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La rivincita della Geopolitica e il crepuscolo del New World Order

La strategia di Obama, ovvero quella di minare l'economia russa fino al collasso, ha

danneggiato le economie degli Stati europei che commerciano con la Russia e aumentato il

rischio del collasso economico russo.

Tuttavia, difficilmente le sanzioni USA- UE potranno avere gli stessi effetti sui rapporti

commerciali tra la Russia e il resto del mondo. Questi rapporti legano la Russia alla Turchia,

al Giappone assetato di gas russo, al Medio Oriente e alla Cina, che ha sottoscritto con la

compagnia russa Gazprom un contratto per la fornitura di 38 miliardi di metri cubi di gas

all'anno per i prossimi trent'anni.

Una stretta partnership con Pechino è poi indispensabile a Mosca per individuare un "socio

geopolitico" di eguale statura per far fronte alla NATO.

Lo storico accordo energetico con Pechino costituisce solo la punta dell'iceberg del Big Shift

che, tra la fine del 2012 e la primavera del 2013, ha potentemente incrementato i flussi del

commercio internazionale russo verso la Turchia, il Brasile, i nuovi Paesi emergenti (Corea

del Sud, Singapore e Vietnam), gli Stati dell'Unione Euroasiatica, l'India, il Giappone e

naturalmente la Cina.

Dunque, la strategia statunitense ha scarse probabilità di riuscita, visto che la maggior parte

delle multinazionali non europee, e in particolare quelle asiatiche, sarebbero probabilmente

disposte a rinunciare ai rapporti economici con gli Stati Uniti, pur di continuare a lavorare

nel promettente mercato russo.

L'alleanza commerciale sino-russa è la migliore risposta all'ingannevole promessa di

Washington di sostituirsi a Mosca come primo fornitore energetico dell'Europa.

Infatti, nel conflitto ucraino, l'amministrazione Obama ha come obiettivo la riduzione delle

forniture russe di gas e petrolio all'Europa e la futura sostituzione di queste ultime con la

produzione di energia "made in USA", operazione complessa che metterebbe a rischio

l'intera Europa.

Complessivamente, l'obiettivo di Obama è quello di far decadere la Russia dal rango di

Potenza imperiale e, necessariamente, detronizzare Putin con una "rivoluzione di palazzo"

analoga a quella che rimosse Chruscev, sostituendogli un'addomesticata e accomodante

leadership filoccidentale (simile a quella di Boris Eltsin), dalla cui agenda politica dovrebbe

restare escluso il progetto di restaurare l'influenza di Mosca nei territori dell'ex URSS

perseguito con ambizione da Putin.

Dal canto suo, il Cremlino, dopo il 1991 ha sempre sperato di ricostruire, in un certo qual

modo, lo spazio imperiale precedente al 1991 e di poter tranquillamente rivendicare un

diritto d'intervento nei confronti degli Stati successori dell'Unione Sovietica, quasi in una

riedizione della dottrina della "sovranità limitata" inaugurata da Breznev nel 1968,

giustificato dalla numerosa presenza russofona nell'area.

Tuttavia, la Russia di Putin ha sempre avuto il ruolo di primo baluardo contro l'espansione

dell'islamismo ed entrò a pieno titolo nella grande "Coalition of the willing" contro il

terrorismo, formatasi dopo l'11 settembre 2001, cosa che non costituiva certo una svolta

filoccidentale della politica del Cremlino, poichè già considerava l'islamismo la più

pericolosa minaccia del Terzo Millennio.

Ciò detto, si è sempre sospettato che Washington e Londra intendessero utilizzare il pretesto

della lotta al terrorismo Per rafforzare le proprie posizioni in Asia centrale e tutelarvi i loro

crescenti interessi energetici e strategici. Con quella mossa il fronte euroatlantico entrava in

diretta competizione con Musca che considerava quella stressa area come parte integrante

della sua sfera egemonica, pur non intendendo farne il perno di una competizione politica

tra Russia e Occidente. Una Potenza che riuscisse a essere dominante in Eurasia

controllerebbe due delle tre regioni più avanzate ed economicamente produttive del mondo.

Il controllo dell'Eurasia comporterebbe quasi automaticamente la subordinazione dell'Africa

alla Potenza dominante.


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Andber88

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Corso di laurea: Corso di laurea in storia medievale, moderna e contemporanea
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Andber88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Di Rienzo Eugenio.

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