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Il sistema politico italiano

Prima della Repubblica

Uno dei principali caratteri del processo di formazione del sistema politico italiano è la sua relativa rapidità. Rispetto ai grandi paesi democratici dell'Europa Occidentale, l'unificazione italiana avviene relativamente tardi e in modo non consensuale. Ciò ha una serie di conseguenze per lo sviluppo politico successivo. La principale è che l'Italia si trova ad affrontare in rapida successione sfide che altrove sono state diluite in periodi di tempo decisamente più lunghi:

  • Costruire uno Stato in grado di garantire la sicurezza esterna ed interna
  • Sviluppare un'identità comune e una legittimità diffusa nei confronti del nuovo sistema
  • Assicurare la partecipazione di settori sempre più ampi di cittadini
  • Ridistribuire in modo più equo le risorse

Inoltre, il nuovo Stato deve fare i conti con avversari di notevole peso, i vecchi sovrani, l'Austria e soprattutto la Chiesa cattolica, la cui opposizione nei confronti del nuovo Stato diventa radicale. Dopo la presa di Roma nel 1870 viene emanato il non expedit, cioè il divieto per i cattolici di partecipare alle elezioni politiche; la quasi totalità degli italiani arriva così a negare la legittimità del nuovo ordine politico.

Alla fine dell'Ottocento emerge poi il conflitto di classe: si formano le prime organizzazioni anarchiche e socialiste (nel 1892 viene fondato il Partito Socialista Italiano) e si moltiplicano le agitazioni. Le istituzioni del sistema politico unitario sono regolate dallo Statuto Albertino (1848), un insieme di norme giuridiche che regolano l'esercizio del potere politico. Al re appartiene il potere esecutivo che governa tramite i suoi ministri, nonostante il governo non esista nello Statuto.

Il parlamento dell'Italia liberale è bicamerale:

  • Senato: non elettivo, formato da personalità dotate di particolari requisiti e nominate a vita dal re.
  • Camera: elettiva, svolge un ruolo centrale nel sistema istituzionale per il rapporto di fiducia con il governo.

Nei primi anni, la politica del nuovo Stato vede emergere una dinamica bipartitica. In Parlamento si fronteggiano due grandi raggruppamenti: la destra e la sinistra “storiche”. Non si tratta di veri partiti politici ma di raggruppamenti parlamentari di base prevalentemente regionale. La principale linea di divisione riguarda il processo di unificazione:

  • Destra: sostenitori della monarchia costituzionale e difensori dei diritti di proprietà
  • Sinistra: repubblicani e chi ha scelto la via insurrezionale per raggiungere l'unità

La debolezza dei raggruppamenti parlamentari emerge ancor di più dal 1882 in poi, quando viene progressivamente meno chiara una distinzione tra maggioranza e opposizione: Trasformismo. I governi sono il frutto di mutevoli alleanze tra i gruppi che prevalgono in parlamento, fatto che incide negativamente sulla loro stabilità: la durata media dei governi che si succedono è di 13 mesi.

Il trasformismo contraddistingue tutta la parte centrale dell'età liberale, fino almeno alla fine della Prima Guerra Mondiale. Il trasformismo deve molto anche alla necessità della classe politica liberale di far fronte comune in presenza di forti opposizioni anti-sistema. I cattolici e il nascente movimento socialista si affacciano sulla soglia del sistema politico sconfinando spesso nella contestazione radicale delle stesse istituzioni dello Stato unitario.

L'atteggiamento di ostilità della Chiesa nei confronti del nuovo ordine politico pesa per tutto il periodo liberale, anche perché in una società come quella italiana il ruolo dei politici cattolici non è certo trascurabile. La fine del XIX secolo vede irrompere nella scena sociale e politica le classi di contadini e operai. Al Nord iniziano ad organizzarsi in sindacati e da lì a poco prende forma anche un proletariato urbano che darà luogo a organizzazioni politiche e sindacali d'ispirazione socialista.

A livello politico, il neonato partito socialista mostra una divisione interna:

  • Riformisti: interessati ad entrare nelle istituzioni per trasformarle e tessere alleanze con le altre forze progressiste
  • Radicalisti: fiduciosi nell'avvento di una società socialista e quindi non interessati ad agire nelle istituzioni

Di fronte alla mobilitazione operaia e contadina, la classe politica liberale inizialmente si divide ed emerge una parte che tende a reagire con la forza. Sidney Sonnino ne è l'esponente più sofisticato. Il suo obiettivo è integrare direttamente le masse nello Stato, sfidando l'élite anti-sistema, con una politica che accompagni alla repressione le riforme sociali. La sua politica non fa però che accentuare ulteriormente il conflitto sociale, provocando crescente malumore in Parlamento.

Il secolo si chiude con l'assassinio del re Umberto I per mano di un anarchico, segno della gravità della crisi. La palla passa così ad un altro importante esponente della classe liberale, Giolitti, destinato ad influenzare in modo determinante i primi 15 anni del nuovo secolo (età giolittiana).

I risultati ottenuti:

  • Negativi: non si arriva mai ad una strutturazione chiara di alternative politiche di governo e il sistema politico resta caratterizzato da un basso livello di competizione.
  • Positivi: le forze anti-sistema si esprimono a favore di provvedimenti del governo.

La partecipazione alla Prima Guerra Mondiale ha delle conseguenze di estremo rilievo per lo sviluppo politico del nostro paese. L'Italia entra in guerra nonostante l'opposizione della maggioranza parlamentare. La decisione viene presa dal governo Salandra, con l'appoggio del re, e viene però anche sostenuta da forti manifestazioni di piazza che per la prima volta svolgono un ruolo importante nella politica italiana.

La guerra ha profonde conseguenze per il sistema politico in quanto l'esercito che combatte al fronte è in gran parte formato da contadini che alla fine si trovano maggiormente in credito nei confronti del sistema politico. Gli operai vedono la loro posizione rafforzata grazie al processo di industrializzazione che la guerra favorisce. La fine della guerra segna l'inizio di una fase di agitazioni sociali molto acute: è il “biennio rosso”, caratterizzato da ogni sorta di scioperi e occupazioni di terre, fabbriche ed edifici.

La svolta arriva ma in senso contrario, innescata da un processo di contromobilitazione da parte delle classi medie. Queste ultime si mostrano particolarmente sensibili al mito della “vittoria mutilata” ed è quindi in questi settori della società che il fascismo pesca i suoi aderenti. Il sistema politico si trova così impreparato ad affrontare i processi di mobilitazione post-bellica.

Con la fine della guerra, i cattolici si organizzano in modo autonomo. Nel 1918 viene fondato il Partito Popolare Italiano e nel 1919 viene revocato il non expedit. I liberali sono privi di strutture in grado di gestire il forte processo di mobilitazione di questi anni, soprattutto dopo le elezioni del 1919, i liberali non dispongono più della maggioranza parlamentare.

In una tale situazione di fragilità istituzionale, il movimento fascista e il suo capo Benito Mussolini arrivano al potere il 28 ottobre del 1922. Una volta consolidato al potere, il regime fascista assume rapidamente i tratti di un regime autoritario.

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Scienze politiche e sociali SPS/11 Sociologia dei fenomeni politici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ludovica.gioggi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gritti Roberto.
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