Idee e linguaggi delle scienze e della vita
Idee fondamentali della biologia contemporanea: vita, cellula,
fecondazione, embrione, gene,...
Linguaggi usati: parola scritta (anche metafore), immagini,
linguaggio dei numeri, matematica.
Idee spesso descritte usando termini presi a prestito da altre
discipline (alfabeto, codice, programma, circuito, eredità,
patrimonio, selezione,...).
Astro-biologia: studia cos’è la vita per cercarla su altri pianeti. Ha
a che fare con il problema dell’origine della vita, su cui ci si pone
domande sin dall’età dei greci.
Non ci può essere scienza senza comunicazione: se uno scienziato
fa una scoperta questa va comunicata altrimenti non ha senso.
Una prospettiva storica può aiutare a capire la biologia perché:
1. i dibattiti attuali su questioni biologiche hanno una storia molto
antica, e quindi
questa va capita.
2. la storia potrebbe aiutare persone comuni ad avvicinarsi ad
idee che altrimenti sembrerebbero “aride” e complesse.
Lamarck: il primo a parlare del fatto che gli organismi viventi nel
tempo cambiano e si trasformano —> evoluzione.
Epigenetica= influenza che ambiente e dieta hanno sul patrimonio
genetico. STORIA PER PROBLEMI
Si prende un’idea (es. storia dell’ereditarietà); questa ha una lunga
storia quindi ha avuto molte influenze nel corso del tempo (es.
Aristotele—> quello che pensava lui dipendeva dalle credenze del
suo tempo). Quindi per capire un problema bisogna analizzarlo in
un preciso momento della storia considerando quanto veniva
influenzato da tutto il resto.
Quindi bisogna chiedersi: “in quell’epoca cosa stava succedendo?”,
“perchè c’è questa idea?”.
Però si rischia di cadere in anacronismi, ovvero cercare a tutti i
costi i precursori di una determinata idea, proiettando il presente nel
passato.
STORIA PER PERIODI
Isolo un periodo (es. biologia dei greci), però rischio di perdere lo
sviluppo di una determinata idea nel corso dei secoli.
Caratteristiche distintive degli organismi
viventi
Per comprendere se e in che senso si possa parlare di vita
artificiale o di vita sintetica bisogna, come dice Boncinelli,
analizzare cosa si intende per vita, problema che ha interessato
l’umanità da secoli.
Che cos’è un essere vivente?
Tentativo di risposta formulato da Boncinelli: un essere vivente si
identifica con una certa quantità di materia organizzata, limitata nel
tempo e nello spazio, capace di metabolizzare, riprodursi ed
evolvere.
1650 circa: nascita scienza moderna, con Galileo, la Royal
Society, ecc.. La scienza moderna non si fa più le grandi domande,
che vengono relegate ai filosofi. I grossi problemi vengono divisi in
piccole questioni che possono essere indagate sperimentalmente.
• Costituita da materia organizzata (i cui criteri ordinativi,
sappiamo, sono definiti e controllati dal patrimonio genetico)
• Limitata nel tempo, perché se si parla di vita si parla anche di
morte. La morte vale però per gli organismi fatti di più cellule,
come si può vedere nel disegno: gli organismi più semplici si
riproducono.
Il primo organismo vivente è comparso 3.7 miliardi di anni fa.
• Ogni essere vivente è limitato nello spazio, non esiste il
concetto di infinito per questi.
• Ha la capacità di conservare la sua organizzazione
metabolizzando materia ed energia.
• Ha la capacità di riprodursi.
Però un cristallo può riprodursi da sé, quindi la capacità di
riprodursi in realtà non è
propria solo degli esseri viventi.
• Ha la capacità di evolvere, cioè cambiare nel tempo.
Schema di Boncinelli (vedi disegno)
Cellularità: non conosciamo nessuna forma di vita che non sia una
cellula. La cellula è
l’elemento comune a tutte le forme di vita.
u= unicellulari
u/p= esistono funghi unicellulari e pluricellulari
Il discorso della morte vale per gli organismi pluricellulari Eu= vero
Archi= vecchi
Oggi noi pensiamo che gli archibatteri siano dei discendenti delle
prime forme di vita che ci sono state sulla terra.
Grossa rivoluzione dell’800, impostata da Lamarck e portata a
termine da Darwin: introduzione del fenomeno TEMPO nello studio
della vita.
(pro)virus= virus integrati nel DNA
I virus: caratteristiche generali
Un virus è un involucro fatto di proteine con dentro un acido
nucleico, cioè il materiale genetico (DNA/RNA). Quando deve
riprodursi infetta una cellula, lascia fuori l’involucro e manda dentro
il suo DNA che dà le istruzioni per fare altri virus. Questi poi escono,
uccidendo la cellula, e così ricomincia il ciclo.
Ciclo litico e lisogeno:
I principali gruppi virali utilizzano meccanismi di riproduzione
specifici che si possono ricondurre a due modalità principali: ciclo
litico e ciclo lisogeno. Mentre il ciclo litico è presente in tutti i virus, il
ciclo lisogeno è presente solo in alcuni virus.
Ciclo litico: nel ciclo litico la cellula ospite diventa una fabbrica di
virus. Dopo l’ingresso nella cellula ospite, l’acido nucleico e le
proteine virali sono prodotti rapidamente sfruttando le strutture e
l’energia della cellula. La cellula ospite si rompe e le particelle virali
sono liberate all’esterno.
Ciclo lisogeno: il genoma virale si integra nel cromosoma ospite. Il
genoma virale si duplica durante il processo di duplicazione della
cellula ospite. Quando questa si divide, quindi, trasmette alle cellule
figlie anche il DNA virale. Dopo migliaia di divisioni cellulari, il DNA
virale può attivarsi, staccandosi dal cromosoma e dando inizio a un
ciclo litico. Il genoma virale integrato è chiamato provirus.
Virus + cellula infettata—> così è un organismo vivente.
Prione= fatto solo da proteine, non ha DNA né RNA. Però in certe
condizioni può fare delle copie di se stesso infettando gli esseri
viventi.
I virus permettono di riciclare i nutrienti delle cellule: distruggendo
queste rimettono in circolazione ciò di cui sono fatte.
1. Complessità ed organizzazione
I sistemi viventi sono mediamente infinitamente più complessi di
quelli del mondo degli oggetti inanimati. La complessità dei viventi
esiste ad ogni livello, dal nucleo (con il suo programma di DNA),
alla cellula, a ogni sistema al livello degli organi, all’individuo,
all’ecosistema o alla società—> Mayr
Livelli di organizzazione:
universo
galassie sistemi solari terra biosfera
biomi ecosistemi comunità popolazioni organismi organi tessuti
cellule strutture subcellulari macromolecole molecole atomi
Per studiare ogni sistema servono degli strumenti diversi; ogni
livello non ha necessariamente le informazioni per determinare
come sarà il livello successivo. Ad esempio una cellula muscolare
non dà l’idea di come è fatto un muscolo, di come sono organizzate
le cellule. Questo giustifica le varie discipline che ci sono nella
biologia.
I filosofi parlano di due approcci: riduzionismo e emergenza/
olismo.
La riduzione spiega il complesso con il semplice; afferma che non
si può comprendere il tutto finché non lo si analizza nelle sue
componenti, e di nuovo queste componenti nelle loro componenti.
Nei fenomeni biologici questo significherebbe ridurre lo studio di
tutti i fenomeni al livello molecolare. Però i livelli inferiori forniscono
soltanto delle informazioni limitate sulle caratteristiche e sui
processi dei livelli superiori.
Emergenza: ad ogni livello emergono nuove proprietà che hanno
origine dalla disposizione degli elementi. I sostenitori riconoscono
che gli organismi non possono essere studiati solo come un tutto,
ma affermano anche che il riduzionismo è insufficiente.
I sistemi viventi non hanno una complessità casuale, ma sono
altamente organizzati.— > Mayr
Sono composti di parti che compiono una funzione, cioè hanno uno
scopo determinato.
Come se ci fosse, negli organismi, un disegno o un piano di lavoro
che li conduce a compiere azioni finalizzate. —> Kant
Finalizzate in ultima istanza alla sopravvivenza ed alla
riproduzione. —> Boncinelli Le varie parti di un organismo sono
legate l’una all’altra per uno scopo più grande
(correlazione)—> Aristotele
Riproduzione
Gli esseri viventi hanno una vita limitata nel tempo e se non si
riproducessero dopo un po’ tutto sarebbe finito (Boncinelli).
In un essere vivente tutto è organizzato in vista della riproduzione.
Essa è la causa dell’esistenza di un essere vivente e ne diventa
anche il fine: esso è condannato a riprodursi o a sparire (Jacob).
Gli organismi più semplici si riproducono in solitudine ed in maniera
autonoma (riproduzione asessuata). Nella maggioranza degli
organismi viventi si è invece stabilita la riproduzione sessuata, in
cui i figli nascono dall’unione di due organismi. La riproduzione
sessuata, mescolando i gameti di due individui diversi, permette di
aumentare la variabilità degli organismi figli (Boncinelli).
Il DNA nucleare, cioè contenuto nel nucleo, contiene tutti i geni e le
istruzioni per ricreare organi e tessuti; lo si eredita da entrambi i
genitori. Il DNA mitocondriale contiene 37 geni coinvolti nella
produzione di proteine che permettono alle cellule di respirare e se
difettosi sono responsabili di malattie gravi; lo si eredita solo per via
materna.
Evoluzione
Riprodursi significa anche evolvere. L’evoluzione è possibile solo
grazie alla presenza di organismi diversi fra loro, appartenenti ad
una stessa popolazione. Questa diversità si genera durante il
processo riproduttivo, per mutazione e ricombinazione del materiale
genetico. La mutazione infatti è spesso generata da errori durante
la copia del materiale genetico.
La produzione di individui diversi non basta per evolvere; occorre
che alcuni di questi si affermino e si sostituiscano agli individui di
prima.
La maggior parte degli organismi, soprattutto quelli invisibili ad
occhio nudo, possono riprodursi senza sesso. La riproduzione
asessuata è semplice e diretta e dà origine a degli individui
geneticamente identici (cloni) all’organismo genitore.
La riproduzione sessuata, invece, coinvolge il mescolamento di
genomi provenienti da due individui per produrre una progenie i cui
individui sono distinti l’uno dall’altro e da entrambi i genitori. Tra i
vantaggi della riproduzione sessuata c’è il fatto che la variabilità
della progenie permette di adattarsi più facilmente ad eventuali
variazioni dell’ambiente da una generazione all’altra.
I batteri si riproducono mediante le divisione cellulare e la divisione
di un batterio richiede 20-25 minuti.
Anche molte piante si riproducono asessualmente, formando
protuberanze che poi si staccano e diventano piante indipendenti.
La riproduzione sessuale avviene negli organismi diploidi, nei
quali ogni cellula contiene due set di cromosomi, ognuno ereditato
da un genitore.
A differenza delle altre cellule in un organismo diploide, le cellule
che realizzano la riproduzione sessuale (cellule germinali o
gameti), sono aploidi, cioè contengono ciascuna un set di
cromosomi. Tipicamente sono prodotti due tipi di gameti; negli
animali uno è grande ed immobile (uovo), l’altro è piccolo e mobile
(spermatozoo).
Nella fecondazione i gameti si fondono per formare una cellula
diploide, lo zigote. Sebbene solitamente molti spermatozoi si
attaccano ad un singolo uovo, solo uno lo feconderà.
Si pensa che la riduzione periodica di un organismo, per
riprodursi sessualmente, a una singola cellula (il gamete) sia stata
selezionata nel corso dell’evoluzione perché avrebbe conferito un
vantaggio: liberarsi dai parassiti veri e propri e dalle mutazioni
che si sono inevitabilmente accumulate nelle cellule dell’organismo
(le cellule somatiche) che sono andate incontro a molti cicli di
divisione.
I gameti si generano quando una cellula diploide va incontro a
quella forma di divisione cellulare molto specializzata che è la
meiosi, in cui il doppio set di cromosomi è diviso, in nuove
combinazioni, in singoli set di cromosomi.
Per la maggior parte degli animali multicellulari l’intero ciclo vitale si
svolge in pratica nella sola fase diploide. Quindi può essere fatta
una distinzione (Weismann):
- le cellule della linea germinale (o germe) dalla quale deriverà la
successiva serie di gameti
- le cellule somatiche, che formano il resto del corpo e alla fine
non lasciano progenie in quanto il corpo (il soma) muore
Quindi le cellule somatiche esistono solo per assistere le cellule
della linea germinale a sopravvivere e propagarsi.
Il ragionamento di Weismann fu basato su considerazioni di tipo
evolutivo, come la maggior parte delle spiegazioni della biologia
attuale. La chiave del problema, quindi, è nel riconoscere che ciò
che solamente conta, per assicurare la continuità delle generazioni,
è l’immortalità delle cellule germinali.
Con IMMORTALITA’ si intende la capacità di compiere la divisione
cellulare un numero illimitato di volte. Si riconosce quindi la
continuità della linea cellulare che, a partire dall’uovo fecondato,
forma le cellule sessuali, che a loro volta forniscono l’eventuale
punto di partenza della generazione seguente, nella quale si ripete
lo stesso processo. Tuttavia questa immortalità è solo potenziale e
parziale perché non tutti gli organismi si riproducono.
Weismann aveva notato che la continuità della linea germinale è
indispensabile non solo alla conservazione della specie, ma anche
a quella della vita.
QUINDI il ciclo di riproduzione sessuale coinvolge un’alternanza
di cellule aploidi, ognuna contenente un singolo set di cromosomi, e
generazioni di cellule diploidi, ognuna contenente due set di
cromosomi.
Il MESCOLAMENTO DEI GENOMI che caratterizza la riproduzione
sessuale viene ottenuto mediante la fusione di due cellule aploidi a
formare una cellula diploide.
In questo modo, attraverso cicli di diploidia, meiosi, apolidia e
fusione cellulare, vecchie combinazioni di geni sono disfatte e
nuove combinazioni vengono create, generando così la variabilità
genetica che è, insieme alle mutazioni che avvengono in ciascun
set di cromosomi, alla base della capacità degli organismi di
evolvere.
Necessità degli organismi di rinnovare se stessi
Ogni parte del nostro corpo è in continuo ricambio, hanno una vita
limitata e vengono continuamente sostituite (o cellule interi o pezzi
contenuti al loro interno). Quindi deve essere necessaria una
energia esterna che permetta questo processo, il quale “costa”.
Questo è, probabilmente, un meccanismo di sicurezza perché tutto
va incontro ad un processo di degradazione nel tempo; quindi le
cellule si rinnovano anche se non sono danneggiate. Il “costante”
che noi vediamo (stato stazionario) è il risultato di un processo di
distruzione e uno di ricostruzione.
Per mantenere l’organizzazione della cellula è necessario un
apporto di energia dall’esterno, che proviene dall’alimentazione,
che per noi animali è il cibo. Il cibo è composto da materia ed
energia; la materia serve perché nel processo di demolizione parte
viene buttata via; attraverso la demolizione di materia organica si
ottiene l’energia. Quindi la materia ha una duplice funzione
nell’alimentazione: dà i “mattoni” e l’energia.
QUINDI ogni organismo vivente per conservare la sua
organizzazione deve metabolizzare materia ed energia; questo
dipende dal fatto che la materia vivente è organizzata in una certa
maniera e non può rimanere tale senza un continuo dispendio di
energia.
Uno dei processi mediante i quali le cellule ricambiano i vari
componenti è l’AUTOFAGIA.
Yoshinori Ohsumi ha vinto il nobel per il suo lavoro sull’autofagia:
cellula si auto- demolisce e si auto-elimina (non tutta, solo alcune
strutture). Questo processo è altamente regolato e dipende
dall’informazione all’interno del DNA.
Questo è legato a diverse condizioni spesso patologiche dell’uomo,
ad esempio le infezioni da parte di virus o batteri. Se questo
processo non funziona, la cellula non può eliminare gli organismi
estranei.
Mangiando meno le cellule sono stimolate a compiere l’autofagia,
perché non hanno niente dall’esterno e quindi utilizzano se stesse
per sopravvivere.
www.nobelprize.org
Questo insieme di processi che mantiene in funzione e demolisce le
strutture cellulari si chiama metabolismo; al suo interno
distinguiamo l’anabolismo (costruzione di nuove molecole
complesse a partire da quelle più semplici) e catabolismo
(distruzione, scomposizione delle molecole complesse nei loro
costituenti elementari).
METABOLISMO= complesso di processi che a spese di una certa
quantità di materia e di energia mette insieme e tiene in funzione
tutte le strutture biologiche di un organismo. Mediante il
metabolismo la materia e l’energia prelevate dall’ambiente
circostante vengono trasformate ed utilizzate per edificare le
strutture biologiche dell’organismo facendole funzionare. Viene
quindi mantenuta l’organizzazione del vivente.
Negli organismi pluricellulari il metabolismo consente di conservare
un equilibrio interno, mantenendo il più possibile costanti le
caratteristiche interne, indipendentemente dalle variazioni esterne.
Questo avviene anche all’i
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