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Immanuel Kant - Critica della ragion pura

Kant “Giano bifronte”

Kant è un “Giano bifronte”: una grande personalità che vive tra la fine dell’illuminismo e l'inizio del romanticismo. Kant come illuminista esalta la “fiducia nella razionalità”. Ma la “ragione illuministica” conosce solo il mondo finito. Kant va oltre l’illuminismo perché tocca il problema metafisico, dell’infinito. La filosofia di Kant è detta “criticismo”, cioè “bilancio critico” delle conoscenze umane.

Empirismo e razionalismo

Nel 600 e nel 700 la filosofia si divide in due scuole di pensiero: l’empirismo e il razionalismo. Kant è prima razionalista, poi empirista, ma alla fine rivolgerà critiche sia all’empirismo che al razionalismo.

  • L’empirismo si fonda sulla conoscenza attraverso i sensi delle cose materiali.
  • Il razionalismo si fonda sulle conoscenze a priori della mente, non verificabili dalla scienza.

Giudizi sintetici e giudizi analitici

Il conoscere, dice Kant, è giudicare. Il giudizio è unione di un soggetto con un predicato. Kant mostra la debolezza sia dei giudizi nell’empirismo sia dei giudizi nel razionalismo.

  • L’empirismo, col suo metodo induttivo, che va dal particolare all’universale, e si fonda sui sensi, dà luogo a “giudizi sintetici a posteriori”. Esempio: “Il corpo è pesante”. Questo giudizio è sintetico perché la pesantezza del corpo posso verificarla solo coi sensi. Sintesi in greco significa unione: il giudizio unisce due termini diversi “corpo” e “pesantezza”. Questo giudizio è a posteriori, perché solo dopo che ho verificato con i sensi la pesantezza del corpo, posso dire che il corpo è pesante. Il giudizio sintetico a posteriori è produttivo, in quanto il predicato mi dà una conoscenza in più rispetto al soggetto. Questo tipo di giudizio però non arriva all’universalità, in quanto è fondato sui sensi. I sensi sono qualcosa di soggettivo, variabili da individuo a individuo.
  • Il razionalismo, con il suo metodo deduttivo, che va dall’universale al particolare, si fonda su “giudizi analitici a priori”. Esempio: “Il corpo è esteso”. Questo è un giudizio analitico perché io già so che un corpo è esteso. Tutti i corpi sono estesi. Nel soggetto ritrovo già il predicato e non ho bisogno di verificare con i sensi l’estensione del corpo. Il giudizio è a priori perché che un corpo è esteso lo so già prima dell’esperienza sensibile per via di ragionamento. Il giudizio razionalistico è un giudizio assolutamente necessario: visto che nel predicato ripeto quello che è già presente nel soggetto, sono sicuro della verità di quanto sto affermando. Esso non è produttivo, ma sterile in quanto non mi dà nuove conoscenze.

Kant sostiene che esistono giudizi che sono “sintetici e a priori” insieme: sintetici e quindi produttivi di conoscenza e a priori, cioè universali e necessari.

La “rivoluzione copernicana”

Kant per sostenere che esistono “giudizi sintetici a priori”, parla di “rivoluzione copernicana” della conoscenza. Fino a Copernico si pensava che il movimento degli astri dipendesse dagli astri stessi. Invece Copernico afferma che il movimento degli astri dipende dal soggetto osservante. È il soggetto a muoversi. Fino a Kant si pensava che la realtà avesse leggi. Con Kant è l’uomo il legislatore della natura. Compito del filosofo è quello di indagare la “ragione”. La ragione è articolata in intuizione, intelletto e ragione in senso stretto.

La conoscenza fenomenica

Per Kant la conoscenza della cosa in sé non è mai raggiungibile. Abbiamo solo una conoscenza fenomenica del mondo (dal greco phainomai, apparire). Per Kant tutti gli uomini sono dotati di ragione, quindi tutti gli uomini fanno una stessa deformazione della realtà. Per Kant ogni conoscenza è sempre frutto di un elemento materiale e di un elemento formale. La “materia” viene dall’esterno, e ad essa è aggiunta la “forma” ad opera dell’intuizione, dell’intelletto e della ragione. La prima “forma” che viene data alla materia è lo “spazio”.

Il trascendentale

Lo spazio è una forma a priori trascendentale: non è empirico, non è ricavato dall’esperienza. Tolto l’uomo, lo spazio non esiste; non è neppure a priori perché non è qualcosa che già conosco. Lo spazio c’è nel momento in cui la ragione si incontra con gli oggetti e li colloca uno a destra e l’altro a sinistra, uno in alto e l’altro in basso, ecc. Lo spazio è “trascendentale”, in quanto esiste solo nell’incontro tra soggetto e oggetto.

Spazio, tempo e categorie

La seconda “forma” trascendentale dell’intuizione è il “tempo”, la forma a priori trascendentale dell’esperienza interna. Il tempo si applica sia agli stati interiori, sia agli oggetti esterni. Tutte le sensazioni, sia esterne, sia interne, sono messe in successione dalla forma del tempo. Spazio e tempo vengono unificati dall’intelletto. L’intelletto opera connessioni, ma unisce un solo soggetto con un solo predicato. L’intelletto è una facoltà analitica, che si ferma a un mondo frammentario. La ragione invece coglie la totalità delle conoscenze, cioè opera grandi sintesi. L’intelletto opera mediante 12 categorie, cioè...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manola87love di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Gargano Antonio.
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