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Appunti integrati esame di relazione tra pari – Prof. Gini 2020/2021

Spisto Sara

Riassunto esame relazioni tra pari e interventi nelle scuole

Riassunto del libro con integrazione appunti presi a lezione + slide

Cos’è il bullismo?

Il bullismo è una forma di comportamento aggressivo, persistente nel tempo, caratteristico di relazioni tra coetanei in cui è presente un’asimmetria. Si tratta di un fenomeno che comporta conseguenze durature e può essere definito come abuso sistematico di potere. Per essere definito bullismo, questo deve avere tre caratteristiche fondamentali:

  • L’intenzionalità del bullo di attuare comportamenti aggressivi con finalità di provocare danni fisici o psicologici alla vittima ed acquisire una certa posizione dominante nel gruppo.
  • La persistenza nel tempo: si tratta di un comportamento ripetuto e prevedibile.
  • La dimensione del potere sociale. I comportamenti aggressivi sono sempre caratterizzati da un’asimmetria nella relazione bullo-vittima, in cui il bullo detiene più potere e la vittima subisce la situazione poiché non riesce a difendersi.

Ci sono diverse forme di bullismo, in base alla modalità di attacco e al target:

  • Esistono forme di bullismo dirette, in cui il bullo aggredisce la vittima in maniera aperta, con comportamenti aggressivi, ferendola fisicamente o verbalmente.
  • Esistono anche forme di bullismo indirette, in cui il bullo non affronta la vittima apertamente, bensì cerca di danneggiarlo indirettamente, escludendolo dal gruppo dei pari, diffondendo false voci su di lui/lei, etc. In questo caso possiamo parlare di prepotenze strumentali (furto o danneggiamento di beni personali) o di prepotenze sociali (escludendolo dal gruppo o manipolando le relazioni all’interno del gruppo).

Lo status sociale

Lo status sociale ci permette di comprendere la composizione del gruppo, anche se non rappresenta una vera e propria caratteristica individuale, necessariamente stabile nel tempo e nei diversi contesti, ma anzi dipende dal gruppo in cui esso viene misurato e può cambiare da un gruppo all'altro. In altri termini, lo status rappresenta la relazione tra l’individuo e un determinato gruppo.

Misurato tramite le tecniche sociometriche - sociogramma: rappresentazione in forma di diagramma dei rapporti fra i membri di un gruppo sociale. Indice di percezione di stato - nelle scelte rapporto esistente tra il numero di scelte di cui un individuo ritiene di essere stato oggetto ed il numero delle scelte realmente ottenute. Un individuo ha una buona percezione della qualità delle proprie relazioni in fase di avvicinamento con gli altri (scelte) quanto più il valore di questo indice si avvicina a 1.

Per poter capire come lo status sociale influenza i fenomeni di bullismo, abbiamo da considerare i diversi gradi di status, con la considerazione che si ha del membro all’interno del gruppo. All’inizio della sociometria, era possibile solo indicare lo status come meno o più popolare, poiché poteva essere espresso solo su un continuum monodimensionale. Con il tempo si è cominciato ad avere la necessità di differenziare in due categorie coloro che erano in uno stato di minore popolarità. All’interno della categoria dei bambini poco popolari abbiamo:

  • Rifiutati – che sono poco popolari e apertamente rifiutati – questi bambini generalmente hanno molti comportamenti distruttivi, sono polemici, loquaci, estremamente attivi, cercano di approcciare gli altri, ma hanno anche tendenze antisociali. Non sono molto bravi nel gioco cooperativo e non condividono molto, di conseguenza giocano molto da soli e hanno spesso comportamenti inappropriati.
  • Trascurati/neglected – coloro che non sono apertamente rifiutati, ma sono molto popolari – si tratta più concretamente dei bambini timidi, che raramente sono aggressivi, ma che comunque giocano da soli, perché evitano le interazioni, soprattutto face to face, magari possono partecipare più facilmente a giochi di gruppo, perché in fondo non hanno molti comportamenti antisociali.

Oltre a queste due categorie, c’è il profilo del bambino popolare, generalmente caratterizzato da alti livelli di gioco cooperativo, si trova bene anche nelle interazioni diadiche. Sono visti come buoni lider, hanno un aspetto fisico attraente e sono poco aggressivi. All’interno del gruppo dei pari, inoltre, si costruiscono due strutture distinte e non sempre contrapposte. Si tratta di una struttura di affiliazione, caratterizzata da legami affettivi, armonia, cooperazione, amicizia e riflette la somiglianza tra i membri del gruppo; poi c’è anche una struttura di dominanza, in cui ci sono caratteristiche di conflitto, competizione, che riflette le relazioni di potere dei gruppi. La dominanza è la differenza naturalmente esistente nella posizione, rispetto all’accesso e al controllo delle risorse, tra i membri dello stesso gruppo. Ci sono membri che hanno più risorse, come affetto, status, o una relazione più stretta, o ancora la disponibilità di qualcun altro.

Le categorie di individui più dominanti sono:

  • Competitori efficaci, che usano la forza e l’aggressività come strategia privilegiata, per poter ottenere una posizione di dominanza e risorse.
  • Bravi cooperatori, che raggiungono gli stessi risultati con strategie positive.

La posizione di un individuo in un gruppo può essere definita non solo dal grado in cui è accettato e benvoluto (popolarità sociometrica), ma anche dal grado in cui risulta visibile rispetto agli altri membri del gruppo ed è influente sulle opinioni e le decisioni del gruppo (Purkhust & Hopmeier, 1998) - Popolarità percepita.

Le differenze di genere nel bullismo

I diversi studi hanno portato a individuare stili aggressivi diversi che caratterizzano il bullismo maschile e quello femminile. I ragazzi utilizzano principalmente modalità dirette, mentre le ragazze utilizzano modalità indirette e manipolative. Le ragazze attribuiscono più importanza alla formazione dei legami emozionali con le persone. Il bullismo femminile è principalmente bullismo relazionale. Le prepotenze tra ragazze raramente saranno dirette a dimostrare la superiorità fisica, mentre saranno mirata a rompere i legami sociali ed amicizia delle vittime, dimostrando in questo modo la propria capacità di “controllare” le relazioni tra compagne e la propria leadership all’interno del gruppo.

Esistono anche altre forme di bullismo, in base all’età e al contesto come ad esempio: il bullismo raziale, omofobico, nonnismo, mobbing e il sexual harassment.

Le funzioni dell’aggressività

Prima di comprendere come possiamo interpretare il bullismo e comportamenti aggressivi, è d’obbligo chiarire le funzioni che hanno questi comportamenti.

  • Funzione Ludica – in questo caso parliamo di giochi di lotta o in generale turbolenti.
  • Funzione reattiva – si tratta di reagire a qualcosa che è successo o che credo sia successo nel contesto sociale, si tratta di mettere in atto comportamenti aggressivi sulla base di ciò che è accaduto in passato.
  • Funzione proattiva – si tratta di mettere in atto un comportamento aggressivo, senza la base di una provocazione o qualcosa che è accaduto, ma si protrae verso un fine/scopo futuro. Si può parlare di comportamento aggressivo strumentale, ossia volto all’ottenere qualcosa (es. bambini che litigano per un gioco) oppure possiamo parlare di atti aggressivi volti al raggiungimento di vantaggi o di potere nel gruppo, in questo caso parliamo appunto di bullismo (dimensione di potere).

Il comportamento aggressivo del bullo, inoltre, è caratterizzato da componenti, che sono: non solo l’intenzionalità, la durata nel tempo e la dimensione di potere, ma anche di comportamenti fatti a sangue freddo, senza impulsività, con bassi livelli di rabbia, ma soprattutto si tratta di un’aggressione non provocata dalla vittima, quest’ultima ‘’scelta’’ proprio perché incapace di difendersi. Questo differenzia un conflitto tra pari, nel vero senso della parola, dal bullismo, poiché si tratta di pari, poiché coetanei, ma ci riferiamo ad un tipo di relazione asimmetrica, in cui il bullo ha più potere (sociale o fisico) e la vittima è incapacitata a difendersi.

Le componenti cognitive ed emotive nel bullismo

La componente cognitiva – due modelli a confronto

SIT – Modello della Social Information Processing (Crick e Dodge)

Questo modello pone un presupposto molto importante: bambini e adolescenti aggressivi rispondono con un comportamento aggressivo per un’errata interpretazione degli stimoli esterni. In questo modello viene descritto il processo di interpretazione delle informazioni esterne in diversi steps:

  • L’informazione esterna, in questo caso dei segnali sociali, arrivano all’individuo.
  • Una volta ricevuta l'info si interpretano i segnali sociali, gli si attribuiscono significati, intenti e cause.
  • Dopo di che si dirige lo scopo della risposta e qui possiamo intraprendere due strade: possiamo prefiggerci un obiettivo strumentale, volto per un risvolto personale (privilegiati in coloro che vogliono mettere in atto comportamenti aggressivi proattivi); oppure un obiettivo relazione, per poter migliorare la relazione con l’individuo.
  • Una volta definito l’obiettivo, si passa a costruire la risposta, basandosi sul tipo di risposte che si hanno a disposizione in memoria, in base alle regole acquisiti e gli schemi sociali.
  • Una volta visionato ciò che si ha in magazzino e ciò che si può fare di nuovo, viene scelta la risposta più adatta in base all’obiettivo.
  • Scelta la risposta, è arrivato il momento di attuare il comportamento.

Individui reattivi – reagiscono allo stimolo poiché inteso come ostile, sono in una posizione di difesa da stimoli considerati attacchi. (ciò è dovuto ad un bias di attribuzione dei comportamenti dell’altro – per poter porvi rimedio è meglio cercare di dare alternative di risposte e arricchire le competenze interpretative)

Individui proattivi – a differenza dei reattivi non hanno un bias di attribuzione, ma rispondono in maniera aggressiva perché hanno impostato un obiettivo personale, quello di voler prevalere sull’altro o acquisire potere. Questo tipo di comportamento è rinforzato in modo circolare, più metto in atto questo genere di comportamenti, più divento competente nel farlo e scopro che funziona per ottenere ciò che voglio. (Questo genere di comportamento non può essere corretto con dei training sociali, poiché non vi è nessun deficit interpretativo, ma si tratta di una scelta di obiettivo sbagliata.)

Lo Skilled Manipulator Model, al contrario del primo, considera i bulli competenti nel manipolare le relazioni sociali per raggiungere la leadership all’interno del gruppo. A sostegno di questo modello ci sono stati diversi studi che confermano che i bulli sono dotati di una buona intelligenza sociale, che gli permette di codificare bene le informazioni che arrivano dall’ambiente sociale, ma utilizzano queste informazioni per anticipare pensieri e comportamenti degli altri, in modo da manipolare efficacemente i processi sociali sottostanti e trarne vantaggio. Si tratta in sintesi, di un profilo del bullo inteso come capace in compiti sulla teoria della mente e nel leggere gli stati mentali altrui, ma utilizzandole per acquisire più status sociale.

La componente emotiva

In particolare quella della responsività empatica. Alcuni studi hanno evidenziato, come nei bulli sia risultata carente la responsività empatica. La funzione inibitoria dell’empatia, che solitamente dovrebbe ridurre l’incidenza di comportamenti prepotenti, poiché induce a sensi di colpa, risulta carente. Questa carenza c’è sia nella sua componente cognitiva (capacità di assumere la prospettiva dell’altro), sia nella sua componente affettiva (sentire personalmente ciò che si prova ad essere aggrediti). Entrambe queste funzioni sono volte a scoraggiare la messa in atto di comportamenti aggressivi e risultano essere carenti nei bulli.

La terza area - le componenti morali

Una terza area da indagare riguarda le componenti morali alla base del bullismo, in particolare il meccanismo di disimpegno morale. Il disimpegno morale è un meccanismo che permette di disattivare il controllo morale, che solitamente permette all’individuo di sentire vergogna sociale associati ad una condotta immorale. Questo permette al bullo di comportarsi in modo immorale, senza percepire realmente la gravità di ciò che fa. Inoltre, la diffusione di questo meccanismo, come il disimpegno morale collettivo percepito, aumenta le probabilità della messa in atto di comportamenti prepotenti. Il disimpegno morale, permette:

  • Di avere una condotta immorale - giustificando i comportamenti immorali; minimizza le conseguenze di ciò che è stato fatto, per evitare di sentirsi in colpa;
  • Diffusione di responsabilità - non solo propria ma magari anche della vittima o di chi prende parte al comportamento immorale;
  • De-umanizzazione della vittima – considerando l’altro meno degno di rispetto, come se avesse un valore minore e non fosse allo stesso livello;
  • Di dare la colpa alla vittima – perché si è meritato ciò che ha ricevuto (attribuzione della colpa alla vittima) perché non siamo davvero cattivi e se da parte della vittima c’è stata una ribellione, questa può diventare anche un campo espiatorio di attribuzione di colpa.

Bandura afferma, infatti, che non è detto che apprendere le norme morali le faccia mettere in atto, perché si tratta anche di considerare il contesto in cui ci troviamo e ciò che consideriamo immorale o meno. Il pensiero morale ci fa pensare a ciò che è giusto e sbagliato in base a ciò che abbiamo interiorizzato, ma è differente dal comportamento morale perché si contestualizza.

La componente motivazionale

Alla base del comportamento prepotente sembra esserci una componente motivazionale di ricerca di maggiore dominanza e visibilità. Il fine ultimo è quello di acquisire un certo livello di potere esplicito mediante l’uso della forza.

Il bullismo come fenomeno sociale

Parlare del bullismo, o del bullo, come un problema singolo, o limitato ad una relazione tra due persone è piuttosto riduttivo. Dobbiamo sapere, invece, che il bullismo è un fenomeno di gruppo, in quanto si struttura in un contesto sociale ed esistono più ruoli che prendono parte a questo fenomeno ripetuto nel tempo. Il bullismo, infatti è influenzato dai significati sociali che vengono veicolati all’interno di un gruppo sociale, con credenze e atteggiamenti che riguardano gli studenti stessi e a volte non solo. I bulli spesso agiscono per aumentare il loro status sociale, dunque sono influenzati dalle norme sociali del gruppo di appartenenza. Il gruppo stesso può servire da rinforzo a questo genere di comportamento, anche tramite un tacito assenso. Il ruolo del gruppo dei pari è essenziale per consolidare delle norme sociali e permette di condividere modalità di comportamento sia positive che negative.

L’alta somiglianza dai membri è conosciuta come omofilia; l’omofilia è il prodotto di due processi che portano alla costruzione di gruppi con membri che si assomigliano tra loro. Uno di questi processi è l’associazione selettiva, secondo la quale ragazzi che si assomigliano per comportamenti e atteggiamenti, tendono a unirsi in gruppi. L’altro processo fa riferimento è la socializzazione reciproca, secondo la quale ragazzi cominciano ad assomigliarsi sempre di più a seguito della loro frequentazione. Secondo l’ipotesi dell’omofilia, i bulli hanno più possibilità di entrare a far parte in un gruppo con altri bulli, perché condividono non sono i comportamenti aggressivi, ma anche l’atteggiamento positivo nei confronti della violenza.

I ruoli nel bullismo – L’approccio dei ruoli e dei partecipanti

Abbiamo capito quindi, che il bullismo è un fenomeno sociale, a cui prendono parte più individui. Secondo questo modello, il bullo non è solo, bensì ha degli aiutanti e dei sostenitori. Vediamo insieme quali sono i vari ruoli all’interno del gruppo:

  • Bullo – chi prende iniziativa nel fare prepotenze
  • Vittima – chi subisce le prepotenze
  • Aiutante del bullo (ruolo attivo) – chi partecipa materialmente agli episodi di bullismo, anche se occupa una posizione secondaria.
  • Sostenitore del bullo (ruolo passivo) – chi agisce in modo da rinforzare i comportamenti del bullo – es. ridendo, incitando, o anche semplicemente guardando, poiché veicola un significato di tacito assenso.
  • Difensore della vittima (ruolo attivo) – chi consola o difende la...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saralove101 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni tra pari e interventi nelle scuole e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Gini Gianluca.
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