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Il medioevo: società, economia, politica e cultura (terzo modulo)

Appunti del terzo modulo del corso di storia medievale della professoressa Covini (a.a 2017-2018).

modulo C: L’espansione europea. Guerre, crociate, espansione commerciale. Cultura e università.

Il file contiene gli appunti presi a lezione rielaborati e controllati aggiungendo, quando necessario, indicazioni aggiuntive. Questo file contiene le lezioni dalla ventunesima... Vedi di più

Esame di Storia medievale docente Prof. M. Covini

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Milano: si stabilisce che il collegio consolare è formato da un certo numero di persone. Si va dai 23 ai 4

consoli: il comune è cresciuto e quindi si è dotato di apparati (sono solo 4 consoli, ma molti gli uffici

comunali): il numero continuerà a cambiare (continua sperimentazione).

Poteri dei consoli: presiedere i tribunali e giudicare (= entrare nel merito della vita cittadina e dei conflitti) +

potere esecutivo (dar seguito alle decisioni giudiziarie).

Il mandato dei consoli è più o meno breve, con il passare del tempo si sceglie sempre in più città la

scadenza annuale (questo per evitare che ci fossero complicazioni legate agli interessi della famiglia del

console). Comunque le famiglie che rientrano nel ceto consolare sono poche.

Leggi del comune: consuetudini (non messe per iscritto e riguardavano regole matrimoniali, diritto famiglia,

successione testamentaria). Ad un certo punto si aggiungono altre norme che vengono trascritte in appositi

libri = statuti (quello che è stato deliberato nei consigli del comune). In alcuni casi anche le antiche

consuetudini vengono trascritte in libri (es. liber consuetudinum della città di Milano) => le si fissava.

Le assemblee comunali erano grandi perché rappresentavano tutte le città e c’erano tutti i capi famiglia (=

tutti i cittadini). Queste assemblee funzionavano per acclamazione (vd elevato numero di partecipanti). Con

il tempo si preferisce distillare dall’assemblea un consiglio comunale (che comunque contava qualche

centinaio di persone), ma anche questo è troppo ampio per decisioni specifiche. Alla fine si nomina un

consiglio ristretto (degli anziani, degli uffici di previsione => etc, in ogni città un nome diverso) che prende

decisioni più velocemente (è maggiormente esecutivo).

Spesso gli statuti iniziano con il breve dei consoli (giuramento dei consoli che contiene i doveri e i compiti

del console).

Spesso si nomina un comitato elettorale che riceve dai cittadini il mandato di eleggere i consoli.

Esempio particolare: 1174, Pisa = i consoli sono 24 e rappresentano i 24 quartieri della città.

Tutto questo è un insieme di esperimenti.

Una delle caratteristiche del comune italiano è il suo rapporto con le campagne = molti cives possiedono

beni fuori città + vivono in città vassalli vescovili che nelle pievi avevano ricevuto beni e diritti.

APPROFONDIMENTO: Legnano 1176: Una battaglia per la libertà (testo di Grillo)

In questo testo Grillo si sofferma sull’esperienza dei comuni italiani e sul loro rapporto con l’invasione

dell’imperatore Barbarossa. Il capitolo su Ariel segue la vicenda delle spedizioni del Barbarossa in Italia (dal

1152, si conclude nel 1183 con la pace di Costanza che pone fine alle rivendicazioni imperiali sull’Italia).

Grillo è convinto della novità dell’istituzione comunale: è un’esperienza in cui i cittadini partecipano

ampiamente alla vita politica della città (una sorta di anticipazione della democrazia). La consapevolezza di

aver creato qualcosa di nuovo matura solo quando il Barbarossa tenta la sottomissione per ricondurre tutto

al potere centrale dell’imperatore.

Nei primi decenni del XII secolo dopo gli Ottoni si alternano varie dinastie sul trono imperiale e sono in

concorrenza fra loro.

Attenzione: i principi tedeschi eleggono re di Germania che poi fa solitamente un viaggio a Roma, dove

viene incoronato imperatore dal papa.

1125 (morte Enrico V): emergono due casate che si contendono il trono = casata dei duchi di Svevia

(Germania meridionale, Hohenstaufen,) vs signori di Baviera e di Sassonia (la prima nel Sud della Germania,

la seconda a Nord, ma erano dominate dalla stessa dinastia). Da qui Guelfi vs Ghibellini.

Guelfo: nome di alcuni membri della dinastia di Baviera; Ghibellino: viene dal nome di una luogo centrale

per la casata di Svevia.

Si arriva anche all’elezione di 2 re di Germania in contrapposizione.

1127: viene eletto Corrado (guelfo), contrastato da Lotario (ghibellino). La lotte fra guelfi e ghibellini per il

potere continua fino al 1152.

Nel 1152 si arriva all’elezione di Federico Il Barbarossa che è figlio di una principessa di Baviera e di un

principe di Svevia (riusciva a sintetizzare i due fronti). Lui sposa una principessa di Provenza => rafforza il

controllo tedesco su questa zona.

Grillo sintetizza queste vicende per far capire che l’impero fosse ricco di particolarismi e per nulla unitario.

Di contro c’erano invece in Europa monarchie che si stavano sviluppando (potere accentrato): es. Enrico II

Plantageneto sta creando un potere consolidato e centrale in Inghilterra) + es. regno di Sicilia (1130: viene

creato il regno di Ruggero II, nipote di Roberto il Guiscardo), anche qui, come in Inghilterra, ci sono i mezzi

per organizzare una fiscalità, almeno rudimentale (in Inghilterra c’era il domesday book, in Sicilia i principi

normanni avevano compilato un registro dei baroni da cui si poteva capire dove poter prelevare uomini e

risorse).

Rispetto a questo l’impero è solo una confederazione di ducati (l’imperatore è poco più che un primus inter

pares). Per prelevare le risorse dell’impero l’imperatore doveva spostarsi nei vari luoghi e organizzare

assemblee dovunque andasse (tradizione dei re itineranti). Anche il tesoro seguiva l’imperatore. Inoltre la

cancelleria imperiale emanava pochissimi atti ogni anno, rispetto a quelli delle emergenti monarchie

europee.

Oltre ai principi e ai vescovi ci sono 120 città, 200 castelli, molte proprietà fondiarie appartenenti a principi

e vescovi => realtà difficile da controllare per l’imperatore che doveva anche dar conto agli elettori delle

promesse fatte per farsi eleggere).

Inoltre l’impero è diviso in Germania (insieme di ducati), Borgogna (identità separata), Regno d’Italia (in cui

ci sono forti autonomie comunali che riconoscono solo formalmente l’imperatore come superiore).

Il regno italico interessava ai re tedeschi in quanto molto ricco: si potevano ricavare somme elevate in

argento = si calcolava di prelevare 5600 marchi d’argento. Fodro = tributo corrispondente a dare da

mangiare ai cavalli e al seguito imperiale; l’imperatore lo chiedeva quando era in Italia (vd momento in cui

andava a Roma per farsi incoronare).

Spedizione del 1154 di Federico in Italia: a Roma si era formato un comune ed era emersa la personalità di

Arnaldo da Brescia, ma secondo il papa era pericoloso (questa è una delle prime ragioni di discesa del

Barbarossa in Italia).

Mentre in Italia i comuni hanno maturato istituzioni proprie (autogoverno) e questo è fonte di conflitto con

l’imperatore, comunque anche altre città europee volevano autonomia.

Laon, 1107: i cittadini si rivolgono al vescovo e ottengono delle prerogative che configurano una sorta di

comune. Poi il vescovo ci ripensa, revoca i privilegi di autogoverno => la città prende le armi. Interviene il re

di Parigi (Luigi il Grosso) che reprime la rivolta e pone fine a questa esperienza proto-comunale. Questa

esperienza dà modo a Guilbert de Nogeant (studioso) di scrivere che questo tentativo dei cittadini di

autogovernarsi sia negativa + dice che il termine “comune” indica un’esperienza pericolosa che dà libertà

anche a chi è in condizione servile e, entrando nella città, acquisirebbe libertà.

In Francia il ceto ecclesiastico è ostile alle esperienze comunali. In Francia ci furono anche altri tentativi che

si riducono alla concessione di carte di comune/di franchigia in cui troviamo concessioni ristrette.

Anche nelle Fiandre ci sono alcuni casi simili. C’è un conte che è vassallo del re di Parigi; alcune città si

ribellano.

p. 11: cita un passo proveniente da un’opera celebrativa di Federico (Ottone di Frisinda); qui si vede la

sorpresa dello scrittore (zio dell’imperatore) nei confronti della situazione italiana = queste città hanno

deciso di disobbedire all’imperatore e sottoporsi a dei consoli + è stupito dal fatto che l’elezione dei consoli

sia estesa anche alla plebe + mentre in Germania c’è la città e intorno i potenti, in Italia ci sono i consoli che

dominano sulle città e sono pochi i nobili che non obbediscono loro + le città chiamano la campagna

circostante il contado (ogni comune controlla un contado proprio) + fanno combattere i giovani di umili

origini e gli artigiani e questo dà forza agli eserciti (chiunque ha la possibilità di armarsi viene assimilato fra i

cavalieri).

13/11 (lezione 24)

L’impero non riconosce l’istituzione comunale; si tratta infatti di realtà di fatto (non sono organismi statali

riconosciuti dal potere superiore, quello dell’imperatore).

I comuni si occupano dell’organizzazione di eserciti, dell’ordine pubblico, dell’approvvigionamento, di

garantire le vie di comunicazione, di diplomazie e politica estera.

Il legame forte con le campagne viene dall’esigenza di sfruttarle come fonte di approvvigionamento; in

questo modo si limita il potere dei signori terrieri.

1183: dopo la battaglia di Legnano finisce la guerra fra il Barbarossa e i comuni italiani => pace di Costanza

(legittimazione dell’istituzione comunale).

Motivi dell’intervento di Federico I nel 1154:

- Il comune di Milano sta manifestando forti mire espansionistiche => le città vicine avvisano il

Barbarossa e gli chiedono di intervenire.

- Il papa teme il Comune romano (guidato da Arnaldo da Brescia) => avvisa il Barbarossa di questa

minaccia (problema sia per il papa che per l’imperatore).

- L’imperatore, come il papa, vuole evitare il rafforzamento di Bisanzio in Italia.

Il Barbarossa scende in Italia e, per prima cosa, rade al suolo Tortona (1155) = è un invito a Milano a cessare

la propria espansione.

In merito a Roma il Barbarossa cattura Arnaldo di Brescia e lo porta dal papa.

Nel frattempo i milanesi hanno ricostruito Tortona e non cedono alla minaccia imperiale => nel risalire

l’Italia diretto in Germania, il Barbarossa distrugge altre città Nel mentre Tortona è stata ricostruita dai

milanesi che non hanno ceduto alle minacce dell'Imperatore. Tornando in Germania FEDERICO distrugge

altre città. È da segnalare che durante questo viaggio in Italia il Barbarossa era convinto di poter prelevare

le tasse a lui spettanti (fodro), ma i comuni non corrispondono questo denaro.

 A questo punto nel 1157 viene convocata una dieta a Worms in cui imperatore e altri alleati

tedeschi pianificano un attacco nei confronti di Milano.

14/11/17 (LEZIONE 25)

I COMUNI AL TEMPO DI FEDERICO IL BARBAROSSA

Nel 1200 abbiamo l’ultima fase dello sviluppo comunale = comune di popolo. È in questo periodo che si

tenta la conquista del contado e che il Comune si dà propri magistrati.

Rispetto ai tentativi di sottomissione da parte dell’imperatore, i Comuni non costituivano un fronte

compatto: alcuni si rivolgono all’imperatore in quanto si sentono minacciati dall’espansionismo di Milano.

Intanto siamo nel periodo in cui Federico I costruisce, tramite l’aiuto dei giuristi bolognesi, un’idea di

impero come unico detentore legittimo del potere. Questa ideologia lo porterà, una volta sconfitti i

Comuni, ad imporre nelle città propri funzionari; di fronte a questo i Comuni formeranno un fronte

compatto (le usurpazioni di tali funzionari sono ancora più gravose della minaccia milanese).

Prima della conquista imperiale, all’interno delle città, ci sono lotte civili aspre => schierarsi con

l’imperatore vuol dire ottenere vantaggi e autonomie (è il caso di Pavia: qui l’imperatore ricostruisce il

palazzo, distrutto ai tempi di Corrado III durante una rivolta contro il dominio imperiale, e diventa sede

imperiale).

Concetto di “regalia” = prerogativa che l’imperatore detiene e che può essere concessa ad altri in via

formale e provvisoria (battere moneta, costruire castelli etc.); si tratta di prerogative di cui i Comuni si

erano impossessati durante il loro sviluppo. I giuristi bolognesi stabiliscono che si tratta di prerogative

dell’imperatore che solo lui può concedere. Regalia = diritto + prelievo che deriva dalla concessione di

questo diritto ad altri (sotto forma di investitura feudale, non come proprietà allodiale, cioè non come

piena proprietà).

SIMULAZIONE DEL TEST CHE VERRÁ FATTO IN SEDE DI APPELLO D’ESAME (tipi di esercizi)

- Collegare personaggi, eventi e date (disposti su 3 colonne)

- Indicare la data o il secolo di alcuni eventi.

- Definire dei concetti chiave.

- Illustrare un tema (es. Longobardi in Italia = data di arrivo, modalità di assimilazione/non

assimilazione con il ceto dirigente precedente/quando finisce il regno longobardo).

RITORNO AL DISCORSO CUI COMUNI (confronta con testo di Grillo su Legnano, vd capitolo da leggere su

Ariel).

Il capitolo si intitola: “Ambizioni di un giovane imperatore”.

Nel 1158 le intenzioni di Federico nei confronti dei Comuni si fanno più esplicite: punta alla conquista di

Milano e la preparazione militare è intensa. Si prendono di mira i punti strategici della Lombardia (Brescia e

Trezzo, al di qua dell’Adda verso Milano). L’insediamento di Lodi viene spostato (si crea una roccaforte

dell’impero alle porte di Milano).

In agosto (1158) = assedio di Milano. I Milanesi si presentano in veste di sconfitti davanti all’imperatore

(umiliazione). La dieta di Roncaglia (novembre 1158): con la “Costitutio de regalibus” si definiscono le

prerogative imperiali (contributo dei giuristi bolognesi che stavano recuperando il diritto romano +

contributo di alcuni seguaci dell’imperatore => interesse forte dell’imperatore per la propaganda).

Attenzione: c’era già stata una dieta a Roncaglia nel 1154 (quando lui era appena sceso in Italia e con la

quale l’Imperatore aveva revocato tutte le regalie usurpate dai comuni dal tempo di Enrico IV).

In totale le spedizione di Federico I in Italia sono 6.

p. 20/21: si delineano gli aspetti di nuova costruzione del pensiero imperiale; concetti di regalia, di delega

delle prerogative. In Italia i poteri di origine pubblica si erano dispersi (sia con i comuni sia con i signori che

costruivano castelli nelle campagne: non hanno autorizzazione/licenza dell’imperatore).

Se l’imperatore avesse voluto prelevare i tributi derivanti dalle sue proprietà egli avrebbe percepito dalle

città italiane una grossa somma.

Le città potevano ora essere riconosciute ma dovevano riconoscere l’autorità del re e vengono da lui

controllate.

 Si scardina il sistema urbano e comunale messo in atto dai Comuni.

A Pavia il palazzo reale era stato distrutto dall’impero nel corso di una rivolta del 1024 => lì e in molte altre

città vengono ricostruiti i palazzi (sono località in cui l’imperatore nominerà propri funzionari).

Uno degli esiti della dieta di Roncaglia è il mettere dei funzionari imperiali a capo dei Comuni => questi

funzionari chiedono ampi tributi => i Comuni si coalizzano contro l’imperatore. Inoltre F. tiene poche truppe

in Italia (servono in Germania) => aprile 1159 = i Milanesi si riprendono il castello di Trezzo.

p. 24: si affaccia la rottura dei rapporti fra impero e papato (mentre prima il papato aveva

precedentemente chiesto l’intervento di Federico); il papato infatti aveva fatto un patto con il regno

normanno di Sicilia (che era poi obiettivo finale di conquista di Federico I). + il concordato di Worms aveva

introdotto un regime diverso riguardo alle investiture per Germania e Italia, ma la riforma gregoriana aveva

ormai creato un nuovo assetto ecclesiastico (vescovi più legati a Roma). Inoltre nel 1158 era morto il

patriarca di Ravenna e F. aveva imposto il suo candidato della contea di Biandrate (contea imperiale), il

figlio del conte di Biandrate. Questa scelta viene osteggiata dal papa => lotta.

Alla morte del papa il collegio cardinalizio si divide (non concordano sul successore). Diventa papa

Alessandro III e Federico mette un antipapa (Vittore IV) che era l’altro candidato. Tutto questo viene

confermato nel 1160 => tensioni nel mondo ecclesiastico. I vescovi di tutta Europa stanno con Alessandro III

=> scisma. La presenza dei due papi contemporaneamente continua.

La reazione di Alessandro III all’atto di Federico è scomunicare Federico e l’antipapa.

Federico ha dalla sua Cremona. Egli assedia Crema (borgo fortificato, in competizione con Cremona) e i

cremaschi si difendono (scontri intensi). Alla fine i cremaschi devono cedere.

Attenzione: Federico attacca altre città minori perché non può combattere Milano in campo aperto (si

tratta di un tipo di battaglia rara nel Medioevo, erano molto più comuni assedi e saccheggi).

1161: arrivano nuovi rinforzi tedeschi => ora Federico dispone dei rinforzi + delle forze militari dei comuni

ostili a Milano (Pavia, Novara, Como, Bergamo e Lodi) => attacca Milano. Alla fine Milano decide di

mandare i suoi messi a Lodi ad arrendersi, siamo nel 1162. L’imperatore rifiuta di trattare e dichiara di

accettare solo la resa incondizionata di Milano.

=> Milano è costretta a sottomettersi (p. 27 Grillo): la città sconfitta si mette nelle mani del vincitore e gli

consegna le chiavi delle porte e si scelgono moltissimi ostaggi (fra i cittadini benestanti così che venga

pagato il riscatto).

=> distruzione di Milano: una volta fatta evacuare la popolazione la città viene distrutta (1162). Nei contadi

del varesotto e della Brianza ci sono gli abitanti dei contadi che si uniscono a Federico nella distruzione di

Milano. Per Federico è l’unico modo di portare i Comuni italiani sotto potere imperiale.

Dopo Milano le punizioni sono estese ad altre città (Brescia, Bologna, Imola e Faenza + Tortona

nuovamente distrutta). In questo momento la capitala imperiale in Italia è Pavia che riscopriva il ruolo che

aveva avuto con il regno longobardo.

Dopo la distruzione di Milano Federico deve rapidamente tornare in Germania perché ci sono rivolte a

Magonza (sede di un elettore imperiale, arcivescovo) e a Treviri (dove si punta alla creazione di un

Comune).

Con il tempo il modo di esercitare il potere di Federico diventa una rapina anche nei confronti dei Comuni

che lo avevano sostenuto (mentre prima Federico si presentava come pacificatore). Federico diventa un

oppressore. Secondo alcuni questa svolta (volontà di calpestare il desiderio di autonomia dei Comuni) fu

fatale al dominio di Federico in Italia.

In tutte le città vengono nominati dei delegati dell’imperatore = Milano, Bergamo, Brescia, Piacenza,

Ferrara etc. . Cremona e Lodi vengono risparmiate da questo (rimangono più indipendenti): a Cremona

venne concesso il privilegio di disporre delle regalie e di potere eleggere i propri governanti previa

approvazione imperiale. Questi funzionari si attirano molte antipatie (prelievo fiscale elevato + episodi di

violenza); Grillo parla di “regime coloniale”.

Uno dei centri dell’amministrazione imperiale in Italia è San Miniato (fra Pisa e Firenze), centro dirigente del

ducato di Spoleto.

Man mano la città reagiscono. Inoltre il fronte anti imperiale viene rafforzato dalla presenza del papa

(Alessandro III), che ha il sostegno dei re di Francia, Spagna e Inghilterra. 1166: la città di Lodi inizia a

sentirsi oppressa dai prelievi fiscali imperiali e alle violenze. 1167: le città si consultano fra loro (intanto

Federico è nel cento Italia e prepara l’attacco contro i Normanni).

Nel 1166/67 la geografia politica cambia: non ci sono più le città amiche dell’imperatore vs città nemiche.

Lega fra Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova (giuramento fra i rispettivi consoli di reciproco aiuto = lega

cremonese). È una lega aperta ad altre inclusioni; i comuni sono attenti a non dichiararsi totalmente ostili

all’imperatore = accettano la sua superiorità ma vogliono l’autonomia (non tollerano l’idea che le regalie

debbano essere tutte riconosciute all’imperatore).

1166-68: quarta spedizione imperiale contro i Comuni.

Maggio 1167: Milano inizia a riorganizzarsi; i profughi milanesi si alleano con Piacenza. I Milanesi sono

impoveriti e impegnati nella ricostruzione => devono fare patti e promesse.

Gli eserciti di Federico organizzano delle spedizioni dal centro Italia, ma vengono colpiti da delle epidemie.

Lodi (alleata dell’imperatore) non aderisce alla coalizione di Milano, Piacenza etc. => viene attaccata ed

entra nella lega nel 1167. Trezzo, intanto conquistata dall’imperatore.

Pavia continua ad essere alleata imperiale, come i marchesi di Monferrato, quelli di Lunigiana, Vercelli e i

brabantini (mercenari provenienti dal nord Europa).

1168 = la coalizione delle città anti-imperiali costringe l’esercito di Federico a lasciare l’Italia. Lui ha ancora:

Pavia, Novara.

Fine anno 1167 = Lega Lombarda (riferimento ai Longobardi) = fusione della lega veneta (Vicenza, Padova,

Venezia e Verona) e di quella cremonese.

1168: Pavia e Como entrano nella Lega. L’ingresso di Como è importante perché il suo territorio prevede il

controllo di passi alpini cruciali che i tedeschi potevano percorrere.

Sono anni in cui succedono varie cose: fondazione di Alessandria in onore di Alessandro III (papa che era

stato alleato dei Comuni).

1174/77: quinta e ultima spedizione imperiale in Italia = tentativo di assedio di Alessandria (città fondata

strategicamente in nome di Alessandro III, il papa che si era alleato vs i comuni contro l’imperatore).

1176: battaglia di Legnano mentre Federico sta tornando in Germania.

15/11/17 (LEZIONE 26)

Movimento comunale = tutte città d’Europa sono alla ricerca di autonomia => ribellione; si ottengono

franchigie, carte di comune e regalie. Nei comuni italiani si parla invece di comune = i magistrati cittadini

sanno che le città sono parte dell’impero, ma le città si danno proprie magistrature/leggi + estromissione

vescovo dal governo cittadino. Per Ottone di Frisinga questa autonomia è sintomo di disobbedienza.

Ci chiediamo se la posizione del comune sia legale o meno. Le città erano centri importanti, ma i conti

carolingi erano stati messi nelle città per governare => il Barbarossa può far leva su questo e quindi

pretendere legittimamente di governare sui comuni.

In base alla pace di Costanza, 1183, i comuni dicono di aver il riconoscimento imperiale (anche se la pace

era solo con alcuni comuni). Viene messa come benevola concessione, ma in realtà l’imperatore sta

cedendo dopo la sconfitta di Legnano (i comuni la richiameranno ogni volta che vorranno affermare la

legittimità del loro potere).

Federico si rifà all’eredità carolingia, al diritto romano e alla teologia per affermare l’illegittimità dei

comuni. Tuttavia nel diritto romano c’è un principio legale molto forte: l’esercizio di un diritto protratto nel

tempo dà luogo alla legittimità => se i Comuni da secoli esercitano un potere incontrastato allora ne hanno

diritto.

Grillo inoltre dice che da tempo l’impero aveva rinunciato a un ruolo di protagonista in Italia => l’impero

collaborava con le città. Questo accadeva da quando Enrico V aveva rilasciato alcuni diplomi a Bologna,

Mantova, Cremona e Novara = riconosceva a queste città/ai loro vescovi ampie prerogative. Lotario III in un

diploma per Torino fa riferimento alla “libertà di cui dispongono le città italiane” = implicitamente gli

imperatori avevano riconosciuto le competenze giurisdizionali delle città. Più tardi l’imperatore Corrado III

chiede il sostegno del comune di Milano => ne ammette implicitamente della legittimità.

 Nessun imperatore aveva esplicitamente detto che le cose andavano bene così. Si tratta di una

legalità riconosciuta implicitamente.

I comuni con la lega lombarda (ancora prima della pace di Costanza) avevano acquisito una

rappresentatività diplomatica (si stabilisce una sorta di diritto sovra cittadino) => le attività diplomatiche

danno profilo pubblico ai comuni.

I comuni sono concorrenti e nemici fra loro; la lega stabilisce una sorta di diritto cittadino (concetti di

rappresaglia, reciprocità) => si lavora per la risoluzione dei conflitti fra i comuni. Comunque le lotte nei

comuni e tra comuni riprendono.

Con la pace di Costanza l’imperatore riconosce che i comuni possono esercitare le prerogative regie e

riconosce la validità della lega + riconosce alle città di poter eleggere dei magistrati. I consoli dovranno

prestare giuramento all’imperatore + diritto di appello al tribunale imperiale contro i tribunali cittadini +

diritto dell’imperatore a richiedere il fodro (tassa); in realtà tutto questo rimane valido solo a livello

formale. Questa pace ha una forma ambigua: sembra una concessione, ma viene visto dai comuni come

riconoscimento della loro autonomia. Viene in questa occasione riconosciuto l’uso dei comuni di espandersi

nel contado (dove c’erano marchesi e signori vassalli del re).

COSA ACCADE DENTRO AL COMUNE: IL PODESTÀ

Il “breve dei consoli” (1162) di Pisa (vd slide) = i consoli devono agire in caso di scontri armati fra cittadini e

i funzionari devono controllare che non venga edificata nessuna torre alta più di un tot => immagine di una

forte conflittualità.

Es. di Genova contenuta negli “Annali di Caffaro” (1194), lettura di un passo che fa vedere quanto forti

fossero i conflitti.

 Il comune consolare non è semplice da gestire.

Altra cronaca di Genova che riporta l’assassinio di due consoli (1189) = viene tolto l’ufficio dei consoli ed

istituito il podestà (deriva da potestas = potere).

 In molti comuni si decide di chiamare un forestiero perché le lotte cittadine fra famiglie hanno

come obiettivo il controllo della carica consolare (nonostante le famiglie si alternassero dato che la

carica durava poco). Il podestà è un forestiero, in quasi tutti i comuni italiani, dagli anni ’20 del

1200.

In molte città la scelta dell’istituzione del podestà è una soluzione di emergenza (si vuole tornare alla

normalità). Ma comunque anche quando si cerca di tornare alla normalità (collegio consolare che c’era

prima) diventa console un singolo soggetto (non più collegio) e spesso è comunque forestiero => non si

torna più indietro.

Attorno agli anni ’20 del 1200 tutti i comuni del Nord-centro Italia hanno optato per il podestà. I consoli che

rimangono sono cittadini con incarichi particolari.

Il podestà è un politico di professione: inizia a governare un borgo, poi in una città => è un mestiere => si

parla di carriere podestarili.

Questa è una conferma del carattere sperimentale del Comune.

Un altro aspetto di questa stagione matura del Comune è il fatto di darsi leggi (oltre alle consuetudini) =

scritte nei libri degli statuti. Nell’archivio del Comune ci sono i testi dei trattati con autorità esterne + libri

degli statuti che aumentano sempre più con l’introduzione di nuove leggi. Il complesso delle leggi viene

costantemente rivisto per eliminare le contrapposizioni. Inoltre troviamo le antiche consuetudini che

spesso vengono messe per iscritto (es. Milano).

In genere gli statuti iniziano con il breve dei consoli = giuramento fra i cittadini.

Nel 1300 ci sono anche i decreti dei signori che si affermano nelle città e si contrappongono agli statuti.

Nella prima parte degli statuti troviamo le leggi inerenti l’elezione del podestà e degli altri organi.

 Grande importanza in questo periodo dei giuristi + dei notai (convalidano gli atti in nome di

un’autorità che deriva direttamente dall’imperatore/da un suo delegato che solitamente è un

conte palatino). Ci sono molte norme negli statuti che colpiscono la falsificazione degli atti da parte

dei notai.

C’è anche una commissioni di statutari che si occupa della periodica revisione degli statuti.

Ci sono statuti criminali, relativi alla punizione dei delitti.

Nel ‘200 al podestà si affiancano figure del partito cittadino.

Nel Comune si sperimentano soluzioni che, se funzionano, vengono poi replicate e si diffondono.

Il podestà è uno solo, con un mandato breve. Detiene potere esecutivo (esecuzione sentenze + attività di

polizia = autorità costrittiva per intervenire in situazioni di emergenza).

Le città italiane del Nord e del centro hanno un loro orientamento (guelfo e ghibellino); la circolazione del

podestà avviene in circuiti di città che sono generalmente dello stesso orientamento.

I podestà hanno bisogno di collaboratori per esercitare funzioni complesse (e comunicare con i consigli

cittadini); tutti i collaboratori che il podestà porta con sé di città in città costituiscono la famiglia podestarile

= giudici, notai + cancellieri (per stesura atti), forze di polizia.

 Forte specializzazione professionale del podestà.

Quello podestarile è un sistema di governo adatto a una società che si sta stratificando (emergenza ceti

produttivi + dal contado arrivano contadini e nobili).

Il podestà comanda l’esercito in battaglia.

I comuni del ‘200 sono soggetti diplomatici complessi: hanno relazioni con altri comuni, con i vescovi etc. e

il podestà è capo di questa diplomazia.

La conseguenza dell’adozione del sistema podestarile è che l’aristocrazia consolare perde potere.

Il podestà deve saper governare, mediare e parlare (deve presentarsi alla città in cui arriva e deve saper

convincere e persuadere).

 Nascono degli scritti che si chiamano “I discorsi dei podestà”, testi di intellettuali che scrivono

questi libri per i podestà + contengono anche testi di corrispondenza da poter utilizzare.

 Il podestà deve essere persona colta (infatti le famiglie milanesi che esprimono podestà sono

famiglie colte e benestanti).

“Il buon governo”, Lorenzetti (1138 circa), sono 3 affreschi. La città in cui impera il buon governo ha palazzi

ben costruiti, ci sono muli e asini carichi di merci, si vedono campagne ben coltivate intorno (legame

organico tipico del comune italiano fra città e campagna). La città rappresentata è Siena.

Il cattivo governo è una città semidistrutta e devastata, le campagne circostanti sono coltivate male.

Il podestà ha compiti complessi; per governare efficacemente deve avere mano libera (non deve essere

condizionato da troppe regole) = può bandire malfattori e confiscare beni + può distruggere le case dei

ribelli (es. Della Torre cacciati dai Visconti a Milano). Questo è possibile perché a fine mandato tutti i

provvedimenti presi dal podestà vengono messi sotto il controllo del sindacato (procedura di controllo),

infatti i cittadini potevano mettere per iscritto le loro denunce contro l’operato del podestà. Se ci sono stati

dei soprusi il podestà dovrà rispondere e verrà punito/dovrà risarcire. Per contro quando il podestà esce

indenne dal sindacato, allora ci sono trionfi e cerimonie di onorificenza. Questo significa che la sua carriera

proseguirà con incarichi sempre più prestigiosi.

Ci sono podestà giuristi che scrivono anche trattati e in questi esprimono la loro professionalità. Es.

Giovanni da Viterbo, “De regimine civitatum”.

Le leve militari cittadine possono prestare servizio per poche settimane => serve mandarne solo alcuni e

aspettare che rientrino per mandarne di nuovi.

 I comuni iniziano ad assegnare il compito di difendere la città ai cittadini stessi.

 Il podestà deve essere anche un buon comandante militare.

20/11 (lezione 27)

RIASSUMENDO IL TEMA DEI COMUNI

La società comunale è percorsa dall’associazionismo. Si tratta di associazioni di quartiere, società di

combattenti (a cavallo/a piedi), ci sono società di mestiere (corporazioni e arti), associazioni di popolo.

La sconfitta di Federico II e quindi di un progetto che vedeva le società sottomesse al potere imperiale fa sì

che anche le città alleate di Federico entrino nelle alleanze dei comuni anti-imperiali + la pace di Costanza

dà libertà a tutti i comuni (anche se formalmente solo alcuni).

I consoli sono coinvolti nelle lotte politiche cittadine => mostrano presto la loro incompetenza.

Scelta del podestà: una città coglie che alcuni podestà si sono distinti nelle altre città amiche e quindi lo

scelgono come proprio podestà.

Il diritto privato delle città (statuti) si unisce al diritto comune (diritto romano) che è di riferimento per tutti

i comuni in questo periodo.

Riprendiamo dagli intellettuali che scrivono per i podestà. Vd testo nelle slide di Brunetto Latini (maestro di

Dante) che fornisce un esempio di discorso da tenere = invocazione ai santi, alla Chiesa e al papa (vd

Firenze come città guelfa) + le lodi della città (richiamo alla tradizione cittadina e alla gloria del comune) +

richiamo all’onore del podestà e anche alla sua severità + finalità del governo comunale (pace, concordia,

giustizia). Si tratta di manuali di eloquenza che sono importanti testi politici.

Le istituzioni hanno una fase consolare, una podestarile e poi nel 1200 il comune di popolo. Questo schema

può risultare semplicistico.

IL COMUNE DI POPOLO (dal 1250 circa).

In alcune città il popolo si dà delle istituzioni. Ma nel comune di popolo il podestà continua ad esserci e ad

esercitare le sue funzioni.

Popolo = ricca borghesia emergente (no plebe e poveri); per popolo si intende coloro che si

contrappongono a chi ha tradizioni militari e ai signori di castello => popolo si definisce in opposizione

all’aristocrazia (inizialmente tenuta buona dal comune perché aveva notevoli risorse militari). Vd Ottone di

Frisinga che, scandalizzato, dice che in Italia il popolo combatte a cavallo.

Mentre nel passaggio da consoli a podestà i primi scompaiono, nel comune di popolo troviamo nuove

magistrature di popolo, ma l’istituzione del podestà continua ad esserci.

“Societates”: a base territoriale (es. quartieri), militare (cavalieri e fanti), di mestiere (arti e corporazioni).

Quasi tutte hanno anche una valenza militare. Queste associazioni spesso puntano anche a una

rappresentanza politica.

Ci sono delle associazioni di popolo che inquadrano i ceti emergenti che si sentono poco rappresentati.

1230, Cremona: l’associazione di popolo ottiene di occupare 1/3 degli uffici e delle cariche cittadine.

1228, Bologna: i popolari non si accontentano di essere rappresentanti => creano delle proprie leggi => ci

sarà lo statuto del popolo. Si tratta di qualcosa che si verifica in moltissime altre città.

Nota bene: la nozione di popolo include le società di mestieri, società a base territoriale, società a base

militare cui abbiamo accennato prima.

Nascono degli organi di popolo => c’è un consiglio di popolo, ci sono i priori del popolo e delle arti che si

affiancano agli enti comunali. C’è capitano del popolo che si contrappone al podestà e spesso anche il

capitano del popolo è forestiero (per le stesse ragioni per cui il podestà era forestiero).

 Dualismo: gli organi comunali convivono con quelli del popolo. Questo è indice di forte dinamicità

della struttura amministrativa e politica del comune.

PARENTESI SULLE ARTI E LE CORPORAZIONI

Oggi i lavoratori sono inquadrati nei sindacati in cui trovano rappresentanza, in base alla mansione e al

livello.

Nel Medioevo invece non c’è questa organizzazione orizzontale, ma l’assetto era verticale: il capo bottega e

i dipendenti sono all’interno della stessa corporazione di mestiere (divisa per settore e non per livello).

Le corporazioni hanno degli organi (priori delle arti) e in molte città questi enti assaltano la direzione del

comune. In alcune città ci sono, contemporaneamente, al governo il capo del popolo, il podestà e il priori

delle arti (questo nelle società più artigianali e commerciali).

RITORNO AL DISCORSO SUL COMUNE DI POPOLO E DEL RAPPORTO CON I MAGNATI

Contrapposizione fra società di popolo e mondo dei magnati. I magnati erano gli eredi dei vassalli dei

vescovi e dei signori di castello, i membri delle famiglie che avevano espresso i conti e famiglie del popolo

grasso (cioè di artigiani e commercianti benestanti che combattono a cavallo, hanno palazzi e sono

ricchissimi). Oltre a magnati si usa il termine “grandigia” per indicare costoro e il loro desiderio di comando.

Magnati = coloro che hanno strumenti per opprimere (valenza negativa del termine). Il magnate è infatti

colui che viene giudicato tale dai concittadini (hanno la pubblica fama di essere tali) = visto come minaccia

alla pace della vita del comune (mette in crisi l’idea di un comune egualitario). Il magnate spesso si avvale

del concetto di vendetta (faida) invece che rifarsi alla giustizia comunale.

Uno degli aspetti delle leggi anti-magnatizie è cercare di evitare un eccesso di esibizione della ricchezza

(carattere intimidatorio) = leggi suntuarie. Queste leggi colpiscono il lusso anche delle cerimonie e dei

funerali.

Perugia = popolo grasso (più ricchi artigiani e commercianti che hanno il potere) vs ceto meno abbiente di

artigiani e mercanti che cercano una rappresentanza.

IL CASO DEL COMUNE DI FIRENZE NEL ‘200

A Firenze la ricchezza è legata all’arte di lavorazione della lana che arriva da vari paesi (es. Inghilterra =

alleva animali ma non lavora la lana). C’è anche una produzione laniera più dozzinale.

 L’arte della lana ha una forte influenza politica a Firenze. Poi ci sono banchieri, imprenditori e altri

mercanti che si riuniscono in arti/corporazioni.

Le corporazioni rappresentano settori forti della città e cercano il potere politico.

Es. anni ’80 del 1200: a capo del comune troviamo i priori delle arti maggiori (cioè dei settori produttivi più

potenti: lavoratori della lana, banchieri etc.). Presto però questo governo è costretto a cedere parte del

potere alle arti minori (alcuni priori al governo fanno capo ad esse).

Le arti non includono coloro che fanno i mestieri più umili: es. coloro che nella lavorazione della lana non

hanno un ruolo specializzato (es. ciompi: operai delle fasi più semplici e più sporche della lavorazione della

lana).

Il ceto dei magnati viene individuato come pericoloso => molti vengono proscritti = esclusi dalle cariche

politiche e allontanati dalle città.

 Fine 1200 = leggi contro la componente magnatizia della comunità cittadina = leggi anti-magnatizie

(promulgate soprattutto da Giano della Bella).

A Firenze troviamo contemporaneamente il consiglio maggiore e minore e il governo delle arti. Inoltre ci

sono il capitano (dal 1282), dotato di una valenza militare più forte rispetto al podestà, e anche i 12 anziani

del popolo (eletti sulla base delle associazioni di quartiere, si contrappongono al consiglio degli anziani

comunale).

Quando i ciompi (categoria che si occupava dei processi di lavorazione più umili della lana) insorgeranno

verranno istituite nuove arti per dare voce alle categorie minori, ma poi Firenze andrà verso l’oligarchia.

Arti principali fiorentine: Calimala, della Lana, Por Santa Maria, cambiatori, giudici e notai, medici e speziali,

pellicciai etc.

Signoria = gruppo formato dai priori delle arti che hanno in mano il potere.

 Dialettica fra arti maggiori e minori.

Inoltre emerge il partito dei guelfi. I ghibellini hanno potere solo per poco dopo la sconfitta di Firenze per

mano di Siena.

Il papa chiama in Italia il fratello del re di Francia (Carlo d’Angiò fratello di Luigi IX) e allora il guelfismo

diventa forte. Dopo la morte di Federico II infatti c’è un periodo in cui i discendenti cercano di ricostruire il

dominio (impero e Italia meridionale), ma non ci riescono e allora il papa chiama Carlo per governare =>

guelfismo angioino.

Il papa dà enormi capitali ai Francesi per riuscire a prendere potere in Italia contro i successori di Federico II

e di questo finanziamento fanno parte i banchieri fiorentini.

Lo schieramento guelfo fiorentino è in questo periodo legato al popolo (vd banchieri che finanziano) e non

si oppone ad esso. All’interno dello schieramento guelfo vengono individuati alcuni magnati.

21/11

introduzione della proscrizione = limitazione dei diritti politici dei magnati (sono considerati una minaccia

per la condizione libertaria del comune: es. uso della faida) => i magnati non possono partecipare alle

assemblee comunali/assumere certe cariche politiche. Vengono anche fatte delle liste dei proscritti + i

nemici del comune vengono anche raffigurati sui palazzi comunali.

Viene introdotto anche il bando = allontanamento del condannato dalla città. Questi provvedimenti

vengono presi con sommarietà dal comune: spesso basta la fama di magnate e qualche testimonianza da

parte dei cittadini.

I magnati non possono: costruire case con torri, creare clientele e organizzare raduni/assemblee.

Esiste anche il perdono verso i magnati fedeli al comune (anche perché le loro amicizie e parentele in altre

città ne faceva uno strumento di dialogo con gli altri comuni).

Esempio di fonte in cui compaiono nome di proscritti è il Libro del chiodo di Firenze (contenente nomi di

persone definitivamente condannate (tra questi anche Dante Alighieri).

Milano: emerge la famiglia dei Della Torre (dal 1240 monopolizzano le cariche comunali): es. nel 1259

Martino della Torre è anziano perpetuo del popolo; altri della torre saranno generali del popolo. Nel 1277

con la battaglia di Desio Ottone Visconti (a capo dello schieramento che si opponeva ai della Torre)

sconfigge i della Torre e diventa vescovo. Il nipote di Ottone (Matteo Visconti) diventa capitano del popolo

e podestà (verrà anche riconosciuto dall’imperatore signore della città di Milano, 1294).

Man mano i comuni conquistano il contado implica un controllo sulle signorie feudali e anche la liberazione

dei servi (gli statuti cittadini proclamano ideali di libertà e di abolizione della condizione servili). I comuni

limitano le pretese dei signori sui dipendenti e i tribunali cittadini giudicano le vertenze fra signori e

contadini.

Si parla di comitatinanza (processo di conquista del contado) = tutto inizia con i signori che cercano nei

consoli/nei podestà una risposta alle proprie rivendicazioni + con il fatto che i signori fondiari sono sempre

più deboli e il comune acquista autorità sulle comunità rurali. Alcuni signori vengono sconfitti e costretti ad

inurbarsi. Spesso gli antichi signori diventano vassalli del comune e prestano omaggio al podestà.

Con la conquista del contado abbiamo la riorganizzazione delle zone di confine con la fondazione di centri

abitati nuovi, spesso abbinata ad operazioni di bonifica.

 Il comune libera gli uomini ed espugna il contado signorile, ma, allo stesso tempo,impone tasse,

opprime e si sostituisce al potere signorile.

Nelle campagne ci sono contadini non pienamente liberi, assoggettati ai signori delle campagne (servi

rurali); a questi il comune offre protezione. Es. Lex paradisus = abolizione della servitù delle campagne


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti del terzo modulo del corso di storia medievale della professoressa Covini (a.a 2017-2018).

modulo C: L’espansione europea. Guerre, crociate, espansione commerciale. Cultura e università.

Il file contiene gli appunti presi a lezione rielaborati e controllati aggiungendo, quando necessario, indicazioni aggiuntive. Questo file contiene le lezioni dalla ventunesima alla trentesima.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze filosofiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaS95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Covini Maria Nadia.

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