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Honoré de Balzac Appunti scolastici Premium

Appunti di Letteratura francese della prof.ssa Zanola su Balzac: Honoré de Balzac - Papà Goriot, Scrittore francese, analisi letteraria, Una famiglia senza calore, Vita privata e ispirazione, Giornalista politico, Dal feuilleton al romanzo balzacchiano.

Esame di Letteratura francese docente Prof. M. Zanola

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l’àncora nel presente, gli permette di riflettere sulle sue scelte politiche (vira verso il

legittimismo nel 1831), modella la sua scrittura e soprattutto lo lancia nel Tout-Paris del

momento. Il successo sembra arrivare: «La pelle di zigrino», racconto filosofico nella

Parigi del 1830, è salutato dai letterati che contano.

Il successo

Assecondando le tendenze mondane e la propria inclinazione, Balzac, a poco più di

trent’anni, raggiunge il successo. I suoi sogni d’integrazione e di riconoscimento sono così

intensi che lo conducono a frequentare gli ambienti aristocratici (il “monde”, cui aspirano

tutti coloro che la nascita ha posto nei ranghi inferiori, nel démi-monde) e a volere per

amante la marchesa di Castries.

La nuova reputazione d’esperto in cuori femminili gli vale il ricevimento, nel 1832, di una

lettera poeticamente firmata “la straniera”. È di una contessa polacca, Eva Hanska,

coniugata e dimorante in Ucraina: l’inizio di una storia romantica, che durerà fino alla

morte dell’autore.

Per intanto, Balzac vive nel lusso, si veste come un dandy pur non avendone il fisico,

spende con superiorità gli anticipi versatigli per le opere che non ha ancora scritto, salvo

poi sfinirsi per consegnarle nei termini contrattuali. Corre appresso al proprio tempo,

dietro le illusioni del mondo. Lavora diciotto ore al giorno, beve torrenti di caffè, e rasenta

la pazzia nel giugno del 1832. Parzialmente autobiografico è a tal proposito, il romanzo

«Louis Lambert» che porta i segni di questa crisi: Louis, figura d’intellettuale ferito,

esaltato, romantico, muore pazzo. Ma tutti i suoi personaggi maschili sono febbricitanti: c’è

dietro la Francia di Luigi Filippo, di Guizot, dell’ascesa del capitalismo certamente, ma c’è

dietro anche il delirante, il “romanzesco”, l’enorme Balzac.

Creazione di un universo

I romanzi si succedono vertiginosamente (due, tre all’anno), sono le prime fondamenta

della mitologia balzacchiana e della sua visione singolare del proprio secolo. A «Louis

Lambert» risponde, nel 1833, l’utopia de «Il medico di campagna»: pianificare, per

arginare le forze distruttive del desiderio; agire collettivamente, per sostituire alle passioni

individuali l’ordine collettivo. La Rivoluzione, per Balzac, lungi dall’ aver messo termine

alle ingiustizie ed alle disuguaglianze, le ha rafforzate. Ha escluso, marginalizzato

migliaia di persone: eroi “popolari”, criminali per fame, giovani senza futuro, donne liberate

ma indebolite dalla legislazione napoleonica. Il mondo moderno è duro; gli uomini e le

donne vi soffrono. Il liberalismo è una menzogna che ha favorito l’aumento degli egoismi e

la morale degli interessi. «Il medico di campagna», Benassis, è un cuore ferito, che

avendo sofferto, è capace di riflettere in modo critico sulla società in cui vive: ciò che c’è

più di romantico in Balzac, è l’evidenza che il dolore fonda la coscienza. Dello stesso

spirito - per ritornarne al tema delle forze distruttive della società contro l’individuo-,

partecipa «La ricerca dell’assoluto», ricerca di un lucido folle smarrito nel mondo “reale”.

A quest’universo reale, lo scrittore volge sempre più le sue attenzioni: le prime “scene

della vita di provincia”, «Il curato di Tours» apparso nel 1833, e l’anno successivo,

«Eugénie Grandet» e «L’illustre Gaudissart», ne sono testimonianza. Balzac scrive e

pubblica rapidamente: una circolarità di situazioni e di tipi emerge nella fitta schiera dei

suoi romanzi. Nel 1833, ipotizza di fare ritornare dei personaggi già creati nei suoi

romanzi precedenti. Idea “brillante” secondo l’interessato stesso, che permetterà di

mostrare l’unità di ciò che, nato della stessa urgenza artistica, potrà diventare un affresco

del mondo moderno. È nel «Papà Goriot» (1834 -1835) che Balzac mette per la prima

volta in pratica quest’innovazione, le cui conseguenze saranno fondamentali per

l’invenzione della «Commedia umana». I Rastignac, i Rubempré, diventeranno gli eroi

mobili di una saga sociale che non ha eguali nella narrativa moderna.

L’organizzazione di un sistema

Tuttavia, mentre rafforza la sua relazione con la signora Hanska (la raggiungerà a Ginevra

nel 1834, a Vienna nel1835), Balzac ne allaccia un' altra, con la contessa Visconti.

Continuando a fare “affari”, compera un giornale, «La cronaca di Parigi». E scrive sempre

più forsennatamente, al punto, questa volta, di mettere seriamente a repentaglio la salute:

dopo la pubblicazione de «I gigli nella valle», nel 1836, è vittima di un attacco. Anno

terribile per lui: mentre viaggia in Italia, Balzac apprende della morte della Signora de

Berny, quella che chiamò sempre “Dilecta”; «La cronaca di Parigi» fa fallimento, e Balzac

affronta un pesante processo con l’editore Bulloz.

Dal feuilleton al romanzo balzacchiano

Alla fine del 1836, si getta in una nuova avventura giornalistica e letteraria facendo uscire

su «La Presse», in dodici puntate, «La Vielle fille». Era l’inizio del «roman-feuilleton»

ossia di quel romanzo di diffusione popolare, che veniva pubblicato nell’ultimo foglio (da

dove il termine) dei quotidiani allo scopo di uncinare il lettore, con la storia narrata a

puntate, all’acquisto del giornale medesimo. Balzac non poteva restare estraneo ad

alcuna delle invenzioni del suo tempo in questo settore: volle per sé fino alla morte un

destino di scrittore popolare, di giornalista, di editore.

Questa nascita del «roman-feuilleton», nuovo strumento per un nuovo pubblico, coincide

con il pieno controllo di quello strumento che egli ha messo a punto: il romanzo

balzacchiano, quello ciclico coi personaggi che ritornano. Apre anche l’ultima fase della

“carriera” di Balzac e fornisce ad uno dei suoi più famosi romanzi, «Illusioni perdute», le

esperienze ancora fresche appena vissute: la potenza della stampa e il ruolo di

un’opinione pubblica con la quale occorrerà fare i conti; commercializzazione,

industrializzazione dell’impresa letteraria; circolazione delle idee e delle merci,

“commercio” dello spirito. La composizione e la pubblicazione delle «Illusioni perdute» si

protrae per sette anni (1837 -1843), fatto che non comporta una diminuzione dell’attività

creativa di Balzac: dal 1837 alla morte, avvenuta nel 1850, scrive più di 23 romanzi, tenta

anche la scrittura per il teatro e prova ancora ad avere il “suo giornale”, la «Revue

parisienne» (tre numeri). I romanzi di questo scorcio finale della sua vita sono quelli che

la posterità ha più amato: « César Birotteau », (1837) «La cugina Bette» (1846) «Il cugino

Pons» (1847), passando per « Une ténébreuse affaire », «Le memorie da due giovani

spose» (1841) o «Splendori e miserie delle cortigiane» che chiude la vicenda di Lucien de

Rubempré iniziata nelle «Illusioni perdute». Alcuni dicono che è il rabbuiarsi definitivo di

un mondo che il movimento romantico aveva mostrato sotto le sue due facce, luce e notte:

e che adesso altro non è che notte.

Ma è a partire da questo perfetto controllo della tecnica narrativa che Balzac realizza una

formidabile macchina romanzesca: nel 1841 appare in un contratto il titolo di «Comédie

humaine». Nel 1842, Balzac redige la prefazione, dove chiarisce le sue intenzioni

sull’organizzazione dell’immensa materia narrata. È nel 1845 infine che elabora l’indice

completo della sua “Commedia”, umana, visto che altri hanno scritto quella “divina”. Così

come la concepisce nella sua totalità è formata da 137 romanzi, con quasi di 2.000

personaggi (46 romanzi sono restati allo stato di progetto o di semplice schizzo

preparatorio).

Gli ultimi anni

Nel frattempo, con la morte del marito della signora Hanska, il sogno cominciato sette anni

prima poteva compiersi: nel 1843, Balzac parte alla volta di San Pietroburgo per

raggiungervi la sua Eva, lasciando dietro di sé una scia di debiti che rischiano di farlo

arrestare. Ritorna per trovare il suo lavoro, i suoi debiti, la sua fuga perenne, ma il medico

gli diagnostica una meningite cronica. Viaggia molto attraverso l’Europa con la sua

Straniera, da cui spera anche di avere un bambino (ma la signora Hanska, che nel 1846

ha già quarantacinque anni, non condurrà a termine la sua gravidanza), e trascorre i suoi

ultimi due anni tra la Francia e l’Ucraina. La rivoluzione del 1848 gli ispira soltanto

riflessioni negative, e, candidato alla Académie Française al seggio di Chateaubriand,

ottiene soltanto due voti. Sposa la signora Hanska il 14 marzo 1850, in Ucraina. A fine

giugno, non può più scrivere. Esausto, rientra a Parigi, per morirvi il 18 agosto. Hugo, che

pronunciò il suo elogio funebre al Père-Lachaise, riporta in «Cose viste» il breve scambio

che ebbe con il ministro dell’Interno. Mi dice: « Era un grand'uomo». Gli dico: «Era un

genio».

L’invenzione balzacchiana del romanzo

Balzac è l’inventore del romanzo del mondo moderno, cioè del mondo dopo la

Rivoluzione. Durante tutto il XIX secolo, e durante una buona parte del XX, i romanzieri

francesi e stranieri si sono pronunciati per o contro ciò che è rapidamente diventato il

“modello balzacchiano”. Questo romanzo è totale - Balzac rivendicava lo spirito

sistematico contro la tentazione del “mosaicismo” - nel senso che egli si vanta

esplicitamente di un’ipotesi scientifica: Balzac vuole elaborare la tassonomia e la

classificazione dei tipi umani, come Cuvier o Geoffroy Saint-Hilaire facevano per le

specie animali. Crede che il corpo sociale sia identico alla fauna naturale. Ritiene anche

che il lavoro dello scrittore, simile in ciò a quello stesso dello scienziato, sia di descrivere e

spiegare: «Dovrà essere cercata all’interno della stessa società la ragione delle sue

dinamiche», afferma nella prefazione della «Comédie humaine».

La realtà storica e sociale

L’ambiente dove questo programma estetico deve compiersi è quello della realtà storica e

sociale: romantico, Balzac sa che, dopo la Rivoluzione, ogni uomo, potente o umile, è

entrato da protagonista nella storia. La storia dà a ciascuno la forma del suo destino;

dispone dei cuori, delle scelte che si credevano personali. Avanza, ed ha un senso:

scrivere il passato serve a comprendere il presente, o anticipare il futuro. La storia, trama

del testo, è anche la vera finalità della poetica balzacchiana; “storico fedele e completo”,

“più storico che romanziere”, ma capace di trionfare dove la storia fallisce: «Ho fatto

meglio dello storico, perché sono più libero», così Balzac si raffigura affermando ancora

che il suo ruolo è di fare l’inventario della società francese e di essere il “segretario” di

questa società.

Che essa sia recente (epopea napoleonica, Restaurazione), appena distante nel ricordo

(guerra di Vandea), o anche contemporanea (Monarchia di Luglio), la storia è ovunque:

fondo, forma, dinamica del testo. Per afferrarla, il migliore strumento è il romanzo: poiché il

romanzo, grazie a Balzac, è un genere totale, che contiene tutto, «l’invenzione, lo stile, il

pensiero, la conoscenza, la sensazione». Flessibile, realistico o visionario, con lo sguardo

teso a cogliere l’universale o il particolare, l’artista può tutto dire e tutto illuminare, fare

concorrenza non solo allo “stato civile”, ma alla scienza: analogico e deduttivo come

essa, e come essa preso d’accessi di verità.

Una concezione globale

Dacché «ogni romanzo è soltanto un capitolo del grande romanzo della Società»

(prefazione di «Illusioni perdute»), ne consegue che l’organizzazione globale di tutti i suoi

libri doveva essere, per Balzac, lo strumento perfetto di quest’espressione totale del reale.

Aveva una visione filosofica globale della vita, predominata dall’idea della concentrazione

necessaria sull’energia, perlopiù individuale contrapposta alle forze collettive della società

e della storia. Ogni individuo, per Balzac, possiede infatti una certa quantità d’energia che

l’azione o la volontà utilizzano. Che si eserciti dentro di sé o nel mondo esterno, il

desiderio guida l’essere. Quest’idea forte già suggeriva a Balzac una concezione

centripeta della sua opera. Ragionava per insiemi, per grandi movimenti, per strutture. La

«Commedia umana» è la sistematizzazione della sua filosofia: nel 1833 escogita

l’invenzione del “ritorno dei personaggi”, messa in atto nel «Papà Goriot».

Studi del mondo moderno

Nel 1834, Balzac concepisce di dare un ordine a tutta la sua opera dividendola in tre

parti: “studi di costume”, “studi filosofici”, “studi analitici”. Nel 1835, cercando un titolo per

l’intero progetto, pensa a “studi sociali”. Nel 1842 infine, trova il titolo di “ commedia

umana” e redige la prefazione famosa dove spiega la sua visione "zoologica" dei tipi

umani. Questo titolo, dall’ambizione sproporzionata, ricorda che il mondo è un vasto

teatro dove gli uomini svolgono, alla meno peggio, il loro ruolo prima di morire, ma designa

anche l’opera come il modello fittizio attraverso il quale il romanziere penetra nei

meccanismi e li rivela. Poiché tale è la sfida: smontare, dimostrare, appassionatamente

svelare. Condurre a termine il lavoro di scavo e di disvelamento dei “moralistes” classici

del Grande Secolo, ma coniugare questo lavoro di estrema raffinatezza intellettuale coi

mezzi dozzinali e popolari offerti dal genere romanzo. Gli “studi dei costumi” dovevano

rappresentare “tutti gli effetti sociali”, tracciare “la storia del cuore umano punto a punto”.

Dopo gli effetti, le cause: gli “studi filosofici” diranno “perché le sensazioni, perché la vita”.

La ricerca dei principi infine era riservata agli “studi analitici”. A edificio ultimato, Balzac

avrebbe scritto le “Mille e una notte dell’Occidente”, secondo la sua espressione.

Le “Mille e una notte dell’Occidente”

Occorre prendere questo delirante progetto sul serio. Penetrare nella Commedia umana,

è, in effetti, superare una soglia magica: dal fondo della provincia francese emergono

figure reali e fantastiche, individualizzate all’estremo e tuttavia tipiche. Giovani ambiziosi

che il miraggio parigino strapperà alla loro monotonia, giovani donne distrutte da usurai

folli, vegliardi smisurati, donne di trenta anni che dispongono di riserve infinite d’amore,

celibi, nobili rispettabili ma smarriti nel ricordo di altre età, filantropi disperati venuti a

cercare l’ombra ed il silenzio... Dietro le persiane chiuse, nelle dimore minuziosamente

visitate, descritte - poiché, per Balzac, i luoghi producono e rivelano le persone -, drammi

si annodano, rancori e odi serpeggiano, passioni si scatenano.

A una provincia delle eredità, dell’accumulo dei beni, dell’ombra e delle fortune

sedimentate risponde una Parigi in piena metamorfosi, scintillante. Città di tutte le

tentazioni, di tutte le possibilità e di tutti i fallimenti. Città abbagliante, fantastica sotto la

penna balzacchiana. Inferno, vero dio del mondo di Balzac, dove si fissano i valori degli

uomini e delle cose (dove «dietro ogni angolo si nasconde un interesse») dove s’aggirano

le più belle donne, dove i bellimbusti fanno le loro uscite e dove riescono soltanto gli

squali, i lupi cervieri del mondo moderno.

La Commedia umana: più di 2.000 personaggi, centrifugati negli interessi, nelle passioni,

nelle sofferenze; lacerati dalla vanità , l’ambizione, l’egoismo... Poiché le “Mille e una

notte dell’Occidente” di Balzac sono politiche, sociali, economiche! Alla magia dell’Oriente

risponde la realtà dell’Occidente.

Il realismo balzacchiano

Il realismo balzacchiano - alcuni hanno detto la “volgarità” balzacchiana - è fatto

inizialmente di una convinzione: la realtà è afferrabile dalla la scrittura. Poiché, per Balzac,

essere realistici non è riprodurre “la ” realtà. Quale allora?


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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (BRESCIA - MILANO)
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