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Il presente riassunto raccoglie una spiegazione degli argomenti che verranno richiesti durante l'esame di Igiene. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Maccari dell’università degli Studi di Pisa - Unipi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Igiene docente Prof. M. Maccari

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ESTRATTO DOCUMENTO

OBIETTIVI:

1) Incentivare stili di vita attiva e socializzante specie tra le persone anziane

o comunque in condizioni di fragilità o handicap

2) Supportare percorsi di assistenza anche non prettamente sanitaria nelle

fasi della cronicità lieve o grave

3) Organizzare forme di AFA diversificata nella professionalità e nei percorsi

o seconda che si tratti di posture o lievi algie (AFA GENERICA) o interventi

specifici in supporto di PRI (progetto riabilitativo individualizzato) verso

patologie cronicizzate e sperimentalmente individuate (AFA SPECIFICA)

AFA GENERICA: (artrosi, cattive posture, algie) il medico di medicina generale

o la specialista inviano alla Centrale di Prenotazione AFA , che riceve

telefonicamente la richiesta, si accerta della disponibilità di posti delle palestre

più vicine e ricontatta l’utente per indicargli l’associazione che lo seguirà,

associazione o palestra che aggiorna periodicamente la Centrale dei posti

disponibili per i costi AFA, e viene pagata 2€ a seduta più la sottoscrizione

dell’associazione organizzatrice.

AFA SPECIFICA: (osteoporosi, parkinson, ictus, sclerosi multiple, prevenzione e

mantenimento malattie cardiovascolari donne operate al seno, obesità,

protesizzati ad anca o ginocchio) il medico di medicina generale o la specialista

inviano o all’Unità Operativa Riabilitativa Fisico Funzionale (UORFF), che ha una

commissione valutativa per stabilire la gravità e la scelta del corso migliore per

la patologia cronicizzante e quindi invia l’utente ad un’associazione o palestra,

oppure alla Centrale di Prenotazione AFA che riceve telefonicamente la

richiesta dell’utente e lo invia alla palestra specializzata in quella patologia e

nei casi più gravi prenota un servizio di trasporto sociale.

LA PREVENZIONE:

- Prevenzione primaria: su larga scala interessa tutta la popolazione

(esempio campagne contro il fumo)

- Prevenzione secondaria: fatta su una popolazione che ha più rischio di

sviluppare la patologia e si attua per una diagnosi precoce

- Protezione terziaria: si attua sulla popolazione dei pazienti malati (cronici

degenerativi) per garantire una qualità di vita migliore

L’igiene si fonda sul concetto di prevenzione.

Sonnerbais è uno dei massimi esponenti della prevenzione in campo sanitario,

è stato un importante ginecologo dell’ospedale di Vienna. Alla fine dell’800

quando Sonnerbais lavorava, gli ospedali erano costruiti per padiglioni (oggi

invece per di più si costruiscono ospedale monoblocco su molti piani).

Ricerca di sonnerbais sui decessi durante il parto: la ginecologia era divisa in

clinica e reparto; Sonnerbais rileva che in clinica (dove lavorano gli studenti di

medicina) si contano più decessi che in reparto (dove lavorano le ostetriche).

Inizialmente prova a fare una rotazione casuale dei posti ma il risultato dei

decessi non cambia. Decide allora di provare ad intervenire nel personale

spostando per un mese gli studenti in reparto e le ostetriche in clinica: in 26

questo modo aumentarono le morti durante i parti effettuati in reparto. Egli

allora analizza la giornata lavorativa di ostetriche e studenti: le ostetriche

lavorano a tempo pieno in sala parto; gli studenti la mattina stanno nella sala

mortuaria (per poter studiare gli effetti delle varie patologie sull’organismo

umano) e il pomeriggio si spostano in sala parto. Sonnerbais scopre che gli

studenti nel passaggio da sala mortuario a sala parto non si lavano le mani.

Ecco il perché dei maggiori decessi nel caso in cui a far partorire le donne

fossero stati gli studenti. Egli capisce allora che una gran parte delle malattie

possono essere prevenite con norme igieniche. Per questo motivo oggi negli

ospedali ci sono i vari percorsi (il percorso per i visitatori, quello per i degenti, il

percorso “pulito” per gli operatori e quello “sporco” ad esempio per trasportare

la biancheria da lavare)

L’elemento più importante di prevenzione primaria sono le vaccinazioni, ma un

altro elemento molto importante è l’acqua, che è poi legata più largamente

anche all’alimentazione. Si deve fare anche prevenzione di natura sociale

soprattutto per quanto riguarda il contesto abitativo (acqua, grandezza delle

stanze, areazione con superficie finestrata deve essere 1/8 della superficie

della stanza) che si lega all’aspetto della promiscuità nel contesto abitativo e

alla coabitazione.

La prevenzione di articola in 3 fasi:

Prevenzione tecnica: ha come obiettivo la revisione e modifica di impianti

1- industriali e del procedimento tecnologico al fine di sopprimere o ridurre

le fonti di rischio

Prevenzione igienica: controllo sistematico e bonifica degli ambienti di

2- lavoro secondo gli standard raccomandati,

Prevenzione sanitaria: riguarda i lavoratori esposti e ne costituisce ad un

3- tempo verifica e garanzia dello stato di salute.

LA PROGRAMMAZIONE TRA OSPEDALE ED I SERVIZI TERRITORIALI

La programmazione e l’organizzazione sanitaria rivolgono un’attenzione

sempre maggiore all’integrazione tra l’ospedale ed il territorio. Le scelte

strategiche devono puntare al conseguimento di modelli organizzati rivolti non

solo ai risultati clinici; ma anche ad un miglioramento continuo della qualità,

tenere in crescente considerazione la centralità del cittadino. Nei processi

assistenziali in rete si punta ad un modello di ospedale sempre meno

centralizzato e maggiormente inserito nella rete dei servizi territoriali.

Progetto dimissioni protette: la dimissione protetta è una sequenza integrata di

interventi volti a facilitare la continuità delle cure tra l’ambito specialistico

ospedaliero e l’ambito dell’assistenza sanitaria e socioassistenziale territoriale,

entro cui si collocano le cure domiciliari. La dimissione protetta è rivolta in

particolare ai pazienti che siano giudicati clinicamente dimissibili, ma che

necessitano di un supporto dopo la dimissione, che può essere sia a domicilio

che presso struttura protetta, perché incapaci di gestire in autonomo le cure e

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le funzioni primarie quotidiane. Possono essere individuati 3 tipi di percorsi di

dimissioni protette:

- Attivazione per cure sanitarie o sociosanitarie integrate non differibili

- Segnalazione per cre sanitarie differibili (sega lazione ADI) in assenza di

criticità sanitarie o sociali;

- Segnalazione per bisogni socio-assistenziali in situazione di fragilità

sociale (segnalazione al servizio sociale del comune di residenza)

LE TRASFORMAZIONI DEI SISTEMI SANITARI

La nascita del moderno sistema sanitario e lo sviluppo delle assicurazioni

sociali:

La rivoluzione industriale e la nascita della moderna sanità

1- pubblica in Inghilterra: 1601 POOR ACT, emanato da Elisabetta I

prevedeva un’apposita tassa per soccorrere gli indigenti, era una sorta di

carità legale; 1834 istituzione delle WORK-HOUSE, concepite non tanto

per soccorrere quanto per produrre il disgusto del soccorso, gli indigenti

sono sottomessi ad un rigido regime di costrizioni e di privazioni, nonché

di separazione secondo il sesso e età; 1848 PUBLIC HEALTH ACT con la

quale prende vita un servizio di sanità pubblica che consentirà la

costituzione di Comitati locali di Sanità con il compito di nominare medici

esclusivamente dedicati alla sanità pubblica

Il 1848, la Germania di Bismark e la nascita delle assicurazioni

2- sociali obbligatorie: 1883 assicurazione obbligatoria contro le malattie;

1885 assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro

(completamente a carico dei datori di lavoro); 1889 legge su invalidità e

vecchiaia.

Le società di mutuo soccorso nell’800: la patria di origine delle

3- società di mutuo soccorso è stata l’Inghilterra, dove fin dalla metà del

700 c’è traccia delle Friendly Societies; nel 1855 il governo inglese, con

una norma, assicurò la protezione del fondo sociale. La storia del

movimento francese ha molti punti in comune con quella inglese; le

società francesi ottennero il piano riconoscimento giuridico nel 1870. In

Germania il mutualismo solidale si espresse con le casse sociali di

credito, fondate a metà del 800 con lo scopo di sostenere l’economia

rurale. In Italia la prima società di mutuo soccorso fu fondata nel 1844,

era una società che aggregava persone appartenenti allo stesso

mestiere, nel 1848 fu fondata la prima società generale di mutuo

soccorso; nel 1886 le società ottennero il riconoscimento giuridico. Nel

1906 si approva l’obbligatorietà all’assicurazione sul lavoro, la vecchiaia,

l’invalidità e la maternità;

Lo sviluppo delle assicurazioni sociali. La grande depressione:

4- agli inizi del 900 si espande a tutta Europa il modello tedesco improntato

sull’adozione di schemi assicurativi obbligatori, di carattere

occupazionale e finanziato in base al criterio della capitalizzazione dei

contributi versati. La crisi del 1929 mise però in evidenza i limiti degli

schemi di copertura elaborato fino a quel momento, furono gli Stati Uniti

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di Roosvelt a introdurre radicali riforme sociali in senso universalistico ed

ad utilizzare per primi il termine social security: 1935 SOCIALI SECURITY

ACT che istituiva una serie di schemi di copertura, ma rimase fuori ogni

provvedimento nel campo dell’assistenza sanitaria,

LA SALUTE COME DIRITTO FONDAMENTALE DELL’UOMO E LO SVILUPPO DEI

SISTEMI SANITARI UNIVERSALISTICI

- Il Beveridge Report e la nascita del National healt service: 1939

(inghilterra) BEVERIDGE REPORT che sancisce l’universalità

dell’assistenza pubblica (i servizi sociali come diritto dei cittadini). 1948

istituzione del NATIONAL HEALTH SERVICE: salute come diritto

fondamentale, assistenza sanitaria come servizio onnicomprensivo,

finanziamento attraverso fiscalità generale e gratuità nel punto di

erogazione delle prestazioni.

- Lo sviluppo dei sistemi sanitari universalistici:

PROTOTIPO BRITANNICO: universalistico puro, finanziato attraverso la

tassazione generale e governato dal settore pubblico. Viene adottato in

Irlanda, Australia e Paesi scandinavi. Nel 1978 l’Italia adotta quasi

integralmente il modello britannico, con la variante di un maggior potere

assegnato alle Regioni e agli enti locali

PROTOTIPO TEDESCO: strutturalmente più frammentato e costoso di

quello britannico. Il modello tedesco viene adottato in Francia, nei Paesi

del centro Europa e in Giappone, anche se non in modo omogeneo fra i

vari Paesi.

- Le riforme incrementali negli USA, medicare e madicaid: negli USA

non si è mai realizzata una vera e propria riforma sanitaria. Nel secondo

dopoguerra negli Usa si registra il boom delle assicurazioni sanitarie

commerciali, un sistema che proteggeva gli occupati ma lasciava fuori

disoccupati, disabili e anziani. Nel 960 viene approvato il MEDICAL

ASSISTANCE ACT, che prevedeva finanziamenti agli stati che avessero

erogato assistenza sanitaria agli anziani ed agli invalidi, nel 1965

vengono approvati il MEDICARE, programma di assistenza sanitaria agli

anziani, e il MEDICAID programma di assistenza sanitaria ai poveri.

- La conferenza di Alma Ata: 1978 conferenza ad Alma Ata,

internazionale sull’assistenza sanitaria di base. L’assistenza sanitaria di

base è quella assistenza sanitaria essenziale basata su metodi e

tecnologie, resa universalmente accessibile agli individui e alla comunità

attraverso la loro piena partecipazione. Con Alma Ata si stabilisce che

bisogna pensare alla medicina primaria; la salute dei cittadini deve

passare, non solo attraverso buone strutture ospedaliere, ma più in

generale attraverso una buona sanità.

COSTITUZIONE ITALIANA: 1 GENNAIO 1948

La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e

interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti, 29

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non

per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti

imposti dal rispetto della persona umana.

Art 32: nessun individuo può essere obbligato a curarsi

10 dicembre 1948: dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

PERCHE’ NON ESISTE UN SERVIZIO SANITARIO SOCIALE?

Il SSN è una titolarità dello Stato e ad essa rimane, il servizio sociale è gestito

dai comuni e le risorse fornite dallo stato non sono molte.

Allocate a livello territoriale, dove il livello di salute dipende dall’aspetto

sanitario ma anche da quello sociale. (incontro fondamentale)

L.328/2000

Art.1. La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato

di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della

vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene,

elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e

familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di

non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione.

Programmazione e l’organizzazione del sistema integrato di interventi e servizi

sociali compete agli enti locali, alle regioni ed allo Stato ai sensi del decreto

legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e della presente legge, secondo i principi di

sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità.

Art.19 strumento locale per favorire il riordino ,il potenziamento,la messa in

rete di interventi e di servizi sociali,in modo da programmarli e realizzarli "a

sistema".

I comuni associati e le asl, in attuazione del piano regionale ,definiscono il

piano di zona ,che individua gli strumenti e i mezzi per la relativa

realizzazione,le modalità organizzative dei servizi,risorse finanziarie ,strutturali

e professionali ,i requisiti di qualità in relazione alle disposizioni regionali,le

forme di rilevazione dei dati nell'ambito del sistema informativo ,le modalità

per garantire l'integrazione tra servizi e prestazioni per realizzare il

coordinamento con gli organi periferici delle amministrazioni statali,per la

collaborazione dei servizi territoriali con i soggetti operanti nell'ambito della

solidarietà sociale a livello locale e con altre risorse della comunità ,le forme di

concertazione con l'azienda USL e con i soggetti. 30

EPIDEMIOLOGIA (statistica della disciplina d'igiene)

Studio della frequenza e della distribuzione delle malattie nella popolazione, le

loro cause e di fattori ad essa associati, con il fine di attuarne il controllo.

È la scienza che studia le malattie e i fenomeni ad essi correlati attraverso:

(1)osservazione della distribuzione e dell'andamento delle patologie nella

popolazione

(2) individuazione dei fattori di rischio

(3)programmazione e valutazione di interventi preventivi e curativi

Storia epidemiologia=> dopo gli scritti di Ippocrate (V secolo a. C) con

osservazioni di correlazioni tra cause ambientali o personali ed alcune

patologie umane,e di Gramnt (1662) con analisi di mortalità e natalità nella

città di Londra notando differenze tra stesso, stagionalità e concomitanza con

grandi epidemie, è stato John Snow (1854) A capire cosa è l'epidemiologia, con

osservazione di correlazione in un'epidemia di colera=> enuncia con il

postulato della trasmissibilità della malattia attraverso l'acqua utilizzata per

uso potabile (intervento di chiusura della pompa "broad street pump").

Ambiti di applicazione=> 2 differenti modelli a seconda che si tratti di paesi in

via di sviluppo aperte parentesi caratterizzati da patologia infettiva, alta

mortalità infantile, alta natalità, alta mortalità e bassa vita media)

O paesi sviluppati (caratterizzati da bassa patologia infettiva, bassa mortalità

infantile, bassa natalità, bassa mortalità e alta vita media).

Misure utilizzate in epidemiologia:

〰 numero di eventi =>mera misura quantitativa (dal punto di vista dell'igiene

non viene mai usata da sola come misura)

〰rapporto=> viene calcolato tra quantità diverse

〰 tasso=> tipo specifico di proporzione in cui viene introdotta la variabile

temporale (per le malattie infettive un anno, mentre per le malattie cronico

degenerative il tempo si dilata e si restringe)

INCIDENZA E PREVALENZA

(Misure diverse ma affini tra loro)

Incidenza =>numero di nuovi casi di malattia nel tempo t sulla popolazione a

rischio di ammalarsi in quel periodo di tempo t x k ( dove la costante k varia

in relazione all'ordine di grandezza della popolazione che prendo in

considerazione)

Misura la probabilità che una coorte di persone sane sviluppi una malattia in un

determinato periodo di tempo.

INCIDENZA CUMULATIVA=> nuovi casi di malattia in un dato periodo sulla 31

popolazione a rischio. Tutte le persone entrano nello studio al tempo T0 ed

escono al tempo T1

INCIDENZA PERSONA/TEMPO=> nuovi casi di malattia in un dato periodo sulla

somma dei periodi di esposizione. Le persone non entrano tutte nello studio

allo stesso tempo.

PREVALENZA => numero di casi di malattia al tempo t sulla popolazione.

Misura la proporzione di persone in una popolazione che ha una malattia (o

un'altra condizione) in un determinato istante. È una misura di frequenza

statica, per cui è preferibile usarla negli studi di malattie cronico degenerative.

PREVALENZA PUNTUALE=> numero di casi di malattia in un dato istante sulla

popolazione. Ci dà una sorta di fotografia istantanea.

PREVALENZA PERIODALE=> numero di casi di malattia in un dato periodo sulla

popolazione. Ci dà una sorta di sequenza di fotografie.

Confronto tra incidenza e prevalenza:

INCIDENZA:

〰Probabilità di sviluppare una malattia

〰Il numeratore conta i nuovi casi

〰Richiede il follow Up

〰non dipende dalla durata della malattia

Follow Up= il paziente viene controllato su tutti i livelli per verificare che non ci

siano complicanze (visita oculistica, visita cardiologica, eco.)

PREVALENZA:

〰Probabilità di avere la malattia

〰Il numeratore conta sia i nuovi che i vecchi casi

〰Non richiede il follow Up

〰 dipende dalla durata della malattia

La prevalenza statica è una misura di consistenza dell'evento .

L'incidenza è una misura di movimento dell'evento in uno specifico intervallo di

tempo.

Al variare dell'uno varia anche l'altra.

RELAZIONE TRA INCIDENZA E PREVALENZA

Nel serbatoio della prevalenza giungono le persona studiate con l'incidenza.

L'incidenza fa parte della prevalenza e al ridursi del l'incidenza si riduce un

minimo anche la prevalenza. La diminuzione della prevalenza implica :

(1)la diminuzione del l'incidenza quindi ricoveri meno numerosi

(2) una minor durata della malattia e quindi sopravvivenze più brevi .

Se la prevalenza si avvicina al valore dell'incidenza nella maggior parte dei casi

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siamo in presenza di una malattia infettiva. Nelle malattie cronico-degenerative

l'incidenza ha un certo valore ,la prevalenza invece va piano piano ad

aumentare.

È maggiore l'incidenza o la prevalenza?

La prevalenza è maggiore ;l'incidenza infatti si misura anno per anno,alla

prevalenza arriva tutto il totale dell'incidenza.

Quando c'è una grande differenza tra le due misure?

La malattia è sempre la stessa ,varia il periodo. L'incidenza è la prevalenza

sono uguali quando abbiamo una malattia con alta guarigione o con alta

mortalità, poiché in questi due casi l'incidenza è minima .

FONTI FEI DATI EPIDIEMOLOGICI (dobbiamo conoscere la popolazione a cui

facciamo riferimento)

Sia nel caso dei dati già raccolti ,sia di dati non disponibili,se ne occupa la

demografia.

FONTI E MODALITÀ DI RACCOLTA DATI: 1^ fase =raccolta dati

1.censimenti =è una delle fonti più importanti ,dalla quale in particolare si

ricava la piramide dell'età. ***

2.registri anagrafici e notificazioni obbligatorie(nascita,morte ,malattie

infettive)

3.altre fonti di raccolta dati (cartelle cliniche ,registri,indagini ad

hoc,interviste,questionari)

***piramide dell'età =>(nei paesi sviluppati la fascia più ampia è quella degli

anziani ,agli estremi ci sono le nascite.)

Rappresenta un indicatore statico in grado di rilevare le caratteristiche della

popolazione in un determinato istante.è la rappresentazione grafica della

distribuzione di una popolazione per età e per sesso.

ELABORAZIONE E PRESENTAZIONE DATI: 2^fase

con variabili qualitative (sesso)

con variabili quantitative (altezza,peso)

La serie dei dati raccolta viene di solito elaborata con procedimenti matematici

in modo da ottenere dei valori detti indici o costanti statistiche . Le principali

costanti statistiche sono :VALORI MEDI,VARIABILITÀ,SIMMETRIA.

VALORI MEDI

Media aritmetica=>si ottiene dividendo la somma dei singoli valori per il loro

numero.

Mediana=>èil valore centrale di una serie di dati disposti in ordine crescente o

decrescente ,se le osservazioni sono dispari ,o la media aritmetica dei due

valori centrali se le osservazioni sono un numero pari. 33

SIMMETRIA

la distribuzione di frequenza di un carattere quantitativo può essere simmetrica

o asimmetrica. Una forma di distribuzione simmetrica è quella Gaussiana che si

rappresenta graficamente ponendo sull'asse delle ascisse i valori dei dati e

sull'asse delle ordinate le rispettive frequenze. Si presenta come una curva a

campana detta curva di Gauss.

Disegnate la curva di Gauss=>

La frequenza delle osservazioni è massima in corrispondenza della media ed è

decrescente in modo progressivo e simmetrico a sinistra e a destra .

in questa distribuzione la media aritmetica,la mediana e la media coincidono.

La curva di Gauss da un'informazione qualitativa. Per l'epidemiologia, oltre a

sapere come i valori sono distribuiti intorno al valore medio, posso anche

determinare se una persona ha una determinata patologia o meno. Nelle curve

normali conta il valore medio ma anche la base:

base stretta: la variabile ha una distribuzione molto vicina alla media (le

code sono molto brevi)

base larga: da meno informazioni su come si distribuiscono i valori rispetto a

valore medio (comprende sempred il 95% ma i valori sono più dispersi)

INDICATORI DI FREQUENZA

MORTALITA->

tasso di mortalità= num. morti in un anno/popolazione

tasso di mortalità per causa= num. mortiper una data malattia in un

anno/popol.

tasso di mortalità per singole classi d'età= num. morti nella classe

d'età/num.individui nella classe d'età

MORTALITA PRIMA E DOPO LA NASCITA->

mortalità infantile= num. morti nel 1° anno di vita/num. nati vivi nello

stesso anno

mortalità perinatale= num. morti fetali + num. mortinella 1°

settimana/tot. parti (nati vivi+nati morti)

mortalità neonatale= num. morti nei primi 28 giorni di vita in 1 anno/num

nati vivi nello stesso anno

mortalità post-natale= num morti tra 29° gg di vita e 1 anno/num. nati

vivi nello stesso anno

MORBILITA'-> num. di gg di assenza per malattia/num. gg lavorative

LETALITA'-> num morti in un determinato periodo/num casi diagnosticati nello

stesso periodo

SOPRAVVIVENZA-> num. vivi al tempo t dopo diagnosi malattia/num

diagnosticati di quella malattia

NATALITA-> num. nati vivi in 1 anno/popol. residente

FECONDITA GENERALE-> num nati vivi in 1 anno/popol. femm. 34

I dati epidemiologici possono essere:

GREZZI-> quando non tengono conto delle caratteristiche specifiche della

popolazione

SPECIFICI-> si riferiscono a uno specifico sottogruppo o anche ad una causa

di morte

STANDARDIZZATI-> quand osono pesati per una o più variabili (sono i dati

più importanti)

Standardizzazione dei tassi-> operazione matematica che consente di

paragonare misure epidemiologiche con substrati diversi. Le variabili che

possono essere modificate sono quelle al denominatore (si può scegliere o un

tasso tipo o una popolazione tipo).

STANDARDIZZAZIONE DIRETTA:

quantifica i morti attesi nelle due popolazioni se la distribuzione per età

fosse identica

presuppone la scelta di una popolaziolne standard

talvolta può essere presa come standard la più numerosa delle 2 (o la media

ponderata)

STANDARDIZZAZIONE INDIRETTA:

quantifica i morti attesi nelle 2 popolazioni se i tassi fossero quelli standard

presuppone la scelta dei tassi standard di riferimento (se disponibili)

talvolta possono essere presi come standard quelli della popolazione pù

numerosa

MALATTIE INFETTIVE E MALATTIE NON INFETTIVE

(vedi appunti pag.45 per schemi)

Con il passare degli anni si è avuta un'inversione di tendenza: negli anni

passati erano maggiori le morti per malattie infettive, con il passare degli anni

invece è andato crescendo il numero di decessi dovuti a malattie cronico-

degenerative, che portano a grossi problemi con ripercussioni sulla vita sociale

dell'individuo malato e della sua famiglia.

PREVENZIONE PRIMARIA-> accorgimenti, prestazioni che fanno si che non

insorga la malattia (es.vaccinazioni)

PREVENZIONE SECONDARIA-> viene fatta in soggetti già malati, serve a fare

una diagnosi precoce e a prendere così una malattia il prima possibile

(es. screening oncologici)

PREVENZIONE TERZIARIA-> approccio fatto a pazienti già malati, si punta ad

evitare la cronicizzazione (es.riabilitazione)

Tutte e 3 le prevenzioni portano alla riduzione della mortalità.

Le linee strategiche che si possono percorrere per proteggere e potenziare la

salute dell'uomo sano: allontanare e/o correggere tutti i fattori potenzialmente

nocivi. 35

Prevenzione primaria (livello eziologico)-> agire sui determinati di

saluteper evitare o diminuire l'esposizione ola probabilità di esposizione a

fattori di malattia. Il fattore di rischio non è necessario per la comparsa della

malattia, tuttavia l'esposizione ad esso aumenta la probabilità di comparsa

della malattia. L'esposizione ad agenti eziologicio a fattori di rischio non

costituisce condizione sufficiente per la comparsa della malattia. Su larga scala

interessa tutta la popolazione (per esempio campagne antitabagismo)

Prevenzione secondaria (livello patogenetico)-> agire per evitare o

limitare la progressione di processi patogenetici prima dell'instaurarsi della

malattia. Si attua a livello del singolo. Si attua nel periodo di latenza o

incubazione soprattutto coi programmi di screening. Solo sulla popolazione che

ha più probabilità di sviluppare la malattia.

Prevenzione terziaria (livello clinico-riabilitativo-sociale)-> agire per

evitare complicanze, recidive, invalidità, per far acquisire funzioni perdute e per

reinserire i soggetti nella società. Sulla popolazione dei pazienti malati.

MALATTIE INFETTIVE

Affezioni causate da microorganismi patogeni capaci di trasmettersi con

modalità diverse. Compito dell'igiene è studiare con quali modalità le malattie

infettive insorgono e si diffondono nella collettività, analizzare le condizioni che

ne favoriscono l'insorgenza e la propagazione e prevenirle.

Andamento delle malattie infettive nel mondo-> I più recenti rapporti

OMS confermano come le malattie infettive continuano ad essere la causa di

mortalità (>30%) e morbosità a livelllo mondiale. In Italia rappresentano lo

0,4% delle cause iniziali di morte. Attualmente una sola malattia infettiva è

stata dichiarata eradicata dall'OMS: il vaiolo.

EPIDEMIA: è definita da più casi di malattia che si presentano nella solita

popolazioneo nello stesso gruppo di individui nello stesso periodo di

tempo, a condizione che i casi abbiano la stessa origine. Il numero di casi

che indica la presenza di un'epidemia varia a seconda dell'agente

infettivo, del tempo e luogo in cui si manifesta, della popolazione

esposta.

SPORADICITA'-> la malattia si presenta raramente e i casi accertati sono

diversi l'uno dall'altro

ENDEMIA-> costante presenza di una malattia in un determinato territorio.

Sotto l'azione di condizioni favorevoli la malattia può passare allo stato

epidemico.

PANDEMIA-> è un'epidemia che si estende a più nazioni e spesso ad interi

continenti.

Conoscenze necessarie per attivare un efficace prevenzione delle malattie

infettive:

a-Rapporto infezione-malattia

b- Frequenza e durata dello stato di portatore 36

c- Persistenza dell'immunità

d- Durata del periodo di incubazione

e-Durata del periodo di contagiosità

f- Serbatoi,fonti e veicoli di infezione

g- Modalità di trasmissione

FASI DELLE MALATTIE INFETTIVE:

Contaminazione: contatto tra agenti eziologici e individuo.

Penetrazione: dell'agente patogeno attraverso la cute e le mucose.

Localizzazione: tappa che consente al patogeno di raggiungere il tessuto nel

quale troverà le condizione favorevoli al suo sviluppo.

Infezione: tappa nella quale il patogeno e l'organismo parassitato si

contrappongono e cercano di avere al sopravvento. Infezione è diverso da

malattia infettiva.

Infezione= s'intende l'interazione di un microrganismo e un ospite recettivo

(uomo,animale),implica la replicazione dell'agente nell'ospite,consente

l'eliminazione dei patogeni,determina la composta di anticorpi e sopratutto

all'infezione non segue necessariamente la malattia.

Malattia infettiva=è l'espressione clinica dell'infezione. Le malattie infettive

sono di origine esogena,sono il risultato di un incrontro tra: un organismo sano

(ospite) e un germe patogeno che lo ha parassitato. Per fortuna,l'evento della

malattia non si verifica ogni qual volta che un germe patogeno incontra un

organismo sano.

FATTORI CHE INFLUISCONO SUL MANIFESTARSI DELLE MALATTIE INFETTIVE:

 Fattori relativi all'agente patogeno

 Fattori relativi all'ospite = la causa è necessaria ma non sufficiente

 Fattori ambientali

PROFILASSI GENERALE DELLE INFEZIONI:

Gli interventi rivolti a controllare la diffusione delle malattie infettive sono

numerosi ma possono essere riassunti in cinque punti fondamentali:

(permettono di controllare le differenze delle malattie infettive):

1- Identificazione della sorgente d'infezione

2-Eliminazione della sorgente d'infezione

3-Riduzione della comunicabilità della sorgente

4-Trattamento della sorgente d'infezione

5-Interventi rivolti a impedire la trasmissione dell'infezione

MALATTIE CRONICO DEGENERATIVE:(tali,il loro andamento è tendenzialmente

cronico e sono spesso di difficile guarigione):

-TUMORI: Seconda causa di morte nella popolazione mondiale,dopo le malattie

cardiovascolari. 37

Storia naturale del tumore= da una sola cellula si ha una crescita esponenziale

logaritmica. La morte si ha quando il tumore raggiunge le 1012 cellule (alla

radiografia si può vedere il tumore quando è alla 10 8 cellula).La metastasi si

possono avere attraverso via epatica (sangue) e linfatica.

-EPIDEMIOLOGIA DEI TUMORI: Studio della distribuzione delle varie forme di

tumore nelle diverse (etnie,età,abitudini)popolazioni,che è utile per mettere in

relazione particolari condizioni ambientali,razziali(ereditarie) e culturali con

l'insorgenza di neoplasie maligne. Si possono inoltre avere informazioni sulla

eziologia (cause). Il cancro è la seconda causa di morte nei paesi occidentali

(22,3%). Il 65% della mortalità per i tumori è attribuibile a cause ambientali,in

teoria eliminabili (abitudini dietetiche,abitudini sociali,fumo di sigaretta

-30%-,esposizione a sostanze tossiche derivate dall'industria.)

EFFETTI DEL TUMORE SULL'OSPITE:

Si possono avere effetti locali,davanti al distretto e ad effetti meccanici,e

ormonali o effetti sistematici (cachessia,deperimento progressivo dell'utero

organismo o sindromi paraneoplastiche=quel gruppo di sintomi dati dalle

patologie tumorali,davanti al fatto che il tumore secerne ormoni.)

TRATTAMENTO ONCOLOGICO:

Dal punto di vista dell'igiene,la prevenzione più importante è la prevenzione

terziaria con il follow up e il trattamento delle complicanze,volta a migliorare la

qualità di vita del paziente.Inoltre una serie di esami e controlli periodici,a

seguire di un intervento.

-DIABETE: In Italia e diabetici noti e non noti sono al 10% della popolazione

maschile ed il 7% della popolazione femminile (studio epidemiologico a partire

dal 1998).Nel mondo sono malate 177 milioni di persone (1-2%).Nel 2005 tale

numero è raddoppiato per invecchiamento della popolazione,sedentarietà e

obesità.

-DIABETE MELLITO PRIMARIO: Non può essere considerato una singola

malattia,ma una famiglia di malattie della popolazione occidentale,ed è

caratterizzata da:Diabete Mellito insulino Dipendente= forma giovanile

associata a magrezza su base genetica,in cui il fattore genetico è un fattore

necessario (una relativa o assoluta deficienza di insulina)e Diabete Mellito non

insulino Dipendente= forma adulta associata ad obesità è una forma acqusita e

il fattore genetico è sufficiente ma non necessario (non insulino dipendente non

vuol dire che vai in cura con l'insulina).

I fattori ambientali sono diversi nelle due forme:

1- Insulino dipendente: intero virus, virus della rosolia,virus dell'influenza,virus

epatite.

2-Insulino indipendente: eccessiva alimentazione e scarso esercizio fisico. 38

PATOGENESI DEL DIABETE INSULINO DIPENDENTE= la suscettibilità genica

(riguarda un gene) di tale forma è probabilmente localizzata sul braccio del

cromosoma 6 nel locus D del sistema di istocompatibilità (HLA).

PATONOGENESI DEL DIABETE NON INSULINO DIPENDENTE= questa forma

sembra essere quasi una non completamente determinata da fattori genetici.

Non si sviluppa autoimmunità.

RESISTENZA ALL'INSULINA= circa 20 anni prima dell' instaurarsi della

malattia,si verifica una resistenza all'insulina ed inizialmente la secrezione di

insulina è normale, o aumentata per poi decrescere col tempo. Solo quando si

verifica sia deficit di insulina che resistenza periferica,si determina

l'iperglicemia e quindi la malattia.

DIAGNOSI=> in breve la diagnosi del diabete si pone quando classicamente

sono presunti: 1. la TRIADE: POLIURA (fare molta pipì) POLIDIPSIA(bere

molto)POLIFAGIA (mangiare molto); 2.CALO PONDERALE. 3.CURVA DI CARICO

(glicemia a digiuno 126 mg/dl,riscontro di glicemia 200mg/dl,glicemia dopo

OGTT200).

COMPLICANZE DIABETICHE: ACUTE: - coma chetoacidosico (forma adulta)

-come iperosmolare (forma

giovanile) CRONICHE(più importanti per l'igiene):

-retnopatia(il diabete a lungo andare porta

alla cecità) -nefropatia (danno renale)

-malattie cardiovascolari

-neuropatia diabetica

-piede diabetico (si intendono le lesioni di

origine vascolare agli arti inferiori).

Il diabete è si una malattia del metabolismo ma da complicanze a livello degli

organi. Il diabete agisce sia sui vasi grandi (coronarie=malattie

cardiovascolari)sia su quelli piccoli (neuropatia e piede diabetico=produce

danni a livello nervoso).

TERAPIA:

 STILE DI VITA=dieta,attività fisica

 FARMACOLOGIA= antidiabetici orali,terapia insulinica (qualcosa non

funzioni la terapia antibiotica orale)

 STRETTO FOLLOW UP= per complicanze diabetiche d'organo

MALATTIE CARDIOVASCOLARI: Le malattie cardiovascolari(principalmente

infarto e ictus),costituiscono la principale causa di morte in Italia e negli altri

paesi 39

industrializzati,con circa il 43%dei decessi totali. L'infarto miocardico che

interessa il cuore e l'infarto celebrale (responsabile dell'80% dei casi di

ictus)sono le forme di gran lunga più importanti. L'ictus (dal latino colpo) è un

evento celebrale acuto,che può essere di natura infartuale o emmoragica.Con

l'ictus c'è la nevrosi (morte delle cellule)del tessuto.

STORIA PERSONALE DI MALATTIE CARDIOVASCOLARI:

Quando la malattia si è manifestata si devono prevenire le recidive e/o ridurre

la sua progressione. E' importante quindi la:prevenzione secondaria. La

correzione dei fattori di rischio modificabili deve essere più aggressivo. Tenere

nella dovuta considerazione i fattori di rischio non modificabili è comunque

molto importante,perchè può motivare il paziente e il medico ad intervenire più

energicamente sugli altri fattori di rischio modificabili.

INFARTO DEL MIOCARDIO:

E' dovuto all'occlusione di un arteria coronarica. La conseguenza è la nevrosi

del tessuto a valle,che diventa elettricamente e meccanicamente inerte e viene

sostituito da tessuto di cicatrizzazione fibroso.

Tra i 40-70 anni l'infarto miocardico colpisce maggiormente i maschi,mentre

oltre i 70 anni non vi sono più differenze di sesso.La malattia è più frequente al

di sopra dei 45 anni,tuttavia alcuni gruppi particolari (consumatori di

cocaina,pazienti con diabete mellito,ipercolesterolemica o con predisposizione

genetica)possono esserne colpiti in età giovanile.Può essere presente storia di

Angina Pectores (dolore simile all'infarto che si “risolve da solo”.E' una

complicanza cardiaca che si può aggravare con l'infarto,o può rimanere

stazionaria),ma l'infarto è spesso la prima manifestazione della cardiopatia

ischemica. Il principale obiettivo per il trattamento dell'infarto miocardio acuto

è l'identificazione rapida dei pazienti da sottoporre alla riapertura dell'arteria

coronaria. Nonostante le malattie cardiovascolari siano malattie cronico

degenerative,l'iter diagnostico è più breve rispetto ad altre malattie cronico

degenerative.

BPCO: BRONCOPNEUMOPATIA CRONICHE OSTRUTTIVE:

La BPCO è una condizione clinica caratterizzata da una limitazione al flusso

aereo che non è completamente reversibile.Si definisce cronica perchè non c'è

guarigione.La limitazione al flusso aereo è di solito progressiva ed associata ad

un anomalia riposta infiammatoria dei polmoni all'inalazione di agenti nocivi.

BRONCHITE CRONICA= infiammazione,a livello di bronchite,nelle persone

adulte,solitamente uomini fumatori e/o obesi; è definita come la presenza di

tosse ed espettorato per almeno 3 mesi all'anno per 2 anni consecutivi. 40

ENFISEMA POLMONARE= c'è una distruzione degli alveoli polmonari (dove

avvengono gli scambi gassosi);il paziente ha meno sangue e più anidride

carbonica nell'organismo. Principalmente si presenta nelle persone

anziane( sopra gli 80/90 anni è fisiologica)

ASMA= ostruzione cronica parzialmente reversibile delle vie aeree data da

ipereattività bronchiale. Può presentarsi in età giovanile (bambini)o nella fascia

di età giovane-adulta (30-40anni). Se prima nei bambini si presentava verso gli

8-10 anni ora si presenta più precocemente a causa del maggior inquinamento.

FATTORI DI RISCHIO:

-Fattori legati all'ospite: geni,ipereattività bronchiale,crescita del polmone

-Fattori legati all'ambiente: fumo di sigaretta,fattori professionali,inquinamento

esterno e domestico,infezioni,stato socio-economico.

Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio della BPCO;anche

l'esposizione al fumo passivo può contribuire all'insorgenza di sintomi

respiratori e della malattia,aumentando il carico globale di particelle di gas

malati.

DIAGNOSI: si fa principalmente attraverso la spirametria

TRATTAMENTO DELLA BPCO: molto importante la prevezione primaria (in

particolar modo le compagnie antifumo).Importanti obiettivi per prevenire

l'insorgenza

L'evoluzione della BPCO sono la riduzione dell'esposizione complessiva al fumo

di tabacco,alle polveri in ambito professionale,all'inquinamento degli ambienti

interni ed esterni .

La sospensione dell'abitudine tabagica è considerata ,nella maggior parte delle

persone,l'intervento più efficace ed economicamente più vantaggioso per

ridurre il rischio di sviluppare la BPCO ed arrestare la progressione .

Tre tipi di interventi sono:

Sostegno sociale come parte del trattamento e fornito ad di p fuori del

trattamento.

Sono disponibili diverse terapie farmacologiche efficaci ed almeno una di

queste dovrebbe essere somministrata in aggiunta ai consigli pratici se

necessario ed una assenza di controindicazioni. La terapia non farmaceutica

consiste invece nella riabilitazione dell'attività respiratoria per non affaticare i

muscoli e tornare a respirare in modo corretto.l'evoluzione di ml disturbi

respiratori che insorgono in ambito professionale possono essere limitati o

controllati avvalendosi di varie strategie volte a ridurre la quantità di particelle

o gas malati.

Inizialmente la medicina era d'attesa (il paziente con il sintomo andava dal

dottore)

Al giorno d'oggi la medicina è iniziativa (un paziente che ha avuto un infarto

viene seguito dal medico ) 41

Sul piano economico è positiva perché ci sono meno costi essendo preventiva.

PUA=>punto unico di accesso

L.r.t 60/2008 presa in carico integrata del bisogno sanitario e sociale da parte

degli enti

L.66/2008 capo III interventi finalizzati tramite il fondo . Le risorse del fondo

sono erogate alle persone non autosufficienti disabili e anziani.

I destinatari delle prestazioni a carico del fondo,sono quelli residenti sul

territorio regionale. Di solito sono non autosufficienti con un alto tasso di

gravità.

ANORESSIA E BULIMIA 42

I disordini alimentari, di cui anoressia e bulimia nervosa sono le manifestazioni

più note e frequenti, sono diventati nell’ultimo ventennio una vera e propria

emergenza di salute mentale per gli effetti devastanti che hanno sulla salute e

sulla vita di adolescenti e giovani adulti. Negli Stati Uniti, le associazioni

mediche che si occupano di disordini alimentari non esitano a definirli una vera

e propria epidemia che attraversa tutti gli strati sociali e le diverse etnie.Se non

trattati in tempi e con metodi adeguati, i disordini alimentari possono diventare

una condizione permanente e nei casi gravi portare alla morte, che solitamente

avviene per suicidio o per arresto cardiaco. Secondo la American Psychiatric

Association, sono la prima causa di morte per malattia mentale nei paesi

occidentali. Uno studio pubblicato sulla rivista inglese The Lancet indica che la

ricerca sui trattamenti è molto più avanzata nel caso della bulimia nervosa,

dove sono stati svolti più di cinquanta studi e trial e una gestione secondo

pratiche basate sull’evidenza è possibile. Minore attenzione, invece, si sarebbe

dedicata finora a ricerche sui possibili trattamenti di anoressia nervosa e delle

altre forme di disordine alimentare.Anoressia e bulimia sono malattie

complesse, determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo, che

quindi richiedono un trattamento sia del problema alimentare in sé che della

sua natura psichica. L’obiettivo è quello di portare il paziente, attraverso

terapie mirate a modificare i comportamenti e l’attitudine, a adottare soluzioni

di gestione dei propri stress emotivi che non siano dannose per la propria

salute e a ristabilire un equilibrato comportamento alimentare. Possono

manifestarsi in persone di diverse età, sesso, provenienza sociale, ma sono

solitamente più comuni in giovani donne in età compresa tra i 15 e i 25 anni.

Da cosa nasce un disordine alimentare?Al centro del disordine alimentare,

che si manifesta come malattia complessa, risultante dall’interazione di

molteplici fattori biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici e psichiatrici,

c’è comunque da parte del paziente una ossessiva sopravvalutazione

dell’importanza della propria forma fisica, del proprio peso e corpo e una

necessità di stabilire un controllo su di esso. Tra le ragioni che portano allo

sviluppo di comportamenti anoressici e bulimici, si evidenziano, oltre a una

componente di familiarità (studi transgenerazionali e sui gemelli hanno

dimostrato che i disordini alimentari si manifestano con più probabilità tra i

parenti di una persona già malata, soprattutto se si tratta della madre),

l’influenza negativa da parte di altri componenti familiari e sociali, la

sensazione di essere sottoposti a un eccesso di pressione e di aspettativa, o al

contrario di essere fortemente trascurati dai propri genitori, il sentirsi oggetto

di derisione per la propria forma fisica o di non poter raggiungere i risultati

desiderati per problemi di peso e apparenza. Per alcune persone, si tratta di

una tendenza autodistruttiva che le porta ad alterare il proprio comportamento

alimentare o ad abusare di alcol o droghe. L’anoressia e la bulimia però 43

possono anche dipendere dal fatto che l’individuo subisca situazioni

particolarmente traumatiche, come ad esempio violenze sessuali, drammi

familiari, comportamenti abusivi da parte di familiari o di persone esterne,

difficoltà ad essere accettati socialmente e nella propria famiglia. Uno dei

motivi per cui una ragazza inizia a sottoporsi a una dieta eccessiva è la

necessità di corrispondere a un canone estetico che premia la magrezza, anche

nei suoi eccessi. Secondo molti psichiatri, infatti, l’attuale propensione a

prediligere un modello di bellezza femminile che esalta la magrezza ha

conseguenze devastanti sui comportamenti alimentari di molte adolescenti.

Effetti fisici e psicologici Gli effetti dei disordini alimentari sono molto

pesanti, sia sotto il profilo fisico che quello psicologico. Dal punto di vista fisico,

gli effetti della malnutrizione comportano ulcere intestinali e danni permanenti

ai tessuti dell’apparato digerente, disidratazione, danneggiamento di gengive e

denti, seri danni cardiaci, al fegato e ai reni, problemi al sistema nervoso, con

difficoltà di concentrazione e di memorizzazione, danni al sistema osseo, con

accresciuta probabilità di fratture e di osteoporosi, blocco della crescita,

emorragie interne, ipotermia e ghiandole ingrossate.Le ripercussioni

psicologiche, invece, comportano depressione, basso livello di autostima, senso

di vergogna e colpa, difficoltà a mantenere relazioni sociali e familiari, sbalzi di

umore, tendenza a comportamenti manichei e maniacali, propensione al

perfezionismo.

Sintomi e caratteristiche I disordini alimentari comprendono numerose

condizioni diverse. Le più note e comuni sono anoressia e bulimia nervosa.

Anoressia nervosaUna persona diventa anoressica quando, riducendo o

interrompendo la propria consueta alimentazione, scende sotto l’85% del peso

normale per la propria età, sesso e altezza. L’anoressia è conseguente al rifiuto

ad assumere cibo, determinato da una intensa paura di acquistare peso o

diventare grassi, anche quando si è sottopeso. Spesso, una persona anoressica

comincia con l’evitare tutti i cibi ritenuti grassi e a concentrarsi su alimenti

‘sani’ e poco calorici, con una attenzione ossessiva al contenuto calorico e alla

composizione dei cibi e alla bilancia. Frequentemente i pasti vengono evitati o

consumati con estrema lentezza, rimuginando a lungo su ogni boccone

ingerito. Il corpo viene percepito e vissuto in modo alterato, con un eccesso di

attenzione alla forma e con il rifiuto frequente ad ammettere la gravità della

attuale condizione di sottopeso.Diagnosticare l’anoressia non è sempre

semplice in soggetti molto giovani, perché i cambiamenti fisici che

accompagnano l’adolescenza e che comportano squilibri di peso e altezza

possono mascherarne le prime fasi. Nei bambini, è più comune che

l’anoressia si manifesti attraverso altri sintomi, come la nausea e il

sentimento di non fame. Nelle ragazze, invece, uno dei sintomi più classici è

l’interruzione del ciclo mestruale per almeno tre mesi successivi, sintomo che 44

però non si applica a giovani adolescenti che ancora non abbiano avuto il

menarca o, al contrario, alle ragazze che prendono la pillola anticoncezionale.

L’anoressia si manifesta in due modi:

 con restrizioni, determinata dalla riduzione costante della quantità di alimenti

ingeriti.

 con abbuffate e successiva eliminazione: alimentazione compulsiva seguita

da vomito autoindotto, uso inappropriato di pillole lassative e diuretiche,

iper-attività fisica per perdere peso.

La persona anoressica diventa così ossessionata dal cibo che la propria vita

finisce con l’essere totalmente incentrata sulla questione alimentare,

impedendo di provare interesse e entusiasmo verso qualsiasi altra cosa.

Bulimia Nervosa

Una persona bulimica si abbuffa in modo molto diverso da quello che avviene

quando normalmente si mangia troppo. Le caratteristiche tipiche del

comportamento bulimico sono:

 ingestione di una quantità eccessiva di cibo, a volte per un totale di diverse

migliaia di calorie, in un arco di tempo molto stretto, per esempio nel giro

di due ore, e solitamente di nascosto da altri

 la sensazione di non poter smettere di mangiare e di non poter controllare il

proprio comportamento

 l’abbuffata è preceduta e seguita da uno stress emotivo molto forte

Dopo aver mangiato in modo così eccessivo, la persona bulimica generalmente

si sente in colpa e tende a punirsi vomitando, ingerendo pillole diuretiche e

lassativi con l’intento di dimagrire. Se questo comportamento diventa

ripetitivo, ad esempio si manifesta due volte alla settimana per tre mesi, si è di

fronte a un chiaro segnale di disordine alimentare. Raramente, i pazienti

bulimici non si infliggono alcuna punizione. A lungo andare, un soggetto

bulimico entra in una fase di depressione e di disgusto verso se stesso e cerca

di occultare il proprio comportamento agli altri, anche se la propria forma e

apparenza fisica finiscono con il diventare una ossessione permanente e con

l’avere forti ripercussioni sulla propria autostima. Una persona bulimica può

essere di peso normale, sottopeso o sovrappeso, diversamente da una

anoressica che è sempre sotto peso. Inoltre, il peso di un soggetto bulimico può

variare enormemente e oscillare, fatto che può essere utilizzato come sintomo

dell’esistenza di un disordine alimentare.Oltre all’anoressia e alla bulimia,

disordine alimentare non definito.

esiste anche un genere di Non tutti i casi

sono infatti esattamente descrivibili nell’arco dei sintomi tipici di anoressia e

bulimia. Alcuni soggetti, ad esempio, iniziano con una forma di anoressia ma

poi, incapaci di mantenere il basso peso, scivolano verso comportamenti

bulimici. Secondo l’American Psychiatric Association, la metà dei pazienti

anoressici finiscono con l’avere anche sintomi di bulimia, e in qualche caso i 45


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DETTAGLI
Esame: Igiene
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze sociali e del servizio sociale
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ginevracaminati171992 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Maccari Mauro.

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