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Il conflitto sull'eolico in Puglia - il Salento delle Serre - Caso studio

Ricerca sul conflitto nato intorno all'installazione di 3 impianti eolici nei comuni di Minervino di Lecce, Palmariggi e Giuggianello, contestati da diverse associazioni, prima tra tutte Italia Nostra. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: lo stato attuale del conflitto.

Esame di Ecologia del paesaggio docente Prof. P. Scienze Sociali

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1.2.3 Le amministrazioni comunali

I tre comuni sono i proprietari del territorio sul quale dovrebbero sorgere i corrispettivi impianti eolici. In

particolare una delle torri dell’impianto di Giuggianello è stata prevista all’interno di un’area acquistata dal

comune (prima della svolta eolica) con l’utilizzo di un finanziamento pubblico di un miliardo di lire. In

nessuno di questi tre comuni sono stati avviati i lavori per la determinazione dei PRIE, né comunali

tantomeno intercomunali. Le amministrazioni dei tre comuni interessati hanno portato avanti una politica

poco chiara. Nonostante i continui richiami della cittadinanza al ritiro dei pareri positivi concessi alle

imprese, le amministrazioni continuano a non rispondere pubblicamente agli atti. Tantomeno evitano di

rendere pubbliche le loro posizioni. Ai fini delle conclusioni sul ruolo delle amministrazioni è utile ricordare

che se questi impianti dovessero essere costruiti, i comuni intascherebbero le royalties promesse

dall’azienda.

La mancata protezione del territorio, le mancate risposte alle richieste dei cittadini e la possibilità di ricevere

delle royalties possono condurci a un’analisi del ruolo di questi attori. La loro visione del territorio sembra

essere di semplice sfruttamento territoriale.

1.2.4 Le imprese.

Le imprese coinvolte nel conflitto sono tre. Due di queste hanno la sede legale in un paese della provincia di

Lecce (Galatina). La terza impresa risulta avere origine nella città di Udine. Le imprese, dopo aver

corrisposto una royalty alle amministrazioni comunali e dopo aver ottenuto le concessioni regionali, possono

installare le pale eoliche. La loro attività comprende la costruzione dell’impianto e la gestione, in seguito,

dell’energia eolica prodotta. In base alle informazioni in possesso si può affermare che la loro visione

territoriale sia di mero sfruttamento. La scelta del territorio diviene particolarmente interessante per due

motivi: il primo che nessuna delle tre imprese riporta un legame territoriale stretto con la zona; il secondo

trova fondamento nella vicinanza con gli altri parchi: se questi impianti fossero costruiti la loro vicinanza,

permetterebbe di avere un accesso facilitato all infrastrutture necessarie. Infatti, un impianto eolico non

consiste solo nell’installazione degli aerogeneratori, bensì di una serie d’installazioni utili al trasporto

dell’energia elettrica prodotta. Questa vicinanza permetterebbe alle tre imprese di dividere i costi per la

realizzazione di tali opere.

1.2.5 Italia Nostra e l’associazionismo locale.

L’associazione Italia Nostra Onlus nasce in Italia nel 1955. Da allora continua a essere in prima linea per la

difesa dei beni del patrimonio culturale. Le sue attività sono svariate e negli ultimi anni ha avuto un ruolo

attivo anche nella difesa dei beni culturali dagli impianti eolici. Ha una radicazione ampia sul territorio

essendo presente in ogni regione d’Italia con delle sezioni locali. Di queste sezioni in Puglia se ne contano

undici e quella che prende in carico la zona interessata ai progetti è denominata “Salento sud” con locazione

a Parabita (Le). 12

Altre associazioni che si sono interessate al caso dell’eolico in Salento sono delle unioni di cittadini locali.

Tra le più attive si ricordi le associazioni “Viviamo Giuggianello” e “La Rinascita del Salento”. La

composizione di queste associazioni locali è molto variegata. Da studenti a casalinghe, a letterati di spicco

della zona. È importante essere al corrente della formazione associazionista poiché mette in grado

l’osservatore esterno di comprendere quanto la popolazione sia informata sull’argomento e quanto, in

seguito, si dimostri attiva nella manifestazione della propria volontà. La società civile nel suo insieme ha

avuto un ruolo fondamentale nella vicenda. Tuttavia il ruolo di protagonista l’ha svolto Italia Nostra che ha

presentato i ricorsi contro la Regione Puglia per i due impianti di Giuggianello e Palmariggi e una diffida,

sempre nei confronti della Regione, per l’impianto eolico di Minervino di Lecce. L’ONLUS e le altre

associazioni locali sono state le promotrici di diverse manifestazioni locali per esibire il loro dissenso nei

confronti di questi tre impianti. Le loro strategie sono di obiezione legislativa e informazione locale. Hanno

condotto un ruolo di protezione nei confronti del territorio e dell’ambiente che circonda loro. In conclusione

possiamo affermare che la loro visione del territorio sia di tutela. Questa protezione è dovuta allo stretto

rapporto uomo – ambiente, caratterizzante le aree salentine, e dallo spirito d’identità culturale che lega gli

individui alla terra.

1.2.6 Forum ambiente e salute

Il forum ambiente e salute è un forum che attraverso un blog tiene costantemente informata la popolazione

telematica locale sullo status ambientale del Salento. Il loro ruolo nella vicenda non è stato attivo, almeno in

primo luogo dell’analisi. Tuttavia, a parere di chi scrive, questo forum svolge un ruolo d’informazione sulla

tematica pertanto, attraverso la strategia della rete internet, cerca di svolgere un ruolo di protezione

preventiva verso il territorio. Gli individui ch partecipano alla stesura delle notizie sono di varia età e varia

composizione sociale: da giovani studenti a professori conosciuti nelle aree per le loro capacità artistiche.

2. IL CONFLITTO 13

2.1. L E DIRETTRICI DEL CONFLITTO

Il conflitto sorto intorno alla localizzazione dell’impianto eolico nei tre comuni di Minervino, Palmareggi e

Giuggianello ha più direttrici.

Innanzitutto si contesta una basilare incongruenza con la legislazione regionale in tema di ambiente e

politiche del territorio, e diverse mancanze e inesattezze-imprecisioni nei documenti relativi al progetto

presentati dalla ditta stessa, ma la protesta più importante è sicuramente quella relativa al forte impatto

paesaggistico e ambientale che si avrebbe come risultato della realizzazione dell’impianto in questione: una

rovina del patrimonio storico, naturale e faunistico, come conseguenza diretta, e un danno all’economia

locale agrituristica e turistica, come inevitabile effetto indiretto.

Ad essere contestata è quindi la grave sottostima dell’impatto che si avrebbe nella zona scelta che, proprio

per la sua ricchezza di patrimonio storico e culturale, risulta palesemente inadatta ad ospitare i tre mega

impianti eolici.

Dunque i nodi del conflitto non riguardano solo incongruenze puramente legislative, ma toccano questioni

energetiche, territoriali, culturali e paesaggistiche.

2.2 Q UESTIONE LEGISLATIVA 1

2.2.1 Non conformità con il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR)

In riferimento alla legislazione regionale si puo’ evidenziare come la localizzazione del parco eolico nei tre

comuni di Minervino, Giuggianello e Palmariggi sia in netto contrasto con il Piano Paesaggistico Territoriale

della regione Puglia, che identifica il cosiddetto “Salento delle Serre” (e quindi la zona Minervino-

Palmariggi-Giuggianello) come un territorio di grande valore naturalistico e paesaggistico, importante dal

punto di vista archeologico, storico e culturale.

Regione e Provincia hanno voluto proprio il Parco Paduli Foresta Belvedere della zona come progetto pilota

per l’attuazione di tutte quelle che sono le linee guida del PPTR, progettando ad esempio opere di

rimboschimento e recupero della naturalità; ovviamente la realizzazione del parco eolico impedirebbe la

tutela e la valorizzazione che il Piano Paesaggistico si prefigge come obiettivi.

L’autorizzazione dell’impianto da parte della Regione Puglia risulterebbe quindi in contraddizione

amministrativa con il PPTR approvato dallo stesso Consiglio Regionale.

2.2.2 Non conformità con il Piano Urbanistico Territoriale Tematico (PUTT)

1 http://paesaggio.regione.puglia.it/ 14

In base al Piano Urbanistico Territoriale la zona del “Salento delle Serre” rientra nel cosiddetto “ambito C”,

che secondo i livelli di valore paesaggistico-ambientale, comprende tutte le aree in cui “sussistono

condizioni di presenza di un bene costitutivo con o senza prescrizioni vincolistiche preesistenti” e per le

quali ”i progetti delle opere di trasformazione del territorio devono mantenere l’aspetto geomorfologico

d’insieme e conservare l’assetto idrogeologico delle relatrive aree; […] va evitata la trasformazione

fisica non compatibile con le finalità di salvaguardia;[…] tutti gli interventi di trasformazione fisica del

territorio e/o insediativi vanno resi compatibili con: la conservazione degli elementi caratterizzanti il

sistema botanico/vegetazionale, la sua ricostituzione, le attività agricole coerenti con la conservazione del

2

suolo” .

Da ciò risulta quindi che la zona possiede un valore paesaggistico che deve essere oggetto di opere di

valorizzazione e tutela.

2.2.3 Mancanza del Piano Regolatore per Impianti Eolici (PRIE)

Ancora più incorretta è la mancata stesura di un Piano Regolatore comunale o intercomunale che dovrebbe

obbligatoriamente essere stilato col fine di individuare le aree idonee alla progettazione eolica e quindi

coerenti con il quadro complessivo degli interventi di tutela, pianificazione e riqualificazione territoriale; i

progetti eolici possono essere presentati solo nei comuni che hanno preventivamente definito il PRIE, questo

non è avvenuto per nessuno dei tre comuni.

Viene inoltre denunciata la scelta della ditta eolica che si occuperà della costruzione senza un regolare bando

pubblico, e ciò fa sospettare rapporti privilegiati tra Comune e azienda.

2.2.4 Valutazione di Impatto Ambientale non integrata (VIA)

L’altro errore è stato la formulazione di un VIA fatto individualmente sui singoli tre impianti, questo ha

permesso di eludere le procedure autorizzative previste per gli impianti eolici di maggiore potenza

(regolamenti applicati agli impianti di potenza superiore a 60 kW se costituiti da più di un aerogeneratore) e

restare quindi al di sotto delle soglie critiche.

I tre parchi eolici contigui avrebbero dovuto essere invece sottoposti ad una VIA unitaria e integrata, in

modo da evidenziarne davvero l’impatto ambientale derivante dalla vicinanza e dall’interazione degli stessi.

Esistono infatti norme specifiche nate per evitare il cosidetto “effetto selva d’acciaio” che vietano di ubicare

impianti eolici differenti, come in questo caso, a meno di 5 chilometri gli uni dagli altri.

I tre impianti eolici verrebbero invece installati nei feudi dei tre comuni contigui, Minervino, Palmariggi e

Giuggianello.

2.3 Q UESTIONE ENERGETICA

2 Piano Urbanistico Tematico Territoriale del Paesaggioapprovato con Delibera della Giunta Regionale n. 1748 del 15.12.2000, pubblicata sul

B.U.R.P. n. 6 del 13.1.2001 15

2.3.1 Business dell’eolico

Un altro importante nodo è quello che riguarda più specificatamente la questione energetica ed è interessante

notare come oggi il mercato dell’eolico, ma in generale delle rinnovabili, sia molte volte territorio di

speculazioni e diventi un vero e proprio business incorretto, che non risponde ad alcuna logica ambientale

come dovrebbe invece essere; tutto questo porta spesso a costruzioni di parchi eolici del tutto slegati da una

corretta pianificazione energetica.

I Certificati Verdi (il cui meccanismo di compra-vendita ha fatto sì che nell'ultimo anno si raddoppiasse il

loro valore sul mercato), le royalties (i comuni che accettano impianti eolici ricevono una percentuale del

fatturato), e il fatto di essere il paese in Europa che gode del più alto livello di incentivi per le rinnovabili,

hanno portato in Italia ad una vera e proprio corsa alla costruzione di impianti eolici, e questo è ben visibile

in Puglia come in altre regioni del sud.

Investire nell’eolico è conveniente in quanto i costi degli impianti eolici sono ammortizzabili in circa 4 anni

ma essi sono funzionali per altri 16, e spesso risulta conveniente costruire anche in aree di poca ventosità; gli

operatori hanno da guadagnare abbastanza anche in siti non idonei, e grazie alle royalties possono promettere

compensi ai Comuni, in modo da agevolare il rilascio delle autorizzazioni.

Nel caso specifico della Puglia (la maggior produttrice di energia eolica in Italia) il problema è ben evidente:

la regione produce energia elettrica in quantità doppia rispetto ai fabbisogni interni e l’80 % di essa è

destinata all’esportazione fuori regione, con perdite di trasmissione; quello che più si contesta è proprio la

mancata localizzazione dei centri di produzione vicino a quelli di consumo, questo uno dei nodi più

importanti della questione energetica su cui si concentrano quegli attori del conflitto che si oppongono al

progetto.

In ultimo, i compensi dati agli agricoltori per l’affitto dei terreni su cui si dovrebbe costruire porta spesso a

conseguenze anche sociali; nelle piccole comunità, infatti, il contrasto tra proprietari terrieri allettati dalla

prospettiva di un facile guadagno e coloro che invece non beneficiano di questi affitti o che in ogni caso si

opporrebbero all’installazione delle pale eoliche, può portare a situazioni spiacevoli e destabilizzanti.

2.4 Q UESTIONE TERRITORIALE

2.4.1 Carente analisi paesaggistica 16

Per chi lo contesta, il progetto di questi tre impianti eolici risulta intollerabile soprattutto per la grave

sottostima del valore storico, paesaggistico, naturalistico della zona.

Così come scritto nello Studio di Impatto Ambientale: “I tre siti di impianto delle pale eoliche non

presentano habitat e specie di valore conservazionistico. La flora dell'area non riveste carattere di interesse

poichè trattasi prevalentemente di una flora banale di tipo infestante priva di elementi di valore

biogeografico o interessanti per rarità o distribuzioneparticolare.[…]Analogamente dicasi per gli aspetti

faunistici, trattandosi di aree antropizzate da tempi molto antichi, che rappresentano per lo più aree trofiche

per specie comuni. Pertanto la presenza di sole tre pale eoliche in un ambiente ad uso prettamente agricolo

3

non costituisce un impatto significativo.”

La Serra di Minervino-Palmariggi-Giuggiarello dove si installerebbero gli impianti è invece (secondo il

PUTT) di alto interesse storico-culturale, archeologico, antropologico, geologico e naturalistico.

Tutto il Salento è considerato dagli studiosi l’acropoli della civiltà messapico-salentina, è ricco di storia e

tradizioni, e sono ben noti i forti legami culturali e identitari che legano i salentini alla loro terra.

La zona in questione presenta il caratteristico paesaggio rurale delle antiche masserie (Masseria Santu Vasili,

Masseria Schiave) ed è la più importante area archeologica del Salento, ricca di preziosi monumenti

megalitici, come trulli dolmen e menhir (Masso della Vecchia a Giuggianello, Casale medievale di Quattro

Macine), tanto che la zona è definita da molti la “Stonehenge d’Italia”.

La zona è di valore anche dal punto di vista faunistico per la presenza di diverse specie protette.

Vi è per esempio la presenza nell’altopiano di Santu Vasili, proprio dove si dovrebbero situare le torri

eoliche, di cicogne bianche, specie rara e protetta (direttiva uccelli 79/409/CEE), che sono solite nidificare

sui tralicci degli elettrodotti della zona, e di un’altra specie volatile protetta, il grifone.

È noto come gli impianti eolici abbiano dirette conseguenze per l’avifauna, soprattutto in zone interessate da

flussi migratori importanti, come il Salento; non è raro che gli uccelli in volo entrino in collisione con le pale

rotanti venendone falciati, o che le scambino per luoghi dove nidificare e tentino di appollaiarvisi sopra, con

ovvie conseguenze.

Inoltre nella zona vi è un allevamento di lepri finanziato dalla stessa Provincia per finalità di ripopolamento;

l’impianto risulterebbe molto vicino con conseguenti problemi di inquinamento acustico ed elettromagnetico

che inciderebbero negativamente sulla salute e sulla riproduzione degli animali.

Chi è contro il progetto evidenzi come sia errato da parte dello Studio di Impatto Ambientale indicare la zona

come sito meramente “seminativo” essendo esso caratterizzato da un’attività significativa di allevamento per

la fauna selvatica salentina.

2.5 Q UESTIONE ECONOMICA

2.5.1 Danni al turismo

3 Studio di Impatto Ambientale presentato in aprile 2009 dall’ing. Riccardo Bandello e commissionato da AlfWind s.r.l 17

Due tipi di contestazioni a livello economico, si contesta un diretto danno legato al turismo, e un danno più

indiretto legato ai mancati benefici per i cittadini della zona.

Il Salento basa molto la sua economia locale sul turismo, e questa zona proprio per la sua ricchezza

archeologica e per il suo paesaggio rurale è attrattiva per molti turisti; la realizzazione di questi tre mega

eolici, a causa del forte impatto visivo, altererebbe sicuramente le originarie forti suggestioni legate alla

storia e alla natura del sito, portando un enorme danno all’economia agrituristica e turistica della zona.

Diverse torri eoliche sono previste, per esempio, in corrispondenza di due giacimenti neolitici a

Giuggianello, presso “I massi della Vecchia” e nella zona della cripta di San Giovanni, e a Palmariggi vicino

al parco archeologico di Quattro Macine, con un notevole impatto visivo che ridurrebbe la fruizione turistica

degli scavi archeologici e dei siti di interesse storico della zona.

Un’altra conseguenza diretta sugli abitanti della zona sarebbe l’abbassamento del valore di mercato dei

terreni agricoli adiacenti agli impianti, i quali, inoltre, essendo automatizzati e richiedendo la presenza di

pochi lavoratori, produrrebbero una bassissima ricaduta occupazionale.

Infine gli oppositori evidenziano come la produzione energetica delle pale eoliche non andrebbe in alcun

modo ad incidere sulla bolletta dei cittadini, benefici nulli quindi per gli abitanti della zona.

2.6 Q UESTIONE SICUREZZA

2.6.1 Danni alla salute

Viene riscontrato un danno alla salute per gli abitanti della zona, causato principalmente dall’inquinamento

acustico (il Comune di Minervino per altro non si è dotato di piano di zonizzazione acustica) e dall’eccessiva

esposizione elettromagnetica data dalla vicinanza degli insediamenti abitativi agli impianti.

Inoltre altro pericolo è dato dai possibili incidenti tecnici che posso avvenire alla torre eolica; quello che si

contesta è che nel progetto viene largamente sottostimata la gittata massima dei frammenti in caso di rottura

4

delle pale (nel SIA si parla di gittate massime di 40-50 metri) , i quali possono invece ricadere a terra anche

ad un chilometro di distanza, soprattutto a causa delle condizioni di forte ventosità che caratterizzano il

Salento. Questa sottostima del rischio da incidente tecnico è molto grave in quanto nella zona vi sono diversi

insediamenti che rientrano nel raggio del chilometro entro cui potrebbero ricadere i pericolosi frammenti

volanti.

In ultimo, la zona dove si dovrebbero costruire i tre mega eolici è ad alto rischio idrogeologico, in quanto

fortemente soggetta ad alluvioni e impaludamenti, avendo un sottosuolo di tipo calcareo carsico, che causa

dissesto geologico, con conseguenti problemi di staticità per gli aerogeneratori.

Tutto questo per gli oppositori denota una scarsa analisi del territorio.

4 Studio di Impatto Ambientale presentato in aprile 2009 dall’ing. Riccardo Bandello e commissionato da AlfWind s.r.l 18

2.7 T ERRITORIALITÀ

La costruzione di grandi infrastrutture, e l’alterazione del paesaggio che ne consegue, portano sempre ad

inevitabili conflitti ambientali e territoriali; questo perché qualsiasi processo di territorializzazione ha insita

una dimensione conflittuale che vede scontrarsi una pluralità di attori che hanno obiettivi ma soprattutto

visioni del territorio spesso differenti.

Diventa fondamentale l’elemento “territorio” inteso come risultato dell’interazione tra l’uomo e l’ambiente,

esito appunto di un processo di territorializzazione in cui l’uomo “territorializza” (si appropria,struttura) lo

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spazio; il territorio non come oggetto fisico (“il territorio non esiste in natura” ) ma come artefatto sociale,

prodotto dell’azione dell’uomo in quanto facente parte di una società, dotata di una sua cultura, di suoi valori

e tradizioni.

Il concetto relazionale di territorialità è molto interessante in quanto è la componente geografica chiave per

comprendere le relazioni fra la società e lo spazio su cui essa agisce.

Anche e soprattutto nel caso della progettazione di un impianto eolico, il territorio diventa protagonista, è

l’arena dell’intero conflitto, proprio per i forti caratteri di impatto visivo e modificazione del paesaggio che

caratterizzano l’eolico tra le varie energie rinnovabili.

Nel caso analizzato l’aspetto più rilevante è sicuramente quello legato al concetto di “territorio patrimonio”

(il territorio è caratterizzato dalla tradizione e dalla storia comune e per questo definisce l’identità locale ),

dove si ha un forte senso di identità spaziale che lega gli attori e li vede protagonisti di una comune eredità

storica e quindi di un comune destino; si tratta di una territorialità attiva, in cui le azioni e i progetti sono

volti a portare un valore aggiunto al territorio.

Abbiamo visto come una delle contestazioni più forti sia quella riguardante la tutela del patrimonio storico e

archeologico della zona, del suo valore paesaggistico e culturale; si tratta appunto di una difesa del territorio

in quanto fattore identitario, l’elemento culturale gioca un ruolo fondamentale nella costruzione sociale dello

spazio e il rapporto degli uomini con il loro ambiente è necessariamente mediato dalla cultura.

Il forte desiderio di conservazione del patrimonio culturale di un territorio è quindi strettamente connesso

alla sua intrinseca territorialità, al significato che esso assume per la comunità; la stessa identità dell’uomo

dipende dall’acquisizione di un forte senso di appartenenza e familiarità, dall’appartenenza al luogo e quindi

dall’identificarsi con esso.

3. LA PROTESTA:MODALITA’ E RETORICA

3.1 Le modalità

5 A.Magnaghi (1990) 19

In tutto il Salento l’identità culturale è forte e radicata nel territorio (è ben conosciuto lo stretto legame

territoriale che lega i Salentini alla loro terra), e per questo le proteste sono state vive e decise fin dall’inizio.

Nella zona il malcontento si è palesato con la formazione di comitati spontanei ad hoc e di proteste

organizzate insieme alle associazioni ambientaliste ufficiali (soprattutto Italia Nostra sezione Sud-Salento).

Il 25 gennaio 2009 ha luogo una manifestazione proprio sul colle di S. Giovanni, chiamata “Un fiore per non

dire addio alla collina”, e organizzata da Oreste Caroppo, leader del movimento spontaneo “La Rinascita del

Salento”, nella quale sono intervenuti anche Italia Nostra, il Forum Ambiente e Salute e i liberi cittadini. Le

persone riunite sul colle avevano simbolicamente in mano un fiore, per sensibilizzare sull’incombente

minaccia del parco eolico di Giuggianello.

Ispirato da questa manifestazione, il Presidente della Commissione Provinciale delle Associazioni Nicolino

Sticchi spinse poi affinché tutta la Commissione si riunisse in seduta straordinaria proprio sul colle per

segnalare il suo appoggio agli oppositori dell’impianto. L’incontro (12 febbraio 2009) era aperto ai cittadini,

alle scuole e alle associazioni, con evidente fine formativo.

Dopo l’apertura iniziale sulla minaccia dell’eolico come elemento distruttivo della bellezza e del valore

storico-archeologico-culturale della collina, i partecipanti erano invitati a visitare il luogo e ad ascoltare il

racconto delle leggende che lo riguardavano; il gesto di riunirsi in assemblea proprio sul colle S. Giovanni si

legava al suo valore storico poiché in epoca messapica gli antichi abitanti del Salento si incontravano proprio

in quel luogo per riti e riunioni (in generale tutto l’agro dei tre comuni è considerato l’acropoli dell’antica

civiltà messapica salentina).

Altra manifestazione è stato il trekking-sit in del 19 aprile 2009 (questa volta contro il parco eolico che la

Spes s.r.l. voleva costruire a Palmariggi), che prevedeva un’escursione partendo dalla cripta di S. Giovanni

per allargarsi poi a tutto il colle.

Il 25 luglio invece si è svolto un incontro pubblico in zona oraganizzato per fare il punto della situazione

dopo la vittoria ottenuta con la sentenza del TAR del 18 luglio con cui si bloccava la costruzione

dell’impianto di Giuggianello, anche qui tra i protagonisti Caroppo, Sticchi, Italia Nostra e alcuni assessori

provinciali e comunali,.

I ricorsi al Tar di Lecce sono stati lo strumento legale con il quale Italia Nostra insieme all’Unione dei

comuni Terre d’Oriente (Otranto, Uggiano, Poggiardo, Muro Leccese, Giurdignano) ha scongiurato la

costruzione dei parchi eolici, sia di Giuggianello che di Palmariggi, attraverso due sentenze distinte (almeno

fino ad adesso, visto che si attende la delibera del Consiglio di Stato dopo il ricorso presentato dai due

comuni).

Altre pressioni istituzionali sono state portate avanti dal Forum Ambiente e Salute (a livello più ampio, ma

che interessano anche la zona Minervino-Giuggianello-Palmariggi), con l’invio di una moratoria, datata 18

settembre 2008 (seguita da un richiamo alla Regione dopo sette mesi), in cui si richiedeva il blocco di tutti i

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mega-impianti eolici già realizzati o in fase di costruzione in tutta la Puglia. Oltre a questa richiesta si

sottolineava la necessità di un diverso approccio al problema, suggerendo una politica favorevole agli

6

impianti di piccola taglia per arrivare ad un modello “diffuso e democratico di produzione energetica” .

L’inizio del 2010 ha visto una nuova mobilitazione pubblica a Cursi, durante il convegno sulle energie

rinnovabili organizzato dal PD; alla manifestazione, definita dai giornali “una sollevazione popolare dei

cittadini” è seguita il giorno dopo una comunicazione del consigliere Antonio Maniglio (presente al

convegno) indirizzata al presidente della Commissione Consiliare Ambientale nella quale chiedeva chiarezza

sulle autorizzazioni rilasciate per tutti gli impianti di energia rinnovabile.

Per quanto riguarda il specifico caso del parco previsto a Minervino, dopo la presentazione del progetto al

comune da parte dell’impresa, Italia Nostra ha inviato una diffida (26 marzo 2010) e sul sito della regione

Puglia, infatti, si può leggere per intero il documento redatto dall’associazione sui punti ritenuti controversi

riguardo la costruzione delle pale, tutte le questioni chiave attorno alle quali si districa il conflitto.

La pressione sulle istituzioni si è spinta fino al governo nazionale: grazie alle sollecitazioni della sezione

locale di Italia Nostra, l’On. Zamparutti (PD) ha presentato l’8 aprile di quest’anno un’interrogazione

parlamentare con la quale si richiedeva al Ministro dei Beni Culturali ed al Ministro dell’Ambiente massima

attenzione per quel valore storico-archeologico-paesaggistico proprio della Serra Giuggianello-Minervino-

Palmariggi, e quindi l’attuazione di una verifica sul caso al fine di proteggere e tutelare questo ricco

patrimonio.

La nascita stessa del Forum Ambiente e Salute, che come si autodefinisce dal sito è una rete di associazioni

della provincia di Lecce, è da considerarsi uno strumento di protesta, o almeno uno strumento per

coordinarla e renderla più efficace. Unisce ad un livello generale tutti gli interessati a monitorare e

contrastare opere sgradite, è un modo per raccogliere informazioni, anche sullo specifico argomento

dell’eolico, oltre ad essere un punto di riferimento per associazioni e comitati che possono così agire

insieme.

3.1.2 La retorica

La retorica con cui vengono portati avanti gli argomenti degli oppositori insiste moltissimo sul concetto di

ruralità come caratteristica intrinseca alla Serra, identificando la costruzione delle pale come una minaccia

per la natura e la “vocazione agricola e pastorale” del territorio.

6 http://forumambientesalute.splinder.com/tag/eolico 21

Il valore paesaggistico è considerato importantissimo, espressione di un’identità culturale, dovuta anche alla

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presenza nella zona interessata di interessanti reperti archeologici , ad una ricca letteratura che fa riferimento

ai luoghi del “Colle dei Fanciulli e delle Ninfe” (definizione dovuta a una leggenda poi trascritta da autori

classici greci nel III secolo a.c.) oltre che ovviamente ai racconti della tradizione orale.

8

I valori “non d’uso” del territorio sono fortemente presenti e radicati, elementi fondanti dell’identità

comunitaria e personale che va al di là del semplice valore estetico; è lo stesso Oreste Caroppo l’autore del

libro “La collina dei Fanciulli e delle Ninfe, in agro di Giuggianello-Palmariggi-Minervino, miti e leggende

dell’antica acropoli della civiltà messapico salentina”, nel quale tratta del lascito antropologico, storico,

archeologico, etnografico, letterario e naturalistico nella zona della collina di S. Giovanni e dei Massi della

Vecchia, facendosi portavoce di un’identità locale legata al territorio con un linguaggio emotivo forte spesso

legato alla sfera personale.

In quest’ottica, sicuramente estremista ma dettata da un forti coinvolgimenti personali, un parco eolico di

grandi dimensioni è visto solo come una distruzione immorale, un’opera fortemente impattante che snatura il

territorio per trasformarlo in una “selva hi-tech” in nome di interessi privati e non pubblici.

Viene poi sollevata spesso la questione dell’elemento turistico, poiché questo settore molto importante per

l’economia locale risulterebbe penalizzato, le pale eoliche andrebbero infatti ad intaccare la tranquillità (il

rumore è spesso menzionato come problema) e la bellezza che i villeggianti e i turisti si aspettano di trovare

nello splendido “Salento delle Serre”; l’immagine dell’imponente impianto si contrappone a quella del

marchio d’area “Salento d’Amare”, creato apposta a livello regionale per valorizzare il territorio.

Viene anche ricordato come ai residenti non andranno benefici diretti, i quali verrebbero monopolizzati dalle

aziende, come nel caso in cui avesse successo il progetto dell’AlfWind s.r.l. (oltretutto quest’ultima è

estranea al contesto locale, venendo da Udine); l’energia prodotta verrebbe esportata infatti verso altre

regioni, dato che la Puglia è autosufficiente con la produzione già a regime.

Dunque il modello del mega eolico proposto dalle ditte e dalla regione viene messo in discussione,

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auspicando al suo posto l’autoproduzione, da raggiungere utilizzando il mini eolico o l’eolico solo in zone

industriali e degradate, integrato con il fotovoltaico sul tetto delle abitazioni, modalità che risulterebbero più

rispettose e integrabili sul territorio.

7 Nel sito sono presenti resti di villaggi capannicoli e grotte culturali, che vanno dal periodo paleolitico a quello

neolitico, dolmen e menhir dell’età del bronzo (pietre naturali sacre), testimonianze della civiltà greco messapica poi

romana (età del ferro), chiese medievali e paleocristiane, cenobi dei monaci greci di S. Basilio, chiesette bizantine.

8 Per un valore della terra che non attiene al suo uso si intende un valore che viene dato ad un particolare luogo o perchè

c’e un potenziale uso diretto della terra in questione nel futuro da parte dell’individuo o della sua prole o perchè la sola

conoscenza o consapevolezza della sua esistenza gli conferisce valore (valori non d’uso di un’area si possono legare

all’identità, all’ideologia o alla religione). Cfr. Dan van der Horst “Nimby or not? Exploring the relevance of location

and politics of voiced opinions in renewable energy siting controversies”.

9 Sono mini eolico le turbine che non superano i 30 metri di altezza e producono fino a 20 KW, meno impattanti rispetto

ai parchi voluti dalle imprese che prevedono un maggior numero e una maggiore altezza di aerogeneratori. 22

Il pericolo per gli uccelli è infine sollevato da Italia Nostra e da Caroppo stesso, su articoli a mezzo stampa,

come uno dei motivi tecnici di rifiuto degli impianti di Minervino (diffida del 26 marzo); a quest’ultima

motivazione si affiancano possibili soluzioni, come il posizionamento dei parchi in zone non toccate dalle

rotte migratorie degli uccelli e l’allungamento del palo oltre il rotore per ridurre il pericolo che i volatili

vengano colpiti dalle pale nel tentativo di appollaiar visi sopra.

3.2L’ACCETTAZIONE SOCIALE

3.2.1 Una breve introduzione al concetto

Il passaggio ad un sistema energetico che sfrutta le rinnovabili è intrinsecamente diverso da quello

tradizionale sui combustibili fossili. Per loro natura gli impianti ad energia rinnovabile devono essere

localizzati dove è presente la fonte che si vuole utilizzare e possibilmente vicini ai centri che essi andranno a

rifornire. Si tratta quindi di una filiera molto più compatta.

Questo porta la fisicità delle infrastrutture utilizzate per produrre energia ad irrompere nella vita delle

persone; la creazione di un impianto comporta, infatti, la presa di decisioni più complesse che coinvolgono

molti attori diversi, non più solo il venditore-costruttore e il compratore (oltre ad essere processi decisionali

che vanno presi in ogni territorio sul quale si costruisce la nuova infrastruttura, non bastando un’unica grande

centrale per tutti, se questa va a rinnovabili).

Non bisogna dare per scontato che un atteggiamento positivo verso le FER si traduca nella completa

10

accettazione verso uno specifico impianto .

L’impatto globale è sempre in generale positivo non venendo prodotte emissioni in atmosfera, ma ciò non

esclude altri tipi di problemi (sia ambientali che non).

L’impatto locale è decisamente più consistente: nel caso dell’eolico a parità di energia prodotta le turbine

occupano molto più spazio rispetto ad una centrale tradizionale alimentata a combustibili fossili;

l’interferenza con valori estetici e culturali è massiccia, per quanto riguarda nello specifico l’eolico gli

impatti ambientali di un “wind farm” sono soprattutto di tipo visuale e paesaggistico.

Altri aspetti negativi sono il rumore prodotto (fastidioso sia per la popolazione sia per la fauna del luogo), il

pericolo per gli uccelli e l’interferenza elettromagnetica; per questo è cruciale porsi il problema

dell’accettazione sociale come elemento che ne permette o ostacola l’implementazione:

10 Cfr. AA.VV. “Social acceptance of renewable energy innovatio: an introdution to the concept” 23

è nella fase iniziale di presentazione del progetto e durante la sua costruzione che si forma l’opposizione, per

questo si deve dare massima importanza al processo di pianificazione e di “decision making”.

L’accettazione può essere divisa in tre dimensioni: comunitaria, socio-politica e di mercato.

Per accettazione socio-politica si intende quella inerente ai decisori di governo che devono provvedere

all’istituzione di un quadro legislativo che favorisca l’accettabilità da parte dei cittadini e da parte degli

investitori o acquirenti sul mercato. Gli studiosi concordano che una legislazione tesa ad integrare le

esigenze locali e quelle espresse dalla società civile è favorevole al raggiungimento di un buon risultato, al

contrario una visione top-down, gerarchica e autoritaria, spesso fonte di scontri.

Nel nord Europa, specie in Danimarca, la costruzione di “wind farm” che partivano dal basso (processo

bottom-up) direttamente dalla società civile, attraverso la formazione di cooperative, e che faceva dei

cittadini stessi gli azionisti degli impianti, ha fatto si che gli impianti si siano rivelati efficienti dal punto di

vista economico (attenzione al risparmio e agli sprechi), non causando particolari malcontenti o proteste.

L’accettazione della comunità è invece la dimensione che attiene alla propensione dei residenti e delle

autorità locali ad accogliere il progetto in questione.

Uno dei fattori principali che costituiscono l’accettazione di comunità è il processo con il quale si arriva alla

decisione e alla costruzione della nuova infrastruttura; questo significa impostare un processo di

pianificazione trasparente e onesto (procedural justice) che preveda il coinvolgimento della comunità locale,

quando non direttamente voluto e portato avanti da associazioni e gruppi di cittadini.

Molto rilevanti sono poi le caratteristiche dell’impianto, sia estetiche che tecniche, e del luogo che si è scelto

per ospitarlo.

Altro elemento è la distribuzione sui vari attori coinvolti dei benefici (e degli svantaggi) che il nuovo

impianto creerà, ed infine la fiducia che viene riposta su chi materialmente andrà a costruire l’impianto (cioè

i proprietari dell’impresa).

Molto importante è la concezione del territorio che attiene alla sfera identitaria poiché, come ricorda Van der

11

Horst , se questioni simboliche si legano alla terra questa è meno negoziabile e il suo utilizzo è difficilmente

12

svincolabile da quello emotivo, rispetto ad un luogo che invece è soggetto ad un “valore d’uso” per il quale

è possibile trovare compromessi tecnici.

11 Dan van der Horst, “Nimby or not?Exploring the relevance of location and the politics of voived opinions in

renewable controversies”

12 Per valore d’uso si intende il valore che si dà ad un luogo in base alla sua utilizzabilità, alla sua accessibilità come

precondizione per usufruirne e anche al suo valore ricreativo (di solito inversamente proporzionale dalla distanza dai

centri abitati ed alla possibilità di posti sostituti). 24

La regione salentina a questo riguardo è caratterizzata dall’attaccamento al luogo d’origine come evidenzia

lo stesso fatto che la zona del Salento venga differenziata dal resto della ragione Puglia, realtà antropologica

13

distinta dalla realtà amministrativa .

La salentinità può definirsi come un sentimento, una condizione psicologica e intellettuale che ha tra i suoi

elementi fondanti il territorio; e come tutte le identità personali e collettive, è una costruzione sempre in

divenire. La riterritorializzazione coinvolge quest’aspetto di cambiamento nella costruzione mentale che

ognuno ha del proprio sé in relazione appunto al territorio.

L’accettazione di mercato coinvolge invece gli investimenti da parte delle imprese, gli acquisti da parte dei

consumatori e anche le decisioni e le scelte che all’interno dell’azienda portano a puntare sulle energie

rinnovabili.

3.2.2 L’accettazione nel caso della Serra

A Giuggianello e Palmariggi è chiara fin da subito la mancanza di accettazione sociale.

Il processo che ha portato ad accogliere la richiesta dalla Wind Service e della Spes s.r.l. non è stato affatto

avvertito come giusto e trasparente; anzi gli attori locali non sono stati coinvolti in nessuna fase della

pianificazione e la decisione è risultata chiaramente imposta dall’alto.

Tutto questo non è funzionale ad un processo di riterritorializzazione che inevitabilmente segue la

costruzione di una nuova infrastruttura. 14

Il parco eolico è un corpo estraneo, distruttore della territorialità pregressa dei cittadini ; le caratteristiche

specifiche dell’impianto sono fondamentali per chi dovrà convivere con esso: il rumore che produce, i rischi

che comporta e soprattutto l’impatto visivo sul paesaggio.

Quest’ultimo, continuamente evocato, non si riferisce alla sola componente estetica ma anche a quella

simbolica; per questo il “Colle dei Fanciulli e delle Ninfe” non è negoziabile, essendo un elemento attinente

al valore identitario e di appartenenza alla comunità. Senza contare che la distribuzione dei benefici non è

per niente equa: i guadagni della ditta sono contrapposti alle perdite della comunità come una costruzione

d’identità violata, posti di lavoro non forniti (l’impianto a regime è pressoché autonomo) e danno

all’economia turistica, che dà lavoro ad una moltitudine di operatori proprietari di alberghi o pensioni a

gestione famigliare.

13 A riprova si noti l’esistenza anche in rete di gruppi che vogliono unire i salentini come quelli su facebook e i gruppi

musicali che compongono musica tradizionale ma anche sonorità innovative e eclettiche a partire dal folclore; tutti

attori giovani che dimostrano un movimento culturale vivo.

14 La territorialità è la costruzione materiale e simbolica di un territorio, che gli conferisce un valore antropologico. Le

dimensioni della territorialità possono essere riassunte in simbolica, materiale (le strutture fisiche costruite e materiali) e

le reti di contatto che permettevano al sistema socio-economico di funzionare. 25


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in sociologia e ricerca sociale
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ecologia del paesaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Scienze Sociali Prof.

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