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il ritratto ufficiale romano e la diffusione del ritratto funerario nelle province orientali

Appunti di archeologia delle province romane sul ritratto ufficiale romano e la diffusione del ritratto funerario nelle province orientali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Grassi dell’universitàdegli Studi di Milano - Unimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Archeologia delle province romane docente Prof. M. Grassi

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Alla fine di questo periodo si eseguivano talvolta dei cartoni parziali che si avvicinavano ai busti e

alle semifigure, che ricoprivano la mummia per tutto il corpo, oppure ci si affidava alle maschere; la

decorazione dipinta e applicata permetteva di differenziare leggermente queste immagini, che

tuttavia non rappresentavano mai degli individui.

All’inizio del I secolo d.C. i busti e le maschere modellati perdono a poco a poco il carattere divino

a favore della figura umana, pettinati secondo la moda attuale dettata dalla corte imperiale; questo

processo sarebbe cominciato sotto Tiberio, secondo le maschere pettinate alla moda di Augusto,

sotto l'influenza di numerosi ritratti del primo imperatore eretti in Egitto.

Le maschere in cartone o in stucco, vista la tecnica del modello, non hanno mai valicato il confine

tra l'immagine simbolica e il ritratto intenzionale, ma presentano un primo passo verso l'immagine

di un individuo mortale.

Il passo seguente non può essere realizzato senza abbandonare la tecnica del modello.

La nascita del ritratto dipinto testimonia, a mio avviso, un conflitto tra i bisogni dei clienti e le

possibilità tecniche degli artisti; questi ritratti cominciano nell’oasi del Fayum, probabilmente sotto

il regno di Tiberio, parallelamente alle maschere pettinate alla moda giulio­claudia.

In seguito si pone la questione del perché in certi ambienti sociali, circa 60 anni dopo la conquista

romana, nacque il bisogno del ritratto funerario invece dell'immagine tradizionale; l’ipotesi che

questo cambiamento delle idee fu provocato dalla presenza in Egitto delle monete, delle statue e

busti romani, fu lanciata a suo tempo da Castiglione. Anche… sono persuasi che il ritratto fedele

dipinto e la maschera naturale modellata presentano delle imitazioni dei ritratti romani, prima di

tutto dei busti, vista la forma abbreviata delle figure.

La pretesa fedeltà del ritratto dipinto al modello risulterebbe anche dalla voglia di imitare i romani e

con questo scopo i ritratti sarebbero stati ordinati dal cliente quando era ancora in vita.

Pur essendo d'accordo con le grandi linee di quest'ipotesi, credo che il processo di formazione di

una nuova idea sul ritratto funerario sia più complessa e che bisogna cercare la sua origine nel

campo del culto imperiale. Le statue degli imperatori erano erette non solo nei luoghi pubblici di

carattere civile, ma anche nei santuari; nei templi del culto imperiale esse si trovavano all'interno, in

quelli degli dei egiziani davanti all'entrata; in un caso e nell'altro, esse hanno assunto un'impronta

sacrale, suscitando la convinzione che un ritratto naturale possa rappresentare una divinità

importante.

Il passo seguente è quello di abbandonare l'immagine funeraria osiriaca a favore di un'immagine

assimilata all'imperatore vivente divinizzato; infine, questo sfociava nella soluzione finale di

presentare i morti con i propri tratti, similmente agli imperatori dei. 4

L’ultima questione da risolvere concerne la cronologia; le statue imperiali erano erette in Egitto a

partire dal regno di Augusto e secondo le ultime ricerche a partire dall'anno della conquista.

Le maschere non osiriache e i ritratti individuali dipinti cominciano negli anni 20 e 30 secondo i

pezzi trovati nella tomba detta di…, dove almeno una sepoltura si pone nel 24 d.C. al più tardi e le

altre nei decenni seguenti. Così esiste un iato cronologico di 50/60 anni tra le prime statue imperiali

e i ritratti naturali; questo iato è troppo importante per tralasciarlo, ma diventa comprensibile se lo si

confronta con la durata media della vita umana dell'epoca.

Un periodo di 60 anni equivaleva a due generazioni, ed è il tempo necessario perché una tradizione

antica espiri a profitto delle nuove idee; nel corso del I secolo i ritratti dipinti erano eseguiti

unicamente nell’oasi del Fayum e quasi tutti i ritratti di Augusto del tipo romano sono stati ritrovati

nel basso e medio Egitto; credo che questa coincidenza non sia fortuita e che fornisca un argomento

supplementare per il mio ragionamento. Ritratto palmireno

Dopo l’Egitto passiamo direttamente alla scultura funeraria di Palmira, poiché è conosciuta in una

misura che favorisce una ricostruzione storica probabile; le prime statue imperiali sono state erette

là nel santuario di Bel, il più importante della città, tra gli anni 17 e 19.

Rappresentavano Tiberio, Druso Minore e Germanico; la posizione di queste statue ha contribuito

senza alcun dubbio al loro prestigio e agli occhi del popolo rappresentavano, sotto l'aspetto di

immagini divine, molto più che l'iscrizione incisa al di sotto delle figure, che è in latino e che per il

popolo locale non era comprensibile.

Le immagini e i ritratti funerari palmireni più antichi datano agli anni 40 e 60; spieghiamo che

disponiamo di due date epigrafiche: l'anno 40 per un banchetto sulla facciata della torre di Kitot,

dove il fondatore è rappresentato dal vivo e con la sua famiglia; l'anno 65/66 è iscritto su un

frammento di architrave decorata con un busto femminile. Tra le sculture senza data iscritta, sembra

che le più antiche siano le stele a figura in piedi; una tale stele, di un certo Nurbel, è datata, sulla

base del calcolo genealogico, verso l'anno 60 e alcuni paralleli confermano gli inizi di questa

categoria verso la metà del I secolo.

Le statue, d'altra parte abbastanza rare, cominciano probabilmente nello stesso periodo;

aggiungiamo che nel solo ipogeo di epoca ellenistica finora scoperto, funzionante nel II e I secolo

a.C., non c'era posto per qualsiasi decoro, senza parlare dei ritratti. Ne risulta che in epoca

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ellenistica il ritratto funerario non esisteva a Palmira e che è iniziato al tempo delle relazioni con

Roma, seguendo di una trentina d'anni le prime statue imperiali.

D’altra parte sarebbe temerario negare l'influenza greca sull'arte funeraria di Palmira.

Il banchetto, l'abbiamo detto, appartiene alla tradizione ellenica e le stele a figura in piedi erano

conosciute, benché poco diffuse, nelle città dell'Asia minore; tuttavia questa influenza era limitata e

non basta a far nascere l'idea di perpetuare nella pietra le immagini dei defunti, in un ambiente

sprovvisto di tradizioni iconiche.

Evidentemente, le prime figure in piedi e le semifigure palmirene, non erano che ritratti

intenzionali; gli artisti indigeni non avevano le capacità necessarie per rendere i tratti individuali e i

loro clienti, anch'essi senza esperienza, erano senza dubbio soddisfatti delle immagini che

rendevano il sesso, l’età e il costume con i dettagli della parure.

Le iscrizioni, che di regola accompagnavano il monumento, definivano perfettamente il defunto; ma

nel corso del II secolo, i visi scolpiti cambiano di aspetto; in certe tombe di famiglia si trovano dei

ritratti di donne brutte, di figli e di sorelle che assomigliavano al loro padre e ai fratelli, talvolta dei

tipi etnici marcati. A mio avviso sono delle prove che il ritratto fisionomico esisteva anche in questo

ambiente.

Credo che si sviluppò lentamente sotto l'influenza permanente delle statue imperiali esposte nei

luoghi pubblici, per esempio sull'agorà dove sono state trovate delle tracce di figure appartenenti

alla famiglia di Settimio Severo.

È evidente che tra Tiberio e Settimio Severo, parecchie statue furono erette in questa città; questi

ritratti ufficiali, ben differenziati, hanno influenzato senza alcun dubbio gli artisti e i loro clienti,

risvegliando il desiderio di possedere delle immagini funerarie individuali.

Le figure che appartengono ai banchetti funerari sono tuttavia rimaste fedeli alla tradizione non

romana e non erano mai individualizzate; i gruppi del banchetto presentavano le immagini

simboliche delle famiglie ricche ed importanti; i loro fondatori probabilmente non esigevano una

personalizzazione esatta, preferendo valorizzare gli antenati belli e nobili. I ritratti fedeli non

corrispondevano sempre a queste esigenze.

Un’ultima sottolineatura concerne lo iato cronologico tra i primi ritratti imperiali e le immagini

funerarie, molto più corto che in Egitto; questa differenza si spiega facilmente.

A Palmira l'arte funeraria si sviluppò su un terreno vergine; in un ambiente senza tradizione, bastò

una generazione perché il processo sopra descritto potesse compiersi.

Ritratto siriano “ad eccezione di Palmira” 6

Poiché abbiamo cominciato da Palmira, ora passiamo all’interessante insieme di ritratti nord siriani,

molto simili a Hierapolis e a Zeugma, meglio conosciuta sotto il nome di…. sull'Eufrate.

I ritratti di Hierapolis meritavano un'attenzione particolare, ma i pochi esemplari di provenienza

assicurata di cui disponiamo, non si prestano all'analisi comparativa; per questa ragione, ho deciso

di menzionare questo gruppo in blocco, mettendo in rilievo le due date epigrafiche conosciute.

Una figura maschile seduta, in un tondo, porta l'iscrizione dell'anno 104 e un busto in basso rilievo,

dell'anno 159; tutti gli altri pezzi di questo sito appartengono a queste due categorie: le semifigure

in rilievo e le statue. Ma ripetiamo ancora una volta, Hierapolis è, dal punto di vista archeologico,

una terra incognita, per le ragioni spiegate sopra.

La situazione è decisamente migliore a Zeugma, grazie agli scavi archeologici e alle recenti ricerche

approfondite di Wagner, completate con una pubblicazione completa del materiale.

Nelle tre necropoli della città sono state trovate delle sculture funerarie di parecchi tipi: le stele

architettoniche del tipo microasiatico a figura in piedi, le stele a figura seduta, i busti allineati che

ornavano le facciate delle tombe rupestri, infine parecchi busti sulle architravi di chiusura dei loculi,

nelle tombe collettive.

Passo sotto silenzio i motivi simbolici (aquila, cestino), che accompagnano e talvolta sostituiscono i

ritratti, per restare nel quadro del mio soggetto. Le figure e i busti (semifigure) del complesso di…

assomigliano a quelle di Palmira, ma i monumenti funerari come tali presentano sensibili

differenze.

Sopra abbiamo menzionato le stele architettoniche, ma anche sulle architravi di chiusura i busti

sorgono da nicchie centinate o quadrate, mentre a Palmira si trovano su un fondo piatto;

aggiungiamo che tutti gli epitaffi, contrariamente a quelli di Palmira, sono redatti in greco.

I ritratti di Zeugma si scaglionano, secondo le date epigrafiche, tra gli anni 65 (stele architettoniche

a figura in piedi) e 213 (busto), ma alcuni pezzi anepigrafi furono probabilmente eseguiti nel

secondo quarto del I secolo d.C.

I tratti particolari dei monumenti funerari di Zeugma testimoniano evidentemente dei contatti e

delle relazioni con il mondo greco orientale, molto più animati che a Palmira; Zeugma era un antico

centro commerciale e sotto l'impero divenne importante a causa della sua posizione strategica.

Apparteneva alla provincia di Siria a partire da Augusto e ospitava la legione X Fretensis, con i

castra costruiti nel 17/18 d.C.; nessun ritratto funerario di Zeugma precede la sua annessione

all'impero e Wagner suppone giustamente l'influenza delle statue imperiali e dei ritratti monetari

sull'origine di questa categoria. Crede che l'arte locale fu influenzata dagli artisti di Palmira. 7


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia delle province romane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Grassi Maria Teresa.

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