Parole e potere
Il giornalismo italiano ha vissuto un profondo processo di differenziazione a partire dalla metà degli anni settanta. Oggi non c’è più il giornalismo italiano di un tempo; oggi l’Italia, in termini di giornalismo, offre un variegato panorama di molteplici giornalismi, nettamente differenti tra di loro. Tra molte altre spinte, questa trasformazione è stata sostenuta da un fenomeno di mutamento delle imprese editoriali che sono riuscite a trasformarsi in attività economiche. Alla base di questo cambiamento epocale possiamo individuare tre esperienze e un paio di personaggi d’eccezione:
- Eugenio Scalfari con la sua Repubblica
- Silvio Berlusconi con il mercato pubblicitario
- Svolta digitale
Questo profondo cambiamento negli assetti editoriali e giornalistici non avrebbe potuto verificarsi se, contemporaneamente, non fosse mutata anche radicalmente la società italiana. Giornalismi sta proprio ad indicare questo doppio movimento: i mutamenti che ha attraversato la professione negli ultimi trent'anni e i modi in cui hanno risposto al parallelo mutamento della società italiana.
Capitolo primo: la modernità compresa
Anni settanta: il giornalismo è sui giornali. Il servizio pubblico aveva il monopolio radiotelevisivo. I media sono un settore economicamente irrilevante, il giornalismo vive in condizioni di marginalità. I media rappresentavano un settore artigianale.
Anni ottanta: sistema televisivo misto. Il settore dei media da artigianale diventa industriale. C’è l’esplosione del mercato pubblicitario ideata soprattutto da Berlusconi. La pubblicità non è soltanto offerta commerciale, ma creazione di stili di vita.
Fine anni novanta-duemila: da settore quello dei media diventa sistema. Sono gli anni della svolta digitale, dei servizi on-line, della multimedialità.
Con poche eccezioni, fino agli inizi degli anni ottanta i giornalisti italiani non hanno saputo sviluppare un’autonomia professionale. Due sono i fattori che hanno inciso sulla profonda crisi di quegli anni:
- Modelli giornalistici tradizionali e spesso antiquati, fatti per una stretta cerchia di lettori.
- Dipendenza dal mondo politico. Enzo Forcella parla infatti di recite in famiglia, il pastone emblematico essendo il genere principe nel giornalismo politico, un giornalismo che pretendeva di essere fatto per pochi.
La breve stagione del sogno
Dall’81 all’89 cambia tutto. Accanto alla televisione pubblica nasce quella privata. In questi anni il giornalismo cambia pelle e nutre anche se per poco il sogno d’essere creatore del proprio destino. Il sogno ha una precisa data di inizio (5 agosto del 1981) e una data di fine (1 dicembre del 1989).
L’inizio
Il 5 Agosto dell’81 arriva l’approvazione della legge sull’editoria. Una prima regolamentazione che permette da una parte il risanamento delle imprese editoriali, con i finanziamenti pubblici giunge finalmente la prima (pallida) normativa antitrust, anche se insufficiente perché non offrirà strumenti per contrastare presenze dominanti.
Questa legge arriva comunque dopo dieci anni di battaglie, il decennio che passerà alla storia come gli anni di piombo, la cupa atmosfera che il terrorismo aveva imposto al paese. C’è la strategia della tensione, il movimento dei giornalisti democratici, c’è nel ’74 il referendum sul divorzio, il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta, il confronto diretto da giornalismo e...
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