Il mito in Grecia
Il termine mito deriva dal greco e si riferisce a racconti tradizionali o narrazioni. Erodoto utilizzava il mito per indicare storie inattendibili. Questo rappresenta una particolare forma di storia che non coincide con un testo preciso o un genere letterario definito. Il mito viene narrato sia nell'epos che nella lirica corale. Esso non è un testo poetico attuale ma lo trascende; rappresenta il soggetto e la trama fissata a grandi linee con personaggi fissi che il singolo poeta può variare entro certi limiti. Non ha autore e viene tramandato di generazione in generazione.
Il mito pretende di esprimere qualcosa di valido sulla nascita del mondo, della società e delle sue istituzioni, sugli dei e il loro rapporto con gli uomini, in breve su tutto ciò che determina l'esistenza umana. Ha una pretesa di verità. Tuttavia, il mito vale solo per una comunità fortemente delimitata nello spazio e nel tempo. Platone distingue tra miti maggiori (poeti) e minori (madri, nonne, balie). La distinzione è legata soprattutto alle occasioni.
Mito e favola
La distinzione tra mito e favola consiste nella cogenza: la favola non ha una pretesa del genere ed è quindi collocata fuori da tempo e spazio precisi; possono definirsi tali i miti minori. Una favola con animali è un mito con un semplice messaggio morale. Se la favola non è semplice e moraleggiante, difficilmente si distingue dal mito. La differenza sta nell'esecuzione formale: la favola è orientata direttamente ad una morale, mentre il mito procede nella rappresentazione.
Teorie e interpretazioni del mito
Christian Gottlob Heyne coniò il termine myths per prendere le distanze dalle fabulae. Il mito ha per soggetto la spiegazione della natura o il ricordo storico. È caratterizzato da una natura emozionale e irriflessa e si sviluppa in un ambiente selvaggio tramite un linguaggio rudimentale e goffo, con uno sviluppo religioso senza coincidenza tra mito e religione.
Heyne condivide l'idea di connessioni nazionali e locali con Johann Gottfried Herder, il quale crede che i miti siano connessi a precisi popoli, mentre l'Odissea si può comprendere solo a bordo di una nave. Per Herder, il mito è una reazione dell'ingegno umano stimolata dall'ambiente che obbedisce a leggi proprie; non è allegoria ma simbolo.
La relazione tra mito e religione si basa su un punto di partenza comune nel concetto di divino. L'unione tra mito e rito implica una complessa relazione con il mondo della religione e della storia. Da una parte viene rievocato precisamente in un contesto religioso, dall'altra suggerisce un cambiamento nel rapporto tra poesia mitologica e il suo contesto.
Alessandrinismo e mitografia
L'alessandrinismo è caratterizzato da due aspetti: la volontà di preservare il passato ormai classico e la tendenza ad elaborare in forma scritta delle narrazioni esposte oralmente (decontestualizzazione mitologica, processo romano-greco). La mitografia pone al centro il testo scritto mentre il mondo vivo delle feste ci mostra l'importanza della narrazione pubblica.
Contributi di vari studiosi
Secondo Heyne, la mito-poesia nasce solo dopo il mito, mentre per Herder convergono in un tutto unico di poesia, mito, lingua e religione.
Bernard de Fontenelle è una pietra miliare della mitologia moderna. Cerca una spiegazione storica: si deve capire il mito a partire dalla sua origine, ricostruendo la mentalità primitiva con l'aiuto dei selvaggi moderni. L'uomo primitivo, di fronte a una natura sconosciuta, usava i mezzi del suo ambiente per spiegarla.
Nicolas Fréret, in Francia, si dedica soprattutto all'interpretazione individuale, interpretazioni etiche e fisiche del mondo, con una piccola parte di fondamento storico, o prodotti di pura fantasia.
Giambattista Vico, in Italia, vede il mito come la prima espressione dell'uomo che si è distaccato dalla religione rivelata. Non è nato per spiegare la natura ma dal risveglio dell'uomo in ansia davanti al divino, nato dalla paura che l'uomo ha di sé stesso.
David Hume, in Inghilterra, considera il mito solo un interesse parziale di un più vasto impianto filosofico. Il mito è importante in quanto inizio della religione e al tempo stesso indizio delle forze psichiche. Nasce dall'angoscia dell'uomo che trasforma un ambiente ostile in personaggi potenti.
Karl Philipp Moritz vede nel mito un'espressione necessaria di un'umanità primitiva e infantile. Ogni epoca ha il suo proprio valore e la sua dignità. Eventi storici possono formare dei miti, ma soprattutto, ogni epoca storica si riverbera in una forma specifica del mito. La diffusione e la sistematizzazione finale della mitologia greca compaiono con l'unificazione politica del ceppo originario e la nazione. Egli collega religione e mito, determinati dalla forma del linguaggio.
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