Iliade: parole importanti
Pathos significa "soffrire" o "emozionarsi" ed è la parte irrazionale che regola l'animo umano. Logos è la parte razionale in contrapposizione. Ethos si riferisce a "carattere" e "temperamento".
Il poema epico
Il poema epico narra le gesta storiche o leggendarie di un eroe o di un popolo. L’epica è la mythos, narrazione in versi del racconto di un passato glorioso di guerre e di avventure. Il termine "epica" deriva dal greco antico epos, che significa "parola" e quindi "narrazione", "racconto".
Il mito è un racconto parlato (orale) e tradizionale, trasmesso dai cantori (aedi) che ricevono l’ispirazione dalle Muse. Esso ha una struttura e una logica intricate, ramificate, ripetitive e talvolta simili a quelle dei sogni. Il mito è il deposito privilegiato della sapienza tradizionale che si presenta in moltissime versioni. Il mito è il nulla che è tutto: il mito è sufficiente a dar forma al reale e soprattutto a creare un’identità.
Le origini dell'Iliade
I poemi epici aprono la tradizione epica occidentale. Alle loro spalle troviamo la tradizione micenea e i cosiddetti secoli bui. In questi secoli i canti e le poesie erano declamati solo oralmente dai poeti-cantori (aedi) con accompagnamento musicale. Si pensa infatti che nel XIII-XII sec. a.C., in epoca micenea, cominciarono a nascere molte singole saghe tramandate solo oralmente. Nei secoli successivi gli aedi hanno continuato a modellare la saga orale e, grazie a quest’ultimi, si formarono i grandi cicli leggendari completi, tra cui quello della guerra di Troia.
Questa tradizione si mantenne durante i secoli bui fino ad arrivare all’VIII sec. a.C. Nel frattempo, nel X-IX sec. a.C., giunge in Grecia anche la scrittura. È quindi possibile che durante il IX-VIII sec. a.C. apparve un uomo (Omero o chiunque esso sia) che, con l’aiuto del nuovo mezzo della scrittura, si mise all’opera per dare vita a un grande poema epico tratto dalla saga della guerra di Troia.
Si pensa quindi che i poemi omerici sarebbero stati concepiti nella memoria e tramandati oralmente attraverso i secoli, per trovare solo molto tardi una forma definitiva. Omero non ha quindi composto l’Iliade a tavolino, ma dipendendo totalmente dalla tradizione orale che lo precedeva. L’Iliade mostra infatti molti caratteri dell’oral poetry, come:
- Il gran numero di versi e emistichi ripetuti.
- Numerose formule.
- Scene tipiche (es. scene di vestizione, discussioni assemblee, ...).
- Cataloghi (eroi, donne, caduti).
- Paragoni e similitudini.
Tuttavia, l’Iliade non può derivare totalmente dall’oral poetry, dato che è un poema di grande respiro che mostra una composizione ampiamente strutturata, un’architettura precisa. È inoltre attraversata da una strettissima maglia di rimandi al prima e al dopo, con collegamenti a distanza tra punti del poema lontanissimi. Questa ricchezza di raccordi implica un testo fissato che esclude quindi l’oral poetry, dove in ogni recita i particolari possono variare. L’Iliade stessa esige per l’appunto un testo stabilito.
La guerra di Troia
L’evento cardine dell’ira di Achille abbraccia solo pochi giorni dell’ultimo anno della decennale guerra di Troia. Omero inizia la narrazione in un momento cruciale della vicenda in medias res, non sviluppando una narrazione fin dagli esordi della guerra. Non parla delle cause della guerra, né se ne racconta la fine. Si tratta di uno stratagemma narrativo che cattura l’attenzione del lettore. Questa tecnica si avvale tuttavia di analessi e prolessi che costruiscono l’intreccio, la trama narrativa, permettendo al lettore di ricostruire la guerra fin dal principio e annuncia anche alcuni avvenimenti futuri. Questi spunti e accenni di richiamo vengono pronunciati dai personaggi stessi.
La guerra di Troia è un evento universale, dove la totalità degli Achei si è raccolta sotto la guida del più potente, Agamennone di Micene, e si scontra con i Troiani che combattono con le più diverse genti dell’Asia. Sono quindi due mondi che si scontrano in armi: l’Occidente contro l’Oriente. La guerra di Troia è quindi un prototipo di una guerra mondiale.
La guerra di Troia è considerato un evento universale che vede impegnati anche gli dei. La narrazione si svolge su due piani: quello degli uomini e quello degli dei. Gli dei intervengono sull’evolversi della vicenda secondo simpatie o antipatie. Non s’intravede quindi un senso di giustizia superiore.
Le forze in campo in questa battaglia sono:
- Per i Greci:
- Agamennone di Micene, capo supremo dell’intera Ellade
- Menelao di Sparta, fratello di Agamennone e marito di Elena
- Ulisse
- Achille
- Diomede
- Aiace Telamonio
- Aiace Oileo
- Nestore
- Tra gli dei:
- Era e Atena, contro Paride per via del suo giudizio della mela d’oro
- Poseidone
- Per i Troiani:
- Priamo, re di Troia
- Ettore, figlio di Priamo
- Paride, figlio di Priamo e colui che rapisce Elena
- Enea
- Deifobo
- Alleati dell’Asia Minore
- Tra gli dei:
- Ares
- Apollo
- Afrodite
La guerra di Troia comincia con un adulterio. Tutto iniziò con il matrimonio di Teti e Peleo al quale vennero invitati tutti gli dei meno Eris, la dea della discordia. Sentendosi insultata, gettò sul tavolo una mela d’oro con la scritta "alla più bella". Era, Atena e Afrodite pensavano spettasse a ognuna di loro e cominciarono a litigare. Zeus, per placarle, ordinò ad Ermes di condurle da Paride, un principe troiano, il quale avrebbe decretato chi fosse la più bella. Le tre dee offrirono grandi doni al giovane ma questi scelse Afrodite poiché gli prometteva l’amore della donna più bella del mondo, Elena di Sparta.
Durante una missione diplomatica Paride si reca a Sparta e s’innamora della bella Elena, moglie del re di Sparta, Menelao. Con l’aiuto di Afrodite, Paride riesce a rapire Elena e a portarla a Troia. Scoperto il rapimento, Menelao si reca con Ulisse a Troia per riprendere sua moglie, ma i Troiani rifiutano di consegnargliela perché troppo bella.
L’assedio della città di Troia è dovuto a questo rapimento e i Troiani sostennero per 10 anni l’assedio poiché non potevano lasciare Elena ai Greci. La bellezza di Elena è quindi la causa della guerra. Non si tratta quindi di una guerra per questioni geopolitiche: Troia era una città ricca e florida, collocata in un’interessante posizione geografica dal punto di vista strategico (sulla costa turca e controllava lo stretto dei Dardanelli che è lo sbocco del Mar Nero dal quale provengono gran parte delle materie prime come l’ambra, il ferro, l’oro), ma la ragione della guerra non è questa. La guerra si compie solo per Elena.
Iliade, il “poema della forza”
L’Iliade è il “poema della forza”, in cui la forza e l’eroismo guerriero vengono esaltati. L’eroe è un esponente della società aristocratico-patriarcale che non è soltanto potente e abile negli scontri, ma conosce il senso della regalità, della devozione, dei legami di stirpe, della fedeltà, dell’onore ed è soprattutto desideroso di gloria, di lasciare memoria di sé ai posteri, distinguendosi sempre come il migliore. Achille è il personaggio principale che incarna questa forza, seguito da Ettore e Aiace.
Achille è figlio dell’umano Peleo e della dea marina Teti. È quindi un semidio. Da piccolo fu immerso dalla madre in un liquido che lo rese invincibile tranne nel tallone, il punto dal quale la madre lo tenne mentre lo immergeva. Morirà proprio per una freccia scoccata da Paride che colpì il suo tallone.
Pur essendo il poema della forza, l’Iliade finisce in qualcosa che non esalta la forza, bensì l’astuzia: è infatti con l’inganno del cavallo di Troia che i Greci conquisteranno la città.
Il nucleo dell’azione: l’ira di Achille
L’Iliade narra di un’unica azione: l’ira di Achille, un’ira funesta che diventerà il motore dei terribili eventi. Vediamo l’ira in azione in almeno due episodi:
- Insorge in Achille come ira giustificata in seguito all’offesa arrecatagli da Agamennone, che gli sottrae la sua schiava preferita, Briseide, senza alcuna spiegazione. Achille reagisce ritirandosi dalla guerra ma non torna a casa, resta bensì nella sua tenda. Questa astensione ha conseguenze quasi fatali per i Greci, che stanno per essere definitivamente battuti dai Troiani.
- Ettore infatti ha portato il suo esercito fino alle mura costruite dai Greci e addirittura fino alle navi greche. Date le circostanze, il fedele amico e scudiero di Achille, Patroclo, non riesce ad astenersi dalla guerra e con il consenso di Achille prende la sua armatura e l’esercito per entrare in battaglia. In duello con Ettore, Patroclo perde la vita, scatenando ancor più l’ira di Achille.
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