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Il viaggio al di là dei tre mari

Il manoscritto Troickij

Il manoscritto Troickij della fine del secolo XV cita il frammento in cui si trova nell'India musulmana durante la notte di Pasqua e guarda il cielo stellato. Inizia chiedendo a Dio misericordia per sé stesso, peccatore. I tre mari sono quello di Derbent, il Mare indiano, il Mar Nero. Partì con la concessione del principe della Rus (Michele Borisovic) e del vescovo Gennadij di Tver. Dal Volga giunse ai martiri Boris e Gleb, poi a Kazan’ senza incontrare nessuno. Di lì a poco il mercante e i suoi compagni di viaggio incontrano tre tatari pagani e tentano di fuggire ma vengono inseguiti, saccheggiarono il battello e uccisero uno di loro.

Derbent e altre città

I viaggiatori giungono a Derbent, da qui sussegue un elenco di città in cui soggiornò da un minimo di un mese a un massimo di sei mesi. Trascorre a Cormosa (isola invasa dal mare due volte al giorno) il primo giorno di Pasqua, e nota il sole cocente. Rimase lì un mese e poi andò al di là del Mare indiano.

Descrizione dell'India

Giunto in India ne descrive i costumi: donne nude, capelli in una treccia, quasi tutte aspettano un figlio e ne fanno tanti. Sono tutti mori e guardano Afanasij, l’unico bianco, con meraviglia. Descrive gli abiti del principe e delle principesse (il fota) invece i servitori hanno scudo e spada, o lance, archi e frecce. Sono tutti scalzi e robusti e non si tagliano i capelli.

Soggiorno a Junnar

Soggiorna due mesi a Junnar. Gli indiani arano e seminano in frumento. Non ci sono molti cavalli, piuttosto vacche e bufali. La città è su di un’isola rocciosa. Il khan prende il puledro di Afanasij in cambio di monete d’oro e conversione alla loro fede. Sottolinea l’inganno dei “cani maomettani”: gli avevano detto che nel loro paese c’era molta mercanzia adatta agli slavi ma la merce sembra adatta solo alla loro terra. In mare ci sono tanti pirati né cristiani né musulmani che adorano idoli di pietra.

Aland

Parla di una fiera visitata da moltissimi mercanti che dura dieci giorni, dove vendono soprattutto cavalli. In questa città un uccello vola di notte e se si posa su una casa, in quella casa qualcuno muore. Se si prova ad uccidere l’uccello questo emana una fiamma dal becco. Descrive poi le scimmie, che vanno in giro nei boschi e hanno un principe-scimmia e un esercito che disordina le case e uccide gli uomini.

Bidar

A Bidar c’è un mercato di cavalli, seta, uomini mori, verdure. Descrive alcuni dei loro costumi, come il loro andare in guerra montando gli elefanti e sulle loro zanne e proboscidi fissano delle spade e li coprono con una corazza. Il paese è popoloso ma le campagne sono povere: c’è molto distacco.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/21 Slavistica

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