Definizione di igiene
Igiene deriva dal greco Igea, figura mitologica ellenica. È la disciplina che ha come obiettivo il mantenimento e la prevenzione della salute (salute fisica, mentale, sociale e non solamente uno stato di assenza di malattia o infermità) dell’individuo sano, nonché della popolazione sana, piuttosto che essere riferita al malato, alla diagnosi e terapia.
Attività di promozione, mantenimento e protezione della salute
Come viene svolta l’attività di promozione, mantenimento e protezione della salute? Individuando e promuovendo quei fattori di benessere ("prevenire è meglio che curare"); studiare i meccanismi della malattia, in maniera tale da individuare la causa e correggerla (si agisce sulla malattia ma non sul malato).
Continuum salute-malattia
Esiste una continuità nel passaggio dallo stato di salute a malattia. Questa progressione pone le basi per la definizione di gruppi a rischio e apre nuove opportunità per interventi di prevenzione mirati e precoci.
Ruolo preventivo delle attività motorie
La prevenzione è l’obiettivo principale dell’igiene e si classifica in primaria (eziologica-ambientale), secondaria (patogenetica-clinica) e terziaria (riabilitativa-sociale). Diverse possono essere le attività che operano in specifiche classi di prevenzione. Per quanto riguarda l’attività motoria, essa opera in tutte e tre: consolidate evidenze scientifiche hanno sottolineato il ruolo preventivo dell’attività motoria nei confronti delle diverse patologie multifattoriali.
Metodi e strumenti dell’igiene
L’igiene raggiunge i suoi obiettivi servendosi di strumenti in cui confluiscono competenze diverse (statistiche, scienze, demografiche, ecc). Tra tutte le competenze quella fondamentale è: epidemiologia.
Epidemiologia
Studia lo stato di salute e di malattia della popolazione ed i relativi fattori di rischio (ambientali, comportamentali, genetici) che agiscono sul continuum salute-malattia, al fine ultimo di prevenzione.
Utilizzi dell’epidemiologia
- Osservare e valutare l’andamento di malattie, nonché lo stato di salute-benessere nella popolazione.
- Individuare le cause di malattie (ossia gli agenti eziologici o fattori di rischio) che determinano l’insorgenza della malattia o ne influenzano la progressione.
- Sapere le cause, permette di individuare gli interventi atti a migliorare le condizioni di vita.
- Valutare gli interventi di prevenzione, promozione salute, diagnosi e cura (anche alla luce rapporto costi/benefici).
Strumenti utilizzati dall’epidemiologia
Nel compiere il suo studio l’epidemiologia si serve di strumenti come:
- Demografia: si occupa dell'analisi delle caratteristiche delle popolazioni. È strettamente connessa all’epidemiologia (la quale utilizza demografia come strumento per i suoi studi) ed ha competenze in diversi ambiti (biomedico, statistico, sociologico, geografico, ecc).
Caratteristiche della popolazione studiate dalla demografia
- Composizione statica: densità, distribuzione età, sesso.
- Composizione dinamica: mortalità, natalità, immigrazione ed emigrazione.
Questi studi vengono eseguiti utilizzando indicatori (es. piramide età, durata vita media, ecc), mentre le rilevazioni vengono effettuate attraverso: censimento, indagini campione.
Fonte principale dei dati
La fonte principale dei dati è rappresentata dall’anagrafe, mentre altre fonti di dati sono i registri di patologia (es. registro tumori, registri malattie).
Tipologie di paesi
Dagli studi demografici emerge che le caratteristiche della popolazione a livello mondiale sono eterogenee, configurando due tipologie di paesi:
- Paesi più industrializzati (più sviluppati): Europa Occidentale, America del Nord, Giappone. Sono caratterizzati da:
- Vita media: molto elevata, quindi ci sarà un’alta percentuale di soggetti in età avanzata.
- Natalità: bassa
- Mortalità giovanile: bassa, dove le principali cause di morte sono malattie cronico-degenerative in età avanzata.
- Paesi più arretrati: parte dei paesi africani e asiatici. Sono caratterizzati da:
- Vita media: bassa, quindi con una popolazione anziana ridotta.
- Natalità: alta
- Mortalità giovanile: alta, in cui le cause maggiori sono rappresentate dalle malattie infettive.
Indicatori demografici
Indicano la situazione sanitaria del paese e possono essere diversi. Possiamo distinguere:
- Indicatori negativi diretti (es. tassi mortalità, malattie, ecc)
- Indicatori positivi diretti (es. indici demografici, piramide età, durata vita media)
- Indicatori negativi indiretti: indicatori che descrivono quelle situazioni indirettamente collegate ad un aumento del rischio di mortalità o insorgenza malattie (es. inquinamento atmosferico, sovraffollamento).
- Indicatori positivi indiretti: indicatori che descrivono quelle situazioni indirettamente collegate ad un aumento speranze di vita (cibo, acqua potabile, ecc).
Piramide delle età
È l’indicatore che meglio rappresenta la struttura di una popolazione: riporta gli individui della popolazione oggetto dello studio suddivisi per sesso e fasce di età. Essendo diverse le situazioni tra paesi più arretrati e più sviluppati, diverso sarà anche il diagramma che ne uscirà fuori:
- Paese più sviluppato: il diagramma ha una configurazione a bulbo (botte).
- Paese più arretrato: il diagramma ha una configurazione a piramide (pagoda).
Le piramidi dell’età possono assumere anche forme particolari, in seguito a fattori sociali (conflitti bellici) – sanitari (es. epidemia AIDS).
Indice di mortalità
È un indice molto usato, in quanto i dati della mortalità sono sicuri (poiché le morti vengono registrate) e facili da rilevare. Dall’elaborazione di questi dati è possibile costruire le tavole di mortalità, dalle quali si possono ricavare importanti informazioni di tipo sanitario. Riportando i dati relativi ai numeri dei morti corrispondenti alle diverse età si ottiene la curva di Lexis che mostra per una determinata popolazione l’andamento della mortalità in funzione dell’età.
Analisi curva: se le morti avvenissero per cause fisiologiche (vecchiaia), si dovrebbero distribuire a formare una curva a campana di tipo gaussiano (gaussiana normale), il cui punto più alto oltre a rappresentare l’età in cui si registra il numero maggiore di morti, corrisponde alla vita media di quella popolazione.
Nella realtà invece, le curve di mortalità assumono forme asimmetriche, in quanto la mortalità è determinata non solo da cause biologiche ma anche da cause sociali e sanitarie.
Tassi demografici
I tassi si ricavano dal rapporto tra numero eventi (casi) e la popolazione in cui sono generati, moltiplicando per una costante. Sono riferiti ad un determinato periodo di tempo (in genere 1 anno). A seconda della tipologia e precisione della misura che si vuole effettuare, i tassi possono essere classificati in:
- Tassi grezzi: forniscono la misura del numero totale di eventi per un determinato fenomeno avvenuto in un certo periodo di tempo in una popolazione definita.
- Tassi specifici: sono riferiti ad uno specifico evento che si è venuto a creare in una certa fascia di popolazione.
- Tassi standardizzati: tassi che sono modificati in seguito alla presenza di alcune variabili che influenzano il tasso in questione.
Tassi utilizzati in epidemiologia
Tra questi abbiamo:
- Tasso di mortalità: possiamo avere un:
- Tasso di mortalità generale: indica il numero totale di morti per tutte le cause in una determinata popolazione ed è riferito ad un determinato periodo di tempo (in genere 1 anno). Non è molto utilizzato in quanto non specifica le cause di morte e le variabili della popolazione (età, condizione sociale, sesso, ecc).
- Tasso di mortalità specifico: più utilizzati dei precedenti in quanto si riferiscono ad una specifica causa di morte o a più variabili insieme (età-sesso-attività lavorative-ecc). Esempi sono: tasso mortalità fetale, neonatale, infantile, ecc.
- Tassi di morbosità (malattia): misurano la frequenza e l’entità della malattia nella popolazione. Le più usate in epidemiologia sono:
- Prevalenza: indica il numero totale dei casi di una determinata malattia presente nella popolazione. Si suddivide in:
- Prevalenza puntuale: prevalenza calcolata in uno determinato momento. Quanti casi di malattia ci sono oggi?
- Prevalenza periodale: prevalenza calcolata in un determinato periodo di tempo (mese, anno, ecc). Quanti casi di malattia hanno colpito persone in un determinato periodo di tempo?
- Incidenza: indica il numero dei nuovi casi di malattia che insorgono in un determinato periodo di tempo (mese, anno, ecc) in una popolazione. Permette quindi di prevedere nuova malattia.
- Prevalenza: indica il numero totale dei casi di una determinata malattia presente nella popolazione. Si suddivide in:
Per malattie di breve decorso o ad alto tasso di letalità, prevalenza e incidenza possono essere simili. Si può infatti assistere ad un aumento dell’incidenza e della prevalenza, in quanto i nuovi casi che aumentano nel breve periodo, sommandosi tra loro, determinano l’aumento costante del numero totale dei casi in un certo periodo. Allo stesso tempo, i casi precedenti guariscono se la malattia è curabile o muoiono in caso di malattia ad alto tasso di letalità.
In malattie croniche invece si può assistere ad un aumento della prevalenza e una diminuzione dell’incidenza (es. AIDS: c’è un minor numero di nuovi casi, ma non essendoci una cura, ma terapie in grado di aumentare le speranze di vita, quei pochi nuovi si sommano a quelli già esistenti, determinando un aumento della prevalenza).
Letalità: indica il grado di gravità di una malattia in quanto fornisce il numero di morti nel gruppo di persone che si sono ammalate per quella specifica malattia. In altre parole indica la probabilità che una certa patologia conduca a morte.
Altri indici
Altri indici che danno però informazioni sulla struttura della popolazione si possono ottenere calcolando l’indice di vecchiaia oppure il rapporto di mascolinità.
Statistica sanitaria e metodi dell’epidemiologia
In base alle modalità con cui vengono condotti studi epidemiologici e al tipo di informazioni che si desidera ottenere, possiamo distinguere:
- Studi osservazionali: il ricercatore si limita ad osservare i fenomeni in studio, senza poter intervenire direttamente a controllare o modificare le condizioni. Si distinguono in:
- Epidemiologia descrittiva: viene studiata la distribuzione del fenomeno salute-malattia, nella popolazione presa in esame, attraverso un approccio descrittivo, cioè va a descrivere una situazione senza interferenze da parte del ricercatore. Le variabili prese in considerazione sono:
- Persone: prendendo in considerazioni alcune caratteristiche della popolazione (età, sesso, livello scolastico, etnia, livello socio-economico, ecc), vengono fornite indicazioni su cosa hanno in comune le persone affette.
- Tempi: fornisce indicazioni su quando insorge la malattia e sulla sua durata, permettendo di individuare se un evento è epidemico, pluriennale o stagionale. Capire il comportamento temporale permette di restringere il cerchio su quelli che sono i fattori di rischio o agenti eziologici, in maniera tale da programmare interventi di prevenzione e assistenza sanitaria.
- Luoghi: fornisce indicazioni sulla distribuzione dei casi in relazione all’area geografica.
- Epidemiologia descrittiva: viene studiata la distribuzione del fenomeno salute-malattia, nella popolazione presa in esame, attraverso un approccio descrittivo, cioè va a descrivere una situazione senza interferenze da parte del ricercatore. Le variabili prese in considerazione sono:
Vari studi epidemiologici
Vari studi epidemiologici includono:
- Case reports: forniscono dettagliata descrizione di segni e sintomi relativi ad un caso tipico o gruppo di casi clinici aventi caratteristiche inusuali (potrebbero far pensare a nuova forma di patologia). Questa tipologia deriva da osservazioni sporadiche realizzate durante la normale attività clinica.
- Case series: forniscono dettagliata descrizione di segni e sintomi relativi ad un maggior numero di casi clinici aventi caratteristiche inusuali (potrebbero far pensare a nuova forma di patologia). A differenza dei case reports, lo studio viene esteso a un maggior numero di casi clinici, permettendo di avere un quadro più preciso delle caratteristiche cliniche della patologia.
- Trasversali: valutano nella popolazione, in un determinato istante, l’esposizione della popolazione ad un possibile fattore di rischio e la presenza della malattia (prevalenza). Attraverso questi studi è possibile ottenere informazioni sulla prevalenza puntuale, diffusione fattori di rischio (fumo, alcol, ipertensione, sedentarietà, ecc) e correlazione fattore di rischio-malattia. Vantaggi: semplicità di esecuzione, economicità, rapidità maggiore rispetto ad altri studi. Svantaggi: non fornisce indicazioni sull’incidenza (nuovi casi), non adatti per malattie rare, indicano associazione tra fattore di rischio-malattia ma non indicano rapporto di causalità.
- Ecologici: valutano associazione tra esposizione ed effetto, analizzando tale corrispondenza nelle diverse aree geografiche (covarianza spaziale) o intervalli di tempo (covarianza temporale). Sono studi eseguiti in base a dati raccolti da archivio o fonti dati istituzionali.
Epidemiologia analitica
Epidemiologia analitica (costruttiva o investigativa): identifica i fattori che determinano l’insorgenza della malattia e ricostruisce i diversi momenti della storia del processo patologico. Per identificare i fattori, l’epidemiologia analitica studia la correlazione esposizione a fattore di rischio-effetto, valutando se correlazione è plausibile (o casuale) (es. telefonini e tumore cervello: correlazione non ancora chiarita per insufficiente prove di plausibilità).
Modelli dell'epidemiologia analitica
L’epidemiologia analitica, fa riferimento a due modelli:
- Prospettico (studi coorte): osserva nel tempo gli effetti di una certa variabile sulla popolazione, partendo da una situazione di soggetti sani: da un iniziale gruppo di soggetti sani aventi tutte caratteristiche comuni (età, sesso, condizione sociale, ecc), avviene una divisione in due gruppi: esposti (ad un fattore di rischio) – non esposti. I due gruppi vengono seguiti nel tempo e viene valutata la frequenza con la quale si verifica l’insorgenza della malattia (misurata in termini di incidenza). Confrontando il valore dell’incidenza nel gruppo esposti con l’incidenza nel gruppo non esposti, si potrà desumere se l’esposizione al fattore, abbia influito sull’incidenza della malattia. Tale valutazione può essere eseguita servendoci del Rischio Relativo (RR):
- Se RR=1: fattore di rischio non influenza malattia.
- Se RR>1: fattore di rischio influenza malattia.
- Se RR<1: fattore di rischio svolge un’azione protettiva.
- Studi di coorte prospettici: valutano l’esposizione di soggetti nel presente e pianificano una sorveglianza dei soggetti nel futuro.
- Studi di coorte storici: valutano l’esposizione in passato di soggetti e valutano gli effetti che si sono manifestati negli anni.
- Retrospettico (studi caso-controllo): partendo da una situazione in cui la malattia è già manifesta, si cerca di individuare a ritroso le variabili che hanno contribuito maggiormente a produrre la malattia. Si selezionano due gruppi di soggetti:
- Gruppo dei casi: soggetti malati.
- Gruppo controllo: stesse caratteristiche del primo (sesso, età, ecc) ma che differiscono per non essere malati.
Studi sperimentali
Epidemiologia sperimentale: verificare e validare l’associazione causa-effetto tra fattore di rischio e patologia, cioè confermano se il fattore ha avuto un ruolo causale o meno, in quest’ultimo caso rafforza la plausibilità. Allo stesso tempo, si può valutare l’efficacia degli interventi preventivi, terapeutici, riabilitativi. In questi studi il ricercatore interviene direttamente introducendo, eliminando o modificando il fattore oggetto di studio.
Tipologie di studi sperimentali
Gli studi sperimentali di tipo preventivo possono dividersi in due tipologie:
- Comunitari: interventi fatti sulla comunità (es. valutare efficacia campagne educazione sanitaria).
- Campo: diretti a gruppi di soggetti sani ma selezionati in quanto a rischio (es. valutare efficacia vaccini per una determinata malattia).
Prevenzione
Si intende ogni attività che viene messa in atto ai fini di evitare che certi agenti eziologici o fattori di rischio determinino una diminuzione dello stato di salute. Diversi sono gli strumenti utili per la tutela della salute, che si differenziano in:
- Interventi sulla persona (vaccinazioni, screening, ecc).
- Interventi sull’ambiente (bonifica, disinfestazione, notifica).
Tra gli strumenti preventivi rientrano anche i corretti stili di vita.
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