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Igiene Riassunto Appunti scolastici Premium

Riassunto parziale di Igiene formato doc. Rumore - Radiazione - Microclima - Agenti biologici basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Cavallo dell’università degli Studi del Politecnico di Milano - Polimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Tecnica della sicurezza e igiene industriale docente Prof. D. Cavallo

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IL RUMORE

Suono: propagazione di energia meccanica in un fluido per onde generate da un corpo in vibrazione.

I parametri fisici che caratterizzano un suono sono:

-FREQUENZA: numero di vibrazioni complete al secondo. Misurata in Hertz (Hz).

-INTENSITA’: quantità di energia trasportata dall’onda sonora per unità di superficie. L’intensità

dei suoni si misura in decibel (dB). La scala in decibel va da 0 dB che è il minimo livello udibile a

1000 Hz fino a 140 dB la soglia del dolore.

La scala è pertanto riferita alle caratteristiche fisiologiche dell’orecchio umano.

Nell’aria il suono si propaga a 335 m/s.

Rumore: mescolanza non razionale di suoni di frequenza e ampiezza e intensità diverse.

I settori nei quali il rischio di rumore assume aspetti maggiormente significativi sono quello

metalmeccanico, della lavorazione del legno e nell’industria estrattiva dove vengono superati i 100

dB.

Per il riverbero delle onde sonore sulle pareti ha importanza anche la conformazione dell’ambiente.

Fattori di rischio negli ambienti di vita: traffico veicolare, ferroviario ed aeroportuale e gli

insdiamenti industriali.

EFFETTI SULLA SALUTE DELL’ESPOSIZIONE A RUMORE

Il rumore agisce negativamente sull’organismo umano con due meccanismi distinti:

-uno diretto, immediato e specifico: attraverso l’usura del recettore periferico degli stimoli sonori,

porta al deficit uditivo.

-l’altro, può determinare lesioni funzionali e organiche a vari livelli, definite come effetti “extra-

uditivi” del rumore.

Danni uditivi da rumore

Stimoli acustici brevi, ma di elevata intensità possono produrre lesioni all’orecchio medio ed

interno e lesioni timpaniche.

L’esposizione protratta nel tempo a stimoli sonori di elevata intensità ma inferiori alla soglia del

dolore produce alterazioni dell’organo dell’udito di intensità variabile.

Il danno uditivo e la relativa compromissione funzionale sono la risultante di un’esposizione

cumulativa.

L’esposizione di un soggetto normoudente ad un rumore di una certa entità provoca l’innalzamento

della sua soglia uditiva.

STS: Spostamento temporaneo della soglia uditiva, ogni stimolazione sonora di intensità superiore a

quella dell’ “effective quiet” (70-75 dB) provoca un STS.

Se l’eusarimento funzionale rimane entro certi limiti, alla cessazione dell’ stimolo c’è la possibilità

di un completo recupero. Se invece tale esaurimento è eccessivo comportando un tempo di

recupero molto lungo, e l’esposizione a rumore si ripete giornalmente, non vi è più la possibilità di

un recupero completo e lo STS si trasforma lentamente in uno spostamento permanente della soglia

uditiva --> danno irreversibile.

Il danno uditivo provocato dal rumore si sviluppa secondo un modello relativamente costante. La

lesione iniziale è una perdita uditiva bilaterale sulle frequenza dei 4000-6000 Hz.

I fattori che determinano l’entità del danno permanente sono il livello sonoro globale di

esposizione e la durata dell’esposizione stessa.

Con l’avanzamento dell’età si ha un progressivo decadimento dell’udito.

Effetti extrauditivi del rumore

Sono altri effetti biologici causati dall’esposizione a rumore. Si possono verificare anche per

esposizione ad intensità inferiore a 85 dB.

- Apparato cardiocirolatorio: variazioni della gittata e della frequenza cardiaca.

- Apparato digerente: maggiore incidenza di ulcera.

- Sistema endocrino: alterazione degli equilibri.

- Sistema nervoso centrale: depressione o irritabilità.

- Sistema respiratorio: aumento della frequenza respiratoria.

- Comportamento in generale: modificazione dell’atteggiamento individuale.

VALUTAZIONE DELL’ESPOSIZIONE A RUMORE E STANDARD DI RIFERIMENTO

Lo strumento di misurazione del livello acustico è detto fonometro.

Con un quadrante graduato permette la lettura dell’intensità sonora direttamente in dB.

Il fonometro può essere impiegato con circuiti di correzione che rappresentano la risposta

dell’orecchio umano, esistono 3 curve di correzione: A, B, C. Il circuito più utilizzato è quello A,

poichè esprime i valori nel ruolo più corrispondente alla ricezione fisiologica dell’orecchio.

Al fine di valutare l’esistenza o meno di un rischio di danno uditivo per le persone esposte,

l’esposizione viene espressa in termini di livello equivalente ponderato di esposizione (L ) . Ciò

ep

comporta la valutazione del tempo di esposizione e del livello di pressione sonora.

Il livello ponderato giornaliero o settimanale si ottiene misurando i tempi ed i livelli di rumore di

tutte le singole fonti alle quali l lavoratore è esposto durante una giornata o una settimana di lavoro

(L ).

EXd,w

Normativa di riferimento: D.lgs. 81/2008.

Valori superiori di esposizione che fanno scattare l’azione

L = 87 dB con Dispositivi di Protezione Individuale.

EX,8h

L =85 dB senza DPI

EX,8h

Valori inferiori di esposizione che fanno scattare l’azione.

L = 80dB senza DPI

EX,8h

I luoghi di lavoro in cui i lavoratori possono essere esposti a livelli di rumore superiori ai valori di

azione devono essere indicati da appositi cartelli.

Nel caso in cui i valori inferiori di azione siano superati (a maggior ragione se sono superati i valori

superiori di azione) deve essere attuato un programma di misure tecnico-organizzative volte a

ridurre l’esposizione al rumore:

- Adozione di altri metodi di lavoro che implichino una minore esposizione.

- Attrezzature di lavoro adeguate che emettano il minor rumore possibile

- Nuova progettazione della struttura dei luoghi

- Informazione e formazione sul corretto uso delle attrezzature.

- Riduzione del rumore mediante una migliore organizzazione del lavoro

E’ fatto obbligo ai datori di lavoro, qualunque sia il livello di rumore, di adottare tutti i

provvedimenti attuabili per ridurre al minimo il rischio per l’udito dei lavoratori.

Il valore limite di esposizione non costituisce infatti una netta linea di demarcazione tra pericolo e

sicurezza ma si riferisce ad un rischio giudicato accettabile.

Le bonifiche ambientali consistono in interventi sulle macchine al fine di abbattere alla fonte la

rumorosità prodotta o se ciò non è possibile, nell’isolamento acustico delle macchine.

In casi particolari sono da adottarsi protettori auricolari adeguati la cui efficacia varia da un minimo

ad un massimo e la cui scelta varia in funzione di tale aspetto.

La prevenzione medica dei danni uditivi consiste nell’esecuzione di controlli periodici allo scopo di

individuare i livelli minimi di lesione uditiva.

Limiti massimi di esposizione al rumore a livello nazionale:

70 dB di giorno , 60 dB di notte.

LE RADIAZIONI

Il termine “radiazione” indica il distacco di entità fisiche trasportatrici di energia da un corpo:

queste entità possono essere costituite da particelle oppure da onde elettromagnetiche.

Radiazioni ionizzanti: radiazioni che interagiscono con gli atomi strappandogli un elettrone e

trasformando l’atomo in ione positivo.

Radiazioni non ionizzanti: radiazioni che trasferiscono energia alla materia ma in quantità non

sufficienti a determinare ionizzazione.

RADIAZIONI IONIZZANTI

Sono emesse da numerosissimi elementi radioattivi i quali possono emettere energia in tre forme

fondamentali:

1) Radiazioni alfa: sono radiazioni corpuscolate, più correttamente definite “particelle alfa”.

Costituite da 2 protoni e 2 neutroni hanno doppia carica positiva. La bassa velocità e la

massa elevata ne determinano una scarsissima capacità di penetrazione (schermate anche da

un foglio di carta).

2) Radiazioni beta: sono emissioni corpuscolate con massa molto più piccola delle particelle

alfa, portatrici di una carica elettrica negativa. Hanno capacità di penetrazione di 100 volte

rispetto a quella delle alfa.

3) Radiazioni gamma: sono radiazioni elettromagnetiche. Hanno velocità pari a quella della

luce (300'000 Km/s) e capacità penetrante elevata direttamente proporzionale all’energia.

4) Raggi X: sono radiazioni elettromagnetiche che si generano quando gli elettroni veloci

vengono arrestati da un ostacolo.

I rischi di esposizione sono legati alla sempre maggiore estensione di impieghi industriali.

Gli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti iniziano quando la materia vivente assorbe l’energia

radiante. L’elevato contenuto in acqua dei tessuti fa ritenere che uno dei meccanismi più importanti

di genesi del danno biologico sia rappresentato dalla ionizzazione delle molecole d’acqua con

produzione di radicali e quindi di perossidi che sono molto reattivi verso le molecole biologiche.

L’uomo può essere colpito da radiazioni dall’esterno su tutto il corpo o in sedi localizzate, o

dall’interno per contaminazione interna tramite inalazione o ingestione di materiali radioattivi.

Il danno da radiazioni diviene certo per dosi superiori ad una data soglia. I tessuti più radiosensibili

sono: occhio, apparato gastrointestinale, cute, sangue e gonadi.

Per dosi inferiori la probabilità che si manifesti l’effetto decresce con il decrescere della dose e si

azzera per dose nulla.

Per misurare l’entità di dose si usano i “contatori o intensimetri” che si basano sulla rilevazione

mediante amperometro dell’entità prodotta dall’energia radiante.

Per misurare la dose, cioè la quantità di radiazioni che incide su un elemento di volume, si

utilizzano i dosimetri tarati in sottomultipli del Roentgen, che è l’unità di misura dell’esposizione

radioattiva.

Rem è l’unità di dose biologica ed indica la quantità di radiazioni ionizzanti di qualunque tipo che

in un grammo di tessuto organico vivente produce la stessa azione biologica di 1 Roentgen di

radiazione X.

Zona controllata: luogo ove esiste una sorgente di radiazioni in cui soggetti professionalmente

esposti possono ricevere una dose superiore a 1,5 rem/anno.

Zona sorvegliata: luogo periferico alla zona controllata in cui sussiste un pericolo permanente di

superamento della dose massima consigliata.

La prevenzione ambientale viene effettuata mediante protezione, isolamento e controllo dei locali,

schermando pareti, soffitto e pavimenti anche con vetri al piombo; le sorgenti dovranno essere

schermate ed indicate.

La prevenzione personale è effettuata mediante l’adozione di mezzi protettivi personali con

maschere, tute, stivali e guanti al piombo e mediante periodico controllo con dosimetri personali,

indicativi delle radiazioni assorbite.

La protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti è disciplinata dal D.Lgs. 230 del 17/03/1995.

RADIAZIONI NON IONIZZANTI

Sono radiazioni prive di energia sufficiente a trasformare gli atomi in ioni, sono tutte radiazioni

elettromagnetiche.

Quando un’onda e.m. incontra un atomo, il campo elettrico e quello magnetico interagiscono con

gli elettroni dell’atomo modificando le direzioni di moto degli elettroni.

Sono di diversi tipi, caratterizzati da lunghezza d’onda crescente e frequenza decrescenti. A partire

dalle lunghezze d’onda minori:

- Radiazioni ultraviolette

- Luce visibile

- Radiazione infrarossa

- Onde radio

In campo industriale le applicazioni più frequenti riguardano il riscaldamento in profondità del

materiale irradiato.

Gli effetti biologici più frequenti si verificano a carico di parti esposte e particolarmente soggette a

questi effetti termici (cristallino, testicoli).

Raggi infrarossi, ultravioletti e laser possono causare gravi lesioni oculari. La prevenzione dei danni

si basa sulla riduzione dell’esposizione a livelli non dannosi per la salute.

IL MICROCLIMA

Può essere definito come il complesso di parametri ambientali che condizionano lo scambio

termico tra uomo e ambiente.

All’interno di un ambiente confinato, tale complesso di parametri è determinato dal clima esterno,

dalle caratteristiche strutturali dell’edificio, dalle caratteristiche degli impianti di riscaldamento e

condizionamento e dal tipo di attività degli occupanti.

Ciascun ambiente confinato è caratterizzato da un proprio microclima.

Il controllo della temperatura corporea

L’organismo uano viene distinto in una zona interna “core” ove sono localizzati gli apparati vitali,

ed in una superficie “shell” costituita da cute e tessuti sottocutanei. Le due zone son caratterizzati da

valori di temperatura differenti. La T interna deve rimanere costante, deviazioni dalla norma

possono causare gravi rischi per l’organismo. La T cutanea presenta le maggiori variazioni in

ambienti freddi e le inori in ambienti caldi e durante il processo di sudorazione. Oltre i 45°C e al di

sotto dei 17°C per la fronte e 4°C per le dita, si hanno manifestazioni dolorose.

I meccanismi di termoregolazione

L’organismo umano deve essere dotato di sistemi di difesa per contrastare le condizioni ambientali

caratterizzate da temperature sia alte che basse.

Questa capacità è quella che caratterizza fondamentalmente la differenza tra esseri omeotermi ed

esseri eterotermi.

Un prolungato funzionamento del sistema di termoregolazione può alterare l’equilibrio omeostatico

dell’organismo umano, con la comparsa di manifestazioni acute o croniche da calore.

I meccanismi di difesa contro il caldo prevedono in primo luogo un aumento del flusso ematico

cutaneo. Se non dovesse risultare sufficiente, interviene la sudorazione con successiva evaporazione

del sudore. Se anche quest’ultimo risulti inefficace viene attivato un meccanismo di diminuzione

dell’attività motoria nel tentativo di ridurre la produzione endogena di calore.

I meccanismi di difesa contro il freddo sono rappresentati in primo luogo da un ridotto afflusso di

sangue alla cute per vasocostrizione. Nel caso in cui ciò non risultasse efficace, interviene il

meccanismo del brivido che attivando tutti i gruppi muscolari, è in grado di aumentare la

produzione di calore endogeno. Il fallimento di questo tentativo determina un meccanismo di tipo

comportamentale che consiste in un aumento dell’attività motoria.

Il bilancio termico


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in ingegneria della prevenzione e della sicurezza nell'industria di processo
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sweetcandies03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica della sicurezza e igiene industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Cavallo Domenico.

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