Estratto del documento

Capitolo 2 – Il Regno Unito

Introduzione

Per comprendere il sistema costituzionale britannico occorre porsi in una prospettiva peculiare rispetto ad altri ordinamenti. Nel Regno Unito, infatti, non vi è una costituzione in senso formale, non vi è una elencazione tendenzialmente completa di diritti dei cittadini, sussistono istituti arcaici, lo stesso principio della separazione dei poteri non risponde a quelli che sono i postulati classici del costituzionalismo continentale.

D’altra parte, il Regno Unito è uno dei più antichi e solidi ordinamenti liberal-democratici, secondo molti la culla stessa della democrazia rappresentativa, della separazione dei poteri e delle libertà civili. Gli inglesi per primi hanno limitato i poteri del Sovrano. Discendono dall’eredità costituzionale inglese l’istituzione parlamentare moderna, il modello bicamerale, il principio della responsabilità di ministri quale contrappeso all’irresponsabilità del Capo dello Stato.

Qui è sorta la forma di governo parlamentare, sia nella versione classica ottocentesca, che postula la centralità del Parlamento, che in quella “razionalizzata” del XX secolo, che sancisce la prevalenza politica del Governo ed all’interno del Primo ministro.

In sintesi, si può legittimamente affermare come assai di frequente l’esperienza costituzionale britannica abbia anticipato principi ed istituti che gli altri Stati democratici hanno in seguito razionalizzato e formalizzato nelle loro carte costituzionali.

Brevi premesse di storia costituzionale

Una rapida ricostruzione dell’evoluzione dell’ordinamento inglese può farsi partire dalla concessione della Magna Charta nel 1215 da parte del sovrano, che limitava i poteri del Re e garantiva alcuni diritti agli individui. Successivamente, sempre nel XIII secolo si può individuare l’origine del Parlamento inglese, attraverso la convocazione del Magnum Concilium, cui partecipano i Lords e i rappresentanti di contee e borghi.

Dal secolo successivo questi ultimi iniziarono a riunirsi separatamente, dando vita alla House of Commons e così introducendo per la prima volta il principio del bicameralismo. Tuttavia, l’affermazione della centralità del Parlamento nel sistema inglese avviene molto più tardi. Infatti, fino al XVII secolo, esso si riuniva solamente per brevi periodi, su convocazione del Sovrano e, sebbene nel XV e XVI secolo si assista ad una progressiva crescita delle prerogative parlamentari in ambito legislativo, è indubbio che sino al conflitto tra monarchia e Parlamento che attraversò l’intero XII secolo, i poteri normativi del Re rimasero particolarmente ampi.

Il principio di sovranità del Parlamento viene sancito con il Bill of Right del 1689 e con l’Act of Settlement del 1701, con i quali si afferma che il Sovrano è anch’esso sottoposto alle leggi del Parlamento e non può abrogarle o sospenderle, e che è il Parlamento a disporre le regole per la successione al trono.

Nel corso del 1700, il ruolo del Sovrano nella politica inglese si ridimensiona progressivamente, mentre il Cabinet, sino ad allora l’ufficio che comprendeva i consiglieri di più alto grado del Re, accresce la propria autonomia da quest’ultimo e condiziona la sua esistenza non più alla fiducia del re, ma alla fiducia della maggioranza parlamentare.

Il periodo più importante per l’affermazione del regime liberale nel Regno Unito è senza dubbio il 1800, caratterizzato da diverse riforme elettorali, con cui viene esteso notevolmente il diritto al voto, e soprattutto caratterizzato dal passaggio dalla monarchia costituzionale ad una forma di governo parlamentare. L’Inghilterra vittoriana è il periodo della “centralità del Parlamento”, che diviene il luogo dove rappresentanti liberi da istruzioni partitiche e da vincoli di mandato decidono l’indirizzo politico del paese attraverso l’approvazione delle leggi e la concessione e la revoca della fiducia dell’esecutivo.

La forma di governo attuale: il “modello Westminster” di democrazia

Il XX secolo è un periodo di grandi mutamenti politico-sociali: l’ingresso nell’area politica dei ceti inferiori, la nascita di partiti di massa e lo sviluppo del Welfare State (lo Stato sociale), con l’intervento massiccio dello Stato nell’economia e la crescita esponenziale dell’apparato amministrativo. In questo contesto prende forma il modello Westminster o sistema Westminster, una forma di governo democratica parlamentare sviluppatasi, appunto, nel Regno Unito e utilizzata da molti fra i paesi che appartengono (o sono appartenuti) al Commonwealth, come Australia, India, Irlanda, Malesia, Nuova Zelanda e Singapore.

Essa definisce per altri versi il parlamentarismo in senso stretto come modello di democrazia fondantesi sul ruolo esclusivo del parlamento come organo deliberativo, prim'ancora che rappresentativo, in quanto depositario in ultima istanza della sovranità del popolo che la esercita per suo tramite.

A differenza degli altri regimi parlamentari è tuttavia considerato il modello più significativo di sistema politico maggioritario, consiste in una forma di monocameralismo governato da due soli partiti che si alternano alla guida dell'esecutivo (che assume centralità al pari dell'unica camera dominante il processo legislativo), a definire di volta in volta governi monopartitici, mentre altre sue peculiari caratteristiche sono la presenza di flessibilità costituzionale, l'assenza di revisione giurisdizionale, una banca centrale che risponde al governo.

In particolare l’attuale sistema britannico è dominato da due partiti: il Conservative Party (partito conservatore) e il Labour Party (partito laburista); cui si aggiungono partiti minori, come i Liberal-democratici. Conservatori e laburisti si sono alternati al potere dal secondo dopoguerra, dando vita a governi monopartitici. Questo perché il sistema elettorale britannico favorisce i grandi partiti e garantisce al partito vincente la maggioranza assoluta dei seggi, penalizzando quindi i partiti minori.

Inoltre, i due partiti maggiori hanno sempre evitato di formare coalizioni con i partiti minori, preferendo piuttosto restare all’opposizione ad aspettare le successive elezioni per andare al governo da soli, senza alleati, potendo così mettere in atto il loro programma politico. Chi guida il partito con la maggioranza assoluta dei seggi diventa il Primo ministro, mentre il partito sconfitto assume la posizione di “opposizione di Sua Maestà” e il suo leader diventa “Primo Ministro del governo ombra”. Nella storia inglese i governi sono stati sempre stabili e sono stati rari i casi di cambiamento del Primo Ministro nel corso della legislatura.

Le caratteristiche ed i principi della “costituzione inglese”

Nel Regno Unito non esiste una costituzione vera e propria, ovvero non c’è un unico documento scritto e rigido, che formalmente contenga i principi e le regole fondamentali dell’ordinamento, ma è una costituzione che si è concretizzata attraverso il suo processo storico, in vari documenti scritti, convenzioni, usi e consuetudini. Inoltre, non esistono norme costituzionali dotate dell’attributo della rigidità, ma ogni norma può essere modificata da una legge approvata dal Parlamento con il procedimento ordinario; di conseguenza non esiste un organo costituzionale che controlli la legittimità delle leggi.

L’assenza di una costituzione formale è dovuta al fatto che nella storia inglese non ci sono stati conflitti drammatici, dopo i quali i vincitori avvertono la necessità di scrivere o porre in una posizione formalmente superiore i principi sui quali fondare il nuovo ordinamento (come nei casi delle Colonie americane dopo la guerra d’indipendenza, della Francia rivoluzionaria o dell’Italia nel secondo dopoguerra). Inoltre, nel Regno Unito non si sono prodotti conflitti razziali o religiosi tali da dover richiedere l’introduzione di quella protezione discendente da un testo costituzionale rigido.

Pur non esistendo una costituzione scritta, nei secoli si sono affermati dei principi, che vengono considerati norme supreme dell’ordinamento, che disciplinano la materia costituzionale, ovvero i poteri attribuiti alle diverse istituzioni, il loro rapporto reciproco e con i cittadini. In particolare questi principi sono contenuti:

  • In norme di origine consuetudinaria, elaborate nel corso dei secoli dalla giurisprudenza (common law), particolarmente rilevanti in materia di diritti e libertà dei cittadini.
  • In alcuni atti legislativi (Statutes) che, pur privi di una forza formale superiore alle altre leggi, sono considerati fondanti dell’ordinamento costituzionale: tra essi la Magna Carta del 1215, il Bill of Right del 1689, l’Act of Settlement del 1701, ecc. A questi si aggiungono lo European Communities Act del 1972, attraverso il quale il Regno Unito ha aderito all’ordinamento comunitario.
  • Nella più autorevole dottrina (Book of Authority) che, pur non essendo vincolante, influisce in modo significativo sulle decisioni dei giudici.
  • The law and custom of Parliament, una parte speciale del diritto consuetudinario che disciplina i rapporti tra gli organi istituzionali ed i diritti e doveri dei parlamentari.
  • Le convenzioni costituzionali (Constitutional conventions), fonti non scritte che sanciscono le regole dei rapporti tra gli organi supremi del Regno e che sono ritenute vincolanti dagli stessi, benché non azionabili davanti ai giudici.

Tra questi principi emergono il principio di sovranità del Parlamento, secondo il quale il Parlamento del Regno Unito è sovrano e superiore a tutte le altre istituzioni, e la rule of law, ovvero la supremazia del diritto, che afferma l’uguaglianza davanti alla legge.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 9
Il Regno Unito, diritto pubblico comparato Pag. 1 Il Regno Unito, diritto pubblico comparato Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 9.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Il Regno Unito, diritto pubblico comparato Pag. 6
1 su 9
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/21 Diritto pubblico comparato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicoladigrazia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Bifulco Daniela.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community