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Il capolavoro sconosciuto

Honoré de Balzac “Balzac morì a cinquant'anni logorato dal lavoro, dal pensiero e dalla passione; quella passione, voglio dire, ch'egli aveva profuso nel suo immenso progetto e che lo aveva dominato come una punizione degli dei”. H. James, La lezione dei maestri

Il romanzo francese dell'Ottocento

L’autore

Honoré de Balzac nacque nel 1799 a Tours, in Francia, da una famiglia borghese abbastanza agiata, studiò giurisprudenza a Tours e successivamente si trasferì con la famiglia a Parigi. All'età di vent'anni scoprì la sua vocazione per la letteratura, anche se le sue opere iniziali non furono molto apprezzate dalla critica, a tal punto che lo scrittore si dedicò ad altre attività divenendo tipografo ed editore, decidendo di acquistare perfino una fonderia di caratteri da stampa, ma anche questi tentativi commerciali precipitarono ben presto nel fallimento. Nel 1822 Balzac conobbe Louise-Antoinette-Laure Hinner, una donna ormai matura che rimase accanto all'artista affettivamente, incoraggiandolo a perseguire la sua strada di scrittore nonostante tutte le difficoltà. A lei dedicò nel 1835 Le lys dans la vallée - “Il giglio nella valle”.

Balzac era un accanito frequentatore di salotti, appassionato di nobildonne che esaltavano il suo snobismo e perseguitato dai molteplici debitori per eccessive speculazioni errate, riuscì nonostante ciò a realizzare, anche se per un breve lasso di tempo, i suoi desideri di ricchezza e di ascesa sociale dati dall'amore per la baronessa polacca Eva Hanska, con la quale ebbe una relazione epistolare avvenuta nel 1835, e che successivamente conobbe alla fine di settembre del 1833, soggiornando presso di lei a Ginevra. Balzac la sposò pochi mesi prima della sua morte; il sentimento in Eva Hanska però non era autentico, era solo nato per "un gioco di salotto", questo Balzac non lo seppe mai.

Nel 1834 Balzac concepì l'idea di fondere la sua intera produzione narrativa in un'unica opera a dir poco magistrale, una panoramica della società del suo tempo, con l'obbiettivo di descrivere in maniera esaustiva la società francese contemporanea, o come definì l'autore stesso “fare concorrenza allo stato civile”; si tratta de La Comédie humaine - La commedia umana, che è stata definita la più grande costruzione letteraria di tutta la storia dell'umanità. Quest'opera ha una profondissima veridicità tanto da aver portato il filosofo Friedrich Engels a dichiarare di aver imparato più dal “reazionario” Balzac che da tutti gli economisti. La “Commedia umana” suscitò profondo interesse ed influenzò molti intellettuali da Gustave Flaubert a Emile Zola, fino a Marcel Proust e a Jean Giono.

Tutto in quest'opera è tessuto da molteplici ragionamenti coinvolgenti e a tratti anche bizzarri, tutto il pensiero di Balzac corre lungo la penna senza riuscire quasi a seguirne la rapidità. Balzac vede nelle pressioni sociali l'origine delle varie differenziazioni dei tipi umani, che vuole poter descrivere e classificare. In principio l'opera doveva comprendere 150 romanzi divisi in tre filoni principali: "Studi di costume", "Studi filosofici" e "Studi analitici". Il primo gruppo era composto da opere già concluse ed è suddiviso in sei scene, che rappresentavano la vita privata, di provincia, parigina, militare, politica e di campagna. Questi romanzi raffiguravano molti personaggi, quasi duemila, alcuni dei quali venivano rappresentati in maniera ricorrente nelle varie vicende, con l'obbiettivo di poter dar vita a una serie di intrecci tra i singoli volumi. Il progetto venne però concluso per due terzi. Ricordiamo gli episodi più celebri: Illusioni perdute - 1837-43, La cugina Bette - 1846, Ricerca dell'assoluto -1834 e Il capolavoro sconosciuto.

Nel 1845 Balzac ricevette la Légion d'honneur. Viaggiò con la sua amata Hanska e la figlia di lei in Germania, Alsazia e Turenna. Successivamente nel 1849 Balzac, malato e sofferente, soggiornò in Ucraina, presso Eva Hanska. Ebbe continue crisi, accentuate, molto probabilmente, dalla forte delusione avuta dal non essere stato accolto all'Académie Française. Balzac aveva un'enorme potenza, caratterizzata da diverse sfumature, una potenza di natura ricca, copiosa, consistente di idee e di invenzioni che non stancano mai.

Amava molto leggere e lo faceva con una rapidità prodigiosa ed era animato da una profonda passione per la sua opera, come se in un certo senso ci abitasse al suo interno; i personaggi che ruotavano intorno alla sua opera, La Commedia umana, appartenevano a ogni classe e assumevano ogni tipo di qualità, li dotò di vita, si mescolavano ai personaggi della vita reale, che agli occhi di Balzac apparivano come una copia sfocata dei suoi. Li vedeva, li palpava, li citava come a ogni proposito come personaggi che abitavano nella sua intimità; ebbe la magistrale bravura di crearli in carne ed ossa. Tutti i suoi personaggi lo circondavano. Quando Balzac vede i personaggi è già profondamente attratto da loro. Essi appaiono subito colmi di tutte loro caratteristiche. Ogni singolo gesto o tratto interiore ed esteriore, ogni virtù o vizio che essi possiedono, ogni tono di voce e ogni segreto che sta nei loro petti, è indice di profondo interesse per Balzac, come se in qualche modo lo dominassero, lo riguardassero nel profondo un qualcosa che ha enorme significato e valore nei confronti della rappresentazione.

Nel 1850 Balzac si presentava molto prostrato nel fisico: il 14 marzo riuscì a coronare il suo sogno d'amore nei confronti di Eva Hanska sposandola. Il 18 agosto Balzac si spense.

L'opera

L'opera che andremo di seguito a analizzare sarà Il capolavoro sconosciuto, su cui Balzac lavorò ossessivamente per sedici anni, lasciandoci cinque stesure. Il capolavoro sconosciuto è un racconto breve ma di estrema e singolare densità che ha saputo suscitare profonde riflessioni ed emozioni nell'ementi di numerosi protagonisti del Novecento. Inizialmente l'opera compare in due puntate, il 31 luglio e 7 agosto 1831 sulla rivista Artiste, sottotitolato “Conte fantastique” e successivamente nello stesso anno viene inclusa nella raccolta in tre volumi Romans et contes philosophiques - Romanzi e racconti filosofici.

Alcuni anni dopo, nel 1837, compare la terza versione con il sottotitolo “Etude Philosophique”; numerosi commentatori tra i quali Italo Calvino si riferiscono a questa edizione come a quella definitiva. Nove anni dopo nel 1846 Balzac inserisce la sua opera nella raccolta Comédie humaine - La commedia umana in una versione pressapoco identica a quella del 1837. Successivamente Balzac nel 1847 apporta alcune significative varianti all'opera includendo il racconto nel volume Le provincial à Paris - Provinciali a Parigi ed è qui che il titolo di tutto l'intero racconto viene trasformato in “Gillette”. Ma fin dalla prima apparizione Il Capolavoro sconosciuto è già diventato una leggenda. In quest'opera Balzac, maestro del romanzo realista e grande osservatore dell'evoluzione del pensiero e dei costumi, analizza molto accuratamente i misteri che ruotano intorno alla psicologia umana, concentrandosi in particolar modo sulla creazione artistica e sull'incapacità da parte del pubblico di riconoscere ed apprezzare la rivoluzionaria originalità del genio. Balzac intuisce ben presto dove approda il ragionare e l'arrov...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

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