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Il Codice dei Beni Culturali

Appunti di Legislazione dei beni culturali codice dei beni culturali, organizzazione ministero italiano, come funziona, il rapporto tra cultura e stato, la circolazione internazionale, articoli del codice approfonditi basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Nardella dell’università degli Studi di Firenze - Unifi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Legislazione dei beni culturali docente Prof. D. Nardella

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Il rapporto tra la politica e lo sviluppo della cultura

Il più grande storico della letteratura italiana De Santis è stato

Ministro dell’Istruzione, nessuno si è preoccupato che facesse

entrambe le cose. Lo stesso avviene per Benedetto Croce all’inizio

del Novecento. Nella dizione moderna non permette questa unione.

Spadolini è un altro personaggio che fu Presidente del Consiglio e

Ministro dei Beni culturali, nel 1976 fonda questo ministro. Un altro

archeologo Carandini, il quale pensa che l’istituzione del ministero

dei beni culturale è stato un errore. Secondo il quale ci deve essere

anche l’Università e quindi la ricerca. Il nesso della politica e cultura

è stato eluso e soprattutto cultura ed economia. Una buona

intuizione tra Rutelli e Veltroni ha portato il Ministero dei beni

culturali più in alto rispetto a prima che era l’ultimo ministero

considerato. Un tema importante cita Pietro della Francesca nel

suo affresco emana una natura della resurrezione, San sepolcro ha

salvato e si è salvato, perché monte Clarque aveva bombardata

Montecassino. Lo stato non è solo ciò che è suo di proprietà, ci

sono musei comunali e lo stesso sono pubblici, quindi lo stato non è

solo quello 0,20 che dona al ministero dei beni culturali sono anche

le regioni e i privati. In senso profondo lo stato è la coscienza del

bene. Il più importante museo è quello di Gugenaim. Molti privati

hanno responsabilità di quel bene e lo devono gestire come la Villa

di Palladio. Se nell’intervento generale si tutela il patrimonio

artistico è l’ 1% della spesa pubblica e quello a cui occorre aspirare

a dei collezionisti. L’italia e la Germania hanno economie segnate

dallo spreead ma tra i due i poveri veri sono i tedeschi perché noi

abbiamo opere con valore materiale ineludibile, e calcolato

sull’intelligenza degli artisti, anche i musei archeologi . siamo di

fronte ad una privatizzazione spinta. Insinua che gli archeologi

hanno rubato ciò che avevano portato nella tomba… i musei

archeologi sono noiossiiiii! ( non si può sentire)

Nessuno dice niente. Non capiscono che dobbiamo basare il nostro

stato su cultura.

Il valore delle minori realtà cittadine si sviluppa in Abruzzo dove un

signore compra un paese e recupera 80 stanze sistemando tutto e

quelle case oggi valgono 2000 euro a mq prima 100. Intuizione

dell’atmosfera dei luoghi dove il valore principale è quello

dell’integrità dei beni. Il paesaggio esiste in quanto è incontaminato

e si parla di paesaggi minori. Non funziona la divaricazione della

politica dalla cultura. Il Ministro dei Beni culturali di oggi non ha

coscienza di che ruolo abbia. Decide che bisogna trasportare un

capolavoro di Michelangelo, e lo vuole spostare dal Castello

sforzesco a san Vittore. Se questo accade lo Stato deve

riacquistare il suo ruolo,l’integrità va tutelata e per questa esiste il

vincolo.

Michelucci a Firenze stava per voler fare la Pensilina di Mehier.

Per vincere il concorso. La logica di incapacità di interpretare le

norme.

Un gruppo di Tokyo cercano di vendere e di esporre a firenze una

tavola di Michelangelo a 40 milioni di euro e gli hanno frequentato

un’opera, con una finta donazione che la espone al Quirinale

quell’opera sarebbe stata rifiutata all’esposizione . in cambio di

questa i ministri hanno promesso al museo di Tokyo di prestare 4

Leonardo veri. Noi abbiamo un inventario di 12.000 dallo 0 a.C. al

500 e 13.000 fino ad oggi per costruire edilizie casuali, che violano

il paesaggio. Il patrimonio artistico è soggetto ad introduzione di

altre cose che lo intorpidiscono.

La società finisce dal refettore e dal semaforo, sostituiti dalle

rotatorie usate inutilmente basata su finanziamenti europei vincolati.

Il nostro patrimonio è materiale e quindi va tutelato e restaurato.

PROCEDIMENTO DELL’ESERCIZIO DELLA

PRELAZIONE

Procedimento indicato nell’articolo 57 che è diventato con le

modifiche del decreto legislativo dobbiamo rifarsi all’articolo 59 e

60. La denuncia di trasferimento deve riportare delle precisazioni

per avere la tracciabilità del movimento del bene culturale.

La prelazione artistica è una azione coattiva che il Minstero può

porre in essere per acquisire il bene culturale e questo esercizio è

motivato dal fatto che ritiene utile il bene per il demanio cultura. Il

Ministero può ritenere che la vendita possa avere effetti negativi o

metterlo in una condizione di rischio rispetto ai motivi di tutela. I

criteri di questa alienazione sono particolari e rendono la prelazione

artistica diversa dalle forme di prelazione che sono di due tipi:

legale e convenzionale. La seconda si trova nei rapporti giuridici

contrattuali ed ha una modalità di azione diversa da quella artistica

( come il contratto dell’affitto di un immobile) in questa prelazione

non vi è un terzo, inoltre si esercita al momento stesso in cui inizia il

contratto di compravendita. Nella prelazione artistica il contratto è

giuridicamente perfetto, stabilito un prezzo, individuato un bene. La

prelazione legale è una fascia che si lascia in base ad una

decisione legislativa (immobili di comunità) e sta nella facoltà del

soggetto, c’è lo Stato ma ha un compito diverso.

La prelazione artistica è prevista dalla legge ma è esercitata

quando il contratto si è già concluso e lo Stato si sostituisce

all’acquirente. Il prezzo deve essere quello previsto dall’atto della

prelazione o nell’atto di conferimento (conferito il bene) . Se il

prezzo non è indicato lo Stato può prevedere d’ufficio alla

realizzazione di un prezzo, che può essere contestata dall’alienante

e può nascere un contenzioso giuridico. Lo Stato paga il prezzo

all’acquirente cioè una sostituzione. Il termine è di sessanta giorni

che può essere prorogato fino a 180. Deve essere notificato ai

soggetti che fa fede per il calcolo della ricorrenza dei termini. Dopo

quel termine lo Stato non può più esercitare la prelazione. Il bene

non può essere trasferito all’acquirente ma materialmente rimane in

mano all’alienante. Se il Ministero esercita la prelazione solo su una

parte del bene si lascia all’acquirente la possibilità di recedere al

contratto e di lasciare i beni solo in mano all’alienante. Il

procedimento di prelazione è disciplinato anche dall’art 62 e la

denuncia di trasferimento la riceve il sovrintendente che a sua volta

informa il comune o la provincia e gli enti pubblici nel termine di

venti giorni dalla denuncia possono formulare al ministero una

proposta della prelazione e devono assicurare la copertura

finanziaria. L’attività di compra-vendita può essere esercitata

regolarmente. La legge stabilisce l’obbligo di denuncia dell’attività

commerciale che viene fatta ad autorità di pubblica sicurezza da

parte del commerciante e lo trasmette alla sovrintendente

competente e alla regione in modo tale che siano informati

dell’attività commerciale. L’altro obbligo è quello di tenere un

registro nel quale il commerciante deve annotare tutti i movimenti

che fa di acquisto o vendita di beni culturali, qui il commerciante

deve indicare le caratteristiche del bene e indicare il soggetto che

ha venduto e acquistato da lui e la finalità è quella di consentire la

tracciabilità del bene e di consentire al soggetto pubblico di seguire

l’operazione del bene.

Chiunque esercita l’attività di vendita al pubblico, anche di

esposizione di beni culturali ha l’obbligo di consegnare

all’acquirente la prova che attesta l’autenticità (attestato di

autenticità) è tenuto ad indicare all’acquirente le caratteristiche

legate al bene e se non ci fosse certezza è tenuto a fornire

all’acquirente gli elementi per poter risalire all’attribuzione. La

prelazione artistica si esercita nei confronti di privati.

LA CIRCOLAZIONE INTERNAZIONALE

Trova le radici dell’ordinamento italiano già nelle leggi Bottai del

1939, l’art 35 prevedeva già un divieto di esportazione stabiliva che

le cose non possono essere esportate e aggiungeva che il divieto

era condizionato al caso in cui l’esportazione procurasse un ingente

danno al patrimonio storico e culturale nazionale e quindi

rappresentasse un depauperamento del patrimonio nazionale. Per

patrimonio storico si intendeva tutto il patrimonio del paese. Il

procedimento di esportazione era già divisa in due casi:

temporanea e definitiva ed era sottoposto a due istituti importanti:

La tassa di esportazione

- L’acquisto coattivo

-

Quindi il privato era tenuto a pagare una tassa di esportazione

commisurata ad una percentuale del valore stimato del bene, e

percepita dallo Stato che poteva esercitare la facoltà di acquisto

coattivo (imposto) al quale il soggetto privato non poteva sottrarsi

quindi arginava il pericolo di esportazione. La condizione è che lo

stato acquistato il bene al valore indicato. Era un meccanismo che

consentiva allo stato di ottenere tasse consistenti perché il

proprietario del bene era interessato a mettere un valore alto per

guadagnare di più dallo stato ma comunque un valore alto

consentiva una percentuale più alta di tassa di esportazione che

comunque arrivava allo stato.

Questo meccanismo fu dichiarato dalla corte di giustizia europea

nel 1968 illegittima rispetto ai principi dei diritti comunitari e stabilì

che la tassa non era ammissibile perché considerata una forma di

dazio doganale e in quanto tale inammissibile dalle norme

comunitarie che individuano nella comunità europea il mercato

libero. La comunità europea esercita delle tasse sugli enti esterni

dall’Europa. L’Italia è l’ultimo paese per rispetto delle sentenze della

corte giustizia europee e ogni sentenza non rispettata ritiene una

multa. L’Italia si adegua alla corte di giustizia nel 1998 (dopo 30

anni) con la legge 88 con cui modifica il regime. Prima della legge

del ’98 l’unione europea emanò dei provvedimenti perché si resero

conto che non si potevano trattare i beni culturali come beni comuni

ed emanò un regolamento comunitario che introdusse la licenza di

esportazione, atto necessario a consentire l’esportazione fuori dai

confini comunitari (1992). Lo stesso regolamento introdusse atti a

coordinare le leggi dei vari stati membri come sull’individuazione del

bene perché se la natura giuridica dipende dal bene culturale alcuni

oggetti possono esserlo per le leggi italiani ma non per quelle di

altre nazioni. Allora il regolamento ha introdotto criteri per

l’armonizzazione per esempio attraverso la realizzazione di un

allegato con tipologie di beni culturali validi per tutti gli stati. Nel

1993 la comunità europea ha emanato una direttiva comunitaria

che devono essere recepite dagli stati membri con altre leggi e si

occupa della restituzione del bene culturale che sono illecitamente

usciti in altri stati. Inoltre la direttiva ha ulteriormente affinato la

questione delle tipologia dei beni culturali, introducendo l’allegato A.

nel 1998 lo stato italiano ha finalmente applicato tutte queste

innovazioni e quindi ha eliminato la tassa di esportazione negli stati

extracomunitari e che non fanno parte dell’unione europea. L’Italia

è uno stato che ha confini intracomunitari ed extracomunitari per

questo la legge del ’98 ha introdotto la licenza di esportazione.

L’attestato di libera circolazione e la licenza di esportazione devono

essere cumulabili.

Nell’articolo 64 bis è annunciato che lo stato deve controllare la

circolazione del bene culturale per non depauperarlo. Il codice

distingue tra due istituti: l’uscita definitiva e l’uscita temporanea.

L’esportazione definitiva è una forma rischiosa per l’integrità del

patrimonio perché porta ad un depauperamento definitivo, il

legislatore tratta con molto rigore con questa uscita e lascia più

spazio all’uscita temporanea. L’uscita definitiva è vietata ai soggetti

mobili previsti dall’articolo 10 comma 1, 2,3. Nel caso dei beni di

privati il divieto può decadere se vi è un’autorizzazione, cose che

siano di interesse culturale ( non di particolare interesse). Questo

consenso è dovuto al fatto di non esercitare una pressione troppo

forte sul privato rispetto agli enti pubblici. Nel caso del bene

pubblico l’uscita definitiva è sempre vietata.

Nel caso dell’uscita temporanea sia che si tratti di beni pubblici o

privati può avvenire.

INTERESSE-POTERE

Lo stato contemporaneo nella sua complessità (separazione dei

poteri) il cittadino che si vede oggetto di un cattivo esercizio di un

potere può ricorre al giudice per avere giustizia. Anche il giudice è

lo Stato.

Lo strumento in base al quale lo stato individua un interesse

pubblico o attribuisce il potere a qualcuno è la legge, cioè il diritto.

La legge è votato dal parlamento che è espressione della sovranità

popolare. Con la legge si attribuisce il potere in vista dell’interesse

pubblico che va curato (sicurezza).

Inoltre il potere si estrinseca attraverso degli atti amministrativi.

Può cambiare anche il tipo di potere che si esercita, potendo essere

di varie forme:

Potere discrezionale, attività cioè non iscrivere alla facoltà di

- numero aperto

Potere vincolato, passare l’esame o no

-

La legge spesso non da tutte le direttive di come si deve esercitare

quel diritto e allora subentra il concetto di interesse pubblico.

Lo sviamento di potere, cioè adottato ma usato per un altro scopo e

non per quello che è stato emesso.

IL CODICE DEI BENI CULTURALI

Oggi l’interesse pubblico collegato alla tutela dei beni culturali è

contenuta in un atto legislativo dello stato che è il numero 42 del

2004, definito “Codice Urbani” dal nome del ministro che all’epoca

era in carica per quel settore di competenza.

Il codice è un testo normativo che, a differenza di altri, concentra

una serie di discipline. Concetto di “codice” ottocentesca che nasce

e si sviluppa con l’epoca napoleonica. Invece di avere tante leggi si

racchiudono tutte queste normative in un unico testo, che sarà più

agile per il giudice e per i cittadini. Composto da 184 articoli

organizzati secondo un certo criterio che rispecchia l’idea generale

dei compilatori del codice.

Il codice è diviso in tre grandi parti:

PARTE I: disposizione generale da 1 a 9 (fondamentali)

PARTE II: dedicata ai beni culturali fatta dal 10 al130

PARTE III: dedicata ai beni paesaggistici

[PARTE IV: sanzioni]

Il principio è che esiste un patrimonio culturale che è composto dai

beni culturali e dai beni paesaggistici racchiuse in un unico testo la

normativa di due classi di bene diverse tra loro. Prima nelle leggi

Bottai c’erano due distinte leggi per entrambi i temi. L’idea è quella

in base alla quale il tipo di emozione che viene data dal godimento

di un’opera d’arte o di un belvedere è la stessa. Quindi l’interesse

sotteso è lo stesso e possiamo anche usare uno stesso testo

normativo. Lo stesso concetto di bene culturale è una creazione del

diritto ed è composto da due cose: una parte materiale e una parte

immateriale.

Il bene culturale è sempre una cosa, un oggetto che abbia una

forma ma c’è anche un parte immateriale costituita da un giudizio di

valore.

Nel momento in cui quel bene diventa culturale sono diversi i diritti,

e obblighi cioè tu non puoi fare ciò che vuoi di un bene culturale. In

questo punto l’interesse pubblico e l’interesse privato si

confrontano.

Il bene culturale dal punto di vista giuridico viene deciso se è un

bene da conservare.

LEGISLAZIONE

Il diritto conosce vari tipi di proscrizioni: divieti, obblighi di fare

(pagare le tasse) ecc.

La tutela in senso giuridico di un bene culturale si sostanzia con

questi strumenti del diritto.

Misure di protezione:

- divieti assoluti, che valgono sempre

- divieti relativi

I primi li troviamo all'articolo 20 del codice

Alcuni beni come gli archivi, una volta individuati come tali non

possono essere separati o distrutti.

Un'altra categoria dei divieti sono legati all'articolo 21, divieti che

possono essere rimossi da un'autorizzazione del Ministero. La

legge individua quali comportamenti possono essere consentiti e

cioè la rimozione o demolizione che avviene allo stato di pericolo

( palazzo pericolante) quindi necessita di un intervento per garantire

la sicurezza pubblica, può essere autorizzata la demolizione con la

successiva ricostruzione.

Può essere autorizzato anche lo spostamento dei beni culturali

(come dice il comma 2) è possibile se uno deve, per esempio,

cambiare dimora non si può lasciare il bene nella sede bisogna fare

una denuncia al sovrintendente che ha trenta giorni di tempo per

emanare le prescrizioni perchè il bene non subisca danni nel

trasporto. Abbiamo un fascio di atti e provvedimenti di vario genere

comunicazione, autorizzazione o denuncia che sono tre cose

distinte. Al comma 4 il codice dice che per fare qualsiasi cosa ad un

bene culturale deve essere autorizzato dal sovrintendente e quindi

deve essere vincolato.

Vediamo un eccezione all'articolo 27 dove per casi di urgenza, non

si può aspettare l'autorizzazione, ma si comunica e

tempestivamente si può prevedere. L'articolo 28 prevede il potere

della sovrintendenza di ordinare la sospensione dei lavori, in

violazione dei precedenti articoli oppure condotti in difformità

rispetto all'autorizzazione. Molto importante è il secondo comma

dove si dice che spetta sempre alla soprintendenza di ordinare la

sospensione di una cosa che ancora non è un bene culturale, ma

deve essere individuato, e a questo punto la legge al terzo comma

da un massimo di trenta giorni che deve partire il procedimento di

verifica o di dichiarazione e se non succede l'ordine s'intende

revocato ( non esiste più) e fa partire il procedimento di verifica

Dall'articolo 29 ci si occupa delle misure di conservazione.

Queste sono degli obblighi di fare (obblighi facere), e non dei doveri

come nelle misure di protezione.

Queste misure sono essenzialmente quattro:

- lo studio

- la prevenzione

- la manutenzione

- il restauro

Per prevenzione si intende tutte le attività volte ad evitare situaizoni

di rischio connesse sia al bene culturale ma anche al suo contesto.

Per manutenzione si intende una serie di attività rivolti al controllo

della integrità del bene culturale e delle sue parti. Ma con il tempo

le cose si deteriorano e bisogna intervenire per mantenere le

condizioni di integrità.

Per restauro si intende l'intervento sul bene autorizzato per il

recupero del bene. Questo intervento si differenzia per la frequenza

cioè viene fatta solo in poche occasioni. Il restauro può essere fatto

solo da restauratori. Ed è un'operazione obbligatorio dove

l'interesse pubblico prevale sull'interesse privato e nessuno si può

sottrarre. Ma non è sempre stato così nella carta costituzionale

precedente (statuto albertino) si diceva che la proprietà era

assoluta e inviolata.

Due sono le cose importanti: il privato che vuole far eseguire quesi

interventi può chiedere un contriburo allo Stato. All'art 31 dice che il

restauro e gli interventi devono essere effettuati dopo aver ottenuto

l'autorizzazione. Se gli interventi sono di particolare rilevanza il

Ministero può concorrere alla spesa fino al suo intero ammontare.

L'art 38 prevede che i beni devono essere accessibili dal pubblico

per essere pagati dallo Stato. Se il privato non provvede lo Stato

può imporre interventi conservativi, divisi in quelli volontari e quelli

imposti, in base ai quali la violazione di un obbligo di fare. La legge

prevede che questo potere segua una procedura, indicata

all'articolo 33 viene stilata una relazione tecnica dove si verificano

gli interventi necessari da eseguire. Questa relazione viene inviata

al proprietario, quindi avvisato, il quale avrà la possibilità di

presentare le sue opzioni. Alla fine ci sarà un provvedimento finale,

il proprietario può presentare il suo progetto che sia simile ma meno

costoso. Se il progetto è respinto si provvede con l'esecuzione

diretta, e quindi il proprietario deve pagare per sè. Se gli interventi

sono di particolare rilevanza il Ministero può intervenire a tutta la

spesa.

Molto importante è un istituto che si chiama custodia coattiva nel

caso in cui ci sono ragioni gravi per cui la conservazione del bene

non possono essere garantite e quindi deve essere custodito in un

luogo adatto

La lettera B del comma due dell’articolo 54 sono state cancellate

nel 2011. Residua solo un caso, cioè le cose mobili che siano opera

di autore vivente o la cui opera non risalga almeno a 50 anni sono

inalienabili.

PROCEDIMENTO DELL’ESERCIZIO DELLA

PRELAZIONE

Procedimento indicato nell’articolo 57 che è diventato con le

modifiche del decreto legislativo dobbiamo rifarsi all’articolo 59 e

60. La denuncia di trasferimento deve riportare delle precisazioni

per avere la tracciabilità del movimento del bene culturale.

La prelazione artistica è una azione coattiva che il Minstero può

porre in essere per acquisire il bene culturale e questo esercizio è

motivato dal fatto che ritiene utile il bene per il demanio cultura. Il

Ministero può ritenere che la vendita possa avere effetti negativi o

metterlo in una condizione di rischio rispetto ai motivi di tutela. I

criteri di questa alienazione sono particolari e rendono la prelazione

artistica diversa dalle forme di prelazione che sono di due tipi:

legale e convenzionale. La seconda si trova nei rapporti giuridici

contrattuali ed ha una modalità di azione diversa da quella artistica

( come il contratto dell’affitto di un immobile) in questa prelazione


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storia92

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia e tutela dei beni archeologici, artistici e librari
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher storia92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione dei beni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Nardella Dario.

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