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Introduzione

Il livello fonetico-fonologico è stato, storicamente, il primo a essere preso in

considerazione dagli studiosi del metodo storico-comparativo (XIX secolo) e della

scuola neogrammaticale.

Qual è il motivo di questo studio del punto di vista fonetico-fonologico della lingua

prima dell’analisi degli altri livelli? Il lessico è generalmente più soggetto della

fonetica al cambiamento e all’interferenza linguistica (calchi, prestiti, ecc.).

Non è un caso che, nelle fasi pre-scientifiche, ossia prima della scuola

neogrammaticale, ci siano state delle osservazioni sul mutamento della lingua

(tema principale dei dibattiti linguistici dall’Ottocento in poi): erano soprattutto i

filosofi a occuparsi di tali questioni, a partire dal mito di Babele, in cui la

differenziazione linguistica era vista in modo negativo. Questa prospettiva

condizionò molto il mondo occidentale.

Per quanto riguarda il mondo antico, le osservazioni più importanti riguardavano il

campo lessicale ed erano state fatte dal più grande grammatico della lingua

sanscrita, Pānini (VII-III secolo a.C.). Il sanscrito, la più antica lingua indoeuropea,

aveva avuto la particolarità di innescare lo studio comparativo delle lingue.

Conobbe un’inaspettata popolarità tra gli studiosi sotto la spinta di un non linguista,

il giurista orientalista e iniziatore degli studi indologici Sir William Jones, che nel

corso di una conferenza a Calcutta presentò una relazione sull’antica lingua indiana.

Le sue rivoluzionarie osservazioni attirarono l’interesse di molti studiosi europei per

il sanscrito, gettando così le basi per la nascita, nell’Ottocento, dell’analisi

scientifica del cambiamento linguistico.

La nascita della linguistica come materia scientifica va convenzionalmente fatta

Analytical Comparison of

coincidere con il 1816, anno della pubblicazione del saggio

the Sanscrit, Greek, Latin and Teutonic Languages del filologo tedesco Franz Bopp.

Tale opera non fece altro che aprire la strada all’individuazione di alcune ‘affinità’

tra le lingue antiche e quelle moderne.

pāter patēr pitā(r) fáter

lat. gr. sscr. ted.

Secondo Bopp, tali affinità non erano solo lessicali: esse riguardavano infatti anche

la grammatica. Tale osservazione portò alla postulazione dell’esistenza di una

‘protolingua’ indoeuropea che venne quindi ricostruita dagli studiosi con un

processo a ritroso. F

ORME ASTERISCATE

Partendo dallo studio delle affinità nella linguistica storico-comparativa = forme

 ricostruite non attestate

lessicali, gli studiosi elaborarono tutta nella l. generativo-trasformazionale moderna =

una serie di leggi fonetiche. Si forme non plausibili, inesistenti in quella lingua

individuò, ad esempio, l’innovazione  nella l. generale = forme agrammaticali, che

compiuta sulla forma del non funzionano in una determinata lingua

protoindoeuropeo, /p/, da parte delle

lingue germaniche, che in posizione

iniziale presentano sempre una /v/: si tratta di un’occlusiva bilabiale sorda a cui

corrisponde, nelle lingue germaniche, una fricativa labiodentale sorda. In questo

mutamento fonetico si nota la trasformazione di un’occlusiva in una fricativa.

1

pāter patēr váter

lat. gr. ted. /’fater/

Anche la lingua ittita entrò a far parte della famiglia protoindoeuropea, e la sua

scoperta confermò la validità del metodo storico-comparativo. L’ex indoeuropeista

Ferdinand De Saussure, padre della linguistica strutturale , individuò attraverso tale

1

metodo dei suoni non attestati prima di allora in nessuna lingua indoeuropea nota

all’epoca. Tali suoni, da lui definiti ‘laringali’, erano presenti solo nella lingua ittita (e

molto probabilmente in quella protoindoeuropea), ed erano andati perduti nelle

lingue più moderne. Le osservazioni sul mutamento linguistico rimasero sporadiche

per secoli fino all’età romantica, di cui una delle caratteristiche principali fu la

riscoperta del fascino del diverso e dell’esotico, che i greci non avevano provato.

La glottologia nacque per convenzione nel 1816 con l’opera di Bopp, in cui l’autore

si pose il problema della ricostruzione delle corrispondenze linguistiche regolari e

delle relative leggi. Un contributo importante arrivò da Jacob Grimm (insieme al

fratello Wilhelm, il fondatore della germanistica), che studiò le corrispondenze nelle

lingue germaniche e formulò diverse leggi fonetiche come quella sulla prima

mutazione consonantica.

Solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento gli studiosi di Lipsia, detti

scherzosamente ‘neogrammatici’, si dedicarono alla scoperta di nuove leggi da

affiancare a quelle già in vigore, nel caso in cui queste risultassero insufficienti o

non applicabili in determinati contesti.

Il principio fondamentale della scuola neogrammaticale, erede degli studi

comparativi del primo Ottocento, era quello dell’ineccepibilità delle leggi fonetiche:

in un determinato contesto, un suono si evolve sempre secondo una data legge

fonetica, senza eccezioni e senza l’intervento di fattori perturbatori. Essendo la

legge fonetica senza eccezioni, quando qualcosa non tornava si doveva trovare una

giustificazione: ciò molto spesso accadeva attraverso il ricorso a un’altra legge .

2

Sebbene fossero stati i primi a interrogarsi sulle cause del mutamento linguistico, i

neogrammatici vennero molto criticati – soprattutto da Schuchardt – perché

avevano paragonato le lingue a un organismo naturale, biologico, trascurando del

tutto il ruolo fondamentale del parlante.

Sulle leggi fonetiche contro i neogrammatici

Nella lettera (pubblicata nel 1885, nel

periodo di massima fama della scuola di Lipsia), Schuchardt si oppose alla

possibilità di studiare la lingua come un essere biologico. La sua posizione restò

pressoché isolata fino all’intervento – non altrettanto accanito – di Saussure (noto

3

per la sua posizione “immanente”) alcuni anni dopo.

Creatore del modello dell’albero genealogico, August Schleicher si dedicò al

raggruppamento delle lingue in base alle corrispondenze ritrovate, ispirandosi per

questo all’impostazione darwiniana (naturalismo): la teoria dell’evoluzionismo

venne così applicata alle lingue, che nascono, crescono, si evolvono e muoiono. Tale

modello e la stessa posizione naturalista rimasero popolari fino all’intervento di

1 Sincronia vs. diacronia.

2 Ne è un esempio la legge di Verner, giunta in soccorso della legge della rotazione consonantica

elaborata da Grimm.

3 Prima di dedicarsi allo studio sincronico della lingua, lo studioso francese si pose il problema di

come studiare la lingua e della ricerca delle cause del mutamento.

2

Cours

Saussure e alla pubblicazione del suo nel 1916, anno di nascita della

linguistica moderna.

Schuchardt aveva dato molta importanza al contatto linguistico e alle sue

conseguenze: parlò, infatti, di lingue miste e di interferenza interlinguistica. Notò,

inoltre, che all’interno di una stessa famiglia, di una stessa comunità, le persone

parlano in modi diversi. Questa linea di pensiero, portata avanti da Saussure nel

Novecento, minò l’omogeneità linguistica tanto decantata dai neogrammatici e

4

funse da stimolo per i precursori della geografia linguistica (la prima fase della

Atlas

glottologia), tra cui va ricordato soprattutto Jules Gillieron, autore dell’

Linguistique de France.

Un altro contributo importante per la nascita della geografia linguistica e, di

conseguenza, della glottologia, fu quello di Johannes Schmidt, che sostenne

l’insufficienza del modello dell’albero genealogico teorizzato da Schleicher nella

spiegazione dei rapporti di filiazione e parentela tra le lingue. Secondo le sue teorie,

infatti, anche la variazione sull’asse spaziale (diatopica) era da prendere in

considerazione nello studio del mutamento linguistico. Sua fu l’elaborazione della

‘teoria delle onde’, che diede inizio alla visione su due dimensioni (tempo e spazio)

della lingua. Da qui si innesta il terzo asse della variazione linguistica, quello

diafasico-diastratico, extralinguistico a causa della sua dimensione sociale, ma

comunque fondamentale nello studio del cambiamento linguistico.

L’importanza data da Schuchardt agli assi temporale e spaziale è fondamentale per

lo studio delle lingue vive e morte. Il contatto tra le lingue è un altro fattore

importante e molto spesso stimola il mutamento linguistico non solo a livello

lessicale. Tale questione è stata molto dibattuta, dal momento che i prestiti (o

comunque le cause del contatto) sono manifestazioni evidenti dell’interferenza

interlinguistica.

Fino alla prima metà del Novecento, moltissimi studiosi, tra cui il latinista francese

Paul Meyer, ritenevano che solo il prestito lessicale e semantico fosse possibile. Si

vide in seguito che l’interferenza poteva verificarsi anche ad altri livelli .

5

Saussure, dal canto suo, si oppose polemicamente alla linguistica storica e ai

neogrammatici e spostò la propria attenzione dalla linguistica diacronica a quella

sincronica, restando al contempo molto scettico sul tema del mutamento linguistico.

Affermò, infatti, che non esisteva una spiegazione per il cambiamento, mantenendo

la posizione tradizionale dei neogrammatici, per poi non occuparsene più.

Fondamenti empirici

Weinrich e i suoi discepoli Labov ed Herzog, autori dell’articolo

per una teoria del cambiamento linguistico, si scontrarono con Saussure a causa

della sua posizione tradizionalista. Il testo, raccolto nel volume Nuove tendenze

della linguistica storica, può essere considerato un manifesto del pensiero dei tre

studiosi.

Ponendo le basi dell’analisi sincronica, Saussure si era reso conto

dell’impenetrabilità del cambiamento linguistico, e probabilmente vi si era

4 In ogni comunità c’è sempre variazione.

5 Per il livello morfologico, Guzmani riconobbe i “prestiti di secondo grado” (o “induzione di

morfemi”), sempre subordinati all’introduzione, nella lingua, di un certo numero di lessemi.

3

rassegnato (posizione scettica). Dopo di lui, moltissimi linguisti non avevano

aggiunto niente di nuovo al dibattito, ma Weinrich, Herzog e Labov volevano

rimettere in campo lo studio della diacronia, abbandonato dal linguista francese.

Un’altra corrente criticata nei Fondamenti era quella generativo-trasformazionale,

nata nel 1957 da un articolo di Chomsky. Secondo i tre studiosi, neanche questo tipo

di linguistica era in grado di fornire degli strumenti adatti allo studio del mutamento

linguistico a causa dei tanti paradossi che la caratterizzavano.

Importante è anche il rimando a Hermann Paul, fondatore della scuola

6

neogrammaticale e di una visione ‘meccanica’ della lingua, secondo il quale il

cambiamento linguistico avveniva a causa di leggi pseudofisiche: tutto ciò, secondo

i tre studiosi, portò ai ‘grandi paradossi del XX secolo, ossia la linguistica

strutturalista saussuriana e il generativismo chomskiano. Gli riconobbero, però, il

merito di aver prestato attenzione alla dialettologia e l’importanza della sua opera

per un’intera generazione di linguisti.

Le correnti di pensiero precedenti, insomma, partivano dal presupposto fittizio

dell’omogeneità linguistica. Weinrich, Labov ed Herzog si proposero dunque di dare

delle basi teoriche al cambiamento linguistico prima di ricercarne le cause. Ne

emerse la necessità primaria di studiare la lingua dai punti di vista sincronico e

diacronico.

La chiave di tutta la loro argomentazione, del mutamento linguistico e della lingua

stessa risiedeva nel fatto che la lingua è dotata di eterogeneità ordinata (ovvero

non casuale), e che di conseguenza l’omogeneità linguistica non esiste.

L’eterogeneità ordinata della lingua consiste nella possibilità di descrivere

ordinatamente la differenziazione interna della lingua usata in una comunità.

Il problema stava, dunque, nel capire l’origine di tale differenziazione, e le difficoltà

maggiori erano legate a diversi processi concatenati. Il cambiamento ha luogo:

1. con l’apprendimento da parte del parlante di una forma alternativa (variante)

della lingua;

2. con la conseguente coesistenza in sincronia delle due forme nella competenza

del parlante;

3. con la caduta in disuso di una delle due varianti.

Secondo gli studi precedenti, il mutamento linguistico era dovuto a fenomeni interni

alla lingua, come quelli fonetici (es. assimilazioni).

Weinrich, Herzog e Labov giunsero alla conclusione che nel cambiamento linguistico

intervenivano anche fattori extralinguistici come il contatto o il susseguirsi nello

stesso posto di popoli parlanti lingue diverse, o ancora l’integrazione di alcuni suoni

da altre lingue .

7

Solo una piccola parte dei cambiamenti può essere dunque spiegato come

condizionata da fattori linguistici. Il mutamento vero e proprio si ha quando la

variabile diventa una costante, ossia con la generalizzazione di una determinata

alternanza presente in un sottogruppo sociale (di prestigio o no) che verrà poi

trasmessa a diverse fasce di età fino all’apprendimento da parte dei bambini molto

piccoli . differenziazione ordinata

8 

6 Ben 16 pagine di testo.

7 Il cosiddetto “riempimento della casella vuota”.

8 I neogrammatici avevano studiato lingue morte e non avevano notato tale variabilità.

4

Fondamenti,

Con i tre autori dei la società entra con tutti i suoi aspetti in modo

evidente tra le cause del mutamento.

La variabile non presuppone il cambiamento, ma il cambiamento presuppone la

variabilità.

Essendo la lingua vista ora come un fatto storico-sociale, il metodo usato per

studiarla deve rispecchiare la sua natura, a causa della stretta correlazione tra

fattori linguistici e sociali.

Gli studi di Weinrich, Herzog e Labov portarono alla luce: l’importanza della

diffusione graduale postulata dalla sociolinguistica (contrapposta a quella

immediata elaborata dalla scuola neogrammaticale) del mutamento nello spazio e

1. Idioletto (Paul) = lingua del parlante, lingua individuale teoria dell’isolamento

dell’idioletto

2. Problemi di De Saussure (metafora degli scacchi):

dicotomia sincronia-diacronia

 visione omogenea della lingua

3. Altri studiosi criticati nei Fondamenti:

Bloomfield (linguistica descrittiva)

 Chomsky (scuola generativista): lingua come sistema omogeneo e mutamento

 linguistico come acquisizione sbagliata dei parametri linguistici

nel tempo: si tratta di un cambiamento “cieco”, casuale e privo di uno scopo.

Secondo il generativismo chomskiano e la sua ideologia del monolinguismo,

bisognava prendere come campione un parlante/ascoltatore generale.

La linguistica diacronica ottocentesca andò avanti nel nuovo secolo con la

distorsione del pensiero saussuriano da parte di Godelier, che trattò principalmente

della pluralità geografica. Una maggiore apertura alla dimensione sociale della

lingua si ebbe dopo De Saussure con l’osservazione della differenziazione linguistica

nelle campagne e con la fondazione, da parte di Antoine Meillet, della scuola

sociologica francese.

I modelli che emersero in quegli anni si rivelarono piuttosto deboli, il che portò alla

rimessa in evidenza del plurilinguismo e allo studio della variabilità e

dell’eterogeneità ordinata della lingua.

Il mutamento linguistico è dovuto a cause interne (endogene) ed esterne (esogene),

che Košerju aveva chiamato rispettivamente “fattori sistematici” e “fattori

extrasistematici”: il loro equilibrio è alla base di tutto il cambiamento. Mentre i

fattori interni riguardano l’uso della lingua da parte dei parlanti, quelli esterni sono

legati a fenomeni socioeconomici come le migrazioni, che provocano il contatto e

l’interferenza linguistica .

9

Anche i tipi linguistici sono soggetti al mutamento: un esempio è il cinese, che nel

corso del tempo è diventato una lingua isolante (prima non lo era). Per contro, le

tendenze universali sono più immuni al cambiamento rispetto a quelle non

universali (o singole).

Nell’osservare una determinata situazione linguistica, i tipologi osservano che ci

9 I fattori linguistici esterni sono studiati dalla sociolinguista storica.

5

sono tipi (tratti con caratteristiche particolari) più o meno frequenti: ricorrono quindi

a due parametri, ossia quelli della stabilità e della frequenza. La loro azione

congiunta spiega la distribuzione omogenea dei vari tipi.

Frequen

Stabilità za

Probabilità Probabilità

che un che un

certo tipo certo tipo

venga occorra

abbandon nelle

ato in lingue

favore di nazionali

un altro

I ‘tipi stabili’ mostrano una diffusione omogenea dall’interno di una determinata

famiglia linguistica, mentre i ‘tipi frequenti’ rivelano una diffusione più uniforme sul

piano areale, ma non necessariamente corrispondono alle suddivisioni di natura

genealogica.

Tipi stabili e Tipi instabili e Tipi stabili e Tipi instabili e

frequenti frequenti infrequenti infrequenti

Molto diffusi Diffusi arealmente, ma Rari nelle singole

geneticamente e si trovano in maniera famiglie e arealmente

arealmente sporadica nelle singole (suoni click o avulsivi

famiglie linguistiche molto rari)

Quanto deriva da questi spunti è utile per la ricostruzione delle protolingue, ragion

per cui va ricostruito un tipo credibile.

Il mutamento linguistico è graduale sui diversi assi della variazione, a differenza di

quanto affermavano i neo

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simona.sasso95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Guazzelli Francesca.
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