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Capitolo 1: Durkheim

Carattere coercitivo del sociale

Cosa intende Durkheim per "carattere coercitivo del Sociale"? Il carattere coercitivo del sociale si manifesta nei confronti dell'individuo: la società infatti impone all'individuo le sue proprie forme e le sue proprie leggi. Il sociale quindi ha nella visione di Durkheim una posizione prevalente rispetto alla dimensione individuale: è l'individuo che deve essere compreso a partire dal sociale e non il sociale a partire dall'individuo. È nella natura della società stessa "che occorre cercare la spiegazione della vita sociale".

Va precisato che Durkheim, quando sottolinea l'aspetto coercitivo del sociale, ha soprattutto in mente la dimensione culturale e quindi anche istituzionale del sociale stesso, e cioè la presenza di regole, modelli di comportamento culturalmente codificati che guidano le motivazioni e l'agire effettivo degli individui. Tutto questo insieme, è la coscienza collettiva e, una volta cristallizzato in forme concrete, sono le c.d. maniere d'essere collettive, fatti sociali che non si manifestano direttamente nell'agire, ma che sono diventate strutture stabili della vita collettiva.

Definizione di "fatto sociale"

Come definisce il concetto di "fatto sociale"? Sulla base del concetto del "carattere coercitivo del sociale", Durkheim definisce il concetto di fatto sociale come "le maniere d'agire, di pensare e di sentire, esterne all'individuo, e che sono dotate di un potere di coercizione in virtù del quale si impongono a lui".

Concetto di funzione

A quale concetto di funzione fa riferimento? Durkheim preferisce il termine funzione a fine o scopo in quanto ha come obiettivo la formulazione di un criterio oggettivo di interpretazione dei fenomeni sociali, a prescindere dalle motivazioni di tipo psicologico degli individui. Ecco perché deriva il termine funzione direttamente dalla biologia, dove sta ad indicare un'attività che si rende necessaria per la soddisfazione di un bisogno dell'organismo vivente. Può fare questo in quanto considera la società come un organismo dotato di una sua autonoma natura, un sistema.

Coscienza collettiva

Cosa intende Durkheim con il concetto di "coscienza collettiva"? La coscienza collettiva è l'insieme di regole, rappresentazioni, norme, modelli di comportamento culturalmente codificati che rappresentano la dimensione culturale e quindi istituzionale del sociale. La coscienza collettiva è "l'insieme delle credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una stessa società". Inoltre, nasce come frutto dell'opinione comune e del desiderio di associazione.

Forme di solidarietà

Quali forme diverse di solidarietà distingue e perché? Ne "La Divisione del lavoro sociale" 1893, distingue tra solidarietà meccanica, propria delle società tradizionali, nelle quali gli individui sono simili tra loro e condividono valori e regole comuni (società caratterizzata quindi dalla preponderanza della coscienza collettiva) e la solidarietà organica, che si afferma con l'affermarsi del principio di divisione del lavoro, dominante nella società fondata sul modo di produzione industriale. In questo secondo tipo di solidarietà diventano più importanti della coscienza collettiva i vincoli funzionali che intercorrono tra individui che lavorano ad un'impresa comune e hanno quindi bisogno ciascuno dell'attività dell'altro. Quindi i valori e le regole condivise diventano meno importanti e può essere dato più spazio alle diversità degli attori sociali, dando luogo al fenomeno storico culturale dell'esaltazione dell'individualismo.

ATTENZIONE: nella prefazione alla seconda edizione della "Divisione del lavoro sociale" 1904 rivede questa impostazione, causa la percezione delle tensioni e dei conflitti che emergono anche nella società industriale. Durkheim afferma quindi che l'importanza del consenso su valori e regole comuni c'è anche nella società di tipo industriale; ciò significa che il passaggio da società tradizionale a società industriale non è dato dalla sostituzione della solidarietà meccanica con quella organica, ma invece dalla diversità dei contenuti della stessa coscienza collettiva. Infatti, sempre nella stessa pubblicazione, afferma l'esigenza di creare forme istituzionali adeguate, le corporazioni professionali, per consolidare le nuove forme di solidarietà nate dalla crescente differenziazione delle funzioni.

Cause sociali dei diversi tipi di suicidio

Quali sono secondo Durkheim le cause sociali dei diversi tipi di suicidio? Le definisce nell'opera "Il Suicidio" 1897, uno dei primi esempi di ricerca empirica in sociologia. Raccoglie infatti varie tipologie di dati su casi di suicidio europei; questi dati presentano aumento costante a seconda delle stagioni, a seconda delle situazioni di rapida trasformazione (crisi belliche, fattori economici), a seconda dell'impostazione religiosa (più suicidi in paesi a religione protestante, meno nei cattolici).

Durkheim afferma che nei diversi contesti sociali e a seconda degli avvenimenti storici, esistono delle vere e proprie correnti suicidogene che non possono essere spiegate solo nel riferimento alla psicologia degli individui, ma vanno attribuite prevalentemente a cause sociali, che in questo caso sono il diverso grado di integrazione degli attori sociali nel sistema sociale. Ci sono 3 tipi fondamentali di suicidio:

  • Suicidio egoistico: causato da situazioni di scarsa integrazione degli attori sociali.
  • Suicidio anomico: causato da rapidi cambiamenti sociali, anche di contesto (il contadino che va in città).
  • Suicidio altruista: diverso dai primi due. Infatti non è causato da una carenza di norme, ma dalla forza di esse, cioè da un eccesso di integrazione sociale (il capitano che per onore si lascia affondare con la sua nave, il kamikaze che si fa saltare in aria per fanatismo religioso e politico).

Per Durkheim la chiave è il rischio di vuoto normativo-valoriale: l'assenza di norme provocata da cambiamenti rapidi che caratterizzano la società industriale, sia in senso positivo (rapido sviluppo benessere materiale), sia in senso negativo (crisi economiche), è alla radice del cronico moltiplicarsi della devianza presente in tale tipo di società e al diffondersi del disorientamento che favorisce l'aumento dei suicidi.

ATTENZIONE: Durkheim non percepisce affatto l'ambivalenza del problema dell'integrazione (cioè che questa può produrre sia effetti positivi che negativi). Si capisce dalla riflessione sulle religioni: per Durkheim ci sono più suicidi nei paesi protestanti a causa dell'orientamento individualista impostato da questa religione, che isola il soggetto e lo carica di responsabilità che non è in grado di affrontare, favorendo così il suicidio egoista. Qui sembrerebbe un problema NON di carenza di norme, ma dei contenuti delle stesse norme. Ma Durkheim sostiene che anche qui è una questione di carenza di norme: sono le carenti istituzioni protestanti che presentano minori possibilità di integrazione rispetto all'organizzazione ecclesiale cattolica. È sempre una questione di metodo, non di merito (vedi i suicidi tra i militari: mica è il merito delle norme il problema! È perché l'assetto complessivo non favorisce l'integrazione!).

Concetto di anomia

Cosa si intende col termine "anomia" e quali sono le condizioni in cui si verifica? Il termine anomia, dal greco a-nomos, privo di leggi, sta ad indicare situazioni nelle quali, a causa di repentini mutamenti sociali, i valori ed i modelli validi nelle situazioni d'origine non sono più adeguati alla nuova situazione, determinando nell'attore sociale un disorientamento. Si verifica:

  • Con l'affermarsi del principio di divisione del lavoro: l'assenza di una normativa adeguata è la causa principale delle tensioni conflittuali.
  • Con qualsiasi rapida modificazione sociale: l'assenza di norme adeguate è alla radice del cronico modificarsi della devianza che porta, ad esempio, ad un disorientamento che favorisce l'aumento dei suicidi.

Rapporto individuo-società

Come si configura in Durkheim il rapporto individuo-società? Gli elementi di riflessione alla base sono:

  • A) Durkheim nega che l'individuo preesista alla società, se non come entità psicofisica. Solo la società può trasformare questa entità in una persona dotata di vita morale.
  • B) I valori atti a far questo (esigenze di ordine vitale e convivenza pacifica) NON hanno fondamento nella natura degli individui, bensì nella natura sui generis della società, perché essa è prodotto di un'elaborazione collettiva e grazie a questo può conoscere i veri bisogni sociali (la cui espressione sono le regolamentazioni giuridiche e morali).
  • C) Alla natura dell'individuo è attribuita quindi la dimensione di indeterminatezza (causa il suo desiderio di infinito), all'ordine sociale invece la dimensione di determinatezza.

Durkheim le fa contrapporre, senza la necessaria interlocuzione. Essendo Durkheim precursore del modello funzionalista (all'inizio c'è un sistema sovraordinato, che deve sopravvivere attraverso delle attività adeguate, le funzioni del sistema), tende sempre a presentare il problema sociale soprattutto in termini di mantenimento dell'ordine e dell'integrazione dell'individuo nel sistema sociale.

Ne consegue che Durkheim NON colga in questo rapporto il carattere ambivalente della funzione di determinatezza delle forme normative ed istituzionali, indispensabili per la sopravvivenza, ma anche potenzialmente distruttive a causa della loro riduttività rispetto alla complessità della vita vissuta; anzi: proprio perché in lui sono centrali le questioni dell'ordine e del controllo, è volto a considerare negativamente le dimensioni di indeterminatezza e disordine. Addirittura, le contraddizioni proprie di ogni situazione sociale sono viste non come momento dinamico di trasformazione, bensì solo come ciò che deve essere eliminato per realizzare un ordine armonico.

Conseguenze di questa impostazione:

  • La sua concezione dell'unità sociale ha come riferimento privilegiato la società civile; lo Stato non incarna la coscienza collettiva diffusa nell'intero corpo sociale, ma è sede di una coscienza specifica, più ristretta, anche se "più chiara e più alta".
  • Il potere politico è quindi una funzione volta ad assicurare il mantenimento dell'ordine sociale (e questa è una sottovalutazione, in quanto Durkheim non pensa proprio alla possibilità che il potere, trasformandosi in dominio, diventi a sua volta una forma di distruttività sociale).
  • La sua concezione della società ha quindi alla base la dicotomia tra assoluta positività della determinatezza dell'ordine sociale e la negatività dell'indeterminatezza delle aspirazioni infinite degli individui singoli.
  • L'uomo è propenso alla guerra a causa della sua insita natura egoista; il desiderio di pace aumenta solo se aumenta la socializzazione; Durkheim però non chiarisce da dove nasca 'sto desiderio di aggregazione che porta poi a perseguire la pace.

ATTENZIONE: C'è in Durkheim un'unica valutazione positiva delle spinte a carattere indeterminato: non in riferimento all'individuo come tale, bensì in quanto conseguenza diretta delle "correnti collettive". Esse sono esterne all'individuo, in quanto dotate di un'esistenza propria e di una propria forza.

Interpretazione del fenomeno religioso

Come interpreta il fenomeno religioso? Per scrivere l'opera "Le forme elementari della vita religiosa", Durkheim parte dall'idea che un fenomeno così diffuso e duraturo come la religione non possa non avere altra origine che le esigenze della società. "La religione è cosa eminentemente sociale". Decide di analizzare le forme religiose delle società arcaiche, perché più semplici e quindi più atte a rivelare i meccanismi funzionali (che poi stanno alla base anche delle religioni più complesse). Durkheim studia la religione totemica degli aborigeni australiani strutturati in clan.

Gli elementi che evidenzia sono:

  • Il totemismo: il clan non è fondato sulla consanguineità, ma sull'identificazione dei membri con un simbolo sacro, il totem. Ogni clan ha il suo totem e sulla base di questo si regolano i rapporti tra i clan, le compatibilità o meno.
  • La sacralità: le cerimonie rituali servono a rafforzare il sentimento di appartenenza al clan: le danze ed i sacrifici rendono visibile questo sentimento.

Poiché per Durkheim l'idea di Dio è solo un modo attraverso il quale gli individui si rappresentano la società, esso attribuisce alla stessa società una dimensione di sacralità, che è la base della solidarietà generale. In sintesi, Durkheim dimostra che le rappresentazioni collettive di tipo religioso, ma non solo, sono determinanti nella costruzione della realtà sociale. Con questa affermazione, Durkheim ha dato il là alla teoria delle rappresentazioni sociali.

Punti di forza e critiche al contributo di Durkheim

Quali sono i principali pregi del contributo di Durkheim alla teoria sociologica e quali invece le critiche che possono essergli rivolte?

Meriti:

  • Oggettivazioni del sociale: Aver sottolineato nel carattere coercitivo del sociale la dimensione di oggettivazione che sempre assumono le forme determinate di ordine sociale, le quali diventano realtà indipendenti dagli stessi individui che le pongono in essere, diventando fonti di produzione d'identità e di caratteri individuali.
  • Aver sottolineato l'importanza che le regole sociali e le rappresentazioni della realtà sociale hanno su comportamento individuale e collettivo. Con questa sottolineatura Durkheim apre una linea d'analisi più centrata sui caratteri del contesto e delle procedure dell'agire che sulle motivazioni individuali.
  • Superamento del modello razionalistico, che porta al superamento dell'etnocentrismo: l'Illuminismo tendeva a svalutare una serie di comportamenti umani come puramente dovuti all'ignoranza e alla superstizione. Durkheim supera questa visione, perché pone il principio che ogni fatto sociale ha la sua ragion d'essere nella società stessa; il funzionalismo dunque permette di trovare il significato interno di tutti i fenomeni osservati, senza giudizi a priori.

Difetti:

  • Non tiene presente la natura ambivalente degli individui (identità come similarità, esigenza di veder riconosciuta anche la propria differenza) e quindi non comprende che gli attori sociali non sono mossi solo da desideri egoistici, ma anche dal bisogno di identità e riconoscimento che li orienta verso il rapporto con l'altro.
  • Per questo vede l'indeterminatezza delle aspirazioni degli individui praticamente solo come negativa e dà sempre valenza positiva alle forme normative. Delle quali non considera la potenziale negatività in caso siano estremizzate (quando il potere si trasforma in dominio, ad esempio).

Capitolo 2: Conflitto e mutamento sociale Marx

Dialettica di Marx e Hegel

Come si differenzia la dialettica di Marx da quella di Hegel? Il modello dialettico di Hegel prevede che la storia evolva attraverso costanti contraddizioni e conflitti. Per Hegel, i superamenti delle contraddizioni che via, via si incontrano, creano, a loro volta, altre contraddizioni, fino a raggiungere un superamento definitivo di tutte le contraddizioni in una sintesi finale. Hegel interpreta questo processo (la dialettica) come la manifestazione della progressiva autorealizzazione dello spirito assoluto.

Marx adotta il modello dialettico di Hegel, ma lo sviluppa ed arriva a conclusioni diverse. Marx infatti interpreta la dialettica come un principio attivo operante all'interno delle condizioni materiali e degli oggettivi rapporti economici e sociali. Marx quindi prevede che l'evoluzione storica e sociale sia determinata dalle contraddizioni oggettive legate alla disponibilità delle risorse materiali e tecniche e ai rapporti di produzione. Anche per Marx il superamento delle contraddizioni produce altre contraddizioni, ma la soluzione finale è la fine del modo di produzione capitalista e l'avvento della società comunista.

Quindi, dal punto di vista sociologico, la teoria dialettica di Marx si caratterizza per la rilevanza che assume in essa la dimensione conflittuale nella dinamica delle relazioni sociali: non ha un'idea sincronica della società, ma diacronica, come modello in continua trasformazione, il cui movimento è creato da contraddizioni che via, via emergono nella realtà sociale tra determinate strutture materiali e determinati rapporti sociali.

Materialismo dialettico e materialismo storico

Qual è la differenza tra materialismo dialettico e materialismo storico? Mentre il materialismo dialettico è fondato sull'assoluto determinismo dell'infrastruttura materiale (l'insieme delle forze e dei mezzi di produzione, i rapporti di produzione, il modo di produzione), il cui scontro con la sovrastruttura (l'insieme delle rappresentazioni culturali e dei sistemi normativi presenti nel sistema sociale) porta al cambiamento...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Crespi Franco.
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