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Appunti diritto dello sport – regolamentazione giuridica dell’evento sportivo Nardi Alessandro

La legge 91 del 1981, dopo aver affermato il principio ella libertà di esercizio dell'attività sportiva ad ogni

livello ed in ogni forma, individua analiticamente all'articolo 2 l'ambito di applicazione della normativa in

essa contenuta in riferimento alla figura dei lavoratori sportivi. Infatti, l'articolo 2 dispone che "Sono

sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori atletici che esercitano

l'attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell'ambito delle discipline regolamentate

dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali. Secondo le norme

emanate dalle federazioni stesse con l'osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione

dell'attività dilettantistica da quella professionistica".

L'articolo 3 statuisce poi che "la prestazione a titolo oneroso dell'atleta costituisce oggetto di contratto di

lavoro subordinato, regolato dalle norme contenute nella presente legge". Il secondo comma dello stesso

articolo dispone che la prestazione sportiva dell'atleta "costituisce, tuttavia, oggetto di contratto di lavoro

autonomo quando ricorra almeno uno dei seguenti requisiti:

a. L'attività sia svolta nell'ambito di una singola manifestazione sportiva o di più

manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo;

b. L'atleta non sia contrattualmente vincolato per ciò che riguarda la frequenza a sedute di

preparazione od allenamento;

c. La prestazione che è oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non superi

le otto ore settimanali oppure cinque giorni ogni mese ovvero trenta giorni ogni anno".

Il legislatore ha subordinato l'acquisto dello status di sportivo professionista all'esistenza di requisiti

soggettivi (riconoscimento dell'attività professionista da parte delle Federazioni sportive nazionali) ed

oggettivi (ricorrenza dei caratteri dell'onerosità e della continuità, salvo l'eccezione del rapporto di lavoro

autonomo).

In dottrina si tende a definire il rapporto di lavoro sportivo quale rapporto speciale, ovvero quale rapporto

che, pur essendo normalmente di natura subordinata, si distingue dello schema tipico del lavoro

subordinato in ragione della particolare prestazione alla cui esecuzione è chiamato lo sportivo. Nel lavoro

sportivo sono riscontrabili due elementi che non trovano corrispondente in nessun altro tipo di lavoro

subordinato, sia privato che pubblico, vale a dire il rapporto trilaterale tra società, federazione e lavoratore

e, sino alla riforma attuata con legge 586/1996, il vincolo sportivo, conseguente al tesseramento, che è

l'atto prodromico al contratto di lavoro sportivo.

Il contratto di lavoro deve prevedere quali parti, dal lato del datore di lavoro, una società sportiva che

rivesta la forma giuridica di società per azioni o società a responsabilità limitata e, da lato del lavoratore,

una delle figure che la legge individua quali sportivi professionisti, vale a dire gli atleti, gli allenatori, i

preparatori atletici e i direttori tecnico-sportivi. Si discute in dottrina se l'elencazione degli sportivi

professionisti abbia un carattere tassativo o meramente esemplificativo. La corte di Cassazione si è mossa

verso un orientamento di tassatività dell'elencazione. 1

Appunti diritto dello sport – regolamentazione giuridica dell’evento sportivo Nardi Alessandro

La legge 91/1981 menziona sia la fattispecie del lavoro sportivo subordinato che quella del lavoro sportivo

autonomo. Sebbene dunque il legislatore non abbia optato per la qualificazione del lavoro sportivo

esclusivamente in un senso, tuttavia appare certamente prevalente il favore dello stesso legislatore verso la

configurazione del lavoro sportivo entro il modello della subordinazione. Ciò è testimoniato dal fatto che,

con riguardo alla prestazione lavorativa dell'atleta, il legislatore abbia previsto la presunzione della sua

natura subordinata. Tale presunzione ha carattere assoluto e, perciò, non ammette la prova contraria. Il

rapporto di lavoro degli atleti ha, invece, natura autonoma in tre ipotesi eccezionali elencate nell'articolo 3,

comma 2, lettera A, B e C. Detta elencazione ha carattere tassativo; pertanto, non è riconosciuto alle parti,

là dove una di esse sia un atleta, il potere di pattuire un contratto di lavoro sportivo autonomo al di fuori

delle ipotesi specificatamente previste.

Con riguardo alle altre tre figure di sportivi professionisti (allenatori, preparatori atletici e direttori tecnico-

sportivi) la legge numero 91/1981 non esprime alcun orientamento di favore nel senso della qualificazione

del rapporto di lavoro come autonomo o subordinato, ma lascia al potere di autonomia della parti la scelta

in un senso o nell'altro. La dottrina afferma che la scelta dev'essere oggetto di accertamento concreto volta

per volta, sulla base di criteri previsti dal diritto comune.

L'oggetto del contratto di lavoro sportivo consiste nella prestazione dello sportivo a fronte del corrispettivo

da parte della società. Con riguardo alla prestazione lavorativa dello sportivo, l'articolo 4, comma 4, dispone

che nel contratto individuale di lavoro debba essere espressamente menzionato l'obbligo dello sportivo al

rispetto delle istruzioni tecniche e delle prescrizioni impartite per il conseguimento degli scopi agonistici

(tale norma trova il suo parallelo in quella contenuta nell'articolo 10 dell'accordo collettivo tra F.I.G.C.,

I.N.P. e A.I.C.). La disposizione ora richiamata attesta il vincolo di subordinazione tra lo sportivo e la società,

che caratterizza appunto il contratto di lavoro sportivo subordinato rispetto al contratto di lavoro

autonomo. Il vincolo di subordinazione trova espressione negli obblighi che la legge pone a carico del

lavoratore (artt. 2104 e 2105 c.c.) e cioè l'obbligo di diligenza, di obbedienza e l'obbligo di fedeltà che a sua

volta si differenzia nell'obbligo di non concorrenza e nell'obbligo del segreto d'ufficio. Tali obblighi si

applicano anche la lavoratore sportivo, che sia parte di un contratto di lavoro subordinato secondo la

disciplina di cui alla legge numero 91/1981. L'articolo 4 specifica inoltre alcune clausole che possono essere

inserite nel contratto individuale di lavoro. In particolare, il comma 5 prevede che possa essere pattuita la

clausola compromissoria, mediante la quale tutte le eventuali controversie che dovessero insorgere tra le

parti vengono deferite al giudizio di un collegio arbitrale, la cui composizione deve essere stabilita in seno

alla stessa clausola, quanto meno relativamente al numero degli arbitri ed alla procedura di nomina degli

stessi. La clausola di giustizia non va confusa con il vincolo di giustizia sportiva, che è sancito nei

regolamenti organici di tutte le federazioni sportive, in materia di status dei tesserati e degli affiliati.

Mentre la clausola compromissoria attiene esclusivamente a controversie di ordine economico, il vincolo di

giustizia sportiva crea una barriera tra l'ordinamento sportivo e l'ordinamento statale in relazione a

controversie di ogni genere, seppur entro i limiti della legge 280/2003. La differenza tra i due istituti si

coglie appieno ove si osservi che nella clausola compromissoria spetta alle parti decidere il numero e la

composizione degli arbitri che formano il collegio, mentre gli organi della giustizia sportiva, cui sono

deferite le controversie in ambito sportivo per effetto del vincolo di giustizia, sono invece stabiliti dalle

rispettive Federazioni.

Le clausole che non possono giammai essere inserite nel contratto individuale di lavoro consistono nel

patto di non concorrenza e in ogni altra pattuizione che abbia l'effetto di limitare la libertà professionale

dello sportivo per il periodo successivo alla risoluzione per qualsiasi causa del contratto. La ragione di

questa disposizione è quella di garantire massimamente la possibilità di impiego del lavoratore al termine

dell'ingaggio, in considerazione del fatto che la vita lavorativa dello sportivo, e in particolare quella 2


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie, sportive e della salute
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Zell15 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Agostinis Barbara.

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