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TECNICHE E STRUMENTI DEL LAVORO EDUCATIVO: IL COLLOQUIO NEL

LAVORO EDUCATIVO

LA COMUNICAZIONE

La comunicazione è una condizione essenziale (per poter star bene e per lo sviluppo) della vita, dello sviluppo umano

e del crescere della salute mentale.

Lo sviluppo dell’uomo procede dalla nascita alla morte come un’organizzazione di differenti modi di camminare in

accordo con un progressivo adattamento al mondo esterno. Se il processo comunicativo si blocca a causa di una

patologia organica, psichiatrica o di una situazione familiare, il soggetto va incontro a delle difficoltà riguardo il suo

essere al mondo.

L’individuo in quanto membro di una comunità linguistica e sociale possiede una competenza comunicativa, la

capacità cioè di produrre e capire messaggi che lo pongono in interazione comunicativa con gli altri parlanti.

La comunicazione non verbale (CNV) va di pari passo con quella verbale, infatti comunicare significa trasmettere

significati, relazionarsi.

L’individuo produce messaggi e li deve anche comprendere per poter entrare in relazione con gli altri. Se si presenta

un blocco si ha inevitabilmente una ricaduta sullo stato di benessere sociale del soggetto. La comunicazione è il

processo che consiste nel trasmettere o nel far circolare delle informazioni (su di sé, sugli altri, impersonali…), cioè un

insieme di dati tutti o in parte sconosciti al ricevente prima dell’atto comunicativo.

Le informazioni possono essere conosciute, sconosciute o conosciute in parte ai diversi soggetti che instaurano una

comunicazione (nozioni che vengono condivise con gli altri mediante un atto comunicativo). E’ importante che

emittente e ricevente, all’interno della comunicazione, condividano uno stesso CODICE COMUNICATIVO,

perché solo così può avere luogo il processo di comprensione del messaggio e questo non viene perso. La

sintonizzazione sul codice condiviso è fondamentale per una comunicazione corretta, altrimenti le informazioni

cadono nel nulla.

Elementi fondamentali della comunicazione devono essere:

• La relazione tra emittente e ricevente è bilaterale e reversibile;

• Il messaggio è recepito come portatore di un significato, altrimenti sarebbe un dire non un comunicare;

• C’è flessibilità di adattamento alla situazione, cioè l’emittente e il ricevente si adattano l’un l’altro e alla

situazione generale;

• DIALOGO

La situazione fondamentale è rappresentata dal : senza di esso non vi è comunicazione ma

semplicemente un elenco di informazioni che non si sa se e come arrivano;

• CONTESTO à

La comunicazione è fortemente influenzata dal in cui avviene può facilitare o bloccare la

comunicazione. Se per esempio ci troviamo in un contesto sfavorevole dobbiamo tenerne conto (la lettura del

contesto è fondamentale e va tenuta sempre in considerazione. Creare il giusto contesto facilita noi e l’altro).

La COMUNICAZIONE è RELAZIONE.

La comunicazione umana è quindi una relazione e come tale presenta sia dei contenuti “concreti” “obiettivi”, sia

àio

contenuti “affettivi” ed “emozionali” che possono essere più o meno intensi porto tutto me stesso e l’altro porta

tutto sé e di ciò bisogna tenerne sempre molto conto.

Nella comunicazione c’è la consapevolezza degli altri come esseri che comprendono il codice che si sta usando, se

non lo si comprende bisogna adeguarlo alla situazione. Il processo comunicativo non può essere inteso in modo

processo interattivo

unidirezionale, da chi parla a chi ascolta, ma come un , dove il dire e il fare di ogni individuo

influenza e nello stesso tempo è influenzato dal dire e dal fare dell’altro con cui interagisce. Se non si capisce o non si

vuole capire cosa viene detto si trovano dei modi anche esagerati e alternativi per manifestarlo (per esempio i capricci

del bambini quando vogliono qualcosa che non gli viene dato).

La comunicazione è un processo dinamico che si adatta all’osservazioneà divento efficace nella mia comunicazione

se imparo ad osservare l’altro e l’ambiente.

All’interno della comunicazione si può dunque distinguere tra:

• COMUNICAZIONE VERBALE

La (CV);

• COMUNICAZIONE NON VERBALE

La (CNV).

LA COMUNICAZIONE VERBALE

La comunicazione verbale è lo strumento che organizza il pensiero. E’ composta dal linguaggio verbale (strumento

principe per comunicare con gli altri), dalle parole, e dai pensieri. Il linguaggio verbale non è solo uno strumento della

comunicazione tra le persone destinato ad influenzare la qualità delle relazioni che intratteniamo con gli altri, ma è

anche lo strumento interno che utilizziamo per rappresentare, organizzare e pensare. Vi è un rapporto di

interdipendenza diretta tra il linguaggio esterno, come comunicazione sociale, e il linguaggio interiore, come

strumento di pensiero (Vygotsky, 1934).

Bambino: dall’esperienza concreta sviluppa il linguaggio verbale e da qui poi crea il proprio pensiero (il pensiero si

organizza sul linguaggio e il linguaggio nasce dall’esperienza).

La Comunicazione Non Verbale è immediata mentre la Comunicazione Verbale rielabora ciò che si prova in relazione

a una determinata emozione provata. Le parole esprimono molto di più rispetto alle nozioni, emozioni e stati d’animo

provati. Tuttavia i rapporti tra pensieri, emozioni e comunicazione non riguardano solo i codici verbali. Una persona

depressa non solo esprime con le parole la propria inadeguatezza rispetto al mondo, ma la vive e la descrive attraverso

il corpo: capo basso, posture chiuse, riduzione dello spazio vitale d’azione. Messaggi verbali, ossia parole, e messaggi

non verbali, ossia variazioni della cinestesia corporea sono destinati ad intrecciarsi nella descrizione e costruzione

della mappa delle nostre rappresentazioni. Inevitabilmente le emozioni intervengono nella comunicazione e bisogna

tenerne conto ed esserne coscienti. Non si comunica solo per informare l’altro di qualche cosa, o per lo meno questo

non è l’intento prioritario, ma si comunica anche per convincere l’altro a fare qualcosa, o per esprimersi, o per stabilire

un contatto sociale.

Comunichiamo per:

• Stabilire un contatto sociale;

• Esprimere uno stato d’animo;

• Informare l’altro di qualcosa

• Convincere l’altro a fare qualcosa.

Comunicazione Verbale:

• Pensieri;

• Linguaggio verbale (scritto o orale);

• Parole.

Ora la comunicazione avviene con gli strumenti multimediali (è un modo molto diverso di comunicare) che

permettono un cambiamento repentino dei codici e quando uno di questi è in rete, in tempo reale viene trasmesso e

condiviso con tutto il modo ( in tempo immediato).

LA COMUNICAZIONE NON VERBALE

La COMUNICAZIONE NON VERBALE è la PRIMA FORMA di comunicazione che “apprendiamo” e l’ultima che

perdiamo. Inizia già durante la gravidanza e presenta dei CARATTERI INNATI.

Essa rappresenta tutto ciò che possiamo trasmettere con il corpo.

Mezzi che ci permettono di veicoli messaggi:

- CONTATTO OCULARE;

- MOVIMENTI FACCIALI;

- GESTI e MOVIMENTI del corpo;

- VOLUME e TONO di VOCE;

- ABBIGLIAMENTO/ ASPETTO ESTERIORE;

- DISTANZA e CONTATTO FISICO;

- POSTURA;

- ESPRESSIONI.

Classificazione delle emozioni:

• Felicità;

• Tristezza;

• Sorpresa;

• Collera;

• Disgusto/Disprezzo;

• Paura;

• Interesse;

• Vergogna.

La comunicazione non verbale viene usata per:

• ESPRIMERE EMOZIONI attraverso la MIMICA FACCIALE, CORPO e VOCE;

• COMUNICARE ATTEGGIAMENTI INTERPERSONALI attraverso il TONO di VOCE, lo SGUARDO e la

VICINANZA FISICA: lo spazio fisico è molto importante per capire che tipo di rapporto c’è tra due persone,

infatti tra sconosciuti, amici o fidanzati vi è una DISTANZA FISICA differente.

• ACCOMPAGNARE e SOSTENERE il DISCORSO attraverso GESTI, CENNI del CAPO, SUONI e SGUARDI;

in questo caso la comunicazione non verbale serve anche a portare l’attenzione dell’interlocutore su un aspetto del

discorso. Una comunicazione non sostenuta dai GESTI è più difficile e problematica (es. stesso contenuto detto

à

faccia a faccia o in chat) perciò il CONTESTO INTERPERSONALE FACILITA la comunicazione, poiché

permette di codificare meglio il contenuto verbale e ne migliora la comprensione. A volte può esserci

un’INCONGRUENZA tra comunicazione verbale e non verbale, cioè quando i contenuti di queste diverse modalità

sono differenti.

• PRESENTAZIONE di SÉ soprattutto attraverso la POSTURA, l’ACCOMODAMENTO della DISTANZA

FISICA, la GESTUALITÀ, ASPETTO ESTERIORE, VOCE, ecc…

• La comunicazione non verbale può essere utile a noi educatori per comunicare con gli utenti che non sono in grado

di usare una comunicazione verbale.

• RITUALIàatteggiamenti che tutti facciamo e che ci aiutano a gestire certe situazioni e che caratterizzano

determinati momenti (es. stretta di mano al momento della presentazione); nella relazione con gli altri, i rituali

entrano in gioco prevalentemente nelle SITUAZIONI ANSIOSE, poiché questi aiutano a controllare l’ansia

àcomunicano il nostro STATO d’ANSIA.

I RITUALI derivano dal CONTESTO CULTURALE in cui la persona è nata e cresciuta, perciò comunicano

anche la PROPRIA APPARTENENZA CULTURALE. Nel momento in cui le abitudini si irrigidiscono danno

luogo a dei rituali, essi comunicano il nostro stato d’animo (l’agitazione, la paura, l’ansia ecc.).

TRASMISSIONE delle EMOZIONI

Le EMOZIONI di base (quelle meno complesse) sono INNATE e si vedono già nei primi giorni di nascita; il neonato

infatti esprime le proprie emozioni attraverso la MIMICA FACCIALE e il PIANO (nei primi giorni di vita si parla di

PIANTO INDIFFERENZIATO, cioè che indica tutti i sui bisogni, ma più avanti diventa DIFFERENZIATO, quindi

cambiano le tonalità del pianto in base a ciò che il bambini vuole esprimere).

Vediamo ora come manifestiamo le nostre emozioni attraverso la mimica facciale:

• TRISTEZZA: - palpebre cadenti; - perdita di focus sull’occhio (sguardo perso); - angoli della bocca rivolti verso

il basso.

• DISPREZZO: - angolo della bocca teso e sollevato verso un lato del viso; - fronte corrugata.

• DISGUSTO: - naso arricciato; - labbro superiore alzato.

• DELUSIONE: - labbra serrate; - viso contratto; -sguardo fisso e deviato.

• SORPRESA: - sopracciglia alzate; - occhi spalancati; - bocca aperta.

• RABBIA: - sopracciglia abbassate; - fronte corrucciata; - occhi truci; - labbra serrate; - digrignare i denti.

• PAURA (c’è una forte tensione): - sopracciglia alzate; - palpebra alzata e tesa; - labbra protese all’esterno o che

vengono morsicate; - sguardo fisso sulla cosa che ci fa paura per poterla controllare (à il corpo si allontana ma lo

sguardo rimane vigile).

• ANGOSCIA (esasperazione della tristezza con l’aggiunta di paura e preoccupazione): - occhi sbarrati;

- sopracciglia inarcate verso su, ma inclinate verso il basso; - bocca contratta.

• FELICITÀ: - ruche a zampe di gallina; - guance sollevate; - angoli delle labbra in su; - fronte

distesaàSORRIDE TUTTO IL VOLTO.

• SERENITÀ: - viso disteso.

à Le EMOZIONI NEGATIVE si contraddistinguono per un viso corrugato e una tensione, mentre le EMOZIONI

POSITIVE vengono espresse da un viso disteso e occhi ben aperti.

Come nel corso dell'interazione, c'è tutta la componente non verbale che enfatizza la parte verbale e fa fuoriuscire le

emozioni o le contraddizioni es.: camuffare qualcosa, ciò si nota dall'incoerenza tra linguaggio verbale e non verbale.

Saper gestire la propria comunicazione assume un valore aggiunto dal punto di vista professionale: è importante nelle

professioni d'aiuto. L'effetto sulla nostra efficacia può essere determinante, per cui è importante la comunicazione non

verbale.

Componenti: mimica facciale = emozioni del viso, tono di voce, postura dominante es. quella di sottomissione,

determinata, gestione della distanza e del contatto fisico (ristabilire le distanze nel momento in cui vengono

oltrepassate: noi dobbiamo cogliere quando l'altro è infastidito). Un altro aspetto importante è il tocco: il modo in cui

tocchiamo l'altra persona comunica emozioni diverse e fa sentire l'altro accolto o non accolto (ci sono diversi modi per

abbracciare la persona), c'è inoltre l'abbigliamento che codifica il nostro ruolo (la divisa indica un ruolo).

Se l'altra persona ha un deficit a livello verbale, diventano particolarmente bravi nell'utilizzare un linguaggio non

verbale.

LINEE TEORICHE DEL COLLOQUIO EDUCATIVO

Il tema comunicazione e linguaggio è uno dei temi istituzionali della psicologia generale.

I contributi nati dagli studi psicologici si possono segmentare in due aree prevalenti:

- La comunicazione interpersonale;

• Il colloquio.

Il colloquio è, nella maggioranza dei casi, una relazione duale, limitata nel tempo e nello spazio, caratterizzata da

significatività professionale, quando almeno uno dei soggetti in relazione è un lavoratore con caratteristiche di

elevata competenza.

Ø Il ruolo professionale nelle pratiche di aiuto si collega con l’esistenza di una dimensione sovraindividuale chiamata

organizzazione;

Ø Il ruolo professionale si configura anche in riferimento alle dinamiche e alla strutturazione organizzativa.

Spunti derivanti dalla sociologia e dalla psicologia sono stati rilevanti per lo studio della comunicazione sotto diversi

punti di vista. La comunicazione può essere interpersonale (tra piccoli o grandi gruppi di persone) o di massa. I

contributi riguardano 2 areeà comunicazione interpersonale e le sue diverse forme, ad es. il colloquio.

Il colloquio educativo è inserito nella cornice del colloquio che, come detto nasce da spunti di sociologia e psicologia.

Riguarda una relazione duale limitata nello spazio ed è caratterizzato da un’elevata competenza: parliamo di

professionisti in vari ambiti. A seconda della professione a cui facciamo riferimento, i diversi tipi di colloquio

seguiranno regole ben precise e a una connotazione ben precisa. Il colloquio è una tecnica di comunicazione.

Le figure professionali d’aiuto che si occupano di colloquio educativo sono 3: assistenti sociali, educatori e psicologi,

poi ci sono altre figure es. coach della squadra. Nell’ambito delle relazioni d’aiuto il ruolo professionale si colloca

nella dimensione dell’organizzazione: nelle dinamiche e in una struttura organizzata. Si tratta di ambiti più precisi in

cui viene fatta la relazione d’aiuto avente una sua struttura/organizzazione. Rispetto alle 3 figure, il colloquio è il loro

elemento principe avente uno spazio ben preciso.

GLI SCENARI PROFESSIONALI DEL COLLOQUIO EDUCATIVO TRA SPECIFICITA’

E AMBIGUITA’

Il colloquio è strumento di lavoro per tre figure professionali: Psicologo

Assistente sociale Educatore professionale

Deve sostenere progettualmente Opera prevalentemente con i vissuti,

Gestisce l'area del soddisfacimento i processi di cambiamento le dinamiche intrapsichiche e i

dei bisogni materiali e sociali tramite individuale e di gruppo, processi mentali dei soggetti,

la formulazione di progetti condivisi operando sia nell'ambito tramite relazioni progettate,

con i soggetti, individuando i cognitivo sia su quello affettivo- specifiche e non quotidiane. Cerca

percorsi, le reti e sensibilizzando gli emozionale, anche (ma non solo) di coniugare il tema emozionale con

attori professionali e non che di tramite mediazioni operative quello degli agiti.

queste reti fanno parte. (legate al "fare con").

DUNQUE:

• Esistono specificità ma anche sovrapposizioni tra le diverse figure professionalià infatti ogni operatore entra in

relazione con l’utente in base al ruolo e alle competenze che la propria figura professionale prevede.

• Tutti possono operare su tre livelli sociali: la relazione duale, il piccolo gruppo e l’organizzazione (struttura più

complessa).

Il colloquio è certamente uno strumento trasversale, che deve essere specificatamente caratterizzato e che ogni

professionista deve essere in grado di utilizzare.

IL COLLOQUIO COME COSTANTE RELAZIONALE DELLA DIMENSIONE

EDUCATIVA

La pratica educativa, insieme di azioni riferibili a un fare e a un pensare in costante interazione, è composta da:

• La Finalità, rappresentata dalla persona con cui l’educatore opera e con la quale si persegue la realizzazione

personale e la costruzione di ruoli;

• Il Cambiamento, tendenza a sviluppare una visione di tipo evolutivo;

• L’Intenzionalità, condizione essenziale per produrre processi di cambiamento;

• I Contenuti, sia il fare che il pensare attraverso la pratica riflessiva (metacognizione);

• Il Mezzo, la relazione non sporadica tra persone è il principale strumento di intervento.

La finalità è rappresentata dall’utente con cui l’educatore opera e si preoccupa di costruzione personale e dei ruoli. Si

vuole RAGGIUNGERE QUALCHE PASSAGGIO NELLA REALIZZAZIONE DELLA PERSONA: tutto apportato

alle possibilità dell’utente. Persona avente disagio può costruire un proprio ruolo. Importante è il CAMBIAMENTO,

in visione evolutiva. Si deve promuovere qualcosa che possa modificarsi nel tempo. È importante pianificare

l’intervento educativo per ridurre il più possibile l’errore. E’ importante avere un progetto perché devo capire se ci

stiamo muovendo nella direzione giusta, cosa sta succedendo in questo modo.

QUAL’E’ IL CONTESTO DEL COLLOQUIO?

La relazione deve essere pensata,

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AO95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche del colloquio clinico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Scienze Storiche Prof.
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