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Igiene e gestione dell’allevamento e benessere animale

Esistono elementi che in maniera oggettiva possono valutare e definire il benessere animale in un

allevamento.

Le logiche di benessere animale sono quelle che in ultima istanza danno profitto all’azienda: gli allevatori si

basano sul principio di condizionalità, che è uno tra i principi più prestigiosi della politica agricola comune.

La politica agricola comune (PAC), quindi, fornisce dei sussidi economici agli allevatori che rispettano

determinate condizioni di salute e benessere animale, i quali ricevendo dei premi economici, sono incentivati

a lavorare bene.

Gli allevatori cercano di mantenere alti livelli di benessere animale, così da ottenere migliori performance.

Le performance sono sia produttive che riproduttive, le quali nella vacca da latte sono unite.

Con il parto si innesca la lattazione e la bovina da latte, a differenza della scrofa, offre un vantaggio: essa

porta avanti la lattazione per 10 mesi (210 giorni circa, mentre la gestazione dura circa 287 giorni), durante i

quali l’animale non si ferma da un punto di vista produttivo, in quanto la bovina riesce ad essere fecondata

(il suo ciclo riproduttivo dura 21 giorni) solitamente entro il secondo/terzo ciclo dopo il parto (circa dopo 70

giorni).

Ciò avviene se l’animale è allevato in modo corretto, soprattutto a livello alimentare: la bovina, subito dopo

il parto, presenta un periodo di stress, durante il quale mangia poco ma richiede un grande apporto di

energia. Per ottimizzare la produzione di un allevamento, si deve riuscire a fecondare nuovamente una

bovina almeno entro i primi tre mesi dal parto, per ottenere almeno un vitello all’anno da ciascuna bovina

(9 mesi+3mesi=12 mesi -> 1 anno).

Quindi, l’efficienza e la potenza economica di un allevamento si basano sulla produzione del latte e quindi

sulla capacità di riuscire a ingravidare nuovamente la bovina entro un certo limite di tempo. Questo discorso

non è però possibile per la scrofa, perché essa è caratterizzata da una fase fisiologica che prende il nome di

anestro da lattazione: durante la lattazione la scrofa non ha calori.

Un allevamento deve quindi controllare in modo corretto la razione alimentare, tenendo conto delle richieste

energetiche che gli animali presentano in determinate fasi fisiologiche (es: bovina = parto).

Nella mangiatoia o greppia c’è dell’unifeed, il così detto piatto unico, un alimento completo offerto alla

vacca da latte e costituito dalle due principali categorie di alimenti necessari a questi soggetti: foraggi e

concentrati (si somministrano alimenti fibrosi perché i ruminanti, per loro fisiologia, ne hanno necessità: gli

alimenti a fibra lunga stimolano infatti la ruminazione ma devono essere miscelati adeguatamente a mangimi

caratterizzati da un forte apporto energetico).

I concentrati hanno una grande valenza nel periodo del parto poiché, a ridosso di esso, la vacca presenta una

grande richiesta energetica e occorre quindi fornire un’alimentazione ad alto contenuto di energia.

L’unifeed va fatto trovare pronto nella greppia dopo la mungitura. Gli animali quando tornano dalla sala di

mungitura, devono mangiare prima di stendersi in cuccetta, poiché hanno una determinata struttura della

mammella che permette la risalita di germi (perché lo sfintere del capezzolo è beante, aperto dopo la

mungitura), qualora si stendessero subito nell’area di riposo che, inoltre, potrebbe essere non ben preparata

e pulita.

Cos’è il benessere animale : il benessere è la garanzia di sostenibilità anche economica per l’azienda

zootecnica. Lavorare il benessere animale significa limitare le spese superflue che rappresentano un costo

per l’allevatore. L’attento monitoraggio degli animali e il controllo delle animal based measures consente un

buon benessere animale.

Il benessere abbraccia lo stato fisiologico e psicologico degli animali, in quanto gli animali sono senzienti e

capaci di provare emozioni. Ciò è specificatamente espresso nel trattato di Lisbona del 2007. Quindi la

normativa è attenta a questi aspetti perché il comportamento espresso dagli animali nelle nostre aziende è

diventato un indicatore del benessere.

È molto importante garantire il benessere dell’animale perché così facendo vengono ad essere minimizzati i

momenti di stress, poiché lo stress sottrae energia a quelle che sono le funzioni che maggiormente

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interessano l’efficienza produttiva. Se l’animale è sotto stress mette in atto uno sforzo che nuoce alla sua

salute e di conseguenza si sente a disagio.

La normativa si sta adattando a tutti questi aspetti: il comportamento, lo stato clinico e fisico degli animali.

Il benessere animale si fonda su informazioni di tipo scientifico che vanno a monitorare una condizione di

stress che si esplica attraverso una scarsa produzione, deficit produttivi, problematiche di ordine clinico sugli

animali (traumi, malattie, lesioni, zoppie…).

Il body condition score rappresenta lo stato di nutrizione dell’animale, cioè questo parametro ci permette di

capire quanto è grasso/magro l’animale e di osservare la deposizione adiposa presente in alcuni punti di

repere dell’animale, solitamente posizionati nelle zone posteriori (base della coda, natiche, ...). Bisogna

anche evitare di portare la vacca troppo grassa al parto, poiché questa condizione porterebbe a chetosi. La

chetosi poggia sulla condizione della sindrome del fegato grasso e tale infarcimento lipidico del fegato

comporta la formazione di corpi chetonici che, circolando nel sangue, provocano diverse conseguenze

negative, tra cui depressione della funzionalità produttiva e riproduttiva.

Da tempo, i protocolli di valutazione del benessere si sono soffermati soprattutto sulla corretta

progettazione delle strutture di allevamento.

Ad esempio, una mal strutturazione dell’area di riposo (cuccetta mal conformata e/o di misura sbagliata,

scarso numero di cuccette rispetto al numero di capi, paglia insufficiente e/o sporca…) può far sì che la bovina

non si rechi nella “cuccetta” ma che resti in giro per la stalla, in piedi. L’animale, in questo caso, non riposa e

di conseguenza non rumina, cosa fondamentale.

Studi scientifici dimostrano che per ogni ora in più (alle otto ore canoniche che la bovina trascorre a ruminare)

abbiamo circa un kg di latte in più prodotto. Quindi, una stalla con 150 capi in lattazione, produrrebbe circa

150 kg di latte in più, in queste condizioni.

Un altro esempio è fornito dall’adeguatezza degli abbeveratoi, le cui tipologie sono diverse. Le tazzette

piccole non sono adatte perché la vacca introita ogni minuto decine di litri di acqua, specialmene quando

sono in lattazione (più di 200 litri di acqua al giorno, anche contemporaneamente): occorrono quindi vasche

grandi e lunghe, per permettere alle vacche di bere in modo collettivo e per dare modo loro di introitare

grandi volumi di acqua. Gli abbeveratoi devono essere in numero sufficiente in base al numero di animali

presenti e giusti in altezza (60-80 cm da terra), con acqua pulita.

Quindi il benessere animale significa poter andare incontro ad esigenze specifiche dell’animale,

comportamentali e fisiologiche, per garantire il suo stato di salute e limitare lo stato di stress. Ciò significa

ottenere prodotti di qualità.

Un animale che sta bene e non è stressato consente anche di non trasferire malattie all’uomo.

Il benessere animale ha come fondamenti le 5 libertà da garantire ai nostri animali, espresse dal “farm

animale welfare committee”:

1. Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione: proprio per garantire questa libertà si valuta il

BCS, ovvero il body condition score che rappresenta lo stato di nutrizione dell’animale, cioè questo

parametro ci permette di capire quanto è grasso/magro l’animale e di osservare la deposizione adiposa

presente in alcuni punti di repere dell’animale. Bisogna anche evitare di portare la vacca troppo grassa

al parto, poiché questa condizione porterebbe a chetosi. La chetosi poggia sulla condizione della

sindrome del fegato grasso e tale infarcimento lipidico del fegato comporta la formazione di corpi

chetonici che, circolando nel sangue, provocano diverse conseguenze negative, tra cui depressione della

funzionalità produttiva e riproduttiva.

2. Libertà dai disagi ambientali: ad esempio lo spazio ed il caldo, che comporta lo stress da caldo (nelle

bovine da latte si comincia ad avere a partire da maggio). Le temperature critiche per la vacca da latte

sono quelle che superano i 20 gradi, sopra i 20 gradi l’animale entra in stress. Ciò che rende la

temperatura più nefasta è l’umidità. L’animale quando ha lo stress da caldo applica degli adattamenti

fisiologici: aumenta la frequenza respiratoria e cardiaca, cercando di disperdere calore con un

adattamento metabolico che comporta il dispendio di energia che l’animale sottrae alla produzione di

latte e all’efficienza della sfera riproduttiva. Quindi un animale in stress sta deviando la propria energia

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che altrimenti dedicherebbe alla sua efficienza personale. L’animale in stress è un animale non

performante.

3. Libertà dalle malattie e dalle ferite

4. Libertà di manifestare il proprio repertorio comportamentale specie-specifico

5. Libertà dalla paura e dallo stress

La normativa vigente sul benessere animale parte proprio da queste 5 libertà.

Il benessere è l’espressione di un perfetto adattamento del soggetto al suo ambiente, occorre quindi

garantire il maggior confort in termini ambientali e gestionali alla vacca, per far sì che l’animale sia efficiente

e produttivo. Questo anche perché l’ambiente mi consente di esaltare il patrimonio genetico o penalizzarlo,

infatti una vacca non produce tot litri di latte perché ha un’ottima genetica, ma siamo noi che dobbiamo

gestire al meglio quel patrimonio per ottenere il miglior rendimento.

Cow comfort: molto delicato per la bovina da latte è il periodo di transizione, cioè quella finestra temporale

a cavallo del parto, da cui partono tutte le problematiche funzionali della bovina da latte. L’adattamento che

dobbiamo consentire alla bovina da latte, dal parto in avanti o anche da prima del parto, riguarda lo spazio,

che è la prerogativa principale per garantire il riposo, la ruminazione. Solo così possiamo garantire sia il

benessere all’animale, ma anche sicurezza alimentare e qualità delle produzioni zootecniche, in cui

comprendiamo sia le performance che l’animale ha all’interno dell’azienda, sia il prodotto che deriva dalla

filiera produttiva (latte, carne, …). Noi dobbiamo intervenire all’interno dell’allevamento facilitando la vita di

questi animali e quindi puntiamo su un altro aspetto fondamentale, ossia l’alimentazione, che non è semplice

da equilibrare nelle sue componenti e nella sua struttura. Per un ruminante dobbiamo corrispondere a

specifici fabbisogni energetici, proteici, come in qualsiasi altra specie, ma dobbiamo garantire ad un

ruminante la corretta strutturazione fisica della razione, la dimensione delle particelle di fieni e foraggi che

costituiscono la razione, che siano in grado di stimolare la ruminazione.

Il ruminante mentre riposa rumina e ciò che stimola la ruminazione è la presenza di fibra nella razione, che

deve essere particolarmente strutturata. La lunghezza della trinciatura del fieno deve essere di 2,5cm questa

è la misura ideale per garantire e stimolare in maniera efficiente la ruminazione. L’obiettivo di una corretta

ruminazione è garantire la salute del rumine, organo fondamentale per garantire il benessere di un

ruminante.

Per garantire la sanità e la salute del rumine e la sua efficienza, il ruminante ruminando manda giù litri e litri

di saliva. Quando l’animale riposa e rumina, contestualmente produce e manda giù nel rumine volumi di

saliva fondamentali per garantire la stabilità del pH del rumine. Il pH ruminale deve essere sempre mantenuto

costante per evitare la fluttuazione in senso positivo e negativo dello sviluppo di una flora batterica a scapito

dell’altra.

Attraverso la produzione di saliva, si garantisce l’equilibrio della popolazione ruminale presente nel rumine,

molto importante per garantire una corretta digestione dei principi nutritivi che noi offriamo attraverso la

razione alimentare. Fluttuazioni di pH in senso negativo, quindi pH troppo basso, pesantemente sotto a 5, o

pH troppo elevato, comportano problemi metabolici alla bovina da latte. Questi problemi sono

particolarmente frequenti quando si ha difficoltà nel garantire un equilibrio funzionale del rumine. I principali

errori di natura alimentare che sfociano in problematiche di ordine metabolico vengono commessi nel

periodo di transizione, ossia quel passaggio da una fase fisiologica di riposo, definita dell’asciutta, alla fase

fisiologica della gravidanza, in particolare dal parto in poi. In questo periodo avviene una transizione

fisiologica, metabolica, alimentare, ed è in questo periodo che se non si è capaci di gestire l’alimentazione, si

commettono errori gestionali che si ripercuotono sulla sanità dell’animale.

Le patologie metaboliche, come la chetosi, compromettono l’efficienza produttiva e riproduttiva

dell’animale.

Un altro aspetto molto importante per garantire il benessere delle vacche da latte è lo spazio, questo perché

lo spazio implica una serie di situazioni, cioè se garantisco spazio adeguato agli animali allevati, garantisco

una corretta alimentazione, perché non si ha l’ansia che una bovina più dominante possa subordinare le altre,

crea stress, mangia al posto delle altre togliendo loro la razione. Inoltre se non garantisco lo spazio, può

succedere che l’animale mangi di meno e sia stressato. Il sovraffollamento dovuto alla mancanza di spazio,

fa sì che venga meno un altro elemento fondamentale a garanzia del benessere dei soggetti che allevo, ossia

il riposo. 3

Tutti questi aspetti fondamentali analizzati finora sono alla base dell’analisi del rischio. Infatti se c’è poco

spazio e sovraffollamento il rischio è che l’animale mangia poco e quindi posso andare incontro a patologie

di ordine metabolico che trovano substrato, terreno fertile nello stress dell’animale, che è assolutamente da

evitare all’interno dell’allevamento perché determina sottrazione di energia utile per le performance

zootecniche dell’animale, perché questa energia viene usata per adattarsi ad un ambiente non adatto.

Un esempio è lo stress da caldo, infatti il caldo eccessivo comporta degli adattamenti fisiologici da parte

dell’animale di natura clinica, come aumento di frequenza respiratoria e cardiaca, cercando di disperdere

calore. Tutti questi adattamenti fisiologici nella bovina comportano un aumento dei fabbisogni per il

mantenimento. Cioè la bovina sta sottraendo energia che naturalmente destinerebbe alle produzioni, per

adattarsi ad un ambiente che le procura stress e disagio.

Il concetto di analisi del rischio che è stato introdotto dai nuovi protocolli di valutazione del benessere mira

proprio ad individuare all’interno dell’azienda dei potenziali pericoli che possono essere di natura strutturale,

manageriale, che comportano degli effetti sull’animale, rappresentati da tutti gli adattamenti fisiologici che

l’animale mette in atto e il risultato è una scarsa produttività, problemi di ordine riproduttivo e ridotta

performance zootecnica dell’animale.

La normativa ci dà una mano, l’aspetto più importante delle norme legislative è la comunicazione di queste

norme tra gli allevatori che sono i principali attori della relazione con i propri animali.

Molto importante è il decreto legislativo 146 del 2001 da cui sono state strutturate le check list utilizzate dai

veterinari per la valutazione e il giudizio del benessere degli animali all’interno degli allevamenti.

Tutti questi ragionamenti che abbiamo fatto sul benessere animale ci interessano perché rappresentano una

possibilità di soddisfacimento di specifiche esigenze dell’animale per garantire adattamento, la sua salute e

sanità e quindi per garantire sicurezza alimentare e benessere.

Quali sono gli elementi di stress nei nostri allevamenti:

• Psicologico e sociale: la vacca è un animale che vive in gruppo e presenta una gerarchia. Ci sarà, quindi,

un animale subordinato che, se in presenza di pochi posti alla mangiatoia, sarà in continuo stress. I

miglioramenti gestionali servono proprio a limitare o evitare queste situazioni. Bisogna anche evitare di

cambiare spesso gruppo, poiché ciò significherebbe creare situazioni di riorganizzazione tra gli animali con

insorgenza di stress. I contatti con l’uomo sono indice di benessere animale: viene infatti somministrato

un test di fuga per capire se quando l’operatore si avvicina l’animale è incuriosito. In fase di mungitura,

grazie alle tecniche dell’operatore, viene liberata ossitocina, la quale agisce a livello della mammella e fa

liberare il latte nel lume mammario;

• Fisico e metabolico: eccessivo movimento, mancato riposo, parto. È molto importante infatti, dopo la

lattazione e l’alimentazione, vedere l’animale in cuccetta a ruminare e riposare. L’animale riposa circa 7/8

ore al giorno e nel frattempo rumina (rumina anche in altre circostanze, fino a 12 ore al giorno). In greppia,

l’alimento deve essere sempre disponibile perché l’animale, se può, mangia molte volte al giorno, anche

fino a 8/10 volte. Ci deve sempre essere un’eccedenza del 5% in mangiatoia e lasciare l’animale senza

alimento è un problema. Inoltre, per ogni ora di riposo addizionale, l’animale arriva a produrre a

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Scienze mediche MED/42 Igiene generale e applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francy.g.99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene e Gestione dell'Allevamento e Benessere Animale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Giammarco Melania.
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