IL POSITIVISMO
Da termine francese “positif” = positivo, concreto (fattuale = riconducibile a “fatti”, empiricamente e sperimentalmente verificabili), utile.
In opposizione ad astratto, “metafisico”, non fondato su fatti concreti, inutile.
Il Positivismo, sia quello ottocentesco che quello novecentesco (nella versione Neo-positivismo) è stato il movimento filosofico più radicalmente antimetafisico dell’intera storia della filosofia occidentale.
Il termine «Positivismo» fu coniato da Claude - Henri de Saint-Simon (1760-1825) e venne in seguito reso popolare nella prima metà del XIX da Auguste Comte (1798-1857), sociologo e filosofo francese che è considerato il padre del movimento positivista.
Senz’altro Positivismi (vedi più avanti i diversi criteri in base ai quali vengono definiti i principali Positivismi).
Dove si è sviluppato?
In tutta Europa (in tempi diversi), ma soprattutto in Francia e Inghilterra, che nel periodo in cui si sviluppò il movimento erano i Paesi più evoluti dal punto di vista scientifico, tecnologico, economico e politico.
Quando?
Tra il 1830 circa e il 1890 circa.
I periodi di “inizio” e “fine” possono essere anticipati o posticipati.
Il criterio in base a cui si è scelta questa datazione è quello della pubblicazione delle principali opere dei principali pensatori che vengono qualificati come Positivisti (vedi cronologia Ottocento), alla fine degli appunti, in relazione alle opere di A. Comte, J. Stuat Mill ed H. Spencer.
Il Positivismo non può essere adeguatamente compreso se non viene posto in relazione alla rivoluzione scientifico – filosofica degli ultimi tre secoli.
- Rivoluzione scientifica
- Razionalismo
- Empirismo
- Illuminismo
Il Positivismo
Da termine francese "positif" = positivo, concreto (fattuale = riconducibile a "fatti", empiricamente e sperimentalmente verificabili), utile
In opposizione ad astratto, "metafisico", non fondato su fatti concreti, inutile
Il Positivismo, sia quello ottocentesco che quello novecentesco (nella versione Neo-positivismo) è stato il movimento filosofico più radicalmente antimetaFisico dell'intera storia della filosofia occidentale
Il termine «Positivismo» fu coniato da Claude - Henri de Saint-Simon (1760-1825) e venne in seguito reso popolare nella prima metà del XIX da Auguste Comte (1798-1857), sociologo e filosofo francese che è considerato il padre del movimento positivista.
Positivismo o Positivismi?
Senz'altro Positivismi (vedi più avanti i diversi criteri in base ai quali vengono definiti i principali Positivismi)
Dove si è sviluppato?
In tutta Europa (in tempi diversi), ma soprattutto in Francia e Inghilterra, che nel periodo in cui si sviluppò il movimento erano i Paesi più evoluti dal punto di vista scientifico, tecnologico, economico e politico
Quando?
Tra il 1830 circa e il 1890 circa
I periodi di "inizio" e "fine" possono essere anticipati o posticipati
Il criterio in base a cui si è scelta questa datazione è quello della pubblicazione delle principali opere dei principali pensatori che vengono qualificati come Positivisti (vedi cronologia Ottocento, alla fine degli appunti, in relazione alle opere di A. Comte, J. Stuat Mill e H. Spencer).
Il Positivismo non può essere adeguatamente compreso se non viene posto in relazione alla rivoluzione scientifico – filosofica degli ultimi tre secoli
- Rivoluzione scientifica
- Razionalismo
- Empirismo
- Illuminismo
CARATTERI GENERALI DEL POSITIVISMO
Primato della scienza, considerata come unica fonte di conoscenza (quando i Positivisti parlano di scienza si riferiscono alle scienze “naturali” (astronomia, fisica, biologia, chimica, ...), così come esse erano andate definendosi dalla metà del XVI sec., agli inizi del XIX.
La specificità della scienza è di ricondurre i propri principi ed affermazioni, anche quelli più astratti, a fatti empiricamente e sperimentalmente verificabili.
Non sono scienza, ma metafisica (cioè pseudo – conoscenza), i discorsi non riconducibili a fatti verificabili in modo oggettivo.
Utilità della scienza, unitamente alla tecnologia, all’industria e ai sistemi politici liberal-democratici, come fonte primaria del progresso materiale e spirituale dell’Umanità
Atteggiamento improntato a deciso ottimismo per quanto riguarda le sorti future dell’Umanità
Rifiuto di attribuire alla filosofia un qualche statuto teoretico (ruolo conoscitivo).
Ad essa i Positivisti attribuiscono soprattutto due funzioni:
- Funzione epistemologica (epistème = scienza, logìa = studio): studio della scienza al fine di definirne il metodo (l’insieme delle procedure attraverso cui gli scienziati pervengono alla conoscenza).
- Il metodo della scienza per la maggior parte dei Positivisti è quello induttivo (dal particolare all’universale).
I Positivisti consideravano importante la definizione del metodo scientifico anche al fine di poterlo poi applicare alle discipline che si occupano dell’uomo dal punto di vista sociale (storia, sociologia, antropologia, psicologia, ...), che ancora non ne fanno uso e che proprio per questo versano ancora in condizioni di arretratezza e non hanno conosciuto i progressi delle scienze naturali.
- Fare sintesi delle più generali conoscenze a cui sono pervenute le scienze, sia naturali che umane/sociali, ai fini dell’elaborazione di una visione scientifica del mondo, che vada a sostituire le dominanti concezioni del mondo di tipo metafisico (filosofiche ma soprattutto religiose).
La maggior parte dei Positivisti considera la religione come l’attività attraverso la quale l’umanità ha elaborato dei criteri per dare spiegazione a ciò che ignoravano, ma che è destinata a scomparire progressivamente con l’avanzare della scienza e delle sue spiegazioni razionali.
I PRINCIPALI POSITIVISMI
I criteri in base ai quali si distinguono i Positivismi sono soprattutto due:
- Quello in base alla nazionalità, per cui esiste il
- Positivismo francese
- Positivismo inglese
- Positivismo tedesco
- Positivismo italiano
- Quello in base ai temi che vengono posti al centro della riflessione, per esiste il
- Positivismo sociale
- Positivismo logico - metodologico
- Positivismo evoluzionistico
Per comodità didattica utilizzeremo la distinzione tematica.
Per comprendere adeguatamente le due forme di Positivismo, quello sociale e quello evoluzionistico, che dominarono rispettivamente la prima e la seconda metà del XIX sec., è opportuno metterle in relazione a due rivoluzioni
- quella politica, che, dal 1789 al 1815, sconvolse prima la Francia e poi, con la dominazione napoleonica, buona parte dell'Europa
- quella scientifica, costituita dalla teoria dell'evoluzione, soprattutto dopo la pubblicazione, nel 1859, dell'Origine delle specie per selezione naturale di Charles Darwin
Il Positivismo sociale di Auguste Comte (1798 - 1857), per le cui opere si rinvia alla cronologia allegata, nasce dalla necessità di trovare una soluzione alla situazione di caos in cui versa la società francese ed europea, che ha varie cause, ma dalla quale si potrà uscire solo con una soluzione adatta ai tempi, caratterizzati dal prevalere del sapere positivo (scientifico) e del sistema produttivo industriale. La soluzione prospettata da Comte come rimedio al disordine e come avvio di una nuova epoca è la sociocrazia, ovvero il governo dei sociologi, cioè degli scienziati che attraverso la nuova scienza, la sociologia, di cui egli si considera il fondatore, sono in grado di conoscere le leggi di funzionamento della società e conseguentemente di governarla in modo adeguato.
Il Positivismo evoluzionistico di Herbert Spencer (1820 - 1903), per le cui opere si rinvia alla cronologia allegata, ha la finalità di dimostrare che tutto (non solo in ambito biologico) quanto avviene nell'universo accade secondo una precisa legge, quella dell'evoluzione, cioè della spontanea e progressiva trasformazione, secondo il principio del
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