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Né la particolare forma che assume la sentenza della condanna alla pena della permanenza

domiciliare , integrabile dalla richiesta del condannato di essere sottoposto alla sua esecuzione

continuativa , pare d’ostacolo alla celebrazione di questi due riti speciali . Anzi, nel caso di

applicazione pena su richiesta, lo stesso imputato, qualora non possa accedere alla pena

pecuniaria (applicabile per tutti i reati devoluti alla competenza del giudice di pace, ut supra

dimostrato44) perché il PM non consente, nel caso di recidiva reiterata infraquinquennale,

alle applicazione di circostanze attenuanti da ritenersi prevalenti o equivalenti sicché si dovrà

applicare ( se il giudice riconoscerà la legalità45 dell’accordo) la pena paradetentiva 46,

potrà indicare preventivamente al giudice la richiesta di esecuzione continuativa47 .

4)Ricapitolazione delle norme del processo penale del giudice di pace che devono o possono

essere applicate nel rito ordinario quando il giudice diverso conosce di un reato devoluto alla

competenza del giudice di pace.

L’interpretazione letterale e sistematica della norma cardine di esportazione delle regole del

procedimento penale del giudice di pace nel rito del giudice diverso, l’art.63.1, consente di

individuare due gruppi di norme .

L’obbligatoria applicazione da parte del giudice diverso di quelle appartenenti al primo

gruppo - si osservano le disposizioni del titolo II- non soffre eccezioni . Il giudice diverso

dovrà in ogni caso ricorrere alla applicazione delle disposizioni del processo penale del

giudice di pace in tema di sanzioni e loro effetti , criteri di ragguaglio, modalità di

conversione , interruzione della prescrizione48 , esclusione della sospensione condizionale

della pena , inapplicabilità delle misure sostitutive della detenzione .

Quelle del secondo gruppo – per contro – devono essere osservate ‘in quanto applicabili ’ .

Esse49 riguardano , la sentenza50 di condanna alle pene paradetentive e la sua integrabilità

per effetto di talune richieste del condannato, le modalità (che possono essere nel tempo

modificate ) di esecuzione delle dette pene nonché le disposizioni51 del Capo V del Titolo I

relativa alle Definizioni alternative del procedimento . La Relazione del 25 agosto 2000

spiega che la discrezionalità del giudice sulla loro applicabilità è vincolata alla valutazione se

esse siano favorevoli per il soggetto autore del reato (§.5.11). Valutazione che deve

obbligatoriamente essere operata dal giudice e della quale devono poter essere reperite e

controllate le ragioni in motivazione. Ci si riferisce alla clausola della Esclusione della

procedibilità nei casi di particolare tenuità del fatto (art.34) e alla nuova causa di Estinzione

del reato conseguente a condotte riparatorie (art.35) introdotte dal legislatore per la

definizione ( con sentenza di improcedibilità) in via anticipata il procedimento .

Infine la disposizione52 del comma 2 rende applicabile anche nei procedimenti del giudice

diverso aventi ad oggetto reati devoluti alla competenza del giudice di pace la relativa

disciplina delle iscrizioni e dei certificati penali .

5) Il periodo transitorio – 5.1la iscrizione della notizia di reato al 2 gennaio 2002 quale

regola distributiva della competenza tra giudice di pace e giudice diverso

L’art.6553 indica nel giorno 2 gennaio 2002 l’entrata in vigore del d.lgs. 28 agosto 2000, n.

274 . Il coordinamento tra la norma di cui all’art. 64 comma54 2 e quella dell’art. 65 come

novellato comporta che i procedimenti per i reati devoluti alla competenza del giudice di

pace commessi a tutto il 1 gennaio 2002 sono di competenza del giudice togato se è

intervenuta l’iscrizione della notizia di reato , sono di competenza del giudice di pace ove la

stessa non sia stata ancora effettuata . Per i reati commessi dopo la entrata in vigore del

decreto la competenza è del giudice di pace (comma 155).

Sicchè è possibile prospettare una situazione alquanto diversificata sul territorio nazionale

quanto alla individuazione del giorno in cui opera la ripartizione di competenza (tra giudice

togato e giudice onorario per la stesso reato) affidata alla regola delle intervenuta o meno

iscrizione della notitia criminis . La norma che regola l’iscrizione è sotto il profilo

procedimentale meramente acceleratoria (nella situazione ordinaria di cui agli artt.

34756,33557 cpp), ne consegue che potranno verificarsi situazioni assai dissimili in relazione

alla dimensione territoriale e dunque al flusso di notizie di reato nonché all’efficienza

nell’adempimento dei diversi uffici di Procura .

5) Il periodo transitorio:5.2.due possibili questioni in tema di giudice naturale; 5.2.1. è

legittima la cognizione del giudice di pace di reati commessi prima dell’entrata in vigore

della legge :ragioni .

Ad una prima sommaria lettura del combinato disposto degli artt. 64 e 65 potrebbero

ipotizzarsi due possibili questioni in tema di giudice naturale . L’una attiene alla legittimità

della scelta del legislatore di affidare alla cognizione del giudice di pace reati commessi

antecedentemente all’entrata in vigore del decreto così sottraendoli al tribunale che ne è

giudice naturale precostituito per legge . L’altra è quella di far dipendere il giorno del

mutamento di competenza58 da un atto quale l’iscrizione della notizia di reato che per

fattispecie identiche potrà essere diverso in relazione al locus commissi delicti in ragione delle

vicende organizzative interne dei diversi Uffici e di Polizia Giudiziaria e di Procura .

La lettura della Relazione del 25 agosto 2000, strumento indispensabile per il suo nitore e

completezza per la comprensione del nuovo sottosistema processual penale, soccorre una

volta di più nell’illustrare le ragioni - di ordine pratico però - della scelta operata sul punto

dal legislatore , l’evitare, tenuto conto dei tempi necessari per il passaggio alla fase

processuale il rischio di una forzata inattività del giudice di pace che, dopo l'entrata in vigore

del decreto, sarebbe costretto ad attendere lo svolgimento delle indagini preliminari attivate

in relazione ai reati commessi dopo tale data .(§11.1) Argomentazione esauriente e che

soddisfa perché se ne ricava - per complementarietà - la scelta di assicurare il decollo

graduale della nuova Giurisdizione .

Ad una riflessione più approfondita consegue - per la fedeltà che la Corte mostra alla

interpretazione che ha reso della regola del giudice naturale precostituito per legge negli

ultimi 35 anni - che non dovrebbero essere suscettibili di esito incidenti di legittimità proposti

in relazione agli artt.25.1 e 3 della Costituzione . E’ punto acquisito59 che è sufficiente per

compatibilità a Costituzione che il legislatore non abbia effettuato lo spostamento della

competenza - sia pure con effetto anche sui processi in corso - in conseguenza di una deroga

alla disciplina generale, che sia adottata in vista di una determinata o di determinate

controversie, ma per effetto di un nuovo ordinamento .

5) Il periodo transitorio:5.2.due possibili questioni in tema di giudice naturale;5.2.2. profili

problematici di costituzionalità della regola distributiva della competenza: ragioni .

La seconda questione presenta aspetti più problematici .Che l’ iscrizione della notizia di reato

sia atto affidato alla parte pubblica del processo è altresì coerente con il carattere accusatorio

che con l’introduzione delle disposizioni sulle indagini difensive (legge 7 dicembre 2000 n.

397) si vuole imprimere alla fase delle indagini preliminari60 . La giurisprudenza di

legittimità è intervenuta più volte sul tema della iscrizione della notizia di reato sollecitata

sotto l’esclusivo profilo, né avrebbe potuto essere altrimenti , della determinazione della data

di inizio delle indagini preliminari (quella in cui il PM iscrive nell'apposito registro la notizia

di reato e non dalla data nella quale avrebbe dovuto iscriverla, Cass.Sez.5 sent. 1144161 del

07.10.1999) finalizzato alla verifica della utilizzabilità degli atti di indagine (Cass.Sez.1 sent.

263162 del 01.06.1995) sicché il ritardo del pubblico ministero nell'iscrizione della notizia di

reato, non può pregiudicarne in alcuna misura le attività di indagine nel frattempo

ritualmente compiute e l'adempimento tardivo non incide sull'individuazione del giudice

competente, già correttamente designato al momento dell'inizio delle indagini stesse.

(Cass.Sez.5 sent.1259163 del 28.12.95)

Quest’ultimo rilievo della Corte di legittimità offre lo spunto per esplicitare quello che si

ritiene potrebbe essere l’aspetto delicato sotto il profilo della legittimità costituzionale della

questione che qui si affronta . Invero nella situazione disegnata delle norme di cui agli artt.

64.2 ultima parte e 65 d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 il giudice competente, non è già

correttamente designato al momento dell'inizio delle indagini, perché è l’inizio delle

indagine , id est la intervenuta o meno iscrizione della notizia di reato alla data del 2 gennaio

2002 , che si risolve nell’essere - in realtà – il criterio attributivo della competenza fra giudice

di pace e giudice diverso. Disposizioni che incidono in un sistema processuale nel quale

manca qualsiasi norma che consenta al giudice di esercitare sia il controllo sulla immediatezza

dell'iscrizione, sia la facolta' di fissare autonomamente la data nella quale detta iscrizione

avrebbe dovuto essere effettuata (Cass.Sez.5 sent. 11441,cit) ,norma , la cui introduzione, a

nostro parere, non sarebbe auspicabile, perché è responsabilità del legislatore determinare in

modo certo e definitivo la competenza . Nella pratica giudiziaria il numero complessivo dei

procedimenti penali che potranno essere oggetto delle considerazioni svolte non dovrebbe

essere rilevante atteso che se v’è un adempimento osservato con tempestiva e sollecita cura

dagli Uffici di Procura è quello delle iscrizione della notizia di reato . Pur tuttavia che

possano esservi disfunzioni è nella realtà delle cose , ancor più che la maggior parte delle

notizie di reato non sono acquisite direttamente dal pubblico ministero ma a questo sono

riferite, senza ritardo, per iscritto, con gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi sino

ad allora raccolti, le fonti di prova e le attività compiute, e relativa documentazione, dalla

Polizia Giudiziaria64 . Attività tutte che richiedono impegno e un tempo non compiutamente

definibile in via preventiva .

5) Il periodo transitorio : 5.3.1. Il principio della applicazione della norma penale più

favorevole all’imputato nel caso concreto

Il principio della applicazione della norma penale più favorevole65 al reo nel periodo

transitorio è espressamente richiamato dalla norma del comma 2 dell’art.64 sicché è il giudice

che deve stabilire di volta in volta ed in relazione a tutti gli elementi fattuali e relativi al reo

quale essa sia . L’alternativa non è solo tra le disposizioni sanzionatorie vigenti nel tempus

commissi delicti e le sanzioni entrate in vigore con il d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 bensì tra i

due diversi sistemi sanzionatori .

Invero l'individuazione della disposizione più favorevole va operata con riferimento al caso

concreto, confrontando i risultati che deriverebbero dalla applicazione delle due normative

che si sono succedute . Individuata la disposizione più favorevole, il giudice non può

prescegliere un frammento normativo da un testo all'altro, così formando, in violazione del

principio di legalità , una terza disciplina di carattere intertemporale, ma deve applicare nella

sua totalità la disposizione di cui ha accertato il carattere più favorevole66.

La considerazione sommaria dei due diversi apparati sanzionatori applicabili ai reati devoluti

alla competenza del giudice di pace nel periodo transitorio potrebbe esitare la conclusione

che sia più favorevole al reo quello introdotto dal d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274. Una

riflessione più attenta dimostra che tale conclusione è insoddisfacente . Si è rilevato che il

giudice deve applicare nella sua totalità la disposizione di cui ha accertato il carattere più

favorevole sicché deve necessariamente valutare quale sia nel caso concreto l’effetto (nei

confronti del reo) della esclusione della possibilità di concedere la sospensione condizionale

della pena connessa all’ applicazione delle pene dei reati devoluti alla competenza del giudice

di pace .

Accertamento che talora può essere agevole ; talaltra presenta elementi di valutazione così

complessi nella loro ricostruzione , che si potrà giungere a diverse conclusioni , quanto

l’individuazione della disciplina più favorevole al reo , a seconda della profondità cui sarà

portato l’accertamento .

5) Il periodo transitorio : Il principio della applicazione della norma penale più favorevole

all’ imputato nel caso concreto 5.3.2 complessità della comparazione valutativa nella

condanna a pena pecuniaria.

Si dia il caso della inflizione di una pena pecuniaria e che la stessa non sia eseguita per

insolvibilità del condannato . Si ipotizzi dapprima siano multa ovvero ammenda . Queste

sono convertite67 con il procedimento di sorveglianza68 dal magistrato di sorveglianza nelle

sanzioni sostitutive69 della libertà controllata o , a richiesta del condannato, in quella del

lavoro sostitutivo. La inosservanza delle relative prescrizioni comporta la conversione70

della parte non eseguita in pena detentiva. Si dia ora il caso di pena pecuniaria del d.lgs. 28

agosto 2000, n. 274 non eseguita . Competente è il giudice dell’esecuzione per la

conversione71 in lavoro sostitutivo (rectius, lavoro di pubblica utilità per il combinato

disposto degli artt.54 e 55) se richiesto dal condannato, ovvero nell’obbligo di permanenza

domiciliare. L’inosservanza dell’obbligo del lavoro sostitutivo si converte nell’obbligo di

permanenza domiciliare .I criteri di ragguaglio sono determinati nell’art.5572 .La violazione

dell’obbligo della permanenza domiciliare senza giusto motivo integra il delitto di cui all’art.

56 , di competenza del tribunale , sanzionato con la reclusione , non sostituibile. Se il

giudizio di accertamento e di comparazione che il giudice della cognizione deve compiere

prima della inflizione della sanzione tra le diverse discipline applicabili si arresta alla

considerazione della misura cui il condannato sarà sottoposto per la eventuale insolvibilità ,

dovrebbe decidere quale sia la più sfavorevole tra libertà controllata e lavoro sostitutivo da

una parte e lavoro di pubblica utilità e permanenza domiciliare dall’altra , a seconda che

infligga rispettivamente multa ovvero ammenda o la pena pecuniaria del d.lgs. 28 agosto

2000, n. 274. Se il detto accertamento comparativo proseguisse oltre , fino alle conseguenze

della inosservanza della misura in cui è stata convertita la pena originaria , dovrebbe valutare

se sia più sfavorevole subire la conversione in pena detentiva ovvero subire il processo per la

commissione del delitto di cui all’art.5673 d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 , fattispecie di

delitto per la cui integrazione accanto all’elemento positivo della violazione devono essere

presenti elementi negativi dal momento che l’elemento soggettivo è connotato da illiceità

speciale. Infine se l’accertamento comparatistico volesse essere approfondito ulteriormente, il

giudice della cognizione dovrebbe considerare che alla insolvibilità delle pene pecuniarie

codicistiche , che pervenuti a questa fase del possibile iter procedurale, sono convertite in

pena detentiva, una volta espiata la pena – anche nelle forme dell’affidamento in prova o

della semilibertà , non residuerebbe alcuna ulteriore vicenda penale dipendente dalla

originaria mancata esecuzione ; diversamente deve rilevarsi se l’insolvibilità derivi dalla pena

pecuniaria del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 perché alla natura di pene originarie e non

sostitutive delle pene paradetentive consegue che l’esecuzione della stessa , interrotta

dall’incidente aperto con la perpetrazione di una delle fattispecie delittuose di cui all’art.56,

dovrà riprendere una volta che l’incidente sia chiuso .

Per le conseguenze illustrate è di fondamentale importanza che il giudice specifichi

nell’infliggere la pena pecuniaria se essa sia codicistica ovvero propria del d.lgs. 28 agosto

2000, n. 274 .

5) Il periodo transitorio : Il principio della applicazione della norma penale più favorevole

all’imputato nel caso concreto : 5.3.3. e la sospensione condizionale della pena .

Potrebbe darsi – passando alle valutazioni comparative (apparentemente) agevoli- l’ipotesi in

cui , per la persona che ha già usufruito della sospensione condizionale della pena , una

nuova concessione - la cui applicabilità è consentita per le pene codicistiche - si risolva in un

fatto dalle sfavorevoli potenzialità ; laddove l’ applicazione delle pene del d.lgs. 28 agosto

2000, n. 274 consenta di definire la vicenda penale senza che ne residui alcun effetto se non

quello della effettività della pena una volta che la sentenza sia passata in giudicato. Potrebbe

altresì fondatamente prospettarsi l’ipotesi opposta , quella in cui è preferibile ottenere la

concessione della sospensione condizionale della pena.

Le esemplificazioni ut supra attestano come invero la valutazione comparativa di quale sia la

disciplina più favorevole al reo per la conseguente scelta dipenda in tutto dalla concretezza

della fattispecie sulla quale deve intervenire il giudice considerata in relazione a tutti gli

elementi fattuali e relativi all’imputato . Scelta alla quale le parti in discussione finale possono

contribuire prospettando al giudice le opportune indicazioni che dovranno essere

sinteticamente annotate a verbale , il pubblico ministero quale parte pubblica alla quale è

comunque deputato74 il controllo della osservanza della legge , l’imputato per l’interesse

personale nella decisione del giudice . Delicata è la posizione della sua difesa tecnica che

tradirebbe con siffatte indicazioni una aspettativa di condanna laddove in via principale è

chiesta l’assoluzione , pur tuttavia ove essa valuti che per gli elementi che sono stati acquisiti

nella istruttoria dibattimentale , in realtà si fa questione non sull’an bensì sul quantum , si

ritiene che potrebbe e dovrebbe portare al giudice significativi contributi sulla situazione

personale e giudiziaria dell’assistito . Il giudice darà conto delle argomentazioni a sostegno

della scelta effettuata in sentenza sicché se ne possa valutare la congruenza nell’eventuale

giudizio di impugnazione per violazione di legge .

5) Il periodo transitorio : 5.4 e i procedimenti speciali del rito ordinario .

Ut supra ( ai paragrafi 3. I singoli nodi e le questioni possibili 3.5.1 il procedimento per

decreto 3.5.2 giudizio abbreviato e applicazione pena su richiesta ) si è trattato il tema del

ricorso ai procedimenti speciali da parte del giudice diverso nella cognizione dei reati

devoluti alla competenza del giudice di pace . A quella parte del testo si rinvia per le

connesse problematiche generali , qui esaminandosi solo quelle proprie del periodo

transitorio. Prima di procedere oltre devono essere altresì richiamate le considerazioni di cui

ai paragrafi immediatamente precedenti in cui si è trattato dell’accertamento comparativo

finalizzato alla individuazione della disciplina più favorevole all’imputato che il giudice deve

effettuare tra le norme codicistiche e quelle del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 perché esse

considerazioni valgono anche in tema di ricorso ai procedimenti speciali .

5) Il periodo transitorio : 5.4.1 procedimento per decreto .

Per quanto concerne le tempestive75 richieste di decreto penale di condanna depositate

presso la cancelleria del GIP antecedentemente la data di entrata in vigore del d.lgs. 28 agosto

2000, n. 274 (2 gennaio 2002) e che il GIP emetta successivamente , posto che

necessariamente sono formulate nelle sanzioni codicistiche, nulla osta alla loro emissione ,

anche a pena condizionalmente sospesa , sempre che il giudice , nell’accertamento

comparativo tra le due diverse discipline applicabili, ritenga che quella più favorevole

all’imputato nel caso concreto sia quella propria del tempus commissi delicti . Il giudice darà

conto delle argomentazioni a sostegno della scelta effettuata nel decreto – ancorchè in via

sintetica o comunque ricavabile dal contesto del provvedimento - sicché se ne possa valutare

la congruenza nelle eventuali fasi di impugnazione . Considerato che il giudice dispone76

della sola alternativa tra accogliere la richiesta del pubblico ministero ovvero restituire gli atti

al suo Ufficio, qualora in esito all’accertamento comparativo ritenga che la disciplina

sanzionatoria introdotta dal d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 sia più favorevole all’imputato ,

non potendo egli "ritoccare77" in alcun modo la richiesta del PM, restituirà gli atti al

pubblico ministero motivando la causa in modo puntuale e ricostruibile nel provvedimento

di rigetto .Non si ritiene che questi possa impugnare il rigetto, ancorché lo reputi abnorme,

né il rigetto può essere censurato in altro modo perché esso è inoppugnabile79 . Il pubblico

ministero , in piena autonomia e indipendenza , perché potrebbe decidere di procedere nelle

vie ordinarie ovvero con altro rito speciale , nel doveroso accoglimento delle indicazioni del

giudice potrà riformulare in tal senso la richiesta .

Poiché il decreto penale è solo una è decisione preliminare suscettibile di cadere nel nulla se

non accettata80 dal destinatario , qualora l’imputato ritenga che la disciplina e la conseguente

pena applicata non sia quella a lui più favorevole potrà proporre opposizione ex art.461

c.p.p. ( la cui ordinanza di inammissibilità è ricorribile per cassazione) per procedersi con un

rito semplificato o con quello ordinario così provocando la revoca del decreto penale ritenuto

pregiudizievole.

Per quanto riguarda le richieste che il pubblico ministero formuli successivamente l’entrata in

vigore del decreto (2.1.02), si ritiene che esse debbano specificare – seppur sinteticamente -

le ragioni per cui ha operato la scelta tra le due discipline - alternative tra loro - e

conseguente pena al fine di consentire al giudice di valutare in ogni suo aspetto la richiesta .

All’accertamento comparativo del giudice seguono le vicende ut supra illustrate.

Qualora si tratti di reati soggetti alla regola di calcolo della sanzione di cui all’art.81 cp , il

giudice nel caso sia richiesta dal pubblico ministero la pena pecuniaria del d.lgs. 28 agosto

2000, n. 274 in quanto il reato cui essa accede sia stato ritenuto la violazione più grave ,

potrà emettere il decreto di condanna purché sia soddisfatta una condizione . Il complessivo

ammontare della pena pecuniaria non deve contenere una frazione che derivi dalla

sostituzione di pena detentiva ex art.53 l.689/81, perchè l’art.62 del decreto prevede la

inapplicabilità delle sanzioni sostitutive della detenzione ai reati di competenza del giudice di

pace . Divieto che opera anche davanti al giudice ordinario in quanto richiamato dall’art. 63

che individua le norme applicabili da parte di giudici diversi allorché debbano giudicare un

reato devoluto alla competenza del giudice di pace . Nel caso che la richiesta contenga pena

pecuniaria ( sia in frazione sia nella sua totalità ) da sostituzione di pena detentiva, il GIP

dovrà pertanto restituire gli atti al PM non essendogli riconosciuto potere alcuno di

modificare la richiesta (comma 3 dell’art.459 e del comma 2 dell’art. 460) .

Poiché come si è rilevato alcuno dei reati devoluti alla competenza del giudice di pace è

insuscettibile di essere sanzionato con pena pecuniaria , il PM, nel caso di connessione tra

reato devoluto alla competenza del giudice di pace e altra violazione , sia esso reato la

violazione più grave ovvero il reato satellite, potrà riformulare la richiesta purché

nell’alternativa di pene che a lui si prospetta scelga la pena pecuniaria .

5) Il periodo transitorio – 5.4.2 giudizio abbreviato, applicazione pena su richiesta e il

rispetto del principio del comma 3 art.2 cp

(si rinvia per il tema della applicabilità del giudizio abbreviato ai reati devoluti alla

competenza del giudice di pace e giudice diverso al §3.5.2, e, in generale, alle questioni

comuni anche a codesto rito analizzate nel §3 ed in questo §5 , non emergendo - ad una

prima lettura – questioni ulteriori )

Quaestio juris nella applicazione pena su richiesta potrebbe essere quella se il giudice abbia la

possibilità di prospettare quale sia, in esito all’accertamento comparativo tra le discipline

applicabili, quella più favorevole all’imputato . In altri parole posto che il rapporto negoziale

sottostante preclude ogni intervento che alteri i termini dell'accordo e incida sul consenso

prestato, se e fino a che punto , il giudice possa intervenire preventivamente ed in positivo

per adempiere all’obbligo di cui è onerato ex comma 3 art.2 cp non tanto nella formazione

dell’accordo , quanto nella indicazione di quale ritenga nel caso concreto essere la violazione

più grave . A ben vedere tale intervento, se richiesto dalle parti preliminarmente alla

formazione dell’accordo, e in quanto si limiti a rammentare a codeste i punti cui è pervenuta

la giurisprudenza delle Sezioni Unite (sentenza n.15 del 3.2.98), è senz’altro possibile perché

si esaurisce invero nella comunicazione di un dato oggettivo acquisito ed estraneo al

contenuto dell’accordo. Per contro non si ritiene che il giudice possa ovvero debba

preventivamente comunicare alle parti quella che ritenga essere nel caso concreto la

disciplina più favorevole all’imputato perché tale intervento si risolverebbe in una

inammissibile interferenza nel potere esclusivo delle parti di concordare i contenuti del patto .

D’altra parte nulla osta che le parti , ove lo ritengano , esplicitino a verbale nel formulare il

contenuto del patto, quali siano le argomentazione che le hanno determinate a ricorrere ad un

apparato sanzionatorio piuttosto che all’altro , al codicistico in luogo di quello introdotto dal

d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 ovvero il contrario.

Invero il giudice, nella delibazione dell’accordo sulla pena, una volta esaurita la verifica, in

negativo, della presenza delle cause di non punibilità che potrebbero condurre ad un

proscioglimento a norma dell'art. 129 c.p.p. , dovrà altresì verificare se la disciplina

sanzionatoria ( tra le due possibili ) cui sono ricorse le parti sia quella più favorevole

all’imputato nel caso concreto ; verifica che andrà effettuata sulla base degli atti che in questa

fase sono a sua disposizione .

Invero al giudice compete il potere/dovere di controllo sulle valutazioni giuridiche che le

parti hanno concordato, controllo che qui attiene alla legalità della pena , nel senso che non

può essere ritenuta conforme a legge quella pena che imponga, da una parte al giudice di

violare il dovere cui è soggetto ex comma 3 art.2 cp e, dall’altra, si risolva in un pregiudizio

dell’imputato perché in ultima analisi – la sua misura e/o le conseguenze dipendenti dalla

disciplina adottata - sono in una situazione di conflitto con il principio di cui al terzo comma

dell'art. 27 della Costituzione . E’ così garantita la essenzialità della partecipazione del giudice

alla decisione , partecipazione che non può essere soltanto formale . Sicché il giudice posto

davanti all’alternativa di accettare integralmente la richiesta delle parti ovvero respingerla "in

toto", ove ravvisi la sua evidente non conformità ai richiamati principi la dovrà respingere .

Ne consegue che in motivazione avrà l'obbligo di indicare specificamente le ragioni del

proprio convincimento in ordine al contrasto di tale pena con i fini e i limiti di cui all'art. 27,

comma terzo della Costituzione , esplicitando in modo penetrante quali siano gli elementi del

caso concreto tra quelli legittimamente a sua disposizione che considerati sotto il profilo del

principio di cui al comma 3 dell’art. 2 gli hanno imposto di rilevare l’irriducibile contrasto

tra il contenuto del patto e quelli costituzionali di cui all’art.27.3Cost (avuto riguardo alla

prospettiva interpretativa che qui si propone : il giudice non deve sanzionare l’accordo non

solo quando il suo contenuto è la applicazione di una pena che sia in contrasto per difetto

con le finalità rieducative , ma altresì qualora il contrasto sia per eccesso di pena .)

2 Si può assumere - quanto meno in astrazione applicativa del principio, ove si ritenga che

l'opera di individuazione delle fattispecie sia stata esaustiva non ostante la vasta

disseminazione di norme incriminatici in ogni settore dell'Ordinamento giuridico - che

ulteriori ricognizioni del legislatore delle norme punitive presenti nel sistema penale

potrebbero essere suscettibili di rintracciare altre fattispecie che assolvano ai criteri di cui al

comma 3 art.15 l. 24 novembre 1999, n. 468 e siano perciò soggette alla regola delle lettere

a) e b) del comma 1 dell'art.16 l 468/99 (l'apparato sanzionatorio … è modificato secondo i

seguenti principi e criteri direttivi) . Effetto modificatorio che opererebbe qualora il

legislatore introdotte nuove fattispecie penali e dotatele delle sanzioni codicistiche ricomprese

in quelle previste dall'art.15 e nel contempo assolventi ai criteri dell'art.16 , le devolvesse alla

cognizione del giudice di pace . | torna |

3 per il delitto di danneggiamento semplice ( comma 1 art. 635 cp), di competenza del

giudice di pace, in luogo della sanzione originaria della reclusione fino ad un anno o della

multa fino a £. 600.000 , è ora prevista la pena della multa da £.500.000 a £. 5.000.000 o

permanenza domiciliare da 6 a 30 giorni o il lavoro di pubblica utilità da 10 giorni a tre mesi

| torna |

4 Relazione del 25 agosto 2000 §1.1 | torna |

5 62. Inapplicabilità delle altre misure sostitutive della detenzione. - 1. Le sanzioni sostitutive

previste dagli articoli 53 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n. 689, non si applicano

ai reati di competenza del giudice di pace. | torna |

6 Per l'ipotesi aggravata del delitto di danneggiamento (di cui al comma 2 art.635 cp), di

competenza del tribunale, continua ad applicarsi la pena della reclusione da sei mesi a tre

anni . | torna |

7 Relazione del 25 agosto 2000, 10.2 | torna |

8 caratteristica propria delle sanzioni sostitutive previste dagli artt.53 e segg.della 689/81. |

torna |

9 principalmente per opera della disciplina della connessione come prevista dall'art.6 d.lgs.

28 agosto 2000, n. 274, pur tuttavia non si può escludere in via assoluta che in conseguenza

di qualche evento processuale il giudice diverso si trovi di fatto a dover giudicare di un reato

attribuito alla competenza del giudice di pace non più connesso a quello di competenza sua

propria . | torna |

10 equiparata (S.U 5777/92) la sentenza di cui al comma 2 art.444 c.p.p. a quella di

condanna e tralasciate perché qui inconferenti quelle processuali (estintive) | torna |

11 comma 4 art.29 attività di conciliazione nei reati procedibili a querela all'udienza di

comparizione , art.34 Esclusione della procedibilità nei casi di particolare tenuità del fatto,

art.35 Estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 |

torna |

12 L'art. 1 l. 123/92 ha introdotto modifiche all'art. 27 del dpr 448/88 (processo penale a

carico di imputati minorenni) sicché durante le indagini preliminari, se risulta la tenuità del

fatto e l'occasionalità del comportamento , il pubblico ministero chiede al giudice sentenza di

non luogo a procedere per irrilevanza del fatto quando l'ulteriore corso del procedimento

pregiudica le esigenze educative del minorenne . | torna |

13 prevede il comma 2 dell'art.1 del r.d. 773/31 (Testo Unico delle leggi di pubblica

sicurezza) che , l'autorità di pubblica sicurezza ' per mezzo dei suoi ufficiali, ed a richiesta

delle parti , provvede alla bonaria composizione dei dissidi privati | torna |

14 con la disposizione del comma 3 dell'art. 555 c.p.p. (come sostituito dall'art.44 della l.

479/99) per la prima volta nel sistema penale viene introdotto l'obbligo per il giudice di

verificare nella udienza di comparizione a seguito della citazione diretta, quando il reato è

perseguibile a querela, se il querelante è disposto a rimettere la querela e il querelato ad

accettare la remissione | torna |

15 comma 2 art.2 Principi generali del procedimento davanti al giudice di pace .2. Nel corso

del procedimento, il giudice di pace deve favorire, per quanto possibile, la conciliazione tra

le parti | torna |

16 ci si riferisce per esemplificazione alla convinzione che la sospensione condizionale della

pena sia istituto inscindibilmente connesso all' istituto della applicazione della pena sicché in

via di principio non si possa pensare a questa senza evocare la verifica della applicabilità alla

fattispecie concreta di quello . Sospensione condizionale che (ut infra) l'art.60 d.lgs. 28

agosto 2000, n. 274 esclude in relazione alle pene irrogate dal giudice di pace e che si

dimostrerà non applicabile anche nei casi in cui l'apparato sanzionatorio proprio del

procedimento del giudice di pace debba essere applicato da giudice diverso | torna |

17 se una persona è imputata di più reati commessi con una sola azione od omissione | torna |

18 art.6. Competenza per materia determinata dalla connessione. - 1. Tra procedimenti di

competenza del giudice di pace e procedimenti di competenza di altro giudice, si ha

connessione solo nel caso di persona imputata di più reati commessi con una sola azione od

omissione. 2. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza del giudice

di pace e altri a quella della corte di assise o del tribunale, è competente per tutti il giudice

superiore. 3. La connessione non opera se non è possibile la riunione dei processi, né tra

procedimenti di competenza del giudice di pace e procedimenti di competenza di un giudice

speciale | torna |

19 il tribunale sito nel capoluogo del distretto della corte di appello competente per territorio

(art.11, l. cost. 1/89) | torna |

20 Relazione del 25 agosto 2000 § 5.11 | torna |

21 comma 1 art.25 Cost. 25. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito

per legge. | torna |

22 Perché, per es. diverso potrebbe essere il momento conclusivo delle indagini sulle

eterogenee violazioni che appartengano - per suddivisione interna - a diversi gruppi di

lavoro costituiti presso la Procura | torna |

23 commessi da una persona con una sola azione od omissione | torna |

24 lo stesso non può affermarsi quanto al pregiudizio in sé dell'essere stato sottoposto a due

diversi processi | torna |

25 Se i provvedimenti sono stati emessi dal giudice di pace e da altro giudice ordinario, è

competente in ogni caso quest'ultimo (comma 3 art.40 d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274) | torna |

26 reato procedibile a querela | torna |

27 resta per contro ferma la competenza del tribunale per le fattispecie connesse alla colpa

professionale e dei fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli

infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia

professionale quando, nei casi anzidetti, derivi una malattia di durata superiore a venti giorni

| torna |

28 per la lettera c) comma 3 art.15 l. 24 novembre 1999, n. 468 è esclusa la devoluzione di

competenza per i reati che rientrano in taluna delle materie indicate nell'articolo 34 della

legge 24 novembre 1981, n. 689 , la quale norma alla lettera n) del comma 1 prevede le

leggi relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro ed all'igiene del lavoro; | torna |

29 è funzionale al valore costituzionale della ragionevole durata del processo la norma del

comma 2 dell'art.48 "Le prove acquisite dal giudice incompetente sono utilizzabili nel

processo davanti al giudice di pace ". Salvezza che pur tuttavia è suscettibile di creare delicate

controversie applicative sicché paiono doversi verificare nella pratica giudiziaria le convinte

conclusioni del § 9 della Relazione del 25 agosto 2000 "Nessuna delle prove che il tribunale

ha assunto è dunque destinata ad andare perduta nel giudizio davanti al giudice di pace "

specialmente per quanto concerne la prova dichiarativa . | torna |

30 (Incompetenza dichiarata dal giudice per le indagini preliminari). 1. Nel corso delle

indagini preliminari il giudice, se riconosce la propria incompetenza per qualsiasi causa,

pronuncia ordinanza e dispone la restituzione degli atti al pubblico ministero. 2. L'ordinanza

pronunciata a norma del comma 1 produce effetti limitatamente al provvedimento richiesto.

3. Dopo la chiusura delle indagini preliminari il giudice, se riconosce la propria

incompetenza per qualsiasi causa, la dichiara con sentenza e ordina la trasmissione degli atti

al pubblico ministero presso il giudice competente. | torna |

31 Art.39. (Reato: distinzione fra delitti e contravvenzioni). I reati si distinguono in delitti e

contravvenzioni, secondo la diversa specie delle pene per essi rispettivamente stabilite da

questo codice | torna |

32 17. (Pene principali: specie). Le pene principali stabilite per i delitti sono: 1) [la morte ];2)

l'ergastolo;3) la reclusione;4) la multa. Le pene principali stabilite per le contravvenzioni

sono: 1) l'arresto; 2) l'ammenda. | torna |

33 Cass.Sez.2 sent.6497 del 5.7.97 | torna |

34 espressamente escluse dalla legge dalla devoluzione alla competenza del giudice di pace |

torna |

35 52 2. Per gli altri reati di competenza del giudice di pace le pene sono così modificate: a)

quando il reato è punito con la pena della reclusione o dell'arresto alternativa a quella della

multa o dell'ammenda, si applica la pena pecuniaria della specie corrispondente da lire

cinquecentomila a cinque milioni; se la pena detentiva è superiore nel massimo a sei mesi, si

applica la predetta pena pecuniaria o la pena della permanenza domiciliare da sei giorni a

trenta giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità per un periodo da dieci giorni a tre

mesi; b) quando il reato è punito con la sola pena della reclusione o dell'arresto, si applica la

pena pecuniaria della specie corrispondente da lire un milione a cinque milioni o la pena

della permanenza domiciliare da quindici giorni a quarantacinque giorni ovvero la pena del

lavoro di pubblica utilità da venti giorni a sei mesi; c) quando il reato è punito con la pena

della reclusione o dell'arresto congiunta con quella della multa o dell'ammenda, si applica la

pena pecuniaria della specie corrispondente da lire un milione e cinquecentomila a cinque

milioni o la pena della permanenza domiciliare da venti giorni a quarantacinque giorni

ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da un mese a sei mesi. | torna |

36 sentenza n.15 delle Sezioni Unite del 3.2.98 | torna |

37 60. Esclusione della sospensione condizionale della pena. - 1. Le disposizioni di cui agli

articoli 163 e seguenti del codice penale, relative alla sospensione condizionale della pena,

non si applicano alle pene irrogate dal giudice di pace. | torna |

38 Relazione del 25 agosto 2000 § 10.6 | torna |

39 nonché, in quanto applicabili, le disposizioni di cui agli articoli 33, 34, 35, 43 e 44. (ut

infra) | torna |

40 ed è immanente al processo penale del giudice di pace il fine di favorire l'incontro davanti

al giudice delle parti contrapposte laddove nel rito ordinario solo di recente è stata introdotto

con il comma 3 dell'art. 555 c.p.p. (come sostituito dall'art.44 della l. 479/99) l'obbligo per il

giudice (che presuppone la presenza delle parti) di verificare nella udienza di comparizione a

seguito della citazione diretta, quando il reato è perseguibile a querela, se il querelante è

disposto a rimettere la querela e il querelato ad accettare la remissione | torna |

41 52. Sanzioni. 2. Per gli altri reati di competenza del giudice di pace le pene sono così

modificate:a)..la pena pecuniaria della specie corrispondente da lire cinquecentomila a cinque

milioni …;b) …la pena pecuniaria della specie corrispondente da lire un milione a cinque

milioni …;c)… si applica la pena pecuniaria della specie corrispondente da lire un milione e

cinquecentomila a cinque milioni … | torna |

42 la possibilità di prevedere su fatti e dati oggettivi quale sia la scansione di una vicenda

giudiziaria ed il suo esito, quali siano le norme cui ricorrerà il giudice per pervenirvi e il

prevedibile profilo interpretativo, in altre parole , la prevedibilità delle decisioni del

giudice ,il prevedibile esito della giurisdizione, è un valore che deve essere perseguito con

impegno e costanza e va colto anche sotto il profilo - per quanto riguarda l'incidenza sulla

società dell'attività giurisdizionale - della giustificazione (e comprensione) dell'intervento

repressivo e sanzionatorio dei poteri pubblici . | torna |

43 L'interpretazione giurisprudenziale in tema di applicazione della disciplina sanzionatorio

del comma 1 dell'art.81 cp in relazione alla determinazione della violazione più grave in

concorso di pene eterogenee ( di genere o specie diversa) è pervenuta ad alcuni punti fermi

con la sentenza n.15 delle Sezioni Unite del 3.2.98 : 1.deve aversi riguardo alla violazione

più grave considerata in astratto e non in concreto ; 2. nel caso di concorso fra delitto e

contravvenzione , la violazione più grave si individua nel delitto , in relazione al quale il

giudizio di maggiore gravità discende direttamente dalle scelte del legislatore | torna |

44 comma 2 art.52 lettere a,b,c | torna |

45 Cass.Sez.3 n.3285 del 22.10.99 | torna |

46 comma 3 art.52 | torna |

47 Sentenza di condanna alla pena della permanenza domiciliare. - 1. Subito dopo la

pronuncia della sentenza di condanna alla pena della permanenza domiciliare, l'imputato o il

difensore munito di procura speciale, possono chiedere l'esecuzione continuativa della pena. |

torna |

48 61. Interruzione della prescrizione. - 1. Il corso della prescrizione per i reati attribuiti alla

cognizione del giudice di pace è interrotto, oltre che dagli atti indicati nell'articolo 160 del

codice penale, dalla citazione a giudizio disposta dalla polizia giudiziaria, dal decreto di

convocazione delle parti emesso dal giudice di pace. | torna |

49 articoli 33, 34, 35, 43 e 44 d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274. | torna |

50 V.Capitolo I | torna |

51 idem | torna |

52 2. Nei certificati del casellario giudiziale rilasciati a norma dell'articolo 689 del codice di

procedura penale non sono riportate le iscrizioni relative ai reati di cui al comma 1; si

osservano, altresì, le disposizioni dell'articolo 46 | torna |

53 La legge 163/2001 di conversione con ulteriori modifiche del decreto legge 2 aprile 2001

che ha apportato modificazioni al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 ha sostituito

l'art.65. Il testo originario prevedeva che il decreto legislativo entrasse in vigore il

centottantesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .

Poiché questa era intervenuta sul numero 234 del 6 ottobre 2000 , la vacazio si concludeva il

4 aprile 2001 | torna |

54 …. nei procedimenti relativi a reati commessi prima della data di entrata in vigore del

presente decreto legislativo si osservano le disposizioni dell'articolo 63, commi 1 e 2; quando

si tratta di reati commessi dopo la pubblicazione del presente decreto si osservano anche le

disposizioni del titolo I se alla data di entrata in vigore non è ancora avvenuta l'iscrizione

della notizia di reato. | torna |

55 64. Norma transitoria. - 1. Le norme del presente decreto legislativo si applicano ai

procedimenti relativi ai reati indicati nell'articolo 4, commi 1 e 2, commessi dopo la sua

entrata in vigore. | torna |

56 347. (Obbligo di riferire la notizia del reato). 1. Acquisita la notizia di reato (330), la

polizia giudiziaria, senza ritardo, riferisce al pubblico ministero, per iscritto, gli elementi

essenziali del fatto e gli altri elementi sino ad allora raccolti, indicando le fonti di prova e le

attività compiute, delle quali trasmette la relativa documentazione | torna |

57 335. (Registro delle notizie di reato) . 1. Il pubblico ministero iscrive immediatamente,

nell'apposito registro custodito presso l'ufficio, ogni notizia di reato che gli perviene o che ha

acquisito di propria iniziativa nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome

della persona alla quale il reato stesso è attribuito | torna |

58 ed ai suoi effetti: si pensi ad esempio alle differenze esistenti tra i due procedimenti in

tema di attività ad opera della polizia giudiziaria ed intervento del pubblico ministero, durata

delle indagini preliminari e di chiusura delle stesse | torna |

59 La illegittima sottrazione della regiudicanda al giudice naturale precostituito per legge si

verifica tutte le volte in cui il giudice venga designato a posteriori in relazione ad una

determinata controversia o dal legislatore in via di eccezione singolare alle regole generali,

ovvero attraverso atti di altri soggetti ai quali la legge attribuisce tali poteri al di là dei limiti

che la riserva impone (C.Cost.sent.n.56 del 1967richiamata per essere ribadita dalla sent. n.72

del 1976 e riaffermata con sent. 207 del 1987 su eccezione sollevata del G.I.del Tribunale di

Roma, nel senso che la Corte ravvisa la violazione dell'art.25.1 non gia quando ' il giudice

venga designato a posteriori in relazione a un determinato tipo di controversia ' , come

erroneamente trascrive l'ordinanza di rimessione, bensì quando ' il giudice venga designato a

posteriori in relazione ad una determinata controversia ' ) | torna |

60 la nostra due process revolution nella fase pretrial , un ulteriore passo verso la party

prosecution e party presentation | torna |

61 (Fattispecie nella quale il ricorrente ha eccepito la inutilizzabilità della perizia assunta in

incidente probatorio perché compiuta, a suo dire, oltre il termine di legge, in conseguenza

della iscrizione, da lui ritenuta intempestiva perché ritardata, della notizia di reato

nell'apposito registro) | torna |

62 (questione in tema di provvedimento cautelare nella quale la Corte, ha ritenuto infondata,

la tesi secondo la quale il preteso ritardo con il quale il Pubblico Ministero aveva provveduto

alla iscrizione del nome dell'indagato avrebbe potuto legittimare la fittizia retrodatazione di

tale iscrizione e rendere quindi configurabile l'inosservanza dei termini, con le relative

conseguenze) | torna |

63 (Fattispecie nella quale le indagini per il delitto di cui all'art. 74 del d.P.R. n. 309/1990

erano state iniziate dal procuratore della Repubblica del circondario di Trento prima

dell'entrata in vigore dell'art. 51, terzo comma bis cod. proc. pen. e dell'iscrizione della

notizia di reato nell'apposito registro) | torna |

64 art.357 c.p.p. | torna |

65 "Ferma l'applicabilità dell'articolo 2, comma terzo, del codice penale" | torna |

66 Cass.Sez.6 sent.11549 del 06.11.1998, giurisprudenza consolidata (Fattispecie in tema di

abuso di ufficio ex art.323 cod. pen., come novellato dalla legge 16 luglio 1997, n. 234,

nello stesso senso, Cass.Sez.6 sent.1192 del 29.01.1998 ) . Per le più recenti applicazioni v.

Cass. Sez. Unite , sent. 27 del 7.11.00 (La Corte ha precisato che la previsione di cui all'art. 4,

lett. f), d.l. 10luglio 1982, n. 429, convertito in l. 7 agosto 1982, n. 516 si atteggia come"lex

mitior" rispetto a quella di cui all'art. 2, comma 1, D.L.G. n. 74 del2000 sotto il profilo

dell'entita' della sanzione e del termine prescrizionale, a meno che non ricorra l'ipotesi

attenuata di cui al successivo comma3 del medesimo articolo) ; Cass.Sez. sent.4 n.3881 del

10.10.00 (La disciplina della revoca della patente prevista dal nuovo codice della strada è più

favorevole all'imputato di quella precedente in quanto,mentre nella vigenza del codice della

strada abrogato spettava alla discrezionalità del giudicante individuare i casi di particolare

gravità che consentivano la revoca dell'autorizzazione alla guida, l'art. 222, comma terzo,

Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n. 285, prevede la possibilità della revoca detta

esclusivamente nell'ipotesi di recidiva reiterata speci-fica verificatasi entro il periodo di cinque

anni a decorrere dalla data della condanna definitiva per la prima violazione );Cass.Sez.3 n.

9739 del 30.7.99 (Fattispecie relativa al reato di scarico non autorizzato di acque reflue

industriali con superamento dei limiti di accettabilità, per il quale la S.C. ha ritenuto il diritto

sopravvenuto meno favorevole della legge n. 319 del 1976) . | torna |

67 Art.660 c.p.p. (Esecuzione delle pene pecuniarie).2. Quando è accertata la impossibilità di

esazione della pena pecuniaria o di una rata di essa, il pubblico ministero trasmette gli atti al

magistrato di sorveglianza competente per la conversione, il quale provvede previo

accertamento dell'effettiva insolvibilità del condannato e, se ne è il caso, della persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria. Se la pena è stata rateizzata, è convertita la parte

non ancora pagata . | torna |

68 678. (Procedimento di sorveglianza). 1. Il tribunale di sorveglianza nelle materie di sua

competenza, e il magistrato di sorveglianza nelle materie attinenti alla rateizzazione e alla

conversione delle pene pecuniarie,… | torna |

69 legge 24 novembre 1981 n.689 102. (Conversione di pene pecuniarie). 1.Le pene della

multa e dell'ammenda non eseguite per insolvibilità del condannato si convertono nella

libertà controllata per un periodo massimo, rispettivamente, di un anno e di sei mesi. 2.Nel

caso in cui la pena pecuniaria da convertire non sia superiore ad un milione, (C.cost. sent.

206/96 anche se superiore ) la stessa può essere convertita, a richiesta del condannato, in

lavoro sostitutivo. 3.Il ragguaglio ha luogo calcolando venticinquemila lire, o frazione di

venticinquemila lire, di pena pecuniaria per un giorno di libertà controllata (C.cost sent.

94/440. settantacinquemila lire, o frazione di settantacinquemila lire), e cinquantamila lire, o

frazione di cinquantamila lire, per un giorno di lavoro sostitutivo . 103. Limite degli aumenti

in caso di conversione delle pene pecuniarie. - Quando le pene pecuniarie debbono essere

convertite per insolvibilità del condannato la durata complessiva della libertà controllata non

può superare un anno e sei mesi, se la pena convertita è quella della multa, e nove mesi se la

pena convertita è quella dell'ammenda. 2.La durata complessiva del lavoro sostitutivo non

può superare in ogni caso i sessanta giorni. | torna |

70 108. (Inosservanza delle prescrizioni inerenti alle pene conseguenti alla conversione della

multa o dell'ammenda). Quando è violata anche solo una delle prescrizioni inerenti alla

libertà controllata, ivi comprese quelle inerenti al lavoro sostitutivo, conseguenti alla

conversione di pene pecuniarie, la parte di libertà controllata o di lavoro sostitutivo non

ancora eseguita si converte in un uguale periodo di reclusione o di arresto, a seconda della

specie della pena pecuniaria originariamente inflitta. In tal caso non si applica il disposto

dell'art. 67. 67. (Inapplicabilità delle misure alternative alla detenzione). L'affidamento in

prova al servizio sociale e l'ammissione al regime di semilibertà sono esclusi per il

condannato in espiazione di pena detentiva per conversione effettuata ai sensi del primo

comma dell'articolo precedente. | torna |

71 d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 art. 42. (Esecuzione delle pene pecuniarie). 1. Le condanne

a pena pecuniaria si eseguono a norma dell'articolo 660 del codice di procedura penale, ma

l'accertamento della effettiva insolvibilità del condannato è svolto dal giudice di pace

competente per l'esecuzione che adotta altresì i provvedimenti in ordine alla rateizzazione,

ovvero alla conversione della pena pecuniaria. | torna |

72 55. (Conversione delle pene pecuniarie). 1. Per i reati di competenza del giudice di pace,

la pena pecuniaria non eseguita per insolvibilità del condannato si converte, a richiesta del

condannato, in lavoro sostitutivo da svolgere per un periodo non inferiore ad un mese e non

superiore a sei mesi con le modalità indicate nell'articolo 54. 2. Ai fini della conversione un

giorno di lavoro sostitutivo equivale a lire venticinquemila di pena pecuniaria. 3. Il

condannato può sempre far cessare la pena del lavoro sostitutivo pagando la pena pecuniaria,

dedotta la somma corrispondente alla durata del lavoro prestato. 4. Quando è violato

l'obbligo del lavoro sostitutivo conseguente alla conversione della pena pecuniaria, la parte di

lavoro non ancora eseguito si converte nell'obbligo di permanenza domiciliare secondo i

criteri di ragguaglio indicati nel comma 6.; 5. Se il condannato non richiede di svolgere il

lavoro sostitutivo, le pene pecuniarie non eseguite per insolvibilità si convertono nell'obbligo

di permanenza domiciliare con le forme e nei modi previsti dall'articolo 53, comma 1, in

questo caso non è applicabile al condannato il divieto di cui all'articolo 53, comma 3;6. Ai

fini della conversione un giorno di permanenza domiciliare equivale a lire cinquantamila di

pena pecuniaria e la durata della permanenza non può essere superiore a quarantacinque

giorni. . | torna |

73 al commento dei delitti di violazione degli obblighi è dedicato il Capitolo IV del presente

lavoro ; si riporta la norma Art56. Violazione degli obblighi. - 1. Il condannato che senza

giusto motivo si allontana dai luoghi in cui è obbligato a permanere o che non si reca nel

luogo in cui deve svolgere il lavoro di pubblica utilità o che lo abbandona è punito con la

reclusione fino ad un anno. 2. Alla stessa pena soggiace il condannato che viola

reiteratamente senza giusto motivo gli obblighi o i divieti inerenti alle pene della permanenza

domiciliare o del lavoro di pubblica utilità. 3. In caso di condanna non sono applicabili le

sanzioni sostitutive previste dagli articoli 53 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n.

689. | torna |

74 73. (Attribuzioni generali del pubblico ministero). 1.Il pubblico ministero veglia alla

osservanza delle leggi, alla pronta e regolare amministrazione della giustizia, alla tutela dei

diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci, richiedendo, nei casi di urgenza, i

provvedimenti cautelari che ritiene necessari; | torna |

75 Il mancato rispetto del termine di sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale

il reato e' attribuito e' iscritto nel registro delle notizie di reato, entro il quale il pubblico

ministero deve chiedere al giudice per le indagini preliminari il decreto penale di condanna,

legittima il non accoglimento della richiesta del P.M. e la restituzione degli atti allo stesso, pur

avendo il termine di cui all'art. 459 cod. proc. pen.natura ordinatoria e non producendo vizi

sul decreto penale eventualmente emesso. ( Cass.Sez.3 sent. 16446 del 21.4.01 v. nello stesso

senso anche Sez.3 sent.n.3562 del 4.12.00 ) | torna |

76 v.Cass.Sez.3sent.n.1147 del 19.4.00, Sez.6n.3567del 5.1.00 | torna |

77 testuale, Cass.Sez.5 sent.n.1187 del 21.4.99 | torna |

78 e quindi ricorribile in cassazione per tale motivo, in quanto per la configurabilità di un

provvedimento abnorme e' necessario che lo stesso violi macroscopicamente fondamentali

principi di diritto processuale e si ponga al di fuori dello stesso ordinamento processuale,

Cass.Sez. sent. n.2775 del 14.12.98 , rigetto che anzi è fondato non su ragioni di opportunità

bensì sulla necessità di adempiere all'obbligo di legge di cui all'art.2 comma 3 cp . | torna |

79 Il provvedimento di restituzione degli atti al pubblico ministero ai sen-si dell'art. 459,

comma terzo, cod. proc. pen. e' da ritenersi inoppugnabile, non essendo previsto contro di

esso alcun mezzo di impugnazione, Cass.Sez.5 sent.n.2287 del 4.8.93 | torna |

80 testuale Cass.Sez.3sent.n.2004 del 30.8.97 | torna |

81 Cass.Sez.5 sent. 4058 del 10.11.1999 | torna |

Capitolo III

LE IMPUGNAZIONI

1.L’Appello :

1.1. Legittimazione e oggetto – Questioni aperte

1.2. delle sentenze di cui agli artt.34 e 35

1.3. Organi

1.4 norme applicabili al procedimento

2.Esecuzione : Giudice monocratico di legittimità – Questioni

3.Il Ricorso di cui all’art.31.4

Il d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 , quanto alla disciplina delle impugnazioni, introduce le

disposizioni rese necessarie dai tratti caratteristici del processo penale davanti al giudice di

pace sicché , per il principio generale del comma 2 dell’ art.2 del decreto, per quanto non

espressamente regolato , si osservano, in quanto applicabili, le norme contenute nel codice di

procedura penale e le relative disposizioni di attuazione e coordinamento del decreto

legislativo 28 luglio 1989, n. 271 .

La legge delega ( 24 novembre 1999, n. 468) in tema di impugnazioni in appello delle

sentenze del giudice di pace, al comma 1 dell’art. 17, ne precisa l’oggetto con la direttiva

inserita alla lettera n) prevedendo la appellabilità delle sentenze emesse dal giudice di pace,

ad eccezione di quelle che applicano la sola pena pecuniaria e di quelle di proscioglimento

relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria e circoscrive con la direttiva di cui alla

lettera o) la facoltà dell’imputato con la previsione della non appellabilità da parte di costui

delle sentenze di non luogo a procedere e di proscioglimento con le quali sia stato dichiarato

che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso.

1.L’Appello : 1.1.Legittimazione e oggetto – Questioni aperte .

Il legislatore delegato all’esito di un articolato dibattito1 ha così regolato l’appello: quanto

alle sentenze di proscioglimento esse sono appellabili dal pubblico ministero e ,anche agli

effetti penali, dal ricorrente che ha chiesto la citazione a giudizio dell’imputato , se oggetto

del giudizio erano reati puniti con pena alternativa, escludendo in ogni caso l’appellabilità

dell’imputato ; quanto alle sentenze di condanna che applicano una pena diversa da quella

pecuniaria riconoscendo tale facoltà e all’ imputato e al pubblico ministero . Va chiarito che è

inoltre consentita l’appellabilità da parte dell’imputato delle sentenze che applicano la sola

pena pecuniaria, qualora impugni il capo relativo alla condanna, anche generica, al

risarcimento del danno . Il legislatore , sul rilievo che quando è esercitata in sede penale

l’azione civile, il giudice di pace non è soggetto all’ordinario limite di competenza per valore

del giudizio civile , ha ritenuto opportuno (se non doveroso) consentire all’imputato un

secondo vaglio di merito . D’altra parte con tale previsione non si viola la delega perché il

divieto - posto dalla citata lettera n della direttiva - dell’ appellabilità delle sentenze che

applicano la sola pena pecuniaria può essere interpretato nel senso di escludere dalla garanzia

del secondo grado di merito le pronunce che rechino condanna alla sola pena pecuniaria, e

non anche quelle nelle quali sia statuita una ulteriore condanna ancorché relativa all’azione

civile.

Risultano pertanto non appellabili da parte dell’imputato tutte le sentenze di proscioglimento

e quelle di condanna alla sola pena pecuniaria . Al riguardo va rilevato che la pena

pecuniaria applicata può, nel concreto, dipendere dalla scelta operata dal giudice tra le pene

alternative con cui è sanzionato il reato ovvero essere quella sola applicabile nel caso di reati

puniti con la sola pena pecuniaria in relazione ai quali pertanto è esclusa in ogni caso

l’appellabilità della sentenza dicondanna. La Relazione del 25 agosto 2000 spiega la scelta

del legislatore delegato quanto alla inappellabilità delle sentenze che applicano la sola pena

pecuniaria in ragione della modesta concreta afflittività della sanzione(§7.2) e per quelle di

proscioglimento sulla garanzia del ricorso per cassazione2 , rimedio appropriato ed idoneo a

tutelare adeguatamente i diritti dell’imputato(id.), ove impugni allo scopo di ottenere una

formula assolutoria maggiormente favorevole.

Per i principi generali3 in tema di impugnazione l’imputato potrà però ricorrere per

cassazione contro le sentenze per le quali gli è inibito l’appello , ed in questo senso dispone il

comma 2 dell’ art.37 in relazione alle sentenze di condanna del giudice di pace che applicano

la sola pena pecuniaria e contro le sentenze di proscioglimento. . Invero per i principi

generali sopra richiamati la disposizione citata non avrebbe ragion d’essere ove si limitasse a

richiamare la ricorribilità per cassazione da parte dell’imputato di tutte le sentenze , per

contro il suo scopo è quello di circoscrivere e comprimere il potere di impugnazione

dell’imputato, rispetto a quello del pubblico ministero al quale è riconosciuto il potere di

proporre ricorso per cassazione contro le sentenze (id est,tutte) del giudice di pace (art.36.2),

sicché avverso le sentenze di condanna a pena paradetentiva l’unico rimedio esperibile

dall’imputato è l’ appello , così verificandosi una disparità di trattamento tra imputato e

pubblico ministero. Invero nel sistema così delineato l’ imputato a fronte della subita

condanna potrà esclusivamente interporre appello se è applicata la pena paradetentiva e

ricorso per cassazione se è applicata la pena pecuniaria . L’irricorribilità per cassazione da

parte dell’imputato della sentenza di condanna a pena paradetentiva potrebbe fondare una

censura4 di incostituzionalità in relazione al comma 7 dell’ art.111 perché inibisce il

controllo di legittimità su un provvedimento giurisdizionale comunque ablativo della libertà

personale e per irragionevole disparità di trattamento rispetto al pubblico ministero.

La particolare tutela che il d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 accorda alla vittima del reato di cui

sono segno – tra i più emergenti - gli strumenti processuali apprestati a favore5 della persona

offesa che ha scelto di agire con la citazione a giudizio dinanzi al giudice di pace della

persona alla quale il reato è attribuito (art.21) esita coerentemente in fase di impugnazione la

attribuzione della facoltà al ricorrente – che non è ospite del procedimento bensì parte

processuale - di interporre appello anche agli effetti penali contro la sentenza di

proscioglimento per reati puniti con pena alternativa (art.38) e dunque negli stessi casi in cui

è ammesso tale rimedio a favore del pubblico ministero. Facoltà che è attribuita al ricorrente

in quanto tale,indipendentemente dalla sua costituzione di parte civile e, in caso di rigetto o

inammissibilità dell’impugnazione, questi viene condannato, oltre che alle spese del

procedimento, alla rifusione delle spese processuali sostenute dall’imputato e dal responsabile

civile e, in caso di colpa grave, anche al risarcimento dei danni (38.2) sicché è assicurata una

sanzione che nell’intenzione del legislatore dovrebbe essere sufficiente a scoraggiare la

proposizione di appelli temerari6.

Questione aperta è quella relativa alla individuazione del soggetto legittimato alla

impugnazione , nel senso se oltre al ricorrente , spetti anche alle altre persone offese che pur

non avendo presentato il ricorso sono intervenute nel processo (28.1).Se si considera la

lettera della norma che legittima l’impugnazione , essa fa riferimento al ricorrente sicché

parrebbe escludere7 e le altre persone offese8 intervenute e il difensore9 se non munito di

procura speciale. La risposta positiva potrebbe individuare una qualifica specifica e distinta

rispetto a quella di ricorrente avuto riguardo alla locuzione propria dell’art.28.1 che

attribuisce alle altre parti offese intervenienti gli stessi diritti che spettano al ricorrente

principale10.

1.L’Appello :1.2. delle sentenze di cui agli artt.34 e 35 .

In relazione alle sentenze che definiscono il procedimento con le regole degli istituti del Capo

V del Titolo I del decreto ( 34.11 Esclusione della procedibilità nei casi di particolare tenuità

del fatto, 35. Estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie) si deve anzitutto

osservare che l’impugnazione avverso la sentenza che esclude la procedibilità ricorrendo le

condizioni di cui all’art.34 è senz’altro consentita al pubblico ministero , legittimato per la

funzione che assolve nell’ordinamento ad impugnare tanto quella che abbia riconosciuto

quanto quella che abbia negato l’improcedibilità, purché si tratti di condanna a pena diversa

da quella pecuniaria ovvero di proscioglimento per reati puniti con pena alternativa .In

questo ultimo senso , avuto però riguardo alla prova dell’interesse è altresì legittimato colui

che ha presentato il ricorso immediato purché si sia tempestivamente opposto all’interpello

del giudice . L’impugnazione non può ritenersi consentita all’imputato che non abbia

tempestivamente manifestato al giudice la propria contrarietà posto che la particolare tenuità

del fatto può essere dichiarata con sentenza di improcedibilità solo se l’imputato e la persona

offesa non si oppongono(34.3). La sentenza che dichiara estinto il reato per la causa di cui

all’art.35, così come quella in cui sì è negata la idoneità ad essere cause estintive alle attività

di riparazione del danno e di riprovazione dell’illecito potrà essere impugnata dal pubblico

ministero, ed avuto riguardo al diverso interesse all’impugnazione e legittimazioni connesse

potrà essere impugnata dal ricorrente immediato e dall’imputato . Deve , per contro, ritenersi

escluso che si possa richiedere per la prima volta in appello la causa estintiva prevista dall’art.

35 perché la promozione della conciliazione e la valutazione di idoneità delle cause estintive

è riservata al giudice di pace ;né potrà il giudice di secondo grado dichiarare d’ufficio

l’improcedibilità di cui all’art.34 perché sottoposta alla condizione della non opposizione di

parte offesa e imputato12. Infine , con riferimento alla sentenza di condanna alla pena della

permanenza domiciliare, ed al particolare regime di formazione e pubblicazione della

sentenza deve ritenersi che non possa essere oggetto di appello la richiesta di esecuzione

continuativa della pena in quanto deve essere formulata nel luogo giuridico stabilito dall’art.

33.1, mentre potrà essere oggetto di gravame se respinta in primo grado ;così come potrà

essere motivo di appello la richiesta della pena del lavoro di pubblica utilità ove il giudice di

pace non l’abbia ritenuta applicabile in luogo della pena della permanenza domiciliare13.

1.L’Appello :1.3. Organi


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luca d.

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in servizio sociale e politiche sociale
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Della Casa Franco.

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