Il Palazzo Ducale di Mantova
A cura di Giuliana Algerini
Le strutture architettoniche
Il prospetto esterno di Palazzo del Capitano, assieme alla contigua Magna Domus, costituisce il riferimento architettonico di più immediata visibilità in quanto direttamente rivolto verso l'interno dell'area urbana.
Le vicende costruttive che diedero origine al grande accorpamento edilizio del Palazzo del Capitano e della Magna Domus si legano strettamente alla famiglia Bonacolsi ed alle prime cinque generazioni dei Gonzaga, coprendo un arco temporale che va dalla fine del Duecento fino ai primi decenni del Quattrocento. I nuclei residenziali che in epoca gonzaghesca furono coinvolti da complessi interventi di aggregazione e di ampliamento e che portarono al definitivo costituirsi dei due edifici, dovevano far parte in origine del vasto patrimonio immobiliare che i Bonacolsi erano riusciti ad acquisire tra gli ultimi trent'anni del Duecento e il primo decennio del Trecento.
Dopo un certo periodo di decadenza, la città più antica, chiusa entro la prima cerchia di mura, cominciò a divenire oggetto di un forte espansionismo immobiliare da parte della famiglia Bonacolsi. Le ragioni di questo interesse sono da ricercare anche nelle potenzialità della "civitas vetus" di difesa e di controllo interno. Tale intenso processo di acquisizione immobiliare iniziò con il fondatore della signoria bonacolsiana, Pinamonte. I fratelli Guido e Rinaldo, succedutisi rispettivamente dal 1299 al 1309 e dal 1309 al 1328, incamerarono attraverso acquisti e permute almeno una ventina di stabili, parte dei quali probabilmente coincidevano con gli edifici originari della Magna Domus e del Palazzo del Capitano.
Il processo di acquisizione rispondeva al mutamento della situazione politica e istituzionale che alla fine del Duecento aveva visto il progressivo decadimento del Comune e il sempre più deciso affermarsi della signoria bonacolsiana che richiedeva sedi più adeguate per l'esercizio del proprio potere. Le residenze dei Bonacolsi, situate entro il cerchio dell'antica città, rappresentarono dunque i centri effettivi del potere politico. Che la "civitas vetus" si fosse imposta come vero centro della politica cittadina è dimostrato dal fatto che in tali quartieri anche i Gonzaga, poco tempo dopo il loro insediamento al potere e nel giro di una trentina d'anni, realizzarono un'altra vastissima impresa di speculazioni immobiliari.
Il Davari (1903) riporta i nomi degli ipotetici costruttori, rinvenuti in vari documenti dell'età bonacolsiana, che potrebbero aver partecipato alla costruzione di vari edifici per la famiglia. Sempre secondo il Davari, il palazzo dovrebbe corrispondere ad uno di quei casamenti eretti o ampliati tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, da Guido Bonacolsi che avrebbe usato ingenti somme di denaro dategli dal comune per l'espletamento delle funzioni relative alla carica di capitano, utilizzo improprio quindi ma successivamente convalidato da una delibera comunale.
Questo fatto rafforza l'ipotesi dell'immediato incameramento da parte dei Gonzaga, subito dopo la presa del potere, dell'edificio o degli edifici bonacolsiani conosciuti con il nome di "domus capitanei". Infatti la convalida si può ritenere un implicito riconoscimento della sede e dell'istituzione della signoria. Per il Marani la giustificazione della delibera va ristretto all'architettura degli edifici, in particolare alla parte del portico, che nella configurazione di un palazzo rappresenta senz'altro il più significativo elemento di congiunzione tra spazio pubblico e privato.
Dunque tra il gruppo di edifici, fatti erigere dai Bonacolsi a spese del comune, potrebbe annoverarsi anche la Magna Domus la cui facciata era costituita fin da quel periodo da un nobile porticato. Seguendo queste linee interpretative, sia il primo nucleo bonacolsiano dell'attuale Palazzo del Capitano sia la Magna Domus potrebbero essere stati oggetto di un'immediata appropriazione da parte dei Gonzaga dopo il colpo di stato e corrispondere anche agli stabili indicati in vari documenti. In tali edifici figuravano dimorare i figli di Luigi Gonzaga, come compare da altri atti del 1335 e degli anni successivi.
La serie imponente di acquisizioni effettuate in forma associata dai figli di Luigi nelle zone più centrali della "civitas vetus", portò al costituirsi tra gli anni Trenta e Quaranta di una prima grande aggregazione di fabbricati che si può ritenere che sia stata oggetto di progressivi adattamenti attraverso l'abbattimento e la ricostruzione di più antichi edifici.
Questo disegno di creare un vasto e compatto accorpamento immobiliare al centro della città vecchia sembra trovare soddisfazione con l'acquisto, nel 1355, degli immobili che pochi anni prima appartenevano ancora alla famiglia dei Bonacolsi. A quanto precisano gli atti notarili, si trattava di palazzi di notevole rilevanza architettonica, dotati di volte sostenute da colonne di marmo, di case-torri, di propri pozzi e di merlature di coronamento. Elementi che avevano indotto vari studiosi a ritenere che uno di quegli edifici potesse corrispondere al Palazzo del Capitano nella sua forma completa, quale è oggi, e che di conseguenza esso dovesse per forza risalire, nel suo attuale assetto, all'epoca bonacolsiana.
Tuttavia rimane più plausibile l'ipotesi che tra questi immobili sia invece la Magna Domus, comprendente anch'essa nella facciata il porticato con le volte sostenute da colonne e pure le murature di una casa-torre. Alla morte del capostipite Luigi (1360), venne formalmente a succedere il figlio primogenito Guido che continuò a condividere il governo con i fratelli fino alla sua morte (1369) ed all'ascesa al potere del figlio Lodovico.
Questi per avere un dominio personale sulla città eliminò il fratello Ugolino e probabilmente anche il fratello Francesco, scomparso in circostanze misteriose. Ottenuta la nomina di capitano e vicario imperiale (1370), Lodovico aveva accentrato nelle sue mani la totalità del patrimonio di terreni e di stabili dei suoi predecessori. Seguendo una linea politica di guardinga difesa, al fine anche di prevenire i rischi delle congiure che lo minacciavano da più parti, nel 1371 realizzò un intervento di separazione di tutta l'area residenziale isolandola con sbarramenti murari posti in capo alle vie d'accesso.
Anche nel quadro di Domenico Morone (1494) sullo sfondo alla destra del fianco del Duomo, è ben visibile un tratto della muraglia che si dipartiva dalla Magna Domus per circoscrivere, da quella parte, l'area della corte. Intervento urbanistico di indubbia importanza che poneva le premesse per l'organizzazione e lo sviluppo futuro della città del principe.
Lo spazio circoscritto da Lodovico doveva apparire già piuttosto ampio e occupare all'incirca le aree corrispondenti a Corte Vecchia, al complesso del Giardino Pensile e alle attuali piazze Lega Lombarda, Paccagnini e Santa Barbara. In questa prima cittadella dei Gonzaga, corrispondente ad una delle zone di più antica urbanizzazione di tutta la città, la concentrazione degli stabili, originariamente disposti lungo gli assi viari di fondazione romana e altomedievale, doveva essere a quel tempo particolarmente fitta.
Con il progressivo sviluppo della corte e dei suoi fabbricati gli antichi edifici furono poi nel tempo in gran parte modificati o inglobati nelle nuove architetture oppure del tutto demoliti per fare spazio anche ad ampi cortili o giardini. Gli interventi di recinzione promossi da Lodovico vennero quindi a sancire quel processo di privatizzazione, realizzato nel corso dei precedenti trent'anni, di tutta un'area che si trovò in questo modo completamente separata all'interno della città vecchia.
Le caratteristiche di esclusività e di dominanza che gli aggregati delle residenze gonzaghesche andavano assumendo si accentuarono ulteriormente grazie alla creazione di alcuni vuoti, i cosiddetti guasti, ottenuti con l'abbattimento di interi isolati. Come gli abbattimenti nell'area antistante la cattedrale di San Pietro che lungo il corso del Trecento e i primi decenni del Quattrocento fu oggetto di progressivi interventi di demolizione che portarono alla finale costituzione dell'attuale piazza Sordello.
Al tempo di Lodovico è da ritenersi che i complessi della Magna Domus e del Palazzo del Capitano dovessero avere oramai assunto proporzioni rispondenti in gran parte a quelle attuali, anche se certe forme ed elementi architettonici sarebbero stati poi modificati o perfezionati nei primi decenni del Quattrocento.
Prendendo inoltre come riferimento temporale il quadro di Morone, si deve sottolineare come gli sfondi architettonici che nel dipinto fanno da quinta alla cruenta vicenda siano da intendersi, per quel periodo, storicamente ancora del tutto incongruenti. Non solo per il Duomo che mostra il prospetto tardogotico realizzato tra il 1395 e il 1401, ma quasi sicuramente anche per il Palazzo del Capitano che a quell'epoca doveva apparire di altezza bene inferiore, con la facciata priva di portico e in posizione quindi più arretrata.
Anche alla luce di alcuni studi sarebbe da rivedere del tutto la tesi che il Palazzo del Capitano nella forma presentata dal Morone, e ripristinata dai restauri attuati nel corso dei primi tre decenni del Novecento, possa risalire ai primi tempi del XIV secolo, in particolare ad interventi commissionati da Guido o da Passerino Bonacolsi. Molti sono infatti gli elementi che fanno propendere per opere di ampliamento e di ridefinizione architettonica e decorativa da riferire ad un periodo più tardo, da far rientrare, seppur distribuite in diverse fasi, entro l'intero arco del Trecento gonzaghesco e i primi decenni del Quattrocento.
Sulla base degli attuali rilievi grafici e di un'attenta analisi delle murature e degli elementi architettonici, sembra certo che il nucleo primitivo del palazzo del Capitano, da ascriversi alla fase bonacolsiana, dovesse corrispondere ad un edificio di ben minori dimensioni: senz'altro più basso, dotato di un solo piano superiore, più arretrato in quanto privo del porticato di facciata e più corto perché l'estremità settentrionale doveva originariamente coincidere con un vicolo che lo separava dalla Magna Domus.
Dalle poche tracce ancora presenti non è dato di stabilire l'effettiva lunghezza dello stabile originario che non è da escludersi potesse corrispondere anche a più fabbricati in seguito tra loro congiunti. Tuttavia la mancanza di un limite chiaramente distinguibile nella tessitura muraria tra la parete di fondo del portico e quella del lungo edificio contiguo (attuale sede dell'Amministrazione provinciale e della Questura) farebbe però supporre, almeno da quella parte, la preesistenza di un unico edificio.
I segni dell'antica costruzione si possono leggere nella presenza di un'antica finestra sul muro interno del porticato a pianterreno che sembrerebbe concepita per aprirsi direttamente all'esterno. Analoghe considerazioni si possono fare per tre monofore di diversa ampiezza rinvenute nel corso dei restauri del primo Novecento sulla parete divisoria tra la serie delle sale dell'appartamento di Guastalla e la galleria parallela soprastante il porticato, ricavata in quel periodo con l'abbattimento delle tramezze delimitanti una fila di stanze contigue.
Lo sguincio di una delle tre aperture è decorato da un motivo a racemi su fondo rosso ascrivibile al tardo Duecento o ai primi del Trecento e strettamente rapportabile ad alcune ornamentazioni ad affresco della chiesa di Santa Maria del Gradaro e della chiesa abbaziale di San Benedetto al Po, generalmente riferite all'ultimo quarto del XIII secolo.
Anche per quanto riguarda la Magna Domus sembra condivisa l'opinione che il palazzo debba corrispondere, nell'attuale conformazione della facciata porticata, all'assetto conferitogli in periodo bonacolsiano tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, ad opera probabilmente di Guido Bonacolsi. Da una recente analisi strutturale pare non esservi dubbio che il corpo frontale dell'edificio sia stato realizzato in un periodo del tutto precedente a quello del grande intervento di ampliamento del palazzo del Capitano che comportò l'aggiunta dell'alto fronte porticato e merlato.
Di recente sono inoltre stati individuati elementi di indubbio significato per la comprensione dell'originaria forma dell'avancorpo di facciata della Magna Domus, la cui impostazione trapezoidale è arguibile anzitutto in un'arcata della volta del porticato posta di traverso, situata in corrispondenza della campata di congiungimento con il portico del palazzo del Capitano.
Tale arcata doveva far parte di uno dei due lati brevi obliqui co cui, in origine, si concludevano le estremità del portico della stessa Magna Domus, come sembra confermare la ghiera bicroma, in cotto e pietra bianca, del tutto rispondente ai moduli decorativi degli altri archi sul fronte dell'edificio.
Ulteriore indizio è dato dai fianchi obliqui, forse leggermente evidenziati dai restauri novecenteschi, dei pilastri alle estremità del porticato, in corrispondenza delle immorsature, a nord con la parete del corpo cinquecentesco e a sud con l'altro più largo pilastro contiguo, con cui sembra fare un corpo unico, che costituisce l'estremità settentrionale del portico del palazzo del Capitano.
Inoltre l'angolo acuto formato da tale pilastro terminale, addossato al pilastro della Magna Domus, rappresenta una prova convincente della posteriorità dell'intervento di ampliamento dello stesso palazzo del Capitano. La linea di giunzione dei due pilastri marmorei di base prosegue verso l'alto spartendo in modo molto netto il confine delle superfici murarie delle facciate dei due edifici affiancati.
Altre tracce si ritrovano negli ambienti dei sottotetti della Magna Domus, in cui permangono più numerose le tracce architettoniche e decorative dell'antica costruzione, dove s'individuano in corrispondenza degli spazi coincidenti con le estremità del sottostante porticato sguinci di parete appartenenti senza dubbio ai lati dell'originaria facciata. Non v'è dubbio che originariamente la Magna Domus, come attesta d'altronde lo stesso nome, dovesse rivestire notevole rilevanza nel modesto contesto edilizio del periodo cui si fa risalire la sua costruzione, vale a dire tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento.
Rilievo che oggi non è certo immediatamente percepibile in quanto l'edificio appare del tutto rinserrato tra il palazzo del Capitano e il complesso cinquecentesco. Alla fine del Duecento la zona aveva acquisito una certa importanza come attesta l'intervento di pavimentazione, attuato attorno al 1290, della larga via compresa tra la facciata della Magna Domus e il fianco della Cattedrale, cui fu attribuita la denominazione di strada dei Cavalieri (strata militum) quasi a voler significare una sorta di nobilitazione della casata dei Bonacolsi che in tale quartiere erano divenuti i detentori della maggior parte delle proprietà immobiliari.
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