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Il medioevo: società, economia, politica e cultura (appunti e riassunto di tutto il materiale indicato dalla docente)

Modulo A: Cristianesimo e Islam.

Modulo B: Stato carolingio, dissoluzione signorile, formazione di monarchie medievali. I comuni italiani e gli sviluppi politici del tardo medioevo.

Modulo C: L’espansione europea. Guerre, crociate, espansione commerciale. Cultura e università.

Il file contiene gli appunti presi a lezione rielaborati e controllati aggiungendo,... Vedi di più

Esame di Storia medievale docente Prof. M. Covini

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Slide con dati climatici nel Trecento. I cattivi raccolti del 1315/16 sono imputabili a intense piogge

torrenziali e ad un inverno freddo e piovoso; i cattivi raccolti del 1321 sono spiegabili invece con la siccità.

La carestia peggiore fu nel 73/74 dovuta a sequenze di lunga siccità e piogge continue.

Oltre ai problemi climatici la carestia deve il suo effetto devastante al fatto che a inizio Trecento la

popolazione fosse molto numerosa (vd crescita secoli precedenti) => già a prescindere dalle carestie le

risorse disponibili non bastavano per tutti. Malthus (1700/1800) analizzando questo problema (squilibrio

fra popolazione e risorse) disse che l’unica soluzione fosse l’aumento di mortalità: questo andava a

riportare un equilibrio fra popolazione e risorse disponibili. Questo punto di vista venne aspramente

criticato da Marx (1800), il quale sottolineò come fosse invece possibile intervenire sul sistema economico.

La peste nera arriva in Europa nel 1347, ma la sua diffusione parte dal lontano: nel 1320 ci sono casi di

peste in Mongolia e nel deserto dei Gobi; attraverso le vie carovaniere a nord del Mar Caspio la peste arriva

nel Mar Nero (punto di scambio fra paesi del Nord e città costiere europee) => 1347 la peste arriva a Caffa

(emporio della Repubblica di Genova) => diffusione nell’oriente bizantino e musulmano (Alessandria

d’Egitto) e da qui in Europa.

Le città da subito interessate sono quelle portuali (all’inizio la peste arriva nei porti). Poi la peste si diffonde

nell’entroterra con il commercio (vd spostamento merci anche nelle città dell’entroterra).

Slide con affreschi presenti prima e dopo la peste nel cimiteri di Pisa e Clusone.

Quanto sappiamo del numero dei morti ce lo dicono i cronisti. Matteo Villani (nipote di Giovanni Villani

cronista citato precedentemente) ci dice che a Firenze 3/5 muoiono.

A Milano la peste colpirà più duramente nel 1361 e non tanto negli anni ’40-‘50 del 1300.

A Bologna c’è un archivio che conserva gli atti alle armi (persone convocate al servizio a cavallo/a piedi):

dopo la peste nera si riscontra una diminuzione del 35%.

1357, 1361, 1363 etc. = crisi epidemiche in Italia.

La peste esiste ancora in alcune regioni e si cura con antibiotici. Occorre arrivare a fine 1800 per la scoperta

del batterio (scoperta di Yersin, 1894) = Xenoppsylla cheopis. Si scopre successivamente che questo

batterio, che sta generalmente sul pelo del cane, attacca anche l’uomo. Genera mortalità in poche ore sia

per peste bubbonica che di peste polmonare (trasmessa con il respiro). I medici del tempo faticano a capire

la gravità (spiegazioni parascientifiche) e spesso si attribuiva agli ebrei la colpa di essere untori.

Slide con testimonianza del Boccaccio sulla peste nera. La spiegazione di Boccaccio è quella dell’ira di Dio

contro i peccati umani (vd spiegazioni date anche da alcuni medici del tempo).

Con la peste si assiste ad un incredibile moltiplicazioni di cadaveri da inumare => creazione di fosse comuni.

In Europa in 3 o 4 anni scompare 1/3 della popolazione. Dopo la peste il declino della popolazione continua.

La ripresa inizia nel 1460; la peste tornerà in altri momenti della storia europea.

LE RIVOLTE E LE SOMMOSSE DEL TRECENTO

La peste e le carestie generarono numerose sommosse sia nelle città che nelle campagne europee.

In Italia, in molte città, troviamo le rivolte del pane a inizio 1300 = rivolte per l’insufficienza dei grani

disponibili in città.

Troviamo nelle campagne varie rivolte contadine + rivolta a Parigi + rivolta dei ciompi a Firenze + rivolte

nelle città inglesi + l’insurrezione nelle Fiandre.

 1378-1382 = anni rivoluzionari in tutta Europa.

Sono soprattutto i contadini a soffrire dello squilibrio tra popolazione e risorse, anche perché non si

possono aumentare ulteriormente gli spazi coltivati (già aumentati nei secoli precedenti). Anche i

proprietari dei terreni signorili risentono della crisi perché si produce meno.

Nei regni iniziano a mancare leve da convocare => subentrano in modo strutturale i mercenari che poi

hanno anche dei sistemi di rivalsa sulle città che hanno servito in precedenza (es. rapine, saccheggi e

rapimenti per chiedere riscatto).

I re, principi, signori fondiari iniziano a svalutare la moneta per riuscire a far circolare più denaro.

Siamo in un periodo in cui moltissimi sono i poveri in città (scarsezza derrate). Non sempre i provvedimenti

dei governi bastano a sistemare. Le autorità cittadine forzano la diminuzione dei prezzi (calmiere) +

espellono stranieri e mendicanti per concedere più risorse agli altri.

Nelle comunità rurali che devono pagare forti tasse (sono indebitati) ci sono forti rivolte + saccheggi, assalti

a castelli e famiglie benestanti (visti come affamatori).

Soffrono la fame anche i lavoratori umili delle città. Le città delle Fiandre stanno perdendo il monopolio

della produzione di pannilani, mentre altre città, come Firenze, iniziano a distinguersi in questo settore; ma

le condizioni di vita degli operai sono pessime => tumulti.

Fiandre: diminuzione dei salari degli operai + c’è la pressione fiscale dei conti (fra 1200/1300). 1316: forte

carestia nel Nord Europa. Fra 1323 e 1338 ci sono forti insurrezioni nei territori fiamminghi e i signori si

sentono minacciati. Il conte delle Fiandre è amico del re di Francia che interviene per aiutarlo a sedare le

rivolte. A Gand c’è una rivolta tra il 1339 e il 1345 (rivolte dei tessitori che danno voce a una più ampia

parte della popolazione) e questa si trasforma in guerra civile.

Esito della rivolta di Gand: quando finisce la dinastia del conte di Fiandra la nuova dinastia parte con Filippo

l’Ardito (dinastia franco-borgognana).

1358: scoppia la jacquerie in Francia. Le campagne militari della guerra dei Cent’anni sono combattute

attraverso delle incursioni del re inglese che con delle truppe si scaglia contro villaggi francesi e saccheggia

=> i contadini della Francia sono esasperati e pensano che i grandi signori francesi non siano in grado di

difendere il paese. Allora si formano gruppi di contadini che iniziano a distruggere le case dei nobili e a

sterminare le loro famiglie => ci si oppone alla nobiltà privilegiata che però non difende come dovrebbe

fare. Questo movimento di rivolta si chiama Jacquerie.

1356: i Francesi vengono sconfitti dagli inglesi a Crecy (Nord Francia). La crisi si sta acuendo => il re francese

prende un provvedimento sul mondo produttivo = si interviene sui salari + si mette la briglia alle

organizzazioni produttive.

Dopo Poiters (1356) il re francese Giovanni Il buono è prigioniero a Londra e gli inglesi chiedono un

colossale riscatto => il figlio di Giovanni ha bisogno di denaro per ridare vigore alle milizie francesi e per

pagare il riscatto.

A Parigi una grande autorità è il prevosto dei mercanti di Parigi (città fortemente commerciale) che si ribella

a un provvedimento (preso in seguito alla sconfitta subita a Crecy) con cui si fissano i salari e si attaccano le

corporazioni; lui si chiama Etienne Marcel (vuole difendere la borghesia contro la nobilità). La rivolta

parigina si intreccia con la jacquerie, ma sono movimenti diversi: la rivolta di Parigi (di Marcel) è una lotta di

tipo politico (ha un aspetto popolare ed operaio, ma è comunque vicina alla sfera del potere), mentre

quella della jacquerie è dovuta allo stato di necessità in cui si trovavano i contadini.

Quando poi a Parigi si arriva alla guerra civile Marcel verrà massacrato => il delfino ritornerà a Parigi per

ristabilire l’ordine.

A Parigi la situazione di crisi economica andò aggravandosi al punto che nel 1365 si convocano gli Stati

Generali; era molto raro che venissero convocati, mentre più frequente era la convocazione, in ogni

provincia, dei propri stati provinciali (assemblea locali dei rappresentanti di clero, nobiltà e terzo stato).

In Italia intanto il settore della lana era diventato il settore di punta ed era fatto di lavorazioni diverse (=> ci

sono lavoratori umili e sfruttati come i ciompi) => i lavoratori della lana si ribellano in molte città italiane. I

lavoratori vogliono salari più equi e migliori condizioni di lavoro, ma si tratta di rivendicazioni che assumono

un volto politico => le conseguenze sono cambiamenti di regime. Es. a Perugia si ribella la plebe urbana

contro il ceto dirigente cittadino cercando appoggio del papa => forte crisi del governo popolare di Perugia

(alla fine sottomessa al papato => fine comune). Lo stesso a Perugia.

 Le rivendicazioni sono inerenti il lavoro, ma le conseguenze sono politiche.

27/10 (lezione 30)

LA RIVOLTA INGLESE DEL 1381 (all’interno del panorama delle ribellioni del Trecento)

La peste è stata meno invasiva in Inghilterra, dove però comunque ha decimato i lavoratori. Con la

diminuzione della manodopera i lavoratori iniziano ad acquisire coscienza di essere sfruttati.

1351: il re promulga uno statuto dei lavoratori che ha effetti negativi sui lavoratori = si regolamenta il

lavoro salariato e si regolamentano i salari a svantaggio dei lavoratori (calmiere che fissa i salari per legge).

Anche nelle campagne inglesi, come in quelle francesi, i contadini sono soggetti alla volontà e alle pretese

fiscali dei nobili.

 Movimento di contestazione di città e campagna insieme = chiedono la liberazione dei contadini

dagli obblighi feudali + eliminazione statuto del ’51 + tutela delle consuetudini che accomunano i

contadini (sfruttamento comune dei terreni incolti etc.).

Parentesi: A Castiglia il re promulga norme che fissano i salari e penalizzano chi non obbedisce.

Nella rivolta inglese si chiede anche l’abolizione della “tassa per teste” (poll-tax) che era stata imposta nel

1377 dal parlamento. La tassa prevedeva il pagamento di un grosso di 4 denari per ogni uomo/donna di età

superiore a 14 anni). Nb. Il grosso è una moneta (= 4 denari). Si tratta di una tassa non proporzionale e che

quindi non tiene conto delle risorse di cui le persone dispongono in modo diverso. I governanti avevano

tentato negli anni di rendere questa tassa più equa, ma alla fine erano comunque tornati a una tassa uguale

per tutti (uno schilling a testa che è pari al salario di 3 giorni di un manovale). Alla fine comunque pochi la

pagavano.

Il malcontento è tale che non servono leader per l’inizio delle ribellioni.

Nel corso della rivoluzione inglese alcuni gruppi di contadini prendono di mira i castelli dei nobili, i loro

registri fiscali.

Con il tempo il movimento va organizzandosi ed emergono 2 capi: Wat Tyler + un John Bell

(prete). Entrambi verranno uccisi alla fine.

Esempio di focolai di rivolta è quella scoppiata nella contea di Essex: 3 villaggi si ribellano quando arriva il

presidente del tribunale regio (per poco non viene ucciso, i suoi collaboratori vengono comunque uccisi). I

tumulti arrivano in Kent, Canterbury (prigionieri liberati, saccheggio dei castelli).

Nel giugno 1381 i rivoltosi liberano i carcerati londinesi (molti erano lì per non aver pagato la poll-tax). I

consiglieri regi e le autorità cittadine, dopo vari negoziati, aprono il ponte levatoio di London Bridge e altri

ponti = qui si uniscono i rivoltosi delle campagne e i ceti disagiati cittadini.

In questa occasione di emergenza la posizione più dura non viene presa dal re (Riccardo II) che, invece, si

mostra disposto a fare concessioni: sono altre autorità (es. vescovo di Norwich) a reprimere duramente i

rivoltosi.

Pian piano alla fine le autorità riprendono il controllo e processano i rivoltosi.

LE RIVOLTE IN ITALIA (sempre nel quadro delle riforme del Trecento)

Sono scontenti i lavoratori della lana a Perugia, Siena e Firenze => tumulti (Siena e Perugia nel 1371, mentre

Firenze nel 1378 = tumulto dei Ciompi).

I Comuni andavano dando voce a fasce sempre più larghe della popolazione e nel 1300 si arriva al massimo

livello e l’apertura cessa => alcuni comuni iniziano a darsi governo di tipo oligarchico. Per questo ci sono i

tumulti.

La rivolta di Perugia (1371) è organizzata dalla plebe urbana che fa appello al papa contro il governo

«popolare»; l’esito sarà la fine del comune e la sottomissione a Roma.

La rivolta di Siena del 1371 è espressione di una generale sfiducia nel governo del comune: ne sono

protagonisti i lavoratori più umili dell’arte della lana, scontenti per gli scarsi salari; si narrano tumulti,

assalti, rivolte e il tutto finisce con la repressione durissima.

N.B.: In Toscana, inoltre, le milizie mercenarie facevano danni e negli anni ’70 inizia la guerra con il Papato

(1375 = guerra degli Otto santi).

A Firenze i Fiorentini avevano scelto di darsi a un duca francese (duca Gualtieri di Brienne = governo

populista = piccola parentesi signorile). Poi il regime repubblicano viene dominato dalle 7 arti maggiori e

dalle 14 arti minori. Non tutti i lavoratori facevano parte delle arti e ne erano esclusi i magnati + c’è anche

un partito guelfo che ha potere in città. Sia il governo delle arti che quello dei guelfi hanno connotati

popolari, ma non al punto di includere i ciompi.

Tumulto dei Ciompi (lavoratori più umili della lana) = vogliono condizioni di lavoro più umane + vogliono far

parte delle Arti per avere voce in capitolo sul governo (rivendicazione politica).

La rivolta dei Ciompi descritta da Alamanno Acciaioli (1378), vedi slide. Parla di un lavoro sgradevole,

sporco; di grandi stanze che radunano molte persone (situazione quasi pre-industriale).

Nel 1900 i Ciompi sono stati studiati sottolineando il loro ruolo nella lotta di classe, ma occorre tenere

conto anche delle loro richieste politiche.

Michele di Lando (leader dei Ciompi) ottiene ascolto dei priori delle arti => diventa confaloniere di

giustizia. Inoltre ad un certo punto le arti da 21 diventano 24 + si riformano le magistrature fiorentine.

La città per 6 settimane è in mano ai rivoltosi. I priori delle arti sembrano appoggiare le rivendicazioni,

mentre la parte guelfa è in difficoltà. Tuttavia, poi, anche i priori iniziano a temere le conseguenze delle

rivolte => le concessioni fatte dal comune vengono revocate.

I vincitori di tutto questo alla fine sono le arti minori = alcune di queste assumono più potere. Mentre la

condizione dei ciompi non migliorerà.

 Si formerà un governo popolare (delle arti minori), ma durerà poco: le successive riforme portano

al potere gli aristocratici. Firenze nel 1400 è una repubblica oligarchica => emergeranno la famiglie

fra cui gli stessi Medici. Questi non prenderanno il titolo di signore => convivranno il governo

aristocratico e quello signorile dei priori.

LA GUERRA DEI CENT’ANNI

L’uso dell’espressione “Guerra dei Cent’anni” risale all’Ottocento. Infatti è possibile sia pensarla come unica

guerra che, come probabilmente avveniva per chi la viveva, come una serie di scontri a sé stanti (vd

distanza temporale fra un incontro significativo e l’altro).

La guerra dei Cent’anni non si conclude con una fine ufficiale. Anche l’inizio è discutibile, dato che i segni di

conflitto fra Francia e Inghilterra si possono vedere lontano nei secoli. Ad esempio il figlio di Matilda

d’Inghilterra e di Goffredo Plantageneto (Enrico II) porta sul trono la dinastia dei duchi di Angiò => già nel

1100 dei principi francesi erano arrivati sul trono d’Inghilterra (e questo c’era già con Guglielmo il

Conquistatore) => i problemi nascono già qui.

I re inglesi erano principi con possedimenti nel centro della Francia e questo scatenava varie occasioni di

conflitto. Inoltre nel 1204 i re Inglesi perdono la Normandia a beneficio di Filippo Augusto (il re all’epoca

era Giovanni Senza Terra, chiamato così proprio perché perse il dominio della Normandia).

I figli di Enrico II si erano spesso appoggiati al re francese in varie faide famigliari.

Nel 1259: accordo fra Luigi IX e Enrico III (cognati).

1294: il re di Francia conquista la Guascogna (antica Aquitania) => riprendono i conflitti. + altri episodi

militari a inizio 1300, intervallati dai negoziati diplomatici.

Inoltre il re d’Inghilterra, in quanto detentore di terre in Francia, doveva prestare l’omaggio al re di Francia

e questo metteva in crisi la dignità della corona inglese. Questa questione aveva già creato tensioni in

passato.

Inoltre i re francesi controllano i territori fiamminghi => c’è tensione con la Francia per il controllo delle

Fiandre (solite ribellarsi contro i francesi appoggiandosi agli inglesi).

Filippo IV il Bello (ultimo del miracolo capetingio) aveva 4 figli maschi che salgono, uno ad uno, sul trono,

ma muoiono tutti, lasciando figlie femmine potenti, nascituri etc. . Quindi abbiamo una questione

complicata della successione. Nel 1328 muore l’ultimo figlio di Filippo il Bello. A questo punto si fa avanti

Edoardo III (re inglese e nipote di Filippo il Bello da parte materna, era suo nonno).

A questa figura si oppone la discendenza dei Valois e il nuovo re Filippo di Valois (Filippo VI). Infatti gli

intellettuali erano andati a rivedere la legge salica per escludere la successione per parte materna e quindi

per impedire che Edoardo III diventasse re.

Ma perché il re inglese vuole diventare re di Francia? Nel 1337: l’Aquitania (Guasconia) che negli anni era

tornata nelle mani dei re inglesi (anche se l’estensione era ridotta), viene confiscata dai Francesi. Edoardo

III reagisce candidandosi come re di Francia.

Siamo in un momento difficile, soprattutto per i territori fiamminghi francesi. Inoltre un punto sensibile

erano la Scozia + la Bretagna.

Ci chiediamo se Enrico III rivendicasse il trono francese per affrontare la conflittualità (come mezzo di

pressione per esplicitare il conflitto) o se volesse davvero impadronirsi della Francia. Si ritiene che questa

rivendicazione fosse più uno strumento di pressione.

1339 (inizio del conflitto): gli eserciti inglesi calano per la prima volta sul territorio francese passando dai

Paesi Bassi.

1346: gli inglesi mobilitano le loro milizie e portano 15000 combattenti in Normandia (dove ci sono città

favorevoli agli inglesi) => si vuole recuperare l’Aquitania. A questo punto i francesi si alleano con gli

Scozzesi.

1346: Edoardo III passa in Normandia e conquista Caen.

La prima grande battaglia fra i due eserciti è Crecy = francesi sconfitti per la debolezza della cavalleria

pesante (sconfitta dagli arcieri inglesi).

Altra grande battaglia: 1356, sconfitta dei francesi a Poiters (al centro della Francia); viene anche catturato

il re Giovanni il Buono => gli inglesi chiedono un colossale riscatto e questo mette in ginocchio la Francia

provata dalle devastazioni dei mercenari inglesi.

Il principe d’Inghilterra continua le sue cavalcate distruttive.

Alla fine si arriva al trattato di Bretigny del 1360, ma non appianerà le divergenze. Questo trattato conclude

la prima fase della guerra.

La guerra riprende nel 1369. Siamo nel momento in cui molti banditi e mercenari saccheggiavano i villaggi

francesi; i Francesi capiscono che la reazione di fronte a tutto ciò è abbandonare i villaggi e fare terra

bruciata. I Francesi hanno capito che oltre alla cavalleria pesante servono anche arcieri e cavalleria leggera.

Intanto gli Inglesi perdevano il controllo sui territori francesi che avevano conquistato (non riuscivano a

trarre obbedienza dai nobili francesi che tendevano a schierarsi altrove) => emerge la difficoltà di

combattere in territori lontani dall’Inghilterra.

Questa seconda fase della guerra corrisponde alla rivolta in Inghilterra del 1381, allo scisma papale. Il re

francese Carlo VI si rivela folle + siamo in momenti di divisione nell’aristocrazia francese = i nobili si

schierano con il principe di Borgogna (che si era distinto nella prima fase della guerra dei Cent’anni) oppure

con quello d’Orleans. Inoltre il re inglese viene assassinato => emerge la dinastia dei Lancaster e il

Parlamento prende il controllo del regno.

1407 = in Francia c’è l’assassino di Luigi d’Orleans e si scatena la guerra civile. Nel 1412 alcuni principi

francesi offrono la corona di Francia al re inglese (Lancaster). Altri nobili francesi erano ancora con Carlo VI

che però era pazzo.

Battaglia di Azincourt (1415) = l’esercito inglese sbarca in Normandia. Vincono ancora gli inglesi: notevole

capacità di combattimento degli arceri.

A questo punto gli inglesi recuperano la Normandia e vogliono impadronirsi della corona francese e sanno

di avere l’appoggio di alcuni nobili francesi.

1420: trattato di Troyes (Trua) che è catastrofico per la Francia = alla morte di Carlo VI diventerà re Enrico V

(re d’Inghilterra) che intanto sarà reggente della Francia.Ma è difficile da realizzare, perché c’è il delfino che

governa una zona nel sud della Francia e che con questo accordo verrebbe spodestato.

Giovanna d’Arco: lei racconta di visioni miracolose (santi che le parlano di Dio che vuole che lei liberi la

Francia).

1420-1429: coesistono il dominio del delfino (Sud Francia) e la reggenza inglese al Nord.

Enrico V (re d’Inghilterra) nel 1422 muore. Quasi contemporaneamente muore anche Carlo VI. L’erede al

trono inglese è troppo piccolo, il delfino francese è in difficoltà.

Il delfino incarica Giovanna di comandare, con altri, l’esercito francese => interviene nell’assedio di Orleans

e la riconquista + incorona il delfino, Carlo VII, a Reims (luogo tradizionale dell’incoronazione). Da qui in poi

il delfino recupera il suo regno e i due regni escono dalla guerra completamente trasformati.

Nb: nella guerra dei Cent’anni ci sono anche scontri navali.

Sotto il profilo militare gli inglesi sono più efficaci. Sotto il profilo della storia monarchica la guerra è

momento di rafforzamento della struttura amministrativa e politica.

Non c’è un trattato di pace finale => agli inglesi nel 1450 rimane solo Calais (Nord Francia sulla manica) e

quindi la Francia, recuperando i suoi territori, ha vinto.

 Non possiamo dire alla fine chi ha vinto la guerra.

IL RIASSUNTO DEL MANUALE

IL MONDO ELLENISTICO-ROMANO E LA DIFFUSIONE DEL

CRISTIANESIMO

NOMADI E SEDENTARI

- Al tempo dei Romani erano presenti altri organismi politici, creati da popoli indoeuropei

(provenienti dalle steppe euroasitiche) dopo che si erano fusi con popolazioni territorialmente

stabilizzate.

- Tra questi organismi politici c’è la Persia: conquistata da Alessandro Magno nel 331 a.C., poi

passata ai Parti (cavalieri-pastori nomadi di lingua indoeuropea); nacque un impero che entrò più

volte in conflitto con i Romani per il dominio di Siria, Armenia, Mesopotamia. Nel 224 d.C. al trono

salì la dinastia dei Sasanidi (finirà solo nel 600).

L’impero dei Parti comprendeva una parte occidentale (con Tigri e Eufrate) e una orientale

(montuosa e arida). Nonostante le pressioni delle popolazioni nomadi mongoliche confinanti a

Nord e a Est (Sarmati, Unni bianchi, Turchi), l’impero dei mantenne un’impronta ellenistica.

- Nell’India settentrionale c’era l’impero della dinastia Gupta, creato dagli Ariani (popolo

indoeuropeo di pastori e allevatori divenuti contadini); questo impero venne travolto dall’invasione

degli Unni bianchi (470 circa).

- In Cina c’era un altro grande impero (dal 246 a.C. con Shih Hwang-ti: per evitare le incursioni degli

Unni dal Nord fa costruire nel 215 la Grande Muraglia). Non solo l’impero cinese, come quello

romano, deve continuamente affrontare le incursioni dei popoli provenienti dal Nord, ma, in

seguito a delle lotte sociali, esso si divide in 3 parti e viene poi ridotto, dalle invasioni, alle sole

province meridionali (a Nord si formano dei regni barbarici).

L’unità dell’impero cinese verrà restaurata nel 600.

 Prima che l’impero romano fosse investito dalle invasioni di popoli indoeuropei toccò agli

imperi persiano, indiano e cinese.

- I Celti erano un popolo indoeuropeo presente nella Germania renana fin dal 2000 a.C.; questi si

espansero ad Est (Balcani), Ovest (isole britanniche), nella Gallia. Dalla Gallia entrarono poi in Italia

e, fermati dai Romani, si fusero con le popolazioni latine dell’Italia centrale. I Romani, come

avevano fatto anche i Cinesi prima di loro, avevano cercato di segnare i confini lungo il corso di

grandi fiumi e di porre lì fortificazioni ed accampamenti.

IL MONDO DELLE CITTÁ

- Limes: separazione fra il mondo dei Germani (che continuavano a spostarsi da una radura all’altra,

anche se avevano superato il nomadismo e l’economia basata su caccia e raccolta di frutti

spontenei) e quello delle città (sistemi socioculturali più complessi).

- I Romani avevano conquistato la Macedonia, l’Egitto e la Siria in cui c’era la civiltà ellenistica =>

estesero alcuni caratteri di questa civiltà (come l’organizzazione delle città) alla Gallia

settentrionale, alla Britannia e alle regioni balcaniche.

- La città romana non è circondata da mura (verranno costruite solo dal 200 in poi); aveva un centro

(“urbs”) che aveva funzioni amministrative, politiche e commerciali che interessavano anche chi

non risiedeva nella città, ma nelle campagne circostanti (“civitas”). Campagna = divisa in centurie

(campi di forma geometrica), disposte lungo delle direttrici di prolungamento degli assi urbani

(cardo e decumeno). Fra campagna e centro urbano c’è il suburbio (zona intermedia) in cui ci sono

impianti artigianali, necropoli, ville ed edifici urbani (es. anfiteatri).

La costruzione di edifici pubblici e l’organizzazione di spettacoli e parate è a carico delle curie

cittadine (piccoli senati locali comprendenti grandi proprietari fondiari, partecipi anche di attività

commerciali e bancarie = l’assunzione di appalti pubblici era occasione di affari). La presenza di

questa classe di aristocratici-borghesi è sintomo del fatto le risorse prodotte dallo sfruttamento

degli schiavi nei latifondi erano destinate, fra le varie cose, anche alla costruzione di edifici pubblici.

Nelle città romane veniva esercitata la filantropia (vd spirito umanitario dello Stoicismo) + pratica letteraria

e dibattiti filosofici => lo studio dei libri era considerato elemento essenziale dello stile di vita aristocratico-

borghese.

LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO

- Tra lo 0 e il 100 si diffuse la scrittura anche tra le classi romane meno abbienti ed entra in crisi la

religione ufficiale (politeismo), dato che non reggeva il confronto con le nuove correnti filosofiche e

con i nuovi culti dalle finalità salvifiche (culti orientali). La crisi delle religioni ufficiali si stava

verificando anche in India, in Cina ed i Iran = si diffondo Buddhismo, Confucianesimo e Mazdeismo

che contrastano il politeismo e tentano di rispondere ai problemi del dolore e della morte facendo

leva sull’impegno morale del soggetto.

- Nel mondo romano si diffondevano il culto di Cibele e quello del dio Mitra; il Mitraismo stava per

diventare religione di stato, ma venne soppiantato dal Cristianesimo, perché i riti del Mitraismo

erano esuberanti (erano previste pratiche orgiastiche) e quindi inconciliabili con l’equilibrio

intellettuale e morale della formazione culturale delle elites (anche il Cristianesimo conquistò prima

i livelli sociali più bassi e divenne maggioritario una volta liberatosi dai toni apocalittici e dalla

contestazione delle ingiustizie evidenti, come la schiavitù).

Il ceto dirigente romano vide come rassicurante l’organizzazione che le comunità cristiane

iniziavano ad adottare (non più apostoli itineranti, ma una stabile gerarchia sacerdotale): c’erano

presbiteri (anziani) e vescovi (sorveglianti), coadiuvati da diaconi (assistenti).

- Fu Paolo di Tarso a permettere che il messaggio cristiano uscisse dalla Palestina = fu il punto di

riferimento di moltissime comunità cristiane sparse nell’impero. Paolo predicava soprattutto nelle

città (vd carattere urbano della società romana).

- Gli abitanti delle campagna tardarono ad aderire al Cristianesimo (non avevano aderito nemmeno

al politeismo ufficiale ed avevano culti propri) => i cristiani iniziarono a chiamare “pagani” (=

contadini, pagus = villaggio) coloro che non aderivano al nuovo culto. Le campagne rimasero

sempre più ai margini nel corso dell’espansione del Cristianesimo: si iniziò a scegliere i vescovi fra i

membri delle famiglie altolocate cittadine.

 I capi delle chiese e gli amministratori pubblici provenivano dalla stessa classe sociale => questo

è alla base del connubio fra il potere spirituale e quello temporale (già nel 300 il vescovo può

giudicare qualsiasi causa in tribunale).

LA CRISI DEL 200 E LE PERSECUZIONI CONTRO I CRISTIANI

- In genere l’impero romano era tollerante in materia di religione; i romani erano diffidenti verso i

cristiani perché, all’inizio, furono assimilati agli ebrei e questi ultimi erano soliti ribellarsi all’impero.

Inoltre l’impero era in crisi e come risposta a questa situazione si cercava di intensificare

l’intervento dello Stato nella vita economica e sociale e il carattere sacrale del potere imperiale.

Questo intento si scontrava nettamente con la dottrina cristiana: divieto assoluto di venerazione

verso gli imperatori.

- La crisi che l’impero stava affrontando era dettata dall’eccessivo tasso demografico nelle città

(troppa popolazione rispetto alle risorse) + il fatto che i contadini abbandonano le terre che

diventano meno produttive (vd sfruttamento eccessivo). L’impero aveva risolto temporaneamente

questi problemi acquistando grano in Egitto e nelle province orientali e distribuendolo in

Occidente. Questa soluzione funzionò fino a che tutte le entrate dello Stato dovettero essere

destinate alla difesa contro la minaccia dei Germani: la spesa pubblica aumentò, si iniziarono a

coniare più monete che, vista la mancanza di metalli preziosi, divennero sempre più leggere e

quindi svalutate => aumento prezzi.

- La mancanza di metalli preziosi era dovuta al fatto che l’Occidente comprava merci di maggior

valore rispetto a quelle che esportava (vd forte domanda dei prodotti di lusso) => molto oro veniva

così trasferito in Oriente e l’Occidente andava impoverendosi (questo fenomeno veniva contenuto

con un continuo prelievo fiscale sulle province orientali).

Il graduale impoverimento aveva portato a carestie, epidemie, rivolte contadine, diffusione di

pirateria e brigantaggio. Intanto c’erano guerre civili fra i pretendenti al trono che provocarono la

scissione di intere province.

- Ci furono alcune figure imperiali che puntarono al rilancio del ruolo imperiale e a politiche di pace e

unità. Fra questi ci fu Diocleziano (dal 284) che legò i contadini in modo definitivo alla terra e

vincolò artigiani e commercianti alle loro attività, così che chi provvedeva al sostentamento delle

città non potesse tirarsi indietro. Diocleziano fissò anche i prezzi e i salari (socialismo di Stato =

burocratizzazione dell’economia) + divise l’autorità imperiale fra due Augusti e due Cesari, i secondi

succedevano ai primi nominando a loro volta due Cesari (scopo = controllo più attento del territorio

ed evitare lotte civili per la successione) + come primo Augusto Diocleziano accentuò la dimensione

sacrale della sua figura. Questo si scontrava nettamente con il monoteismo professato dai cristiani.

 Si iniziò a perseguitare i cristiani (dal 303).

- Fu Costantino (successore di Diocleziano) a capire che il cristianesimo potesse diventare il fulcro del

dirigismo teocratico dell’imperatore => Editto di Milano (313) = riconoscimento ai cristiani della

libertà di culto e restituzione beni confiscati. Costantino svolse inoltre un ruolo centrale nelle

controversie dottrinali della Chiesa.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA CHIESA E LA DEFINIZIONE DELLA DOTTRINA

CRISTIANA

- Ai tempi di Costantino il vescovo operava all’interno della diocesi la quale corrispondeva al

territorio del municipio. Ad un certo punto si attribuì maggiore rilevanza al vescovo della città

metropolitica di ogni provincia (chiamati metropoliti e poi “arcivescovi”) => creazione di un

coordinamento fra i vescovi della stessa provincia. Gli arcivescovi consacravano i vescovi (eletti dal

clero e dal popolo diocesani), esercitavano la giurisdizione di appello sulle decisioni dei vescovi e

presiedevano i sinodi provinciali (riunioni dei vescovi della provincia).

PARENTESI DA WIKIPEDIA

Come l’impero romano era suddiviso in province comprendenti una metropoli (o capoluogo) e altre

civitates, così la Chiesa si organizzò in province ecclesiastiche, a capo delle quali erano i vescovi

delle città capoluogo, che assunsero il nome di metropoliti, cui sottostavano in qualità di

suffraganei i vescovi delle altre città della provincia.

Le sedi vescovili più importanti presero il nome dei patriarcati; Roma, Alessandria, Antiochia e

Gerusalemme erano di origine apostolica (chiese formatesi a seguito della predicazione degli stessi

apostoli), mentre Costantinopoli fu proclamata da Costantino capitale dell’impero (nuova Roma)

nel 330. La decisione di spostare la capitale fu dettata dal fatto che in quel momento l’impero si

stesse attrezzando per difendere le province orientali.

Mentre a Roma si continuò a pensare che il primato della chiesa romana (detta “Santa sede”) fosse

una potestà giurisdizionale del vescovo di Roma (vd riconoscimento dell’imperatore Valetiniano III

al papa Leone Magno a fine 400), in Oriente si pensava che si trattasse di un primato d’onore

riservato ai concili ecumenici convocati dall’imperatore che avevano il potere di decidere questioni

di carattere dottrinale.

- Il Cristianesimo vide anche numerosi dibattiti fra i vescovi circa la sistemazione del culto in un

corpus dottrinale (vd anche influenza delle filosofie greco-ellenistiche). In particolare lo scontro era

tra coloro che professavano una forte intransigenza morale, il ritorno di Cristo e la fine dei tempi

(interpretazione escatologica), ai quali si collegano successivamente la dottrina medievale del

Donatismo (no validità dei sacramenti amministrati da preti moralmente indegni => pericolo per

consolidamento gerarchia ecclesiastica), osteggiata da Costantino e coloro che, invece,

sostenevano una concezione moderata.

Questi ultimi ebbero la meglio; essi sostenevano la necessità delle istituzionalizzarsi e di darsi

norme e formule di fede definite, ammettendo le debolezze e i bisogni umani. Questo

schieramento rifiutò lo Gnosticismo (Dio irraggiungibile vs mondo materiale) e il Manicheismo

(bene vs male = mondo degli spiriti vs mondo della materia) che proponevano una interpretazione

dualistica del messaggio evangelico.

L’ARIANESIMO E LA NASCITA DELL’ERESIA

- Inizio 300, Alessandria: il prete Ario dice che il figlio di Dio incarnatosi in Cristo non ha lo stesso

grado di divinità del Padre, ma gli è subordinato.

Dato che l’episcopato non era dotato di organi decisionali che potessero imporsi alla Chiesa

universale, Costantino riunisce il Concilio di Nicea (325).

- Si trattò del primo concilio ecumenico (universale). Si decise di condannare la dottrina di Ario

all’unanimità, soprattutto perché Costantino faceva pressioni per garantire la pace religiosa in Asia

Minore (unica parte dell’impero in cui la maggior parte della popolazione era cristiana).

 Nel 400 si affermeranno contemporaneamente l’idea che l’imperatore sia responsabile della

difesa dell’ortodossia e l’elaborazione definitiva della dottrina cattolica della Chiesa (solo d’ora

in poi si può infatti parlare di eresia, perché prima non c’era un’ortodossia).

- L’Arianesimo non venne però sconfitto, arrivò in Occidente grazie a dei Missionari orientali e venne

recepito dalle popolazioni germaniche che vi aderirono e ne fecero un elemento di distinzione

rispetto ai territori sottomessi.

- Il Donatismo, che era nato nell’episcopato africano, si diffuse presto nelle campagne, fino a

diventare una copertura ideologica delle rivolte etnico-sociali delle popolazioni indigene contro lo

sfruttamento delle città e i prelievi fiscali imperiali. Questi ridusse la capacità di resistenza davanti

alla pressione di Persiani ed Arabi.

- Nestoriani = sostenevano che Maria non fosse la madre di Dio ma solo del Cristo (Cristo uomo e

Cristo Dio considerati due entità diverse); vd discussione nel Concilio di Calcedonia (451) = si

dichiara che Dio è dotato di due nature distinte, ma inseparabili.

Alla decisione del concilio di Calcedonia si opposero i monofisiti (Alessandria) = l’umanità e divinità

di Cristo si fondano in una sola natura.

LE ORIGINI DEL MONACHESIMO

- Nel momento in cui la Chiesa è impegnata in dibattiti teologici e nel processo di gerarchizzazione ed

istituzionalizzazione in Egitto e Siria si sperimentano le prime forme di monachesimo.

Si tratta di un fenomeno sperimentato da altre società evolute che volevano realizzare con

esperienze comunitarie l’incontro con Dio (es. India ai tempi di Alessandro Magno, i pitagorici e gli

Esseni e i Terapeuti del mondo giudaico).

- All’inizio il monachesimo si diffonde nelle classi inferiori (sfiducia verso speculazione intellettuale,

rozzezza dei costumi e ricerca della solitudine). Alle prime esperienze estreme si aggiunse poi una

forma di monachesimo più moderato (es. colonie di eremiti che vivevano non lontani fra loro).

- La diffusione del monachesimo (vd Pacomio) portò alla costruzione di monasteri maschili e

femminili in cui l’ascesi fosse praticata in modo moderato (su ispirazione della primitiva comunità

Cristiana di Gerusalemme).

- Basilio (vescovo di Cesarea, in Cappadocia): promuove la fondazione di monasteri in luoghi

appartati, ma anche in città + crea un insieme di “Regole” per i cristiani che vivevano in comunità

(sono indicazioni e ammaestramenti, non vere e proprie norme). Il superiore (“abate”) deve

promuovere il bene della comunità con l’esempio.

LA DIFFUSIONE DEL MONACHESIMO IN ITALIA E NEL RESTO

DELL’OCCIDENTE

- Con Pacomio e Basilio la cultura aristocratica delle città imperiali inizia ad accogliere il

monachesimo (fonte di conservazione e sviluppo del patrimonio culturale). Alcuni esponenti

dell’aristocrazia romana ed italiana andarono in Egitto per incontrare i monaci (in alcuni casi questo

portò alla fondazione di comunità monastiche latine in Palestina).

- Gerolamo (esponente di una famiglia nobile della Dalmazia, coincidente con attuale Croazia, Serbia

e Bosnia) si fa battezzare a Roma e poi vive da eremita in Siria; quando tornò a Roma fu punto di

riferimento delle donne nobili romane che praticavano l’ascetismo nelle loro case. Si iniziò così la

costruzione di monasteri maschili e femminili a Roma.

- Cassiodoro fu un collaboratore di Teodorico (re degli Ostrogoti) e dei suoi successori;

successivamente si ritirò nei suoi possedimenti di Vivarium (Squillace, Calabria) e fondò un

monastero che sembra una scuola/centro culturale, in cui si svolgono attività intellettuali e

scrittorie. L’intento era quello di salvare il patrimonio culturale romano.

- Martino (vescovo di Tours, Gallia) abbandonò la vita militare per quella ascetica. La sua tomba

divenne meta di pellegrinaggi per tutto il Medioevo e la sua “Vita” (scritta da Sulpicio Severe) fu il

primo manuale di spiritualità monastica dell’Occidente.

- Gallia, 410 circa, isola di Lerins: Onorato, discendente di una famiglia consolare, fonda un centro

monastico che è un misto fra cenobitismo (= monachesimo) ed ermetismo = i giovani vivono in

comunità, mentre gli anziani vivono isolati nelle loro celle.

- Si sa poco delle prime esperienze monastiche in Gran Bretagna, Irlanda e Spagna (è da qui che poi il

monachesimo si irradierà nel resto d’Europa).

L’Irlanda non era mai stata occupata dai Romani, ma era abitata dai Celti che erano fedeli alle loro

tradizioni tribali; quando arrivò il Cristianesimo (dalla Britannia) non c’erano città e quindi la

creazione di una rete di vescovati risultava difficile => gli abati dei monasteri assunsero la direzione

delle Chiese locali.

IL MONACHESIMO BENEDETTINO

- Benedetto scrive per il Monastero di Montecassino una “Regola” che era solo una delle tante

esistenti e che lui stesso non considerava perfetta (consigliava la lettura di altri testi edificanti, fra

cui le stesse “Regole” di Basilio).

- Si è a lungo pensato che la “Regola del Maestro” (di autore anonimo), in cui quasi tutti i capitoli

sono introdotti dalla formula che annuncia il dialogo fra maestro e discepolo, fosse un’imitazione

della “Regola” di Benedetto. Nel 1938 Genestout (monaco benedettino francese) ha ipotizzato che,

invece, fosse la “Regola” di Benedetto a costituire un’imitazione della “Regola del Maestro”. Ne

derivò un lungo dibattito che diede origine alla conclusione per cui la “Regola del Maestro” sarebbe

stata redatta in Italia (in un’area soggetta all’influenza della Chiesa di Roma) fra il 500 e il 530,

mentre quella di Benedetto sarebbe stata scritta fra 530 e 560 nella stessa zona.

 La regola benedettina non è il primo codice monastico organico e, nelle intenzioni di

Benedetto, non costituiva nemmeno il punto di partenza per un nuovo ordine religioso. Il

prestigio di questa regola consiste nel fatto che in essa si metta a punto tutta l’esperienza del

monachesimo orientale ed occidentale: lavoro manuale (già svolto dagli eremiti nel deserto e

nelle comunità di Pacomio e Agostino) + concetti di carità e fraternità + soppressione delle celle

separate (dormitorio comune).

Benedetto usa l’eredità del passato alla luce della sua esperienza diretta => le norme sono

moderate e realistiche (equilibrio fra vita attiva e vita contemplativa).

- L’influenza che la “Regola” ebbe dal 600/700 sono date da circostanze storiche particolari,

piuttosto che dalle sue caratteristiche/dal desiderio di Benedetto.

L’OCCIDENTE ROMANO-GERMANICO

IL MITO DELLA RAZZA PURA

- Tacito (“De origine et situ Germanorum”, 98 d.C.) riteneva i Germani fossero una razza pura (senza

mescolanze) e che fossero nativi dei territori che occupavano. Ricerche archeologiche e linguistiche

hanno dimostrato che non è mai esistita una comunità germanica originaria da cui si sarebbero poi

orginati i popoli germanici: la civiltà germanica si è formata in seguito all’espansione degli

Indoeuropei nell’Europa del Nord, dove si fusero con gli indigeni.

- Tre grandi gruppi delle popolazioni germaniche: gruppo settentrionale (Scandinavia e Danimarca),

orientale (Oder e Vistola), occidentale (attuale Germania a est del Reno, bloccato dai Celti,

confinanti, nel movimento verso Sud).

- Secondo secolo a.C. = primo contatto con i Romani = i Cimbali e i Teutoni (dalla Danimarca)

arrivarono in Spagna, Gallia e Italia (qui furono sconfitti da Mario).

- Quando Cesare conquistò la Gallia il contatto fra Romani e Germani divenne stabile (scontri e netta

divisione fra i due popoli fino al 406 d.C., quando i Germani invadono il Mediterraneo).

Durante questo periodo oltre agli scontri ci furono anche scambi commerciali + il contatto con i

Romani stimolò il progresso dell’agricoltura e della lavorazione metallurgica germaniche.

- Dei Germani ci parlano sia Tacito che Cesare (“De bello gallico” 51 a.C.) e tra i due autori ci sono

150 anni. Cesare ne parla come un popolo dedito alla caccia e alla guerra (agricoltura praticata con

metodi primitivi = non concimavano => si spostavano continuamente in cerca di terre produttive);

non esisteva proprietà fondiaria e la distribuzione delle terre veniva fatta ai clan e non ai singoli

(attenzione: no comunismo primitivo = ognuno manteneva individualmente la ricchezza più ambita,

cioè il bestiame). L’organizzazione della società e del potere ruotava tutto intorno alla guerra

(esiste solo la gerarchia de comandanti militari). I capi militari erano tali grazie al prestigio

guerriero, ma anche grazie alle doti magico-sacrali attribuite alle stirpi da cui discendevano => il

potere militare tendeva a trasmettersi nelle stesse famiglie ereditariamente.

I membri di queste famiglie (nobili) avevano, durante il tempo di pace, un carattere arbitrale,

mentre durante la guerra i loro poteri aumentavano (comunque controllati da consiglio anziani e

assemblea del popolo in armi).

Il popolo germanico era un popolo di eguali => i nobili non erano considerati superiori agli altri

uomini liberi. Per emergere era necessario riuscire ad aggregare intorno a sé un gruppo di giovani

guerrieri per compiere razzie (“comitato”). Questo gruppo si stabilizzò durante i 150 anni che

separano la testimonianza di Tacito da quella di Cesare.

- I contatti con la civiltà romana (che aveva gerarchie sociali rigide) incentivarono la stabilizzazione

del comitato => si crearono le premesse per la nascita di elites guerriere che superarono anche le

separazioni fra i clan (in combattimento i membri dei comitati dovevano schierarsi intorno ai loro

capi e non i base ai nuclei parentali di provenienza).

- Finita la trasmigrazione dalla Scandinavia (comprendente attuali Norvegia, Svezia e parte della

Finlandia) all’area a nord del Mar Nero, i Goti (Germani orientali) presentavano caratteristiche

diverse rispetto agli antenati e ai gruppi etnici che vivevano nell’Europa centrale = durante il viaggio

erano venuti in contatto con delle tribù germaniche, con dei nomadi di stirpe iranica (Russia

meridionale e Ungheria) e con città greche del Mar Nero. I particolare avevano adottato il

combattimento a cavallo (vd nuovo habitat pianeggiante e condizionamento da parte dei popoli-

cavalieri delle steppe) + una struttura sociale più gerarchica (monarchie tribali a carattere militare).

LA PRESSIONE SUI CONFINI DELL’IMPERO

- A partire dal primo secolo d.C. tra i Germani vennero reclutate delle legioni da schierare a difesa

dei confini + vennero invitati a popolare le regioni periferiche rimaste vuote proprio a seguito delle

prime incursioni germaniche. Nel terzo secolo d.C. ormai la presenza dei Germani nell’esercito

romano è prevalente (alcuni sono arrivati ai gradi più altri della carriera militare e di quella politica).

Si trattava di un momento di crisi per l’Impero Romano, ma i Romani riuscirono a superarlo

accogliendo nelle regioni lungo il confine del Reno delle tribù franche, alamanne e burgunde +

respinsero gli assalti dei Goti (sconfitti da Claudio II nel 269). Si mise in atto anche un processo di

conversione al Cristianesimo dei Goti.

 Si raggiunse un equilibrio fra mondo germanico e mondo romano.

- Ad un certo punto arrivarono gli Unni (raggruppamento di popolo turco-mongoli, proveniente dalle

steppe asiatiche). Gli Unni sono affini ai popoli che stavano invadendo Persia, India e Cina e fanno

parte di un movimento generale dei cavalieri nomadi delle steppe verso occidente.

Gli Unni invadono prima gli Alani, gli Ostrogoti (Goti dell’Est) e i Visigoti (Goti dell’Ovest, alleati

dell’impero romano). L’impero romano concesse ai Visigoti di poter passare il confine (Danubio) e

di stanziarsi in Tracia (attuale Romania); i Visigoti sarebbero stati mantenuti con i tributi delle

popolazioni locali e, in cambio, loro avrebbero difeso quella regione come federati.

- Gli Unni erano un’orda (no esercito, ma insieme di tribù guidate da un capo supremo) e, più si

allontanavano dai territori di origine, più le loro incursioni divenivano sporadiche.

Il loro arrivo mise però in subbuglio le varie popolazioni germaniche.

- La permanenza dei Visigoti in Tracia determinò alcuni problemi: rapinavano ai danni delle città (loro

sostenevano che la colpa fosse dell’inadempienza dei funzionari imperiali) => scontro => 378,

Adrianapoli = la cavalleria gotica distrugge l’esercito romano, sul campo muore anche l’imperatore

Valente.

- Si pensò di poter sistemare la situazione con Teodosio (generale e futuro imperatore); egli fece un

nuovo accordo con i Visigoti = essi si sarebbero spostati nell’Illirico (attuale Bosnia-Erzegovina).

LA DIVISIONE DEFINITIVA DELL’IMPERO

- Teodosio restaurò l’unità imperiale (392-395), ma alla sua morte l’impero venne diviso fra i due figli

Onorio (a cui va l’Occidente, capitale Milano) e Arcadio (a cui va l’Oriente, capitale Costantinopoli).

I due erano molto giovani => Teodosio impose ad Onorio la tutela del generale Stilicone (vandalo) e

ad Arcadio quella di Rufino (goto); la scelta dei tutori fu dettata dalla politica di apertura verso le

popolazioni germaniche intrapresa da Teodosio.

I Germani, una volta ottenuto di poter accedere alle più alte cariche dell’esercito, ottennero, di

conseguenza, anche l’accesso al senato => tensioni nell’aristocrazia senatoria, ma alla fine si

raggiunse un equilibrio (es. posizione di Silicone).

- Ad un certo punto iniziò a crescere a corte l’opposizione verso i germani che vi lavoravano (vd il

fatto che nel 400 in Oriente era in atto l’estromissione degli ufficiali germani dalle alte cariche

militari + si era di deciso di non concedere più lo stanziamento di federati armati nei confini

imperiali). Inoltre i Visigoti e gli altri Germani orientali diventano inquieti (pressione degli Unni alle

oro spalle) => la stessa Costantinopoli li spingeva verso Occidente.

- In Italia era in corso un’incursione di Ostrogoti e altri Germani => Stilicone dovette sguarnire il

confine del Reno.

 Vandali, Alani e Svevi superano il confine (406) e arrivano in Gallia, poi in Spagna. A loro si

unirono Franchi e Burgundi.

Stilicone perse di credibilità, fu abbandonato da Onorio e fu vittima di una sollevazione delle

truppe di nazionalità romana.

- I Visigoti entrarono in Italia (guidati da Alarico) e nel 410 arrivano a Roma e la saccheggiarono.

Esplosero polemiche fra pagani e cristiani: i primi consideravano il Cristianesimo, insieme con

l’invasione dei barbari, la causa della fine dell’impero, mentre i secondi si rassegnarono alla fine

oppure risposero alle accuse dei pagani (es. ”De civitate dei” di Agostino).

IL TRAMONTO DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE

- Autorità dell’imperatore d’Occidente = Italia e province confinanti.

La scomparsa di Stilicone aveva creato l’illusione di un rigurgito di orgoglio nazionale e

l’estromissione dei Germani dalle alte cariche politiche dell’impero.

Problema: L’apporto germanico era fondamentale per la sopravvivenza dell’impero => si tornò a

una politica di convergenza fra Romani d barbari.

- Ezio (generale di origine romana cresciuto fra gli Unni); nonostante l’imperatore d’occidente sia

Valentiniano e Ezio che ha in mano il potere = tenta di utilizzare i Germani contro gli Unni (guidati

da Attila, in quel momento, avendo preso la Gallia, minacciavano l’Italia) => fa combattere i Visigoti

e i Burgundi contro gli Unni sui Campi Catalunici (451) e vince.

- 452: Attila penetra in Italia; sul Mincio gli viene incontro papa Leone I, come ambasciatore di

Valentiniano III; Attila non proseguì nella conquista = sapeva che i territori che man mano

conquistava diventavano sempre più vulnerabili (non avevano una struttura politica e

amministrativa) e temeva che venissero attaccati da Costantinopoli.

Dopo la morte di Attila l’impero unno si sfaldò e i vari popoli germanici che erano stati da esso

inglobati vennero liberati (es. Ostrogoti e Gepidi).

- 454: Ezio viene ucciso da Valentiniano che morì l’anno dopo per mano dei seguaci di Ezio.

 La morte di queste due figure di riferimento generò confusione nell’impero. Si succedettero

imperatori privi di potere (era nelle mani dei comandanti delle forze romano-barbariche, tra

questi Ricimero ed Odoacre).

- Fu Odoacre (generale sciro e unno) a deporre Romolo Augustolo (476); in seguito dichiarò la sua

volontà di governare quanto restava dell’impero d’Occidente in nome dell’imperatore d’oriente.

Intanto Odoacre divenne re degli Eruli, degli Sciri e di altri germani che lo sostenevano.

Attenzione: questi eventi non sconvolsero l’assetto sociale d’Italia: l’egemonia, come nell’ultimo secolo,

continuò ad appartenere all’aristocrazia senatoria che l’aveva conquistata offrendo supporto di volta in

volta ai diversi candidati al trono imperiale. L’aristocrazia si trova, tra l’altro, nel momento in cui comanda,

oltre che sui piccoli coltivatori, anche sui piccoli proprietari terrieri (attratti dalla possibilità di essere

protetti dai grandi proprietari terrieri, piuttosto che dallo Stato che si dimostrava incapace). I nobili,

nonostante dovettero cedere 1/3 delle terre alle genti germaniche che avevano eletto re Odoacre,

continuarono a sostenere quest’ultimo = lo vedevano come colui che avrebbe messo in atto un inserimento

non traumatico dei Germani nella struttura sociale e che avrebbe garantito loro supremazia militare e

politico-sociale.

APPROFONDIMENTO DAI DOCUMENTARI SULLA CADUTA DELL’IMPERO ROMANO

117 d.C. (durante la massima potenza dell’impero Romano): in Francia c’erano i Galli, in Britannia c’erano i

Britanni, in Germani i Germani; nell’attuale Romania c’erano i Daci e nell’odierna Bulgaria i Traci; i Parti

avevano un regno indipendente nell’attuale Iran, fra Algeria e Tunisia ci sono i Numidi, in Marocco i

Mauritani, i Nabatei nell’Arabia nord occidentale, ai confini del Danubio i Quadi e i Marcomanni. Questi

sono tutti barbari.

I Germani sono i barbari del Nord. La prima invasione arriva 6 secoli prima la caduta di Roma e vengono

dalla Danimarca, cioè sopra la Germania (Cimbali e Teutoni): questa invasione è dettata da freddo e fame +

probabilmente avevano l’idea di una Roma ricca visti i racconti dei mercanti Romani che erano arrivati fin lì.

Si parla di una migrazione di circa 100.000 persone. Per sopravvivere durante il viaggio verso Roma

razziano. Arrivano in Austria. Il console Carbone li combatte (battaglia di Noreia). In seguito Roma

riorganizza l’esercito al fine di sconfiggerli: sconfigge Cimbri e Teutoni.

Nel 300 si ritrova la stabilità politica perché nel 284 d.C. c’è Diocleziano = riordina l’esercito + istituisce la

tetrarchia. È Costantino nel 324 a riunire il potere nuovamente nelle sue mani e fonda la capitale di

Costantinopoli.

Verso la fine dell’impero i comandanti e i soldati sono mercenari germanici che difendono le frontiere

contro altri germani.

A fine 300 una serie di popolazioni germaniche, pressate dagli Unni, si muovono verso l’impero romano: i

Goti dell’Ovest (Visigoti) si spostano dalle rive del Danubio e chiedono di essere ammessi nel territorio

imperiale. Valente, imperatore d’Oriente del momento, vuole assoggettare i Goti per farne una barriera

contro gli Unni, ma non ci riesce. Alla fine Teodosio propone una pace = i Visigoti si stanziano nelle regioni

danubiane e difendono l’impero romano.

Teodosio riuscì poi a riunire l’impero nella sua persona (Graziano, imperatore romano d’Oriente era morto),

quando lui muore l’impero viene ancora diviso fra i figli.

I Visigoti (con Alarico) intanto penetrano in Italia ed è Stilicone (reggente di Onorio, imperatore romano

d’Oriente); non li annienta e li trasforma in guardiani dell’impero.

Per fronteggiare un’invasione sul Reno i confini settentrionali dell’impero rimangono scoperti => Alarico

riesce a saccheggiare Roma (410).

A seguito del vuoto di potere creatosi in seguito alla morte di Valentiniano ed Ezio i Vandali invadono Roma

(455) => il potere finisce nelle mani di Oreste (nobile romano che era stato segretario di Attila). Lui fa

acclamare imperatore il figlio Romolo Augustolo che regna solo pochi mesi.

IL SOGNO DI TEODORICO

PARENTESI

Odoacre aveva guidato la rivolta di Eruli (di cui era re), Rugi e Sciri che aveva portato alla deposizione di

Romolo Augusto. Era quindi diventato patrizio dei Romani.

- Teodorico era figlio del re ostrogoto Teodemiro ed era stato mandato a Costantinopoli come

ostaggio a garanzia della pace tra Goti e Bizantini. Era cresciuto a Costantinopoli e, una volta re

degli Ostrogoti (popolo che, dalla Russia meridionale, era arrivato nei Balcani con il padre di

Teodorico, Teodomorio), aveva stabilito un’alleanza con l’impero bizantino (l'imperatore bizantino,

alleandosi con Teodorico, sperava che questi riuscisse a porre sotto il controllo ostrogoto le nuove

popolazioni barbariche che spingevano ai confini dell'Impero).

In questo momento l’imperatore d’Oriente è Zenone, il quale, oltre a dover fare i conti con la

crescente importanza di Teodorico, teme l’espansione dell’impero d’Occidente (ancora governato

da Odoacre) in Dalmazia => ordinò a Teodorico di portare in Italia il proprio popolo (100.000

ostrogoti) => mette i due barbari uno contro l’altro.

Questa scelta fu approvata dall’aristocrazia e dall’episcopato cattolico. Teodorico prese

l’aristocrazia e la Chiesa cattolica sotto la sua protezione (nonostante lui e il suo popolo fossero

ariani).

Questo avvenimento non fu traumatico anche perché il forte calo demografico rendeva disponibili

maggiori terre.

- Teodorico non instaurò la dominazione ostrogota sui romani: si formarono due comunità dai diversi

ordinamenti giuridici e unite soltanto dalla figura di Teodorico (re degli ostrogoti + prefetto d’Italia

= carica elevata dell’apparato romano).

I Goti, aventi diritto di portare le armi, areno governati da conti (“comites”) che governavano anche

i distretti in cui era diviso il territorio. I Romani (che non potevano combattere) rimanevano una

comunità a se stante (apparato politico-amministrativo proprio governato dall’aristocrazia).

- Per l’Italia tutto questo costituiva una novità; altrove nell’impero si era già concretizzata la

possibilità per un gruppo etnico di vivere secondo le proprie leggi in un territorio regolato da leggi

diverse.

- Teodorico era attentissimo a tener distinte le due comunità => rimise in vigore una legge romana

dal 370 che vietava matrimoni fra Romani e barbari + supportava il culto ariano (che distingueva il

popolo ostrogoto dai romani ormai cristiani).

- L’aristocrazia gota che ricopriva alte cariche militari entrava a far parte del consiglio del re (mentre

prima i Germani che raggiungevano i vertici della gerarchia militare entravano in Senato).

- I Goti si insediarono soprattutto nella Pianura padana e nelle città costiere dell’Adriatico e vissero

in presidi militari/piccoli quartieri => rimangono isolati dai Romani.

Il fatto che Teodorico non cercasse la fusione etnica è dovuto, probabilmente, al fatto che ritenesse

ancora lontano il giorno in cui i Goti avrebbero potuto confrontarsi con i Romani sul piano

culturale.

- Capitale del regno ostrogoto in Italia = Ravenna.

- Teodorico fece realizzare restauri e nuove costruzioni in varie città per risollevare le condizioni

economiche e per fini propagandistici (vd mausoleo per le sue spoglie).

- Teodorico mise in atto una politica espansionistica nei Balcani.

- Ad un certo punto, dopo decenni, papato e impero tornarono a collaborare e concordano misure

severe nei confronti degli eretici => viene avvantaggiata l’aristocrazia romana filo-papale e c’è un

irrigidimento nei confronti dei Goti.

GLI ALTRI REGNI ROMANO-BARBARICI

- Tra il 533 e il 534 i Vandali (che si erano insediati in Africa) scomparvero dalla scena politica, in

quanto travolti dall’espansionismo di Giustiniano.

- Dopo che l’imperatore Onorio ebbe concesso loro di stanziarsi come federati in Aquitania (siamo

dopo il sacco di Roma del 410) i Visigoti erano arrivati a dominare la Gallia centro-meridionale e

parte della penisola iberica. Si scontrano con i Franchi (che occupavano la Gallia nord-orientale) che

li spinsero sempre più nella penisola iberica dove i Visigoti costruirono il loro regno.

I Visigoti crearono un forte legame con le aristocrazie locali: l’aristocrazia gota iniziò ad avere cura

per i patrimoni acquisiti + la monarchia gota eredita tratti tipici dell’impero romano (misero per

iscritto in latino le proprie leggi e consuetudini + vennero emanate norme che fossero valide sia per

i Visigoti che per i Romani per ottenere un ordinamento giuridico territoriale, cioè che fosse valido

per tutto il territorio).

La scelta di una monarchia dai tratti fortemente romani (vd trasmissione potere all’interno della

famiglia imperiale) si scontrava con le esigenze del’aristocrazia gota (tradizione del re eletto dal

popolo in armi). Si tratta di un problema comune ad altri regni romano-barbarici; la soluzione più

comune sarà quella di collaborare con l’episcopato cattolico avente grande influenza sul popolo e

rappresentante la nobiltà locale => nel caso dei Visigoti i concili di Toledo sono le riunioni fra

vescovi e rappresentanti dell’aristocrazia gota.

- Il regno dei Visigoti fu eliminato nel 711 dagli arabi.

IL REGNO DEI FRANCHI

- All’inizio i Franchi erano divisi in piccoli aggregati; solo dal 482 vengono tutti inglobati nel regno di

Clodoveo (re dei Franchi Salii e primo re della dinastia merovingia).

- Clodoveo sottomise le altre popolazioni germaniche in Gallia/le scacciò (vd caso dei Visigoti che

persero l’Aquitania). Il nemico di Clodoveo fu Teodorico che provò a fermarne l’avanzata

coalizzando contro di lui varie popolazioni germaniche, ma fallì.

- Clodoveo e i successori conquistarono sempre più i territori del regno grazie anche alla

collaborazione con l’aristocrazia gallo-romana e con l’episcopato cattolico. Clodoveo e i capi franchi

del politeismo pagano si convertirono al cattolicesimo => avevano capito che così si sarebbero

eliminati tutti i motivi di diffidenza che, invece, continuavano ad esserci nei confronti di Ostrogoti e

Visigoti (ariani).

 L’aristocrazia franca e quella gallo-romana arrivarono a fondersi: es. i capi dei clan franchi

usarono i loro patrimoni fondiari anche per costruire chiese e monasteri, mentre l’aristocrazia

gallo-romana iniziò ad acquisire lo stile di vita violento dei Germani.

- Gli uomini di chiesa furono determinanti nell’orientare la dinastia merovingia verso modelli politici

diversi da quelli tradizionalmente germanici.

- Alla morte di Clodoveo il regno fu diviso in 4 per i suoi 4 figli = Neustria (territorio fra Loira e Senna)

che era stata romana fino al 486 e che vedeva forte fusione fra civiltà romana e franca; Austrasia

(parte orientale, oltre il Reno) che comprende aree non romanizzate e che vede mantenute le

tradizioni germaniche; l’Aquitania con tradizioni gallo-romane e scarsa presenza dei Franchi;

Borgogna (antico regno dei Burgundi).

La divisione continuò ad ogni generazione suscitando lotte fratricide => i Franchi non riusciranno ad

avere l’egemonia in Occidente finché Pipino il Breve non diede una direzione politica unitaria.

UNO SGUARDO DI INSIEME SUL MONDO ROMANO-GERMANICO

Elementi comuni nel mondo romano-germanico dopo le conquiste del 300/400:

- Vengono mantenuti i rapporti sociali antecedenti le invasioni (anche i Germani, tradizionalmente

abituati ad una società più egualitaria, creano società gerarchizzate sull’esempio romano).

- I vescovi hanno il ruolo di protettori della popolazione latina e come forza di conservazione delle

caratteristiche fondamentali della civiltà ellenistico-romana (civiltà urbana). Le città avevano perso

in estensione e in importanza, ma, rimanendo sedi vescovili, furono comunque punto di riferimento

della popolazione.

Dove gli esponenti del potere germani si convertirono al Cattolicesimo vennero costruiti organismi

politici saldi, mentre dove rimase la fede ariana o dove la Chiesa venne perseguitata vennero creati

regni di breve durata. I vescovi infatti erano gli unici che potevano fornire alle monarchie

germaniche gli strumenti culturali necessari ad un’organizzazione politico-amministrativa efficace

(vd il fatto che di fronte al crollo di Roma erano diventati tramite principale della cultura antica). I

vescovi contribuirono inoltre a legittimare l’innalzamento del re dei Germani (che nasceva come re

della sua nazione) a re di uno Stato a carattere territoriale (regnava su tutti quelli che ci abitavano,

indipendentemente dalla loro nazione).

- Fusione Germani con popolazioni locali => perde di importanza l’assemblea degli uomini liberi (vista

nella tradizione germanica come unica depositaria di ogni potere).

- I sovrani barbarici che vivono nelle aree più romanizzate si preoccupano presto della certezza del

diritto => fanno mettere per iscritto le consuetudini .

Attenzione: nei codici di legge germani si trovò il principio della composizione pecuniaria = il

colpevole doveva pagare un’ammenda (una parte destinata al re); l’ammenda è proporzionale alla

condizione sociale della vittima.

L’IMPERO ROMANO-BIZANTINO E SLAVO

LE RAGIONI DI UN DESTINO DIVERSO

- Nell’Impero Romano d’Oriente le terre non erano concentrate nella mani dell’aristocrazia al punto

da portare allo sviluppo del latifondo a conduzione schiavistica e al declino del ceto dei piccoli

proprietari fondiari + le città avevano una struttura sociale più complessa, includente anche i ceti

mercantili => l’aristocrazia non costituiva una classe chiusa e non si trovava in una condizione di

netta superiorità sociale rispetto al resto della popolazione.

L’assenza di una grande aristocrazia permise maggiore libertà di azione al governo imperiale (vd

attuazione piena delle riforme di Diocleziano).

LA CRESCITA IMPETUOSA DI COSTANTINOPOLI

- Costantino inaugurò Costantinopoli nel 330 d.C. (ricostruzione urbanistica di Bisanzio, una colonia

greca).

- In quel momento Roma stava perdendo di importanza: dopo Massenzio (306-312) gli imperatori

preferivano spostarsi di città in città. In seguito la capitale imperiale venne spostata a Ravenna.

- Costanzo II (figlio di Costantino) dotò Bisanzio di un senato proprio (a cui avevano accesso, una

volta entrati a far parte della nobiltà, anche membri dei ceti mercantili, vd aristocrazia aperta di cui

sopra). Venne creata anche l’annona civica per la distribuzione del grano + venne costruito un

ippodromo che ospitasse giochi da circo.

- Il potere dell’imperatore subì un processo di sacralizzazione (l’imperatore era sempre più a palazzo

e compariva solo a scadenze fisse): questa sacralizzazione era voluta dagli uomini di Chiesa

d’Oriente (sapevano che l’imperatore sarebbe stato arbitro delle questioni di fede). Era

l’imperatore a convocare e presidiare i concili ecumenici e a decidere sull’elezione dei vescovi.

All’imperatore venne attribuito anche un ordine ecclesiastico minore.

- Un ruolo nella differenziazione dell’impero d’Oriente da quello d’Occidente ebbe la divisione dei

territori alla morte di Teodosio (395).

- Ulteriore motivo di divisione fu anche la reazione di fronte alle invasioni barbariche: in Occidente i

Germani venivano inseriti nei quadri dirigenti dell’esercito e pienamente integrati, mentre in

Oriente ci furono chiusura e dirottamento di Visigoti e Germani orientali verso Occidente (vd caso

di Teodorico).

GIUSTINIANO E LA RIPRESA DELL’INIZIATIVA IMPERIALE

- Zenone una volta liberatosi della pressione germanica (aveva mandato Teodorico in Occidente)

affrontò le rivolte degli Isauri (popolo suddito dell’impero e da cui proveniva lo stesso Zenone)

deportandoli in massa.

- Zenone dovette affrontare anche le agitazioni provocate da contrasti religiosi (se avesse adottato

una politica conciliante verso il Monofisismo ci sarebbero state rivolte a Costantinopoli e conflitti

con la Chiesa di Roma).

- Giustiniano (500, imperatore bizantino) voleva riportare l’Occidente sotto autorità imperiale e

recuperare i rapporti con il papato. Per riuscire a ricondurre all’ortodossia i monofisiti fece loro

delle concessioni: emanazione dell’editto dei “tre capitoli”con cui venivano condannati gli scritti di

tre teologi filo nestoriani (questi teologi erano stati assolti dal Concilio di Calcedonia nel 451 e i

monofisiti ritenevano che il Nestorianesimo andasse condannato con maggior chiarezza).

Questo tentativo non portò né alla riconciliazione con i monofisiti, né a quella con il papato.

Papa Virgilio rifiutò di ratificare l’editto di Giustiniano (in quanto ostile a qualsiasi cambiamento

rispetto all’ortodossia definita con il Concilio di Calcedonia). Giustiniano fece rapire il papa e lo

trattenne a Costantinopoli fino a quando costui non condivise il suo punto di vista.

Questo generò la ribellione dell’episcopato italiano => scisma.

- Giustiniano si trova ad affrontare queste questioni dottrinali proprio mentre sta tentando di

riconquistare l’Italia (vd intento di riunire l’Occidente sotto autorità imperiale e tornare a prima

delle invasioni barbariche). Prima dell’Italia si era già occupato dell’Africa settentrionale da cui

aveva cacciato i Vandali.

A conclusione della guerra (guerra greco-gotica = 535-553) in Italia G. emanò la “Prammatica

sanzione” = costituzione imperiale che sancisce il ritorno dell’Italia sotto l’impero bizantino.

- Giustiniano si stava interessando anche alla Spagna dei Visigoti. Il re visigoto Atanagildo (a capo

dello schieramento filo cattolico) aveva chiesto aiuto a Giustiniano per vincere contro lo

schieramento filo ariano guidato dal re Agila, il re precedente. Giustiniano ne approfittò per

conquistare la parte sud-orientale della penisola iberica.

- Per fare tutto questo Giustiniano reperì grandi risorse finanziarie potenziando l’apparato

amministrativo e accentrando le funzioni di governo negli uffici di corte (per tenere a freno

l’aristocrazia che stava iniziando ad accrescere latifondi). In tutto questo G. fu supportato da

Triboniano (giurista) che riorganizzò il patrimonio giuridico romano => “Corpus iuris civilis”.

DALL’IMPERO UNIVERSALE ALL’IMPERO BIZANTINO

- Il “Corpus iuris civilis” fu redatto in latino nonostante a Costantinopoli si parlasse prevalentemente

greco (vd tentativo d restaurare l’impero di Roma sul piano ideale).

- In realtà l’imperatore d’Oriente non riusciva a gestire le tensioni religiose + la plebe era divenuta

numerosa e veniva tenuta sotto controllo con la distribuzione del grano e con gli spettacoli

all’ippodromo => rivolte per la fame = incendio del palazzo del prefetto del pretorio + congiura vs

imperatore (562).

- Le conquiste in Italia e Spagna andarono perdute poco dopo la morte di G..

- Giustiniano non riuscì a sistemare la situazione nei Balcani = rimanevano Slavi, Arabi e Persiani da

combattere. => i successori lasciarono perdere il Mediterraneo e i Balcani per concentrarsi su Nord

Africa e Medio Oriente.

 L’impero bizantino si avvia ad essere una potenza di ambito regionale, sposta il suo baricentro

ad Oriente e assume una fisionomia greco-orientale (vd il fatto che le “Novelle”, leggi nuove,

furono emanate da Giustiniano in greco e non più in latino come il “Corpus” + il fatto che i

successori di G. iniziarono a farsi chiamare “basileus”, titolo greco, invece di “imperator”).

- L’impero bizantino cadrà nel 1453.

L’INSEDIAMENTO DI SLAVI, AVARI E BULGARI NEI BALCANI.

- Gli Slavi provenivano da Russia e Ucraina (dove erano arrivati partendo dalla Polonia, Boemia e

Slovacchia). Arrivati nei Balcani gli Slavi assimilarono le popolazioni precedenti. La loro identità

culturale perse gradualmente di valore con la divisione fra Slavi occidentali, Slavi meridionali e Slavi

orientali.

- Gli slavi meridionali si stabilirono nei territori dei Balcani (bizantini) fra il 600 e il 700 (nel 500 si

tratta solo di incursioni). Oltre a loro c’erano anche gli Avari a premere sui confini dell’impero

bizantino i quali arrivano ad occupare Tessalonica e Costantinpoli (questo avvenne proprio quando

l’impero bizantino stava lottando con i Persiani e poi con gli arabi) => intere regioni della penisola

balcanica vennero slavizzate.

- Quando poi i Bizantini si liberano del pericolo arabo (fine 600) tentarono di riconquistare i Balcani.

Intanto però i Bulgari (turchi) avevano conquistato Dacia e Mesia (corrispondenti rispettivamente

ad attuali Romania e Serbia/Bulgaria, prima degli slavi) => formazione politica bulgaro-slava. Alla

fine l’impero bizantino riconobbe questa formazione politica con un trattato di pace (681).

I Bizantini cercarono comunque di recuperare altre parti del Balcani, anche attraverso

l’evangelizzazione. Questo generò un ulteriore rottura all’interno del mondo slavo (la prima era

quella linguistica fra orientali, meridionali e occidentali): slavi evangelizzati dai Bizantini (Slavia

ortodossa) vs slavi evangelizzati da Roma (Slavia romana). Oggi questo è alla base della

contrapposizione fra Serbi e Croati.

LA RIORGANIZZAZIONE DELL’IMPERO BIZANTINO E LA RIPRESA DELLA

GUERRA CON I PERSIANI (prima degli arabi e degli slavi)

- L’imperatore Maurizio (582-602) mise in atto una riorganizzazione delle strutture imperiali che

venne poi continuata da Eraclio = Maurizio mise le province occidentali dell’impero (Italia e Africa)

in grado di provvedere alla propria difesa con milizie locali e le affidò a governatori militari che

gestivano anche l’apparato amministrativo (gli esarchi). Questa mossa fu fondamentale perché

intanto le altre risorse militari erano concentrate nei Balcani per riconquistare quelle terre.

Maurizio fu deposto e ucciso da Foca, un sottufficiale che guidò la rivolta delle truppe militari che

stavano combattendo nei Balcani.

 Iniziò un periodo di persecuzioni contro gli esponenti del governo precedente.

- Vista la situazione i Persiani decisero di presentarsi come protettori delle minoranze religiose

perseguitate dall’impero e invadere le province orientali (Antiochia, Gerusalemme e Alessandria

d’Egitto).

- Eraclio depose Foca e riformò amministrativamente e militarmente la parte orientale dell’impero =

divise l’Asia Minore bizantina in circoscrizioni territoriali con a capo degli strateghi. L’obiettivo era

quello di radicare i soldati nel territorio rendendoli proprietari delle terre che dovevano difendere;

in questo processo di distribuzione vennero inclusi anche contadini, ex schiavi dei latifondi, Slavi

provenienti dai Balcani e immigrati che fuggivano dai Persiani.

Eraclio non mirava alla riconquista dei territori occupati dai Persiani ma mirò ad attaccare il centro

del loro impero: conquistò Ctesifonte (capitale) e impose un trattato di pace che prevedeva la

restituzione di tutti i territori occupati + pagamento di un’indennità di guerra + restituzione della

Santa Croce (che i Persiani avevano sottratto da Gerusalemme durante la loro conquista). Tutto

questo accadde nel 630 (fine della guerra fra Bisanzio e la Persia, dal 602 al 628) e subito dopo

Costantinopoli riuscì a vincere e cacciare gli Avari.

- Eraclio aveva capito che la minaccia araba era in arrivo e quindi cercò di conciliarsi con i monofisiti

=> nel 638 il patriarca di Costantinopoli (Sergio) stabilì che veniva accettata la decisione del Concilio

di Calcedonia sull’esistenza in Cristo di due nature, umana e divina, ma che comunque queste

fossero unite in una sola volontà (Monotelismo). Il papa (Onorio) accettò questa dottrina, ma i papi

successivi ne colsero il carattere eretico => conflitto fra papato e impero che portò poi alla

deportazione a Costantinopoli di Martino I ad opera di Costante II.

- Alla fine Costantino IV raggiunse un accordo con papa Agatone = convocazione di un concilio

ecumenico a Costantinopoli che condannò il Monotelismo come Monofisismo mascherato e

confermò le decisioni prese a Calcedonia.

 Eraclio con il monotesismo non risolse nulla: era respinto da tutti, monofisiti compresi.

- 638: invasione araba di Siria e Palestina (centri del culto monofisita) e poi Egitto (luogo di nascita

del Monofisismo).

LA FUNZIONE STORICA DI BISANZIO

- Eraclio, dopo aver riconquistato vari territori che erano del’impero bizantino (vd guerra vs Persiani),

assistette alla loro perdita a causa dell’espansionismo arabo.

- Gli arabi posero fine all’impero persiano, ma non riuscirono a distruggere quello bizantino, vd

saldezza dell’ordinamento militare ed amministrativo creato da Eraclio.

- 674 e 687: attacchi a Costantinopoli. L’impero bizantino viene ridotto dagli arabi a 1/3 di quello del

tempo di Giustiniano (= gran parte attuale Turchia, retroterra di Costantinopoli nella Tracia

orientale e parte d’Italia non conquistata dai Longobardi). L’impero ebbe una ripresa tra l’800 e il

900 (età d’oro) = politica estera dinamica in Italia e nei Balcani (bizantizzazione degli Slavi =>

cristianità slavo-ortodossa).

L’ITALIA FRA I BIZANTINI E I LONGOBARDI

LA GUERRA GRECO-GOTICA

- Giustiniano aveva avviato nel 535 la riconquista dell’Italia (esercito guidato da Besilario). Nel 540

venne conquistata Ravenna (capitale del regno goto) => i Goti si ritirarono oltre il Po.

 Fine prima fase.

- I Goti offrirono a Besilario la corona di imperatore d’Occidente al fine di allontanarlo da

Giustiniano, ma il progetto non andò in porto.

 Nel 542 i Goti attaccano (re Totila). I Bizantini sconfissero ed uccisero Totila e uccisero anche il

successore Teia (che intanto aveva iniziato a combatterli). Nonostante queste sconfitte molti

goti resistettero sull’Appennino.

- Intanto l’Italia veniva saccheggiata da Franchi e Alamanni che erano stati chiamati dai Goti.

- Giustiniano, dopo aver riconquistato l’Italia emanò la “Prammatica sanzione” (554, su richiesta di

papa Vigilio) = si considerano validi gli atti di Teodorico e dei suoi immediati successori, mentre

vengono annullati quelli di Totila + terre, greggi e schiavi restituiti ai proprietari + confisca dei beni

delle chiese ariane che vennero dati a quelle cattoliche + divisione Italia in distretti

(amministrazione civile affidata a uno iudex e quella militare a un dux) + venne creato un grande

apparato fiscale e si chiese il pagamento di alcune tasse arretrate (fino ai tempi di Teodorico).

L’obiettivo era quello di ridurre le spese pubbliche => si decurtò il salario dei soldati e la

distribuzione di viveri ai poveri.

 Le scarse truppe lasciate in Italia non erano motivate + la popolazione aveva nostalgia del

regime politico precedente => premesse per il crollo di fronte ai Longobardi.

I LONGOBARDI E LA ROTTURA DELL’UNITÁ POLITICA DELL’ITALIA

- Longobardi: popolo originario della Scandinavia; arrivano in Italia nel 568 (re Alboino). Non avevano

avuto contatti significativi con il mondo romano e il loro stanziamento in Italia non era stato

concordato con l’imperatore => si pongono nei confronti dei latini come dominatori stranieri.

- I Longobardi non si allontanarono dalla loro tradizione = il re era capo militare eletto dalla

democrazia + il potere del re era limitato dall’ordinamento tribale. Esercito articolato in gruppi di

guerrieri appartenenti a famiglie che si richiamavano ad un antenato comune e che si muovevano

autonomamente stanziandosi nei territori conquistati => la conquista procedeva in base

all’iniziativa dei duchi (coloro che guidavano le famiglie), no piano unitario.

- I Bizantini mantengono il controllo della Romagna, della Pentapoli (costa romagnola-marchigiana) e

di una striscia di terra che collegava Ravenna e la Pentapoli con Roma + conservano ancora per un

po’ le isole (Sicilia, Sardegna e Corsica), il litorale veneto, l’Istria, le coste della Liguria e della

Toscana, una fascia di territorio lungo la costa tirrenica da Civitavecchia ad Amalfi (divisa fra ducato

di Roma e quello di Napoli), la Puglia centromeridionale e gran parte della Calabria.

- L’incompletezza delle conquiste longobarde fu dovuta anche al fatto che i duchi fossero

particolarmente autonomi (dopo la morte di Alboino nel 572 e del successore Clefi nel 574 essi

attesero 10 anni per darsi un altro re).

- Durante la conquista longobarda, soprattutto nelle zone i cui i Longobardi si stanziarono in gran

numero (Nord Italia), la popolazione romana venne privata della capacità politica => al contrario di

quanto accadde ai tempi di Odoacre e Teodorico non si pose il problema dei rapporti dei

Longobardi con la popolazione romana.

- I discendenti dei Romani potranno inserirsi nel popolo longobardo accumulando beni e risorse

finanziarie, ma, soprattutto, assumendo il diritto e la tradizione dei Longobardi. Quando poi i

Franchi conquistarono il regno longobardo continuarono a considerare gli abitanti longobardi.

 L’Italia fu tra le regioni dell’Occidente quella che ebbe l’impatto più traumatico con il mondo

germanico.

- Quando arrivano i Longobardi c’è già stata la guerra greco-gotica => il territorio italiano si trovava

già in una situazione di degrado. I Longobardi sconvolsero le circoscrizioni amministrative ed

ecclesiastiche romane, perché i duchi non si posero il problema di ritagliare i propri domini in

aderenza all’organizzazione territoriale precedente.

- I Longobardi si erano da poco convertiti al Cristianesimo ariano e non avevano riguardo per la

Chiesa cattolica => non fecero distinzione fra patrimoni ecclesiastici e privati => molti vescovi

fuggirono in territorio bizantino, lasciando privi di guida i vescovadi.

- Nonostante avessero sconvolto le circoscrizioni amministrative ed ecclesiastiche, i Longobardi non

alterarono la rete di insediamenti urbani e rurali = i Longobardi avevano come punto di riferimento

per i loro insediamenti le città romane.

- Le strutture edilizie sia private che pubbliche erano già degradate al tempo di Teodorico (che infatti

aveva promosso interventi di recupero); con i Longobardi la situazione peggiorò.

GREGORIO MAGNO E L’EVOLUZIONE POLITICA DEI LONGOBARDI

- I Longobardi si diedero da subito un ordinamento politico stabile ed evoluto su modello romano:

rafforzamento della figura del re, ricerca d’appoggio dell’episcopato e, con esso, della popolazione

romana. Nel 584 Autari (re) si fa cedere dai duchi la metà delle loro terre affinché la monarchia

potesse sostentarsi + creazione di funzionari (gastaldi), alla fine le loro competenze finirono con il

limitare il potere dei duchi (li controllavano per conto del re) + scelta di collaboratori (gasindi) legati

al re da vincoli di fedeltà personale.

- Il primato del vescovo di Roma sulla Chiesa era considerato puramente onorifico sia in Oriente che

in Occidente => mancando il potere imperiale in Occidente, mancavano punti di riferimento sicuri;

Gregorio Magno ne approfittò per rendere autonomo il papato dall’impero bizantino, facendone la

guida della Chiesa universale => stabilì uno stretto rapporto con i vescovi occidentali attraverso

continui scambi epistolari (per loro scrisse anche opere di edificazione religiosa) + riordinò e diffuse

la liturgia romana e diede impulso all’evangelizzazione delle popolazioni pagane ed ariane (es.

Inghilterra dove la cristianizzazione era stata avviata dai monaci irlandesi + in Spagna e in Italia

conversione di Visigoti e Longobardi che erano entrambi ariani) + si occupò della difesa di Roma

come se ne fosse l’imperatore. Questo lo portò a scontrarsi con Agilulfo (successore di Autari) e con

i duchi di Benevento e Spoleto (coloro che avevano lasciato davvero metà delle terre ad Autari)

che attaccavano Roma.

Gregorio disponeva di risorse finanziarie della Chiesa che venivano dallo sfruttamento dei grandi

patrimoni fondiari da lui stesso riorganizzati.

LA FINE DEL REGNO LONGOBARDO

- Gregorio cercò di stabilire dei contatti con la corte di Pavia (regno dei Longobardi); questi contatti

furono positivi in quanto la regina Teodolinda era di origine bavarese e quindi cattolica. Il

successore di T., Adaloaldo, venne battezzato con rito cattolico, ma questo non provocò la

conversione in massa dei Longobardi (i duchi infatti erano molto legati alla tradizioni nazionali e

non vollero convertirsi).

 Lo schieramento filo cattolico e quello nazionalista si fronteggiarono per tutto il 600 e sul trono

longobardo si alternarono re cattolici e ariani.

- Re cattolico Liutprando (712-744) = con lui si completano la conversione dei Longobardi al

Cattolicesimo e il superamento della divisione etnica fra Longobardi e Romani.

Liutprando sperava nell’appoggio del papato (allora in lite con Costantinopoli in merito al culto

delle immagini) e decise quindi di completare la conquista longobarda dell’Italia = invade l’Esarcato

e la Pentapoli e arriva fino a Roma.

Papa Gregorio III gli andò incontro e lo convinse a rinunciare alla conquista di Roma e a lasciare le

terre che L. aveva conquistato nel ducato romano.

- L. decise, però, di restituire il castello di Sutri (a Viterbo) alla Chiesa di Roma, invece che ai bizantini

come tutto il resto (siamo nel 728). Questa donazione è stata a lungo vista come la nascita del

potere temporale dei papi, ma in realtà era solo una delle tante donazioni che venivano fatte alle

chiesa e ai monasteri. Comunque questa donazione aveva un valore politico perché segnava il

riconoscimento della sovranità che il papa esercitava su Roma e il territorio circostante

esautorando il governatore bizantino.

- Al tempo di L. e dei successori tutti i liberi che erano dotati di reddito si riconoscevano nella

tradizione militare longobarda. Infatti Astolfo (successore) promulgò un editto in cui prescrisse che

i liberi del regno dovessero combattere (sia che fossero romani che longobardi => non in base

all’etnica, ma in base al reddito).

La conversione al Cattolicesimo era ormai completa e i vescovi provenivano dall’aristocrazia

longobarda che, come il potere regio, fondava e proteggeva i monasteri con beni fondiari.

Nonostante tutto questo in Italia non ci fu la convergenza fra potere regio ed episcopato che

troviamo nei Visigoti di Spagna e nei Franchi in Gallia. Tutto questo perché il papato aveva un

enorme influenza sull’episcopato longobardo e il papato premeva perché Roma non entrasse in un

regno a carattere nazionale.

Quando poi il papato si rese conto che non era più possibile tenere a freno l’espansionismo

longobardo chiamò i Franchi (Pipino il Breve e poi Carlo Magno), cioè altri cattolici, non più devoti

dei Longobardi, ma semplicemente politicamente innocui per Roma in quel momento, poiché non

operavano in Italia.

L’ITALIA BIZANTINA

- L’invasione longobarda dell’Italia segnò una rottura sia per i territori conquistati sia per quelli

rimasti sotto i Bizantini (in cui si erano rifugiati proprietari terrieri romani ed esponenti del clero).

Nei territori bizantini il ceto dominante assunse modelli culturali che lo allontanavano dal passato

romano, avvicinandosi alla condizione dell’aristocrazia longobarda.

- Nei territori bizantini c’era il problema della difesa (l’imperatore era impegnato in Oriente e quindi

in Italia non c’erano forze consistenti) => scomparsa delle differenze fra cariche militari e civili => il

potere andò alle autorità imperiali (esarca di Ravenna e duchi per i singoli distretti) + l’aristocrazia

dovette rinunciare agli ozi letterari ed assumere impegni militari.

- L’aristocrazia romana perse i beni situati nelle terre conquistate dai longobardi + diveniva difficile

gestire anche le terre bizantine che non erano contigue fra loro => l’aristocrazia iniziava ad avere un

raggio d’azione ridotto a sviluppare sentimenti regionali. Questi sentimenti coinvolsero, oltre ai

romani, anche funzionari e militari mandati dall’imperatore => insieme agli aristocratici romani essi

formarono una nuova classe di proprietari.

Questo portò a sentimenti autonomistici e rivolte contro l’impero bizantino.

- Intanto clero ed istituzioni ecclesiastiche andavano accrescendo il proprio ruolo economico e

sociale = oltre ad occuparsi della difesa del territorio, i vescovi disponevano di enormi patrimoni

terrieri, la cui gestione era lasciata ai laici (enfiteusi, forma di concessione) e questa forma di

concessione veniva usata per stabilire dei rapporti clientelari fra enti ecclesiastici ed esponenti

dell’apparato politico e militare.

 La società si stava coordinando intorno alla Chiesa locale (vd il fatto che, per legge bizantina, i

vescovi dovevano controllare i funzionari pubblici); questo fu evidente a Ravenna, ad esempio,

dove l’arcivescovo concentrò nelle proprie mani un potere concorrente a quello dell’esarca

sulla base di un immenso patrimonio fondiario => alla fine l’imperatore riconobbe

l’indipendenza della Chiesa di Ravenna dal papa (dal pdv disciplinare).

LE ORIGINI DELLO STATO DELLA CHIESA

- I pontefici stabilirono con il tempo un’egemonia sul Lazio e legarono a sé l’aristocrazia romana e gli

esponenti dell’aristocrazia bizantina attraverso la concessione in enfiteusi di alcune parti del

proprio patrimonio terriero. Nel senato iniziò a sedere la nuova aristocrazia cittadina legata al

papato (non più l’aristocrazia cosmopolita da cui provenivano gli altri funzionari dello Stato). Il

ruolo del duca bizantino è ridotto rispetto a quello del pontefice (durante la resistenza all’attacco

longobardo era stato il papato ad organizzare la resistenza => da preminenza economica aveva

acquisito anche un ruolo politico).

È sulla base di questo che si arrivò poi alla fine della dominazione bizantina a Roma, sostituita dal

dominio pontificio (riconosciuto e protetto dai Franchi).

- A Ravenna non accadde quanto accadde a Roma, perché la città fu conquistata da Astolfo (751) e

da lui consegnata a papa Stefano II per volere di Pipino il Breve (no resistenza ai Longobardi => non

emerge il tratto politico del potere pontificio).

- Sia a Roma che a Ravenna prevale l’autorità militare sui poteri civili, si fondono elementi orientali e

locali nel ceto dei proprietari terrieri e questi ultimi vengono inquadrati nell’esercito in base alle

proprie fortune economiche e sociali. A Venezia e Napoli il coordinamento della società non

avvenne intorno all’episcopato locale, ma introno alle famiglie aristocratiche locali che si

impadronirono della carica di duca e iniziarono a trasmetterla => nascono formazioni politiche

autonome (anche se formalmente facevano comunque parte dell’impero). Queste famiglie

cercavano comunque di consolidare il proprio potere attraverso il controllo della carica vescovile =

la riservavano ai propri membri o la facevano assumere al titolare del potere politico.

- Nei territori bizantini più meridionali non abbiamo spinte autonomistiche. Questi vennero

incorporati, così come il ducato di Napoli, nella circoscrizione militare del “tema” di Sicilia, retto

dallo stratega = Ducato di Calabria, Sicilia (stretto rapporto con Costantinopoli, vd carattere greco

della popolazione) e Napoli.

Sardegna e Corsica erano parte dell’esarcato d’Africa (sede: Cartagine).

IL MONDO ARABO E IL MEDITERRANEO (SOLO COSE IN PIÙ RISPETTO AGLI

APPUNTI)

- Tesi Pirenne: sono stati gli arabi a mettere fine all’unità del Mediterraneo e a provocare in

Occidente la crisi del commercio, la scomparsa delle città e la nascita di un’economia interamente

agraria (di cui furono espressione le istituzioni feudali) => Pirenne ha ragione nel sostenere che gli

arabi hanno portato ad un vuoto politico nel Mediterraneo => più libertà alla Chiesa di Roma e al

rego franco.

- Nella zona centro-settentrionale della penisola araba troviamo tribù nomadi beduine e tribù

sedentarie che vivono in centri cittadini o piccoli villaggi. A sud troviamo invece popolazioni con un

più alto livello di civiltà = vari regni => Arabia del Sud = “Arabia felix”. Questi regni erano in rapporti

commerciali con Roma e Bisanzio; l’area venne desertificata dal crollo della diga di Marib.

- Allah era la divinità suprema, a cui le altre erano sottoposte, nel culto politeistico delle tribù

beduine.

- Yathrib (futura Medina) era luogo in cui era diffuso il culto ebraico; alcune tribù del Nord, in

continuo contatto con Bizantini e Persiani, avevano accolto il Cristianesimo sotto forma di

monofisismo e nestorianesimo.

- Itinerario di circolazione delle merci in Arabia = dallo Yemen a Gaza passando per la Mecca (resa

dalla dinastia dei Quraish un centro commerciale e religioso = riunirono tutte le divinità arabe nella

Kaaba, un santuario che si credeva costruito da Abramo e da Ismaele per custodirvi la pietra nera

portata dall’arcangelo Gabriele).

- Nel Corano compare l’obbligo, per il musulmano che ha sposato un’ebrea/una cristiana di educare i

figli all’Islam, mentre la moglie può conservare la propria religione. Un non musulmano non può

sposare un musulmana, a meno che non si converta prima.

Nel Corano viene anche detto che i non musulmani che cadono sotto la dominazione araba devono

convertirsi o essere messi a morte se politeisti, mentre se monoteisti possono conservare la propria

religione (pagando un’imposta ed astenendosi da qualsiasi forma di proselitismo).

- Nel Corano c’è scritto che la preghiera può essere recitata individualmente cinque volte al giorno e

in forma comunitaria (venerdì a 12.00).

- I non convertiti pagavano una tassa speciale in segno di soggezione e anche una tassa legata al

reddito, entrambe di entità non elevata.

- Othman (644-656) era già membro del clan degli Omayyadi (membri dell’aristocrazia dei Quraish

della Mecca) e già con lui ci fu la tendenza a stabilizzare il potere e a trasmetterlo ereditariamente.

Poi però persero temporaneamente il califfato (vd Ali). Gli Omayyadi riuscirono a riottenere il

califfato grazie al fatto che Othman aveva creato una vasta clientela politica (vd assegnazione di

terre ai guerrieri arabi stanziati nei territori occupati) => appoggiandosi a questa clientela

tornarono al potere con Muawija.

- In Iraq gli sciiti si mantennero a lungo in armi; in Africa del Nord i berberi, conquistati, si

convertirono all’Islam, ma mantennero comunque un forte spirito autonomistico aderendo al

movimento kharigita (vs ereditarietà potere califfale e rivendicavano uguaglianza di tutti i

musulmani => anche i nuovi convertiti dovevano entrare nell’esercito). Questo durante il periodo

omayyade.

- Nel 747 gli Abbasidi (discendenti dello zio paterno di Maometto che si ritenevano suoi successori

legittimi) si impadroniscono del potere con l’aiuto degli sciiti. La capitale viene spostata dalla Siria

(Damasco) all’Iraq perché lì c’era maggior instabilità dal punto di vista religioso => 762, fondazione

Baghdad.

- Con gli Abbasidi abbiamo una riorganizzazione dello Stato sul modello dell’assolutismo monarchico

di stampo imperiale => il califfo non è più vicario di Maometto, ma rappresentante di Dio in terra

=> è sopra gli uomini. I califfi si ritirano nella vita di palazzo e il potere si concentra nelle mani di

alcuni funzionari.

L’esercito perse il suo connotato tribale: era costituito sempre più da mercenari; l’esercito passa

sotto il controllo di capi militari (amir). Nel 936 venne istituito un capo degli emiri, la cui autorità

superava quella del visir.

- Al contrario di molte altre espressioni culturali, fiorite massimamente con gli Abbasidi, l’arte si

sviluppò soprattutto al tempo degli Omayyadi.

- L’aumento della ricchezza aveva accentuato gli squilibri sociali nel mondo musulmano, anche se si

attenuava la distinzione fra arabi e non arabi. Le terre erano concentrate nelle mani di funzionari

statali, capi militari ed esponenti della borghesia mercantile => costoro sono privilegiati rispetto ai

piccoli coltivatori = preferiscono cedere le terre ai grandi proprietari e mettersi sotto la loro

protezione.

Lo sviluppo delle città era avvenuto a spese delle campagne che si andavano spopolando. Nelle

città la povertà era sempre più diffusa => rischio rivolte.

- Ad un certo punto insorsero delle spinte autonomistiche con alla base motivazioni di tipo etnico e

religioso e ambizioni di governatori locali e rivalità nella dinastia regnante. Queste spinte furono

contenute durante il primo secolo della dinastia abbaside: all’inizio la formazione di dinastie locali

di emiri non mise in discussione formalmente l’unità dello Stato (fu sempre riconosciuto l’alto

dominio del califfo).

- Nel 900 il titolo di califfo fu rivendicato dai Fatimiti (portavoce dello sciismo che controllavano

l’Africa del Nord, la Siria e la Palestina) e dall’emiro di Cordova (discendente dell’antico superstite

degli omayyadi).

Ci furono tentativi secessionisti anche in Iraq, Iran e Afghanistan (vd pressione delle tribù turche

spinte verso Occidente da Cinesi e Mongoli). I turchi vennero accolti nell’esercito come mercenari,

vennero islamizzati (vs Selgiuchidi). Intanto gli abbasidi tentarono di espandersi verso il mondo

cristiano. Saranno al potere fino al 1258 = Baghdad viene saccheggiata dai Mongoli di Hulagu Khan.

GLI STATI ISLAMICI DI EGITTO E SPAGNA

- Al-Andlus (parte centro-meridionale della Spagna e del Portogallo odierni) = diventa nel 756 un

emirato indipendente dal governo di Baghdad e nel 929 divenne califfato indipendente (Spagna

musulmana). L’apparato politico-amministrativo era centralizzato e sfruttava anche schiavi cristiani

affrancati. Grande sviluppo e prosperità. La capitale è Cordova.

- Vennero realizzati interventi espansionistici verso i cristiani del Nord + verso i territori berberi del

Marocco e dell’Ageria occidentale (territori appartenenti ai Fatimiti).

- Questo califfato scomparve nel 1031, diventando una serie di piccoli stati (vd contrattacco dei

cristiani).

Nel momento in cui i possedimenti si stavano dividendo arrivarono gli Almoravidi, dinastia berbera

che, dopo essersi imposta in Marocco in nome del ritorno alla stretta osservanza di quanto scritto

nel Corano, estese il suo dominio sulla Spagna. Dopo arrivò un’altra dinastia berbera (Almohadi)

che inglobò il dominio degli Almoravidi in un vasto impero.

- Egitto: la dinastia fatimita creò qui un califfato autonomo che fu molto prospero. Capitale: Il Cairo

(969).

LA SICILIA ISLAMICA

- Gli Arabi erano arrivati in Sicilia già con le espansioni del 625, ma un’operazione di conquista vera e

propria ci fu solo nell’827. La Sicilia prima era dei Bizantini. La conquista della Sicilia occidentale

venne completata nel 840; poi proseguirono verso la Sicilia occidentale e verso il continente.

Ci fu una situazione di stallo dovuta ai contrasti fra Arabi e Berberi (inglobati nell’esercito). Le

ultime fortezze bizantine caddero solo nella seconda metà del 900.

- In Sicilia venne costituito un emirato indipendente sotto la dinastia del Kalbiti => grande crescita e

prosperità (traffici, produzione, agricoltura, studio del Corano, poesia).

GLI ARABI, IL MEDITERRANEO E L’EUROPA

- L’espansione dell’Islam non creò una frattura netta nella storia del mediterraneo: i contatti

diplomatici e gli scambi continuarono anche nel periodo delle razzie più violente.

- La civiltà araba fu fattore di stimolo e di ricerca di nuove forme politiche e nuovi valori spirituali per

l’occidente.

ECONOMIA E SOCIETÁ NELL’ALTO MEDIOEVO

IL PAESAGGIO E L’AMBIENTE

- Occidente, 500-600: scomparsa delle città e riduzione della loro estensione (i loro abitanti ne

occupano solo un’area ristretta). Questo fenomeno investì anche l’Italia meridionale, nonostante ci

fossero solidi legami con l’impero bizantino e arabo. Scompariva anche la fitta rete di villaggi e

venne distrutta anche la rete viaria antica; le strade diventano meno frequentate anche a causa

delle diminuzione degli scambi e della vita di relazione che collegava villaggi e città.

Ci fu un regresso nell’organizzazione del territorio e quindi anche un peggioramento delle

condizioni ambientali: manutenzione strade, argini dei fiumi, canalizzazione acque e sistemazione

pendii.

 Ovunque ci furono asportazioni di terra dai fianchi delle colline e avanzata delle paludi +

aumento delle terre lasciate incolte.

IL BOSCO TRA REALTÁ E RAPPRESENTAZIONE MENTALE

- Dilatazione delle foreste, soprattutto nelle regioni al di là del Reno (l’agricoltura delle popolazioni

germaniche che vi erano stanziate non aveva quasi intaccato il manto boschivo).

- Nelle foreste si praticava liberamente la caccia (solo più avanti i nobili si riserveranno la possibilità

di cacciare certi tipi di selvaggina). Nei boschi venivano anche raccolti frutti spontanei + la legna per

il riscaldamento e per la fabbricazione di case ed attrezzi agricoli. I boschi erano anche il pascolo

ideale. Il bosco era anche regno del meraviglioso e del mistero.

IL CALO DEMOGRAFICO

- Il declino inizia nel 100/200. Infatti le popolazioni germaniche venivano accolte nei confini

dell’impero anche per favorire il ripopolamento delle zone periferiche.

- Le guerre e le devastazioni generarono dei vuoti nella popolazione; questi vuoti, al contrario di

quanto accade in condizioni di normalità, non furono compensati e ad essi si sommarono le

epidemie di peste, vaiolo, tubercolosi e malaria. Queste epidemie generavano ancora più danni

delle guerre perché lasciavano la popolazione fortemente debilitata (=> abbassamento dell’indice

di natalità + dato che gli organismi debilitati sono più esposti al contagio questo genera anche il

ripetersi delle ondate epidemiche).

- In Italia inoltre, dal 568/569 si aggiunsero le devastazioni dei Longobardi. L’Italia fu il paese in cui il

crollo fu più netto (da 7 milioni e mezzo nei I secolo a 2 milioni e mezzo a inizio 600).

LA CENTRALITÁ DELLA CAMPAGNA

- Le città erano spopolate e queste provvedevano al proprio sostentamento tramite orti e terre

coltivate => allentamento dei flussi di scambio fra città e campagna.

- Il livello di produttività agricola della campagna era bassissimo (vd attrezzi agricoli arretrati +

perdita delle conoscenze accumulate in età romana). I proprietari terrieri di questi secoli sono più

abituati al maneggio delle armi che alla conduzione di aziende agricole + le città possono assorbire i

prodotti della campagna solo in quantità limitate.

- Tenenza all’autoconsumo e alla diversificazione della produzione (ogni famiglia non coltiva un

pezzo di terra compatto, ma una serie di piccoli appezzamenti distanti fra loro).

- In alcuni casi intorno al villaggio troviamo tre zone concentriche produttive, mentre più ci si

allontanava dal centro meno si produceva = la prima zona era coltivata a orti e vigneti, la seconda

era coltivata a cereali (dopo il raccolti lì venivano fatti pascolare gli animali del villaggio), la terza

fascia era quella dei prati e dei boschi (accessibile per pascolo, caccia, pesca etc.). Si tratta di uno

scherma non universale (non sempre la distribuzione delle terre è così precisa).

- Le famiglie contadine, dopo il raccolto, dovevano conservarne una parte per la semina successiva e

darne un’altra parte al proprietario (quando il contadino non era anche proprietario) => necessità

di integrare l’agricoltura con attività di allevamento, caccia e pesca.

- Era scarso il concime animale (perché erano pochi gli animali allevati) => varie tecniche di

compensazione, tra cui il maggese = riposo del terreno dopo ogni raccolto (il terreno era diviso in

due parti e venivano coltivate un anno a testa => rotazione biennale).

L’ORGANIZZAZIONE DELLA CURTIS

- Ultimi secoli di dominazione romana: i grandi proprietari terrieri iniziano a ridurre la quantità di

terre coltivate direttamente (ci sono sempre meno schiavi e non è possibile smerciare tutti i

prodotti in città).

 Iniziarono ad accasare parte degli schiavi (gli viene dato un pezzo di terra e una casa = manso);

essi devono corrispondere al proprietario una parte di raccolto e un certo numero di giornate

lavorative (corvees) in determinati periodi dell’anno + prestazioni in natura (uova, polli etc.)

durante le festività. Alcuni schiavi, invece, rimarranno nella casa del padrone.

- Il padrone dell’azienda agricola faceva concessioni di alcune terre anche a contadini liberi che non

avevano la terra. A questi chiedeva una quota minore di raccolto e meno giornate lavorative

rispetto a quanto richiesto agli schiavi accasati.

- Simili alle condizioni di vita dei coloni liberi sono quelle dei piccoli proprietari terrieri che, non

sentendosi più tutelati dai funzionari statali (vd istituzione politiche ed amministrative in declino), si

rivolgono ai grandi proprietari fondiari per ottenerne protezione => i piccoli proprietari vendono le

loro terre al grande proprietario che le assegna nuovamente loro e su cui loro, per poterle coltivare,

pagano un affitto. Godono però, così facendo della protezione del potente.

In Italia comunque rimangono alcuni piccoli proprietari terrieri (soprattutto vicino alle città e nelle

zone rimaste a lungo sotto il governo di Bisanzio).

 Alle fine le grandi proprietà si articolarono in: terre date in concessione ai coloni liberi/di

condizione servile = massaricio + terre gestite direttamente dal proprietario attraverso

amministratori di fiducia = riserva padronale (spesso questa si componeva di terre sparse,

inframmezzate da parti di massaricio o di terreni di altri proprietari).

- Massaricio + riserva padronale = curtis/villa (all’inizio questo termine indicava solo la residenza del

proprietario e gli edifici indispensabili per il funzionamento dell’azienda agricola, es. locali di

abitazione dei servi, stalle). La villa include anche boschi, prati e terre incolte che erano

fondamentali per la sopravvivenza delle famiglie contadine (su questi i contadini avevano dei diritti

d’uso).

- I contadini, sia liberi che servi, coltivano il manso con l’aiuto di moglie e figli, mentre qualche altro

membro della famiglia controlla pecore, capre e maiali. Altre attività: caccia, pesca e raccolta frutti

spontanei.

IL RUOLO DELLE PRESTAZIONI D’OPERA

- Polittici (inventari dei beni dei grandi monasteri); es. quello fatto compilare fra l’811 e l’819 da

Irminone (abate del monastero parigino di Saint-Germain-des-Prés) che possedeva 25 ville. Servi e

liberi offrivano circa 50000 giornate lavorative ogni anno. Si cercava di stabilire un equilibrio fra le

terre date in affitto e quelle a conduzione diretta (il numero delle terre a conduzione diretta era

proporzionale al numero di prestazioni d’opera su cui era possibile fare affidamento). In molte corti

dell’Italia settentrionale infatti il massiricio occupava i 2/3 degli arativi contro l’1/3 della riserva

patronale.

- L’equilibrio della distribuzione delle terre nella curtis è precario: l’estensione della curtis cambiava

(es. donazioni di terre nel caso degli ecclesiastici).

- Economia curtense = integrazione fra riserva e massiricio che è resa possibile dalle prestazioni

d’opera dei contadini dipendenti. Si tratta di una forma di economia che punta a produrre al

proprio interno tutto il necessario, ma comunque nei casi in cui è possibile vendere l’eccedenza

della produzione e rifornirsi sul mercato degli utensili necessari alla manodopera non si esita a

farlo.

- Non sempre i prodotti agricoli e artigianali curtensi venivano consumati sul posto: spesso venivano

spostati nelle varie corti che alcuni proprietari terrieri avevano (es. monasteri che dovevano

ospitare poveri e pellegrini => centinaia di persone coinvolte nel trasporto dei prodotti da una corte

ad un’altra).

- Il collegamento fra le parti di terre del proprietario gestite direttamente e quelle affidate ai coloni

risale all’età franca (mentre la loro divisione esisteva già dai Romani).

LE ORGINI DEI POTERI SIGNORILI

- Servi prebendari (quelli che rimanevano al servizio del proprietario) vs servi casati (quelli a cui

venivano assegnate terre). Entrambe le tipologie di servi dovevano piena obbedienza al padrone =>

la condizione dei servi casati era all’inizio nettamente distinta da quella dei coloni liberi: questi

ultimi erano dipendenti dal proprietario delle terre solo dal pdv economico.

- Il ruolo dei grandi proprietari come protettori dei loro dipendenti cresce con il graduale configurarsi

dei funzionari pubblici come oppressori => gradualmente iniziano ad esercitare funzioni di giustizia

e comando. Si tratta di una dipendenza riconosciuta anche formalmente: riconoscimento per

iscritto dell’autorità del signore, in cambio di protezione e aiuto (commendatio) => è così che i

proprietari terrieri si trasformano in signori.

- Le prestazioni di opera erano un segno di soggezione.

ECONOMIA NATURALE ED ECONOMIA MONETARIA

- Non possiamo parlare per l’Europa tardo medievale di un’economia naturale (totale assenza di

commerci e ritorno allo scambio in natura); erano infatti pochissime le curtis che potevano

considerarsi autosufficienti (il signore doveva essere in possesso di più corti specializzate in ambiti

produttivi diversi).

- Rimanevano varie occasioni per recarsi in città: i coloni dovevano portare alla casa del padrone i

prodotti che gli dovevano + ci si recava alla chiesa/cattedrale per ricevere i sacramenti. Nelle città

continuavano ad esserci artigiani, anche se in numero ridotto. Si tratta comunque di un commercio

di beni di poco valore (infatti bastavano le monete d’argento).

- L’oro continuò a circolare in occidente sotto forma di monete arabe o bizantine.

- L’Europa esportava in oriente legno, metalli, pelli e schiavi (provenienti dai paesi slavi); questi

traffici però non stimolarono l’economia locale.

- Le regioni meno colpite dal decadimento erano quelle che si erano mantenute legate all’Oriente

bizantino e arabo (Italia meridionale, Ravenna e le lagune venete).

L’IMPERO CAROLINGIO E LE ORGINI DEL FEUDALESIMO (scrivo solo

quello che non è stato detto a lezione).

L’ASCESA DEI PIPINIDI

- Quattro organismi politici nel regno franco: Neustria, Austrasia, Aquitania, Borgogna. Questi

quattro organismi sono in lotta per l’egemonia. Ad un certo punto (nel corso del 600) la lotta si

riduce ad Austrasia e Neustria (che stava con la Borgogna) e i protagonisti della lotta sono i maestri

di palazzo. Nel corso del 600 furono i maestri di palazzo dell’Austrasia (Pipinidi) ad ottenere

l’egemonia => fra la fine del 600 e l’inizio del 700 Pipino di Heristal è arbitro del potere in Austrasia,

Neustria e Borgogna (l’Aquitania rimaneva indipendente).

- Carlo Martello tentò un’impresa di ricomposizione politico-territoriale = rafforza il potere in

Austrasia, Neustria e Borgogna e poi lo estende a regioni in cui i Franchi non si erano imposti

definitivamente (Frisia, Alemannia e Turingia).

- Con la vittoria di Poitiers del 732 Carlo Martello divenne campione della cristianità e la sua fama di

leader indiscusso gli permise di lasciare il trono franco vacante dal 737 (data morte di Teodorico IV)

alla sua morte.

- Alla morte Carlo Martello assegnò a Carlomanno l’Austrasia, l’Alemannia e la Turingia e a Pipino il

Breve la Neustria, la Borgogna e la Provenza. I due ripristinarono la monarchia merovingia,

mettendo al trono Childerico II (avevano bisogno di riuscire a contrastare una rivolta degli

aristocratici).

- Bonifacio (monaco anglosassone) predicava il Vangelo a Frisoni e Sassoni. In queste regioni

Bonifacio aveva creato dei distretti ecclesiastici sfruttando dei centri fortificati preesistenti che

divennero sedi vescovili. Bonifacio intervenne anche nello stesso regno dei Franchi, dato che in

quel momento c’era un forte crisi religiosa (le principali sedi vescovili erano assegnate ai laici);

siamo infatti in un periodo in cui vengono convocati vari concili (riordinamento complessivo della

Chiesa franca).

- L’aneddoto per cui Pipino avrebbe mandato al papa due ambasciatori che gli schiedessero se a

detenere il titolo di re dovesse essere chi aveva il potere formale o di chi aveva quello vero e

proprio è contenuto negli “Annales regni Francorum” => si tratta della versione ufficiosa della corte

franca. In realtà però siamo in un momento in cui il papato voleva collegarsi con la potenza franca.

LE BASI DELLA POTENZA DEI PIPINIDI E LE ORIGINI DEL FEUDALESIMO

- Alcune minoranze guerriere dei popoli germanici avevano mantenuto la tradizione

dell’antico comitatus e della trustis regia (seguito armato dei soldati) => alcuni guerrieri

avevano mantenuto intorno a sé un certo numero di uomini armati. Con la fine della guerra

si riducevano le possibilità di compensare il seguito => i capi militari dovevano tenere

questi uomini presso di sé o accasarli dando loro delle terre. In cambio essi prestavano

giuramento e si impegnavano al servizio militare in determinate circostanze.

 L’ingaggio del guerriere comincia ad essere celebrato con la cerimonia (omaggio) con

cui il guerriero diventava “vassus” = cavaliere legato al signore da un patto di fedeltà.

- Con la nascita dei rapporti vassallatico beneficiari acquisivano un ruolo preminente i nuclei

vassallatici (guidati dai loro capi) => Questi gruppi costituivano la maggior parte

dell’esercito regio anche perché l’armatura da cavaliere era costosissima e non più alla

portata di un qualsiasi uomo libero.

- I Pipinidi emersero rispetto alle altre dinastie aristocratiche perché avevano più nuclei

armati equipaggiati (che potevano mantenere come clientela militare grazie agli ampi

possedimenti in Austrasia).

LA RIPRESA DELL’ESPANSIONISMO FRANCO E LA CONQUISTA DELL’ITALIA

- Astolfo (re dei Longobardi) si stava espandendo verso i territori italiani che erano ancora bizantini:

aveva conquistato Ravenna e il ducato di Spoleto (751).

 Stefano II (papa) va in Francia nel 754 e rinnova l’unzione di Pipino e dei figli + fa di Pipino il

patrizio dei Romani (protettore della Chiesa di Roma) => a questo punto il papa chiede di

intervenire in Italia contro i Longobardi. Contrario a questo intervento era un partito filo

longobardo presente a corte e che si rifaceva alle idee del fratello di Pipino che era monaco a

Montecassino.

 Pipino interviene in Italia nel 755 => i Longobardi si rifugiano a Pavia. Pipino si accontenta della

promessa di Astolfo di cedere al papa Ravenna e anche i territori sottratti ai Bizantini.

- Quando Pipino se ne va Astolfo riprende gli attacchi => altro intervento di Pipino (756) che

sconfigge i Longobardi e impone la cessione immediata alla Chiesa degli ex territori bizantini della

costa romagnola che i Longobardi avevano preso.

- Con la venuta del re Desiderio i rapporti fra Franchi e Longobardi furono più distesi.

- I figli di Pipino (Carlomanno e Carlo) si sposarono con Gerberga ed Ermengarda. Quando poi Carlo,

rimasto unico sovrano, ripudiò la moglie e la scacciò, re Desiderio attaccò i territori che aveva

ceduto al papato. A questo punto il papa Adriano I chiede l’intervento di Carlo.

 Carlo interviene, sconfigge Desiderio in val di Susa, lo costringe a rinchiudersi a Pavia e poi lo fa

prigioniero.

Ci fu un tentativo di resistenza del figlio di Desiderio, Adelchi. Vinta anche questa resistenza

Carlo divenne nel 774 re dei Longobardi (vd differenza con il padre che si era limitato ad

onorare il titolo patrizio di re dei Romani). La maggior parte dei duchi e degli esponenti

dell’aristocrazia longobarda si sottomisero a Carlo e conservarono i loro patrimoni fondiari +

rimasero l’apparato politico amministrativo e le leggi preesistenti.

- Nel 776 i duchi longobardi si ribellarono => vengono immessi conti e vassalli franchi + Carlo affida il

regno al figlio Pipino. È in questa occasione che arrivano in Italia i rapporti vassallatico-beneficiari

(sono una forma matura dei rapporti di clientela armata che i Longobardi praticavano).

LE ALTRE CONQUISTE DI CARLO MAGNO

- 778: spedizione oltre i Pirenei per bloccare i musulmani di Spagna. Carlo conquista Pamplona, ma

poi si deve ritirare perché i Sassoni stanno avanzando (durante questa ritirata i Franchi sono vittime

di un’imboscata dei Baschi = battaglia di Roncisvalle).

Su questo fronte Carlo torna nel 801: nell’813 crea un distretto di confine (Marca hispanica =

Navarra e gran parte della Catalogna, la capitale è Barcellona).

- Nel tempo fra le due campagne di Spagna Carlo è impegnato contro i Sassoni (i massacri per

imporre loro il cristianesimo durano 30 anni). I Sassoni che resistono di più sono i contadini (guidati

da Vitikindo). La guerra finisce nell’804 e la Sassonia venne assimilata al mondo fraco-cattolico.

- Altra impresa è quella della Frisia (evangelizzata da Bonifacio e le cui rivolte vennero sedate dopo la

sconfitta dei Sassoni).

- Intanto il duca di Baviera, che si era dichiarato vassallo di Pipino, aveva conservato autonomia e

tentava l’espansione in Carinzia ed Austria + si era legato a Desiderio (re Longobardi). Quando

Desiderio viene sconfitto il duca giura fedeltà a Carlo. Poco dopo tradì questo giuramento tentando

di riprendersi la sua autonomia. Carlo a questo punto inglobò Baviera, Carinzia ed Austria nel suo

regno e internò il duca di Baviera in convento.

Riassunto: aveva aggiunto al già vasto regno franco

l’Aquitania (768-771), la Guascogna, la Catalogna, l’Italia (774), la Pannonia

dove erano insediati gli Avari, tutta la Germania orientale e parte delle terre

slave, giungendo alla Vistola e al Danubio. Aveva respinto le prime incursioni

danesi (vikinghi), affermato il suo dominio sulla Baviera e sul duca Tassilone,

domato i Bretoni nel nord-ovest della Francia, e, soprattutto, sottomesso i Sassoni, con un

distruttivo conflitto quasi trentennale (772-inizio IX sec.).

L’INCORONAZIONE IMPERIALE DI CARLO MAGNO

- Man mano che cresce la sua potenza Carlo si vede attribuire onori e riconoscimenti fino ad allora

riservati all’imperatore bizantino. D’altra parte Carlo manifestava l’intento di voler imitare il

modello romano: come Costantino fondò una città imperiale, Aquisgrana.

- Leone III, a seguito dell’aggressione durante la processione, venne imprigionato nel monastero di

Sant’Erasmo; da questo monastero fu liberato grazie all’intervento di due missi franchi. Il papa

venne poi riaccompagnato a Roma sotto una scorta fornita da Carlo. A questo punto, 800, venne

convocata l’assemblea di prelati e laici.

- Carlo poteva diventare imperatore solo attraverso il riconoscimento papale, dato che i sovrani

d’Occidente non erano ampiamente considerati a Bisanzio => quel titolo non gli sarebbe mai stato

attribuito da Costantinopoli. Le reazioni dei Bizantini di fronte all’incoronazione di Carlo sono infatti

di derisione (i sovrani occidentali erano considerati barbari).

Appena infatti fu deposta dal trono l’imperatrice Irene, scoppiò un conflitto fra Carlo e Niceforo

(imperatore d’Oriente); siamo nell’802. Il conflitto termina nell’812 quando il nuovo imperatore

Michele I riconosce a Carlo il titolo imperiale in cambio della cessione di Istria, Dalmazia e alla

rinuncia di ogni pretesa con Venezia.

- Dopo la morte di Carlo la discussione circa il rapporto fra papato e impero carolingio venne riaperta

(il papa non si accontentava del compito marginale di procurare la protezione divina sugli eserciti

imperiali).

L’ORDINAMENTO PUBBLICO CAROLINGIO

- Dove non si crearono regni autonomi (es. Italia e Aquitania), Carlo divise il territorio in distretti

territoriali (quello standard è la contea) e vi mise a capo dei conti che dovevano provvedere alla

difesa e all’amministrazione della giustizia. Nelle zone di conquista e di costiera i distretti vennero

chiamati marche ed avevano una maggiore estensione (i funzionari al governo si chiamavano

marchesi). I ducati erano un’altra forma di grande distretto; alcuni avevano un carattere nazionale

(= sono una forma di riconoscimento dell’identità nazionale di alcuni popoli), es. Baviera e

Bretagna.

- Spesso re e duchi avevano ricevuto dal re delle terre in feudo + avevano proventi dalle multe e

dalle confische + ottenevano il reddito prodotto dai beni terrieri (che costituivano la normale

dotazione della carica). C’era una distinzione chiara a livello giuridico fra le terre che i funzionari

pubblici detenevano come beni di famiglia, quelle di cui godevano come beneficio in quanto vassalli

regi e quelle che avevano come titolo di compenso per la carica pubblica che ricoprivano. Questa

distinzione non c’era però nella realtà concreta = così come la carica pubblica, anche le terre date in

dotazione con la carica tendevano a diventare ereditarie.

- Per mantenere l’equilibrio rispetto al potere dei funzionari pubblici era stata arricchita anche

l’istituzione dell’immunità: all’inizio questa era solo fiscale (si sottraevano al fisco le terre del

demanio imperiale e, con il tempo, anche delle chiese e dei monasteri), ma poi si era aggiunta

quella giurisdizionale (nelle terre immuni non potevano entrare funzionari pubblici) => si trattava di

isole di giurisdizione sottratte all’autorità del conte.

Veniva comunque raccomandato agli enti ecclesiastici di scegliere, in accordo con il funzionario

pubblico, l’agente che provvedeva al mantenimento dell’ordine pubblico nel territorio immune (=

avvocato).

- Palazzo = residenza del sovrano + insieme di funzionari e dei dignitari di corte. Arcicappellano: capo

dei chierici di palazzo; conte/conti palatini: amministrazione giustizia.

L’ATTIVITÁ LEGISLATIVA DI CARLO MAGNO

- I capitolari venivano emanati nel corso dei placiti (assemblee annuali) e riguardavano soprattutto il

diritto pubblico e l’organizzazione ecclesiastica. Alcuni capitolari vogliono integrare le leggi

nazionali dei vari popoli dell’impero e quindi intervenivano sul diritto privato e penale. Spesso le

decisioni presenti nei capitolari non venivano poi fatte rispettare efficacemente sul territorio

dell’impero (al re mancavano i mezzi).

LA RIFORMA DI CHIESE E MONASTERI

- Restaurazione ecclesiastica (iniziata ai tempi di Bonifacio): in essa si impegnarono Carlo Magno e

Ludovico il Pio. Gli ecclesiastici di corte stavano elaborando una concezione dell’impero coincidente

con la comunità cristiana => era importante avere buoni vescovi e abati (=> stabilità istituzioni

ecclesiastiche => stabilità dominio imperiale).

- Quando un nuovo territorio veniva conquistato venivano introdotti i modelli organizzativi della

Chiesa franca = le province sono rette da arcivescovi e comprendono varie diocesi, le diocesi sono

divise in pievi (circoscrizioni parrocchiali). I capitolari di Carlo Magno cercarono di ripristinare la vita

comune (vd quella delle prime comunità di preti e diaconi di età tardo-antica) ei chierici che

stavano presso le pievi e le cattedrali.

- Carlo Magno progettò, e Ludovico portò a termine, l’imposizione a tutti i monasteri della regola

benedettina (questo perché, nell’ultimo periodo i monasteri erano soggetti a decadenza, dovuta

all’essenza di disciplina interna che aveva portato molti abati a disperdere i patrimoni dei

monasteri tramite clientele militari). L’intento era quello di elevare il livello culturale di monaci e

chierici => vennero create delle scuole presso chiese, cattedrali e monasteri. Queste scuole erano

frequentate anche da esponenti di famiglie nobili (sarebbero diventati funzionari e amministratori

pubblici).

LA RINASCITA CAROLINGIA

- Carlo riunisce presso la corte di Aquisgrana un gruppo di intellettuali ecclesiastici, dando vita alla

“Schola palatina” = cenacolo di uomini di cultura (alla testa c’è Alcuino di York). Tra questi, più

avanti, ci sarà anche Eginardo.

Attività = studio e recupero di testi di autori classici e della bassa latinità tramite la scrittura carolina

=> fine del particolarismo grafico (uso di scritture a carattere locale).

- La rinascita culturale avviata da Carlo continuò anche dopo la sua morte grazie all’operato delle

scuole e dei centri scrittori presenti nei monasteri. Sarà dopo Carlo il Calvo (fine 800) che la crisi

dell’ordinamento carolingio divenne anche crisi culturale.

LA CRISI DELL’ORDINAMENTO CAROLINGIO E LO SVILUPPO DEI

RAPPORTI FEUDALI

LE DIFFICOLTÁ DELLA SUCCESSIONE IMPERIALE

- 806, Carlo divide il regno fra i 3 figli: Carlo ottiene la maggior parte della Francia e le conquiste

orientali, Ludovico ottiene l’Aquitania, Pipino ottiene Italia e Baviera. I figli Carlo e Pipino morirono

prematuramente => Ludovico il Pio rimase unico erede (814).

- Ludovico accentuò il carattere sacro del potere imperiale => stretta collaborazione fra Stato e

Chiesa.

- Ludovico si rende conto che il costume germanico di divisione del regno è pericoloso per il

carattere unitario dell’impero => emanazione dell’”Ordinatio imperii” (817) = costituzione con cui si

proclama l’indivisibilità dell’impero + nomina del figlio di Ludovico, Lotario, come unico successore

al trono. Agli altri due figli Ludovico assegnò territori periferici: Aquitania e marca di Spagna a

Pipino, Baviera a Ludovico (quello che poi chiameremo “il Germanico”).

- Intanto Lotario fu mandato in Italia; qui impose alla sede pontificia la “Constitutio romana” (824) =

il papa (eletto dal clero romano come fino a quel momento) doveva prestare giuramento

all’imperatore prima di diventare realmente pontefice.

- Ludovico il Pio (che in quel momento era ancora imperatore) non riuscì ad evitare la divisione del

regno tra i figli (intorno a cui si coalizzavano le varie famiglie aristocratiche) => ci furono scontri e

ribellioni e, alla fine, i 3 figli si ribellarono contro Ludovico.

Ludovico cercò di aumentare la schiera dei suoi vassalli attraverso la distribuzione di benefici;

questo però non risolse realmente i problemi.

Proprio mentre l’impero viveva questo momento di crisi, gli uomini di Chiesa iniziarono ad insistere

sulla sua indivisibilità e sulla sua sacralità + stabilirono che quando l’imperatore non era in grado di

assolvere al suo compito di garantire pace e giustizia la Chiesa doveva intervenire => premesse per

gli interventi del pontefice nella sfera politica, fino alla rivendicazione di un dominio indiretto del

papa sulle cose temporali.

- Quando Ludovico il Pio muore abbiamo lo scontro fra Lotario, Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo

(era il successore di Pipino, quello che aveva ottenuto la marca di Spagna e l’Aquitania). Lotario

(imperatore) venne sconfitto.

 842, Strasburgo = patto solenne fra Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo che si promettono

aiuto reciproco (attenzione: Ludovico giurò in lingua romana e Carlo in tedesco, affinchè le

truppe dell’uno capissero il giuramento dell’altro) + 843, trattato di Verdun = Carlo il Calvo

ottiene la parte occidentale dell’impero (Neustria, Aquitania e marca spagnola), Ludovico il

Germanico ottiene la parte orientale (Carinzia, Baviera, Alemannia, Turingia, Sassonia), Lotario

ottenne la parte centrale (Italia centro-settentrionale, Provenza, Borgogna, Lorena, Olanda,

fino al mare del Nord) + Lotario conservava il titolo imperiale e la superiorità rispetto ai fratelli

(solo teorica).

Questa decisione fu svantaggiosa per Lotario che si trovò costretto ad accettarla: il territorio a

lui assegnato non era geograficamente continuo => in pochi decenni molte parti del suo

dominio vennero assorbite dai regni vicini.

- Alla morte di Lotario (855) lo sostituì Ludovico II (lotta contro i Saraceni e conquista di Bari).

Quando questo muore Carlo il Carvo conquista l’Italia e ottiene anche il titolo imperiale.

- Quando Carlo il Calvo muore (884), mancano eredi => Carlo il Grosso (figlio di Ludovico il

Germanico) eredita tutto l’impero di Carlo Magno.

L’unità dell’impero era ormai compromessa: nell’887 (vd incursioni Normanni e intrighi aristocrazia)

Carlo il Grosso abdica e si ritira in monastero.

 Nella parte orientale del vecchio impero venne elevato al trono e alla dignità imperiale Arnolfo

di Carinzia (prima era re di Baviera) + in Francia diventa re Oddone (conte che aveva difeso

Parigi dall’assedio normanno) + il regno d’Italia venne assegnato da un’assemblea di nobili a

Berengario (marchese del Friuli che apparteneva a una famiglia imparentata con i Carolingi).

LA DISSOLUZIONE DELL’ORDINAMENTO PUBBLICO

- Una volta si sosteneva che il crollo dell’impero carolingio fosse attribuibile alla diffusione dei

rapporti vassallatico-beneficiari (vd il fatto che le cariche di conti e altri funzionari pubblici

diventano ereditarie). In realtà la difficoltà di controllo dei poteri locali non riguardava soltanto la

monarchia, ma anche le stesse contee => anche il conte non riesce a controllare i centri di potere.

Spesso i conti, attraverso le clientele militari, arrivarono a creare centri di potere in altre contee

vicine => dissoluzione dell’ordinamento pubblico.

- Non veniva rispettato il capitolare che vietava ai potenti di circondarsi di seguiti armati => conti e

altri signori locali avevano i loro vassalli.

 I conti operavano in concorrenza con altri poteri (fra cui signorie monastiche e vescovili, dato

che vescovi e abati volevano estendere l’immunità anche ai territori man mano acquisiti e non

solo a quelli per cui era stata prevista in origine).

 Si andavano formando delle signorie (all’interno di distretti pubblici) governate da chi aveva

possessi fondiari e clientele militari, anche se sprovvisto di delega da parte del re. Costoro si

occupavano di giustizia e difesa del territorio + costruivano fortezze e obbligavano gli abitanti

dei territori a prestazioni militari.

 = signoria bannale (banno = potere di comando per finalità pubbliche). Attenzione: non

parliamo ancora di signoria feudale perché non tutti i titolari delle signorie sono vassalli di

qualcuno e non tutte le terre su cui dominano sono oggetto di concessione beneficiaria.

Questo processo si accelerò fra fine 800 e inizio 900.

LE INVASIONI DEGLI UNGARI

- Slavi: insediati dal Baltico al Mediterraneo. Nel loro territorio arrivano gli Ungari (provengono dalle

steppe della Russia orientale), siamo dopo l’850. Gli Ungari si stanziano in Pannonia e da lì partono

poi per Germania, Francia (937 arrivano vicino a Parigi) e Italia (arrivano fino in Campagna e in

Puglia). Le incursioni continuarono fino a metà 900: Spagna e Belgio.

- Le formazioni politiche che c’erano (nate in seguito alla dissoluzione dell’impero carolingio) non

riuscirono a resistere (si limitarono a offrire denaro/dirottare gli invasori verso altri nemici). Le

conseguenze più gravi ci furono per monasteri (ricchi di oggetti preziosi) e per i piccoli centri

abitati; le città resistettero meglio.

- Intanto la nuova dinastia di Sassonia cercava di ricostruire il regno di Germania => Ottone I

sconfigge gli Ungari ad Augusta (955) + alcuni missionari provenienti dalla Germania riuscirono ad

evangelizzare molti Ungari (al loro capo Stefano I venne concessa la corona regia da papa Silvestro

II, 1001).

 Gradualmente le scorrerie degli Ungari cessano.

LE INCURSIONI DEI SARACENI

- Gli Ungari venivano da Est, mentre da Sud arrivavano i predoni musulmani (Saraceni) e da Nord

quelli scandinavi. I musulmani conquistarono la Sicilia nel 902 e poi ci furono ancora razzie ed

incursioni.

- In Italia queste incursioni erano aggravate dal fatto che i Saraceni potevano inserirsi nelle lotta tra i

potentati locali (come mercenari oppure come creatori di dominazioni politiche autonome), vd

disgregazione politica in Italia.

 Nacquero emirati a Bari e Taranto (basi di partenza per incursioni) + creazione di insediamenti

fortificati da cui partire per razzie fino all’Italia settentrionale. Miravano soprattutto alle abazie

isolate (vd oggetti preziosi) + cercavano giovani e donne che poi rivendevano come schiavi nel

mondo arabo.

Molte città dell’Italia meridionale li tenevano a bada versando loro grandi somme di denaro.

- A inizio 1000 iniziò il contrattacco cristiano, ma dei nuclei di pirati musulmani rimasero in attività

per tutto il 1100.

LE INCURSIONI E GLI INSEDIAMENTI DEI VICHINGI

- Normanni (= Vichinghi = Scandinavi): i Vichinghi (proveniente dall’attuale Svezia) vanno verso le

steppe Russe, altri Normanni si diressero verso Islanda e Groenlandia, altri verso Inghilterra, Francia

del Nord e Irlanda. Dopo la metà dell’800 alcuni arrivarono anche nel Mediterraneo (Catalogna,

Provenza, Toscana). Spesso per evitare saccheggi di monasteri e città isolati si ricorreva al

pagamento in denaro.

- Tra coloro che pagarono i Normanni ci fu anche Carlo il Grosso (per evitare l’assedio a Parigi) ed è

per questo che venne deposto nell’887; tra i successori Carlo il Semplice (fine 800) cercò di rendere

i Normanni sedentari = concede a Rollone (il loro capo) l’attuale Normandia come feudo. In quel

momento la Normandia era in piena anarchia politica; i Normanni costruiscono una rete di rapporti

vassallatico-beneficiari con a capo il duca => garantiscono un assetto politico stabile.

- I Danesi, che erano andati verso l’Inghilterra, conquistarono la parte centrale dell’isola che venne

chiamata Danelaw. Qui però non emerse un capo stabile => non fu un dominio duraturo.

L’INCASTELLAMENTO E LA NUOVA ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO

- I sovrani dei regni nati dopo la caduta dell’impero carolingio tentarono di difendere i territori

attraverso fortezze, ponti fortificati e potenziamento delle mura cittadine. Era necessario

coinvolgere anche le forze locali => venne concessa costruzione di opere difensive (fra cui i castelli).

Spesso laici ed ecclesiastici edificavano castelli senza autorizzazione regia.

- La costruzione del castello vedeva il contributo degli abitanti delle terre circostanti (anche loro se

ne sarebbero serviti) => il signore non fa da solo. Agli abitanti venivano anche imposti turni di

guardia e servizi di manutenzione => il signore esercitava funzioni politiche (difesa del territorio)-

- Pian piano il signore acquisisce anche la funzione giuridica (il conte e i suoi funzionari non sono in

grado di farlo).

- Nel castello c’era anche una chiesa per l’assistenza religiosa.

- Spesso le signorie di castello erano in regola perché all’origine di tutto c’erano le fortificazioni

erette dal conte e da lui affidate ai suoi dipendenti (poi il conte ne aveva perso il controllo, vd

vassalli che considerano ereditaria la loro funzione).

- Quando i documenti medievali parlano di “castello” intendono: fortezza presidiata da soldati e

abitata dal castellano e dalla famiglie, in cui la popolazione circostante si rifugia in caso di necessità

(significato moderno) vs centro abitato preesistente, ora circondato da mura e fossato e all’interno

del quale il signore ha la sua dimora fortificata (castello nel senso di villaggio fortificato).

 Riorganizzazione della rete viaria per rendere agevoli i collegamenti con i nuovi centri fortificati

+ adeguamento dei distretti pievani (circoscrizioni ecclesiastiche) alla nuova realtà =>

scomparsa antiche pievi e formazione di nuove parrocchie il cui ambito territoriale va a

coincidere con quello del castello.

IL GROVIGLIO DEI DIRITTO SIGNORILI E L’EVOLUZIONE DEI RAPPORTI

VASSALLATICO-BENEFICIARI

- Nel 900 vediamo la riorganizzazione delle strutture politiche dal basso.

- Siamo in un periodo di conflitti fra potenti locali: gli abitanti di un villaggio (contadini) hanno in

dotazione le terre di vari signori, se poi uno di questi costruisce un castello e vuole imporre

l’autorità agli abitanti delle zone circostanti questo si scontra con gli altri signori. L’esito fu la

divisione di competenze: i signori territoriali (quelli di castello) difendono il territorio, possono

imporre servizi di guardia e prestazioni militari e amministrano l’alta giustizia (cause che

comportano pene detentive e corporali), mentre i signori minori (quelli fondiari) gestiscono le

cause civili e quelle relative agli obblighi economici dei loro dipendenti.

A questa organizzazione non si arrivò in modo pacifico, ma attraverso una guerra di tutti contro

tutti (vd il fatto che il 900 è detto “Secolo di ferro”).

- Non possiamo pensare i rapporti vassallatico-beneficiari come causa dello smantellamento del

potere carolingio anche perché questi stessi rapporti andarono snaturandosi: all’inizio l’elemento

più importante era il vassallaggio (fedeltà che il vassallo giurava al signore da cui aveva ricevuto

ospitalità e addestramento alle armi) e solo dopo la fedeltà viene ricompensata con l’assegnazione

di un feudo che diventava impegno per futuri servizi; nel 900, invece, il feudo diventa elemento

decisivo per cui si entra in vassallaggio con qualcuno => la fedeltà assume peso in base

all’estensione del feudo + si arriva alla pluralità degli omaggi = un cavaliere presta l’omaggio e il

giuramento di fedeltà a più signori e riceve un feudo da ognuno (in caso di conflitto fra i signori, i

vassallo è obbligato a servire militarmente il signore che gli ha dato il feudo più grande).

- Capitolare di Quierzy (Carlo il Calvo, 877, stava per partire in spedizione contro i Saraceni): in caso

di morte di un conte o un vassallo regio con un figlio minorenne o al seguito dell’imperatore, si

sarebbe dovuto provvedere ad un’amministrazione provvisoria della contea o del feudo (fino al

ritorno del re) + lo stesso devono fare i vassalli che lo stavano seguendo nella sua spedizione.

 Lui non sancisce ereditarietà contee e feudi, voleva solo assicurare ai cavalieri dell’esercito che

non sarebbero stati delusi al momento dell’assegnazione delle terre (= avrebbero ottenuto

delle terre nonostante i vassalli attuali volessero rendere le loro cariche ereditarie).

Il problema era che l’ereditarietà dei feudi era già in essere => il capitolare fu interpretato come

sanzione del principio di ereditarietà dei feudi maggiori.

- Dopo l’estinzione dei Carolingi, in Francia, la famiglia dei Robertingi che esercitava una protezione

sulla monarchia, acquisì la corona (987, Ugo Capeto) => si chiameranno dinastia capetingia. Il

potere regio era limitato ad una zona ristretta compresa fra la Senna e la Loira (città di Parigi e

d’Orleans), mentre il resto del regno era raggruppato in organismi territoriali autonomi.

LA CRISI DELL’ORDINAMENTO ECCLESIASTICO

- La dissoluzione dell’impero carolingio e la frantumazione politica erano le conseguenze dell’assenza

delle risorse materiali ed intellettuali per far funzionare grandi ordinamenti politici ed

amministrativi. Infatti entrò in crisi anche l’organizzazione ecclesiastica (infatti Carlo Magno e

Ludovico il Pio, che avevano capito cosa stava accadendo, fecero di tutto per garantire un corretto

funzionamento delle istituzioni ecclesiastiche).

Nell’800/900 la maggior parte dei vescovi si dedicavano quasi esclusivamente all’esercizio dei loro

poteri signorili (no attività religiosa) + concedevano in feudo ai vassalli le risorse delle chiese e le

decime dei fedeli in cambio di servizi militari + generavano spesso l’impoverimento dei monasteri

concedendone i beni ai loro fedeli.

- Secondo la legge canonica il vescovo: assegnava funzioni religiose (officium) e anche le entrate e i

beni connessi alle funzioni religiose (beneficium) + controllava l’attività pastorale dei chierici.

 I proprietari delle chiese avevano formalmente solo il diritto di presentare al vescovo il chierico

candidato ad assumere la cura della chiesa.

In realtà il proprietario laico sceglieva il chierico a cui assegnare la cura della chiesa.

Quando questo accadeva nelle chiese parrocchiali il vescovo veniva privato dell’esercizio del

ministero pastorale.

- Imperatori, re e principi territoriali imponevano i propri candidati per la guida delle diocesi e delle

abbazie. I candidati andavano poi acquisendo poteri tolti a conti, duchi e marchesi. Al tempo di

Ottone I si arrivò ad investire alcuni vescovi delle cariche di conte.

- A seguito della “Consistutio romana” (824) i successori di Lotario controllarono sempre di più i

pontefici.

L’ITALIA FRA POTERI LOCALI E POTESTÀ UNIVERSALI

LA FRANTUMAZIONE POLITICA DELL’ITALIA

- Italia del 900 = crisi del potere regio, incastellamento, groviglio poteri signorili e relazioni

vassallatiche, proliferazione di chiese e monasteri privati, basso livello culturale del clero,

trasferimento ai vescovi di poteri politici.

- Italia settentrionale (no Venezia, dipendente da Bisanzio) + Italia centrale = regno d’Italia (a questo

verrà poi unita la dignità imperiale).

Puglia, Basilicata, Calabria e Campagna sono parte dell’impero bizantino.

- Il ducato di Benevento era rimasto ai Longobardi: Arechi II (genero di re Desiderio) lo ha sottratto

alla conquista di Carlo Magno, lo aveva trasformato in principato e vi aveva accolto i Longobardi

che non si erano sottomessi ai Franchi. Nell’849 il ducato (ora principato) era stato diviso nei

principati di Benevento e Salerno e da quest’ultimo si era poi distaccata la contea di Capua =>

queste tre fazioni politiche entrarono in conflitto per l’egemonia.

Nel conflitto si inserirono i Saraceni, l’impero bizantino e quello carolingio.

- Napoli, Gaeta e Amalfi erano formalmente parte dell’impero bizantino, ma erano rette da dinastie

locali in conflitto con i vicini Stati longobardi.

- Signorie di Montecassino e di San Vincenzo al Volturno, dotate dell’immunità da Carlo Magno, rette

da abati di origine franca.

- Papato: esercita la sua signoria su gran parte di Lazio, Umbria e Marche e rivendica una funzione

universale in ambito religioso e politico.

- 902: gli Arabi avevano conquistato la Sicilia e da lì partivano per incursioni nell’Italia meridionale.

IL REGNO D’ITALIA

- Contro Berengario (marchese del Friuli a cui, nell’887, l’assemblea di nobili aveva assegnato il

Regno d’Italia = Italia settentrionale + centrale) si scaglia il duca di Spoleto; quest’ultimo ha la

meglio e ottiene anche la corona imperiale (no valore politico = Francia e Germania sono regni

indipendenti).

- Papa Formoso chiamò Arnolfo di Carinzia (re di Germania, cioè della parte orientale del vecchio

impero carolingio) per contrastare il duca di Spoleto (premeva sui territori pontifici). Arnolfo ebbe

la meglio, venne riconosciuto re dai feudatari italiani e nell’896 venne incoronato imperatore dal

papa => qui troviamo il precedente per cui i re di Germani rivendicheranno il regno d’Italia.

- Arnolfo venne presto colto da paralisi => divenne di nuovo re Lamberto (che lui aveva sconfitto). A

questo punto divenne ancora re Berengario.

- Dato che non riuscì a contrastare gli Ungari (sconfitta del Brenta), venne nominato imperatore

Ludovico di Provenza. Berengario e Ludovico venivano supportati reciprocamente da due

schieramenti che andavano riformandosi e disfacendosi continuamente, senza che nessuno

riuscisse ad affermare la propria autorità.

- Alla fine Berengario vince su Ludovico e lo rimanda in Francia. Berengario riuscì ad espellere i

Saraceni dalla loro base alla foce del Garigliano e a rendere Roma più sicura => Giovanni X lo

incoronò imperatore. Siamo nel 915.

- Berengario venne poi sconfitto da Rodolfo di Borgogna nel 924 che poi dovette cedere il trono a

Ugo di Provenza (questo a capo del regno d’Italia dal 926 al 946); egli voleva dare un contenuto al

titolo regio e questo infastidiva i feudatari => questi gli contrapposero il marchese di Ivrea

(Berengario) che era anche appoggiato dal re di Germania Ottone I di Sassonia (vd il fatto che la

dinastia di Sassonia aveva ricostruito il regno di Germania sconfiggendo gli Ungari).

 Alla fine Ugo venne sconfitto e, quando nel 950 scomparve anche suo figlio Lotario, il duca di

Ivrea divenne re d’Italia.

- La vedova di Lotario (Adelaide) veniva perseguitata dal re d’Italia => chiese aiuto al re di Germania

(Ottone I). Questo la sposò e poi (951) scese in Italia. I feudatari si sottomisero a lui e così fece

anche il re (duca di Ivrea, Berengario) che conservò il regno come vassallo. Nonostante questo,

durante l’assenza di Ottone per combattere contro gli Ungari in Germania, il vassallo cercò di

riprendere autonomia, minacciando anche i territori della Chiesa.

 Giovanni XII (papa) chiamò Ottone; questi tornò, fece prigioniero Berengario e cinse poi sia la

corona regia che quella imperiale.

IL PAPATO IN BALIA DELL’ARISTOCRAZIA ROMANA

- Una volta deposto Carlo il Grosso il papato si trovava senza l’appoggio di un forte potere politico. Il

papato era anche in balia dell’aristocrazia romana (decideva dell’elezione papale e usurpava il

patrimonio fondiario della Chiesa) + si succedettero numerosi papi (perdita di prestigio della

carica).

- Una delle famiglie romane più importanti era quella dei conti di Teofilatto: fra i membri c’era

Marozia, la quale sposò in terze nozze il re d’Italia Ugo di Provenza. Con questa mossa Ugo sperava

di ottenere dal papa la corona imperiale (il papa, Giovanni XI era figlio di ).

Il fratello del papa Alberico guidò una rivolta popolare che costrinse Ugo a lasciare Roma prima di

essere incoronato.

Alberico sarà da lì (932) fino al 954 “principe e senatore dei Romani” => padrone di Roma e del

papato. In questi anni impedì a qualsiasi sovrano di recarsi a Roma per venire incoronato (questo

garantiva a Roma maggior sicurezza) => dopo la morte di Berengario nel 924 la corona imperiale

rimase vacante.

Ad Alberico successe Ottaviano (figlio) che divenne papa come Giovanni XII, appena sedicenne.

Questi accettò di incoronare imperatore Ottone nel 962 (l’anno dopo Ottone sottopose il papa al

giudizio di un sinodo che lo dichiarò decaduto).

OTTONE DI SASSONIA E LA RESTAURAZIONE DELL’IMPERO

- Quando Ottone I eredita il regno di Germania da Enrico l’Uccellatore il territorio è articolato in vari

ducati (Franconia, Sassonia, Svevia, Baviera e Lorena). Attenzione: con il suo operato Ottone

inglobò anche il regno d’Italia.

Ottone volle rendere effettiva la sua autorità su tutti e 5 i ducati => stroncò le rivolte di richiesta di

autonomia da parte dei duchi (al fratello Enrico, che aveva capeggiato una di queste rivolte,

assegnò la Baviera).

Ottone andò gradualmente sostituendo i duchi e i maggiori funzionari pubblici con dei membri

della sua famiglia, anche se ci furono comunque ribellioni da parte di questi.

- Ottone godette dell’appoggio costante dei vescovi = lui li rese signori territoriali (disponevano di

nuclei armati) e in cambio ottenne maggior disciplina nei loro comportamenti.

- La Chiesa tedesca era impegnata in attività missionarie (soprattutto tra le popolazioni slave ancora

pagane).

- Il re sceglieva vescovi e abati che investì di cariche pubbliche e funzioni spirituali + incoraggiava la

ripresa degli studi => il re era Capo della Chiesa tedesca.

Molti considereranno tutto questo (incluso l’incoronazione del 962) come la restaurazione dell’impero di

Carlo Magno (entrambi miravano all’universalismo dell’antica Roma e nella missione di protettori della

Cristianità e del papato).

LA POLITICA ITALIANA DEGLI OTTONI

- Ottone I rimase in Italia 4 anni (vd discesa per incoronazione italiana nel 961 e poi per

incoronazione imperiale) = tentativo di risollevare le condizioni del papato. Papa Giovanni XII (il

papa che appena sedicenne aveva incoronato Ottone I) era stato deposto (vd Ottone I che lo aveva

sottoposto ad un sinodo che lo aveva dichiarato decaduto) => Ottone I si attribuì il diritto di

giudicare l’eletto papa prima della consacrazione (“Privilegium Othonis, 962”).

- Nel 966 Ottone scese nuovamente in Italia e vi rimase per altri 6 anni = fece incoronare imperatore

il figlio (Ottone II). In questa occasione cercò di imporre la sua autorità sull’Italia meridionale =>

avviò delle trattative con l’imperatore bizantino Niceforo Foca (invio a Costantinopoli

dell’ambasciatore Liutprando di Cremona), ma fu un fallimento.

Ottone I replicò il tentativo di trattative con il nuovo imperatore Giovanni Zimisce => Giovanni

riconobbe a Ottone il titolo imperiale, assentì alle nozze fra Ottone II e la principessa Teofane

(insieme avrebbero regnato sui territori bizantini nell’Italia meridionale), 972.

- La costruzione politica realizzata da Ottone I in Germania resistette grazie ai vescovi; tuttavia il

fatto che Ottone avesse trascorso ben 10 anni in Italia aveva concesso ai duchi di Lorena, Svevia e

Baviera di acquisire maggiore indipendenza => per Ottone II fu difficile vincerne le resistenze.

- Dopo la morte di Ottone (973) l’aristocrazia romana aveva ricominciato a imperversare = uccisione

di Benedetto VI (papa filoimperiale) + scelta di Bonifacio VII come successore.

Intanto i principi longobardi di Benevento e Capua (che si erano dichiarati vassalli di Ottone I)

avevano ripreso libertà di movimento + Saraceni facevano ancora scorrerie + i Bizantini non

volevano rispettare i patti matrimoniali.

 Ottone II prepara una campagna verso l’Italia meridionale. Venne sconfitto dai Saraceni a Stilo

(Calabria) e per poco non fu catturato, siamo nel 982. L’anno dopo morì.

- L’erede era Ottone III, sotto la tutela di Teofane e poi di Adelaide (nonna). All’età di 16 anni la

tutela cessò. Ottone III cercò di dare un carattere universale all’impero e di creare un forte legame

fra regno e sacerdozio (vd intenti Ottone I) => nominò come pontefice Gerberto d’Aurillac (parente

di Ottone e cappellano di corte) = Silvestro II + si trasferì a Roma. Voleva anche sottomettere tutte

le potestà terrene, comprese le monarchie che erano indipendenti (= restaurazione potere

imperiale), ma non riuscì a farlo: in Germania l’aristocrazia era scontenta dato che l’imperatore non

si interessava dei problemi del paese + in Italia i feudatari non erano contenti della scelta di Ottone

di vivere lì (volevano essere indipendenti) + aristocrazia romana scontenta in quanto non poteva

più influire sul papato.

 Rivolta feudatari italiani (guidati da Arduino d’Ivrea), 999 + rivolta Romani, 1001 => Ottone

deve lasciare la città. Muore nel 1002 senza eredi diretti.

ARDUINO D’IVREA PRIMO RE NAZIONALE?

- A Ottone III succede Enrico II: abbandona i progetti di potere universale e cerca i fronteggiare i

problemi tedeschi = le richieste di indipendenza e la pressione degli Slavi sulle frontiere. Per riuscire

nel suo intento egli si appoggiò ai vescovi, ai quali fece ampie concessioni.

Enrico II si preoccupò di combattere la rilassatezza dei costumi del clero e dei monaci (vd

movimenti di riforma).

- Intanto a Roma l’aristocrazia si stava muovendo => a Pavia viene incoronato re Arduino d’Ivrea,

1002. Rimaneva però la feudalità ecclesiastica che appoggiava la monarchia tedesca.

Enrico II valica le Alpi, sconfigge Arduino e ottiene a Pavia la corona di re d’Italia (premessa per

quella imperiale).

IL POTERE LOCALE E L’EMERGERE DI NUOVI CETI

- 1014: Enrico II si fa incoronare imperatore da Benedetto VIII. Questo papa fa parte della famiglia

dei conti di Tuscolo, infatti, al tempo di Enrico II, questa famiglia aveva conquistato il soglio

pontificio contendendolo agli imperatori => prova del fatto che appena i tedeschi si allontanavano

le tendenze autonomistiche locali riemergevano.

- In Italia non si erano formati grandi principati territoriali che potessero coordinare le forze signorili

locali. Infatti i re che c’erano stati, anche se deboli, avevano continuato l’attività militare,

condizionando le strategie politiche delle famiglie aristocratiche + per un secolo e oltre c’erano

state incursioni saracene e ungare e questo aveva portato a costruire moltissimi castelli (=>

dominazioni territoriali minori) + le città avevano conservato vitalità (vd politica ottoniana di

appoggio ai vescovi).

- I vescovi dovevano per forza cercare il consenso dei cittadini per poter operare (anche se

l’intervento di imperatori e potenti famiglie faceva spesso venir meno l’elezione del vescovo fatta

da clero e popolo congiuntamente) + i cittadini sostenevano i vescovi perché i poteri che essi

esercitavano (concessi da imperatori e re d’Italia) permettevano maggiore libertà di movimento e

un coinvolgimento maggiore dei cittadini nella vita politica, rispetto a quando avveniva nelle

campagne.

Es. di Milano: l’arcivescovo Ariberto d’Intimiano si trovò, come altri grandi feudatari (“capitanei”),

in contrasto con i suoi valvassori (“miles secundi”) che volevano trasmettere ai loro eredi i feudi.

Era una prassi diffusa, ma i grandi feudatari cercavano di contrastarla per frenare la crescita della

nobiltà minore (vd Alta Italia = c’era il feudo lombardo che era divisibile fra gli eredi). Siamo negli

anni ’30 del 1000.

 Corrado II (imperatore dopo Enrico II, proveniente dalla casa di Franconia) approfitta del

conflitto per riaffermare in Lombardia l’autorità imperiale => scende in Italia, si schiera dalla

parte dei valvassori (anche se l’alta nobiltà era filoimperiale) ed emana la “Constitutio de

feudis” (1037) = si assicura l’ereditarietà ai feudi minori e il ricorso al tribunale imperiale contro

gli abusi dei grandi feudi.

Corrado II decise di deporre l’arcivescovo Ariberto. Ariberto venne però supportato dai

Milanesi (gli esponenti della nobiltà minore e i nuovi ceti artigiani e commercianti volevano

contrastare l’aggressione all’intera città, si tratta dei ceti che, con il Comune, gestiranno il

governo locale).

 Corrado dovette rinunciare.

SPLENDORE E DECLINO DI BISANZIO

LA GRECIZZAZIONE DELL’IMPERO

- Fine 700: l’impero bizantino è stato ridimensionato dagli attacchi di Arabi, Slavi e Bulgari =>

estensione = Asia, meno della metà dell’attuale Turchia, Tracia orientale (Europa) + Atene,

Patrasso, Corinto (Grecia) + territori dell’Italia meridionale che erano stati sottratti ai Longobardi.

 Alla fine l’impero era 1/3 di quello dei tempi di Eraclio (600).

- A metà 800 l’impero reagì e iniziò a riprendersi alcuni territori: vd rinnovamento organizzazione

statale = riforma amministrazione provinciale con creazione di temi e concentrazione poteri civili in

mano allo stratega => si volevano radicare nel territorio i soldati (stratioti) rendendoli colonizzatori

e anche proprietari delle terre che difendevano (le trasmettevano ai figli con l’obbligo di prestare

servizio militare) + si favorì la formazione di una piccola proprietà di contadini liberi (base

economica e finanziaria dello Stato = vivevano in comunità di villaggio che costituivano unità

amministrative e fiscali => erano tutti insieme responsabili del pagamento delle tasse e anche di

eventuali evasori).

- L’impero bizantino fu costretto a rinunciare alle pretese di dominio universale => acquisì carattere

orientale = la lingua latina (fino ad allora lingua ufficiale) venne sostituita dal greco => i termini

latini per definire l’imperatore vennero sostituiti con “basileus”.

Venne superato il diritto romano e introdotte consuetudini orientali + vita civile e religiosa

divennero sempre più legate (anche qui c’è l’impronta orientale).

- Le città costiere continuarono con le loro attività commerciali e produttive => circolazione

monetaria. Spesso le città delle province periferiche godevano di ampia autonomia (la necessità di

difesa aveva implicato il coinvolgimento delle forze locali) => non venne del tutto applicata la legge

con cui Leone VI abolì le autonomie municipali (concentrazione poteri nei funzionari pubblici).

LA CONTROVERSIA SUL CULTO DELLE IMMAGINI

- Controversia iconoclasta = lotta contro il culto delle icone (= tavole di legno, prodotte dai

monasteri, su cui erano effigiate immagini sacre).

Si tratta di un movimento partito dalle province orientali dell’impero (influenzate da Islamismo e

Giudaismo => sensibili alle accuse di idolatria di musulmani ed ebrei, contrari alla raffigurazione

delle divinità sotto sembianze umane). Si tratta di province in prima linea contro gli attacchi

all’impero => stavano rivendicando una maggiore autonomia dal governo centrale.

- Nel 717 sale al trono Leone III l’Isaurico; egli proibisce il culto di tutte le immagini, sia di quelle

riprodotte su tavole di legno sia quelle presenti in affreschi e mosaici e ne ordina la distruzione

(726). Si oppongono il patriarca di Costantinopoli e papa Gregorio III (scomunica l’imperatore e i

suoi sostenitori). L’intento della scelta di Leone III era quello di rafforzare l’unità dello Stato,

accogliendo le richieste delle province orientali, e indebolire i monaci che erano troppo

indipendenti dal potere imperiale e influenzavano il popolo fomentando il culto delle icone.

- Costantino V continuò a lottare contro Arabi e Bulgari e a colpire i monaci ribelli.

 Gli imperatori isaurici cercavano il consenso delle province orientali perché avevano capito che

il destino dell’impero si giocava su quel fronte (le province orientali erano fondamentali nella

lotta contro gli Arabi). Riuscirono a bloccare l’avanzata araba e ad arrestare la crisi dell’impero.

LA FINE DELL’ICONOCLASMO E LE OSCILLAZIONI DELLA POLITICA SOCIALE

- L’imperatore successivo fu Costantino VI, preceduto nella reggenza dalla madre Irene che poi lo

fece uccidere (divenendo di nuovo lei imperatrice). In questo periodo fu nominato patriarca un

iconodulo (= favorevole al culto delle immagini), siamo nel 784.

- Nel 787 il Concilio di Nicea (ultimo concilio riconosciuto da tutta la Cristianità) condannò

l’iconoclasmo come eresia.

Irene intanto era fortemente contrastata nell’impero e non veniva riconosciuta dal papato (è

questo a fornire il pretesto per l’incoronazione di Carlo Magno). Irene venne poi deposta e Carlo

Magno dovette attendere l’812 per vedere il suo titolo imperiale riconosciuto da Michele I.

- Dopo Michele I abbiamo Leone V e con lui ritorna al potere la corrente iconoclasta (si parla di

“secondo iconoslasmo”).

Alla fine Michele III si richiamò al Concilio di Nicea e riaffermò la liceità del culto delle immagini

(843); si tratta di un evento celebrato ancora oggi come festa del trionfo dell’ortodossia sull’eresia.

- Intanto la pressione araba diminuiva => ripresa della grande proprietà terriera ad opera degli

esponenti della burocrazia della capitale, dell’alto clero e dei grandi mercanti. Entravano quindi in

crisi i piccoli proprietari terrieri (stratioti o contadini liberi) che in passato avevano lottato negli

eserciti e avevano contribuito all’apparato produttivo.

L’imperatore Romano Lecapeno e successori si resero conto di tutto ciò e emanarono delle leggi in

difesa della proprietà degli stratioti e dei contadini liberi (in caso di vendita delle loro terre erano

favoriti i vicini non grandi proprietari e veniva controllata la congruità del prezzo pagato e si

annullavano gli acquisti irregolari).

Il problema è che il processo di indebolimento dei piccoli proprietari nasceva da profonde

motivazioni sociali => nonostante la protezione della legge i contadini preferivano cedere le loro

terre a un potente e mettersi sotto la sua protezione (come in Occidente).

- L’imperatore Niceforo Foca era esponente di una grande famiglia aristocratica e iniziò ad emanare

leggi a favore dei potenti; i suoi successori ripresero la politica antinobiliare e vietarono la cessione

all’aristocrazia fondiaria dei beni dei piccoli proprietari => rivolte nobiltà di provincia.

I provvedimenti non riuscirono ad impedire la diffusione dei rapporti di dipendenza personale.

I rapporti di dipendenza non erano come quelli occidentali: le campagne bizantine erano collegate

con il mercato locale e internazionale e quindi le città (luoghi di residenza di molti proprietari)

stimolavano l’attività delle famiglie contadine + esisteva un apparato pubblico efficiente e quindi lo

stato era presente.

 Non c’è il trasferimento dei poteri ai signori che c’era nelle campagne europee.

IL RAFFORZAMENTO DEL POTERE IMPERIALE E LA RIPRESA

DELL’ESPANSIONE TERRITORIALE

- La posizione dell’imperatore bizantino si era andata rafforzando dai primi decenni del 700; imperatore =

rappresentante di Dio sulla terra, capo dell’esercito e dell’amministrazione, garante della giustizia e della

pace, difensore della Chiesa e della fede. L’imperatore decideva dell’elezione del patriarca (lo poteva

deporre) e legiferava in materia di fede (vs movimenti eretici).

 Il legame Stato-Chiesa era più stretto che in Occidente; infatti non ci furono quasi mai conflitti laceranti

(la compenetrazioni tra i due poteri era comunque all’insegna dell’egemonia di quello imperiale).

- Gli esponenti della dinastia imperiale macedone potenziarono la marina militare: Romano Lecapeno

riconquistò il centro strategico di Edessa (943 ca) + Niceforo Foca riottenne Creta, Aleppo e buona parte della

Siria + Giovanni Zimisce recuperò Libano e Palestina. Ci furono successi anche in Italia => venne creato un

catepanato con sede a Bari.

- Contro i Russi, le popolazioni delle pianure sarmatiche (Peceneghi e Cumani) e quelle slavo bulgare dei

Balcani si alternarono vittorie e sconfitte. Il re dei Bulgari Simeone aveva assunto il titolo di zar e voleva

annettere l’intero impero bizantino per creare uno Stato bulgaro-bizantino. Romano Lecapeno diede vita a

una rete di alleanze che lo portarono ad accerchiare i Bulgari insieme a Serbi, Croati e Russi.

 Alla fine Simeone si accontenta del titolo di basileus dei Bulgari.

- I successori di Simeone tentarono varie volte di riprendere l’iniziativa. Vennero sconfitti definitivamente nel

1014 dall’imperatore Basilio II (Bulgaroctono = sterminatore dei Bulgari).

 Bisanzio ha ripreso il controllo di tutta l’area balcanica; questa parte dell’impero venne riorganizzata a

livello religioso e amministrativo = organizzazione in temi + la Chiesa bulgara (prima eretta in patriarcato

e fortemente autonoma) fu trasformata in archiepiscopato e sottomessa al patriarca di Costantinopoli.

LA CONCORRENZA E LO SCISMA TRA CHIESA GRECA E CHIESA ROMANA

- Prima che la Chiesa bulgara venisse riorganizzata dall’impero bizantino, re Boris aveva cercato di

mantenerla autonoma rispetto a Bisanzio, stringendo patti con Roma.

In quel momento (seconda metà 800) il patriarca di Costantinopoli era Fozio (nominato da Michele

III dopo la deposizione del predecessore Ignazio); questo patriarca non era stato riconosciuto dal

papa Niccolò I => Fozio decise di richiamarsi alla “disputa del Filioloque” (in Occidente nella recita

del Credo si professava la dottrina della derivazione dello Spirito Santo dal Padre e anche dal Figlio,

ma questa dottrina non corrispondeva al consiglio di Nicea del 325 = lo Spirito Santo deriva solo dal

Padre) => il papa viene fatto scomunicare dal concilio riunito in Costantinopoli, siamo nell’867.

Il concilio (869-870) decise però anche la deposizione di Fozio + si decise la sottomissione della

Chiesa bulgara al patriarca di Bisanzio. Queste decisioni erano state caldeggiate dall’imperatore

Basilio I che voleva arrivare a un compromesso con il papato (per questo si decise la deposizione di

Fozio).

- La tensione fra Roma e Costantinopoli si smorzò con la crisi del papato nel 900 e si riaccese quando,

a inizio 1000, superò la crisi. Nuovi problemi: matrimonio dei preti (diffuso nell’impero bizantino e

vietato in Occidente) e uso pane lievitato nella celebrazione dell’Eucarestia (diffuso in Occidente e

vietato nell’impero bizantino).

- Metà 1000: a Roma c’è Leone IX (attivo nella restaurazione dell’autorità papale e che aveva

rivendicato al Concilio di Reims, 1049, il primato della sede romana nella Chiesa universale), a

Costantinopoli c’era il patriarca Michele Cerulario (oppositore del primato papale che aveva

ordinato la chiusura delle chiese di rito latino, perché per l’Eucarestia si usava pane lievitato). Oltre

a questo rimaneva il problema del “Filioloque”.

Per non far precipitare il tutto da Roma venne inviata una delegazione per appianare i contrasti

(Costantino V, imperatore bizantino, si era impegnato affinché la situazione non degenerasse). Il

problema fu che la delegazione era guidata da Umberto di Moyenmoutier (monaco e cardinale di

Silva Candida), molto intransigente => alla fine i legati del papa decidono la scomunica del patriarca

Cerulario e lo stesso fece lui con loro.

 Scisma (1054).

- Lo scisma non fu avvertito come traumatico = si pensava a un conflitto risolvibile con il tempo come

lo erano stati i precedenti.

- Ciò che aggravò il conflitto fu l’orientamento monarchico che il papato assunse fra 1000 e 1100 => i

teologi bizantini dissero che la Chiesa di Roma si stava allontanando dall’ortodossia e stava

mettendo in discussione l’assetto dei primi concili ecumenici (idea di una Chiesa raccolta intorno ai

principali patriarcati e non sviluppata in senso monarchico).

ECONOMIA URBANA E PRODUZIONE ARTISTICO-CULTURALE

- 800/900: ripresa attività produttive e commerciali bizantine (Costantinopoli era il centro

commerciale e produttivo di tutto il Mediterraneo).

Forte controllo dello Stato ovunque, vd “Libro dell’eparco” (fine 800/primi 900) = troviamo scritto

che tutti i mestieri erano organizzati in corporazioni e operavano sotto controllo delle autorità

statali (regolavano prezzi di vendita prodotti). Alla lunga questa organizzazione impedì lo sviluppo

delle attività economiche => gli operatori locali si indeboliranno rispetto alla concorrenza straniera

(soprattutto Veneziani).

- Intensa attività artistica e culturale a Costantinopoli. Leone VI mise in atto una revisione del diritto

di Giustiniano e venne pubblicata una raccolta di leggi in 60 libri (i “Basilici”), scritti in greco

moderno.

L’INZIO DEL DECLINO E IL COSTOSO AIUTO VENEZIANO

- 1056, fine dinastia macedone + lotte per potere fra alta burocrazia e nobiltà della capitale vs

aristocrazia fondiaria provinciale. Vinse l’aristocrazia fondiaria => politica non più a sostegno della

proprietà contadina e concessione privilegi ai signori fondiari (no pagamento tasse).

Le risorse finanziarie dello Stato si esaurivano e la corte sprecava.

La pressione alle frontiere aumentava e serviva arruolare truppe mercenarie (infatti con la rovina

dei piccoli proprietari terrieri era cessato l’apporto militare degli stratioti).

- Oriente: minaccia dei Turchi selgiuchidi (avevano conquistato Baghdad). A Baghdad risiedeva il

califfo della dinastia abbaside che aveva poteri limitati (vd frantumazione impero arabo in varie

formazioni politiche). Una volta avvenuta la conquista selgiuchida il califfo rimaneva solo a livello

formale e il potere era di Tughril Beg, cioè del capo dei conquistatori (= sultano). Il sultano e i

successori attaccarono i Fatimiti egiziani e le altre entità politiche musulmane => vennero

ripristinati l’antico impero e la sua unità religiosa.

Una volta conquistata Gerusalemme (1070) ci fu lo scontro con i Bizantini (1071).

 L’imperatore Romano IV Diogene venne sconfitto a Manzicert (Armenia).

Quando sale al trono Alessio Comneno all’impero bizantino resta un territorio corrispondente a ¼

dell’attuale Turchia.

- I Normanni espulsero i Bizantini dall’Italia e, una volta conquistata Durazzo (Albania), vanno verso

Costantinopoli.

Alessio Comneno capisce che non può farcela da solo => chiede aiuto a Venezia.

I Veneziani sconfiggono i Normanni in mare, ma chiedono un enorme compenso = si fanno

concedere con un diploma imperiale vari privilegi (crisobolla del 1082) => i Veneziani possono

commerciare liberamente in tutte le città dell’impero senza pagare dazi o tasse (che continuavano

a gravare sugli operatori locali).

 I Veneziani diventano arbitri della vita economica imperiale e si impossessano delle risorse

finanziarie => svalutazione moneta bizantina e aumento pressione fiscale => i contadini, per

sottrarsi al fisco, cedono le loro terre ai signori.

 L’aristocrazia delle province prospera, mentre l’impero diventa un’appendice di Venezia.

INCREMENTO DEMOGRAFICO E PROGRESSI DELL’AGRICOLTURA

NELL’EUROPA DEI SECOLI XI-XIII.

L’AUMENTO DELLA POPOLAZIONE

- Seconda metà 1000 l’Occidente va alla conquista dell’Oriente (non accadeva dal tempo dei

Romani), vd Normanni e Veneziani.

- Nel nuovo millennio vengono ampliate le terre coltivate attraverso dissodamento, disboscamento e

bonifica + ripopolamento città (centri di scambio e produzione) + aumento prezzi prodotti agricoli

che vengono commerciati nelle città + le famiglie nobili contano più membri + il possesso fondiario

è sempre più frantumato (diviso fra più figli) + aumenta la durata media di vita + vennero fondati

nuovi villaggi (aumentava la popolazione).

- L’aumento della popolazione era iniziato prima, ma poi frenato dalle devastazioni di Ungari,

Saraceni e Normanni. A metà 900 finiscono le invasioni e la popolazione ricomincia a crescere.

Possiamo fare delle stime in merito all’Inghilterra grazie al Domesday Book (censimento ai fini

fiscali di tutti gli abitanti del regno, compilato fra 1080 e il 1086); da questo documento,

confrontato con i dati del 1300, si evince che in 200 anni la popolazioni risulta triplicata.

- Italia: molto più popolata nell’Alto Medioevo rispetto ad altri paesi => c’erano meno terre da

mettere a coltura => si stima che qui la popolazione sia solo raddoppiata fra il Mille e l’inizio del

Trecento.

L’AMPLIAMENTO DELLO SPAZIO COLTIVATO E DEL POPOLAMENTO

RURALE

- Italia e Francia, regioni più densamente popolate, non avevano enormi distese boschive o incolte,

cosa che invece accadeva nell’Europa centro-orientale => l’estensione delle coltivazioni era a spese

delle zone incolte che costituivano parte integrante delle curtes e dei territori dei villaggi => no

spostamenti popolazione e dissodamento come risultato di un contratto fra il proprietario terriero

e il coltivatore (il primo concedeva terra, sementi e vari materiali per avviare l’attività, mentre il

secondo pagava un canone in natura a partire dal momento in cui la terra iniziava a produrre). Si

iniziò a mettere questi accordi per iscritto e questi patti agrari furono adottati da enti ecclesiastici e

monasteri (per quanto riguarda i patti sottoscritti dai proprietari laici probabilmente la

documentazione ha subito gravi perdite). I signori laici tentavano di attirare coloni in zone

disabitate per valorizzarle e per accrescere il numero di uomini soggetti alla loro giurisdizione.

Per colonizzare una terra occorreva trasferirvi un alto numero di contadini che davano vita a nuovi

villaggi (spesso fortificati) = villenuove/borghi franchi.

- I signori concedevano vari privilegi ai contadini per invogliarli = es. esenzioni fiscali e garanzie

giudiziarie (es. diritto di essere giudicati nel borgo e dai giudici espressi dalla comunità).

- I nuovi ordini monastici (cistercensi e certosini, fondati nel 1100) volevano riscoprire lo spirito

originario della regola benedettina ed erano insofferenti verso le ricchezze delle grandi abbazie =>

si rifugiano in territori spopolati in cui devono provvedere da sé al proprio sostentamento. Presto

iniziarono a lasciare i lavori pesanti a conversi (= monaci che restavano laici) => intorno ai

monasteri sorgono villaggi di contadini che lavorano sotto la protezione dei monaci => si arriva a

condizioni di ricchezza simili a quelle del monachesimo tradizionale.

- Non tutta la popolazione impegnata nella colonizzazione viveva in villaggi: nelle aree urbanizzate la

messa a coltura di terre incolte e l’introduzione di coltivazioni più redditizie comportavano la

costruzione di dimore per i contadini sparse per i campi. La maggior parte delle volte erano case in

legno che il contadino smontava e portava altrove alla fine della locazione, in altri casi invece

l’affittuario doveva lasciare la casa in piedi.

- In alcune zone le famiglie contadine venivano impiegate per il dissodamento e la bonifica e poi si

spostavano, in altre la casa colonica diventava centro di un’azienda agraria, nata dall’accorpamento

di un certo numero di terre (non più come nell’Alto Medioevo: terre disseminate in zone a diversa

vocazione produttiva). Nel Trecento si parlerà di poderi.

- Attenzione: i progressi in ambito agricolo non sono continui (nuovi villaggi spesso comparivano

quando la terra messa a coltura si rivelava poco produttiva).

LE GRANDI OPERE DI COLONIZZAZIONE

- Germania: paese con forte politica espansionistica (al suo interno, verso il Baltico e verso i territori

slavi oltre l’Elba).

I principi territoriali incoraggiarono con privilegi e carte di libertà i contadini disposti a impegnarsi

nella valorizzazione delle loro terre. Spesso per reclutare i contadini si ricorreva a degli intermediari

(“incettatori di uomini”) che in cambio ottenevano terre e diritti signorili.

I principi territoriali diedero vita a una forte espansione verso Oriente.

- Dopo il regno di Lotario di Supplimburgo (durante il quale l’espansionismo tedesco superò l’Elba,

siamo fra il 1125 e il 1137), ci fu una crisi interna del mondo tedesco dovuta alla lotta fra Guelfi e

Ghibellini + sollevazione degli Slavi (distruzione di villaggi, monasteri e castelli) => occorre poi

riprendere tutto da capo.

- Alla fine, verso la fine del 1100, si arriva al Baltico = conquista, colonizzazione, evangelizzazione

forzata = cancellazione dell’esistenza slava.

- Altre ondate verso Slesia, Boemia e Austria (Vienna viene fondata nel 1018 e diventa capoluogo

della Marca orientale + creazione ducato di Carinzia).

L’EVOLUZIONE DELLE CAMPAGNE

- Era l’incremento demografico a rendere necessario intraprendere opere di dissodamento che

avrebbero dato frutti solo dopo anni. Un’altra motivazione era quella di migliorare le condizioni di

vita e sottrarsi al potere dei signori fondiari (soprattutto in Germania).

- I flussi migratori portarono a delle conseguenze anche nelle terre di origine degli emigranti: i signori

delle terre devono evitare la partenza dei contadini => provvedimenti polizieschi e, poi,

patteggiamenti con comunità contadine (ottenevano dai padroni diritti simili a quelli che i nuovi

coloni ottenevano nelle terre lontane) = riconoscimento di usi e consuetudini locali + gestione in

proprio dei servizi di interesse comune (es. riscossione imposte e polizia campestre).

 I cambiamenti subiti dalla “curtis” furono più significativi dove erano più forti le sollecitazioni

del mercato contadino, meno forti nelle zone meno urbanizzate.

 Si andava riducendo la riserva patronale ed estendendo l’area di gestione diretta dei coltivatori

+ si riduceva il numero delle prestazioni d’opera (potevano dedicare più tempo alle terre e

meno alla riserva patronale => producevano di più => potevano pagare canoni in denaro che

sostituivano le corvees).

I signori disponevano di nuove entrate e potevano usarle per migliorare il tenore di vita (si

rifornivano di prodotti di lusso nel mercato cittadino) o per accrescere la produttività della

parte residua di riserva padronale ricorrendo al lavoro salariale.

- Con l’aumentare della libertà d’iniziativa aumentavano anche le differenziazioni: i più

intraprendenti potevano accrescere la produzione e dominare intere curtes.

I PROGRESSI DELL’AGRICOLTURA

- In questo periodo raggiunsero larga diffusione delle tecniche agrarie prima poco utilizzate: tecniche

di aratura capaci si smuovere terreni pesanti (uso aratro pesante = incide più in profondità il

terreno, ma per azionarlo serve un traino animale più numeroso, almeno 4 buoi).

- Viene abbandonata la bardatura (cinghia di cuoio tenero che stringeva l’animale alla gola e gli

ostacolava la respirazione) e si inizia ad utilizzare il collare rigido che poggia sulla spalla del bue (ora

può respirare regolarmente). Questo sistema di bardatura permise di utilizzare anche il cavallo

nelle operazioni di aratura.

Per impiegare il cavallo era però necessario iniziare a usare la ferratura dello zoccolo (fino ad allora

solo per i cavalli da guerra, vista la scarsa disponibilità e il costo del ferro). Nel 1000 iniziano ad

essere sfruttate maggiormente le miniere e quindi il costo del ferro diminuisce => esso è disponibile

anche per gli attrezzi agricoli e per la ferratura dello zoccolo.

Attenzione: l’uso del cavallo in agricoltura non fu unilaterale, anche perché il costo del cavallo e del

suo mantenimento rimanevano alti + i foraggi erano scarsi (difficoltà superata con l’uso della

rotazione triennale).

- Rotazione triennale = il campo veniva diviso in 3 parti = una per la semina autunnale del frumento,

un’altra per la semina primaverile di avena, orzo e legumi, un’altra per il riposo (maggese).

 La superficie improduttiva si riduceva a 1/3 del campo + la produzione veniva diversificata (=>

un cattivo raccolto in primavera non riduceva il contadino alla fame perché c’era anche il

raccolto estivo).

 C’era più avena e questo permetteva di tenere più cavalli + la disponibilità di fave e piselli

rendeva l’alimentazione contadina varia e ricca di vitamine.

 La varietà della colture riduceva l’impoverimento del terreno => poteva passare meno tempo

fra una semina e l’altra.

DUE MODELLI DI AGRICOLTURA

- La rotazione triennale era di più difficile adozione nell’Europa mediterranea (motivi climatici:

primavere brevi e asciutte).

 Si formano due diversi modelli di agricoltura:

 Europa centro-settentrionale = rotazione triennale, uso dell’aratro pesante e dei campi

aperti (strisce di terra lunghe un centinaio di metri).

 Europa mediterranea: rotazione biennale, aratro leggero, forte individualismo agrario,

campi di forma quadrata e spesso chiusi.

Qui l’aratura era più superficiale => era necessario integrarla con il lavoro dell’uomo.

- Aumentò ovunque la produttività del suolo.

- Dal momento in cui non fu più possibile rispondere all’incremento della popolazione e alla richiesta

crescente di derrate alimentari con la dilatazione dello spazio coltivato le carestie si diffusero.

- L’agricoltura medievale non andò oltre ai risultati che vediamo a causa soprattutto della scarsità di

concime: il letame utilizzato era scarso perché gli animali non erano allevati in recinti/stalle, ma allo

stato brado. Si erano inoltre ridotti i prati per la coltivazione dei cereali => non era possibile

aumentare l’allevamento e quindi la produzione di residui organici da usare come concime.

LA RIPRESA DEL COMMERCIO E DELLE MANIFATTURE

CARATTERISTICHE DEL COMMERCIO NELL’ALTO MEDIOEVO

- L’Europa si era fortemente ruralizzata nell’Alto Medioevo, ma comunque né nelle grandi aziende

agricole, né nei villaggi rurali era stato possibile produrre tutto quello che serviva per il

sostentamento.

- Le popolazioni più attive erano quelle che si trovavano nei punti di incontro fra aree economiche

diverse: Veneziani (collegamento fra Bisanzio e Europa centrale), Amalfitani (collegamento fra

l’Italia centro-meridionale e mercati bizantini e arabi), Frisoni (scambio dei prodotti delle regioni

interne della Germania con quelli delle regioni del Nord), Vichinghi (collegamento fra il Baltico e i

mercati bizantini e arabi).

- Ebrei = unico popolo che nell’Alto Medioevo ebbe commercio di portata intercontinentale.

LA FORMAZIONE DI UN SISTEMA ECONOMICO UNITARIO

- 900: si amplia il ceto dei mercanti di professione + le fiere diventano più importanti (non più solo

locali).

 Si forma una circolarità di rapporti tra i vari segmenti del commercio altomedievale.

- Rimangono distinte due grandi aree commerciali:

 Mediterranea: settore con centro a Costantinopoli, settore musulmano, settore occidentale

cristiano. Grazie a Venezia e Amalfi questi settori sono collegati da rotte marittime.

 Nordica: settore atlantico+ settore formato dal Baltico, dal mare del Nord e dal canale della

Manica.

Tra il 1000 e il 1100 aumentano i collegamenti fra le due aree (rotte marine + itinerari

fluviali e terrestri).

- Fiere di Champagne = fiere che durante l’anno si succedevano in località fra loro vicine in Francia. I

conti di Champagne garantirono la pace nella regione e fornirono ai mercanti delle scorte armate,

delle agevolazioni fiscali. A metà Duecento queste fiere decadono: Champagne venne incorporata

nel regno di Francia e quindi non era più tranquilla come zona + il ruolo di mercato permanente

veniva svolto da alcune città (es. Bruges, Firenze, Venezia, Genova etc.).

Queste fiere avevano svolto un ruolo simile a quello delle olimpiadi nel mondo greco = facevano

incontrare persone (mercanti) che avevano lingue, usi e costumi diversi => veniva costruito uno

spirito comune (che poi diremo europeo). I mercanti lombardi vi partecipavano introducendo

anche nuove tecniche finanziarie (es. sistema della compensazione = alla chiusura della fiera si

calcolava per ogni mercante la differenza fra crediti e debiti e il saldo veniva portato in pagamento

al successivo raduno).

- I marinai e i mercanti italiani più attivi erano i Veneziani (collegavano Alessandria d’Egitto con

Costantinopoli).

- Nel Duecento vennero create delle rotte marine fra Mediterraneo e mare del Nord (più

collegamenti fra area nordica e area mediterranea). Su queste rotte, che passavano dallo stretto di

Gibilterra e dalle coste dell’Atlantico, furono attivi da subito i Genovesi.

I MIGLIORAMENTI DEI TRASPORTI

- Miglioramenti tecniche che resero i viaggi più sicuri e gli investimenti nella costruzione di navi più

convenienti => venne ridotto il periodo invernale di inattività.

- Nel 1100 venne introdotta la bussola, nel Duecento si diffusero i portolani (guide per navigare

compilate da uomini di mare) + le carte nautiche.

- La maggior parte dei traffici continuava ad avvenire via terra; le strade non erano quelle del mondo

romano (dritte e ben lastricate), ma piuttosto percorsi accidentati. La rete viaria si andava però

infittendo.

LE MERCI DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE

- Dopo il 1000: aumento delle merci in circolazione (non più solo beni di lusso e facilmente

trasportabili, ma anche grossi quantitativi di generi alimentari). Molto del grano proveniva

dall’Italia meridionale (i dazi per l’esportazione saranno motivo di conflitto).

- Si esportavano in grandi quantità anche sale (es. da Sicilia e Sardegna) e vino (dalla Grecia, Rodi,

Cipro, Francia e Italia meridionale).

- Circolava anche materia prima per l’industria tessile e dei tessuti (le lane inglesi venivano usate per

i panni di prima qualità, mentre altre più scadenti venivano usate per prodotti a basso costo).

- C’era anche un mercato di schiavi (richiesti per i lavori domestici e per le truppe scelte di

mamelucchi da parte dei sultani).

IL RUOLO DEL MERCANTE

- Era difficile che pirati e briganti si impossessassero di grandi somme di denaro, perché durante i

lunghi viaggi si faceva uso della lettera di cambio (vd antico prestito a cambio marittimo, stipulato

davanti a un notaio = per una determinata somma presa in prestito in un certo luogo ci si

impegnava a restituire una somma equivalente altrove). La lettera di cambio veniva scritta dal

debitore a un suo corrispondente in una certa zona con l’ordine di pagare il suo debito a chi

presentasse la lettera o a un suo delegato, questo con un atto della procura poteva cedere il suo

credito a un terzo dal quale aveva acquistato delle merci altrove.

 Circolazione fiduciaria che permette di regolare i pagamenti attraverso la compensazione

(diminuisce l’uso della moneta per le operazioni di saldo).

- Per rendere la navigazione più sicura si utilizzavano dei convogli dello Stato + assicurazioni

marittime.

- Si iniziarono a diversificare gli investimenti (in una stessa operazione venivano coinvolti più

mercanti e persone che disponevano di denaro contante ma non erano in grado di commerciare)

=> forma di protezione = commenda = il mercante in procinto di partire per un viaggio di affari

(commendatario) raccoglie somme dai vari finanziatori che avrebbero poi partecipato agli utili o

alle perdite in relazione alla quota versata.

- Operatore economico: in alcuni affari è commendatario in altri finanziatore.

- Alla commenda si sostituì ad un certo punto la “societas maris” (contratto di compagnia) = in

questo caso la società che viene stipulata non vale solo per un viaggio, ma per più operazioni

commerciali che vengono messe a punto in un certo periodo. Si tratta di società già diffuse da

tempo per il commercio terrestre: erano società formate da varie compagnie che contribuivano con

quote diverse alla formazione del capitale sociale. Queste società iniziarono a sfruttare non solo i

capitali dei soci, ma anche il denaro che i risparmiatori privati vi depositavano (partecipavano agli

utili o avevano un interesse fisso).

 Le compagnie svolgevano un’attività bancaria: facevano prestiti ai cittadini privati e anche ai re

e ai pontefici. I prestiti fatti ai sovrani garantivano vantaggi commerciali.

Si parlerà di una vera e propria attività bancaria autonoma solo nel Quattrocento.

- All’inizio i mercanti si occupavano anche del cambio delle monete. Ma si tratta di un’attività che

diventerà autonoma e verrà svolta soprattutto da operatori italiani (soprattutto lombardi).

LA RIPRESA DELLA MONETAZIONE AUREA

- I nuovi mercati richiedevano il superamento del sistema monetario della libra d’argento (Carlo

Magno). Con il tempo avevano iniziato a battere moneta molti signori laici ed ecclesiastici => i

denari in argento in circolazione erano diversi. Monete così scandenti andavano bene per i piccoli

traffici locali, ma non per quelli internazionali per i quali si usavano monete d’oro arabe o bizantine.

Queste ultime persero di importanza con il declino di Costantinopoli => i mercanti dell’Europa

cristiana devono dotarsi di una moneta stabile e che possa circolare.

 Venezia conia il grosso d’argento, siamo nel 1202. Venne seguita da Firenze e altre città d’Italia

e Francia.

Si rimane comunque all’argento anche se il volume degli scambi richiedeva l’oro.

- In Occidente si era abbandonata la monetazione aurea perché l’oro scarseggiava + i sovrani europei

erano economicamente deboli rispetto a quelli bizantini e arabi.

- A inizio 1200 gli operatori economici delle città italiane dominavano i mercati europei e

mediterranei e c’era Federico II => lui riprende la coniazione dell’oro (1231) = si fa battere

l’augustale nel Regno di Sicilia.

ARTIGIANATO E ATTIVITÀ MANIFATTURIERE

- Gli artigiani c’erano sempre stati nelle città di origine romana. La loro attività aumentava con il

crescere della popolazione e con l’intensificarsi dei rapporti con le campagne circostanti (i contadini

trovano conveniente l’acquisto di manufatti sul mercato cittadino). Questi artigiani delle origini

sono fornai, macellai, fabbri etc.

- Alle forme tradizionali di artigianato si aggiunsero categorie che non lavoravano solo per la ristretta

clientela locale, ma per un mercato ampio => si iniziò a parlare di industria (anche se non si

realizzarono grossi impianti e non c’era grande concentrazione di operai).

- Il settore principale dell’industria medievale è quello tessile (lana e cotone). Attenzione: la fioritura

dell’industria della seta ci sarà solo con l’età moderna.

- La produzione della lana richiedeva da sempre vari passaggi per arrivare al prodotto finito (una

trentina); questi passaggi venivano da sempre distribuiti dal piccolo artigiano fra collaboratori e

famigliari. Quando il mercato si ampliò si rese necessario disporre di grandi quantità di materie

prime e attrezzi costosi => si passa ad una produzione basata sull’opificio decentrato.

 Il grande mercante divenne anche imprenditore capitalistico = promosse una specializzazione

produttiva = le numerose operazioni necessarie per produrre la lana vengono divise attraverso

gli agenti del mercante che consegnavano a varie botteghe le balle di lana greggia da lavorare.

Il prodotto veniva di volta in volta ritirato e portato ad altre botteghe che si occupavano delle

operazioni successive. Alla fine il prodotto veniva immesso sul mercato dal mercante-

imprenditore.

- Nelle città c’erano masse di operai, mentre negli opifici non si concentrava un gran numero di

lavoratori.

GLI ALTRI SETTORI PRODUTTIVI

- Lavorazione metalli, es. armaioli lombardi e, soprattutto, milanesi.

- Fabbricazione della carta. Era stata inventata in Cina e trasmessa all’Occidente dagli Arabi. Anche

questo divenne un fiore all’occhiello della produzione italiana (nel Duecento).

- L’industria dell’arte = intarsio di marma per ornamentazione, oreficeria, lavori in avorio industria

del vetro. Sempre Italia.

- Industria delle ceramiche artistiche. Italia.

In tutti questi ambiti la produzione è ancora in bottega.

- Costruzione di navi: qui servono impianti costosi e molti operai => qui la produzione è a livello

industriale.

LA BOTTEGA ARTIGIANA E LE CORPORAZIONI

- L’unità produttiva base a livello artigianale era la bottega (artigiano come titolare + famigliari,

collaboratori stabili, apprendisti e salariati). Gli apprendisti vivevano nella casa del maestro; molti,

non potendosi mettere in proprio, diventano salariati e quindi venivano assunti in altre botteghe

per periodi occasionali.

Il maestro era inserito a pieno titolo nella struttura economica e sociale della città => aveva

strumenti di partecipazione politica tramite le associazioni di categoria.

- Associazioni di categoria = corporazioni. Molti dicono che presentino tratti di continuità con

associazioni romane, bizantine o longobarde e carolingie; altri invece le collegano con le

associazioni religiose (confraternite); altri ancora le considerano una novità del 1100/1200.

Di queste associazioni facevano parte solo i maestri e, in posizione subordinata, i collaboratori e gli

apprendisti. I salariati erano esclusi, ma erano comunque soggetti ai tribunali delle corporazioni e

non potevano dare vita a propri organismi associativi.

 Le corporazioni avevano come obiettivo la tutela degli interessi dei maestri = rifornivano di

materie prime le botteghe degli aderenti, regolamentavano i salari, fissavano i prezzi per

impedire la concorrenza, controllavano la quantità e la qualità dei prodotti, provvedevano alla

mutua assistenza. Si tratta di vere e proprie confraternite: avevano tutte un cappella e alcune

anche un ospedale.

- Nei Paesi Bassi, in Germania e in Italia (centro-settentrionale) le corporazioni influenzavano le

scelte comunali + venivano loro riconosciute competenze politiche e amministrative.

LE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE

- Dal XI secolo viene usata l’energia idraulica, grazie all’invenzione dell’albero a camme (trasformò il

movimento circolare di una ruota in lineare alterno => azionamento meccanismi a scopo

industriale). Questo tipo di energia veniva usato per azionare macchine nel settore tessile, per la

lavorazione del ferro, per la concia delle pelli, per la produzione di carta e per la segatura del

legname.

- Duecento: filatoio a ruota e telaio orizzontale a pedale => accelerazione ritmi produzione tessile.

LO SVILUPPO DEI CENTRI URBANI E LE ORIGINI DELLA BORGHESIA

DALLA CITTÁ ANTICA ALLA CITTÁ MEDIEVALE

- Alto Medioevo: la funzione delle città fu marginale. L’urbanizzazione in età antica era stata di

diversa intensità in Occidente (massima in Italia e Francia meridionale, ma quasi inesistente in

Inghilterra) => nelle aree marginali dell’impero le città scomparvero, mentre altrove sopravvissero.

Il caso di Roma costituì un’eccezione. Nel caso delle città che sopravvissero fu rilevante la funzione

dei vescovi = la loro presenza in città la rendeva punto di riferimento delle popolazioni contadine

dei dintorni (l’organizzazione ecclesiastica delle campagne faceva capo alla chiesa cittadina a cui

bisognava recarsi per ricevere i sacramenti).

- Le città romane avevano avuto un ruolo economico modesto; erano soprattutto centri di consumo

più che di produzione e di scambi => ceto dirigente formato da grandi proprietari terrieri che si

dedicavano alla politica (le iniziative produttive e commerciali erano lasciate agli stranieri e ai

liberti).

Le città romane erano prive di cinta muraria e collegate con le campagne.

L’urbanesimo medievale mette al centro invece il ruolo della città come centro produttivo e

commerciale => anche se nei dintorni continuano a risiedere proprietari terrieri, sono numerosi gli

esponenti dei ceti produttivi. Questi creano vere e proprie organizzazioni e si affiancano nel

governo alle antiche classi dominanti.

L’URBANESIMO IN ITALIA MERIDIONALE

- Italia meridionale = punto di raccordo fra urbanesimo antico e medievale = qui le città erano

rimaste inserite nello spazio commerciale bizantino e musulmano.

- Espansione delle attività manifatturiere.

- Dal 900 il mercato locale è in mano ai mercanti locali, dato che si era esaurita la vecchia classe

mercantile formata da orientali.

- Fra i mercanti locali emergono gli Amalfitani che sono intermediari fra le regioni interne longobarde

e quelle costiere che erano ancora frequentate da mercanti bizantini. Questi ultimi vengono poi

(metà dell’800) soppiantati da relazioni dirette con Costantinopoli.

- Ci furono anche forti relazioni commerciali con i porti di Siria, Egitto, Tunisia e Sicilia = gli Amalfitani

erano interessati a stoffe e metalli preziosi, mentre gli Arabi richiedevano prodotti agricoli campani.

- La concorrente di Amalfi era Gaeta + Bari (nel 1087 batte i Veneziani e si impossessa delle reliquie

di san Nicola di Mira, nella città di Licia, attuale Turchia).

- Il ruolo delle città dell’Italia meridionale non fu nuovo rispetto al passato romano => continua il

predominio dell’aristocrazia fondiaria.

LE CITTÁ MARINARE DELL’ITALIA CENTRO-SETTENTRIONALE

- Venezia = si forma fra il 500 e il 600 in seguito al trasferimento nella laguna di abitanti di città del

Veneto che fuggivano durante l’invasione longobarda. Rimane nell’orbita politica bizantina, ma si

organizza in modo autonomo.

Nell’800 Venezia esporta giovani slave destinate agli harem dei sultani arabi in Grecia, Sicilia,

Tunisia ed Egitto + frequentazione con mercanti di Pavia e Cremona a cui vendono il sale.

La bolla d’oro (imperatore Alessio Comneno) 1082 sancisce che i mercanti veneziani hanno piena

libertà di commercio in tutte le città dell’impero bizantino; in cambio i mercanti promettevano

aiuto militare contro i Normanni.

- Pisa e Genova volevano liberare il tirreno dai saraceni = vengono cacciati nel 1015/16 dalla

Sardegna (entra sotto il controllo di Pisa).

I Pisani compiono incursioni in Sicilia e Tunisia, mentre i Genovesi attaccano la Spagna meridionale.

- Con la crociata del 1097-1099 Venezia, Pisa e Genova fondano colonie in Siria e Palestina

(conquistate dai cristiani). I mercanti italiani non erano d’accordo: avrebbero preferito portare

avanti piccoli conflitti e saccheggi così da poter continuare i commerci con i musulmani.

- Dopo un momento glorioso (XI secolo) il Tirreno iniziava ad essere piccolo per le città marinare

italiane => conflitto sempre più intenso. Alla fine Pisa elimina Amalfi (1137); a questo punto Genova

si prepara ad affrontare Venezia.

VESCOVI E CITTÁ

- La crescita di Venezia, Pisa e Genova si inquadra in una generale ripresa delle città europee. In Italia

meridionale non sorsero molte città nuove dopo il Mille perché ce ne erano già molte antiche.

- Nel 900 le città italiane sono sottratte al potere dei signori feudali e sono solo formalmente

sottoposte alla giurisdizione dei conti => sono i vescovi a svolgere le funzioni pubbliche. Infatti il

vescovo veniva eletto dal clero e dal popolo => era espressione della volontà cittadina.

I vescovi facevano parte delle famiglie nobili che erano fuggite solo in numero ridotto verso la

campagna e erano comunque ritornate velocemente in città (una volta estinto il pericolo

longobardo).

- Il ritorno della nobiltà era dovuto alla forza di attrazione della curia del vescovo (si circondava di

vassalli e funzionari) + la qualità della vita in città (vd offerta di nuovi rapporti economici e sociali da

parte di mercanti, uomini d’affari etc.).

 Nel 900-1000 si formano comunità urbane dinamiche che condizionano il governo vescovile per

poi esautorarlo.

- Ceto dirigente: nobiltà legata alla curia vescovile. I mercanti e gli artigiani non si inseriscono ancora

nel gioco politico.

- Via francigena = frequentata dai pellegrini che da Francia e Inghilterra vanno a Roma. Questa via

passa per Pavia che si arricchisce.

- La città Lombarda che emerse su tutte dopo il Mille fu Milano.

L’URBANIZZAZIONE NEL RESTO DELL’EUROPA

- Rinascita urbana anche in Francia meridionale e Germania (lungo il Reno). Nel resto della

Germania, nella Francia settentrionale e nelle Fiandre (zone in cui l’eredità romana era più debole)

nascono nuove città = un signore feudale costruiva un centro fortificato in un luogo di mercato (per

attrarvi mercanti e artigiani) oppure un gruppo di mercanti creava un insediamento vicino a un

castello/una piccola città fortificata/un’abbazia ai fini di ricevere protezione (nasce così il borgo che

poi cresce in estensione e floridezza economica => prevale sul nucleo originario e poi un’unica cinta

muraria li ingloba entrambi => nuova città).

- Germania: sviluppo delle attività mercantili e manifatturiere sia nelle città romane che in quelle

nuove.

Le città nuove (medievali) creano, insieme ad altre città della Germania settentrionale, la lega

anseatica (vogliono garantirsi il monopolio del traffico nell’area baltica e del mar del Nord).

L’urbanizzazione a cui assistiamo in questo momento in Germania è ridotta: nel 1200/1300 c’è un

nuovo sviluppo di città.

- Inghilterra: la dominazione romana non aveva lasciato insediamenti urbani => le città nascono solo

nel Medioevo.

LE DIMENSIONI DELLE CITTÁ EUROPEE IN PIENO MEDIOEVO

Nel Medioevo occidentale non ci furono megalopoli: le aree più urbanizzate avevano molte città, ma

questo non erano molto grandi. Si arriva al massimo dell’estensione quando Milano, Firenze, Parigi etc.

costruiscono una terza cerchia muraria (le due precedenti sono state superate alle abitazioni), siamo nel

Trecento.

Altre città popolose: Venezia e Genova.

Le città più popolose avevano intorno ai 100.000 abitanti.

LA SOCIETÁ TRIPARTITA E LA NASCITA DELLA BORGHESIA

- La crescita delle città fu resa possibile dall’aumento della popolazione, ma anche da una massiccia

immigrazione di abitanti delle campagne (la popolazione cresceva e quindi occorreva alleggerire la

pressione su antichi e nuovi mansi + desideravano cogliere le possibilità di lavoro fornite dalle

industrie cittadine). Molti degli immigrati sono servi alla ricerca di un tenore di vita meno precario e

di libertà (=> vogliono sottrarsi alla giustizia del signore = se riesce a stare in città per un anno e un

giorno senza che nessuno reclami diritti su di lui, il servo può rimanere in città come uomo libero).

- La popolazione urbana era orgogliosa delle propri condizioni giuridiche e della propria diversità

rispetto agli abitanti delle campagne + c’era differenza anche nelle attività lavorative: anche se in

città c’erano contadini che coltivavano campi e orti fuori dalle mura, comunque i borghesi erano

impegnati nel commercio e nell’artigianato (attività richiedenti specializzazione).

 In questa società i chierici, i militari e i contadini costituivano ancora la maggior parte della

popolazione, ma gli impegnati nel commercio, nel credito e nelle manifatture stavano

acquisendo sempre più importanza.

- La società europea aveva però una diversa immagine di sé: divisione fra l’ordine degli oratores

(chierici), quello dei bellatores (soldati) e quello dei laboratores (rustici che lavoravano la terra).

Questa idea venne formulata a fine 800 e rimase fino alla Rivoluzione francese (non si prendeva

atto della presenza dei borghesi fra i laboratores). A questo contribuì anche il sospetto etico verso

le attività commerciali e creditizie e la condanna degli usurai da parte della Chiesa (agli usurai

venivano assimilati mercanti e banchieri).

- Il mondo rurale e quello cittadino rimasero legati = i contadini si recano in città per vendere i

prodotti e i cittadini possedevano ville e terreni in campagna (ci investivano capitali e vi

applicavano i criteri di razionalità ed efficienza che ispiravano le attività mercantili).

Per i coloni passare dalle dipendenze di un signore rurale a quelle di un borghese portava a

maggiore sfruttamento.

- Ciò che separava città e campagna erano le mura.

IL MOVIMENTO COMUNALE NELLE CITTÁ D’OLTRALPE

- Sia la città di origine romana che quelle di nuova fondazione manifestarono la tendenza a dotarsi di

autonomia rispetto ai principi e ai signori territoriali (tra 1000 e 1100). Alcune conseguirono piena

indipendenza politica (es. quelle della lega anseatica + Comuni italiani), altre rimasero soggette a

poteri esterni.

- Fiandre e Francia settentrionale = nasce il movimento comunale dall’iniziativa cittadina (i cittadini,

sotto la guida di personaggi ricchi e prestigiosi, stipulano giuramenti di pace per mantenere la

concordia nella città, per ottenere autonomia e limitare le ingerenze dei signori).

Venivano fatte delle trattative con i signori per ottenere una carta di Comune (autorizzazione a fare

il Comune); a volte queste trattative finivano con una rivolta armata.

Ci sono casi in cui l’iniziativa è in mano ai signori = questi promuovono lo sviluppo dei centri abitati

da loro dipendenti, li dotano di carte franchigie (privilegi ed esenzioni) /concedono ad essi la carta

del Comune in cambio del mantenimento dei propri funzionari nelle città.

- Monarchia francese: favorisce i comuni che si trovano in territori soggetti alla giurisdizione di

signori e principi territoriali, tenendo però a freno quelli dipendenti direttamente dalla monarchia.

Attenzione: solo nella Francia meridionale troviamo Comuni che, retti da consoli, hanno

prerogative e poteri simili a quelli italiani.

- Germania e Francia del Nord: le autonomia comunali sono il risultato di trattative alternate a

movimenti di rivolta + l’iniziativa politica è in mano a poche famiglie di mercanti e proprietari

terrieri. Il ceto dirigente di alcune città della Francia settentrionale vedeva una più forte egemonia

di famiglie tradizionalmente militari e legate all’esercizio di funzioni di governo per conto di vescovi

e signori; in altri casi il ceto dirigente era prevalentemente borghese; in altri casi il ceto dirigente

era interamente costituito da grandi mercanti => forte accelerazione al processo autonomistico.

IL RINNOVAMENTO DELLA VITA RELIGIOSA E LA RIFORMA DELLA

CHIESA

LA CRISI DELL’ORDINAMENTO ECCLESIASTICO

- 900: crisi delle istituzioni politiche e di quelle ecclesiastiche (frammentazione potere nelle signorie)

=> il potere ecclesiastico perde il sostegno di quello imperiale + i laici ingeriscono nelle nomine di

papi, vescovi, abati e rettori di chiese + i chierici presentavano un basso livello culturale e

sottraevano beni alle chiese incorporandoli nei beni famigliari oppure dandoli ai propri vassalli.

- All’origine dell’ignoranza e della corruzione del clero c’erano i criteri clientelari con cui si procedeva

al reclutamento degli uomini di Chiesa.

Simonia: sovrani, vescovi e signorili laici accettano/richiedono denaro a coloro che aspirano al

conseguimento delle dignità ecclesiastiche + concubinato (soprattutto in Italia meridionale, dove

c’era l’influsso della Chiesa greca che ammetteva il matrimonio dei preti). Attenzione: i chierici

concubinari non potevano trasmettere ai figli naturali le loro funzioni e i relativi beni, ma i figli

ricevevano comunque terre in concessione o in feudo.

- Mentre la crisi politica rimase e non ci fu un veloce recupero, le mancanze dei chierici vennero da

subito avvertite come gravi + il mondo ecclesiastico aveva assorbito le energie culturali per

comprendere cosa stava accadendo => nuova organizzazione.

CLUNY E LA RIFORMA DEI MONASTERI

- Il monastero di Cluny venne fondato nel 910 dal duca di Aquitania (Guglielmo) e dall’abate

Bernone. Si tratta del primo esempio di ordine religioso (la regola benedettina infatti prevedeva

l’indipendenza di ogni monastero sotto il suo abate). L’idea di più monasteri sotto la guida dello

stesso abate che regge le comunità locali attraverso priori deriva dal fatto che occorreva porre fine

al costume dei vescovi di utilizzare i beni monastici per il mantenimento delle proprie clientele +

dalla necessità di resistere ai condizionamenti dei potenti laici.

- L’abbazia di Cluny era posta direttamente sotto Roma => non dipendeva dal vescovo di Macon.

- Con i cluniacensi il lavoro manuale scomparve dalle attività dei monaci (era affidato a servi e

coloni), vennero invece incrementati preghiere, riti e opere misericordiose + studio e attività

letteraria (viene praticata soprattutto l’agiografia).

L’EREMITISMO E LA NASCITA DI NUOVI ORDINI RELIGIOSI

- L’eremitismo era una forma di vita monastica praticata fin dalle origini della cristianità; intorno al

Mille si diffonde come risposta alla crisi delle istituzioni ecclesiastiche e come espressione di una

religiosità più intima e aderente al modello della povertà evangelica.

Sorsero ordini religiosi di tipo eremitico. Esempio: Pier Damiani fonda eremi sull’Appennino + lotta

per riformare il clero.

- Certosini: ordine fondato in Francia presso Grenoble da Bruno di Colonia (fine XI secolo). C’erano

anche una serie di monasteri dipendenti (certose) = grandi complessi edilizi formati da celle,

ognuna con un piccolo giardino.

- Cistercensi: si recuperò lo spirito originario della regola benedettina (messaggio di povertà) = i

cistercensi si insediano in luoghi incolti e paludosi che bonificano e mettono a coltura. I cistercensi

rimangono dipendenti dal vescovo. I singoli monasteri sono autonomi + c’è un organo centrale

(capitolo generale) che emana norme per tutte le case dell’ordine.

Alla fine i cistercensi si erano arricchiti e erano diventati potenti => lasciarono il lavoro manuale per

occuparsi di compiti gestionali e amministrativi + erano diventati dipendenti da Roma (esenzione dalla

dipendenza dal vescovo locale).

IL MOVIMENTO CANONICALE E I FERMENTI RELIGIOSI NEL MONDO DEI

LAICI

- I sovrani carolingi avevano cercato di ripristinare la vita comune del clero attraverso la costruzione

di edifici in cui i chierici addetti all’officiatura delle chiese avrebbero dovuto vivere in comune.

Questo tentativo fallì: la vita comune, laddove introdotta, entrò in crisi e i beni destinati al

mantenimento delle comunità canonicali venero divisi in quote (prebende) e assegnate ai singoli

chierici.

- 900/1000: alcuni vescovi cominciano a prestare attenzione agli aspetti religiosi e pastorali del loro

ministero. All’inizio cercano di ripristinare la vita comune (visto come rimedio contro il

concubinato).

Nel XI secolo si parla di movimento canonicale.

 Si formano comunità di chierici rette da regole (fra cui quella di sant’Agostino) e sono chiamate

canoniche regolari.

- Mentre i monaci erano dediti alla vita contemplativa e spesso non erano chierici, i canonici regolari

sono comunità di chierici che vivono in comunità per imitare gli apostoli e prepararsi all’esercizio

del ministero sacerdotale.

- Metà XI secolo a Milano: Arialdo predica contro i chierici concubinari e dice che occorre rifiutare i

sacramenti da loro amministrati => scontro con l’arcivescovo Guido da Velate che scomunica

Arialdo e seguaci (detti patarini). La lotta dei patarini si estese anche ai simoniaci fra cui c’era anche

da Velate.

LA RIFORMA IMPERIALE

- Gli imperatori tedeschi si erano interessati al corretto funzionamento dell’ordinamento

ecclesiastico, perché vescovi, abati e rettori di chiese erano un sostegno importante per il potere

imperiale => quando si fa sentire l’esigenza di rinnovamento gli imperatori sono in prima linea.

- Enrico III: come Corrado II si appoggia ai piccoli feudatari per ridurre la potenza dei grandi +

intraprende un progetto di moralizzazione delle opere episcopali.

Enrico III sa che la Chiesa romana è in crisi a causa della rivalità fra le famiglie aristocratiche (vd

elezione contemporanea di 3 papi) => interviene deponendo tutti e 3 i papi + con il Concilio di Sutri

fa eleggere Clemente II (suo candidato) + emanazione di norme contro i simoniaci.

- Tra gli intellettuali impegnati nella riforma si fa largo l’idea che, per riformare davvero il sistema

ecclesiastico, occorra eliminare l’ingerenza dei laici (imperatore compreso). Capiamo quanto questa

idea si sta diffondendo perché Brunone di Toul, designato al trono pontificio da Enrico III, decide di

essere eletto regolarmente dal clero e dal popolo di Roma. Costui è Leone IX = riunisce esponenti

del movimento della riforma che vengono da tutta l’Europa e con loro organizzò dei concili in cui

viene elaborata la teoria del primato papale sulla Chiesa universale.

- 1053: scontro fra Leone IX e i Normanni che si conclude con un patto: a loro vengono riconosciute

le loro conquiste, al papato viene promesso appoggio politico e militare.

IL PAPATO ALLA TESTA DEL MOVIMENTO RIFORMATORE

- Umberto di Silvacandida guidava lo schieramento rigorista: si vuole l’indipendenza delle Chiesa dal

potere regio e imperiale + si vuole una decisa condanna della simonia (= deposizione vescovi

simoniaci + annullamento dei loro atti, inclusi gli ordinamenti sacerdotali) vs schieramento opposto

(es. Pier Damiani): le soluzioni del primo schieramento sono impraticabili, perché i sacramenti sono

validi indipendentemente dalla qualità morale di chi li amministra + l’ordine sacro non può essere

impartito due volte + annullare le ordinazioni sacerdotali dei simoniaci avrebbe sconvolto la vita di

molte chiese + l’unione fra regno e sacerdozio è inscindibile (occorre ridefinire ruoli e competenze

senza separar nettamente i due ambiti).

- Il papato intanto approfittava della minorità di Enrico IV per rafforzarsi politicamente => interventi

in ambito disciplinare ed organizzativo. Niccolò II perfezionò l’intesa con i Normanni dell’Italia

meridionale (avviata da Leone IX) => 1059 = accordo di Melfi con Roberto il Guiscardo; questo

diventa vassallo della Chiesa di Roma come duca di Puglia e Calabria. Venne anche riunito un

concilio in Laterano (1059) in cui si modificarono le procedure per l’elezione papale (viene riservata

al collegio dei cardinali (=> l’intervento del clero e del popolo romano è formale e basta) + viene

rinnovato l’obbligo del celibato degli ecclesiastici e viene proibito loro di ricevere chiese dai laici

(anche a titolo gratuito). Con i concili (sempre in Laterano) dal 1060 e del 1061 si depongono i

vescovi simoniaci, ma le ordinazioni da loro compiute fino a quel momento vennero ritenute valide

(in futuro sarebbero poi state considerate nulle).

LO SCONTRO FRA GRANDI PERSONALITÁ: GREGORIO VII ED ENRICO IV

- Enrico IV uscì dalla minorità nel 1066 e capì che i provvedimenti presi dal papato avevano avuto

l’esito di privarlo del controllo delle sedi vescovili e delle grandi abbazie.

- In questo momento diventa papa Gregorio VII (schieramento riformatore, è Ildebrando di Soana):

concentrato sulla rivendicazione della suprema autorità papale nella Chiesa e nella società

cristiana. Questo atteggiamento portò a una divisione nello schieramento riformatore: passano

dalla parte dell’imperatore gli ecclesiastici di levatura morale (impegnati contro simonia e

concubinato), poiché non condividevano l’idea del primato papale. Questa scelta era avvalorata dal

fatto che il pontefice riteneva la sua giurisdizione estesa anche all’ambito temporale => si attribuiva

la facoltà di deporre anche l’imperatore, oltre ai vescovi => idea di una monarchia universale

incentrata sul pontefice.

- Enrico IV non accettava l’idea del papa => lotta per le investiture (è una lotta fatta con le armi + con

delle campagne di stampa fatta dai due nemici uno contro l’altro, con l’obiettivo di ricorrere ad

accuse infamanti).

LA LOTTA PER LE INVESTITURE

- 1074: Gregorio VII emana alcuni decreti + 1075: concilio in cui si ribadisce la condanna della

simonia e del concubinato + si vieta ai laici di concedere l’investitura di vescovati e abbazie e agli

arcivescovi di consacrare chi era stato investito dai laici.

- Enrico IV convoca a Worms un’assemblea di nobili ecclesiastici (1076) = con il consenso dei vescovi

tedeschi e lombardi depone e scomunica il pontefice.

 Gregorio VII scomunica i vescovi presenti alla dieta + depone e scomunica l’imperatore

(scioglimento del dovere di fedeltà da parte dei sudditi).

 Questo provvedimento dava legittimità all’opposizione dell’aristocrazia tedesca contro

l’imperatore (già in rivolta da tempo). I ribelli impongono a Enrico IV di sottoporsi al giudizio del

papa => convocazione di una dieta ad Augusta.

Il papa si mette in marcia per Augusta e si ferma nel castello di Canossa (Matilde, la contessa, era

alleata del papa) in attesa della scorta promessagli dai principi tedeschi. Enrico non voleva però

farsi umiliare in un’assemblea pubblica => si presenta a Canossa e implora l’assoluzione alla

scomunica. All’inizio il papa non lo vuole ricevere, ma, dopo 3 giorni di attesa nella neve da parte

dell’imperatore, cede e gli concede il perdono.

- Nonostante l’imperatore non sia più scomunicato, i principi tedeschi eleggono un nuovo re

(Rodolfo di Svevia) durante una dieta a Frocheim (1077). I principi vennero comunque vinti

dall’imperatore.

- A questo punto Enrico IV va ancora contro il papa => nuova scomunica (1080).

Enrico convoca il concilio di Magonza dove fa deporre ancora Gregorio VII + il concilio di

Bressanone dove fa eleggere papa Clemente III (arcivescovo di Ravenna).

- Enrico IV approfitta della lontananza del normanno Roberto il Guiscardo (alleato papale impegnato

nei Balcani) per scendere in Italia: arriva a Roma nel 1084 e la assedia. Gregorio si rifugia in Castel

Sant’Angelo. A questo punto Enrico fa consacrare Clemente III da cui viene poi incoronato

imperatore e poi torna in Germania. Quando arrivano le forze normanne queste saccheggiano la

città e liberano il papa che scortano a Salerno (Gregorio muore lì nel 1085).

URBANO II E LA RIPRESA DELL’INIZIATIVA PAPALE

- Dopo Gregorio VII ci fu Desiderio e poi Urbano II (dal 1088). Mentre Gregorio VII si era appoggiato

ai monasteri, a cui aveva concesso vari privilegi, Urbano II cerca un collegamento più stretto con

l’episcopato => mira al rafforzamento del potere nelle diocesi (promuove la fondazione di

canoniche regolari che avrebbero aiutato i vescovi nella cura delle anime).

- A questo punto vari vescovi tedeschi e della Lombardia, da sempre accanto all’imperatore,

riconoscono l’autorità del pontefice => abbandonano l’antipapa Clemente III. Intanto Clemente III

rimaneva a Roma ma era in difficoltà a causa dell’isolamento di Enrico IV.

- Urbano II fronteggia l’aggressività dei signori normanni e l’influenza della Chiesa greca nell’Italia

meridionale; in particolare si lottava contro l’uso dei laici di investire chiese e uomini di Chiesa.

- Il papa tenne un concilio a Piacenza e uno a Clermont-Ferrand; successivamente ci fu un altro

concilio a Clermont-Ferrand e in questa occasione, dopo aver deplorato le lotte fratricide fra

cristiani, esortò chi vi era stato coinvolto a intraprendere un pellegrinaggio in Terrasanta come

mezzo di purificazione dei peccati o come occasione per aiutare la Chiesa orientale minacciata da

infedeli (vd riavvicinamento con concilio di Piacenza in cui aveva ricevuto gli ambasciatori greci).

PASQUALE II E L’UTOPIA DI UNA CHIESA POVERA

- Dopo Ubano II divenne papa il monaco Pasquale II => il papato torna al partito rigorista (vd

Gregorio).

Nell’entourage pontificio si fa strada l’idea che vescovi e abati debbano rinunciare ai beni e ai

poteri ricevuti dallo Stato, eliminando il presupposto dell’intervento del potere politico nella loro

nomina (infatti questo intervento si giustificava con il fatto che vescovi e abati erano titolari di beni

e poteri di natura pubblica). Questa soluzione venne raggiunta da Pasquale II e Enrico V a Sutri

(1111). Si tratta di una decisione che scontentò entrambi i fronti: i due poteri erano talmente

intrecciati che la loro separazione era inconcepibile.

 Un concilio sconfessò Pasquale II.

A questo punto Pasquale era in balia dell’imperatore e dovette incoronarlo e concedergli la

facoltà di investire i vescovi con i simboli del potere spirituale. Queste concessioni vennero

eliminate nel 1112 da un nuovo concilio nel Laterano.

Nel 1116 Enrico V veniva scomunicato.

ALLA RICERCA DI UN COMPROMESSO. IL CONCORDATO DI WORMS

- Si inizia a pensare che la soluzione sia accettare il fatto che i vescovi e gli abati dei grandi monasteri

continuino a svolgere funzioni spirituali e politiche e puntare alla separazione degli ambiti =

l’autorità ecclesiastica conferisce loro le prerogative spirituali, mentre quella politica si occupa

dell’investitura temporale.

- Con il pontefice Callisto II viene stipulato il concordato di Worms (1122): si afferma la non

ingerenza del potere politico nell’elezione dei vescovi e degli abati (deve avvenire secondo le

norme canoniche) + gli abati vengono eletti dalle comunità di monaci e i vescovi dal clero e dal

popolo della diocesi (in realtà dai canonici del capitolo cattedrale e, poi, dal papa che si sostituisce a

loro) + l’intervento dell’imperatore per l’ordinanza dei beni temporali viene dopo l’ordinanza

religiosa e per concessione (deve giurare fedeltà) + in Germania l’imperatore o un rappresentante

può assistere all’elezione dei vescovi e intervenire in caso di dissenso tra elettori e può procedere

all’investitura temporale senza attendere la consacrazione religiosa + in Italia e Borgogna

l’investitura viene concessa entro sei mesi dalla consacrazione + l’imperatore può negare

l’investitura all’eletto e questo andava a costituire un veto.

 L’autorità politica poteva agire più liberamente in Germania.

Attenzione: i diritti riconosciuti dal papato all’imperatore sono riconosciuti in teoria solo a

Enrico V e non sono prerogative dell’autorità imperiale.

L’EVOLUZIONE DEL PAPATO IN SENSO MONARCHICO

- Il potere politico non è in grado di superare rapidamente la disgregazione che si è prodotta durante

l’Alto Medioevo; la Chiesa di Roma, invece, una volta risolta la questione con l’impero, avviò un

opera di consolidamento.

- Il concordato di Worms viene ratificato nel Concilio lateranense del 1123 (primo concilio universale

che si svolge in Occidente) = condanna simonia e concubinato + esclusione laici dalle ingerenze

negli organismi ecclesiastici.

- Il papato si dotò dei mezzi per intervenire sulle Chiese locali => sempre più questioni sono di

competenza della curia romana => meno potere per i vescovi. La stessa elezione dei vescovi venne

sempre più decisa a Roma (all’inizio il papa interviene per contrasti nei capitoli cattedrali poi invece

in automatico) + potenziamento apparato burocratico.

- 1192: “Liber censorum” = elenco ufficiale delle entrate della curia romana (le tasse che venivano

pagate dalle autorità ecclesiastiche e pubbliche che decidevano di chiedere il supporto di Roma

nelle proprie imprese, le rendite del patrimonio fondiario laziale, il censo pagato dagli Stati vassalli

della Santa Sede, il censo pagato dai monasteri dipendenti da Roma, le offerte fatte dai vescovi

quando facevano visite al papa).

RINASCITA CULTURALE E NUOVE ESPERIENZA RELIGIOSE

UNA RINASCITA IMPROVVISA?

- Rinascita carolingia = vd proposito di Carlo Magno di elevare il livello di istruzione del clero franco

=> recupero del patrimonio letterario classico e della lingua latina.

- Quando la dinastia carolingia entra in crisi il centro della rinascita non è più la corte ma sono le

abbazie e le grandi cattedrali francesi; intanto l’ordinamento pubblico andava dissolvendosi con le

devastazioni di Ungari, Saraceni e Normanni.

- Nel X sec. la Germania continua la tradizione carolingia con gli imperatori della casa di Sassonia, in

particolare Ottone I (porta con sé dall’Italia grammatici e teologi); la corte tedesca e i monasteri

non raggiungono lo sviluppo dei carolingi. I monasteri tedeschi sono aperti all’influenza francese

attraverso Cluny e Citeaux.

- Metà XI sec. in Italia meridionale: intensa attività culturale (zone da sempre queste in contatto con

il mondo greco e arabo); es. Alfano (monaco di Montecassino) e Costnantino l’Africano. A fine X

secolo, inoltre, Gerberto di Aurillac aveva fatto vari viaggi in Spagna (mondo arabo): a questo si

deve l’inizio dello studio della medicina in alcune scuole francesi.

- Italia settentrionale: rinascita del diritto romano (Bologna = maggiore centro europeo di studi

giuridici).

- Francia, XI: piena ripresa culturale = studio arti liberali (trivio e quadrivio) + filosofia, teologia +

poesia in latino e volgare. Un personaggio simbolo è Berengario di Tours = fonda il suo

insegnamento sulla dialettica (argomentazione logica) e non sull’autorità.

I CENTRI DELLA RINASCITA CULTURALE

- Nel XI secolo parliamo di ripresa culturale, mentre nel XII secolo parliamo di vera e propria

rinascita. Per tutto il XI secolo i monasteri erano stati centri culturali (es. Montecassino: trascrizione

delle opere di autori classici + monastero di Bec in Normandia). I monasteri non sono però in grado

nel XII secolo di esprimere la personalità di alcuni importanti scrittori.

- Nel XII secolo si sviluppano gli ordini religiosi di nuova fondazione (cistercensi, certosini,

camaldolesi), ma il loro contributo alla rinascita culturale è ridotto (miravano all’ascesi spirituale).

A questo punto i centri della vita intellettuale sono le cattedrali: si trovavano in città (mentre i

monasteri erano in campagna). Le scuole delle cattedrali francesi diventano polo d’attrazione per

studenti tedeschi, inglesi ed italiani.

Le scuole cattedrali sono sottoposte al controllo dei vescovi che rilasciavano agli insegnanti una

licenza.

Non c’erano programmi di studio o esami finali => non venivano riconosciuti titoli al di fuori

dell’ambito scolastico. Tutto questo arriva con le università (anche queste nate nel 1100).

LA NASCITA DELLE UNIVERSITÀ

- Le università sono una creazione del 1100. All’inizio sono semplici associazioni di studenti e

professori (simili alle corporazioni di arti e mestieri).

- Si mira ad ottenere il riconoscimento dell’autorità civile ed ecclesiastica e la concessione di privilegi

giuridici ed economici (utili per studenti poveri). Le università fissano dei programmi di studio, dei

compensi per i professori e delle modalità per sostenere gli esami e conseguire la laurea (= licenza

di insegnamento).

- “universitas” = indica solo la struttura corporativa che si occupava dell’organizzazione didattica (=

studium). La didattica era divisa in 4 facoltà (ognuna governata dall’assemblea dei maestri): Arti,

diritto (civile e canonico), medicina e teologia (questa non ovunque perché fino al Trecento i papi

cercano di riservare il monopolio alla facoltà teologica di Parigi).

- Prima università europea = scuola medica di Salerno (anche se non è sicuro che si tratti di una vera

e propria università; si sa che l’insegnamento medico prevedeva un regolare curriculum e la lettura

di un gruppo standard di libri di testo).

- Bologna: università che nasce nell’ambito delle scienze laiche di diritto a metà 1100. Gli studenti

più attivi sono gli Ultramontani (quelli che venivano d’oltralpe e avevano più bisogno di organizzarsi

per tutelare i propri interessi). Si formano 4 universitates scholarium che poi vengono ridotte a 2

(degli Ultramontani e dei Citramontani, studenti provenienti da varie parti d’Italia); erano queste

corporazioni di studenti a decidere tutto (dai compensi dei professori ai testi in programma).

- Parigi: scuola della cattedrale di Notre Dame. L’iniziativa è dei maestri che creano la “universitas

magistrorum” per ridurre il potere del cancelliere vescovile (interveniva in ambito dottrinale e

decideva i libri da utilizzare nell’insegnamento).

Sia Parigi che Bologna furono madri di altre università.

- Federico II è a capo della nascita dell’università di Napoli (1224): chiamò ad insegnarvi i professori

bolognesi per attirare a Napoli studenti con privilegi economici + vietò ai suoi sudditi di andare a

studiare all’estero (voleva assicurarsi il controllo sulla formazione del personale da inserire

nell’amministrazione del Regno di Sicilia.

- Molti pontefici, rendendosi conto dell’importanza delle università, cercarono di prenderne il

controllo attraverso proprie fondazioni o grazie ai contrasti che c’erano fra università e autorità

cittadine (i pontefici prendono le università sotto la propria protezione).

 Già nel 1300 le università perdono i loro tratti originari e sono sottoposte a poteri pubblici

(sono loro che stipendiano i professori).

L’ORGANIZZAZIONE DEGLI STUDI UNIVERSITARI

- Anche dopo gli interventi di pontefici e sovrani le università mantengono una loro autonomia

organizzativa => sono diverse le une dalle altre.

- I corsi si tengono nelle case dei maestri o in sale da loro affittate (non esistevano edifici e aule

universitarie); le assemblee, gli esami e le dispute solenni si svolgono nelle chiese o nei conventi.

- L’insegnamento è basato sulla lezione (= lettura e commento delle opere degli autori fondamentali)

e sulla disputa (= il maestro sceglie un tema e dà l’incarico a un suo assistente, il baccelliere, di

presentarlo agli studenti e rispondere alle loro obiezioni => il baccelliere dà la sintesi della

discussione ed espone la sua tesi) = metodo scolastico.

Oltre alle dispute ordinarie ci sono anche quelle organizzate da ogni maestro ½ volte l’anno alla

presenza di tutti i membri della facoltà = il maestro e gli assistenti sono pronti a rispondere alle

domande del pubblico e il giorno dopo il maestro presentava la sintesi e la sua tesi sull’argomento.

- Nella facoltà delle Arti ci sono anche esercitazioni pratiche.

- Al termine degli studi gli studenti conseguono dei titoli sulla base di cui alcuni diventano maestri;

molti facevano carriera nell’organizzazione ecclesiastica o nelle amministrazioni pubbliche.

- Dopo 6 anni di studio nella facoltà delle Arti lo studente viene ammesso all’esame per conseguire il

baccalaureato (per diventare baccelliere e diventare quindi assistente del maestro); dopo altri due

anni si presenta davanti a una commissione che, se lo ritiene idoneo, lo presenta al cancelliere il

quale gli conferisce la licenza.

- Chi vuole diventare maestro in Arti deve sottoporsi a due dispute con i baccellieri e i maestri della

facoltà alla presenza del cancelliere arcivescovile.

- Gli studi di Filosofia e Teologia si sviluppano soprattutto a Parigi dove si fa strada la cultura della

Scolastica = influenza di Aristotele (vd opere originali tradotte dal greco e dall’arabo e dal greco). Il

pensiero aristotelico non era facilmente conciliabile con la dottrina cristiana (soprattutto nella

versione araba) => a Parigi nel 1215 viene proibito l’utilizzo delle opere scientifiche e metafisiche di

Aristotele (sarà così fino al 1252). A Oxford e all’università di Tolosa si potevano invece leggere.

Furono i domenicani a sforzarsi di conciliare la filosofia aristotelica con il pensiero cristiano. In

particolare Tommaso d’Aquino tentò di unificare scienza e fede facendo della teologia una scienza

che parte dalla verità della fede per poi svilupparla secondo principi razionali e procedimenti logici.

- Bologna: città più rinomata per lo studio del diritto. I maestri che già dal XI secolo tenevano lezioni

sul “Corpus iuris civilis” di Giustiniano scrivevano riflessioni (glosse) che vengono riportate ai

margini dei manoscritti che utilizzavano (=> primi giuristi = glossatori).

A inizio 1300 c’è la scuola dei commentatori (nuovo tipo di giuristi) = sostituiscono alla glossa la

trattazione sistematica di determinati principi giuridici e norme particolari.

LO SVILUPPO DELLA PRODUZONE LIBRARIA

- Nascita università = necessità per studenti e professori di disporre di libri di testo. I libri sono

oggetti di lusso (rari e costosi) = vengono prodotti negli scriptoria dei monasteri e gli amanuensi

fanno dei libri delle opere d’arte.

- All’inizio studenti e professori si procurano autonomamente i libri attraverso il libero mercato (in

questo ambito operavano librai-editori, detti “stationarii”); ad un certo punto se ne occupano

direttamente le università = garantiscono la correttezza dei testi e la possibilità di ottenerli a prezzi

accessibili. Una commissione di professori approva i testi ufficiali da usare per l’insegnamento e

questi vengono forniti ai librai-editori riconosciuti dall’università i quali ne traggono copie per la

vendita/per il prestito a studenti e professori (che poi li ricopiano autonomamente). Questi testi

(“exemplaria”) sono conservati in fascicoli sciolti (“peciae”) in modo che ci possano essere più

copisti che vi lavorano contemporaneamente.

- La scrittura prevalentemente utilizzata è quella gotica + ci sono tipizzazioni grafiche particolari

(“litterae scholasticae”).

L’AFFERMAZIONE DELLE LINGUE VOLGARI E LA DIFFUSIONE DELLA

CULTURA

- La lingua dei testi universitari e della cultura è ovunque il latino => studenti e professori si spostano

tra le varie università perché non ci sono barriere linguistiche.

- Dai primi secoli del Medioevo la maggior parte dei ceti laici e molti esponenti del basso clero non

sapevano più parlare il latino, ma il latino continua ad essere lingua della cultura (sono rarissime le

testimonianze scritte delle lingue volgari). Le prime opere in lingua volgare sono dei secoli XI e XII,

soprattutto negli ambienti feudali francesi: dopo la conquista romana e la diffusione del latino si

erano formate varie lingue romanze (parlate locali evolutesi dal latino), in particolare la lingua d’oil

(Nord) e la lingua d’oc (Sud). La lingua d’oc viene utilizzata, nel XII secolo, per la poesia in Provenza,

mentre quella d’oil per la narrativa e la trattatistica (si diffonde soprattutto quando inizia il declino

culturale della Provenza a inizio 1200).

- Le lingue romanze francesi si diffondono anche in Italia => i primi poeti e trattatisti italiani che

vogliono rivolgersi ad un pubblico più ampio scrivono lingua d’oc e d’oil (il volgare italiano acquista

dignità solo a inizio 1200, vd scuola poetica della corte siciliana di Federico II + poeti toscani).

- Scuola poetica siciliana = mondo aristocratico di corte + poeti toscani = città in cui si affermano i

comuni. La nascita del comune segna un forte ampliamento degli spazi di partecipazione politica

(vd nuovi ceti: mercanti, artigiani e professionisti) e questo porta alla nascita di nuove esigenze in

ambito culturale. I notai svolgono un ruolo indispensabile per il funzionamento delle istituzioni

comunali e la produzione di vari atti; si tratta di una produzione scritta in latino, ma il pubblico a cui

si rivolge costringe chi scrive a passare continuamente dal latino al volgare. I mercanti, invece,

conoscevano solo raramente il latino, ma sono portatori di una nuova mentalità: devono scrivere

continuamente lettere e tenere registri e presto iniziano a scrivere anche per ragioni non

professionali => nascita dei “libri di ricordanze” = annotazione vicende delle famiglie dei mercanti

(funzione di ricordo per costruire una tradizione + funzione didascalica per figli e nipoti).

- Le autorità cittadine prendono provvedimenti per creare scuole aperte a tutti => aumenta il

numero di persone che sa leggere => sul mercato viene immessa una nuova produzione libraria

(vite di santi, testi narrativi etc.) che non ha pregio artistico ma costa poco => diffusione del sapere.

 Laicizzazione della cultura = il termine laico non coincide più con assenza di cultura (la cultura

non è più solo degli ecclesiastici, anche se la produzione laica rimane intrisa di valori religiosi).

L’EMERGERE DI NUOVE FORME DI DISSENSO RELIGIOSO

- I laici si rendono più operosi anche sul piano religioso: proliferano iniziative caritative, come la

fondazione di ospedali e di confraternite. Spesso le confraternite si confondono con le corporazioni

= nascono entrambe dall’esigenza dei laici di ritagliarsi un proprio spazio organizzativo in ambito

economico e religioso.

- Si tratta di fenomeni di massa che non soddisfano le esigenze di chi aspira a un regime perfetto di

vita spirituale e al ritorno al messaggio evangelico originario. Questo movimento è l’esito delle

discussioni tra i maestri delle scuole cattedrali e delle università (si tratta di dispute che arrivano al

popolo solo dopo). Solo nel Trecento le tesi dei professori universitari (ritenute eretiche dalla

Chiesa) si saldano ai movimento popolari; i partecipanti ai movimenti precedenti, invece, non sono

interessati a fini questioni teologiche, ma sono mossi da questioni morali.

 In Francia, Germania e Lombardia si moltiplicano i seguaci di Valdo: ricco mercante di Lione

che, dopo una riflessione sui testi biblici e su alcuni testi dei Padri della Chiesa rinuncia ai suoi

beni per lasciarli ai poveri e alle chiese. Valdo e seguaci sono convinti del diritto/dovere dei

cristiani di predicare il Vangelo. Vengono comunque ritenuti eretici e colpiti da perpetua

scomunica da Lucio III nel 1184 (decretale “Ab abolendam”, le decretali sono costituzioni

emanate dai pontefici).

- Innocenzo III tenta di recuperare i Poveri di Lione (seguaci di Valdo), ma il successo è parziale dato

che non ritengono sufficienti le aperture della Chiesa di Roma.

- Con la stessa decretale Lucio III condanna anche gli Umiliati e i Catari. I Catari sono molto

preoccupanti per la Chiesa perché, oltre a promuovere il rinnovamento morale, hanno creato

anche un’organizzazione propria e una propria dottrina (comprensiva di sacramenti etc.) = una

Chiesa alternativa. La dottrina dei Catari si ricollega a quella dei manichei dei primi secoli del

Cristianesimo = il cristiano deve lottare contro tutto ciò che è materiale + c’è una categoria

superiore dei perfetti di cui fa parte chi non si sposa.

La Chiesa coinvolge anche le autorità politiche nella lotta ai Catari (si punta soprattutto sul

carattere eversivo della loro predicazione); alla fine contro di loro viene bandita una crociata.

GLI ORDINI MENDICANTI

- Ci sono vari gruppi di persone che vivono forme impegnative di esperienza religiosa e che le

autorità ecclesiastiche tengono sotto controllo. A uno di questi gruppi viene assimilata la “fraternità

dei penitenti di Assisi”, formatasi intorno a Francesco di Assisi; questo dà ai suoi seguaci il nome di

frati minori in segno di umiltà (infatti il termine “minores” è utilizzato per designare le categorie

sociali più basse).

- Francesco e seguaci non hanno dimore fisse => lavorano per procurarsi da vivere e ricorrono alla

mendicità; non tengono nulla con loro, nemmeno piccole provviste (appropriazione = esposizione

al peccato e all’avarizia).

- Francesco e seguaci professano piena obbedienza nei confronti della Chiesa => il papato decide di

utilizzarli, insieme ad altri movimenti emergenti, come lotta all’eresia. Innocenzo III approva la

regola di vita proposta da Francesco (1210).

- 1216: papa Onorio III approva la regola elaborata da Domenico di Guzman per l’ordine dei frati

predicatori (= rifiuto della ricchezza come i francescani). I domenicani sviluppano una maggiore

preparazione teologica: il loro principale impegno è la lotta contro gli eretici (da condurre con

l’esempio della loro vita e con la predicazione).

 Quando il papa (Gregorio IX) istituisce in ogni diocesi il tribunale dell’inquisizione direttamente

dipendente da Roma (1231) i giudici inquisitori vengono scelti fra i domenicani.

Successivamente vengono aggiunti anche dei francescani (lontananza dal messaggio originario

di Francesco).

- Con la diffusione dell’ordine francescano anche nei paesi d’oltralpe, dal clima più rigido, molti frati

si stabilizzano in edifici conventuali e accettano la donazione di beni + vari chierici ed intellettuali si

stabiliscono nei medesimi conventi => cambiamento delle prime società francescane (gli

intellettuali vanno a capo dei conventi).

- La canonizzazione di Francesco avviene, dopo la sua morte, per opera di Gregorio IX (1228). Nel

1230 il papa nega il valore del Testamento lasciato da Francesco in cui egli tornava ad imporre i

caratteri originari del suo messaggio (povertà etc.) + stabilisce che l’ordine utilizza soltanto le case,

le chiese e i conventi, mentre la proprietà è della Chiesa => così il fatto che l’ordine disponga ormai

di beni immobili non è più un problema.

- 1239: elezione a ministro generale del frate Alberto da Pisa = primo frate-sacerdote a coprire

questa carica (prima attribuita solo a frati-laici) => l’ordine francescano era sempre più lontano dal

messaggio originario. Dopo Alberto abbiamo Faversham (predicatore inglese e maestro nello studio

di Parigi) = totale clericalizzazione dell’ordine francescano = lui adotta la norma secondo cui nessun

nuovo frate può essere accolto se non già “chierico istruito in grammatica e logica”.

- 1241: per la prima volta un minore viene eletto a vescovo + 1288: primo papa frate (Niccolò IV).

- Il generalato di Bonaventura da Bagnorea segna una rifondazione del francescanesimo = i frati

assumono compiti pastorali (predicazione, confessione) + rilettura dell’esperienza di Francesco in

vista di come è diventato l’ordine (il capitolo di Parigi del 1266 decide la distruzione sistematica

delle testimonianze che non coincidono con la nuova biografia del santo, la “Legenda maior”,

scritta da Bonaventura).

L’effetto è opposto a quello desiderato: il dibattito fra ricchezza e povertà nell’ordine si acuisce;

intanto il monaco calabrese Gioacchino da Fiore teorizza su un avvento dell’età dello Spirito di cui

l’ordine francescano sarebbe un premonitore.

 Divisione fra gli spirituali (fedeli alla regola originaria del francescanesimo) e i conventuali

(conviti della necessità di adattare la regola alle nuove dimensioni e ai nuovi compiti

dell’ordine).

Il papato perseguita i gruppi di spirituali più estremi (fra cui i fraticelli).

- Nonostante le divisioni i frati minori si diffondono in tutti gli strati sociali: fissano le loro sedi nelle

città/nei centri abitati + diventano il punto di riferimento del laicato pio e delle confraternite (le

associazioni del laicato pio) e anche dei ceti dirigenti cittadini = ai francescani viene affidata la

designazione e il controllo dell’operato dei pubblici ufficiali, il ruolo di ambasciatori in importanti

occasioni, la riforma degli statuti comunali e la gestione di servizi sociali essenziali (spesso

custodiscono l’archivio/i documenti più importanti del Comune).

- Il Concilio di Lione (1274) cerca di porre un freno al fenomeno degli ordini mendicanti = riconosce

come tali solo francescani e domenicani (vd il fatto che intanto ne erano sorti altri); agostiniani e

carmelitani vengono riconosciuti nel 1298. A questi 4 ordini (detti quadrilogia medicante) occorre

aggiungere i Servi di Maria (riconosciuti come mendicanti a inizio Trecento).

RAPPORTI FEUDALI E PROCESSI DI RICOMPOSIZIONE POLITICO-

TERRITORIALI. L’IMPERO E L’ITALIA DEI COMUNI

IL MOVIMENTO DELLE PACI DI DIO E LA NASCITA DEI CAVALIERI

- Sono necessarie condizioni di sicurezza per mercanti e contadini che praticano il dissodamento =>

occorre superare il continuo stato di guerra tra le famiglie dell’aristocrazie feudale (era aumentata

la demografia in generale e quindi anche i figli di queste famiglie => occorreva capire come

sistemare tutti i figli maschi).

Una risposta viene data dalla Chiesa con il movimento delle paci di Dio (X secolo, nato in Aquitania,

Francia) = si tratta di assemblee pubbliche di clero e popolo organizzate dai vescovi (vd assenza di

un forte potere politico) per promuovere la mobilitazione collettiva e la difesa dell’ordine pubblico

(difesa categorie sociali deboli) => ci si schiera contro i signori che detengono i castelli e i membri

del loro seguito armato, in quanto violatori della pace. A questa mobilitazione partecipano anche

alcuni signori favorevoli alla pace che ne approfittano per riprendere il controllo sui loro vassalli.

- Presto si passa alla proibizione di qualsiasi attività bellica in determinati giorni (domenica, festività

religiose e giorni che le precedono); si tratta di prescrizioni rispettate solo in parte => la Chiesa

disciplina il ceto dei cavalieri.

- Siamo in un periodo in cui la Chiesa sta elaborando un’idea di società divisa fra laboratores,

oratores e bellatores; si tratta del modello di Adalberone di Laon: modello riduttivo perché mette

insieme contadini, mercanti e artigiani, ma adatto dato che coloro che combattono a cavallo si

distinguono nettamente dal resto dei laicato, soprattutto dai contadini (disarmati e soggetti ai

signori) => stanno prendendo coscienza della propria condizione sociale e giuridica.

- Siamo in un periodo in cui coloro che esercitano funzioni militari e di governo si chiudono nel ceto

della nobiltà a cui si accede solo per volontà del sovrano/di coloro che già ne fanno parte. I membri

della nobiltà sono esentati dal pagamento delle imposte sulle terre possedute (sono il corrispettivo

di funzioni militari e politiche da loro svolte) + sono sottratti alla giustizia dei signori (devono essere

giudicati solo da tribunali di loro pari) + possono tramandare ereditariamente la propria condizione

giuridica.

Il modello di comportamento cavalleresco dà uniformità a questo ceto che è al suo interno molto

variegato = gli ecclesiastici francesi trasformano l’investitura (addobbamento = cerimonia di

ingresso nella cavalleria) in un rituale religioso = il neocavaliere nel giorno precedente

all’ordinazione deve sottoporsi al bagno purificatore e passare la notte in chiesa per una veglia di

preghiera. Siamo nel XI secolo.

- Nel XII secolo i cavalieri elaborano l’idea di una vita gioiosa ed avventurosa. Si tratta di un fondo

culturale che aleggia anche nell’Italia comunale (vd attrazione della borghesia per lo stile di vita dei

nobili).

- L’aggressività dei cavalieri venne indirizzata fuori dalla Cristianità (vd Concilio di Narbona, 1054 =

non è lecito versare sangue cristiano => premessa per la legittimazione del cavaliere come soldato

di Cristo, impegnato nella lotta contro gli infedeli).

I RAPPORTI FEUDO-VASSALLATICI COME RINNOVATO STRUMENTO DI

GOVERNO

- Per coordinare i vari poteri locali nel 1100 (periodo di rinascita anche sul piano politico) si utilizzano

i rapporti feudo-vassallatici. Nei secoli precedenti, quando mancavano gli strumenti culturali e

materiali per far funzionare grandi organismi politici, questi rapporti erano stati utilizzati per creare

clientele armate che garantissero sostegno militare e controllo sui territori a sorani, principi

territoriali e signori locali. Avevano successivamente perso il carattere esclusivamente militare per

trasformarsi in strumenti di governo e coordinazione politica.

All’origine di questo cambiamento troviamo il riconoscimento dell’ereditarietà dei feudi e la

rinascita del diritto feudale (vd giuristi lombardi che raccolgono le formule e le pratiche giuridiche

in raccolte organiche) => si crea così il “sistema feudale” = definizione del ruolo dei rapporti feudo-

vassallatici nell’organizzazione dello Stato.

- 1037, Corrado II: viene sancita l’ereditarietà dei feudi => il feudo faceva parte del patrimonio del

vassallo + con il passare del tempo il legame fra signore e vassallo si era allentato (cerimonia

dell’investitura diventa atto puramente formale).

 Ora il possesso del feudo è garantito + un proprietario fondiario può stabilire un collegamento

con un signore più potente senza diminuire il proprio potere nelle proprie terre.

 Diffusione rapporti feudali (tra 1000 e 1200) = vengono esportati nelle nuove terre conquistate

e vengono impiegati di più dove già c’erano.

- Il contributo dei giuristi si basa sulla riscoperta del diritto romano e della codificazione del diritto

canonico che avevano avviato.

 Si arriva ad individuare nello Stato la fonte del diritto e del potere => occorreva conciliare con

questa riflessione l’esistenza dei rapporti feudo-vassallatici.

I giuristi propongono il “feudo oblato” = terre, fortezze e giurisdizioni tenute che il proprietario

dona a un signore per riaverle in feudo dopo aver prestato omaggio => il proprietario diventa

vassallo e quindi di trova ad avere sulle sue terre una proprietà parziale + deve fornire certi

servizi al signore; d’altra parte il feudo è orami trasmissibile agli eredi e i servizi di cui è gravato

sono poco impegnativi (l’aiuto militare, se richiesto, non può durare più di 40 giorni, dopo i

quali il signore deve mantenere il vassallo e il suo seguito).

- In Lombardia è documentata l’esistenza di feudi “sine servitio o sine fidelitate” = i vassalli non

devono prestare servizio militare (paradosso perché i rapporti vassallatico-beneficiari erano nati

con funzione militare). I vassalli erano tenuti al servizio militare, ma alcuni ne sono esentati + esso

si configura comunque come un obbligo definito dal diritto feudale e sempre più sostituito con una

tassa in denaro (non è più una dedizione totale al signore).

Questo tipo di feudo serve a creare un raccordo politico fra un sovrano/principe/un qualsiasi

signore impegnato nella costruzione di un dominio territoriale e signori minori che sanno imporsi in

ambito locale, ma che sentono la necessità di raccordarsi a poteri più forti = il vassallo deve solo

riconoscere nel signore la fonte del suo potere, non schierarsi dalla parte nemica e prestargli un

servizio militare non gravoso/una tassa sostitutiva, mentre il signore non acquisisce dominio diretto

dei territori che costituiscono il feudo, ma afferma su essi la sua superiore autorità (vd premessa

per consolidare il potere).

- È questo processo che porta al coordinamento delle signorie feudali intorno al principe/allo Stato-

città => da qui viene l’immagine della piramide feudale (immagine elaborata da giuristi ed

intellettuali del 1100); questa immagine fornisce ai principi il presupposto teorico della politica di

ricostruzione dello Stato. Si tratta di un’immagine che non va estesa ai secoli precedenti.

- Questi cambiamenti avvengono precocemente in Inghilterra e Italia meridionale (vd Normanni,

discendenti dei Vichinghi che si erano stabiliti in Normandia, i quali avevano creato una

dominazione territoriale che si serviva di una rete di raccordi feudali che faceva capo al duca).

LE ORIGINI DEI COMUNI ITALIANI

- Le comunità cittadine italiane sono fatte anche di esponenti della piccole e media nobiltà, dotata di

beni fondiari e diritti giurisdizionali su villaggi e terre delle campagne circostanti = feudi della chiesa

vescovile i cui titolari sono a stretto contatto con il loro signore (vescovo) e lo aiutano

nell’espletamento delle funzioni pubbliche. Le funzioni pubbliche sono svolte sia dal vescovo che da

vari soggetti politici (il conte, il capitolo cattedrale e i monasteri urbani) + la comunità cittadina

vuole anch’essa ricoprire un ruolo in questo senso.

Questo quadro politico-istituzionale non è adatto a regolare le tensioni sociali e i contrasti familiari

+ la popolazione urbana cresce e si diversificano le attività mercantili e artigianali + immigrazione

dalla campagna nelle città di contadini e di esponenti della nobiltà (che conservano le tradizioni

militari e le attitudini al comando => anche loro creano caos nelle città).

- Milano, 1100: i grandi vassalli della chiesa arcivescovile (capitanei/milites) sono guidati

dall’arcivescovo Ariberto d’Intimiano contro i piccoli feudatari che chiedevano l’ereditarietà dei

feudi. I capitanei erano stati accontentati da Corrado II, ma devono scontrarsi con il popolo che è

stanco dei loro soprusi. Alla fine l’arcivescovo e seguaci devono lasciare Milano e ci tornano solo

quando si è ritrovato un equilibrio.

La lotta per le investiture è un pretesto per sviluppare autonomie cittadine (imperatori e pontefici

hanno bisogno di guadagnarsi il sostegno delle comunità locali => fanno concessioni). Durante la

lotta per le investiture si documenta a Milano la nuova magistratura dei consoli (1097): il potere

vescovile era stato contrastato dai riformatori => alcune famiglie ne avevano approfittato per dare

vita ad un’associazione giurata (coniuratio) che assumesse il governo della città e si proponesse

come portatrice della pace. Viene anche eletta una magistratura collegiale (Consolato) che nel 1130

conta 23 membri, di cui 18 sono capitanei (valvassori) e cinque sono semplici cittadini => gli

esponenti dell’aristocrazia feudale (legati al vescovo) sono il nucleo del ceto dirigente comunale (in

cui troviamo, anche se in posizione minoritaria, il ceto mercantile e professionista).

Attenzione: nonostante provengano da poche famiglie, i consoli non sono espressione di

un’associazione privata, ma rappresentano l’intera città (sono designati come “consoli della città”,

l’espressione “consoli del Comune” compare dopo).

IL COMUNE CONSOLARE (1080-1120)

- I Comuni nascono fra il 1080 e il 1120 (periodo della lotta per le investiture). Solitamente l’iniziativa

è degli aristocratici, ma in alcune città (Toscana e Piemonte) risulta prevalente il ruolo dei

commercianti e degli imprenditori.

- “consulares” = gruppo ristretto di famiglie aristocratiche/borghesi da cui provengono i consoli. I

gruppi consolari non formano un ceto chiuso (vi possono entrare i nobili immigrati dalle campagne

e i facoltosi esponenti del ceto mercantile). Solo dal 1100/1200 in poi, quando il ceto mercantile ed

artigianale cresce, il ceto consolare si chiuderà. I consoli promettevano comunque di far valere gli

interessi di tutta la comunità.

- Organi di governo: Arengo (assemblea generale dei cittadini che decide in merito a questioni di

interesse generale), il Collegio dei consoli (con potere esecutivo). I consoli restano in carica per 6

mesi/1 anno per evitare che si affermino regimi personali => tutte le famiglie che avevano il

controllo del Comune arrivavano al vertice con la rotazione.

Inizialmente nell’Arengo troviamo coloro che si erano sostituiti alle autorità locali e che così

avevano dato vita al Comune.

I consoli vengono eletti per acclamazione.

- Successivamente nell’Arengo entrano tutti i capifamiglia della città => a questo punto si sostituisce

l’Arengo con due consigli (maggiore con potere deliberativo e minore/degli anziani che affianca i

consoli). Tutti i sistemi elettorali dei consoli delle varie città garantiscono il predominio dei notabili.

Ad un certo punto l’elezione dei consoli non viene più fatta dai membri del Consiglio maggiore, ma

tramite gradi intermedi.

- Il Comune non nasce da una rivoluzione violenta contro l’assetto precedente = i notabili che lo

creano erano stati a lungo collaboratori dei vescovi e dei conti.

- Le prerogative del vescovo cittadino vengono ridimensionate all’interno della città, ma conservate

all’esterno di essa e nel resto della diocesi (il Comune opera infatti fuori dalla città appoggiandosi

all’autorità vescovile).

- L’aristocrazia cittadina è dotata di beni fondiari e diritti giurisdizionali sui contadini + legame

parentale con signori feudali e con agenti regi comitali => forte collegamento fra Comune e

campagna circostante. Inoltre gli artigiani e mercanti premono affinché il Comune controlli il

contado circostante in modo da poter estendere le proprie attività. Con questo tentativo del

Comune di estendere il controllo sull’intero territorio della diocesi il Comune mostra di saper

superare il particolarismo politico altomedievale.

La sistematica sottomissione del contado c’è comunque solo a fine 1100 (Milano si avvia in anticipo

verso questa direzione).

FEDERICO BARBAROSSA E I COMUNI ITALIANI

- Il concordato di Worms (1122) è un compromesso solo dal punto di vista formale, ma nella

sostanza priva l’impero del suo carattere sacro e lo costringe a trovare altre basi teoriche su cui

fondare la sua esistenza.

La cultura giuridica, oltre a ridefinire i rapporti feudali, elabora una nuova concezione del potere

imperiale fondato sul diritto romano (no solo motivazioni religiose).

- Enrico V non riesce ad assicurare definitivamente alla propria dinastia (Hohenstaufen) la

successione al trono di Germania => quando muore i principi tedeschi non eleggono il candidato

della sua casata da lui designato, ma Lotario di Supplimburgo (casata di Baviera). Quando muore

Lotario i principi si rifiutano di eleggere suo genero (Enrico di Baviera) ed eleggono Corrado III

(casata degli Hohenstaufen).

 Si creano due schieramenti nella nobiltà tedesca: guelfi vs ghibellini; talvolta prevale uno,

talvolta l’altro => il potere imperiale continua ad indebolirsi => non si avvale nemmeno delle

prerogative in materia di elezione dei vescovi previste dal concordato di Worms per la

Germania.

- 1152: i principi tedeschi eleggono re di Germania e designano imperatore il duca di Svevia Federico

(la madre, Giuditta, era della casa di Baviera), che era stato raccomandato da Corrado III. Federico

viene assistito dal vescovo Ottone di Frisinga (suo zio e futuro biografo). Indice una dieta a Costanza

(1153) a cui partecipano anche i legati di papa Anastasio IV ed esprime la volontà di far collaborare

alla pari potere politico e spirituale + di garantire prestigio alla Chiesa romana in cambio della

promessa del papa di incoronarlo a Roma.

- In occasione della dieta di Costanza si presentano al cospetto di Federico due inviati della città di

Lodi che chiedono aiuto contro Milano (si sta espandendo); presto anche altre città lombarde

chiedono aiuto all’imperatore => Federico capisce che lo sviluppo delle autonomie comunali è

pericoloso: mentre in Germania le città favoriscono l’autorità imperiale come contrappeso alla

forza della feudalità, in Italia le città si arrogano funzioni di competenza del sovrano.

- Il programma politico di Federico ambisce a sfruttare i legami feudali per disciplinare e coordinare i

poteri signorili + governare saldamente le terre dipendenti dalla Corona utilizzando funzionari di

origine servile (ministreriales) + controllare la Chiesa tedesca e le città imperiali tedesche +

recuperare le regalie, cioè i diritti inalienabili del potere regio (in questo l’attività giuridica in

fermento nelle città italiane è d’aiuto = idea di un ordinamento pubblico basato sulla legge =>

autonomo da quello ecclesiastico).

 Gli intenti di Federico non possono tollerare lo sviluppo delle autonomie comunali in Italia.

- 1154: Federico è in Lombardia e indice la dieta di Roncaglia: gli ambasciatori di Milano portano a F.

del denaro chiedendogli di riconoscere loro i diritti regi del Comune di Milano sulle città di Como e

Lodi => Federico rifiuta l’offerta e mette la città al bando (la priva delle regalie). F. distrugge

Tortona, alleata di Milano, poi va verso Roma ed abbatte il regime comunale che vi si era formato e

che era capeggiato da Arnaldo di Brescia, un riformatore legato alla tradizione patarinica che

contestava il potere temporale dei papi, poi F. viene incoronato imperatore dal papa.

- Dopo essere tornato in Germania per alcuni anni, F. convoca una dieta a Roncaglia (1158), dove

invita anche quattro dottori dell’Università di Bologna a chiede di indicargli i diritti regi; i diritti

elencati dai dottori vengono inseriti nella Costituzione sulle regalie che viene emanata

dall’imperatore. Si tratta di diritti di cui i Comuni si sono appropriati da tempo => l’imperatore è

disposto a concederli ai Comuni a patto che versino un tributo annuo e riconoscano l’imperatore

come fonte di tutti i poteri.

- F. emana anche una Costituzione sulla pace = proibizione delle lega fra città e delle guerre private

+ rivendica la dipendenza dal potere regio dei distretti pubblici (contee, marche e ducati) e ne

proibisce la divisione + stabilisce che i proprietari dei beni allodiali, cioè posseduti in piena

proprietà, possano continuare a detenerli se hanno un beneplacito da parte dell’imperatore

(devono instaurare con lui un rapporto feudale).

 F. vuole uno stato in cui tutti i poteri derivino dall’imperatore => invia funzionari ovunque per

ricevere dai signori l’omaggio vassallatico + esige dalle città i tributi + per assumere il controllo

dei comuni come podestà.

F. tenta di imporre il controllo anche sugli ecclesiastici (oltre quanto era previsto dal

concordato di Worms).

- Conseguenze dell’operato di Federico: movimento di opposizione = vari comuni lombardi e veneti +

pontefice Alessandro III (costretto a fuggire in Francia dall’antipapa Vittore IV). Milano viene

assediata da Federico e rasa al suolo (1162).

Nonostante la reazione di Federico i comuni veneti danno vita alla Lega veronese + ci sarà la Lega

cremonese => dalla fusione fra le due leghe nasce la “Societas Lombardiae” (Lega lombarda),

sancita nel giuramento di Pontida del 1167. A questa Lega si collega anche Alessandro III (infatti i

comuni chiamano Alessandria la città che costruiscono in posizione strategica per tenere a bada i

conti di Biandrate e il marchese del Monferrato che si sono schierati con l’imperatore).

Intanto Federico attacca costantemente Alessandria .

- Nel frattempo i feudatari tedeschi, guidati da Enrico il Leone (antico avversario di Federico a cui

quest’ultimo ha concesso il ducato di Baviera), sono in rivolta.

 Federico deve tornare in Germania (1176), ma durante il viaggio viene sconfitto a Legnano

dall’esercito della Lega.

 Federico sceglie una soluzione diplomatica per dividere i suoi nemici = si impegna con il papa ad

abbandonare l’antipapa e restituire alla Chiesa i territori e le regalie sottratti + il papa

Alessandro III si impegna a convalidare tutti gli atti ecclesiastici compiuti in Germania durante

lo scisma e a fare da mediatore fra impero e Comuni. I Comuni rifiutano la mediazione

pontificia.

 1177, Venezia: tregua di sei anni fra Impero e Comuni (così intanto Federico va in Germania).

- Un vero trattato di pace viene stipulato solo nel 1183 a Costanza = ai Comuni vengono garantite le

regalie di cui godono da tempo (tra cui la possibilità di riunirsi in leghe) + essi si impegnano a

versare un’indennità una tantum e un tributo annuale all’imperatore, a corrispondergli il fodro

(imposta sostitutiva), in occasione delle sue visite in Italia e a consentire il ricorso al tribunale

imperiale contro le sentenze emesse dai giudici cittadini + si stabilisce che i consoli, eletti dai

cittadini, ricevano ogni 5 anni un’investitura formale dall’imperatore/dal vescovo (se era lui il

titolare dei poteri pubblici nella città).

L’EVOLUZIONE SOCIALE E ISTITUZIONALE DEI COMUNI

- Le concessioni fatte da Federico a Costanza valgono solo per le città facenti parte della Lega, ma

vengono presto ritenute valide per tutti i Comuni => diventano organismi pienamente legittimi

nella struttura imperiale. Dopo Federico e il figlio Enrico IV (morto nel 1197) l’autorità imperiale

entra in crisi => i comuni ne approfittano per consolidare le loro istituzioni e avviare la

sottomissione del contado.

- I Comuni estromettono i vescovi da ogni giurisdizione civile + dotano le città di edifici pubblici

(spesso costruiti lontano dalla cattedrale per rendere evidente la laicizzazione delle istituzioni

comunali) + redigono un codice di leggi (Statuti). Il ruolo dei giudici, dei notai e degli esperti di

diritto cresce con l’evolversi delle istituzioni comunali.

- I detentori di fortezze e di diritti signorili devono riconoscersi vassalli del Comune e risiedere una

parte dell’anno in città (per essere controllati) + con i più forti vengono stipulati patti di alleanza

(ingaggi militari).

- Come strumento di controllo sul territorio si utilizzano i borghi franchi = insediamenti fortificati di

nuova fondazione i cui abitanti godono di facilitazioni fiscali e di vari aiuti, in quanto impegnati nelle

valorizzazione delle terre incolte e nella loro difesa. Questi borghi possono darsi ordinamenti

comunali propri (vd modello del Comune rurale).

- Le società comunali vanno complicandosi, i ceti mercantili emergono e non accettano che le cariche

pubbliche spettino solo agli aristocratici + l’aristocrazia inizia a chiudersi => schieramento nobili vs

popolo. Non si tratta di uno scontro fra classi sociali dato che spesso sono nobili anche i mercanti

arricchiti e sono parte del popolo i nobili appena arrivati in città.

 Si tratta dello scontro fra i detentori del potere e coloro che vogliono ottenerlo (ceti

emergenti).

I gruppi sociali del comune sono in perenne lotta e questo genera lacerazioni nel consiglio dei

consoli.

 La magistratura collegiale dei consoli viene sostituita con il podestà (prima locale, poi

forestiero, così da exssere indipendente rispetto ai centri di interesse cittadini). Il podestà è un

tecnico della politica e del diritto che deve eseguire le decisioni prese dai Consigli cittadini +

applicare le leggi + amministrare la giustizia + sovraintendere l’apparato burocratico del

Comune. All’inizio il podestà si occupa della difesa, ma poi diventa di competenza del capitano

del popolo (nuova magistratura).

LE LOTTE FRA NOBILITÀ E POPOLO

- All’inizio il podestà forestiero media fra i gruppi sociali del Comune, ma poi scoppiano conflitti

ancora più violenti = ora le lotte sono anche fra nobili (vd distinzione fra le famiglie di antica nobiltà

cittadina e quelle da poco arrivate in città + odi famigliari). I nobili riuniscono introno a sé schiere di

clienti e amici appartenenti ai vari ceti sociali che costituiscono un clan; i clan sono riuniti in

federazioni (societatis militum) che formano due raggruppamenti contrapposti (guelfi e ghibellini,

richiamano nel nome gli schieramenti formatisi durante le lotte fra comuni + papato vs Barbarossa).

I guelfi sono aderenti al partito filo papale e considerano il collegamento con la Chiesa una forma di

copertura all’autonomia dei Comuni (l’imperatore ha una superiorità solo teorica sui Comuni) vs i

ghibellini sostengono un forte legame con il potere imperiale. Presto questi nomi diventano solo

una copertura ideologica dei conflitti tra nobili e tra Comuni.

- Intanto il ceto popolare è unito dalla necessità di lottare contro la nobiltà, ma anche in questo ceto

ci sono scontri ricorrenti. Nel popolo troviamo anche i nobili da poco arrivati in città che, per

opportunismo politico, si schierano contro la nobilità. Mercanti e artigiani hanno pochi interessi in

comune + le corporazioni non sono solidali fra loro (perché le categorie di cui sono espressione non

hanno la stessa forza economica e la stessa capacità di pressione).

Tutte queste diffidenze vengono momentaneamente superate dall’esigenza di combattere i nobili.

 Nasce la societatis populi = mercanti, cambiatori, artigiani, intellettuali laici e nobili esclusi dal

ceto di governo aristocratico; si tratta di una società organizzata come il Comune (con capi e

consigli).

 Coesistono in città di più centri di potere (corporazioni, clan, società di nobili e società del

popolo).

IL COMUNE POPOLARE E L’AFFRANCAZIONE DEI SERVI

- Espulsione dalla città degli esponenti della parte perdente durante i conflitti (+ confisca dei beni). I

fuoriusciti si organizzano nel Comune degli estrinseci (strettamente in contatto con i partigiani

rimasti in città e con i Comuni ad essa rivali).

 Le lotte portano spesso alla presa di potere da parte del popolo (es. Bologna e Firenze). Il

popolo però non scioglie la propri società, ma la affranca agli organi comunali.

 I provvedimenti passano attraverso i consigli del Comune e anche della societas populi + il

potere esecutivo è ripartito fra podestà e capi del popolo (anziani, espressi dalle arti maggiori e

medie e che formano il Priorato delle arti, supremo organo politico del Comune).

Nb: a Firenze le categorie di cui le corporazioni sono espressione sono divise fra arti maggiori,

medie e minori (di cui solo le prime due conseguono un ruolo politico).

Al Priorato si affianca poi un capitano del popolo (che sostituisce il podestà per le questioni

militari).

- I governi popolari non tutelano le classi inferiori (le spingono alla rivolta e all’alleanza con la

nobiltà) + punivano la classe aristocratica del cui apporto avevano invece bisogno militarmente (vd

legge antimagnatizie = esclusione dalle cariche più importanti gli esponenti dell’antica aristocrazie

di tradizione militare e i popolani ricchi che ne avevano assimilato lo stile di vita).

- I governi popolari però permettono il massimo della di partecipazione e di democrazia politica nel

medioevo. Nonostante questo non si assicura comunque alcuna tutela alle classi povere e il potere

è sempre nelle mani dei membri delle arti maggiori o medie. Infatti si è recentemente rivisto anche

il significato dell’affrancamento dei servi = lo scopo è quello di aumentare il numero di contribuenti

(i servi, considerati di proprietà dei padroni non pagano imposte); infatti agli schiavi resi liberi

veniva vietata l’immigrazione in città e intanto il contado viene sottoposto a crescente pressione

fiscale.

LA DIFFUSIONE DEI RAPPORTI FEUDALI

L’INGHILTERRA, IL MEDITERRANEO E LE CROCIATE

- 1000/1100: esportazione dei rapporti feudo-vassallatici in territori nuovi.

- In Francia settentrionale a inizio 900 si forma il ducato di Normandia (vs stanziamento dei

Vichinghi, guidati da Rollone). Qui vengono introdotti i rapporti feudo-vassallatici (struttura

dell’antico vassallaggio franco); questi rapporti si fondono con il vigore militare e le tradizioni di

fedeltà dei vichinghi => fu possibile separare i ruoli militari (spettanti ai feudatari) dai compiti fiscali

e amministrativi (spettanti ai vececonti) => i duchi riescono a mantenere il controllo sul territorio e i

feudatari non trasformano le cariche pubbliche e i benefici fondiari in beni privati e trasmissibili per

via ereditaria.

- Nell’800 i Vichinghi hanno iniziato a penetrare in Inghilterra (occupata dai Sassoni) e, con Canuto II

il Grande, la conquistano (nei primi decenni del XI secolo l’impero comprende Normandia,

Inghilterra e Danimarca). L’impero si dissolve dopo la morte di Canuto (1035) => l’Inghilterra

recupera l’indipendenza con il re Edoardo il Confessore (figlio di madre Normanna ed educato in

Normandia => aveva accolto a corte cavalieri ed ecclesiastici francesi).

Quando muore Edoardo gli succede il cognato Aroldo II e questo si scontra con Guglielmo (duca di

Normandia) che era nipote di Edoardo => battaglia di Hastings (1066) e vittoria di Guglielmo.

- Con Guglielmo l’Inghilterra si lega alla Francia => arrivano usi e costumi franchi fra cui anche i

rapporti feudo-vassallatici + si crea la situazione per cui il re d’Inghilterra (duca di Normandia) è

anche vassallo del re di Francia.

- Guglielmo e successori lasciano la divisione del regno in shires (contee) e sottopongono i loro

amministratori (sceriffi) al controllo regio con l’uso di giudici itineranti (fanno anche da tribunale

d’appello). I cavalieri venuti dalla Normandia e da altre regioni francesi (avevano avuto terre inglesi

in concessione come feudo) vengono sottoposti al sovrano (possono sottrarsi ai loro obblighi

militari nei suoi confronti pagando la scutage,un imposta sostitutiva).

Viene creata la Camera dello Scacchiere (riunione intorno a una tavola coperta da un tappeto a

riquadri) = amministrazione finanze + competenza giudiziaria (davanti a questa assemblea si

presentano 2 volte/anno gli sceriffi per versare quanto raccolto in ogni contea).

Guglielmo fa redigere il “Domesday Book” (= catasto del regno => fondamentale per la riscossione

delle imposte e il reclutamento dei soldati).

- Metà 1100: sale al trono Enrico II che è nipote, per parte materna di Enrico I Pantageneto (i

Plantageniti sono una famiglia francese) => ampliamento dei domini della corona inglese in Francia

(vd dote portata dalla moglie Eleonora d’Aquitania, da cui Luigi VII di Francia si era separato).

Enrico II preme sulla monarchia francese => ottiene anche la Borgogna. Tenta inoltre di sottoporre

ai tribunali regi anche gli ecclesiastici (vd “Costituzioni di Clerendon”, 1164/66) => vuole acquisire il

controllo della Chiesa. È l’arcivescovo di Canterbury (Becket) ad opporsi (anche se è stato stretto

collaboratore del re); Becket viene ucciso nel 1170, probabilmente da vassalli troppo zelanti e a

insaputa del re.

I NORMANNI IN ITALIA MERIDIONALE

- Mentre Guglielmo guida la spedizione dell’Inghilterra altri cavalieri della Normandia sono impegnati

nella conquista del Mediterraneo.

I Normanni non arrivano in Italia meridionale come esercito di conquistatori, ma arrivano a piccoli

gruppi e iniziano a fare fortuna mettendosi al servizio delle forze politiche locali (in lotta fra loro); si

tratta di membri dei rami di cadetti di grande famiglie feudali normanne che, preoccupati

dall’aumento della natalità nelle famiglie nobili e dal conseguente rischio di impoverimento,

decidono di emigrare.

- Quando i Normanni arrivano in Italia c’è un forte particolarismo politico: l’attuale Campania era

divisa nei principati longobardi (Benevento, Salerno e Capua) e nei ducati autonomi ma

formalmente dipendenti da Bisanzio (Gaeta, Napoli, Sorrento e Amalfi); in Puglia, Basilicata e gran

parte della Calabria c’è un potere forte dell’impero bizantino (dipendenza non solo formale); la

Sicilia è musulmana. Queste formazioni politiche sono ulteriormente frammentate al loro interno.

- Seconda metà 900: tentativo di riaggregazione in Italia meridionale = il principe di Capua (Pandolfo

I Capodiferro) riunisce sotto il suo scettro la Longobardia minore (territori longobardi dell’Italia

meridionale) + si lega a Ottone I e ottiene i feudi di Spoleto e Camerino. Quando muore, però, le

cose tornano come prima.

A inizio 1000 è Salerno (con Guaimario IV) a diventare egemone; si tratta di una potenza che si

serve spesso dei cavalieri normanni.

- I gruppi di soldati normanni erano indipendenti fra loro. Uno dei capi di questi gruppi è Rainulfo

Drengot che combatte accanto al duca di Napoli (Sergio IV) contro il principe di Capua (Pandolfo IV)

=> ottiene dal duca di Napoli in feudo Anversa (1029, ne diventa il conte); questo dominio si

estende fino a conquistare Capua.

Altri capi collaborano con i principi di Salerno contro i Bizantini => riescono a sottrarre la Puglia e la

Basilicata. Per evitare di essere espropriati delle loro terre da parte di queste armate i Beneventini

si mettono sotto la protezione del papa => dal 1077 il papa è signore della città di Benevento. Fra i

normanni che lottano contro i Bizantini in Puglia emergono i fratelli Guglielmo, Unfredo e Roberto

(il Guiscardo) Altavilla.

- Il papa Leone IX si fa portavoce dell’opposizione al potere dei Normanni in Italia = il papato era

interessato ai territori dell’Italia meridionale sottoposti al patriarca di Costantinopoli.

 Il papa crea una coalizione che però viene sconfitta a Civitate nel 1053; il papa viene fatto

prigioniero e liberato dopo un anno (quando riconosce le conquiste di Riccardo Quarrel, capo

normanno che aveva conquistato Capua, e di Unfredo Altavilla). L’intesa con il papa viene

perfezionata nel 1059 a Melfi = Roberto il Guiscardo (che è successore di Unfredo) e Riccardo

Quarrel giurano fedeltà al papa Niccolò II.

 Roberto il Guiscardo diventa duca di Puglia, Calabria e Sicilia, mentre Riccardo diventa principe

di Capua.

- Nel 1061 Roberto avvia la conquista della Sicilia musulmana (momento di crisi politica a causa del

forte particolarismo locale) affida al fratello Ruggero (detto Gran Conte). Molti musulmani

rimangono in Sicilia => si inseriscono nell’apparato amministrativo e nell’esercito normanni. La

cultura arabo-siciliana continua a fiorire nelle città.

- 1071: Roberto conquista Bari (ultimo possedimento bizantino in Italia); poi Amalfi e poi Salerno.

- 1081: Roberto va alla conquista di Costantinopoli, ma deve tornare in Italia per sedare dei baroni

pugliesi rivoltosi + per difendere le sue conquiste dall’imperatore Enrico IV (che stava attaccando

Roma, vd Gregorio VII rifugiato a Castel Sant’Angelo). Roberto libera il papa e lo porta con sé a

Salerno.

- Quando Roberto muore i successori (Ruggero Borsa e Gugliemo) sono deboli rispetto ai nobili e alle

città. Il figlio del Ruggero, Ruggero II (padrone della Sicilia), quando muore il nipote Guglielmo

senza lasciare eredi, rivendica il titolo di duca di Puglia e Calabria. Si oppongono i baroni meridionali

e il papa Onorio II. Ruggero approfitta della morte del papa e della conseguente crisi nella Chiesa

per farsi incoronare re di Sicilia (regno che comprende anche Puglia e Calabria) dall’antipapa

Anacleto II (regno di Sicilia durerà fino al 1860).

I CARATTERI DEL REGNO DI SICILIA

- 1139 = conquista di Napoli, ultima roccaforte della resistenza, da parte di Ruggero II.

- Vengono sfruttate le strutture di governo arabe (per la Sicilia) e quelle bizantine (Puglia e Calabria)

=> amministrazione efficiente = uffici centrali (corte di Palermo) + uffici periferici => produzione di

leggi, entrate fiscali e controllo dell’apparato ecclesiastico.

 Il regno di Sicilia è più vicino al mondo bizantino che non all’Europa. Infatti a Palermo la maestà

regia viene celebrata in modo estraneo all’occidente e gli alti funzionari hanno titoli arabi e

greci.

- Il re (normanno) è al vertice della piramide feudale all’interno della quale ci sono i discendenti degli

antichi conquistatori, che nonostante le rivalità, sono solidali tra loro di fronte alle popolazioni

sottomesse. Questi feudatari esercitano funzioni pubbliche.

- Molte abbazie (tra cui Montecassino) godono di autonomie giurisdizionali + le maggiori città

conservano le loro consuetudini e forme di autonomia.

- I sovrani realizzano un equilibrio fra forze locali e autorità regia (esercitano un controllo sulle

prerogative di feudatari, enti ecclesiastici e comunità cittadine).

 Stato feudale = stato che prevede l’esistenza di legami feudo-vassallatici e la delega ai feudatari

di poteri pubblici.

LE ORIGINI DELLE CROCIATE

- Concilio di Clermont-Ferrand (1095) = Urbano II dopo aver deplorato le lotte fratricide fra cristiani

esorta chi vi è stato coinvolto ad intraprendere un pellegrinaggio in Terrasanta per purificare i

peccati e per recare aiuto alla Chiesa orientale minacciata dagli infedeli.

Da questo si arriva alle crociate perché la società europea di fine XI secolo è pervasa da un forte

slancio espansivo + desiderio di espiazione dei peccati (aumento del numero di pellegrini).

- Intanto i Turchi hanno sottratto all’impero bizantino parte dell’Anatolia, ma si arriva a una

soluzione di compromesso => non possiamo pensare, come si è a lungo detto, che i Bizantini

abbiano chiesto l’intervento occidentale contro i Turchi. Inoltre non si può nemmeno pensare che

la causa delle crociate sia imputabile all’oppressione dei Turchi sulle comunità cristiane occidentali

e sui pellegrini diretti a Gerusalemme = i musulmani assicurano ai cristiani libertà di culto e

autonomia (anche se occorre ammettere che i Turchi, convertitisi all’Islam di recente, sono meno

tolleranti degli arabi).

- I cavalieri che vanno in Terrasanta sono mossi da un forte spirito religioso. Siamo in un periodo in

cui l’Europa sentiva moltissimo la propria appartenenza religiosa (vd episodi di intolleranza verso gli

Ebrei).

Di questo entusiasmo religioso si fa interprete Pietro di Amiens (Pietro l’eremita, predicatore

itinerante) = nel 1095 promuove la crociata dei poveri = poveri ed emarginati male armati e privi di

organizzazione si mettono in viaggio verso l’Oriente (passano dalle valli del Reno e del Danubio)

massacrando gli Ebrei.

- La prima crociata inizia nel 1096 = Urbano II è preoccupato per la partenza di molti pellegrini

fanatici che minacciano l’ordine sociale e si sottraggono al controllo del potere politico ed

ecclesiastico e al suo appello rispondono i grandi feudatari francesi. I vari contingenti armati si

ritrovano a Costantinopoli e si decide che l’imperatore bizantino fornirà viveri e navi e armi (in

cambio gli verranno restituiti i territori appartenuti all’impero e il riconoscimento della sua

superiorità).

La spedizione parte nel 1097 e l’assedio di Gerusalemme si conclude nel 1099. A seguito della

conquista viene sterminata la popolazione musulmana ed ebraica della città.

GLI STATI CROCIATI E L’ESPORTAZIONE DEI RAPPORTI FEUDALI IN

ORIENTE

- Sono pochi gli uomini che arrivano a conquistare Gerusalemme dato che i capi dei vari contingenti

preferiscono fermarsi nei centri importanti già conquistati e lasciar proseguire gli altri.

- Il Regno di Gerusalemme viene assegnato a Goffredo di Buglione che assume il titolo di “Avvocato

del Santo Sepolcro”. A Goffredo succede il fratello Baldovino che diventa “re di Gerusalemme” =

consolidamento del regno. I suoi crociati che rinunciano a tornare a casa ottengono feudi dal

sovrano (nonostante questo la classe conquistatrice rimane divisa al suo interno).

- Ci sono vari ordini monastico militari in Oriente che combattono contro gli infedeli per difendere i

pellegrini (Ospedalieri di S. Giovanni, poi chiamati Cavalieri di Malta, + Templari + cavalieri

teutonici).

- Nell’opera di conquista aiutano anche alcune città marinare italiane: i Veneziani (che dal 1082 sono

arbitri della vita economica di Costantinopoli) son diffidenti all’inizio rispetto all’operato dei

crociati, mentre Genovesi e Pisani aderiscono da subito. Una volta formatisi gli Stati crociati anche i

Veneziani si inseriscono e ottengono, come Genovesi e Pisani, vari vantaggi commerciali.

 Nelle città portuali nascono colonie commerciali = mercanti di stessa nazionalità vivono in

quartieri separati e si governano con magistrati propri.

LA RISCOSSA DEI MUSULMANI

- Il successo dei crociati è possibile grazie alle lacerazioni interne al mondo musulmano. La situazione

cambia a inizio 1100 = l’emiro di Mossul e Aleppo preme sui crociati => cade Edessa (notizia che

desta forte allarme in Occidente).

- Bernardo di Chiaravalle (monco cistercense) organizza, in risposta alla caduta di Edessa, una nuova

crociata e coinvolge l’imperatore tedesco Corrado III, il re di Francia Luigi VII, il re di Sicilia Ruggero

II. Purtroppo però ognuno dei sovrani persegue propri obiettivi (Ruggero II pensa solo ad attaccare

l’impero bizantino nel Peloponneso) => solo alla fine si arriva al coordinamento tra i vari corpi di

spedizione => fallimento.

- Saladino (curdo) = si rende indipendente da Baghdad e crea un sultanato dall’Egitto al Tigri. Nel

1187 sconfigge i Franchi (ad Hattin) e poi trionfa a Gerusalemme.

 Forte mobilitazione in Occidente (terza crociata): si schierano l’imperatore Federico

Barbarossa, Riccardo Cuor di Leone (re Inglese) e Filippo Augusto (re di Francia). I risultati sono

scarsi (il Barbarossa muore).

Dopo la morte dell’imperatore si impegna nell’impresa solo Riccardo (recupera San Giovanni

d’Acri, in Israele, e strappa ai Bizantini l’isola di Cipro). Gerusalemme rimane ai musulmani (fine

della terza crociata nel 1192).

LA QUARTA CROCIATA E LA FORMAZIONE DELL’IMPERO LATINO

D’ORIENTE

- Il figlio del Barbarossa (Enrico VI) aveva sposato Costanza d’Altavilla (erede dell’ultimo re di Sicilia

Guglielmo II) => Enrico VI diventa anche re di Sicilia. Viene contestato dal figlio illegittimo di

Ruggero II (Tancredi di Lecce) ma tutto è inutile.

- L’intento di Enrico VI è di utilizzare l’Italia come base di partenza per la conquista dei territori

bizantini e musulmani (molti Stati musulmani in Spagna e Africa settentrionale gli pagano un tributo

come sottomissione + il re di Cipro e il titolare della corona di Gerusalemme prestano l’omaggio

feudale). Muore improvvisamente nel 1197. Intanto moriva anche Saladino (frantumazione del suo

impero).

 Manca in Europa un leader politico che sappia approfittare della debolezza musulmana.

 Papa Innocenzo III promuove una quarta crociata per prendere Gerusalemme (vuole ricondurre

la Chiesa d’Oriente sotto la sovranità pontificia, vd crisi impero bizantino che veniva attaccato

da Slavi, barbari delle steppe e Stati musulmani + difficoltà economica visto il predominio

commerciale dei Veneziani).

- Vista la situazione difficile dal punto di vista economico i bizantini provano a fare concessioni a

Pisani e Genovesi per farsi degli alleati contro Venezia, ma in realtà questo porta soltanto a mettere

in allarme Venezia.

Quando Innocenzo III bandisce la crociata i crociati sono radunati a Venezia per raggiungere

l’Oriente (1202), ma non hanno il denaro per pagare il noleggio delle navi =>il doge Enrico Dandolo

offre il trasporto gratuito delle truppe a patto che si faccia scalo a Zara per aiutare i Veneziani a

riprendere possesso della città (si era data al re d’Ungheria).

Dopo essersi fermati a Zara il doge convince i crociati a puntare verso Costantinopoli. La proposta è

rafforzata dal fatto che c’è un pretendente al trono imperiale bizantino (Alessio) che promette lauti

compensi, partecipazione alla crociata e riunificazione delle due Chiese sotto egemonia papale.

 I crociati conquistano Costantinopoli (1203) e mettono sul trono Alessio, ma questo non riesce

a smorzare l’ostilità del popolo contro gli occidentali cattolici.

 I crociati alla fine assumono il controllo diretto della città (saccheggi 1204).

 Fondazione dell’impero latino d’Oriente e lo dividono: un quarto va a Baldovino di Fiandra

(quello che era diventato re di Gerusalemme); metà dei rimanenti ¾ va a Venezia (con basilica

di Santa Sofia), la metà restante viene divisa in vari domini assegnati come feudo a capi di

contingenti armati che hanno partecipato all’impresa.

LA FINE DELL’IMPERO LATINO D’ORIENTE E L’AGONIA DELL’IDEALE DELLA

CROCIATA

- La popolazione rimane ostile ai crociati conquistatori => non è possibile per Innocenzo III riuscire a

riunificare le due Chiese. Infatti il patriarca di Costantinopoli, il veneziano Tommaso Morosini, non

sa influenzare né il clero né i fedeli. Inoltre gli imperatori latini non hanno il controllo dell’intero

territorio bizantino: si sono formati staterelli retti da signori locali o da membri della vecchia

dinastia imperiale. Inoltre Genovesi e Pisani non tollerano la posizione egemone di Venezia.

 Genova si allea con Michele Paleologo, il signore di Nicea (il più forte dei piccoli Stati bizantini

sottratti all’autorità degli imperatori latini di Costantinopoli), siamo nel 1261.

 Michele sale al trono di imperatore bizantino nel 1261 => inizia la dinastia dei Paleologhi (fino

al 1453, conquista turca).

- Nonostante sia evidente che lo scopo delle crociati si è ormai spostato, il papato vuole comunque

riconquistare Gerusalemme e altri luoghi sacri in Palestina.

 Innocenzo III bandisce una nuova crociata, la quinta (nel quarto Concilio lateranense del 1215).

La spedizione parte nel 1217, sotto la guida del re d’Ungheria (Andrea). Tutto si conclude senza

risultati.

- L’Egitto è considerato punto di partenza per il recupero della Palestina => Luigi IX di Francia tenta

due spedizioni: 1248-1254 = sesta crociata che si conclude con la cattura del re e dell’esercito +

1270 = non inizia mai perché l’esercito francese, riunito a Tunisi, viene sterminato dalla peste e

muore Luigi IX).

- Tra la quinta e la sesta crociata: Federico II (imperatore e re di Sicilia) intraprende un’altra crociata

con cui Gerusalemme torna ai cristiani (1229) senza però che ci siano combattimenti = patto fra

l’imperatore e il sultano del Cairo (a cui l’imperatore era intellettualmente legato).

Si tratta di un patto che va contro l’idea stessa di crociata.

L’accordo prevede lo smantellamento di tutte le fortificazioni => città priva di difese in caso di

attacco.

Nel 1244 una tribù turca si impadronisce di Gerusalemme.

- Mentre Luigi IX pensa a riprendere la Terrasanta i Malmelucchi (casta degli schiavi guerrieri che

detiene il potere effettivo al Cairo) mettono da parte gli ultimi discendenti di Saladino e nominano

un loro sultano => conquista sistematica territori in mano ai cristiani (vd prime crociate in cui

c’erano stati successi).

LA RIPRESA DELLA LOTTA FRA PAPATO E IMPERO E LE

MONARCHIE DELL’EUROPA OCCIDENTALE

INNOCENZO III E L’APOGEO DEL PAPATO

- Seconda metà del 1100: evoluzione del papato in senso monarchico; in particolare Alessandro III

svolse un ruolo di mediazione fra Comuni e impero (vd Barbarossa) che ne fece il garante della

giustizia e della pace.

- Morte di Enrico VI e sale al trono Innocenzo III (siamo a fine XII secolo); quest’ultimo si dichiara

vicario di Gesù Cristo e non di san Pietro + ricorre all’immagine del sole e della luna per spiegare la

supremazia del potere spirituale su quello politico (il potere regio deriva dall’autorità papale la

propria dignità); si tratta dello sviluppo di elementi del pensiero di Gregorio VII che però vengono

portate alle estreme conseguenze (siamo in un momento propizio in questo senso dato che

l’impero e i diversi regni appaiono in preda a crisi interne).

- La Chiesa considera il regno di Sicilia suo feudo dagli accordi di Melfi con Roberto il Guiscardo

(inoltre la corona regia viene data a Ruggero II nel 1130); la regina Costanza (vedova di Enrico VI)

muore, essa, per tutelare i diritti del figlio Federico (futuro Federico II) lo mette sotto la tutela di

Innocenzo III che gli fa ottenere la corona regia nel 1208 (Federico ha ormai 14 anni = uscita dalla

minorità). Il papa intanto estende il suo dominio su Umbria, Marche e Romagna + diventa arbitro

della contesa fra i pretendenti al trono imperiale (intanto vacante) = sfida fra Ottone di Brunswick

(capo del partito guelfo) vs Filippo di Svevia (fratello dell’imperatore defunto). Alla fine il papa

scelse Ottone perché sapeva che Filippo avrebbe potuto sviluppare delle mire sul regno di Sicilia:

Ottone riconosce i possedimenti della Chiesa nell’Italia centrale e viene incornato imperatore a

Roma nel 1209.

L’imperatore è poco docile rispetto alle pretese papali e vuole conquistare il Regno di Sicilia.

 Il papa lo scomunica come traditore e spergiuro.

 La corona imperiale è di Federico II. Ottone viene sconfitto anche con l’aiuto del re di Francia

(Filippo Augusto), sconfitta di Bouvines, 1214.

- Innocenzo III ottiene che i sovrani di Aragona, Portogallo, Serbia e Buglaria + re Inghilterra +

imperatore latino d’Oriente gli prestino omaggio feudale.

LA CROCIATA CONTRO GLI ALBIGESI E IL IV CONCILIO LATERANENSE

- La quarta crociata aveva portato ad una temporanea unificazione delle Chiese di Oriente e

Occidente, ma era stata un fallimento (no conquista di Gerusalemme). Lo stesso vale per la quinta.

- Tra la quarta e la quinta crociata il papa ne indice un’altra. Si dice che mentre i Saraceni hanno

sottratto ai cristiani la Terrasanta, gli eretici minacciano l’intera comunità cristiana => Innocenzo III

si concentra sui catari (eretici con organizzazione capillare). I catari sono diffusi in Provenza,

Linguadoca (sud Francia), in particolare nella città di Albi (da qui deriva il nome) che sta nella

contea di Tolosa (uno dei principati su cui l’autorità regia è solo formale => forte autonomia + i

conti di Tolosa oscillano fra la dipendenza feudale dal re di Francia e quella dal re d’Inghilterra). I

catari godono di protezione in tutti gli strati sociali e anche nella corte di Tolosa, per questo

Innocenzo III si accanisce su di loro.

- Quando nel 1208 i catari uccidono un legato papale => il papa bandisce contro di loro una crociata

a cui partecipano in molti (si promettono gli stessi premi spirituali attribuiti a chi combatte in

Terrasanta + c’era l’occasione di ricco bottino, vd ricchezza Sud Francia).

 Il papato rivendica il diritto di indicare di volta in volta i nemici della fede (eretici, saraceni, fino

ai nemici politici = re e principi ghibellini).

- 1215: Concilio lateranense = mentre si svolgeva la crociata contro i catari in Francia => si dà spazio

all’elaborazione di una strategia globale di lotta all’eresia.

RESTAURAZIONE DEL POTERE MONARCHICO IN FRANCIA

- In Francia ci sono i Capetingi con Filippo Augusto e si sta tentando di riaffermare la monarchia

francese (vd il fatto che la moglie del precedente re, Luigi VII, si era spostata con Enrico II

d’Inghilterra e quindi una parte del territorio francese era andata all’Inghilterra).

Attenzione: il re inglese è vassallo del re di Francia.

Filippo aizza la nobiltà inglese contro Enrico II e fomenta contrasti nella famiglia reale inglese fino

ad attirare dalla propria parte il futuro Riccardo Cuor di Leone, figlio di Enrico.

- Insieme Riccardo e Filippo partecipano alla terza crociata.

- Durante il viaggio in Terrasanta Riccardo stringe un’alleanza con Tancredi di Lecce, all’epoca in lotta

con l’imperatore Enrico VI per la successione al trono di Sicilia.

 Filippo Augusto, in questa lotta, tradisce l’amicizia con Riccardo e si schiera dalla parte

dell’imperatore.

- Durante il viaggio di ritorno dalla crociata Riccardo viene sospinto da una tempesta nell’Adriatico,

cade prigioniero dell’imperatore e viene liberatore solo dopo esserne diventato vassallo.

- Nel 1199 Riccardo muore e due anni prima era morto anche Enrico VI. A questo punto l’impero

inizia il declino e sul trono inglese sale Giovanni Senzaterra => le potenze rimanenti sono il papato

(Innocenzo III) e Filippo Augusto.

- Un vassallo del re inglese in Aquitania ricorre alla giustizia regia => questo è il pretesto per Filippo

per citare il re inglese Giovanni davanti alla corte di Parigi (vd diritto feudale), siamo nel 1202.

Giovanni non si presenta => viene condannato in contumacia per fellonia (delitto di tradimento

della fede giurata dal vassallo al signor) e gli vengono confiscati i feudi.

Filippo Augusto conduce il conflitto con Giovanni con astuzia diplomatica e riprende Normandia,

Maine, Angiò, Turenna, Alverna e Bretagna (agli inglesi rimangono solo la Guienna e parte della

Guascogna sulla costa atlantica della Francia meridionale). Filippo vuole anche conquistare

l’Inghilterra, ma Giovanni lo precede dichiarando il suo regno feudo della Chiesa (così da ottenere

la protezione del papa).

- In Germania l’imperatore è Ottone di Brunswick. Ad un certo punto Innocenzo III promuove una

coalizione contro di lui => Filippo Augusto si mette a capo di questa coalizione (perché sa che

l’imperatore è alleato di Giovanni Senzaterra e i grandi feudatari della Francia del nord).

 Scontro fra inglesi e francesi sul ponte di Bouvines (in Fiandra, attuale Belgio meridionale), 27

luglio 1214.

Inglesi ed esercito imperiale vengono scacciati.

- Quando Filippo Augusto muore (1223) i territori in mano ai Francesi si sono triplicati.

- A Filippo succede Luigi VIII (figlio) = annette la Linguadoca => estensione ulteriore dei domini della

corona nella Francia meridionale.

- Dopo Luigi VIII troviamo Luigi IX che verrà santificato dalla Chiesa per la sua pietà religiosa +

consolidamento controllo regio su aristocrazia.

Il prestigio del re di Francia si va consolidando, nonostante il fallimento delle due crociate da lui

organizzate.

LA MAGNA CHARTA E LE ISTITUZIONI PARLAMENTARI IN INGHILTERRA

- La sconfitta di Bouvines fu disastrosa per l’Inghilterra (già provata dalla pressione fiscale necessaria

all’azione bellica) + negativa è la reazione di fronte alla dichiarazione del regno come feudo della

Chiesa.

Il malcontento si protrae fino al 1215: baroni e grandi ecclesiastici impongono al re la concessione

della “Magna charta libertatum ecclesiae et regni Angliae” = il sovrano deve rispettare i diritti di

nobili, ecclesiastici e liberi del regno + deve rispettare le concessioni fatte dai predecessori a favore

di Londra e altre città + diritto dei sudditi liberi ad essere giudicati da tribunali di pari + rispetto

consuetudini vigenti in materia di libera circolazione dei mercanti + no nuove tasse senza

approvazione di nobiltà e clero riuniti nel “Consiglio comunale del regno” + il re deve essere

assistito nel governo da una curia di 25 buoni. Si ritiene che questa sia la base delle istituzioni

parlamentari.

Tuttavia occorre sapere che i rivoltosi di quegli anni non volevano una nuova costituzione, ma

limitare gli abusi dei funzionari regi; solo dopo viene assegnato un valore simbolico alla “Magna

Charta”.

- La situazione di Giovanni Senzaterra peggiora: viene sconfessato da Innocenzo III che annulla la

“Magna Charta” in veste di signore del regno.

 Giovanni venne dichiarato dai ribelli decaduto dal trono e offrono la corona d’Inghilterra a

Luigi, figlio di Filippo Augusto.

- Quando Giovanni muore si preferisce, però, lasciare la corona al figlio Enrico III => Luigi deve

tornare in Francia dove diventa poi re.

LA RIPRESA DELL’INIZIATIVA IMPERIALE E LA RESTAURAZIONE DEL

POTERE REGIO NEL REGNO DI SICILIA

- Durante la battaglia di Bouvines Federico II si trova in Germania; vi è arrivato dalla Sicilia nel 1212 e

durante il viaggio ha rischiato la vita (ostilità dei sostenitori italiani e tedeschi di Ottone); è stato

aiutato dai vescovi e dai principi ecclesiastici che contribuiscono a orientare verso di lui l’animo dei

Tedeschi => nel 1212 viene incoronato re di Germania dall’arcivescovo di Magonza; in cambio

Federico deve emanare la “Bolla d’oro” di Eger (1213) = rinuncia ai diritti che il concordato di

Worms aveva riconosciuti al potere imperiale nell’elezione di vescovi e abati.

Per questo F. viene soprannominato “re dei preti” dal rivale Ottone di Brunswick.

- Intanto Innocenzo III vuole risolvere il problema della separazione della corona di Sicilia da quella

imperiale (non vuole che lo Stato della Chiesa si trovi stretto nella morsa di un unico stato che lo

circonda)

 Nel 1216 Innocenzo fa promettere a Federico di rinunciare al trono di Sicilia a favore del figlio

Enrico. Innocenzo muore poco dopo e quindi Federico non mantiene la promessa + fa portare

in Germania Enrico (solo 5 anni) a cui viene conferito (nel 1220) il titolo di “re dei Romani”

(premessa di quello imperiale) = Federico sta già designando il suo successore ancora prima di

diventare imperatore => vuole rendere la carica imperiale ereditaria (che si stava consolidando

nelle monarchie europee).

- Federico, però, non rafforza il potere regio in Germania = se ne va e lascia come reggente

l’arcivescovo di Colonia Engelberto.

- Federico può muoversi come vuole perché il papa del momento è Onorio III che pensava solo alla

riconquista di Gerusalemme => Federico promette di partire per la crociata e di lottare contro

l’eresia e il papa gli permette di mantenere unite le due corone (anche se si trattava di una

concessione straordinaria e non trasmissibile agli eredi).

Nel 1220 Federico viene incoronato imperatore a Roma; si trasferisce nel Mezzogiorno.

- Quando Federico arriva nel Sud Italia capisce che durante la sua assenza erano stati i comandanti

militari tedeschi a comandare (arrivati lì con Enrico VI) + i feudatari e le comunità cittadine avevano

acquisito autonomie.

 Federico rivendica tutti i diritti regi: Dieta di Capua (1220) = abbattimento dei castelli abusivi +

annullamento autonomie cittadine recenti e di tutti gli atti compiuti da Ottone di Brunswick nel

periodo in cui aveva controllato il Regno di Sicilia.

 Federico combatte l’opposizione baronale mettendo i feudatari minori contro i più potenti.

- F. mette in atto delle campagne (1222-24) in cui sconfigge i Saraceni ribelli (che erano diventati

padroni di vaste zone dell’isola) e li deporta a Lucera (Puglia) dove possono vivere professando

liberamente la loro religione. Da quel momento in poi i saraceni di Lucera saranno fedeli a Federico

(faranno parte del suo esercito e di quello dei successivi imperatori).

- F. potenzia l’apparato burocratico-amministrativo dello stato e lo fa utilizzando giuristi e funzionari

preparati attraverso la prima università statale del mondo occidentale (quella di Napoli).

 Aveva un’idea chiara del ruolo e delle prerogative del potere regio.

- Nel 1226 indice una dieta a Cremona in cui discutere del ripristino dei diritti imperiali (vd ampia

autonomia comunale nel nord Italia), della lotta all’eresia e della preparazione della crociata. Le

città lombarde sono preoccupate e ricostituiscono la Lega lombarda e si appellano al papa

(scontento del fatto che Federico rimandasse la partenza per la crociata). Intanto le truppe del figlio

Enrico, in arrivo dalla Germania, sono bloccate dai Veronesi.

 Federico annulla la dieta e ritorna al Sud.

LA CROCIATA DI FEDERICO II E IL CONFLITTO CON IL PAPATO

- 1227 = muore Onorio III; il papa è Ugolino da Ostia (intransigente) con il nome di Gregorio IX. È

stato amico e fautore di Federico II, ma gli impone la partenza per la Terrasanta.

 Federico convoca crociati e pellegrini a Brindisi, ma subito scoppia un’epidemia che fa varie

vittime; si ammala anche Federico che quindi non può partire. Il papa non crede alla malattia e

lo scomunica (1227).

Una volta guarito Federico riprende i preparativi per la crociata; parte nel 1228 e sbarca ad

Acri. Trova un intesa con il sultano Malik al-Kamil e nel 1229 stipula con lui il trattato.

- Gregorio IX è scandalizzato dai buoni rapporti fra Federico e il sultano => indice contro Federico una

crociata; Federico sconfigge i nemici e sigla con Gregorio la pace di Ceprano (1230) = Federico viene

prosciolto dalla scomunica, ma deve rinunciare ad ogni controllo sull’elezione dei vescovi e

riconoscere al clero meridionale piena immunità giudiziaria e fiscale (membri del clero non

sottoposti a tribunali statali ed esentati dal pagamento delle imposte).

- 1231, “Costituzioni di Melfi” = codice organico di leggi (tradizione giuridica romana e legislazione

normanna).

- Federico II potenzia le opere difensive (costruzione rete di castelli) + vieta ai feudatari di dotarsi di

fortezze.

- In Germania invece Federico fa ampie concessioni ai principi. Anche qui comunque promulga la

“Costituzione di pace imperiale” (Magonza, 1235) = riprende antichi ordinamenti, ne formula di

nuovi e riordina tutto il diritto penale tedesco.

- Enrico si ribella e allora viene arrestato e portato in Italia: viene privato dei diritti al trono che

vengono trasferiti a Corrado (fratello e futuro imperatore Corrado IV).

LA SCOMUNICA DI FEDERICO II E LA NUOVA CRISI DEL POTERE IMPERIALE

- 1237: imperatore + Saraceni di Lucera + truppe dei comuni fedeli all’imperatore e da alcuni signori

vs lega lombarda. Nel 1238 la lega viene sconfitta a Cortenuova (Bergamo). Le condizioni di pace di

Federico sono troppo dure => Milano, Alessandria, Brescia, Piacenza, Bologna e Faenza resistono a

oltranza (sperano che prima o poi Gregorio IX si schieri con loro dato che sanno che il papa è

insofferente verso Federico che non rispettava gli accordi presi = interferenza nell’attività dei

vescovi meridionali). Federico, fra l’altro, aveva conferito al figlio naturale Enzo il titolo di re di

Sardegna, mentre era il papato ad avere diritti di sovranità sull’isola.

- Alla fine Gregorio IX fa della diplomazia per unire tutti i nemici dell’imperatore = unisce in una lega

Genova e Venezia (storiche rivali) => attacca dal mare il Regno di Sicilia + 1239 = scomunica di

Federico II + Federico viene dichiarato decaduto dalla dignità imperiale dal Concilio di Lione (1245).

Federico cerca sostegno negli altri sovrani d’Europa. Il papa intanto dice che Federico sia

l’incarnazione dell’Anticristo e mobilita contro di lui francescani e domenicani (influenti sul popolo).

 Intorno a Federico si crea un clima di sospetto.

- Intanto rivolte scoppiano in Germania e Italia meridionale + molti comuni del Nord abbandonano il

partito ghibellino (filo imperiale) per passare quello guelfo (filo papale).

- A Fossalta (Bologna) viene fatto prigioniero il figlio di Federico II Enzo che viene messo nelle carceri

di Bologna.

- Federico muore nel 1250.

- Nel 1254 muore anche il figlio Corrado IV => il trono rimane vacante fino al 1273 = imperatore

Rodolfo d’Asburgo. Lui e i successori si interesseranno dei domini diretti della casata senza ricoprire

un ruolo attivo in Italia e Germania.

- In Sicilia il figlio di Federico II Mafredi assume la reggenza in noma del piccolo Corradino (figlio di

Corrado IV), poi diffonde la notizia falsa della morte di quest’ultimo e si fa incoronare re a Palermo

(1258).

Il papato però vuole eliminare gli Svevi (dinastia di Federico) dalla scena politica => chiama in Italia

contro Manfredi Carlo d’Angiò (fratello di Filippo Il Bello re di Francia). Alla fine Manfredi viene

sconfitto (muore combattendo a Benevento nel 1266).

- Carlo d’Angiò fa tesoro dell’esperienza della monarchia francese e consolida l’apparato burocratico-

amministrativo dello Stato.

LA RIPRESA CRISTIANA IN SPAGNA: RECONQUISTA O RECONQUISTAS?

- Reconquista = a lungo considerata opera cosciente e sistematica, mossa dallo spirito di

indipendenza e dal sentimento religioso. Ci sono invece diversi punti di partenza e motivazioni + il

movimento può essere inserito nella tendenza espansiva della società europea del 1000/1100 =>

non ci sono fin dall’inizio un’ideologia della reconquista e una marcia sistematica verso sud.

- Asturie (Spagna settentrionale), inizio 700 = primo focolai di resistenza ai musulmani + ce ne

saranno altri in Navarra e Asturia. Si tratta di regioni montagnose, povere su cui gli emiri (califfi dal

929) di Cordova rinunciano ad estendere il loro dominio diretto => vi compiono ogni tanto

spedizioni militari per tenere sotto la propria sfera di influenza le formazioni politiche locali (i cui

capi sono vassalli dell’emiro) .

- Fra 800 e 900 = attivismo degli Stati cristiani; le campagne militari vere e proprie sono rare (sono

soprattutto incursioni a scopi di razzia/interventi a protezione degli uomini impegnati nel

ripopolamento di territori poco abitati = populatores). Vengono costruiti castelli e fortificazioni

varie, soprattutto nelle zone dell’alto Ebro che viene chiamata Castiglia.

 All’inizio sono i soldati a seguire i colonizzatori.

- 900/1000 = il movimento espansivo diventa più forte (vd crisi politica del Califfato di Cordova che

scompare nel 1031). La reconquista conserva comunque sia il carattere di conquista militare e

colonizzazione, ma da qui in poi diviene anche un’impresa politica e religiosa fino a diventare quasi

una crociata.

In Occidente il papato si rafforzava e il risultato era la necessità di scaricare all’esterno del mondo

cristiano l’aggressività della nobiltà feudale.

 Arrivano cavalieri normanni e francesi in Spagna per combattere contro i musulmani.

I sovrani cristiani si appellano comunque all’ideale di crociata quando si trovano in difficoltà.

L’obiettivo principale è quello di sottomette politicamente i musulmani, senza sterminarli o

costringerli ad andarsene = si impone la propria protezione in cambio di un tributo annuo

(come l’Islam faceva con cristiani ed ebrei).

 I musulmani conservano la possibilità di professare la propria religione; subiscono restrizioni

solo nelle principali città (per motivi di sicurezza) = devono andarsene o accettare di

concentrarsi in quartieri periferici.

 I cavalieri arrivati dall’estero rimangono delusi da queste scelte di compromesso.

- Inizio 1000, Spagna: regno di Leon (nord-ovest), da cui si stacca la contea del Portogallo che poi

diventa regno + regno di Navarra (nord-est) che ingloba poi la Castiglia e parte di Leon + regno di

Castiglia (parte centrale) che poi annette il Leon e poi la valle dell’Ebro + regno di Aragona (a

ridosso dei Pirenei) che poi si unisce alla contea di Barcellona (nata dalla marca ispanica creata da

Carlo Magno).

LA STRUTTURA SOCIALE ED ECONOMICA DEGLI STATI SPAGNOLI

- Fine 1100: ripresa movimento espansivo => 1212 = gli eserciti castigliano ed aragonese vincolo a

Las Navas di Tolosa => l’avanzata cristiana è incontenibile.

- Metà 1200: fine della reconquista = ai musulmani rimane un piccolo territorio tra Granada, Almiera

e Malaga dove rimangono fino al 1492 come tributari dei re di Castiglia. L’emirato di Granada è una

regione ricca per il commercio, per l’artigianato e l’agricoltura e ci arrivano vari profughi

provenienti dalle zone conquistate dai cristiani => i castigliani la vogliono comunque conquistare,

ma per due secoli non arrivano a una conclusione.

Castiglia e Aragona hanno un’economia agricola e pastorale, mentre la Catalogna e le zone costiere

vivono di commercio. Tuttavia questi sono uniti dal carattere di guerra e colonizzazione (le prime

fasi della reconquista richiedono il coinvolgimento delle popolazioni rurali ed urbane) => ampi spazi

di autonomia = in molte zone si costruiscono città i cui colonizzatori vengono attratti con carte di

franchigia e con l’assegnazione di terre sulla base di divisioni fatte dagli agenti del re

(repartimiento). Nelle città e nelle comunità rurali hanno una posizione dominante i combattenti a

cavallo (= oligarchia guerriera) + gruppo ristretto di grandi nobili + ordini militari + chiese vescovili =

tutti questi accumulano ingenti patrimoni con le distribuzioni di terre fatte dai sovrani

(repartimiento).

La grande nobiltà promuove la colonizzazione dei suoi domini; tra i colonizzatori vengono reclutati

anche contingenti militari che la nobiltà fornisce al re per la guerra contro i musulmani.

Un ceto intermedio fra i cavalieri e i nobili sono i discendenti dei cavalieri che hanno partecipato

alla reconquista, ma non hanno conseguito titoli nobiliari (= hildagos)/accumulato grandi patrimoni.

Sono un elemento di instabilità (sono inquieti in quanto fedeli alle tradizioni militari).

LE ORIGINI DELLA RUSSIA E L’IMPERO MONGOLO

IL PRINCIPATO DI KIEV E LA CONVERSIONE DEI RUS

- 700/800: pirati mercenari provenienti dalla Scandinavia (Vichinghi) si muovono lungo le vie

commerciali dal mar Baltico ai grandi imperi bizantino e arabo.

Le popolazioni slave chiamano questi stranieri Rus.

- Metà 800: i Rus si impongono alle popolazioni locali = controllano Novgorod e Kiev, centri

commerciali.

Sotto la guida di Oleg i Rus danno vita al principato di Kiev = aggregano intorno a sé le tribù slave

dell’Est.

- I principi di Kiev stingono con Bisanzio dei rapporti commerciali (regolamentati da un trattato nel

944).

- Vladimir (principe di Kiev) = vuole stringere intorno a sé tutte le tribù slave unendole in un culto

comune => promuove la conversione del suo popolo al Cristianesimo e riceve lui stesso il battesimo

(989) a cui segue quello degli abitanti di Kiev.

- La Chiesa russa viene messa sotto la guida del metropolita di Kiev che viene nominato dal patriarca

di Costantinopoli. I metropoliti creano una rete di diocesi e inseriscono la loro chiesa in una

comunità cristiana di rito greco.

- Metà 1000: il principato di Kiev decade per gli attacchi alla sue frontiere meridionali da parte dei

Peceneghi e dei Cumani (tibù turche) + per il declino delle vie commerciali russe (vd ripresa traffici

mediterranei) + lotte dinastiche (vd consuetudine di dividere il potere fra vari membri della famiglia

del principe).

 Il principe di Novgorod, i principati del bacino superiore del Volga e quello di Mosca si

avvantaggiano della situazione.

LA COMPARSA DEI MONGOLI DI GENGIS KHAN

- Mongoli = popolazioni seminomadi provenienti dalla Mongolia che travolgono tutte le formazioni

politiche (anche quelle dei Peceneghi e dei Cumani).

1223 = prima ondata, sconfitta dell’esercito russo-cumano (singolo episodio). Questo primo attacco

è dovuto al fatto che Temugin (detto Gengis Khan) organizza i Mongoli e li lancia alla conquista del

mondo (anche se recentemente si è scoperto che anche suo nonno e suo padre avevano dato vita

ad una formazione politica attraverso l’unificazione di varie tribù). Gengis valorizza la tradizione

guerriera del popolo e trasforma le tribù, che lottavano fra loro, in una nazione stretta intorno ad

un unico sovrano e ad un’unica legge (yasaq), fatta di poche norme = non rubare, commettere

adulteri, dire false testimonianze, rispettare i vecchi/i saggi/i poveri/i culti e le religioni degli altri

popoli.

Gengis riesce ad inglobare nel suo dominio tutte le tribù mongole. Ci sono scorrerie anche in

Mesopotamia, Georgia e Russia meridionale.

- Nei confronti delle popolazioni conquistate Gengis ha un atteggiamento duttile: quelle che si

sottomettono non subiscono danni, ma traggono vantaggio economico nel trovarsi inserite nel

dominio mongolo; quelle che si oppongono vengono distrutte.

Ai territori assoggettati viene imposta una amministrazione affidata ai funzionari mongoli che

raccolgono tributi e rastrellano gli artigiani più abili per trasferirli in Mongolia + ricostruzione città

distrutte + fondazione capitale a Karakorum + consolidamento ruolo politico e militare dei

collaboratori di Gengis (10000 uomini = guardia del corpo).

- Morte di Gengis = lo slancio espansivo dei Mongoli continua = completamento conquista della Cina,

della Corea, Persia. Arrivano all’Europa orientale dove travolgono i principati russi e gli eserciti

ungherese + Vienna. Intanto in Germania c’è mobilitazione generale + Gregorio IX è pronto a

lanciare una crociata.

Nel 1242 la conquista mongola si arresta e le truppe si ritirano.

Le conquiste mongole continuano verso Armenia, Azerbaigian, Mesopotamia, Siria, Egitto (Baghdad

saccheggiata nel 1258). In Egitto c’è lo scontro con i Mamelucchi (mercenari turchi al servizio del

sultano) = sconfiggono i Mongoli. I Malmelucchi ripresero anche la Mesopotamia.

- Gli insuccessi dei Mongoli sono dovute alle diatribe fra i discendenti di Gengis + tendenze

separatistiche => divisione in 4 imperi.

IL GRAN KHAN KUBILAI, MARCO POLO E LA VIA DELLA SETA

- L’impero mongolo più grande è quello che comprende attuali Mongolia e Cina; il sovrano ha il titolo

di Gran Khan. Il massimo splendore di questo impero è durante il regno di Kubilai (1260-94) = la

capitale passa da Karakorum a Pechino.

- La Cina è un paese con uno stile di vita raffinato => i rozzi costumi dei Mongoli si modificano = essi

si convertono al Buddhismo.

Ad un certo punto si sparge la voce che il Gran khan vuole convertirsi al Cristianesimo => Innocenzo

III invia alcuni missionari. Molti vengono mandati anche da Luigi IX di Francia che spera di poter

promuovere un’alleanza fra Stati cristiani e imperi mongoli contro gli islamici.

Nell’Asia vivevano alcune tribù turche che avevano accolto il Cristianesimo nella sua versione

nestoriane e i cristiani nestoriani erano ben accolti alla corte del Gran khan => le speranze del papa

e di Luigi erano fondate.

Tuttavia non ci furono risultati politici e religiosi = i Mongoli, assimilandosi ai Cinesi, andavano verso

il Buddhismo.

- Molti mercanti italiani si recano alla corte del Gran khan = vogliono raggiungere i luoghi di

produzione della seta e delle spezie. Con la “pax mongolica” (piano di controllo dell’intera area da

parte dei mongoli) il percorrimento delle piste carovaniere che passano per Baghdad, Teheran e

Samarcanda è più semplice. Tra questi viaggiatori ci sono Niccolò e Matteo Polo = raggiungono

Pechino, dove si trova il Gran khan Kubilai + vi si recano nuovamente con il figlio di Niccolò, Marco

= questo si guadagna l’amicizia del Gran khan (gli vengono affidate missioni diplomatiche =>

raccoglie notizie su usi e costumi delle popolazioni locali, sulla fauna e i prodotti dei territori).

Marco Polo viene fatto prigioniero durante una battaglia navale fra Genovesi e Veneziani lungo le

coste della Dalmazia => detta a Rustichello di Pisa (suo compagno di cella) tutto il patrimonio di

conoscenze (“Il Milione”).

L’ORDA D’ORO E L’EMERGERE DI MOSCA TRA I PRINCIPATI RUSSI

- L’ultimo impero nato dalle conquiste di Gengis Khan è l’Orda d’oro = territorio fra gli Urali, dal

bacino del Volga alla Georgia e al lago Balkhas. Questo impero acquisisce una fisionomia propria =

si distacca dall’impero mongolo per integrarsi in quello islamico-mediterraneo (fine 1200) =

conversione all’Islam dei vari dominatori + stretti rapporti economici con Asia minore e Egitto.

 Integrazione dei Mongoli con i turchi e musulmani, ma non con i cristiani (e quindi con i Russi).

Tra i Russi solo gli abitanti della parte meridionale dell’attuale Ucraina e della Crimea si trovano

sotto il dominio diretto dei Mongoli, mentre gli altri continuano ad essere sottoposti ai propri

principi che devono riconoscersi vassalli del Khan (si recano periodicamente alla sua corte di

Sarai per rendere conto del proprio operato) + nei loro domini ci sono ufficiali Mongoli

incaricati della riscossione dei tributi.

Per il resto i Russi e la Chiesa ortodossa sono pienamente autonomi. I vari principi russi

continuavano a contendersi l’egemonia.

- Mosca ha la sua ascesa nel Trecento che diventa un rifugio dei Russi che si spingevano verso Nord

per non sottostare alla conquista mongola.

Nel Trecento i principi di Mosca tolgono l’egemonia alla città di Vladimir, arrivando a schierarsi con

i Mongoli contro Vladimir => Ivan I di Mosca diventa gran principe (titolo conseguito inizialmente

dal principe di Vladimir), + ottiene l’incarico di riscuotere i tributi che tutti i principi russi devono

all’Orda d’oro, siamo nel 1327.

- 1380 = Mongoli sconfitti a Kilikovo da un coalizione russa guidata dal principe Dimitri. Tuttavia nel

1382 i Mongoli riprendono il controllo = saccheggiano Mosca e costringono tutti i principi russi a

riconoscere nuovamente la sovranità del khan. Comunque l’Orda d’oro è ormai indebolita =>

frantumazione in vari khanati in conflitto fra loro.

A questo punto i principi di Mosca ricostruiscono la città e riprendono il loro potere (siamo fra

1400/1500).

- Le potenze politiche che sanno contrastare i Mongoli sono:

 Il Granducato di Lituania (nato nel 1200 dall’unione delle popolazioni baltiche in gran parte

pagane) = si unisce alla Polonia al tempo di Jagellone che diventa re del regno polacco-

lituano come Ladislao II (lui può unire i due territori perché si converte al cristianesimo e

quindi viene creata una sede vescovile a Vilna, la capitale => la Lituania si lega al mondo

cattolico e perde influenza sul mondo russo);

 Il principato di Novgorod = su questo la sovranità dei Mongoli è solo formale; nel corso del

1200 deve lottare contro i tentativi espansionistici degli Svedesi e dei Cavalieri teutonici = a

guidare la resistenza è il principe Alessandro.

Nel corso del Trecento i successori di Alessandro stringono alleanza con la Lituania e si

inimicano così i principi di Mosca che, nella seconda metà del 1400, riducono Novgorod

sotto il proprio dominio.

L’EUROPA TRA CRISI E TRASFORMAZIONE

IL RALLENTAMENTO DELLO SVILUPPO ECONOMICO E LA CRISI

DEMOGRAFICA

- Inizio 1300, Europa = rallentamento del processo di crescita dei tre secoli precedenti: si arrestano le

opere di dissodamento, vengono fondati meno insediamenti.

La crescita demografica ha indotto la messa a coltura di terre marginali che, esaurita la fertilità

accumulata nel lungo periodo in cui sono state a riposo, si rivelano poco produttive.

Le innovazioni introdotte nell’agricoltura dopo il Mille sono modeste.

 Quando il rapporto fra popolazione e territorio raggiunge il punto di rottura insorgono

frequenti carestie. In media troviamo, nelle varie regioni europee, un raccolto insufficiente ogni

3 anni e una carestia ogni 10 => aumento dei prezzi, vista la scarsezza dei beni alimentari.

 Aumento del tasso di mortalità => calo tasso di natalità.

- Alcuni studiosi hanno ricondotto il calo della produttività e l’insorgere delle carestie all’andamento

climatico = a inizio Trecento diventa freddo e piovoso + nel Trecento/Quattrocento avanzano i

ghiacciai artici ed alpini, si innalza il livello del mar Caspio.

- Si parla, per alcuni momenti, di piogge eccessive, per altri di siccità (questa sarebbe la causa della

peste del 1373-1374 nel Mediterraneo).

- Nei secoli precedenti le epidemie si erano diffuse in territori circoscritti, ora invece arrestano

l’aumento demografico.

- Gli abitanti delle campagne cercano aiuto in città (in città c’era una basilare organizzazione

annonaria) => peggioramento condizione igieniche => malattie ed epidemie circolano più

facilmente.

- 1348 = peste bubbonica (si abbatte su una popolazione europea già provata). La peste arriva dal

Medio Oriente = prima in Italia, poi Francia, poi Spagna, Inghilterra, Germania, paesi scandinavi.

Es. Bologna = tasso di mortalità fra 1/3 e 2/5 degli abitanti (fra 1348 e 1348).

Le epidemie di peste del 1348 e del 1371 colpiscono soprattutto gli adulti, mentre quella del 1360

infierisce sui giovanissimi. Gli effetti immediati di queste epidemie rendono impossibile il recupero

demografico: solo nel 1500 si torna al livello generale della popolazione europea di inizio 1300.

- 1348 = forte terremoto che devasta la Carinzia (in Austria).

- 1349 = terremoto nell’Appennino centrale.

LA GUERRA E LE COMPAGNIE DI VENTURA

- In Sicilia, Calabria e Campania = guerre del Vespro (dal 1282 per 90 anni) = serie di guerre che

iniziano dopo la rivolta dei Vespri siciliani, avente come bersaglio i dominatori francesi della Sicilia.

In queste guerre gli Aragonesi impiegano una serie di truppe mercenarie (Almugevari).

L’uso di truppe mercenarie si diffonderà poi in tutta Europa, così come il fatto di puntare alla

distruzione totale delle risorse nemiche.

Le truppe mercenarie sono prodotto della società feudale (soprattutto inizialmente sono bande

armate capeggiate da esponenti della piccola/media nobiltà a cui i patrimoni famigliari,

assottigliatisi di generazione in generazione con le divisioni ereditarie, non possono assicurare una

vita dignitosa).

Gli eserciti feudali, tuttavia, sono formati da professionisti della guerra, ma in senso diverso = i

feudatari prestano servizio militare solo come corrispettivo del feudo ricevuto e secondo modalità

definite dalla consuetudine (solo per un breve periodo di tempo) => si tratta di eserciti inconsistenti

+ instabili (formati da gruppi di armati che rispondono ognuno al proprio capo e non al comandante

dell’esercito) + i componenti di questi eserciti (cavalieri) sono legati alla concezione di guerra come

avventura ed esibizione di destrezza (guerre come tornei).

- Un modello alternativo è quello degli eserciti dei Comuni = eserciti di popolo (recupero tradizione

germanica) => entrano in crisi quando nei comuni si restringono gli spazi democratici (tendenze

oligarchiche) => smantellamento delle società delle armi.

Intanto emergono bande armate capeggiate dalla nobiltà feudale => esplode il fenomeno delle truppe

mercenarie.

 Le popolazioni locali devono fare fronte a notevoli spese militari.

 Gli Stati sono in condizione di perenne precarietà finanziaria.

Le milizie mercenarie diventavano poi incontrollabili, soprattutto se non pagate debitamente.

Esempio di compagnia mercenaria italiana: compagnia di San Giorgio (1379, fondata da Alberico da

Barbiano).

RIVOLTE CONTADINE E TENSIONI SOCIALI

- Le guerre e le carestie suscitano rivolte contadine e tensioni sociali.

C’è chi ritiene le lotte fatti accidentali e legati alle carestie, alla recessione economica e alla

pressione fiscale vs c’è chi sostiene che i presupposti economici delle rivolte siano le condizioni di

vita dei ceti rurali (vd maggiore pressione fiscale dei signori fondiari = anch’essi devono far fronte

alla recessione economica e vogliono mantenere il loro stile di vita) => in ques’ottica le carestie e le

epidemie sarebbero solo aggravanti.

- Jacquerie francese (1358), da Jacques Bonhomme (soprannome del capo dei rivoltosi). Questa

rivolta parte dall’Ile de France e finisce con il coinvolgere anche il ceto mercantile parigino. Questa

rivolta viene sedata dai nobili nelle campagne.

- Movimento mercantile parigino guidato da Etienne Marcel = obiettivo di riduzione dei poteri e

privilegi politici della nobilità.

- Rivolta inglese (1381) = parte dai contadini e coinvolge operai salariati ed artigiani + viene

appoggiata da alcuni esponenti ecclesiastici (vogliono contestare i vizi del clero e l’egoismo dei

ricchi). Nel 1351 infatti era stato emanato lo Statuto dei lavoratori = divieto dell’aumento dei salari;

poi nel corso dei decenni il prelievo fiscale era aumentato (vd guerra con Francia) = triplicata la poll-

tax che gravava ugualmente su ogni uomo/donna di età superiore ai 14 anni, indipendentemente

dal reddito.

 Riccardo II e i nobili devono accogliere buona parte delle richieste e concedere l’amnistia

generale.

- Catalogna, fra 1100 e 1200 = circa ¼ della popolazione è serva della gleba => non può abbandonare

la terra a cui è legata senza pagare riscatto.

 Rivolta generale nel 1462 e trova il sostegno della monarchia (che è in lotta con la bassa nobiltà

e il patriziato cittadino).

- Movimento dei Turchini (anni ‘70/’80 del 1300) = si estende dalla Linguadoca in Francia e Piemonte

= vs feudalità.

- Italia meridionale = a inizio 1300 ci sono rivolte ovunque (carattere solo episodico e locale).

Brigantaggio = fenomeno che esplode nei periodi di crisi.

LE RIVOLTE DEGLI OPERAI DELL’INDUSTRIA TESSILE

- Italia settentrionale = forte incremento artigianato fino ad uno sviluppo industriale nel settore

tessile.

1200/1300 = cambiamenti nell’organizzazione produttiva = riduzione del numero delle botteghe

artigiane ed emerge la figura del mercante imprenditore che controlla tutto il ciclo produttivo

(acquisto materia prima, distribuzione del lavoro fra aziende in cui si svolgono le fasi della

lavorazione + commercializzazione prodotto finito) => non sorgono grandi opifici con numerosi

lavoratori. Tuttavia nei centri tessili si concentrano molti salariati.

- I lavoratori non godono di tutele sindacali (non possono organizzarsi in associazioni di mestiere,

perché gli è proibito). I loro capi si riuniscono invece nelle Arti (corporazioni) e il loro tribunale

giudica i salariati.

I membri delle Arti hanno inoltre influenza sulle scelte politiche che determinano il mondo del

lavoro.

- La nuova organizzazione industriale è finalizzata alla produzione di grossi quantitativi di panni

(molti esportati) => l’attività produttiva è legata all’andamento del mercato => in caso di

congiunture sfavorevoli le conseguenze per molti lavoratori sono drammatiche (il salario troppo

basso non permette risparmio in vista di periodi di disoccupazione). Esempi di congiunture

sfavorevoli: le crisi di sovrapproduzione del 1300 (vd calo popolazione).

- Perugia (1371) = incendiate le case dei mercanti-imprenditori. I nobili prendono il potere dato che i

rivoltosi non sanno assumere il controllo della città.

- Siena (sempre 1371) = Sommossa del Bruco = i rivoltosi riescono ad ottenere il potere, ma non

riescono poi a gestirlo e mantenere l’alleanza con gli artigiani (inizialmente uniti ai lavoratori

salariati) => reagiscono i mercanti imprenditori insieme ad alcuni nobili.

Alla fine il governo cittadino prende provvedimenti per limitare l’arbitrio dei padroni sui salariati.

- Rivolta dei Ciompi, Firenze, 1378 = gli operai dell’industria tessile (ciompi) non si limitano a

chiedere aumenti salariale e piccole concessioni, ma vogliono modificare le loro condizioni di vita e

i rapporti di potere nella città = chiedono la creazione di un’arte di operai tessili che li tutelasse + di

poter partecipare al governo cittadino e, per ottenere ciò, si alleano con le Arti minori, discriminate

nell’attribuzione delle cariche pubbliche.

 Vengono create 3 nuove arti (tra cui quella dei Ciompi) + si ottiene che nel Priorato (massima

magistratura cittadina) siano presenti in modo paritetico tutte le arti.

 Non vengono sanati i contrasti fra salariati e datori di lavoro (si spostano sull’arena politica).

I rivoltosi avanzano richieste politiche e cercano di limitare la libertà d’iniziativa di mercanti-

imprenditori attraverso una sorta di programmazione economica che garantisse investimenti certi

nel settore laniero e un limite minimo di produzione annua.

 I datori di lavoro chiudono le loro botteghe e riducono la produzione.

 Rottura dell’alleanza dei Ciompi con le arti minori che vogliono la ripresa della produzione.

 La corporazione dei Ciompi viene soppressa + molti condannati.

DEPRESSIONE ECONOMICA O RICONVERSIONE?

- I Ciompi chiedono più investimenti in un momento di crisi dell’industria tessile. Anche se la crisi di

un settore può portare allo sviluppo di un altro: es. a Firenze la crisi dell’industria laniera implica la

crescita di quella serica (che richiede manodopera meno numerosa e più qualificata).

Nei secoli finali del Medioevo c’è un forte incremento delle industrie metallurgiche (vd continue

guerre e perfezionamento tecniche militari e della cantieristica = enorme domanda di navi sempre

più grandi per il commercio).

- I livelli di vita dei salariati non erano bassi in tutti i settori: le crisi di sovrapproduzione interessano

l’industria tessile, mentre altrove il calo demografico e il conseguente calo di manodopera porta ad

un aumento dei salari (es. Firenze, settore edilizio).

- Il declino di certe piazze mercantili viene compensato dall’ascesa di altre; es. Venezia = acquista il

dominio assoluto del commercio delle spezie in seguito al declino di Genova, Barcellona e Marsiglia.

- Ci sono città che a causa del declino demografico acquistano più importanza.

- Diffuso è l’abbandono del commercio da parte dei mercanti che si trasformano in proprietari

fondiari o ufficiali pubblici.

Il ritiro dal mondo degli affari avveniva anche in momenti di crescita + la destinazione del capitale

alla terra/all’acquisto di cariche non implicava l’uscita dal circuito capitalistico (rientra attraverso gli

investimenti che rendono possibile i processi di ricomposizione fondiaria e i miglioramenti delle

colture).

- In questo periodo la ripresa è frenata dalla scarsità di moneta circolante = era metallica e quindi

disponibile in quantità limitata dato che le miniere europee non erano ricchissime.

Si cerca di impedire l’esportazione di oro e argento e di rimettere in circolazione la moneta

imponendo l’uso del contante nella transazioni commerciali e nel pagamento di lettere di cambio +

Si riducono i dazi di importazione sui metalli preziosi e il loro contenuto nelle monete.

Questa situazione sarà risolta solo dall’arrivo dell’oro e dell’argento americano nel 1500.

IL CONSOLIDAMENTO DELLE ISTITUZIONI MONARCHICHE IN

EUROPA

L’EVOLUZIONE DEL PENSIERO POLITICO E IL CONFLITTO FRA FILIPPO IL

BELLO E BONIFACIO VIII

- I politici del 1200/1300 si andavano orientando verso un superamento dell’ideologia imperiale e il

riconoscimento ai sovrani della pienezza dei poteri sui loro regni. Questa nuova linea di pensiero si

scontrava con il papato (messa in discussione del ruolo imperatore = messa in discussione del ruolo

del papa come regolatore supremo della vita politica della cristianità occidentale) + con l’aggravarsi

dei conflitti a ogni livello che fanno sentire ad alcuni (fra cui Dante stesso) la necessità di

un’autorità superiore che assicuri pace e giustizia.

- Bonifacio VIII diventa papa nonostante il contrasto delle famiglie nobili romane (soprattutto i

Colonna), degli ordini mendicanti e del laicato pio che vogliono un rinnovamento della Chiesa

(ritorno ai valori evangelici della povertà e della carità). Bonifacio manda in carcere molti

francescani spirituali.

Nel 1300 indice l’anno santo del giubileo e concede indulgenza plenaria a tutti coloro che visitano l

tombe degli apostoli in stato di grazia (cioè dopo essersi confessati e comunicati) => a Roma

arrivano moltissimi pellegrini.

- Il papa Bonifacio interviene a Firenze per sostenere lo schieramento dei Neri (= famiglie di grandi

operatori economici legati al papato), capeggiato dai Donati, rispetto a quello dei Bianchi (= si vuole

una politica di maggiore indipendenza da Roma), capeggiato dalla famiglia dei Cerchi. Dante viene

condannato all’esilio quando i Neri si impadroniscono del potere con l’aiuto di Carlo di Valois

(fratello di Filippo il Bello).

- Filippo il Bello, re di Francia, si impegna nel consolidamento dello Stato imponendo al clero dei

tributi senza autorizzazione della Santa Sede (1296). Alla fine si raggiunge un compromesso = il re

può tassare il clero in caso di grave necessità, senza consenso di Roma.

Fra papa e re francese sembra esserci accordo, tanto è vero che Carlo di Valois, fratello del re, viene

mandato a Firenze su richiesta del papa.

- Filippo però poco dopo imprigiona il vescovo Bernardo di Saisset (legato al papa) => si nega la

concessione di tassazione del clero.

Filippo allora riunisce a Parigi gli Stati Generali per far approvare loro una politica di indipendenza

da Roma.

 Il papa emana la bolla “Unam Sanctam” (1302) = si riafferma la sottomissione al pontefice di

ogni creatura umana e di ogni autorità politica = sia il potere temporale che quello spirituale

sono della Chiesa che, però, solitamente ne affida uno ai laici, ma senza rinunciare ad essere

autorità politica.

Molti teologi e canonisti supportano la posizione papale.

- Intanto Filippo si circonda di competenti giuristi + mette in atto una campagna scandalistica contro

il pontefice + lo chiama davanti ad un tribunale francese = Nogaret, uno dei collaboratori di Filippo

che aveva avuto l’idea di processare il papa, organizza una missione di cattura di quest’ultimo.

Quando Filippo tenta di far catturare il papa, che si trova ad Anagni, la popolazione insorge. Il papa

muore pochi giorni dopo.

 Diventa papa Benedetto XI e poi Clemente V (arcivescovo di Bordeaux); quest’ultimo, temendo

una cattiva accoglienza da parte dei Romani, preferisce stare ad Avignone (lì la sede pontificia

rimane dal 1309 al 1376).

L’IDEA DI SOVRANITÀ DA DANTE A MARSILIO DA PADOVA

- 1250: muore Federico II; dato che lui si è concentrato molto sull’Italia il particolarismo politico in

Germania si accentua (spinte autonomistiche).

- 1308: diventa re di Germania il conte di Lussemburgo Enrico VII = tentativo di restaurò dell’autorità

regia unendo ad essa la dignità imperiale => nel 1310 arriva in Italia per essere incoronato

imperatore. Dante vede in lui il restauratore della pace e della giustizia: scrive il “De Monarchia” =

alla guida della Cristianità ci vogliono il papa e l’imperatore, un porta alla salvezza eterna, l’altro a

quella terrena (l’imperatore non è subordinato al papa, ma deve avere verso di lui un

atteggiamento di filiale devozione).

L’impresa di Enrico VII è fallimentare = riesce a diventare imperatore a Roma (1312), ma deve

subito ritirarsi a Buonconvento + i successivi imperatori non tengono conto dell’autorità papale: es.

Ludovico il Bavaro non si cura della scomunica inflittagli dal papa, Giovanni XXII, e si fa incoronare

in Campidoglio da Sciarra Colonna, in qualità di rappresentante del popolo romano (Roma infatti si

è data un ordinamento comunale dopo il trasferimento della sede pontificia ad Avignone).

- L’atteggiamento di Ludovico è maggiormente in linea con le idee di Marsilio da Padova = cita

Aristotele sostenendo che l’uomo abbia un istinto naturale per la vita sociale => il potere politico

deriva da Dio, ma si basa sul consenso del popolo che delega le proprie prerogative al principe;

inoltre nella Chiesa la sovranità appartiene alla comunità di fedeli di cui il concilio è espressione

autentica => il concilio ha più autorità del papa.

Il principe, secondo Marsilio, non deve essere legittimato dall’autorità religiosa + si deve occupare

degli aspetti organizzativi della vita della Chiesa (convocazione concilio, intervento nella scelta del

papa + poteri coercitivi contro eretici e peccatori).

- Le idee di Marsilio sono alla base della riforma dell’elezione imperiale (1338, dieta di Rhens) = i

principi tedeschi dichiarano che la dignità imperiale è attribuita automaticamente a chi fosse stato

eletto re di Germania e incoronato ad Aquisgrana.

- “Bolla d’oro”, 1356 = Carlo IV di Lussemburgo-Boemia (imperatore) si precisa che il diritto di

elezione del re spetta a 7 grandi elettori (3 ecclesiastici = arcivescovi di Colonia, Magonza e Treviri +

quattro laici = re di Boemia, duca di Sassonia e marchesi del Palatinato e del Brandeburgo).

 L’impero rinuncia alle pretese di potere universale, diventa uno stato a carattere germanico.

IL RAFFORZAMENTO DEL POTERE MONARCHICO IN INGHILTERRA E LA

GUERRA DEI CENT’ANNI

- La “Magna Charta” concessa da Giovanni Senzaterra introduce meccanismi di controllo

dell’operato del sovrano (creazione di un Consiglio comunale del regno, competente in materia

fiscale, e di una Curia baronale che vigila sulla politica complessiva del re).

- Enrico III cerca di svuotare di contenuto le concessioni fatte da Giovanni.

 Ribellione baroni, piccola nobiltà e maggiori città.

 Alla fine si rafforzano le concessioni presenti nella “Magna Charta” = del consiglio del regno

fanno parte anche due rappresentanti della gentry (piccola nobiltà) per ogni contea + due

borghesi per ogni città che dipende direttamente dalla corona.

Il consiglio inizia a chiamarsi parlamento e a riunirsi sempre di spesso; nel 1340 si articola in

una Camera di pari (= tutti i nobili e gli alti ecclesiastici) + Camera dei comuni (= rappresentanti

della piccola nobiltà, del basso clero e delle città).

- Il re inglese detiene molti territori in Francia (feudi) => è vassallo del re di Francia che però non può

esercitare diritti sovrani sui territori (re d’Inghilterra troppo potente).

Inoltre Francia ed Inghilterra vogliono le Fiandre (paese dipendente a titolo feudale dalla Francia,

ma economicamente legato all’Inghilterra).

 Serie di conflitti dal 1294 al 1475; gli eventi fra 1337 e 1453 vengono chiamati “Guerra dei

Cent’anni”.

- Estinzione dinastia francese dei Capetingi quando Carlo IV (figlio di Filippo IV il Bello) muore senza

lasciare eredi, siamo nel 1328.

 Rivendicano il trono di Francia Enrico III, re d’Inghilterra e figlio di una sorella di Filippo, e

Filippo di Valois (figlio di un fratello di Filippo); dato che dal 1316 gli Stati Generali hanno

escluso la successione femminile viene scelto Filippo di Valois (Filippo VI) => inizia dinastia dei

Valois. Al momento Enrico sembra aver rinunciato.

- 1337: Enrico III sbarca in Fiandra dove è in atto una rivolta antifrancese e a Grand si proclama re di

Francia, poi va verso Parigi.

1346, Crecy = gli arcieri inglesi sconfiggono la cavalleria francese = occupazione di Calais e della

Manica. Intanto la pressione fiscale dovuta alla guerra e la diffusione della peste devastano le

campagne francesi => forte malcontento (vd poi rivolte già viste) + Edoardo III si trova in difficoltà

dopo anni di guerra lontano dall’Inghilterra.

 1360, pace di Bretigny = l’Inghilterra rinuncia alla pretese sul trono francese, ma ottiene la

sovranità su 1/3 del territorio francese.

- Dal 1369 = serie di incursioni, scontri locali volti a logorare l’esercito nemico.

Alla fine gli inglesi che hanno problemi di approvvigionamento, abbandonano la maggior parte dei

territori ottenuti con la pace di Bretigny.

1380 circa = da qui in poi in Francia ed Inghilterra il potere monarchico è minacciato da crisi dinastiche. In

Inghilterra salgono sul trono i Lancaster ed Enrico V si allea con il duca di Borgogna (Giovanni Senza Paura)

contro il re di Francia (Carlo VI).

 Enrico V sbarca in Normandia e sconfigge i Francesi ad Anzicourt (1415) e occupa la Francia

nord-occidentale + il duca di Borgogna occupa Parigi + cattura Carlo VI.

 Carlo VI deve accettare il trattato di Troyes (1420) = suo figlio Carlo viene diseredato e si

trasferisce il diritto di successione ad Enrico V che sposa Caterina (figlia di Carlo VI).

A questo punto Giovanna d’Arco dice che Dio l’ha incaricata di salvare la Francia dagli invasori e di restituire

il regno al sovrano legittimo => va dal delfino Carlo e si fa mettere in testa all’esercito (1429) => inizia la

liberazione dei territori francesi.

- Carlo riesce a raggiungere Reims e a farsi incoronare re di Francia (Carlo VII), siamo nel 1430.

- Successivamente Giovanna viene fatta prigioniera da Borgognoni e portata a Rouen (territorio

inglese) dove viene processata per eresia da un tribunale di ecclesiastici francesi e bruciata sul rogo

(1431).

- La riscossa dei francesi continua. Intanto Filippo il Buono (nuovo duca di Borgogna) si è distaccato

dagli inglesi.

I francesi riprendono Parigi e poi tutto il centro della Francia. Quando nel 1453 finisce la guerra

rimangono agli inglesi solo la piazzaforte e il distretto di Calais (lo perdono solo nel 1558).

I RIFLESSI POLITICI E SOCIALI E NUOVE TECNICHE MILITARI

- Fino alla Guerra dei Cent’anni la cavalleria pesante (formata da elementi della feudalità) è

considerata arma offensiva risolutiva => allo scoppio della guerra la Francia appare più forte perché

può contare su una numerosa cavalleria. Gli Inglesi, invece, hanno l’arco lungo che lancia ad un

ritmo velocissimo le frecce (arma diffusa fra i contadini armati)

In Inghilterra inoltre i cavalieri non disdegnano di scendere da cavallo per rinforzare i ranghi della

fanteria nel momento in cui si deve affrontare il nemico.

Si tratta di strategie difficilmente esportabili: in Francia si fa di tutto per far solo lavorare i contadini

e non farli combattere (compito della nobiltà).

- Con la Guerra dei Cent’anni viene ridimensionato il ruolo della cavalleria e della nobiltà e si rivela

privo di fondamento il pregiudizio secondo cui le masse contadine siano inette al combattimento.

- Sia Francia che Inghilterra si orientano verso la costruzione di apparati militari stabili = investono

nell’ingaggio di fanti.

- La fanteria svizzera si sta organizzando per liberare i cantoni elvetici dal dominio asburgico e

raggiunge una tale efficienza da dominare poi tutti i campi di battaglia europei. Mentre la fanteria

inglese svolge un ruolo prevalentemente difensivo (si unisce ai cavalieri quando è il momento di

attaccare), quella svizzera attacca da sola.

- Dalla battaglia di Crecy inizia l’impiego della moderna artiglieria da fuoco + venivano convocati

molti fanti => i costi sono notevoli => solo le monarchie possono mantenere un esercito stabile =>

si riduce il peso politico dei baroni.

 L’aristocrazia deve rassegnarsi ed accettare di combattere nell’esercito regio accanto ai fanti di

origine contadina.

LA RESTAURAZIONE DEL POTERE MONARCHICO IN FRANCIA

- Francia: si riprende rapidamente dalla guerra grazie al sentimento nazionale che si è formato nel

conflitto. Carlo VII mette in atto varie riforme sul piano amministrativo e finanziario che gli

permettono di consolidare l’autorità regia + crea compagnie stabili di cavalieri e arcieri in modo da

ridurre il ricorso a milizie mercenarie.

Il figlio di Carlo, Luigi XI, mette in atto una politica antifeudale = estende la sua autorità a gran parte

del territorio francese e recupera feudi su cui da secoli la giurisdizione del sovrano è dubbia.

- La monarchia inglese è invece debole a causa delle crisi nervose di Enrico VI che è anche senza

eredi. Inoltre durante la guerra il potere dell’aristocrazia è cresciuto => le varie famiglie cercano di

ottenere il trono = guerra delle due rose (rosa bianca = simbolo della casata dei York + rosa rossa =

casata dei Lancaster).

La guerra civile dura venti anni; alla fine sale al trono Riccardo IV di York. A lui succede il figlio,

dodicenne, Edoardo V che viene soppresso dallo zio Riccardo di Gloucester.

- Rivolta con a capo Enrico Tudor (conte di Richmond e discendente dei Lancaster per via materna)

=> fine del dominio degli York e con Enrico VII inizia quella dei Tudor (dal 1485).

Il nuovo re fa leva sulle esigenze della popolazione rurale e del ceto mercantile per rafforzare

l’autorità regia => si sottrae al controllo parlamentare. Questa opera riesce perché durante la

guerra gli Inglesi hanno sviluppato uno spirito nazionale che vede in una monarchia forte un segno

di riconoscimento.

LE MONARCHIE IBERICHE E L’IDEOLOGIA POLITICA CATALANO-

ARAGONESE

- Durante i secoli di reconquista si formano i regni di Portogallo, Castiglia, Aragona (sconvolti nel

1300/1400) da crisi dinastiche e tensioni sociali.

- Il Portogallo inizia una nuova dinastia (d’Aviz) con Giovanni I = si appoggia alla borghesia mercantile

e imprenditoriale di Lisbona e avvia un rafforzamento monarchico + impulso alle attività marinare.

Lo stesso fanno i successori = Alfonso V promuove anche l’esplorazione delle coste occidentali

dell’Africa per circumnavigarla, raggiungere l’oceano indiano e controllare il commercio delle

spezie.

In politica estera il Portogallo si allea con l’Inghilterra.

- Castiglia: la nobiltà si divide in fazioni e interviene nelle contese dinastiche.

Nel 1400 le città si riuniscono in “fratellanze” e acquistano una posizione preminente nelle Cortes

(= parlamenti, intesi come in Inghilterra) => la monarchia può bilanciare lo strapotere della nobiltà.

- Regno d’Aragona = rete composita economicamente, socialmente e politicamente = l’Aragona ha

un’economia agricola e una forte presenza della feudalità + guarda in direzione della Castiglia e

della Francia meridionale; Catalogna e Barcellona = interessate al commercio mediterraneo.

Alla fine l’espansione verso Castiglia e Francia è impossibile => si punta verso il Mediterraneo =

conquista delle Baleari, di Valencia e, poi, della Sicilia e della Sardegna.

La guerra di conquista della Sardegna è lunga e costosa: gli Aragonesi si scontrano con i Pisani che

hanno una parte dell’isola e con la popolazione. La guerra inizia nel 1323 e sembrava destinata a

chiudersi subito: nel 1324 c’è un accordo con i Pisani = Pisa deve pagare un censo e riconoscere la

sovranità aragonese per poter mantenere il possesso di Cagliari.

Tuttavia poi interviene Genova (che aveva la Corsica) e che teme l’estensione aragonese nel

Tirreno: pirateria + sostegno ai Sardi che resistono.

 Alla fine i Sardi sconfiggono gli Aragonesi (1353), ma non riescono a modificare la situazione =

gli Aragonesi hanno ¾ dell’isola (dei 4 giudicati in cui era divisa prima della conquista solo uno,

quello di Arborea, è dei Sardi).

Arborea si schiera con gli Aragonesi contro i Pisani e poi ingaggia una lotta (tra 1353 e 1409) per cacciare gli

Aragonesi dall’isola. Questa impresa di riconquista della Sardegna avviene sotto la guida della giudicessa

Eleonora.

- Tutte le conquiste del Regno d’Aragona portarono alla nascita di un impero marittimo. In questo è

diffuso il “pattismo” = concetto che anche in altri Stati europei porta alla nascita di assemblee

rappresentative, ma che in Catalogna viene più applicato ed elaborato = le cortes di Barcellona,

Valenza e Saragozza si differenziano da quelle castigliane, dai parlamenti inglesi e dagli Stati

Generali francesi perché controllano efficacemente il potere monarchico (hanno un organo

permanente = la deputazione generale).

Inoltre in Catalogna si fa ampio ricorso al sistema di delega dei poteri = a viceré, governatori o

luogotenenti vengono delegate responsabilità di governo più o meno ampie a seconda delle varie

regioni.

- Al tempo di Giovanni II c’è in Catalogna una guerra civile e l’impero catalano-aragonese è sul punto

della distruzione. A questo punto Giovanni fa sposare il figlio Ferdinando con Isabella di Castiglia.

L’UNIONE DELLA CASTIGLIA CON L’ARAGONA E LA CONQUISTA DI

GRANADA

- Il matrimonio fra Isabella e Ferdinando non porta all’unione dei due regni (mantengono ognuno le

proprie istituzioni), anche se i sovrani regnano insieme dopo il 1479. I due sovrani cercano di

attuare nei rispettivi domini la stessa politica = efficiente apparato burocratico + truppe reali

permanenti munite di artiglieria => meno dipendenza dai contingenti armati forniti dalle città e

dalla nobiltà.

I due vogliono far nascere una coscienza nazionale spagnola e lo fanno puntando sulla religione =>

gli Ebrei vengono espulsi o convertiti forzosamente + viene messa in atto una crociata che

coinvolge nobili da tutti i paesi europei per la conquista di Granada (vd parte dell’Andalusia

governata dall’emiro di Granada che è tributario del re di Castiglia). Si punta all’evangelizzazione

dei musulmani vinti (alla fine anche loro devono andarsene o convertirsi).

La partenza dei musulmani determina l’impoverimento dell’agricoltura delle regioni interne.

I convertiti (marrani e moriscos) venivano sospettati di praticare segretamente il loro culto =>

subiscono le condanne dell’Inquisizione e dell’arcivescovo di Toledo.

- Ferdinando si impegna a risolvere la situazione di impoverimento della Catalogna a seguito della

guerra civile.

- Il cugino di Ferdinando è re di Napoli => Ferdinando vuole esercitare un protettorato sul cugino a

tutela degli interessi degli operatori economici catalani. Alla fine la corona d’Aragona dominerà

direttamente il Regno di Napoli nel 1501.

 Dal 1501: la corona spagnola domina il regno di Napoli (il cugino di Ferdinando è re di Napoli).

- Cristoforo Colombo, dopo non essere riuscito a convincere Giovanni II del Portogallo a finanziare il

suo progetto (raggiungere le Indie orientali partendo dalle coste atlantiche Europee andando verso

Occidente), va dai sovrani spagnoli e ottiene, con la “Capitolazione di Santa Fé” il titolo di

ammiraglio, viceré e governatore delle terre eventualmente scoperte.

- Già dopo la prima spedizione di Colombo c’è bisogno di distinguere i territori americani da

conquistare da parte di Spagna e Portogallo: ci prova Alessandro VI Borgia (papa) con la “Inter

cetera” e poi arriva il “Trattato de Tordesillas” = si pone un meridiano a 370 leghe a occidente dalle

isola di Capo Verde = la parte a oriente è destinata alle conquiste portoghesi (Africa, Asia, parte

orientale del Brasile), mentre quella a occidente è per le conquiste spagnole (parte centro-

meridionale del Nuovo Mondo).

LA CONFEDERAZIONE SVIZZERA

- Qui il processo di ricomposizione politica e territoriale non avviene per mano di un a monarchia o di

un signore territoriale o di una città, ma per l’iniziativa dei contadini liberi = alcune zone a

economia pastorale, che hanno acquisito importanza economica e militare grazie al controllo dei

valichi del Sempione e del Gottardo (importanti per scambi commerciali fra Italia e Centro Europa)

durante il dominio Asburgico, si ribellano = creano una “lega perpetua” e vi inseriscono anche altri

nemici degli Asburgo. I tre cantoni che inizialmente promuovono la lega sono: Uri, Schwz,

Untrwalden.

 1315 = sconfitta dei cavalieri austriaci a Morgarten.

- 1370: la lega si dà un ordinamento unitario; 1393: patto militare vincolante.

- Intanto la lega va avanti nelle conquiste dei territori circostanti e nel 1499 la pace di Basilea

sancisce l’autonomia della confederazione e il suo distacco dall’impero.

POTERE E SOCIETÀ NEL MEZZOGIORNO ANGIOINO-ARAGONESE

I DIFFICILI INIZI DELLA DINASTIA ANGIOINA

- 1266: Battaglia di Benevento in cui muore Manfredi (figlio di Federico II) => la Sicilia passa agli

Angiò (Carlo d’Angiò), spinti alla conquista dal papa Urbano IV (offre a Carlo, fratello del e di Francia

Luigi IX, la corona del Regno di Sicilia per rendere effettivo il vincolo feudale che subordina il Regno

alla Chiesa romana e che al tempo degli Svevi è solo nominale + vuole un sostegno politico-militare

per coordinare intorno al papato le forze guelfe dell’Italia centro-settentrionale).

- Carlo vuole invece l’egemonia europea e mediterranea (fino alla conquista di Constantinopoli).

Intanto il papa muore e diventa papa Clemente IV.

- Quando Carlo vince contro Manfredi a Benevento saccheggia la città che, però, è soggetta alla

sovranità pontificia + a Roma iniziano ad arrivare lamentele dei Siciliani per i soprusi regi (eccessi di

pressione fiscale da parte dei funzionari francesi). Carlo cerca di evitare eccessi e malversazioni ma

non può ridurre il carico fiscale a causa dei costi della guerra nel Mediterraneo (inoltre in quel

periodo sta anche penetrando nell’Italia centro-settentrionale dove tutti i comuni guelfi accettano

il suo protettorato).

 Forte malcontento.

 In Italia arriva Corradino di Svevia; intanto dalla Sicilia, alla Calabria, alla Basilicata, alla Puglia e

alla Campania si estende una rivolta. Corradino viene però sconfitto a Tagliacozzo + le città

ribelli vengono punite con ingenti multe.

 rinnovamento della feudalità = ci entrano anche cavalieri francesi + si decide che i francesi

ricoprano le più alte cariche ecclesiastiche e quelle statali.

Il sovrano Carlo fa di tutto per rendere accetta la nuova classe dirigente, ma il malcontento

continua ad esserci.

LA RIVOLTA DEL VESPRO E LA SEPARAZIONE DELLA SICILIA DAL REGNO

ANGIOINO

- Il lunedì di Pasqua del 1282 scoppia a Palermo un moto insurrezionale (dovuto a uno scontro fra

giovani siciliani e soldati francesi all’ora del Vespro) che arriva poi in buona parte della Sicilia e della

Calabria. I soldati francesi vengono accusati di aver molestato una nobildonna palermitana.

Carlo sta preparando la spedizione per conquistare Constantinopoli.

- Si è ipotizzato che questa insurrezione sia stata innescata da una congiura ordita dall’ammiraglio

Ruggiero di Lauria e dal salernitano Giovanni da Procida (fuoriusciti legati agli Svevi), collegati con

l’imperatore bizantino e il re d’Aragona Pietro III.

Pietro III ha sposato Costanza (figlia di Manfredi) e quindi accampa diritti sul trono siciliano + i

baroni esuli dal Regno di Sicilia che vivono alla sua corte lo invitano ad occuparsi della questione

siciliana.

 L’Aragona non partecipa, probabilmente, direttamente all’organizzazione della rivolta, ma il

suo coinvolgimento in queste vicende non è casuale (progetto di espansione nel Mediterraneo

vs Angioni).

- La politica di Carlo d’Angiò non suscita entusiasmi nel regno, invece Pietro III è sostenuto dalla

feudalità e dalla borghesia. Infatti dopo il restringimento del raggio d’azione dei commercianti

amalfitani non c’è nel mezzogiorno una borghesia mercantile alla ricerca di sbocchi commerciali

che può vedere nella forza militare della corona un sostegno ai traffici.

Le maggiori città siciliane si sono schierate a favore della monarchia angioina ai tempi dell’invasione

di Corradino, ma ora il potere centrale occupa un ruolo troppo marginale.

 I motivi di ostilità dei Siciliani ai francesi sono questi e non il fatto che la capitale del regno sia

stata spostata da Palermo a Napoli.

- Subito dopo la rivolta i siciliani offrono la corona a Pietro III. Il papa Martino IV, invece, vuole che in

Sicilia ci siano gli angioini = il papa considera gli Aragonesi degli usurpatori.

 Contro gli Aragonesi il papa bandisce una crociata che viene guidata da Filippo l’Ardito (re di

Francia).

 Allargamento della guerra alla Catalogna.

- Quando Bonifacio VIII diventa papa ci sono le condizioni per arrivare al Trattato di Anagni (1295) = il

re d’Aragona Giacomo II riconosce il dominio angioino a Napoli, in cambio dell’investitura del regno

di Sardegna e Corsica.

- I Siciliani si ribellano ancora e offrono la Corona a Federico (figlio di Giacomo I d’Aragona che lo

rappresenta in Sicilia).

 Nuova pressione diplomatica di Bonifacio VIII =>Trattato di Caltabellotta (1302) = Federico III (il

figlio di Giacomo) è re di Sicilia, ma alla sua morte l’isola deve tornare agli Angioini. Questo non

accade quando lui muore.

 Roberto d’Angiò e la nipote Giovanna I tentano di riprendere la Sicilia.

Alla fine con il Trattato d’Avignone (1372) Giovanna I riconosce il possesso aragonese dell’isola.

LO SPLENDORE DELLA CORTE ANGIOINA DI NAPOLI

- Dopo la rivolta del Vespro la dinastia angioina è in grado di riprendere velocemente il controllo

della Sicilia grazia all’appoggio papale e al sostegno degli uomini d’affari toscani che mettono a

disposizione della monarchia grandi somme, in cambio di privilegi, facilitazioni doganali, feudi ed

importanti uffici pubblici.

Molti ritengono che i Fiorentini abbiano sfruttato colonialmente il Mezzogiorno come paese

esportatore di prodotti agricoli e importatore di prodotti lavorati.

- Quando la dinastia angioina si insedia nel regno vediamo una notevole crescita economica = Napoli

emerge come piazza commerciale fondamentale + nuova cultura portata da giuristi, scienziati,

scrittori, poeti etc. provenienti dalla Francia e dell’Italia settentrionale + rinnovamento edilizio e

urbanistico (spostamento del centro dall’antico nucleo greco-romano all’area in cui sorge

Castelnuovo, oggi “Maschio angioino”).

L’epoca d’oro di Napoli coincide con il regno di Roberto che attira alla corte tantissimi intellettuali

(es. Petrarca e Boccaccio) + forte sensibilità rispetto alle espressioni autentiche di religiosità =

accoglie molti francescani che chiedono il ritorno a una chiesa povera + Roberto è capo del partito

guelfo in Italia => protettorato sulla tutta l’Italia guelfa => dominio diretto per alcuni periodi su

Ferrara, Firenze, Genova e Roma.

LO SVILUPPO DELLE AUTONOMIE CITTADINE

- Con la conquista angioina si sviluppano a Napoli le autonomie cittadine.

 Mentre nei secoli 1100/1200 l’Italia è divisa in due aree diverse (liberi Comuni nel Centro-nord

vd mancanza di autonomie cittadine al Sud), nel 1300/1400 la situazione è diversa = al centro

Nord molti Comuni stanno perdendo autonomia politica riducendosi sotto il potere di altri

Comuni o entrando in nuovi Stati signorili a carattere regionale, al Sud le amministrazioni locali

si sottraggono al controllo dei funzionari regi e creano organi cittadini elettivi.

 Contrasti fra i gruppi famigliare per il controllo dell’amministrazione.

- In quasi tutte le Università (come sono chiamati al Sud i Comuni) sono divise, socialmente e

giuridicamente, l’Università dei nobili e quella dei popolani. Il contrasto riguarda la ripartizione fra i

cittadini del carico fiscale (collette) sulla base della valutazione dei beni mobili ed immobili

(apprezzo) = i nobili si rifiutano di pagare le tasse perché rivendicano una condizione di privilegio +

vogliono sottrarsi ad una pressione fiscale che diventa più pesante man mano che si articolano le

amministrazioni locali.

- Un altro problema delle Università è quello della ripartizione delle cariche elettive = i nobili le

monopolizzano con l’appoggio del sovrano ed escludono il popolo minuto e quello grasso.

- In questo contesto il parlamento cittadino (assemblea dei capifamiglia liberi del Comune che elegge

i giudici, gli apprezzatori, i sindaci egli ufficiali minori) perde di senso dato che quando si riunisce

scoppiano risse.

 Al parlamento vengono tolte gran parte delle competenze che vengono assegnate al Consiglio e

poi a ristrette magistrature collegiali.

- Comunque il ruolo dei Comuni nel regno angioino è rilevante nei momenti di debolezza della

monarchia.

LA CRISI DELLA DINASTIA ANGIOINA E L’AVVENTO DEGLI ARAGONESI

- 1343: sale al trono Giovanna, nipote di Roberto, intanto è in corso una crisi dinastica alimentata

dalla rivalità fra i tre rami della casata d’Angiò: infatti è angioino il re d’Ungheria + ci sono parenti di

Durazzo e di Taranto.

Il re d’Ungheria ha delle mire verso il Regno di Napoli (Caroberto) => Roberto per mettere al riparo

Giovanna da questa minaccia l’ha fatta sposare con il figlio di questo (Andrea).

- Andrea viene assassinato nel 1345 => si ritiene che la congiura includa anche parenti del ramo di

Durazzo e Taranto e la regina Giovanna stessa.

 Luigi il Grande d’Ungheria (fratello di Andrea) invade il regno di Napoli nel 1348.

- Alla fine gli Ungheresi si ritirano e quindi Giovanna, che intanto ha sposato Luigi di Taranto,

inaugura un’opera di restaurazione. Ormai però la monarchia è debole rispetto ai feudatari e ai

disordini onnipresenti.

- Dopo la morte di Luigi di Taranto Giovanna si sposa altre 2 volte, ma non ha comunque eredi

diretti.

 Come suo successore sceglie Luigi d’Angiò (fratello del re di Francia), ma questa scelta non è

condivisa dal nipote Carlo di Durazzo (Carlo III) => questo si impadronisce di Napoli e fa

imprigionare ed uccidere Giovanna.

 Dominio durazzesco = ripresa politica espansionistica dei primi angioini.

- Alla fine però Carlo di Durazzo viene assassinato a Buda (1386). Suo figlio Ladislao tenta comunque

di impadronirsi del Regno d’Ungheria, ma deve rinunciare al suo progetto per occuparsi dei suoi

domini italiani, ancora sconvolti dalla guerra civile provocata dai sostenitori degli angioini (Luigi

d’Angiò, morto nel 1384, ha trasmesso i suoi diritti al figlio Luigi II).

- A Luigi II, che tenta in ogni modo di riprendere il controllo su Napoli, succede la sorella Giovanna II.

Dato che il trono è minacciato da Luigi III, figlio di Luigi II, lei adotta come figlio e successore il re

d’Aragona Alfonso V => premesse per l’avvento aragonese.

LA SICILIA DOPO I VESPRI

- Alla fine la Sicilia non torna più agli Angioini, ma è un regno indipendente sotto un ramo collaterale

della dinastia aragonese.

Tuttavia i tentativi dei re di Napoli di recuperarla costringono gli Aragonesi a un impegno bellico

costante => diventano deboli rispetto alla nobiltà la cui collaborazione è indispensabile a livello

militare.

I baroni siciliani sono divisi fra lo schieramento della “parzialità latina” e quello della “parzialità

catalana”, ma sono tutti determinati a conservare i propri privilegi e a mantenere debole la

monarchia.

I sovrani siciliani non trovano un contrappeso allo strapotere della vecchia e nuova feudalità nei

ceti borghesi e nelle città. Le forze non legate alla feudalità sono ulteriormente ridimensionate

dagli effetti della crisi del 1300.

 1362: il re Federico IV (aragonese) divide il regno in parte orientale (controllata dagli Alagona,

famiglia che guidava lo schieramento della parzialità catalana) e parte occidentale (controllata

di Chiaramonte-Ventimigli, famiglia che guidava la parzialità latina).

- Quando Federico muore il trono è occupato dalla figlia Maria e lei divide il territorio in 4 nobili

vicari.

- Pietro IV d’Aragona = fa rapire Maria per farla sposare al nipote Martino il Giovane (figlio del suo

secondogenito Martino il Vecchio, duca di Montblanc).

 Martino e Maria arrivano in Sicilia a capo di un’armata e si impegnano, insieme a Martino il

Vecchio, a combattere i baroni ribelli + riorganizzazione del regno = si crea un parlamento di tre

bracci (nobiltà feudale, clero e città) che può proporre leggi (= capitoli).

 Si riequilibra la dialettica fra monarchia e poteri locali. In questo periodo cresce anche

l’economia (specializzazione produttiva delle aree sub regionali e formazione di un mercato

integrato.

- Morte di Martino nel 1408. Gli succede il padre che intanto è diventato anche re d’Aragona.

 Da qui in poi la Sicilia non è più indipendente dal regno d’Aragona e diventa un viceregno (da

Martino il Vecchio passa poi a Ferdinando di Castiglia e poi al futuro re di Napoli Alfonso il

Magnanimo).

ALFONSO IL MAGNANIMO E IL “MERCATO COMUNE” ARAGONESE

- Alfonso riceve la Sicilia dal padre e l’acquisizione della Sardegna viene completata con un esborso

di denaro.

- La regina di Napoli Giovanna II, dopo averlo chiamato Alfonso, revoca l’adozione di Alfonso e

sceglie come erede Luigi III d’Angiò.

 Lotta fra Alfonso e Luigi per il regno di Napoli.

All’inizio ha la meglio Luigi che quindi si insedia a Napoli.

- 1435 = muoiono sia Giovanna che Luigi => Alfonso torna a rivendicare diritti sul trono contro

Renato (fratello di Luigi). Alfonso viene sconfitto dai Genovesi a Ponza, fatto prigioniero e

consegnato al duca di Milano Filippo Maria Visconti (alleato di Renato).

- Alla fine però Alfonso convince Filippo ad allearsi con lui.

 Alfonso riesce a prendere Napoli.

 Ritorna l’unione nel Regno di Sicilia.

Da qui forte integrazione della Sicilia nel commercio internazionale.

Alfonso avvia un’opera di rinnovamento delle strutture politiche ed amministrative del regno

napoletano (vd competenze professionali degli operatori economici forestieri presenti a Napoli

= mercanti e banchieri fiorentini e catalani).

Napoli diventa centro di cultura umanistica.

- Ad Alfonso il Magnifico succede il figlio Ferrante = continua l’ammodernamento dell’apparato

politico-amministrativo + stimolo industria e commercio + favorisce lo sviluppo dei Comuni (per

fare da contrappeso alla potenza feudale). La nobiltà tenta di tutto per contrastarlo = si contrastano

i suoi diritti al trono sostenendo quelli di Giovanni d’Angiò + Congiura dei baroni (1485).

CHIUSURE OLIGARCHICHE E CONSOLIDAMENTO DELLE

ISTITUZIONI IN ITALIA CENTRO-SETTENTRIONALE

LA CRISI DEGLI ORDINAMENTI COMUNALI E LE ORIGINI DELLA SIGNORIA

CITTADINA

- L’esperienza comunale è caratterizzata dall’instabilità delle istituzioni, dovuta all’ascesa di nuove

famiglie e al tentativo di categorie sociali prima ai margini di accedere agli spazi democratici +

l’incapacità di dotarsi di saldi ordinamenti che incanalino le lotte per il potere in forme che non

pregiudichino il funzionamento delle istituzioni.

Nel 1300 in alcune città c’è un processo di semplificazione del quadro politico = alcune famiglie

dell’aristocrazia feudale che portano alla crisi delle istituzioni comunali e le fanno evolvere in

signorie.

- Ferrara = già nel 1100 lotte fra le fazioni aristocratiche per il potere => 1240 vittoria degli Estensi il

cui dominio si base sul sostegno di famiglie aristocratiche e su una notevole base fondiaria (erano

moltissimi gli aderenti a cui venivano concessi feudi).

- Da Romano = famiglie dotata di patrimoni feudali e clientele vassallatiche (siamo in Veneto). Si

impongono su Verona, Venezia, Padova e Treviso.

- Alcune costruzioni politiche signorili possono contare sull’appoggio delle fazioni cittadine, ma si

dissolvono spesso alla morte di chi li ha create/dei successori, perché non sono ancorate a nessuna

delle città che dominano. Hanno successo le stirpi militari che raccolgono questa eredità in sede

locale e che sono legate alle realtà di una città dove avevano ricoperto incarichi comunali/ai vertici

delle istituzioni ecclesiastiche (es. Visconti a Milano, Scaligeri a Verona, Gonzaga a Mantova etc.).

- La signoria è un tipo di governo più idoneo alla esigenze della società. Il superamento del regime

comunale avviene lentamente e con vari espedienti formali = le istituzioni comunali vengono

svuotate di contenuto, ma non abbattute (criptosignoria)

Il caso di Milano: i della Torre si impongono con il consenso del popolo (Martino della Torre ottiene

il titolo di “anziano perpetuo del popolo”); nel 1277 i nobili, capeggiati dall’arcivescovo Ottone

Visconti, prendono il sopravvento (Ottone diventa signore).

1294 = a Matteo Visconti viene conferito il vicariato imperiale da parte dell’imperatore Adolfo di

Nassau (vicariato che poi hanno altri membri della dinastia).

 Il signorie di Milano diventa funzionario dell’imperatore => considera il suo potere non più

basato sul consenso dei cittadini, ma su una delega concessa dall’alto.

1395: l’imperatore Venceslao di Boemia conferisce a Gian Galeazzo Visconti il titolo di principe

e duca => la signoria viscontea si stacca definitivamente dalla struttura comunale + diventa

autonoma dall’imperatore.

ESPERIMENTI SIGNORILI IN TOSCANA

- Toscana: le istituzioni comunali sono vitali per tutto il 1300 => si ricorre alla signoria per brevi

periodi e per far fronte a circostanze eccezionali.

Es. Firenze, 1342: momento di crisi per le guerre (vs Pisa) e per l’irrequietezza nobiliare (contrasta il

governo del popolo grasso, cioè dei ceti mercantili). Gualtieri di Brienne, protetto dal duca d’Angiò

che si autoproclama duca di Atene, si impadronisce del potere a Firenze e vuole creare una sua

signoria eliminando dal governo il popolo grasso e i grandi (nobili) che prima lo hanno sostenuto.

I Fiorentini non sono disposti a tutto ciò => viene cacciato.

Per altri es. p. 434/35.

CHIUSURE OLIGARCHICHE E RESTRINGIMENTO DEGLI SPAZI DI INIZIATIVA

POLITICA

- L’avvento del popolo al governo di molti comuni ha portato a un allargamento degli spazi di

iniziativa politica che, però, è troppo ampio rispetto alle possibilità della società = nonostante lo

sviluppo dei commerci e delle attività produttive, l’ideale collettivo rimane quello dei valori e dello

stile di vita del ceto aristocratico. Questo spiega perché alcuni “grandi del popolo” = famiglie nobili

che si schierano con il popolo in antagonismo al resto della nobiltà + esponenti dei ceti mercantili e

bancari cercano di raggiungere la dignità cavalleresca. Questo avviene per i Principi a Bologna e

anche a Genova = nuovi ricchi acquisiscono i costumi e gli stili di vita dei nobili tra cui

l’organizzazione in clan che tendono a combattersi fra loro per il potere (alla maniera dei nobili).

- Nonostante l’assunzione di stili di vita aristocratici i borghesi conservano comunque i valori di

ordine e razionalità tipici del ceto mercantile e finanziario.

- 1300/1400: nasce il patriziato-cittadino = convergenza del vecchio ceto cavalleresco con l’alta

borghesia.

A Venezia sono mancate fino ad ora le controversie nobiliari e i nobili sono stati disposti ad

accogliere nella sfera del potere le nuove famiglie che si erano arricchite con i traffici + l’economia

veneziana è basata sulle attività finanziarie e il commercio e non sulla produzione tessile o

l’artigianato => si evita il concentramento di salariati e piccoli artigiani che rende precari gli equilibri

politici e sociali di altri centri urbani.

Tuttavia è a Venezia che il ceto dirigente aristocratico-borghese si chiude = Serrata del maggior

consiglio (1297) = l’accesso al principale organo di governo della repubblica viene riservato alle

famiglie che ne hanno già fatto parte nei precedenti 4 anni => i novi ricchi potranno entrarci solo su

proposta del doge e del suo consiglio.

1323: si stabilisce che l’accesso al Maggior consiglio e agli altri organismi di governo è permesso

solo a chi ha già ricoperto altri uffici comunali.

FIRENZE DAL REGIME OLIGARCHICO ALLA SIGNORIA

- Firenze ha cacciato Gualtieri di Brienne (che voleva creare una nuova signoria eliminando il popolo

grasso e i nobili che lo avevano sostenuto) e in questo un ruolo decisivo è stato giocato dal vecchio

ceto magnatizio => ottengono la revoca degli Ordinamenti di giustizia (serie di provvedimenti

promulgati a Firenze, mirati a indebolire pesantemente le famiglie aristocratiche fiorentine in

favore del nascente ceto mercantile, costituito dai "magnati") + vuole assumere il governo

cittadino.

 Reazione delle armate di popolo soprattutto contro le case-fortezze e i beni dei Donati, dei

Cavalcanti, dei Rossi, dei Frescobaldi e dei Bardi.

 Vengono reintrodotti gli Ordinamenti di giustizia e si colpiscono i più pericolosi e potenti dei

Grandi, gli altri vengono accolti fra le famiglie del popolo e ammessi negli organismi comunali =

inizio della fusione fra nobiltà guelfa e grandi mercanti (che saranno insieme il patriziato

cittadino).

- Nel secondo Trecento il patriziato cittadino è ancora poco solidale al suo interno + siamo in un

momento di difficoltà per Firenze = pressione fiscale per combattere l’espansionismo dei vicini +

crollo delle grandi banche che coinvolge piccoli e medi operatori economici + peste nera nel 1348 e

successive epidemie + agitazioni di salariati (vd 1378).

In occasione del Tumulto dei Ciompi molte famiglie potenti cercano di prendere potere:

sostengono la causa del popolo minuto. La rivolta viene sedata => ne escono vincitrici le Arti

maggiori e il patriziato cittadino risulta più coeso.

La famiglia degli Alberti, una delle più importanti, ne esce distrutta (vengono banditi dalla città e

perseguitati).

- Un’altra famiglia che rischia molto è quella dei Medici, anche loro si erano fatti avanti come

portavoce del popolo minuto. Tuttavia dato che i rami della famiglia non erano coesi, soltanto

Salvestro (colui che si espone pubblicamente) viene condannato all’esilio => i Medici si salvano.

- Dalla rivolta dei Ciompi ne escono vincitori gli Abrizzi che, guidati da Maso, si sono schierati subito

contro i rivoltosi.

 mirano ad acquisire il controllo della signoria.

 Legano a sé altri personaggi di spessore politico e costituiscono quello che gli storici chiamano il

gruppo degli oligarchi.

- Gli oligarchi mettono in atto delle riforme istituzionali = le cariche pubbliche vengono riservate ai

loro partigiani e la magistratura degli Otto di Guardia funziona come polizia di Stato.

Gli oligarchi sono però divisi al loro interno: alcuni vogliono restare fedeli alle vecchie istituzioni,

altri, come Maso, vogliono esercitare un potere personale.

- Quando Maso muore (1417) gli succede nella pretesa di dominio sulla città il figlio Rinaldo.

- Anche i Medici hanno aderito al gruppo degli oligarchi, ma si disinteressano delle lotte al suo

interno, continuando ad accumulare ricchezze e beni fondiari e cercano di accrescere il loro

prestigio di mercanti-banchieri.

Giovanni de Medici viene ordinato cavaliere insieme a Rinaldo Strozzi; accumula un notevole

patrimonio e cancella con una condotta politica accorta il ricordo di Slavestro.

Il figlio Cosimo trascorre gran parte della giovinezza in viaggi all’estero e mostra di volersi dedicare

alla vita politica cittadina.

- Intanto il governo degli oligarchi presenta difficoltà finanziarie + cresce il malcontento + emerge nel

patriziato una corrente moderata di famiglie che vogliono attribuire a Cosimo dei Medici un ruolo

influente nel governo di Firenze.

Rinaldo degli Abrizzi capisce che la sua posizione è in pericolo: convoca Cosimo in città con il

pretesto di volerlo consultare e lo fa arrestare (1433). Alla fine Cosimo non viene condannato a

morte, ma all’esilio a Padova per 10 anni. Questo esilio è l’occasione per Cosimo di stringere

rapporti con Venezia, con il duca di Ferrara e con papa Eugenio IV; intanto a Firenze i suoi

sostenitori fanno una propaganda in suo favore.

 Nel 1434 Cosimo viene richiamato a Firenze e dà inizio alla sua criptosignoria = esercita il

potere per trent’anni senza ricoprire cariche e senza essere dittatore = lascia in vigore le

istituzioni comunali e colloca nei posti di comando amici e fautori.

LA POLITICA ESPANSIONISTICA DELLE SIGNORIE

- Formazione signorie in Italia = avvio di tentativi espansionistici; infatti le signorie arrivano al poter

appoggiandosi ad una rete di aderenti e sostenitori presenti nelle loro città, ma in un territorio che

supera l’ambito municipale (quello in cui hanno interessi o in cui risiedevano le fazioni cittadine

che sono state esiliate). Infatti il fenomeno del fuoriuscitismo genera sistemi di rapporti a più

ampio raggio, capaci di allargare i rapporti politici.

- Es. di espansionismo signorile = Scaglieri del Veneto = Cangrande I estende il dominio su Padova,

buona parte del Veneto + Mastino II conquista Treviso, Brescia, Parma e Lucca. Gli Scaglieri

vengono fermati da Firenze, Venezia e dai Visconti di Milano => alla fine il loro dominio si limita a

Verona e Vicenza. Verona stessa poi passa ai Visconti.

- I Visconti arrivano all’apice della potenza con Gian Galeazzo: stringe legami di parentela con la casa

regnante francese (matrimonio della figlia Valentina con il duca d’Orleans, fratello del re Carlo VI) +

conquista Padova, Verona, Vicenza e Treviso. Poi si dirige verso la Toscana (conquista Pisa e

sconfigge più volte Firenze che però resiste). I Fiorentini fanno propaganda in tutta Italia insistendo

sulla necessità di difendersi dal tiranno, mentre Gian Galeazzo dice di voler assicurare pace e

benessere alle popolazioni stremate dai dissidi interni e cacciare dall’Italia gli eserciti mercenari

stranieri.

I poeti della corte di Gian Galeazzo lo chiamano già re, ma muore nel 1402.

 Anni di lotte anarchiche.

1412: Filippo Maria Visconti avvia il recupero dei territori perduti e riprende il controllo di tutta

la Lombardia e di Genova; poi va verso la Svizzera.

VERSO LA FORMAZIONE DEGLI STATI REGIONALI

- Alla fine del 1300 il Ducato di Milano è proiettato a coincidere con la Lombardia.

- Firenze: inizia le conquiste territoriali => nel 1450 controlla gran parte della Toscana attuale (no

Siena e Lucca).

- L’obiettivo della Venezia di metà 1300 è quello di dominare il Mediterraneo orientale e dei mercati

che gravitano su di esso (vd conflitto con Genova che Genova sembra vincere nel 1381).

Venezia viene minacciata intanto anche via terra da una coalizione (Padova, Aquileia, Austria e

Ungheria).

 Venezia riesce a tenere a bada i nemici via terra e sconfiggere Genova.

Questo fa capire che occorre volgere lo sguardo anche alla terraferma, soprattutto visto l’espansionismo di

Gian Galeazzo Visconti => Venezia a inizio 1400 inizia a crearsi un vasto dominio.

- Intanto in Piemonte cresce la potenza dei conti di Savoia ) = vengono riuniti i possessi dei tre rami

in cui è divisa la casata, abbattono (attraverso un gioco di alleanze) il marchese di Monferrato e

indeboliscono i Visconti => quasi tutto il Piemonte è sotto il loro controllo + Amedeo VIII diventa

duca (proclamato dall’imperatore Sigismondo).

UNA REALTÀ POLITICA ATIPICA: LO STATO DELLA CHIESA

- Lo stato pontificio vuole costruire uno stato territoriale per tutelare la libertà della Chiesa. Nel

corso del Ducento l’estensione include: Lazio, Umbria, Marche e parte dell’Emilia.

- Il punto di partenza per la costruzione di questo dominio è il “Patrimonium Petri” = territori

appartenuti a Bisanzio e donati al papa dai re franchi nel corso del 700. Si tratta di territori che non

costituiscono una coerente dominazione politico territoriale (vd centri di potere locale + diritti

rivendicati su questi territori dagli imperatori).

- Nel 1200 l’impero è in decadenza => smette di rivendicare i territori del pontefice => il papa

recupera terre sottratte (Marca di Ancona e Ducato di Spoleto) + annette tutta la Romagna (1278),

grazie alle concessioni di Rodolfo d’Asburgo.

- Intanto si cerca di trasformare il dominio papale in governo effettivo => divisione in 7 province

(Romagna, Marca d’Ancona, Ducato di Spoleto, Tuscia, Sabina, Marittima, Campagna), ognuna retta

da un preside o rettore. In ogni provincia rimangono forti autonomie = comunità urbane e signori e

cittadini rurali.

- L’equilibrio è precario a causa della vitalità di alcuni centri urbani e alle rivendicazioni di alcune

dinastie signorili.

Quando la sede papale viene trasferita ad Avignone Roma è in preda alle lotte fra fazioni cittadine +

si riduce il flusso di pellegrini + scompaiono tutti quelli che aspiravano al beneficio ecclesiastico.

- A questo punto compare la figura di Cola di Rienzo = fa leva sull’esasperazione del popolo e lo

solleva contro la nobiltà => lui assume il potere come “tribuno della libertà, della pace e della

giustizia e liberatore della sacra repubblica romana per l’autorità del clementissimo Signor Gesù

Cristo” + convoca un’assemblea dei signori italiani e dei rappresentanti dei Comuni (siamo nel

1347).

Alla fine imposta una dittatura => la curia avignonese e la nobiltà reagiscono e devono lasciare la

città.

Cola di Rienzo va dall’imperatore Carlo IV di Boemia, ma viene arrestato e portato ad Avignone dal

papa (Innocenzo VI). Il papa cerca di utilizzarlo per riprendere il controllo su Roma.

 Cola torna a Roma nel 1354 investito del titolo di senatore al seguito di Egidio di Albornoz che

deve restaurare l’autorità pontificia nei territori della Chiesa.

Anche questa volta Rienzo si inimica il popolo e lo mettono a morte.

Albornoz elimina i signorotti ribelli o li mette sotto il controllo dei rettori provinciali di nomina

pontificia e lo stesso fa con molte città.

Nel 1357 promulga le Costituzioni egidiane = serie di norme che dà allo Stato pontificio una

configurazione che dura fino al 1816.

MODELLI DI ORGANIZZAZIONE POLITICA NEGLI STATI REGIONALI ITALIANI

- I Visconti hanno inglobato sotto il loro dominio molti Comuni, ognuno retto da ordinamenti propri

e con una propria tradizione di rapporto con le comunità rurali e con i centri di potere signorile nel

contado. I Visconti mantengono in vita i Comuni rurali e quelli urbani, ma li considerano organi

locali di amministrazione statale che si fonda, al tempo di Gian Galeazzo, sul consiglio d giustizia

(tribunale di appello rispetto alle magistrature locali), il consiglio segreto (assistenza al duca negli

affari politici), camera ducale (compiti finanziari e tributari).

Si fa uso anche delle istituzioni feudo-vassallatiche per inquadrare nello Stato le signorie locali che

facevano parte del contado dei Comuni assoggettati ai Visconti.

Gli interventi del duca nell’ambito di competenza degli organismi locali diventano sempre più

frequenti = modifica statuti locali, provvedimenti di validità generale in ambito economico,

controllo sul conferimento dei benefici agli ecclesiastici + istituzione università di Pavia a cui sono

obbligati a recarsi gli studenti dei territori viscontei.

 Organismo politico dotato di coesione interna.

- Firenze deve dominare città che hanno un vasto contado saldamente legato alla città da

dipendenza politica e da interessi economici. Si cerca di spezzare questo legame dando più

autonomia alle comunità rurali. Queste ripristinano l’antico parlamento, si danno nuovi statuti .

Alla fine il malcontento dei ceti urbani porta Firenze a desistere da questa strada => si rinuncia ad

un’amministrazione più moderna.

- Venezia: lascia tutta l’amministrazione locale nelle mani dei patriziati urbani, ma irrompe

continuamente in questioni riguardanti i consigli municipali e nelle controversie al loro interno.

 Costruzione di uno Stato omogeneo.

- Savoia: non devono imporre l’autorità su città forti e con tradizioni consolidate.

 Divisione in 12 province suddivise in castellanie, le une e le altre rette da funzionari scelti dal

duca.

AL DI LÀ DEI CONFINI DELL’IMPERO. LE ALTRE REALTÀ POLITICHE

DEL CONTINENTE EURO-ASIATICO

UN PAESAGGIO POLITICO INSTABILE E TUMULTUOSO

- Nel corso del 1300/1400 l’impero diventa uno Stato tra gli altri.

- 1453: caduta di Costantinopoli = fine impero bizantino ad opera dei turchi ottomani => l’Islam

penetra in Europa.

Dato che Costantinopoli è caduta nelle mani degli infedeli, Mosca e la Chiesa ortodossa si

proclamano eredi di Bisanzio.

- In questo periodo molte nazioni scandinave iniziano la loro storia nazionale.

I PAESI SCANDINAVI

- Scandinavia: quando finiscono le invasioni normanne si formano i regni di Danimarca, Norvegia e

Svezia (fra 900 e 1000) = il consolidamento del potere monarchico procede di pari passo con

l’evangelizzazione (missionari provenienti dalla Germania).

- Molti tedeschi e inglesi arrivano in questi regni + intensificazione degli scampi sul Baltico => la

stratificazione sociale inizia a complicarsi = formazione di un ceto mercantile che controlla le città

costiere.

- 1397, Unione di Kalmar = unione fra regni di Danimarca, Norvegia e Svezia; ma il potere regio

rimane debole.

IL REGNO DI BOEMIA

- La Boemia diventa ducato sottostante al re di Germania durante il regno di Ottone I.

- 1085: i duchi di Boemia ottengono dall’imperatore il titolo di re pur continuando a riconoscere la

sovranità imperiale.

- 1310: il trono passa ai conti di Lussemburgo che ottengono anche la corona imperiale (con Enrico

VII e con Carlo IV). Con Carlo IV Praga, residenza imperiale, diviene cuore dell’Europa (1348 =

fondazione della prima università dell’Europa centrale).

- Carlo IV è francese di educazione e di lingua, ma appare ai sudditi come un sovrano nazionale;

infatti durante il suo regno si manifestano i segni di un sentimento nazionale ceco = insofferenza

per la presenza di elementi germanici ai vertici ecclesiastici e nelle attività produttive e commerciali

(presenza dovuta ai movimenti di colonizzazione + alla prassi di conferire i benefici ecclesiastici a

chierici stranieri). Tutto questo si collega anche alla predicazione di Giovanni Hus contro la

corruzione del clero e la modernizzazione della Chiesa => il fatto che l’alto clero, oggetto degli

attacchi di Hus, sia di altra nazionalità contribuisce a far sì che la contestazione superi il piano

religioso.

- Re Venceslao (seconda metà 1300/inizio 1400), che è anche re d’Ungheria, chiama Hus a discolparsi

davanti al Concilio di Costanza (1415) e lo fa arrestare e condannare al rogo come eretico.

 Rivolta generale di tutti gli strati sociali e di stampo antigermanico, antimperiale e antiromano.

Ad un certo punto gli insorti si dividono fra radicali (Taboriti = vogliono rinnovamento completo

della Chiesa e della società) e moderati (nobili e borghesi che vogliono solo la rinascita morale

della Chiesa).

I moderati arrivano ad un compromesso con il Concilio di Basilea (1433) e si riappacificano con

la Chiesa di Roma che riconosce loro un’indefinita autonomia religiosa + mantengono i beni

confiscati al clero all’inizio della rivolta + sconfiggono i Taboriti (1434).

- Nel 1458 il Regno di Boemia torna indipendente con Giogio Podebardy (primo re nazionale).

- 1526 = il regno va agli Asburgo.

L’ORDINE DEI CAVALIERI TEUTONICI E LE ORIGINI DELLO STATO

PRUSSIANO

- Il territorio dei Cavalieri teutonici si trova per un certo periodo sotto quello imperiale. Si tratta di un

ordine religioso – cavalleresco che dalla Palestina si trasferisce in Europa quando appare segnata la

sorte degli Stati crociati; il fine è quello della colonizzazione e dell’evangelizzazione dei territori

oltre l’Elba e lungo le coste del Baltico (abitati da polo azione pagane). La stessa missione viene

perseguita dall’ordine dei Portaspada con cui i Cavalieri teuronici si fondono nel 1237.

- L’ordine conquista la Pomerania e la Prussia orientale (concessa in feudo dall’imperatore Federico

II).

- I membri dell’ordine si dividono in:

 cavalieri = provengono dalla nobiltà e dall’ambiente dei ministeriali (servi di un signore o

del sovrano che spesso conseguono dignità cavalleresca o posti di comando) + hanno

pronunciato i voti ma hanno pochi obblighi religiosi (soprattutto impegnati nelle guerre).

 Preti = devono essere presenti in ogni convento in numero pari alla metà dei cavalieri.

 Serventi = persone di estrazione sociale umile a cui vengono conferiti bassi gradi militari e

compiti amministrativi.

 Confratelli = servitori e benefattori (in cambio di donazioni vengono ascritti alla fratellanza

spirituale dell’ordine).

- La cellula di base è il convento, situato solitamente in un castello (devono risiedervi almeno 12

cavalieri e 6 preti).

- A capo dell’ordine troviamo il Gran maestro eletto a vita dal capitolo generale (di questo fanno

parte i maestri delle 6 province in cui sono divisi i cavalieri; si riunisce 1 volta l’anno). Ci sono dei

capitoli provinciali (quello di Prussia si configura come organo di governo di uno Stato sovrano).

- Il territorio della provincia di Prussia viene diviso in circoscrizioni, ognuna governata da un

economo (superiore del convento locale) = riscuote le imposte, indirizza la colonizzazione,

amministra la giustizia, mantiene l’ordine interno e fornisce difesa al territorio. In tutto questo

l’economo è aiutato da funzionari laici stipendiati.

- È un ordine militare => sono molto importanti l’addestramento e l’organizzazione dell’esercito. Nb.:

il grosso dell’esercito era formato da mercenari e contingenti forniti da comunità urbane e

proprietari terrieri.

- Nel 1300: conquista delle coste baltiche fino all’Estonia => i contadini ed artigiani tedeschi fondano

città e villaggi.

- Utilizzano metodi brutali verso i lituani e le varie popolazioni sottomesse.

 Alla fine i Polacchi (vd il fatto che il Gran maestro risiedeva nell’attuale Polonia) si rivoltano e

sconfiggono i Cavalieri teutonici nel 1410.

Iniziano rivolte in tutte le città e da parte dei signori laici (preferiscono essere sudditi della

Polonia).

 Pace di Thorn (1466) = i Cavalieri devono cedere alla Polonia la Prussia orientale (con la città di

Danzica) e conservano il resto della Polonia come vassalli

- Dopo un fallimentare tentativo di riprendersi la Polonia il Gran maestro aderisce al

Protestantesimo, scioglie l’ordine e si proclama duca sotto la sovranità del re di Polonia.

I conventi tedeschi rimangono in vita, ma limitano l’attività al campo religioso e si legano alla casa

degli Asburgo. Oggi il Gran maestro risiede a Vienna.

LA POLONIA-LITUANIA

- Polonia: nata nel corso del 900 dall’aggregazione di piccoli Stati slavi della pianura fra l’Oder e la

Vistola.

- Diventa regno fra il 900 e il 1000 con Boleslao il Prode; ma alla sua morte il regno crolla = nuova

frantumazione in ducati e principati.

- Inizio 1300: Casimiro il Grande si ispira alla politica di Carlo IV di Boemia e decide di ricostruire il

Regno, in particolare promuovendo lo sviluppo di Cracovia + riduce il peso politico della nobiltà +

avvia la formazione di un ceto di funzionari pubblici e potenzia l’amministrazione della giustizia a

vantaggio dei ceti rurali. Dopo la sua morte rimane poco di tutto questo (non riesce ad alterare gli

equilibri sociali consolidati).

- A Casimiro succede il re Luigi d’Ungheria. Quando muore lui i nobili cercano ancora un re esterno al

regno e scelgono Jagellone di Lituania (principe) a cui impongono, però, la conversione al

Cattolicesimo (Lituania ancora pagana) => lui accetta di convertirsi e sale al trono come Ladislao II e

il popolo lituano inizia a seguirlo.

 Si forma uno stato polacco-lituano. È questo che si espande nel Baltico fino a sconfiggere i

cavalieri teutonici.

- Il regno è massimamente esteso con Casimiro IV Jagellone + con lui grande crescita economica

(incremento produzione cereali ed esportazione di essi) + si favorisce l’arrivo a corte di umanisti

italiani e tedeschi.

La monarchia rimane debole per lo strapotere della nobiltà (Casimiro ha dovuto fare delle

concessioni).

IL REGNO DI UNGHERIA-CROAZIA

- L’Ungheria nasce come stato tra 900 e 1000 = i Magiari che si sono stabilizzati nella pianura del

Banubio e che si sono convertiti al cristianesimo romano ad opera di missionari provenienti dalla

Germania si danno un ordinamento politico unitario (superano la divisione in tribù).

L’artefice di tutto ciò è Stefano I; a lui papa Silvestro II invia la corona reale considerandolo vassallo

della Santa Sede (1001). Avvia l’espansione verso l’Adriatico e cerca di rafforzare la monarchia

dotandola di beni fondiari + divide il paese in contee e diocesi.

I suoi successori proseguono la politica espansionistica, ma sono impotenti di fronte all’aristocrazia

(rafforzatasi con la distribuzione di terre e privilegi).

 1222, Bolla d’oro (concessa dal re Andrea II): formalizzazione del rapporto fra sovrano e nobiltà

(in questo simile alla Magna charta), ma contiene lo ius resistendi = diritto di ribellarsi al

sovrano in nome di interessi della nazione. Questo diritto è uno strumento efficace nelle mani

dell’aristocrazia.

- L’Ungheria è esposta alle pressioni delle popolazioni nomadi e seminomadi provenienti dalla Russia

e dall’Asia.

 Invasione dei Mongoli (1241) = dopo la loro ritirata gli Ungheresi devono ricolonizzare il paese,

perché le vittime delle lotte sono state moltissime (il re incentiva l’immigrazione di italiani e

tedeschi).

- Dopo una serie di crisi dinastiche la corona ungherese va ad un ramo degli Angioini di Napoli. Luigi il

Grande recupera tutti i territori che l’Ungheria ha perso e diventa anche re di Polonia dopo la

morte di Casimiro III + fa due spedizioni in Italia meridionale per vendicare l’assassinio di suo

fratello Andrea (marito di Giovanna).

Luigi mette in atto un’opera di modernizzazione e cerca di legare la nobiltà alla monarchia

attraverso i rapporti feudo-vassallatici.

Quando lui muore la Polonia recupera l’indipendenza, mentre l’Ungheria passa a Sigismondo di

Lussemburgo e poi ad Alberto d’Austria (entrambi anche imperatori e re di Boemia).

- Quando muore Alberto la situazione politica torna confusa fino a che poi la minaccia turca porta i

nobili a scegliere come re il condottiero Giovanni Hunyadi (difende il regno).

- Dopo Giovanni diventa re Mattia Corvino che risolleva il prestigio della monarchia e della corte

(diventa meta di dotti e umanisti) + la grande aristocrazia guerriera dei magnati viene sottoposta al

controllo del sovrano che si appoggia alla nobiltà minore.

Viene messa in atto un’intensa attività militare a discapito dei confinanti = viene tolta la Bosnia ai

Turchi + alla Boemia viene sottratta la Moravia + all’imperatore (Federico III d’Asburgo) viene tolta

la parte orientale d’Austria e la città di Vienna.

Quando però Giovanni muore tutto crolla e la nobiltà riprende il proprio potere.

 1526: l’Ungheria e la Boemia vengono annesse all’Austria degli Asburgo.

- Croazia = stato autonomo sotto la sovranità di Bisanzio. Le lotte sociali interne e la pressione di

Venezia (che conquista molte città del litorale dalmata) mettono in crisi la Croazia => i Croati

chiedono aiuto agli Ungheresi => 1102, i due regni vengono uniti nella persona del re di Ungheria,

ma la Croazia mantiene le sue istituzioni e il potere effettivo resta nelle mani della nobiltà feudale.

Insieme Croati e Ungheresi combattono contro Venezia e i Turchi e finiscono alla fine sotto gli

Asburgo.

LA BULGARIA E LA SERBIA

- Tra gli Salvi nei Balcani ci sono anche i Bulgari = un popolo turco profondamente slavizzato che crea

uno Stato che arriva, nel 900, a minacciare Costantinopoli.

A inizio 800 i Bulgari si convertono al Cristianesimo, ma la nobiltà e la dinastia regnante rimangono

pagane fino a fine 800.

- Imperatore Basilio II (imperatore di Bisanzio) = impone la sovranità bizantino ai Bulgari (siamo fra

fine 900 e inizio 1000).

La Chiesa bulgara, eretta in patriarcato a fine 800, viene trasformata in archiepiscopato e

sottomessa al patriarca di Costantinopoli + il territorio occupato dai Bulgari torna a chiamarsi

Mesia.

- La dominazione bizantina non è stabile dato che ci sono continue rivolte, guerre fra fazioni di

nobiltà e scorrerie dalla Russia; intanto l’impero si sta indebolendo.

 Movimento insurrezionale (1185) che porta alla rinascita del regno di Bulgaria.

 Nel 1202 Bisanzio riconosce l’indipendenza di questo regno.

- La nuova dinastia al comando è quella degli Assen e il maggior esponente è lo zar Ivan = estensione

territoriale attraverso la Bulgaria e la Macedonia, fino alle coste albanesi.

Questo dominio sopravvive anche all’invasione mongola.

- Si tratta comunque di un organismo politicamente debole = tendenze autonomistiche della nobiltà

+ continue insurrezioni contadine.

 Poca capacità di difesa del regno rispetto ai Turchi => conquista turca della Bulgaria (1369).

 Divisione in province e la Chiesa bulgara nazionale viene sottomessa a Costantinopoli.

- Si parla di stato serbo solo dopo la seconda metà del 1100 = Stefano Nemanja sottrae a Bisanzio il

territorio corrispondente all’attuale Serbia per poi estenderlo alla Dalmazia.

- Il figlio di Stefano Nemanja, Stefano, ottiene il titolo di re dal papa Onorio III.

- Stefano IV conquista la Macedonia, l’Albania, la Bosnia e si fa incoronare “imperatore dei Serbi e

dei Romani” nel 1346. Questa costruzione politica muore con lui.

- 1389: i Turchi sconfiggono i Serbi e prendono quasi tutta l’area balcanica.

STATO E CHIESA IN RUSSIA: MOSCA TERZA ROMA

- A inizio 1400 il principato di Mosca cerca di reagire alla sconfitta subita dai Tartari e di estendersi su

altri principati russi. In tutto questo i principi moscoviti vengono appoggiati dalla Chiesa russa.

- La gerarchia ecclesiastica russa è orientata verso stretti rapporti con il potere politico (si rifaceva al

modello bizantino).

Il Concilio di Firenze del 1439 (che unisce la Chiesa greco-ortodossa e quella latina sotto l’autorità

del papa) vede la partecipazione anche del metropolita russo Isidoro; quando lui torna a Mosca

viene arrestato su ordine del principe Vasilj II che teme che il riconoscimento dell’autorità papale

comporti una riduzione della sua influenza sull’episcopato russo e un rafforzamento di Polonia e

Lituania (da tempo legate a Roma).

- Al posto del precedente metropolita il principe sceglie Giona, vescovo di Rjazan, che riceve dal

patriarca di Costantinopoli il titolo di metropolita di Kiev e di tutta la Russia (titolo consueto);

questa è l’ultima volta che si segue la procedura tradizionale = nel 1459 il sinodo dei vescovi russi

approfitta della caduta di Costantinopoli per mano turca, per decidere autonomamente il

metropolita di Mosca.

 La Chiesa Russa rivendica indipendenza da Roma e da Costantinopoli e si mette nelle mani dei

principi moscoviti che nominano e revocano i metropoliti.

- Già Giona ha attribuito al principe (suo protettore) il titolo di “zar di tutta la Russia coronato da

Dio”, ma Ivan III gli dà contenuto e fonda lo Stato russo.

Ivan amplia il territorio sotto il suo controllo e lo sottrae nel 1480 alla soggezione formale al khan

mongolo dell’Orda d’oro + riduce la forza della nobiltà dei boiari (dotati di beni ereditari) e si

appoggia su una nuova nobiltà di servizio a cui vengono concessi beni terrieri in cambio del servizio

militare e civile.

- Ivan si sposa con Zoe Paleologa (imperatrice bizantina) dopo la caduta di Costantinopoli => nasce il

mito della terza Roma.

Infatti l’ideologia politica di Ivan III si ispira al modello bizantino.

TAMERLANO E L’ULTIMA FASE DELL’ESPANSIONISMO MONGOLO

- A fine 1300 l’orda d’oro fatica a contenere le spinte autonomistiche dei principati russi; ci sono

difficoltà anche nei territori dell’Ucraina e in quelli a Est degli Urali che sono controllo diretto

dell’Orda (vd frammentazione politica).

- Una forte frammentazione politica è presente anche negli imperi mongoli di Persia e Chagatay.

 Impresa di Timur lo zoppo (chiamato in Occidente Tamerlano) = è figlio del capo di una tribù

turco-mongola insediata Samrcanda, si impadronisce del potere e rinuncia al titolo di khan del

Chagatay (lo lascia ad un membro della dinastia di Gengis Khan).

Con un esercito turco-mongolo mette in atto una serie di campagne di guerra fino ad arrivare a

Mosca e sulle coste della Siria.

Il suo impero gli sopravvive per un secolo, poi i successori non riescono a tenere uniti i territori

che si dividono in una parte persiana e una indiana.

I TURCHI ALL’ASSALTO DELL’EUROPA

- I territori bizantini nel Vicino Oriente si sono notevolmente ridotti in seguito all’espansione dei

Turchi selgiuchidi = ridanno vigore all’antico impero musulmano.

I Turchi arrivano a conquistare l’Anatolia (attuale Turchia).

- L’impero selgiuchide alla fine scompare in quanto assorbito dall’impero mongolo di Persia (inizio

1300). Anche l’Anatolia viene inglobata, ma questo non cambia molto la sua situazione politica =

continua ad essere divisa in centri di potere, solo che ora fanno capo ai governatori turco-mongoli

che sono sempre più insofferenti nei confronti del khan persiano.

- Intanto è cambiata la fisionomia etnica dell’Anatolia = i selgiuchidi hanno fornito l’immigrazione di

tribù di nomadi turcomanni (per spostare alla periferia dell’impero popolazioni difficili da

controllare + per ripopolare questi territori).

Nel 1200 arriva una nuova ondata migratoria di turchi sedentari che fuggono davanti ai Mongoli +

intanto gran parte della popolazione indigena si sta convertendo all’islamismo => l’Anatolia a fine

1200 è turchizzata e islamizzata. Nel corso del Trecento si arriva anche all’unità politica =

l’unificazione parte dalla Bitinia con Otman = vittorie sui Bizantini e sugli emirati circostanti + inizio

conquista dei Balcani.

Ormai Costantinopoli è circondata dai Turchi, ma l’Europa è impegnata nella Guerra dei Cent’anni.

- Costantinopoli viene salvata dal fatto che alle spalle dei Turchi si forma l’impero di Tamerlano che

sconfigge i Turchi e rimette sul trono gli emiri dell’Anatolia che sono stati spodestati.

Abbiamo visto che, però, dopo la morte di Tamerlano l’impero mongolo entra in crisi => il nuovo

sultano Maometto I ricostruisce l’unità dello stato e i turchi riprendono l’estensione nei Balcani.

- I Bizantini fanno di tutto per coinvolgere l’Europa. Papa Giovanni VIII si fa promotore di un’unione

della Chiesa greco-ortodossa a quella latina e partecipa al Concilio di Ferrara-Firenze.

Intanto Giovanni Hunyadi (re d’Ungheria) contiene l’avanzata turca e libera Sofia.

- Si allestisce un esercito crociato al comando di Ladislao Jagellone (re di Polonia e Ungheria); viene

sconfitto nel 1444 e lo stesso accade ad un altro esercito crociato nella pianura del Kossovo.

- Intanto in Albania un signore di alcuni villaggi devastati dai Turchi (Giovanni Castriota) deve dare

come ostaggio il figlio Giorgio => viene educato alla corte turca con il noma di Alessandro.

Nel 1443 Giorgio Castriota, notevole combattente che ha anche la fiducia del sultano, passa dalla

parte dei cristiani e raccoglie intorno a sé i capi dei clan albanesi che vogliono sottrarsi al dominio

turco.

L’Albania continua a lottare per la propria indipendenza finché lui rimane in vita. La lotta in

questione rimane una lotta locale.

LA CADUTA DI COSTANTINOPOLI E LA RIPRESA DELL’ESPANSIONISMO

ARABO

- Non arrivano aiuti per Costantinopoli dall’Europa + Costantinopoli è divisa al suo interno da chi si

oppone all’unione con la Chiesa latina + dalle lotte per la successione imperiale: sale Costantino XI,

che sarà l’ultimo imperatore romano d’Oriente.

- Maometto II (detto in Occidente Gran Turco) attacca Costantinopoli. Costantino XI muore

combattendo. Gli abitanti superstiti vengono deportati, le chiese trasformate in moschee (anche

Santa Sofia che è simbolo della Chiesa romana d’Oriente) + Costantinopoli diventa in lingua turca

Istanbul (capitale dell’impero Ottomano). Siamo nel 1453.

- Pochi in Occidente hanno capito la potenzialità dell’esercito turco => le monarchie europee

rimangono scioccate.

- Maometto continua con una serie di campagne militari in direzione del Caucaso e della

Mesopotamia + contro gli stati cristiani dell’area danubiana.

- Maometto II occupate le isole dell’Egeo, Atene, l’Attica, il Peloponneso, l’Albania, la Bosnia, la

Valacchia e la parte meridionale della Crimea.

 Tutto il bacino orientale mediterraneo è sotto i Turchi.

- I Turchi arrivano sulle coste pugliesi = 1480, conquista di Otranto. A questo punto il papato si sente

minacciato da vicino => aiuta Ferrante (re di Sicilia) a sconfiggere i Turchi ad Otranto.

- La costante minaccia turca nel Mediterraneo porta l’Occidente a cercare nuove vie di commercio,

non più verso Est ma verso Ovest => così si arriva alla scoperta dell’America.

L’ORGANIZZAZIONE DELL’IMPERO TURCO

- I Turchi, contrariamente agli arabi, non riescono a fondere in una civiltà originale il patrimonio

culturale dei popoli soggetti che, quindi mantengono proprie tradizioni linguistiche e religiose.

Assimilano invece l’organizzazione politico-territoriale degli Stati conquistati (impero selgiuchide,

impero mongolo di Persia e impero bizantino).

- Tutto il potere politico e religioso è nelle mani del sultano che governa direttamente o attraverso

funzionari soggetti al suo controllo; questi vengono frequentemente spostati per evitare che si

radichino. Molti funzionari sono schiavi del sultano = giovani cristiani catturati durante le scorrerie,

convertiti all’Islam e addestrati a compiere servizi politici e militari (persone legate al sultano da un

vincolo personale di soggezione) => il sultano evita di concedere potere all’aristocrazia.

- Tra i giovani cristiani catturati venivano reclutati anche i giannizzeri = truppe scelte del sovrano

(obbligati al celibato e alla vita in comune).

- Resto dell’esercito = sipahi (beneficiari di terre dello Stato, tenuti al servizio militare a cavallo) +

fanteria dotata di formidabile artiglieria.

- La differenza di religione rispetto ai sudditi slavi, albanesi, greci, dei paesi balcanici e danubiani non

costituisce un problema = i Turchi si dimostrano tolleranti, li tengono fuori dall’esercito e

impongono loro la tradizionale tassa che i tutti i paesi musulmani gli infedeli devono pagare.

- Unica interferenza religiosa = pressione sulla Chiesa ortodossa perché venisse revocato il

riconoscimento dell’unione con quella latina => 1472 = revoca. Questo perché si vuole eliminare

ogni forma di influenza esterna sui sudditi cristiani.

LA CHIESA FRA CRISI ISTITUZIONALE E DISSENSO RELIGIOSO

IL PAPATO AD AVIGNONE

- 1309 = il papa si trasferisce ad Avignone. Questo accade quando Clemente V decide, per evitare di

non essere accolto dai Romani, di stare ad Avignone (erano gli anni immediatamente successivi alle


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DESCRIZIONE APPUNTO

Modulo A: Cristianesimo e Islam.

Modulo B: Stato carolingio, dissoluzione signorile, formazione di monarchie medievali. I comuni italiani e gli sviluppi politici del tardo medioevo.

Modulo C: L’espansione europea. Guerre, crociate, espansione commerciale. Cultura e università.

Il file contiene gli appunti presi a lezione rielaborati e controllati aggiungendo, quando necessario, indicazioni aggiuntive. Questo file contiene tutte le lezioni del corso.

Il file contiene inoltre appunti personali basati sui testi consigliati dal docente.
voto conseguito: 30


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze filosofiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaS95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Covini Maria Nadia.

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