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Romanticismo tedesco

Durante gli ultimi anni del 1700, un gruppo di scrittori è profondamente segnato dalla Rivoluzione francese. Tuttavia, nessuno di loro si impegna nella lotta politica; si sostiene l'idea che il fervore rivoluzionario debba trovare uno sbocco essenzialmente spirituale. Si diffonde la convinzione che un rinnovamento romantico della letteratura possa contribuire a superare la crisi sociale e ideologica che si è manifestata in modo clamoroso con la Rivoluzione francese. La poesia ha il compito di offrire a un'epoca molto scossa un nuovo orientamento.

In questa rivoluzione ritornano molti elementi che avevano già caratterizzato lo Sturm und Drang. L’idea della poesia come lingua madre del genere umano, propagata sia da Hamann che da Herder, contiene implicitamente la visione utopica di un'epoca aurea, perduta a causa di un continuo degradamento dell'umanità nel processo storico che i romantici si prefiggono di far rivivere attraverso una riflessione dell'io sulla propria natura trascendentale.

I romantici sono profondamente insoddisfatti nei confronti del proprio tempo; il Medioevo, che era già stato riscoperto dallo Sturm und Drang, si trasfigura come lontana realizzazione di un ideale di vita al quale si vorrebbe ritornare. Lo scritto di Novalis "La cristianità ossia l'Europa" interpreta la storia europea dopo la fine del Medioevo come un processo di decadenza sfociato nell'anarchia religiosa e nello smembramento dell'unità europea. La Riforma, l'Illuminismo e la Rivoluzione francese sono la premessa necessaria per un rinnovamento del cristianesimo dal quale dovrebbe sorgere un nuovo ordinamento europeo, aperto alle tradizioni del passato così come agli spunti della civiltà moderna.

Wilhelm Heinrich Weckenroder 1773-1798

Egli scrive "Effusioni del cuore di un monaco amante dell'arte", in cui riprende la tematica del periodo dello Sturm und Drang, ovvero la concezione che l'arte parli unicamente a sentimento e si sottragga all'analisi razionale. Il segno che i tempi sono cambiati è il fatto che questi saggi siano stati scritti da un vecchio monaco. Inizia qui il concetto di arte e religione, portato in seguito fino alla completa interscambiabilità. Tema di questi saggi era la pittura italiana del Rinascimento, esaltata in una distorsione della realtà storica, per la sua fervente ispirazione religiosa; egli contribuisce in questo modo a rafforzare l'interesse per l'arte religiosa che caratterizzerà tutto il romanticismo tedesco.

Nei suoi saggi non descrive mai alcun dipinto nella sua concreta realtà, ma si limita a parlare delle emozioni intense che i dipinti religiosi suscitano nella sua anima. L’arte nasce dal sacro entusiasmo di chi si sente invaso dallo spirito divino. La musica, in quanto espressione più pura dell'interiorità umana, diventa l'arte suprema. In Weckenroder nasce il senso di alienazione dell'artista dalla società, il conflitto fra arte e vita, realtà e sogno. Scrive infatti "Memorabile vita musicale del compositore Joseph Berlinger", che perisce in questo conflitto e si fa modello esemplare del percorso tragico che minaccia l'esistenza romantica. Egli è amico intimo di Tieck.

Ludwig Tieck 1773-1853

Sotto l'influsso di Weckenroder, egli trova la formula del più estremo estetismo. Egli sogna di trasformare la propria vita in un'opera d'arte, recitando un ruolo con il quale non si identifica mai completamente. Immerso nei suoi sogni, ritorna all’innocenza del bambino che non si cura delle ragioni del mondo. La sua sconfinata fantasia è di carattere prevalentemente riproduttivo; per questo necessita di spunti dall'esterno. Egli è un grande assimilatore di ispirazioni altrui: infatti, l'inizio del suo percorso romantico è segnato da Weckenroder, ma seguiranno anche altri nomi tutelari come i fratelli Schlegel, Goethe, Shakespeare, Cervantes e Calderón.

Una delle esperienze centrali di Tieck romantico è la percezione di un moto continuo che spinge gli esseri a metamorfosi innumerevoli, così che l'idea dell'io può apparire una futile illusione: tutto si trasforma e nulla dura; noi siamo solo perché mutiamo costantemente e non possiamo capire come un'esistenza immutabile potrebbe ancora chiamarsi tale. È stato proprio lui a creare il tipo dell'eroe romantico tormentato dalle incertezze nel suo rapporto con la realtà esterna, dell'infanzia e certezze.

Il circolo di Jena

La fondazione della rivista "Atheneum" segna un salto di qualità nel rinnovamento letterario romantico. La storia del primo romanticismo tedesco è strettamente legata alla storia di questa rivista, che i fratelli Schlegel pubblicarono con la partecipazione di alcuni amici (Tieck, Novalis, Schelling), dal cui scambio di idee si delineano sempre più chiaramente i tratti essenziali di quella corrente che assumerà il nome di romanticismo.

Friedrich Schlegel 1772-1829

Inizia come filologo classico, ma dal classicismo lo separa la corrente storicizzante del mondo antico. Egli sa che la perfezione naturale del mondo antico non è ripetibile nella stessa forma, ma prospetta per i moderni, che vivono in un tempo intermedio, il raggiungimento dell'armonia degli antichi attraverso lo sforzo dello spirito che si autodetermina liberamente facendosi nuovamente natura.

Nel suo saggio sullo studio della poesia greca, egli definisce il mondo antico come una cultura naturale, mentre quello moderno sarebbe una cultura artificiale. La loro differenza è da ricondurre al progressivo indebolimento dell'istinto quale legislatore e forza direttrice, e alla contemporanea formazione dell'intelletto in questo ruolo. L'analitica che tende a smembrare la connessione originaria della natura, il suo massimo interesse è l'individualità originale e interessante, in cui si manifesta la perdita di una realtà finita e l'anelito a una realtà infinita.

La consapevolezza della negatività del mondo moderno e della propria incapacità di essere come gli antichi diventa la premessa di una svolta positiva. L'esperienza fondamentale che condiziona il pensiero è l'isolamento dell'io e la sua presa di coscienza di questa situazione. Trovandosi di fronte al problema della riflessione nel senso di autocoscienza, il soggetto fa di se stesso l'oggetto della riflessione, osserva sé e il mondo e giunge così a una conciliazione della frattura provocata dalla riflessione.

La poesia romantica è aperta al futuro; alla sua essenza sono proprio l'incompiutezza e la frammentarietà poiché essa è un soggetto che prepara la sintesi utopistica. Lui definisce la poesia moderna come poesia progressiva universale, che assegna alla nuova letteratura il compito di infrangere le regole di un sistema letterario troppo angusto per poter esprimere l'aspirazione alla totalità e all’infinito. Secondo lui, la poesia romantica rimane in uno stato eterno in divenire che non ammette il raggiungimento della perfezione definitiva.

Egli definisce il suo concetto di ironia, che dice nascere dall'inevitabile esperienza del fallimento di questi tentativi di padroneggiare l'infinito e di conciliarsi con l’assoluto. Egli è convinto dell'indispensabilità di una comunicazione perfetta ma è cosciente dell'irraggiungibilità di tale ideale; assume perciò un atteggiamento ambivalente nei confronti della propria opera, staccandosi da essa in un atto di auto parodia. I poeti romantici porteranno all'estremo le conseguenze artistiche dell'ironia, ben oltre la posizione ideologica di Schlegel.

Egli voleva riportare in vita il mito nella poesia; il ritorno al mito puntava al ritorno della bella confusione della fantasia e del caos originario della natura umana. Schlegel sogna di liberare la natura umana dal dominio della ragione per raggiungere nuovamente quello stato di spontaneità smarrito nel corso della storia. Egli considera il romanzo la più alta forma di letteratura.

August Wilhelm Schlegel

Divulgò nelle sue lezioni berlinesi, "Lezioni sulla letteratura e belle arti", in forme più accessibili le nuove dottrine artistiche del romanticismo. Egli insiste sui rapporti dell'arte con le scienze occulte, alla magia nera e l’alchimia, e sull'intima affinità del Medioevo con l'epoca contemporanea. Le rappresentazioni di Dante e Calderón sono per lui esempi di arte aperta all'infinito, come dovrebbe essere anche l'arte romantica. Egli esalta in modo particolare la pittura.

Friedrich Wilhelm Joseph Schelling 1775-1854

Conosce Fichte a Jena e diventa suo seguace, ma se ne stacca poi presto. Adotta il suo programma idealistico, ma le loro strade si separano presto in quanto Schelling è convinto che fosse impossibile stabilire la priorità tra soggettivo e oggettivo.

  • 1773: Idee per una filosofia della natura; ottiene la cattedra di filosofia a Jena.
  • 1800: Il tema dell'idealismo trascendentale; studia le scienze naturali per arrivare a una visione di insieme più consona alla volontà di cogliere l’assoluto.

Le sue speculazioni furono riprese da Novalis e F. Schlegel per sviluppare dalle conoscenze scientifiche una nuova mitologia. Un anno passato all’università di Würzburg: Schelling inizia a porre la religione al centro della sua filosofia.

Vita di Schelling

Schelling è perlopiù passato alla storia della filosofia come una figura sbiadita, schiacciata tra i ben più ingombranti Fichte e Hegel. Questo trattamento ingeneroso offusca il ricordo del suo contributo eccentrico e visionario alla filosofia della natura, nient’affatto riducibile allo statuto di parentesi.

Anni gloriosi

Critica della ragion pura: Gli anni fra il 1787 (pubblicazione della Kant) e il 1831 (morte di Hegel) sono tra i più importanti di tutta la storia della filosofia. A quei pochi decenni appartengono sia il criticismo kantiano sia l’idealismo. Il primo ha inaugurato il punto di vista trascendentale in filosofia, spostando l’attenzione dal cosa al come della conoscenza; il secondo ha approfondito le tesi di Kant estremizzandone il soggettivismo e il razionalismo.

Romanticismo

Coevo dell’età classica della filosofia tedesca è il romanticismo, iniziato in Germania e poi diffuso in molti paesi d’Europa. Alcuni degli elementi che accomunavano i romantici (poeti, letterati e filosofi – tra i quali Schelling) sono:

  • La valorizzazione dell’emotività e del sentimento, accanto o in opposizione alla ragione;
  • Dunque dell’interiorità, dell’individualità e del genio artistico creativo;
  • La passione per l’infinito;
  • Una forma di panteismo;
  • La concezione della natura come totalità animata, un grande organismo in cui le parti sono finalisticamente orientata al tutto.

Goethe e Fichte

Dopo il collegio, Schelling viaggiò per alcuni anni fermandosi a Stoccarda, Lipsia e Weimar. Conobbe Goethe e soprattutto Fichte, dal quale rimase affascinato e al quale si ispirano i suoi scritti giovanili, ma che in seguito Schelling criticò duramente.

Schelling tra università e romanticismo

La carriera universitaria di Schelling iniziò a Jena, dove ottenne una cattedra nel 1798. In quegli anni, a Jena si riuniva un circolo romantico, di cui Schelling faceva parte insieme ai fratelli Schlegel, Tieck, Novalis e altri.

Amore, lutto e inimicizie

Tale periodo di intensa frequentazione dei filosofi e letterati suoi contemporanei, però, finì presto. A Jena, si innamorò di Caroline Michaelis, moglie di Friedrich Schlegel, che lasciò il marito e sposò Schelling nel 1803. Questo e altri avvenimenti incrinarono i suoi rapporti con il gruppo.

Gli anni dell'isolamento

Tra il 1803 e il 1806 insegnò a Würzburg e poi si trasferì a Monaco. Caroline morì improvvisamente e per Schelling iniziarono anni difficili, di allontanamento dall’Università e di sempre maggior solitudine. Anche se ottenne diversi riconoscimenti (come la nomina a Presidente dell’Accademia delle Scienze di Monaco) la sua posizione era oscurata dal grande successo di Hegel. In questa seconda fase della sua vita, Schelling pubblicò pochissimo e anche le sue lezioni, quando tornò a insegnare all’Università di Berlino, erano sempre meno frequentate.

Novalis

Pseudonimo di Friederich von Hardenberg. In lui convergono uno spirito speculativo, incline all'intellettualismo più esasperato, e una creatività poetica di gusto sublime. Tuttavia, per via della sua morte in età giovane, furono compiuti pochi progetti letterari e rimangono di lui poche poesie compiute, alcuni romanzi frammentari e migliaia di annotazioni, frammenti e abbozzi che contengono i frutti della sua incessante riflessione sulla poesia e filosofia.

Egli studia giurisprudenza, scienze naturali, geologia e lavora in delle saline. Egli prende le mosse da Kant e Fichte ma, a differenza di quest’ultimo, egli si rifiuta di riconoscere al NON IO un qualsiasi potere sull’IO. L’IO onnipotente creatore della realtà è il fondamento di ciò che Novalis stesso chiama idealismo magico.

Il Romanticismo nell’era napoleonica

Dopo la morte di Novalis il gruppo di Jena si disintegrò rapidamente e i singoli componenti seguirono strade molto diverse. Non ci sarà un'altra scuola romantica, ma è lecito parlare di un romanticismo di Heidelberg e di un romanticismo di Berlino, insinuando l'esistenza di un altro gruppo di poeti romantici che formano già la seconda generazione romantica che si distingue dalla prima per la sua adesione all'idea di una cultura nazionalpopolare che rompe con il pensiero speculativo di Schlegel e Novalis.

Questi giovani del 1806 sono profondamente condizionati dall'idea nazionale che era sconosciuta alla prima generazione. Dopo aver evitato ogni scontro con la Francia rivoluzionaria per molti anni, la Prussia commette l'errore di aderire al fronte antinapoleonico nel momento più sfavorevole. Viene dunque battuta da Napoleone nell'autunno 1806 a Jena e Auerstadt; la Prussia dovette accettare condizioni di pace molto umilianti, tutti i territori all'ovest dell'Elba andarono persi e vennero incorporati nel nuovo Stato, ovvero la Vestfalia, alla cui guida c'era il fratello dell’imperatore. Ridotta al suo nucleo territoriale storico, la Prussia contava ora solo 5 milioni di sudditi contro i 10 di un tempo e doveva pagare una pesante indennità di guerra, con un esercito molto limitato.

Questa pesante sconfitta cancellava la Prussia nel gruppo delle potenze europee, ma stimolò una riforma dello Stato che assunse un carattere antifrancese, sotto la guida del Freiherr von Stein. Ci fu un riordinamento delle strutture politico-amministrative e la ricostruzione dell'esercito prussiano. Egli era un conservatore con forti nostalgie del Medioevo e del Sacro Romano Impero e sognava di trasformare le strutture feudali dello Stato prussiano in modo da assicurare alla corona l'appoggio di vasti strati popolari.

Una riforma agraria avrebbe dovuto guadagnare i contadini allo Stato e alle classi medie urbane sarebbe stato concesso l'autogoverno locale; in questo modo la Prussia sarebbe diventata il punto di aggregazione di una Germania rinnovata e libera, sotto la guida di Federico Guglielmo. Tuttavia, le forze conservatrici e lo stesso re non accettarono di buon grado il programma di riforme e cercarono di disfarsi il più presto possibile di questo scomodo ministro che venne licenziato, e la sua riforma assunse un carattere ben diverso nelle mani dei suoi successori come Hardenberg, che rinunciò a cambiamenti delle strutture sociali e politiche e si limitò a incrementare soprattutto l'efficienza amministrativa, rendendo la corona più potente di prima.

Ma l'umiliazione della Prussia favorì il sorgere di un nuovo senso patriottico che aveva i tratti caratteristici del nazionalismo moderno. Una delle voci più sentite che si levarono per invocare la rinascita nazionale era quella di Fichte, che aveva inizialmente salutato con favore l'avvento della Rivoluzione francese. Il suo atteggiamento illustra bene il passaggio dal cosmopolitismo del XVIII secolo al nazionalismo del XIX. Con il suo discorso alla nazione tedesca, tenuto dal 1807 fino al 1808, egli proclamava i tedeschi popolo superiore in virtù della loro filosofia e di una lingua originale viva. Egli aveva proposto una vasta opera educativa di carattere nazionale per porre il popolo tedesco alla guida del progresso dell’umanità. Nell'ambito degli studi accademici, il culto della tradizione conduce a una valorizzazione della ricerca storica, considerata fonte inalienabile della propria identità nazionale; l'interesse si rivolse soprattutto verso l'epoca medievale nella quale lo Stato tedesco aveva avuto origine.

Johann Gottlieb Fichte (1762-1814)

Nato in una famiglia di poveri contadini, aveva studiato teologia e filosofia all'Università di Jena e Lipsia. Egli è seguace del pensiero kantiano, come si può intuire da un suo primo scritto: "Tentativo di una critica di ogni rivelazione". L'adesione ai valori illuministici lo spinse a schierarsi apertamente a difesa della Rivoluzione francese. Nonostante ciò, ottenne la cattedra di filosofia all'Università di Jena, dalla quale fu però allontanato a causa dell'accusa di ateismo. Negli anni, egli scrive i testi fondamentali per il suo sistema filosofico, come la prima e seconda introduzione alla dottrina della scienza, e criticava Kant per lo scetticismo implicito nella sua missione di una cosa in sé.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

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