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Il pensiero sociologico, Franco Crespi, 2002.

Emile Durkheim: la società come realtà «sui generis». Capitolo 1.

Emile Durkheim (1858-1917). Nel 1902 si trasferisce alla Sorbona di Parigi per la

cattedra di storia e educazione che poi diventerà educazione e sociologia. Si

riconosce nelle teorie olistiche in cui la società è un sistema come un organismo

vivente non riducibile alla somma degli esseri viventi che lo compongono. Per

arrivare a Durkheim occorre fare riferimento al positivismo e all’evoluzionismo. Fa

parte del positivismo Auguste Comte (1798-1857), fu il primo ad usare il termine

sociologia. Considerava la sociologia come una scienza sintetica, come la biologia,

un'unità organica. Se in biologia il punto di riferimento è l’organismo umano, nella

sociologia è l’umanità. Comte studiava la cultura e la storia per arrivare ad una

conoscenza completa della società. Nella legge dei 3 stadi ci sono delle tappe

essenziali per il progresso dell’umanità: il primo è lo stadio teologico (sacerdoti), poi

quello metafisico (filosofi) e infine quello positivo, lo stadio finale dove predominano

scienziati e industriali che si dedicano alla conoscenza scientifica delle leggi che

determinano i rapporti tra le cose. Un’altra legge dinamica di Comte considera le

variazioni dell’attività pratica dell’umanità, ovvero il rapporto tra l’insieme delle

nostre esigenze materiali e l’azione svolta a soddisfarle. Il progresso si completa poi

con l’affermarsi della dimensione morale dove domina l’istinto sociale. La statica

sociale è lo studio dell’umanità come se fosse immobile, è lo studio positivo,

sperimentale e razionale. È lo studio delle leggi di coesistenza dei diversi elementi

che compongono l’unità sociale. Per Comte le costanti strutturali sono la famiglia, la

religione, la politica, il lavoro, la proprietà e il linguaggio che è la più sociale di tutte

le istituzioni. Queste istituzioni trasmettono la morale e determinati valori. Il potere

politico ha la funzione di controllo e coordinamento, non esiste società senza

governo e viceversa. L’attività produttiva è fondamentale, compresa appieno solo

nello stadio positivo. La divisione del lavoro ha la funzione di conciliare la tendenza

all’individualismo con l’esigenza di associazione dell’agire collettivo per il

raggiungimento di finalità comuni. Il governo contiene e dirige le energie e gli istinti

individuali, la coercizione è alla base della società. La natura dell’uomo si manifesta

in tre diversi modi; con il sentimento, l’intelligenza e l’attività. Il mantenimento

dell’unità avviene in 3 modi: con la famiglia e i principi dell’amore, con le citta/stato

che organizzano l’attività produttiva e politica e con la società religiosa o morale la

quale abbraccia il sistema sociale, è il vincolo universale dell’organismo. Esistono 3

poteri sociali: quello materiale concentrato nei ricchi e potenti e basato sulla forza,

quello intellettuale affidato ai filosofi, agli scienziati e ai poeti, basato sulla ragione,

e quello morale affidato alle donne e fondato sull’affetto. La donna per Comte è

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Riassunto a cura di Daniele Cucinotta.

superiore all’uomo, viene vista vicina alla natura e al sentimento ed è più aderente

alle leggi che regolano la vita sociale. Per Comte la società è quindi composta da

organismi sociali che evolvendosi porteranno ad un insieme armonico senza conflitti

né contraddizioni raggiungendo il consenso collettivo. Sarà indispensabile la

divisione del lavoro e la gerarchia fondata sulla proprietà e sul potere per

mantenere il sistema sociale. L’egoismo economico e i conflitti sul lavoro non

bastano per eliminare l’ottimismo della sociologia comtiana. L’idea di Comte rimane

quella di una società razionalizzata dove l’educazione nella religione positivista potrà

far prevalere un equilibrata distribuzione dei doveri individuali. Le leggi economiche

fondano la solidarietà sociale, il capitale in mano di pochi è fondamentale per

mantenere solidarietà nel lavoro. L’attività industriale per Comte diverrà il principale

motore del progresso materiale, scientifico e intellettuale.

Spencer Herbert parla del progresso visto solo nel contesto biologico e non nello

sviluppo storico delle capacità intellettuali come sosteneva Comte. Spencer parla

dell’evoluzione come processo di derivazione naturale dalle forme di vita più

elementari a quelle complesse e perfette. Gli individui più adatti hanno maggiore

possibilità di sopravvivere. Spencer usa l’idea dell’evoluzione per spiegare la realtà.

Parla di un progressivo passaggio a forme di vita sempre più differenziate e più

armonicamente integrate fra loro. L’unità della società è resa possibile dal

linguaggio e per Spencer al centro c’è l'individuo singolo e l’individualismo al

contrario delle idee di Comte. Spencer invece di identificare il progresso nella

razionalità scientifica parla di energia vitale e sentimento che seguono logiche

evolutive concrete. Il potere politico, lo stato e la burocrazia sono visti da Spencer

come il male, mentre la società civile composta da liberi individui e regolata dal

libero mercato procede secondo le linee naturali del principio evolutivo. I vari

conflitti ed egoismi sono visti come transitori.

Durkheim sostiene che quando si spiega un fenomeno sociale bisogna cercare

separatamente la causa efficiente che lo produce e la funzione che esso assolve. Con

funzione si intende i fenomeni sociali i quali non esistono generalmente che in vista

dei risultati che essi producono. L’organismo sociale ha dei bisogni e il termine

funzione riguarda un'attività svolta a soddisfare questi bisogni. Durkheim parla di

criterio oggettivo nell’interpretare i fenomeni sociali da parte dell’individuo. La

società viene intesa come identità sui generis, dotata di un carattere proprio. La

società forma l’individuo dalla nascita secondo i valori e i modelli di comportamento

che sono propri della particolare epoca in cui l’individuo vive. Le istituzioni sociali

hanno una durata che vanno oltre quella dell’individuo e quindi la società non può

essere il semplice risultato delle azioni individuali. La società è un sistema in quanto

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realtà specifica con i suoi caratteri propri. La causa di un fatto sociale deriva dai fatti

sociali precedenti e non dall’individuo. La funzione di un fatto sociale va cercata nel

rapporto che esso ha con qualche finalità sociale. Il sociale ha quindi un carattere

coercitivo nei confronti dell’individuo, la società impone a quest’ultimo le proprie

forme e le sue proprie leggi. L’individuo va compreso partendo dal sociale. Il fatto

sociale è la maniera di agire, di pensare, di sentire, esterne all’individuo, e che sono

dotate di un potere di coercizione in virtù del quale si impongono a lui. Si tratta di

una presenza di rappresentazioni, regole, norme modelli di comportamento

culturale codificati, che guidano le motivazioni e l’agire effettivo degli individui. Con

il termine coscienza collettiva o maniere d’essere collettive parliamo delle forme

strutturali concrete assunte da una determinata società. Per Durkheim esistono

prodotti culturali nati storicamente che ad un certo punto prendono carattere

oggettivo.

Cultura, consenso, integrazione.

Il modello funzionalista tende a presentare il problema sociale soprattutto in termini

del mantenimento dell’ordine e dell’integrazione dell’individuo nel sistema sociale

stesso, un ordine e un’integrazione ottenuti tramite l’assimilazione, da parte degli

attori sociali, dei valori e delle norme morali e giuridiche che producono consenso

collettivo. Le dimensioni culturali e normative assumono quindi il predominio con

Durkheim e nel funzionalismo. I presupposti fondamentali del funzionalismo sono

che all’origine esiste un sistema, un'unità di riferimento, rispetto alla quale le varie

parti o elementi sono in una posizione subordinata. Tale sistema deve sopravvivere,

ovvero mantenere la propria unità e il proprio equilibrio interno nel suo rapporto

con l’ambiente esterno e con gli altri sistemi. Tale sopravvivenza (bisogni del

sistema) richiede delle attività adeguate (funzioni del sistema). Vengono legittimate

le norme che producono consenso negli individui. Durkheim riconosce l’importanza

dell’individuo ma nega che esso pre-esista alla società. Se l’individuo è lasciato a sé

stesso tendenzialmente è egoista e orientato al perseguimento del suo desiderio

illimitato. La società si costituisce invece essenzialmente come un fenomeno morale

di solidarietà collettiva imponendo valori e norme da assimilare. Qua ritorna il

concetto di Comte di rapporto tra scienza e morale, la conoscenza scientifica

permette di individuare quelle leggi oggettive dello sviluppo sociale che una volta

comprese e assimilate mantengono la società stabile. Le leggi portano al controllo e

ad eventuali sanzioni che delimitano l’ambito del desiderio dell’individuo e che

permettono di seguire fini concreti. La dimensione indeterminata è attribuita

all’individuo mentre la dimensione determinata all’ordine sociale.

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Forme di solidarietà.

Durkheim riconosce la presenza del disordine nella società industriale riconosciuta

nel termine di anomia, situazioni nelle quali, per effetto di rapidi cambiamenti

sociali, i valori e modelli di comportamento non sono più adeguati determinando

nell’attore sociale un diffuso disorientamento. Nella sua prima grande opera

«Divisione del lavoro sociale», Durkheim parla di solidarietà meccanica, propria delle

società tradizionali nelle quali gli individui sono simili tra loro condividendo valori e

regole comuni. Nella società fondata sulla produzione industriale si parla invece di

solidarietà organica. Con l’affermarsi della divisione del lavoro gli individui hanno

reciprocamente bisogno l’uno delle attività dell’altro. Viene dato più ampio spazio

alle diversità degli attori sociali esaltando l’individualismo. La percezione dei conflitti

e delle tensioni della società industriale e gli effetti dell’anomia portano Durkheim a

ribadire l’importanza del consenso su valori e regole. Sono necessarie forme

istituzionali più adeguate a causa della crescente differenziazione delle funzioni. La

divisione del lavoro acquista quindi valore sociale in quanto si esprime attraverso

nuove regole giuridiche e morali.

La ricerca sul suicidio.

È uno degli esempi di ricerca empirica in sociologia. Il suicidio è dovuto a situazioni

di rapida trasformazione e di crisi determinate da fattori economici o da eventi

bellici. Durkheim parla di vere e proprie correnti suicidogene nei diversi contesti

sociali non dovute soltanto alla psicologia dell’individuo. Esiste il suicidio egoistico

generato dalla scarsa integrazione degli attori sociali, anomico a causa di situazioni

di rapido cambiamento sociale e altruista causato da un eccesso di integrazione

sociale (esempio del capitano o kamikaze). Le cause del suicidio sono sociali, se

l’assenza di una normativa istituzionale adeguata ai nuovi sviluppi della divisione del

lavoro è la causa principale delle tensioni conflittuali che si producono

nell’organizzazione del lavoro, allo stesso modo l’assenza di norme provocata dai

cambiamenti rapidi è alla radice del cronico moltiplicarsi della devianza che

favoriscono l’aumento dei suicidi. L’orientamento individualista della religione

protestante ad esempio può portare all’aumento del suicidio egoista perché da

meno possibilità all’individuo di integrarsi. Durkheim non prende mai in

considerazione una possibile incidenza negativa di un sistema di norme e valori che

chiude la coscienza nella troppo rigida identità dei ruoli e che può portare a forme

autodistruttive di disagio o ribellione.

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Rapporto individuo-società.

La dimensione dell’individualità è il prodotto del sistema dominante di valori.

L’individuo non viene concepito come criterio per giudicare gli effetti provocati dal

sistema delle norme ma si coglie il carattere ambivalente nel rapporto individuo-

società. Le contraddizioni proprie di ogni situazione sociale sono viste come ciò che

deve essere eliminato per mantenere un ordine armonico, come succede

nell’organismo biologico. Il potere ha la funzione di applicare tali principi per

controllare la devianza. Lo Stato ha il compito di promuovere la giustizia sociale. Il

potere politico ha l’unica funzione di mantenere l’ordine sociale e porta Durkheim a

sottovalutare la possibilità che il potere, trasformandosi in dominio, diventi a sua

volta fonte di distruttività sociale. La divisione tra l’ordine sociale visto come

positivo e le aspirazioni infinite degli individui viste come negative rende

problematica la stessa origine della società. L’individuo, a parte i desideri egoistici,

ha bisogno di identità e di riconoscimento che lo orientano verso il rapporto con

l’altro e ha bisogno della ricerca di stabilità che gli può garantire l’ordine sociale. Da

qui si sviluppa la teoria delle correnti collettive di Durkheim. Ogni sorta di correnti

vanno, vengono, circolano in tutte le direzioni, si intersecano e si mescolano in mille

modi diversi perché sono in perpetuo stato di mobilità e non riescono a darsi una

forma oggettiva, questa è la teoria del mutamento sociale.

La dimensione religiosa.

La convinzione per Durkheim è che un fenomeno così diffuso e duraturo come la

religione non possa avere altra origine che le esigenze della società stessa. La

religione è cosa eminentemente sociale. Le rappresentazioni religiose costituiscono

rappresentazioni collettive che esprimono realtà collettive; i riti sono modi di agire

che sorgono all’interno di gruppi costituiti e sono destinati a suscitare, a mantenere

o a riprodurre certi stati mentali di gruppi. Durkheim analizza la religione totemica

degli aborigeni, il simbolo sacro serve a qualificare il rapporto dei membri del clan

con il particolare ambiente naturale nel quale vivono. Le cerimonie servono a

rafforzare il sentimento di appartenenza. La società stessa ha una dimensione di

sacralità che fonda la solidarietà generale.

Considerazioni critiche.

Durkheim lascia un po’ in ombra la dimensione attiva dell’individuo nel costruire la

realtà sociale, ha attirato l’attenzione sull’importanza che le regole sociali e le

rappresentazioni della realtà sociale hanno sul comportamento individuale e

collettivo. Con Durkheim si supera il modello razionalistico dell’Illuminismo con il

quale si svalutavano una serie di comportamenti umani dovuti a ignoranza e alla

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superstizione. Ogni fatto sociale ha la sua ragione di essere nella società, si arriva al

superamento dell’etnocentrismo dove si giudicava una cultura a partire dalla

propria. I fenomeni religiosi e le manifestazioni rituali delle società primitive

vengono finalmente interpretate nel loro senso specifico. Diventa così possibile

entrare nella logica interna di quelle culture non occidentali. Il termine

funzionalismo viene adottato dopo Durkheim e non è mai usato nelle sue teorie.

Grazie allo studio delle società primitive il funzionalismo continuerà i suoi sviluppi

successivi. L’analisi di queste società ha influenzato la concezione generale della

società come sistema chiuso, fondato prevalentemente sull’esigenza di integrazione

interna, di adattamento e di conservazione, anziché di quella di scambio con

l’esterno, di trasformazione e di innovazione.

Karl Marx: conflitto e mutamento sociale. Capitolo 2.

Nasce a Treviri in Renania nel 1818, si sposta nel 1883 a Londra e prende contatti

con la filosofia di Hegel e i circoli dei giovani hegeliani. A causa delle sue idee

democratiche e repubblicane che sollevano la reazione del governo prussiano gli

sospendono il suo giornale. Ha un rapporto di amicizia e collaborazione con Engels

per tutta la vita. Viene espulso dalla Francia e a Bruxelles entra in contatto con la

Lega dei comunisti; nel 1848 scrive con Engels il "Manifesto del partito comunista".

Successivamente si sposta a Londra scrivendo "Per la critica dell’economia politica"

e "Il Capitale". Fu un grande leader del socialismo internazionale influenzando lo

sviluppo dei movimenti rivoluzionari che porteranno nel 1917 il potere ai bolscevichi

di Lenin e alla dittatura del partito comunista nell’Unione sovietica. La sociologia

successiva venne profondamente influenzata da Marx.

Il materialismo dialettico.

Marx è critico nei confronti dell’idealismo hegeliano, intendeva sviluppare una

teoria scientifica delle leggi che presiedono alla storia e alla dinamica sociale. Marx

adotta il modello dialettico di Hegel in cui la storia evolve attraverso costanti

contraddizioni e conflitti. Marx pensa che l’evoluzione storica sia determinata dalle

contraddizioni oggettive legate alla disponibilità delle risorse mat

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maylo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e dell'innovazione digitale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Valle d'Aosta o del prof Pannofino Nicola.
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