Il battesimo dell’estetica – Leonardo Amoroso
Introduzione
Bellezza e arte nel mondo antico: Pur essendo rilevanti e profonde le considerazioni sulla bellezza o sull’arte elaborate nel pensiero
antico e medioevale, riteniamo che a rigore esse non siano assimilabili a ciò che, nella filosofia moderna, è stato chiamato «estetica», nome
che risulterebbe inadeguato, perché anacronistico, se usato anche per le dottrine antiche dell’arte e della bellezza. Pulcher è, in generale, ciò
che manifesta perfezione e dunque attrae a sé, provocando ammirazione e meritando consenso: un significato che sembra inseribile in una
«metafisica del bello», laddove il «bello» non è un valore fruito o prodotto dall’uomo, ma una proprietà essenziale dell’essere stesso. La
nozione di «arte» rimanda al termine greco tèchne, che indica per lo più un saper fare, un’abilità acquisita e non ha nessun riferimento
specifico a quelle «arti» che verranno poi dette «belle», le quali non costituiscono nel mondo antico un insieme a sé; del resto, non c’è un
termine greco che individui tutte e solo quelle arti. La distinzione principale che vige nella cultura antica è invece quella che oppone fra loro le
«arti liberali», degne di uomini liberi, e quelle «meccaniche» o «servili»: le «arti liberali» (nella classica sistemazione medioevale: quelle del
Trivio, cioè grammatica, retorica e dialettica, e quelle del Quadrivio, cioè aritmetica, geometria, astronomia e musica) non s’identificano
affatto con quelle che verranno poi dette «arti belle».
Dall’Umanesimo al Settecento: Nell’Umanesimo il passaggio dal Trivio agli studia humanitatis comporta l’inserimento fra le arti liberali
della poesia; nel Rinascimento ha luogo la promozione sociale degli artisti: pittura, scultura e architettura assumono anch’esse il titolo di «arti
liberali». Nel Seicento l’affermarsi della nuova idea di scienza matematico-sperimentale della natura (controllabile, cumulabile, etc.) comporta
un divorzio fra arte e scienza, ormai considerate attività eterogenee, a differenza di quanto accadeva con gli artisti del Rinascimento (basti
pensare a Leonardo). Nel Settecento si stabilisce definitivamente il moderno «sistema delle arti belle» e viene definito per esse un ambito
esperienziale specifico (autonomo e separato), l’ambito dell’estetica, in cui arte e bellezza sono strettamente connesse a una specifica facoltà
dell’uomo.
1. Alexander Baumgarten - Progetto dell’estetica
Meditazioni filosofiche su alcuni aspetti del poema: La questione se l’estetica nasca davvero nel Settecento resta controversa, ma
è assolutamente certo che il battesimo di questa disciplina ha luogo nel 1735, data di pubblicazione delle Meditazioni filosofiche su alcuni
aspetti del poema di Alexander Baumgarten, dissertazione per la libera docenza e prima opera da lui pubblicata. II terzultimo paragrafo delle
Meditazioni si apre richiamando la definizione di «filosofia poetica»: una nozione che, per la congiunzione stessa dei due termini che la
compongono, riassume in sé Io scopo del trattatello. Lo scopo della dissertazione è quello di offrire un tentativo di ricomprendere la poetica e
la retorica in un contesto filosofico, più precisamente, nel contesto della dottrina della conoscenza di matrice leibniziano-wolffiana, all’interno
della quale soltanto sono intelligibili sia il carattere sensibile sia la perfezione attribuiti da Baumgarten al «poema» come «orazione sensibile
perfetta». Per chiarirlo è necessario un rapido excursus su quella tradizione razionalistica di cui Baumgarten è figlio (un po’ ribelle, proprio per
la sua rivalutazione della sensibilità).
Classificazione delle rappresentazioni: Mentre Cartesio aveva indicato nella chiarezza e nella distinzione i tratti della verità propria
di quei contenuti di cui la mente ha certezza, Leibniz definisce la distinzione come un grado superiore della chiarezza e propone l’identità fra
«distinto» e «razionale» e, parallelamente, fra «confuso» e «sensibile». Le rappresentazioni possono dunque essere 1. oscure e confuse, 2.
chiare e confuse, 3. chiare e distinte. Il senso generale dell’operazione di Baumgarten sta insomma nel tentativo d’integrare la poetica nella
filosofia (leibniziano-wolffiana) e, più precisamente, nella dottrina della conoscenza sensibile: come tramite funge la classificazione delle
rappresentazioni.
«Estetica» come facoltà conoscitiva inferiore: Il conio del titolo «estetica» fa la sua prima comparsa alla fine del trattatello, nel §
116, dopo che nel precedente paragrafo veniva lamentato il disinteresse della logica per le facoltà conoscitive inferiori e proposto dunque di
trasferirne la competenza ad altra e nuova disciplina, l’estetica. Essa viene definita nel § 115 nei termini di scientia cognitionis sensitivae,
laddove il latino sensitivus corrisponde la greco aistetikòs.
2. Alexander Baumgarten - Definizione e apologia dell’estetica
Quattro definizioni dell’Aesthetica: Alla definizione principale data da Baumgarten nelle Meditazioni si aggiungono quelle che
compaiono all’inizio dell’Introduzione all’Aesthetica, dove le vengono attribuite fra parentesi quattro definizioni complessive. Due di esse, che
suonano «gnoseologia inferiore» e «arte dell’analogo della ragione», fanno direttamente riferimento all’ambito conoscitivo indicato dalla
definizione principale, mentre le altre due fanno riferimento a quelle dimensioni della bellezza e dell’arte alle quali sarà poi ben più legata la
sorte della disciplina battezzata: sono le definizioni che suonano «teoria delle arti liberali» e «arte del pensare in modo bello».
Estetica come «perfezione della conoscenza sensibile»: Le «arti liberali» a cui egli fa riferimento (non indicate direttamente)
sembrano comprendere sia le arti belle in senso stretto sia le vecchie arti liberali, soprattutto quelle del Trivio (grammatica, dialettica,
retorica). Questa classificazione è conforme sia alla fondazione baumgarteniana dell’estetica come parte della gnoseologia, sia alla sua
definizione di pulchritudo come perfectio cognitionis sensitivae, data nel § 14 dell’ Aesthetica. L’estetica si occupa della «bellezza», ovvero della
«perfezione della conoscenza sensibile» e tale è il suo fine, cioè si dà come «arte del pensare in modo bello».
Apologia dell’estetica: L’introduzione ricalca il modello retorico dell’apologia: i §§ 5-13 sono appositamente costruiti come un
contraddittorio nel quale viene data prima voce e poi risposta a obiezioni reali o possibili. Esse esprimono per lo più i pregiudizi che nei
confronti di una disciplina come l’estetica non può non nutrire l’ambiente razionalistico nel quale Baumgarten si forma e al quale continua a
riferirsi. Così, proprio perché è questo il suo interlocutore, Baumgarten costruisce la sua apologia dell’estetica anche evidenziando i pregi di
quest’ultima per le stesse scienze razionali, sia come loro ancella, sia come loro divulgatrice: vengono quindi elencate le applicazioni
vantaggiose dell’estetica, a partire da quelle che hanno a che fare con le scienze razionali. Quella che a prima vista sembra essere solo la
moderata e umile richiesta di non trascurare, in nome della logica, qualcosa che è le è subordinato ma non per questo indegno d’attenzione,
tende a trasformarsi in un’operazione ben più radicale e rivoluzionaria, per cui si può finire per assegnare alla dimensione estetica un primato,
se non altro nel senso di una priorità.
Suddivisione dell’Aesthetica: Nell’ultimo capoverso dell’Introduzione Baumgarten propone una suddivisione all’estetica che è al
contempo l’indice dell’opera. Ma i due volumi poi pubblicati non portarono a pieno compimento tale progetto: mancano la seconda parte (la
Pratica), la seconda e la terza sezione della prima (la Metodologia e la Semiotica della Teoretica), di cui risulta incompleta persino la prima
sezione (l’Euristica). Baumgarten decise di pubblicare il secondo volume dell’opera nella forma incompiuta siccome non godeva di buona
salute.
3. Immanuel Kant - Sulla possibilità di un’estetica filosofica
Diffusione della proposta baumgarteniana: Neologismo e proposta di Baumgarten hanno rapida diffusione soprattutto grazie a F.
Meier e J. Sulzer. Il primo, amico e allievo di Baumgarten, pubblicò i Principi primi di tutte le scienze e le arti belle anticipando l’uscita
dell’Aesthetica e riportandone sviluppati gli intenti baumgarteniani. Il secondo pubblicò una Teoria generale delle arti belle, una sorta di
dizionario estetico in cui definisce «estetica» come «scienza delle sensazioni», in quanto la filosofia delle arti belle «dev’essere fondata sulla
teoria della conoscenza indistinta e delle sensazioni».
Fase precritica: Fra coloro che recepiscono neologismo e proposta di Baumgarten vi è anche Immanuel Kant. Mentre nella sua fase
precritica, in particolare nelle Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime, egli non usa la parola «estetica», in un corso universitario del
1765 sulla metafisica adotta un testo sulla correlazione baumgarteniana di logica ed estetica. Presentando il corso, Kant sostiene che l’estetica,
o critica del gusto, aiuta a comprendere le regole della logica proprio facendo risaltare il contrasto fra le due. Ritiene però più corretto, come
suggerito da Home, dare all’estetica il nome di critica perché essa «non dà alcuna regola a priori che determini in modo sufficiente il giudizio,
come fa invece la logica, bensì trae le sue regole a posteriori».
Critica della ragion pura: Nella prima nota del primo paragrafo della Critica della ragione pura (1781), intitolata Sulla possibilità di
un’estetica filosofica, Kant accoglie il neologismo baumgarteniano, usandolo addirittura come titolo di una parte dell’opera stessa, ma lo
adotta togliendogli ogni riferimento alla bellezza e all’arte: l’«estetica» è una parte della dottrina della conoscenza e rispetto alla logica, che si
occupa degli elementi razionali della conoscenza, si occupa di quelli sensibili. La prima parte della Critica della ragion pura è infatti denominata
Estetica trascendentale (la seconda Analitica trascendentale) e l’aggiunta dell’aggettivo «trascendentale» è decisiva: esso qualifica
l’impostazione filosofica kantiana rispetto al razionalismo precedente, in cui rientra Baumgarten, la quale considera «trascendentale» ogni
ricerca che, portando in luce quanto v’è di a priori (di universale e necessario) in un modo di esperienza, traccia di quest’ultimo i limiti e, cosi
facendo, ne fonda al contempo la possibilità (entro quei limiti). In particolare, l’estetica trascendentale studia tutti i «princìpi a priori della
sensibilità», i quali sono lo spazio e il tempo (perché è solo nello spazio e nel tempo che i fenomeni si danno alla nostra «intuizione sensibile»).
In questo senso Kant nega che una «critica del gusto» possa essere elevata a dignità scientifica: tale «promozione» è dichiarata inammissibile
perché il gusto non ha princìpi a priori e dunque non è passibile di una considerazione trascendentale. «I tedeschi sono gli unici a servirsi della
parola estetica per designare con essa ciò che gli altri chiamano critica del gusto. La ragione di ciò sta nella speranza che concepì Baumgarten:
quella di riportare la valutazione critica del bello a principi razionali e di elevarne le regole a scienza. Ma tale sforzo è vano. […] È perciò
consigliabile di abbandonare questa denominazione e conservarla per quella dottrina che è vera scienza».
Kant e Baumgarten: In Baumgarten l’estetica si fondava su una classificazione psicologica delle rappresentazioni che permetteva di
introdurre la nozione di «bellezza» come chiarezza intensiva, perfezione della conoscenza sensibile, etc. L’impostazione trascendentale di Kant
non concede spazio per una scienza estetica che sia anche una dottrina della bellezza (e del gusto e dell’arte), perciò a quest’ultima non può
essere oggetto di una scienza rigorosa.
Seconda edizione della Critica della ragion pura: Pur rifiutando che una dottrina del gusto, del bello, dell’arte, etc. sia vera
scienza, Nella seconda edizione della Critica (1787) egli apporta dei ritocchi lasciando intendere che, per il gusto, possono esserci anche fonti
non empiriche e regole a priori, benché indeterminate. Se dunque il gusto può far riferimento a qualche principio a priori, allora la critica del
gusto potrà essere fondata come vera scienza: in una lettera contemporanea a questa seconda edizione, infatti, Kant afferma di aver scoperto
un nuovo tipo di principi a priori, relativo alla facoltà del gusto e di stare lavorando a una «critica del gusto» che spera di realizzare in qualche
mese.
Critica del giudizio: Sebbene la critica del gusto goda ora di scientificità, Kant si mostra riluttante a chiamarla «estetica» in quanto il
termine indica già una parte ben precisa del suo sistema che non ha niente a che fare col gusto, col bello e con l’arte; un’omonimia sarebbe
quanto meno imbarazzante. La terza parte della filosofia, oltre a teoretica e pratica, non tratta l’«estetica» ma la «teleologia», la cui critica
viene chiamata Critica del Giudizio, o più precisamente, Critica della capacità di giudizio. Perciò nella terza critica la parola «estetica» viene
accuratamente evitata, mentre l’aggettivo «estetico» (poco usato nella prima critica) arriva a designare la prima parte dell’opera, la «capacità
di giudizio estetica», in cui si sottopongono a considerazione trascendentale i «giudizi estetici», che «concernono il bello e il sublime della
natura o dell’arte». Almeno da questo punto di vista la proposta terminologica baumgarteniana è stata ripresa.
4. I giudizi estetici
Aggettivo «estetico»: Nella Prima introduzione alla terza critica Kant chiarisce l’uso dell’aggettivo «estetico», in particolare
nell’espressione «giudizi estetici». Dal punto di vista terminologico, il termine «estetico» esprime il suo essere «relativo al sentimento»,
mentre dal punto di vista concettuale Kant deve giustificare la possibilità che i «giudizi estetici» abbiano un fondamento a priori tale da
rendere possibile una ricerca trascendentale al riguardo. La capacità di giudizio è «estetica» in quanto riflette sulla rappresentazione di un
oggetto, non determinando alcuna conoscenza. È solo entro questi limiti che la disciplina battezzata da Baumgarten riceve da Kant la sua
“confermazione”. Paradossalmente proprio Kant, che si limita ad usare l’aggettivo «estetico» evitando di usare il sostantivo «estetica», sembra
sia stato il maggior responsabile dell’affermarsi di ciò che, da allora, è rientrato sotto il dominio dell’«estetica».
Critica del giudizio – Immanuel Kant
Contesto della terza critica: L’estetica moderna nasce nel 1790, data di pubblicazione della Critica del Giudizio di Kant. Nelle
Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime egli aveva già parlato di bello e di sublime, sostenendo che non fossero qualità degli oggetti,
ma le reazioni psicologiche ed emotive dei soggetti fruitori.
La Critica della ragion pura aveva elaborato un’immagine del mondo di tipo newtoniano e meccanicistico. Una volta limitata la pretesa della
nostra facoltà conoscitiva all’ambito dei fenomeni, la natura si presentava in opposizione al regno dei fini di cui parla la seconda critica, a cui
l’uomo appartiene essendo necessariamente libero (come condizione dell’agire morale). La terza critica vuole trattare del Giudizio, facoltà
intermedia fra necessità e libertà.
Giudizi determinanti e giudizi riflettenti: La facoltà di giudizio, terza tra le facoltà superiori dell’animo umano, è un principio
trascendentale autonomo, non subordinato alla sfera gnoseologica. Il sentimento di piacere e dispiacere permette l’esperienza della finalità,
non conoscibile per la prima critica in quanto non raggiungibile attraverso il giudizio determinante ma unicamente attraverso il giudizio
riflettente:
- i giudizi determinanti, studiati nella Critica della ragion pura, sono quelli che si muovono dall’alto, cioè da forme a priori già date, universali e
necessarie e determinano da quelle i caratteri degli oggetti d’esperienza permettendo di stabilire la legittimità e l’ambito della conoscenza.
Dall’universale procedono verso il particolare.
- i giudizi riflettenti sono quelle operazioni tramite cui il soggetto riflette sul sentimento in lui suscitato dall’oggetto, in quanto esso
corrisponde o no alla sua esigenza di finalità, rispecchia quindi un bisogno del soggetto. Da particolare si cerca l’universale.
Prefazione: Prefazione e Introduzione sono i testi che Kant compose per ultimi e rappresentano il punto di maggior autoconsapevolezza
raggiunto da lui circa la terza critica. La prima si occupa delle leggi che l’intelletto prescrive a priori alla natura (in quanto complesso di
fenomeni) e stabilisce i limiti che tale conoscenza non può valicare, la seconda indaga il ruolo costitutivo della ragione nella determinazione
della volontà. La terza esamina la facoltà di giudicare, la quale nell’ordine delle facoltà conosci
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