diverse):

Leggere situazioni particolari : il soggetto si chiede cosa faccio, cosa è giusto

- fare? La risposta di kant è che il soggetto come risposta deve dare:”affinchè

sia una legge morale e che deve valere per tutti”;

Fa 4 esempi(2 di doveri perfetti e 2 di doveri imperfetti)

-

Il principio di Kant “Agisci in modo da considerare la tua massima legge universale”

mira a far pensare prima di agire, cioè il soggetto deve chiedersi “che cosa

accadrebbe se la mia massima diventasse legge universale?

Faremo 3 esempi per capire meglio:

DOVERE PERFETTO VERSO GLI ALTRI: un tale ha bisogno di denaro e sa

1. già che non sarà mai in grado di pagare,ma promette di restituirli al fine di

ottenere il prestito.

Gli viene voglia di fare questa promessa ma conserva ancora sufficiente

coscienza per domandarsi “ Non è illecito e contrario al dovere trarsi fuori da

uno stato di bisogno in questo modo?

Supponiamo che decide di farlo, la massima corrisponde a “quando credo

che mi occorra denaro ne prendo in prestito a iosa promettendo di restituirlo

anche se non lo farò mai”, la massima quindi corrisponde ad un mio

“benessere futuro”.

Interrogativo morale: Ma sarebbe giusto?

Per avere una risposta converto l’amore di se in una legge universale, e mi

chiedo “la mia massima potrebbe diventare legge universale?

Quali sarebbero le conseguenze?

Ovviamente sarebbe auto-contraddittoria. Infatti nessuno crederebbe più a

ciò che gli viene promesso.

Piccola variazione del prof: abbiamo distinto delle condizioni che risalgono

alla struttura dell’atto e delle condizioni che risalgono alla funzione

essenziale dell’atto.

Prendiamo la promessa: il fatto che la promessa è deve essere futura risale

alla struttura, ma se io prometto con l’intenzione di non mantenere si

vanificherebbe la funzione dell’atto, avrei le parole ti prometto ma a che

servirebbero se non servono a soddisfare la promessa?

Kant in merito dice: renderebbe impossibile il promettere stesso e il fine che

promettendo ci si propone. Ciò che si vanificherebbe con quella legge che

ognuno può fare quello che vuole è il fine del promettere. Lui non distingue

funzione e scopo

Variazione del prof: siccome si andrebbe a vanificare la funzione essenziale

del promettere, in questo modo rende impossibile il promettere stesso.

Kant scopre che il dover morale ha a che fare con la funzione degli atti, è

realizzando la funzione di qualche cosa che si realizza il bene,l’etica come

direbbe Aristotele, è cercare di realizzare il bene.

DOVERE IMPERFETTO VERSO SE STESSO: un terzo vede in se tanti

2. talenti ma sa di essere in condizioni agiate e si da al piacere.

Si pone il problema se la sua massima( di non sfruttare i suoi talenti) possa

diventare una legge universale.

Un mondo dove uno che ha talenti e non li realizza potrebbe continuare ad

esistere, e cita un mondo dove le cose vanno così : “mari del sud”.

Cosa fanno gli abitanti dei mari del sud?

Lasciano arrugginire il proprio ingegno

- Decidono di dedicare la propria vita soltanto all’ozio, al piacere

- Si dedicano esclusivamente alla propagazione della specie

-

Un mondo così è pensabile, ma è desiderabile? Realizzare i propri talenti è un

bene, e cosa significa una volontà che non cerca il bene ma il male ? è una volontà

in se contraddittoria

DOVERE IMPERFETTO VERSO GLI ALTRI: un quarto a cui tutto va bene e

3. vede gli altri bisognosi, ma dice “A me che cosa me ne importa? Non lo

invidierò se un domani sarà ricco ma ora non mi interessa aiutarlo”

Kant parla di compassione, solidarietà:

Se questo modo di vedere diventasse legge universale?

Può continuare ad esistere il genere umano,in condizioni migliori rispetto al

mondo precedente.

Anche se è pensabile come legge universale è impossibile volere che tale

principio abbia valore universale di legge, infatti una volontà con tale principio

cadrebbe in contraddizione con se stessa, perché sono possibili i casi in cui

quest’uomo stesso un domani potrebbe aver bisogno di amore, simpatia e

non potrebbe riceverlo a causa di questa stessa legge, privandosi di ogni

speranza d’aiuto che egli si augura.

Abbiamo già detto che abbiamo 3 formulazioni dello stesso imperativo

categorico, che mettono in luce il senso dell’imperativo categorico.

Kant vede il principio dell’imperativo categorico in 3 sensi diversi, ma questi

sensi sono sempre il principio che lui chiama imperativo categorico.

2.La seconda formulazione( su cui ci soffermeremo di più, e ci

soffermeremo soprattutto sulla relazione intima che c’è tra la prima e la

seconda formulazione per comprendere meglio il senso trinitario che c’è nelle

3 formulazioni, per capire il nesso tra la 1 e la 2 formulazione in quanto il

contenuto tra le formulazione è differente): kant dice di agire in modo da

considerare sempre l’umanità come fine della propria azione e mai come

mezzo.

Perché uno viva dentro di se la legge morale, occorre agire in modo da

considerare l’umanità che è in se e negli altri sempre come fine. La propria

azione deve essere verificare se quell’azione mira a considerare l’umanità

come fine.

Come fa Kant a maturare questa seconda formulazione?

Kant si limita semplicemente a prendere atto di quali sono le conseguenze e

scopre che la conclusione che si trae dall’applicazione dell’imperativo

categorico è che i doveri che ne derivano sembrano rispettare tale principio,

cioè che l’umanità viene vista sempre come fine.

Riprendiamo gli esempi fatti in precedenza e verifichiamoli secondo questa

seconda formulazione:

DOVERE PERFETTO VERSO SE STESSO: Uno che medita il suicido

1. Kant considera il suicidio come qualcosa che implicherebbe una

contraddizione della natura, una contraddizione parmenidea, cioè è come

se l’essere dicesse “in quanto essere non sono”, di qui la contraddizione.

Chi si mette in una condizione del suicidio si mette in una condizione

innaturale che implica sicuramente un disturbo forte della personalità.

Kant dice: chi medita il suicidio si domanderà se la sua azione possa

essere in accordo con l’idea dell’umanità come fine in se stesso cioè si

scopre un dovere che è quello per cui il suicidio sarebbe in se una

condotta immorale; questo significa che è implicito in quel dovere(il

dovere di non suicidarsi) che il rapporto che il soggetto ha con se stesso

deve essere un rapporto sempre secondo il fine dell’umanità, anche

quando ti trovi nella sofferenza, perché se sei sofferente e ti togli la vita

evidentemente non stai agendo considerando l’umanità che è IN TE come

fine ma solo come mezzo, mezzo che deve assecondare un tuo

benessere particolare( il suicidio).

Chi si mette in quella condizione,cioè chi assume come massima il

togliersi la vita si mette in una condizione di immoralità perché quel

dovere che lui assume per se non potrebbe valido come legge universale

in quanto sarebbe un mondo contraddittorio(parmenideo).

Qual è la conseguenza che trae kant?

Il dovere morale( in questo caso il divieto del suicidio) tende a far

considerare che l’umanità non può essere gabellata con un tuo benessere

personale.

L’umanità che è il te è un fine e tutto quello che tu devi fare deve essere

indirizzato a trattare l’umanità come valore che in se è un fine della tua

azione.

Quale è il consiglio che da Kant?

E’ irrazionale che lui dinanzi agli ostacoli si comporti non

nell’atteggiamenti di chi deve superare gli ostacoli ma nell’atteggiamento

di chi deve soccombere dinanzi agli ostacoli.

Gli ostacoli nella nostra vita implicano un unico atteggiamento razionale

del soggetto, altrimenti sarebbe una vita contraddittoria, l’unico

atteggiamento è di affrontarli e superarli.

Quindi non bisogna evitarli(togliendosi la vita).

Kant: trarre una conclusione dalla scoperta di un dovere, la legge morale

vuole che tu scopra un fatto fondamentale , cioè l’umanità che è in te è un

fine.

Se questi per sfuggire ad una situazione penosa distrugge se stesso, egli

si serve di una persona semplicemente come di un mezzo per mantenere

una situazione sopportabile( per assicurare un benessere proprio).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ornygirl93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del Diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Incampo Antonio.

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