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ICONOGRAFIA E ICONOLOGIA

13/04/2015

Iconologia si occupa di ricercare la spiegazione delle immagini, dei simboli e delle figure allegoriche dell'arte.

INTERPRETAZIONE

Iconografia descrizione dei temi raffigurati nell'opera d’arte. DESCRIZIONE

PUNTI DI PANOFSKY:

Oggetto della rappresentazione

• Atto interpretativo

• Bagaglio culturale

• Principio regolatore dell'interpretazione

Oggetto della rappresentazione. Quello che vedo è un soggetto che si rappresenta a me naturalmente. È cioè attuale

(cioè fatto di cose, è costituito da elementi fattuali) ed espressivo (c'è un interesse estetico, comunica affettivamente, si

mostra a me espressivamente, altrimenti non potrei dire che mi piace oppure no). Questo elemento è costitutivo delle

immagini, dei motivi artistici (voglio mettere in luce il suo significato). La natura è vivente, in sé e per noi, perché noi

siamo viventi. C'è un motivo secondario: quello delle storie e delle allegorie (ESEMPIO. "La Divina Commedia" in

letteratura ­ "La primavera" di Botticelli in arte). Abbiamo, inoltre, significati intrinseci; ovvero, come l'artista ha

rappresentato quel dato significato.

Atto interpretativo. C'è una descrizione preiconografica o analisi pseudoformale. Il mio atto nell'agire è pseudoformale

(o preiconografica), dico, cioè, cos'è quell'oggetto convenzionalmente. Si parla di analisi iconografica (nel senso stretto

del termine) per capire come iconograficamente è stato concepito l'oggetto (ESEMPIO. Cosa manca alla ninfea di Monet

per essere una ninfea reale?). L'opera presume di imitare. Quando si inizia a contemplare nasce il piacere di osservare.

Infine, con l'interpretazione iconografica (in senso più profondo) andiamo a toccare la parte che si scinde dall'oggetto.

L'interpretazione raggiunge e arricchisce lo statuto delle immagini.

Bagaglio culturale necessario. Arricchisce e potenzia una visione; dobbiamo arricchirci per capire. È importante,

perché, se non abbiamo elementi minimi su una certa cultura, non riusciamo a raggiungere le immagini. La pittura è una

memoria depositata, ha dei segni che riesco a riconoscere. È un'esperienza diretta. È quindi un'esperienza pratica, in cui

si ha familiarità con oggetti ed eventi. Il significato, il simbolo è vissuto. Questa è l'esperienza estetica. È importante la

conoscenza delle fonti letterarie, la familiarità con specifici temi è concetti. (ESEMPIO. Nelle "Metamorfosi" troviamo il

valore simbolico di molte opere del '400­'500. In quest'opera si parla di miti greci, di trasformazioni di creature, che

spesso accadono perché si è fatto un torto ad una divinità). L'intuizione sintetica, cioè la familiarità con le tendenze

essenziali dello spirito umano, è condizionata dalla psicologia è dalla "Weltanschauung" personale. Ci sentiamo parte di

quello che vediamo. Questo ci fa identificare, ci riconosciamo nello spirito umano, perché siamo tutti uniti in

un'universale riconoscimento dell'umanità.

Principio regolatore dell'interpretazione. Su questo principio possiamo fare delle osservazioni. La storia dello stile è

quel carattere che rappresenta un pittore, il suo modo di rappresentare. (Comprensione profonda del modo in cui, in

condizioni storiche variabili, oggetti e eventi sono stati espressi mediante forme). La storia di tipi riguarda i temi, i

concetti, espressi mediante oggetti o eventi. Ci sono ragioni nascoste e il quadro ha bisogno di essere rivelato.

L'ermeneutica quindi è importante. (Comprensione profonda del modo in cui, in condizioni storiche variabili, temi o

concetti specifici sono stati espressi mediante oggetti ed eventi). La storia dei sintomi culturale o "simboli" in generale

riguarda la cultura di una società, la quale dismette delle cose e ne mette delle altre. (Comprensione profonda del modo

in cui, in condizioni storiche variabili, le tendenze essenziali dello spirito umano sono state espresse da temi o concetti

specifici). 14/04/2015

LE GRAZIE

Prima immagine Anonimo, "Le Grazie", II sec. d.C.

Ha un suo statuto antichissimo che viene riprodotto nel tempo. È un'immagine importante: si tratta delle 3 grazie (Aglaia,

Eufrosina e Talia). Secondo la cultura delle 3 grazie, è una fortuna che deve giungere agli uomini secondo 3 principi. Le

grazie sono leggermente sollevate da terra perché considerate divinità . Hanno un'aria felice, come chi dà è riceve un

dono, un dono fatto gratuitamente. Seneca pone il problema del dono come un problema di coesione sociale. Nel

momento in cui ci muoviamo nella società dobbiamo farlo con il sorriso delle grazie. Esse sono vergini perché i benefici

sono puri, sacri per tutti. È una visione pagana, ma piena di valori. Non deve esserci niente di forzato e vincolato, per

questo non indossano né vesti né cinture. Possono essere il felice

sorriso nella vita senza voler ricevere niente in cambio. Una è di

spalle, una girata a destra e una a sinistra. Sembra che si guardino,

ma in realtà guardano oltre. L'umanità viene in rappresentata in

questo sguardo circolare e felice che ci offrono.

Seconda immagine Canova, "Le Grazie", primi anni del 1800

Spostamento nel tempo e nella cultura. Dopo 1600 anni sembra che

le 3grazie siano sempre le stesse, ma non lo sono. Canova si ispira

a motivi del neoclassicismo, che è diverso dal classicismo (stile classico V sec). Carlo Magno è il primo che dice di

dover studiare gli antichi; il secondo è nel '400­'500. Questa rivisitazione continua, ma con la differenza di voler rivisitare

il mondo. Con il barocco tutto si gonfia, non è tutto così perfetto e simmetrico, perché la vita è irregolare (bellezza, grazia

e virtù rappresentano i greci). Quando c'è un eccesso c'è una reazione: nel caso del barocco si torna al classico

(=neoclassicismo). Le grazie di Canova hanno un piede sollevato, come se stessero danzando. Le vede insieme, 3

giovani donne, belle e felici. La grazia è qualcosa di più rispetto alla bellezza: ci solleva dalla disgrazia umana. Viene

identificato un concetto estetico: un cerchio chiuso e non aperto.

Terza immagine Pittura da Pompei, I sec. d.C

Modello pittorico simile alla prima scultura analizzata: lo sguardo è a favore degli uomini.

Quarta immagine Botticelli, "La Primavera", 1478

Egli è un umanista. Lo schema è quello antico, ma con una differenza:

le due figure laterali guardano verso l'interno. Le grazie sono in

comunione (gioco delle mani, si toccano e si intrecciano in una

danza); indossano vesti leggere è trasparenti perché la grazia non è

uno scambio, ma una purezza della virtù. È rivoluzionario. (Il fatto che

indossassero delle vesti è la seconda versione di Seneca, che fu

educatore di Nerone è fu costretto ad uccidersi).

Quinta immagine Lo schema di Gaffurio, 1496

Sempre in età umanistica. Egli ci presenta un serpente che unisce Apollo alla Terra. Rovescia totalmente l’immagine

della consuetudine cristiana. In questa concezione il serpente non ha nulla di

male. Rivisitare l’antico significa dare un’altra rappresentazione della vita.

Apollo = forza, luce e sguardo, ma anche armonia, luce e sguardo.

Apollo suona la cetra. A destra abbiamo Aglaia, a sinistra Eufrosina e al centro

Talia. Quest’ultima è presente anche in basso perché legata al beneficio della

Terra. Il serpente può essere un collegamento tra armonia celeste e fecondità

terrestre; allungandosi produce un nodo, che rappresenta la salute e può

simboleggiare i medici.

Le grazie sono accanto alle muse, le quali sono in corrispondenza degli astri. In

ordine, dall’alto verso il basso abbiamo :Urania (=astronomia), Polinmia

(=pantomima, rappresentazione gestuale, mescolanza tra danza e gesti, capacità

di imitare), Euterpe (=musica, suona il flauto), Erato (= canto, lirica corale),

Melponede (=tragedia), Tersicole (=danza), Calliope (=poesia epica), Clio (=storia, la memoria nella forma della

scrittura).

Aglaia=splendore, che deriva dalla luce di Apollo

Talia=abbondanza, fertilità

Eufrosine=guarda nella direzione opposta, il piacere, è l’elemento che nella cristianità viene messo un po’ da parte. Lei

si allontana dall’armonia. Lei ha un elemento trasgressivo (sessualità, erotismo). Ma non si stacca dalle due figure,

perché il piacere è frenato dalle altre grazie.

Lo schema di Gaffurio è un’interpretazione dell’antichità. C’è una corrispondenza verticale ed orizzontale. In

un’interpretazione cristiana al posto di Apollo ci sarebbe Cristo, al posto di Talia Eva (prima donna) e cambia il

significato del serpente.

Sesta immagine “Orfeo il salvatore”, Catacomba di don Mitila, III sec. d.C. (?)

Orfeo suona la cetra ed è circondato da personaggi pagani. Di fianco c’è il pavone e in fondo un cavallo. Di lì a poco alla

figura di Orfeo vengono associati elementi cristiani. Egli rappresenta armonia e concordia. Questo è un elemento di

transizione.

LA MACCHINA DELLA GRAZIA

Questo è un concetto di veicolo che porta verso la spiegazione dei simboli. Esiste un allestimento di idee ed è presente

una scena per la grazia, che è protagonista.

Nel primo capitolo del libro “I volti della grazia” viene spiegato cosa si intende per grazia. Anche Voiltere parla di grazie,

secondo il suo punto di vista. Poi si parla del libro III dell’Iliade.

DILETTO E GIOVAMENTO – VEDERE E CREDERE

Importante è il rapporto tra ciò che si vede e ciò che si crede. Se credo in qualcosa significa che credo che l’impossibile

sia credibile. Il credere non viene dal vedere, ma vedere aiuta. C’è quindi un rapporto tra i due. Una posizione distaccata

mostra come l’uomo si comporta in certe situazioni. Quando analizziamo il rapporto vedere e credere, spostiamo la

nostra attenzione sulle forme delle rappresentazioni. Ci sono forme realistiche e non realistiche. Non è detto che

l’astrattismo di Torner perda riferimento alla realtà. La ragione dell’estetica sta nel fatto che non esistano ragioni

assolute. Ci sono anche forme di rappresentazione che suscitano paura.

(…) In questo secolo ci sono tante eresie, legate al fatto che la nostra religione si basa su quella ebraica, quindi non

possiamo dare una rappresentazione di Dio.

Idolatria = indica una fase religiosa anteriore alla credenza in divinità creatrici e soprannaturali, durante la quale le

divinità, rappresentate sotto forma di idoli, avrebbero assunto caratteri antropomorfi. Il termine indica in blocco le religioni

che adorano un'immagine iconografica o un oggetto. Molte religioni non consentono questo, ricordando ai fedeli che la

rappresentazione (scultorea, pittorica o musiva) è opera dell'uomo e non del Dio, mentre ciò che deve essere adorato è

il Dio in sé, che non può essere rinchiuso in un manufatto.

Un’immagine rappresenta o rivela qualcosa. Se siamo credenti, un’immagine rivela.

Quando parliamo dei primi secoli d.C. (…) altrimenti non avremo avuto le guerre iconoclaste.

Iconoclastia = distruzione delle immagini. In certi periodi è definibile come una guerra civile.

Iconostasi = spazio murario che divide il punto più legato alle celebrazione di Cristo e dei Santi, dal pubblico. Questo è

stato costruito quando si inizia a costruire il primato delle immagini. Perché nell’ortodossia Dio si rivela. Cristo nelle

chiese ortodosse viene dipinto sempre allo stesso modo. Per noi, invece, l’immagine è uno strumento per accedere a

Dio. La voce di Dio parla dentro di noi.

Immersione iconica

I primi decreti contro il culto delle immagini sono di Leone III l’Isaurico (726). Fu il primo a ordinare di rimuovere le

immagini dai luoghi sacri e di distruggerle. Costantino V, che gli succedette, continuò con la stessa politica, perché

l’immagine non può essere la rivelazione di Dio. Si ha la fine di tutte le lotte con l’imperatrice Teodora, che emanò l’editto

finale nell’843, ristabilendo definitivamente l’ortodossia: fondata sulla legittimità del culto delle immagini. E si afferma,

così, la determinazione che l’immagine di Cristo è la rivelazione di Dio.

Ragioni dell’iconoclastia:

­ Eresia

­ Crimine dell’idolatria

Si aggiunge un valore alle forme astratte.

Il musulmano vede soprattutto la vanità e la falsità della rappresentazione di un mondo che è destinato a cambiare e

morire. L’uomo cerca con le immagini di sottrarre le cose al loro naturale fluire e mutare nel tempo. L’Islam attribuisce

così un valore di bellezza e di piacere alle rappresentazioni nella misura in cui rifiutano l’imitazione. Questo porterà a

sviluppare al massimo l’arte della decorazione (Arabeschi = implica una trama di elementi decorativi, ma solo con

questo noi ci perdiamo. Il nido d’ape comporta una collettività ed i tetti delle moschee sono fatti in questo modo).

Nell’Islam Dio si rivela all’uomo unicamente attraverso i suoi attributi immateriali.

figurazione

Momento della figurazione e della trasfigurazione. La è la modalità di comporre, nel mettere insieme;

trasfigurazione

mentre la è un andar oltre la forma identificata (anche in ambito religioso). Si tratta di un perdere la

figura, diventare altro.

L’allusione è un riferimento. Un’immagine può alludere a un’altra immagine. Il potere allusivo invita l’osservatore a

capire. È uno strumento che collega. È un veicolo che poteva essere subito scoperto; oggi bisogna impegnarsi di più.

Anche le muse alludono di più (ESEMPIO. bellezza…).

Il potere della croce allude a una storia tragica. Sarà rappresentata in mille versioni diverse (nelle chiese cattoliche).

Sarà vivificata. È un rapporto sentimentale di un avvenimento tragico. L’armonia è un giusto rapporto nella Grecia antica,

successivamente, con il cristianesimo, abbiamo uno scompenso. 20/04/2015

Santa Cecilia – Raffaello

Raffaello offre l’idea di grazia all’interno di un tema cristiano: questa è una rivoluzione. La sua

innovazione era talmente grande che mise al muro tutti gli altri pittori. Dove c’è la cantoria, il luogo in

cui si canta, la nuvola, normalmente c’era la rappresentazione di Dio. Quindi, in questo caso la

musica trasforma la divinità. La potenza della musica si sostituisce a Dio. Raffaello elimina l’idea

della divinità e la interiorizza.

Il tema dell’opera è l’estasi (l’idea diventa l’ideale). Nonostante il tema sia tragico, non vi è

inquietudine e le figure hanno una grande compostezza.

Dimensione estatica significa uscire fuori di sé (=estasi). Quando siamo visitati da questo sentimento, siamo come

incantati e ciò che è ordinario diventa straordinario.

Raffaello riesce ad aspirare una percezione della fede e si stacca dagli stereotipi: crea un alto, un basso ed un centro.

Santa Cecilia guarda in alto perché è la protettrice della musica (dal 1500). Lo strumento che tiene in mano è rivolto

verso il basso, dove sono presenti gli altri strumenti musicali. Maddalena, alla sua destra, è una figura straordinaria che

ci invita a guardare verso l’evento: il martirio. Le figure diventano come anime che esprimono qualcosa. Dietro di lei c’è

Sant’Agostino, il grande interprete dei dettami della Chiesa,e, in fondo a sinistra, San Giovanni Evangelista. Tra queste

ultime due figure c’è un gioco di sguardi. Il primo a sinistra, di fronte a Maddalena, è San Paolo; egli guarda gli strumenti

per terra e medita. La sua è una preghiera meditativa che muove tutto questo processo legato alla cristianità.

Santa Cecilia sposa un pagano, Valeriano, il quale si convince della sua religione e, il giorno dopo, decide di battezzarsi.

Il comandante romano li condanna a morte e ciò avviene perché non abbandonano la loro religione per aderire a quella

pagana.

Questo quadro è più classicista che romantico. Infatti, i classicisti vedono il principio dell’armonia, della regolarità e della

simmetria. I romantici, invece, lo vedevano troppo armonico. Quindi Raffaello segue un modello classico, è un pittore

che rivisita il classico.

DIFFERENZA TRA ALLEGORIA E METAFORA

Il termina “allegoria” viene dal greco e significa “riferirsi a qualcos’altro”. L’allegoria allarga il discorso della metafora; è

più distensiva nei suoi significati. Cerca significati più profondi. Accumula immagini riferiti allo stesso oggetto. Nel

Medioevo l’allegoria aveva una funzione pedagogica e illustrativa. Dante, in un passo del “Convivio”, ci dice che la verità

si rivela attraverso un’appartenenza bella e menzognera. Nell’alegoria, inoltre, troviamo la retorica classicista o

postclassicista.

La metafora si riferisce ad un andare oltre attraverso una parola o una figura. Può essere, in letteratura, un paragone

abbreviato. ESEMPIO. “Lui è un leone”, riferito ad una persona. Viene eliminato il “come”. In “la vecchiaia e la vita” ci si

riferisce al buio, alla notte, e al giorno; il passaggio è il tempo, che muove tutto.

L’allegoria e la metafora sono figure retoriche. 21­04­2015

Pindaro V sec a.C.

Empedocle V sec a.C.

Plotino 205­207 a.C.

Agostino 354­430

Concilio di Elvira III sec

Pace di Costantino 313

Concilio di Nicea I 324

Concilio di Hieria 754

Concilio di Nicea II 787

Gregorio Magno VI­VII sec

Giovanni Damasceno

grande poeta greco, sosteneva che l'istante della percezione è qualcosa di straordinario (tempo

Pindaro,un

straordinario della grazia).

un grande filosofo, afferma che lo stato psicologico di ciò che chiamiamo grazia non avviene nel

Empedocle,

quotidiano, ma quando vi è la necessità.

aveva enunciato la teoria dell'uno (siamo nel neoplatonismo).

Plotino mette in guardia i cristiani dal rischio di lasciarsi andare a forme pagane di adorazione.

S. Agostino

Con tutte le religioni sono ammesse e con lui inizia la vera e propria produzione di immagini nel mondo

Costantino

cristiano. Successivamente, con ci sarà un altro editto in cui il cristianesimo diventa la religione dell'Impero.

Teodosio,

Costantino ha ben chiara la situazione: riconosce l'importanza delle immagini. Il potere era esercitato nei confronti del

cristianesimo.

Concilio Concilio

Il è il primo concilio legato al culto delle immagini, anticipato solo dal

di Nicea di Elvira

(Spagna) è una delle prime interdizioni ufficiali della Chiesa nei confronti delle immagini, in cui si cerca di far fronte ai

pericoli di idolatria e di eresia. Nel Concilio di Nicea viene data rilevanza all'importanza delle immagini ed alla loro

riaffermazione. è una figura di eccezionale importanza per le ragioni pedagogiche delle immagini: non vanno né

Gregorio Magno

condannate e distrutte né esaltate; possono affermare una loro legittimità comunicativa verso la gente più umile e

analfabeta che attraverso le immagini poteva ricevere una certa "istruzione" alla dottrina cristiana. L'immagine ha

semplicemente una funzione di tramite, cioè di medium, aiuta a rendere presente tramite una raffigurazione qualcosa

che non c'è e che, con la sola descrizione verbale o con la pura immaginazione, rimarrebbe troppo astratto. Sotto il suo

papato non è presente né la ghettizzazione né l'odio contro gli ebrei. II Concilio di Nicea

riprende la sua impostazione pedagogica nel che condannò come

Giovanni Damasceno

eretica l’iconoclastia. Secondo lui, inoltre, nell’adorare un’immagine, non si pratica idolatria nella misura in cui la

venerazione non va all’immagine, ma a colui che vi è rappresentato. Egli fornì le basi teologiche per la sconfitta

dell’eresia iconoclasta.

In questo periodo le statue pagane, molte delle quali rappresentavano le divinità, vengono sostituite con immagini

parietali. Nel cristianesimo la bellezza della fisicità non è un aspetto centrale; importante è, invece, la bellezza

dell'anima. Infatti, Roma, dall'editto di Teodosio, ha una notevole trasformazione. All'inizio le chiese cristiane erano come

case comuni che man mano si sono rafforzate. Quindi le statue pagane vennero dimesse per:

Il fatto che le figure fossero animate, l'immagine tende a diventare cosa viva (mito di Pigmalione).

• L'erotismo delle statue.

C'è una giustificazione pedagogica. L'immagine è potente, è un tramite, un mezzo. Non c'è identificazione, se no ci

sarebbe idolatria.

Dopo questa lotta Giovanni Damasceno riprenderà il discorso.

Nel V e VI secolo un fenomeno rilevante fu quello degli stiliti: monaci della Chiesa orientale che vivevano in cima ad una

colonna. Si tratta di un movimento ascetico che voleva separarsi dal mondo, perché è sede del male. Tali monaci

venivano venerati perché i fedeli ritenevano che tutto ciò che toccavano o facevano era ritenuto fonte di grazia,

divenendo oggetto di adorazione.

L'immagine è un mezzo per accedere a Dio e non è un prototipo, non è, cioè, la rivelazione di Dio.

L'icona è un'immagine sacra per eccellenza; non è una mera raffigurazione poiché si ritiene che contenga qualcosa

dell'originale. Solo la croce e l'eucarestia potevano essere oggetto di adorazione mentre ogni altra icona doveva essere

rimossa o distrutta.

Il Concilio di Hieria sancì dogmaticamente i principi dell'iconoclastia. Stabilì l'impossibilità di rappresentare l'immagine di

Cristo in quanto si cadeva inevitabilmente nell'eresia. Quindi, questo concilio, stabilì che tutte le immagini vengano tolte

dalle chiese e l'impossibilità di fabbricare icone.

Giovanni Damasceno difende le icone e distingue l'immagine dal prototipo, dicendo che l'immagine è somiglianza, ma

non è completamente simile al prototipo, il quale offre un'immagine mentale che poi andremo a riprodurre. È una

riproduzione non perfettamente uguale (ESEMPIO. Il figlio, per quanto possa essere simile al padre, non potrà mai

essere esattamente come lui).

Ho un rapporto con l'oggetto intenzionale. Giovanni Damasceno afferma l'esistenza di una relazione tra il canto e le

immagini: entrambi sono ponti per arrivare a Dio.

Nel confronto tra parola e immagine abbiamo un approccio rispetto al prototipo, in cui le statue imitano il corpo umano. Il

concetto imitativo per gli antichi era importantissimo. Il dialogo porta a delle distanze rispetto alle immagini. Non c'è mai

stato un secolo così pieno di immagini come il nostro. Il cristianesimo nelle lotte iconoclaste ha dato un primo spettro

sulla potenza delle immagini. 27­04­2015

Molière di Arianne Mnouchkine del 1978. Siamo nel '600 e la Francia, in questo periodo, è pervasa da motivi barocchi,

ma anche neoclassici.

La commedia e la tragedia sono forme di scrittura della vita: da una parte il riso, la felicità e dall'altra le grandi figure

della storia. In Francia c'è la tragedia con Corneille, che piaceva molto, anche se può sembrare troppo pesante. Lui

rappresenta la maniera neoclassica in Francia.

"Il tartufo è una delle commedie esemplari di Molière, che fu bandita dalla Chiesa.

Molière è uno studente di giurisprudenza che non voleva fare il tappezziere come il padre, ma voleva fare il

commediografo. Egli è il primo grande interprete dell'opposizione Chiesa­teatro (?): la vita è sì drammatica, ma anche

comica. La finzione serve per conoscere la diversità è capire bla ricchezza della vita.

Nietzsche rappresentazione della maschera (=ipocrisia). L'uomo vuole dismettere, coprire il potere degli uomini dagli

uomini.

Bactine (?) rappresentazione delle maschere è del carnevale. Egli venne incarcerato in Russia perché frequentó

gruppi ortodossi. La sua grandezza fu riconosciuta solo dopo la morte.

Con Molière viene posticipato in primo piano il riso, in particolare nel carnevale, in cui veniva abolita, per qualche giorno,

le classi sociali: si può fingere di essere qualcun'altro. Le maschere sono forme della rappresentazione umana. Nel

teatro si parla di molteplicità, perché non esiste la realtà delle cose.

Se reprimiamo certi istinti succede la rivoluzione. Il potere assume delle maschere e, in questo caso la rappresentazione

del cattolicesimo. Praticare dei precetti è impossibile, perché l'arte si rappresenta con la libertà.

Luigi XIV era l'unico che poteva proteggere Molière e che apprezzava il suo genio e la sua critica. Il re, quindi, garantì

l'intelligenza e la critica.

Differenza tra linguaggio e lingua. (...) Linguaggio delle immagini. Le immagini sono una lingua nelle lingue pittografiche.

I canoni della visione sono stabiliti dalla società.

Forme secondo la retorica: metafora, allegoria e simbolo. Il simbolo è molto importante e pone allusività (una figura sta

per un'altra). Il cervo è un'immagine di divinità, si caccia su tutta la Terra e ci si pente di cacciarlo perché è meraviglioso

(in Giappone non si caccia il cervo, è libero). Il simbolo, per Jungle, può essere naturale e culturale: le immagini possono

essere dentro la nostra psicologia (inconscio collettivo) e sono potenze che hanno origini antichissime (archetipi), ma è

nascosto. Poi c'è quello esplicito che è culturale. Un popolo si esprime attraverso una cultura.

Elementi di folgore compaiono ancora nei bambini (ESMPIO. Pensano che il cavallo bianco porti fortuna. Ha un simbolo

di prestigio). Noi siamo il risultato di culture, quindi dobbiamo stare attenti a non considerare qualcosa come universale.

L'aura è qualcosa di inafferrabile, quindi riguarda il divino.

Estasi=andare fuori (una persona in trance esce da se stessa).

DILETTO E GIOVAMENTO ­ IMMAGINE ED EDUCAZIONE

Il problema è risolto a Bisanzio con l'intervento del papa. Prevale la tesi che l'immagine può trasferire la potenza della

divinità. Libri carolini = libri di commento del concilio di Nicea. Si riferiscono a Carlo Magno. È passato più di un secolo e

mezzo, ma lui vuole verificare.

Il concetto di storia è importante perché si impara attraverso la storia, ma la costruiamo noi, nella nostra semplicità. È

essere presenti come motori della storia. La gente comune ha dovuto incorporare tutta questa sofferenza.

L'immagine deve essere gradita ed è importante avere dei tituli, cioè delle didascalie.

Inni in cui le immagino intercalate da scritte.

La funzione, quindi, è didattica e liturgica, perché entra nel sistema di comunicazione della dottrina.

28­04­2015

Due momenti:

­ veneratio

­ adoratio

L'artista agisce perché in lui c'è lo spirito santo (pensiero della Chiesa d'Oriente). Non è tanto importante il nome

dell'autore, diversamente dell'Occidente.

Pavese morì suicida nel 1950. La sua morte è difficile da mettere in luce con tutto ciò che disse. Ci sono momenti nella

nostra vita in cui qualcosa di ordinario diventa straordinario. La gente comune può vivere nella lieta vita (?) e la grazia è

lietezza.

I greci chiamavano la grazia con il termine "charis".

I latini distinguevano la bella apparenza in:

­ dignitas

­ venustas (=bellezza femminile)

Gli antichi vedevano l'aurea delle persone.

Cesare Pavese scrive "Feria di agosto", un lungo racconto in cui dice che le cose appaiono a noi come

improvvisamente, cioè ci sentiamo colpiti, stupiti, da qualcosa che appare all'improvviso. Pavese commenta ciò dicendo

che non è la prima impressione che stupisce, ma è un'immagine seconda, che torna nella mente, che può creare

commozione o conforto (uno a conforto delle cose più semplici: potenza dello sguardo).

Abbiamo una ricchezza intima di figurazione.

Se sono colpito da un'immagine che poi ritorna in un altro momento e che mi fa sentire quello come un ricordo autentico,

allora questo sarà un processo di sdoppiamento, su cui noi ci immaginiamo.

Il trasognare, il traslucere indicano un attraversamento in cui lo sguardo è attivo sulle cose, ma queste sono filtrate

internamente. Siamo tutti filtrati dai simboli che possiamo anche creare noi, percepirli è interpretarli (=assoggettazione

dei simboli).

I ricordi si nascondono nella sfera dell'irrazionale, in una trama in cui difficilmente riusciamo a penetrare, se non con i

sogni.

Noi viviamo esteticamente le cose (siamo disposti estaticamente) perché viviamo uno sdoppiamento riconoscendoci in

artisti e poeti; tutta l'umanità vive in questo stato di ebrezza.

Il trasognare è istintuale.

La contemplazione è tipica dei filosofi, qua invece siamo in un conoscere quotidiano, umile, siamo non grandi filosofi, ma

semplici.

Rousseau ­> tutta la nostra vita è pervasa da uno sguardo contemplativo (siamo nel '600). Egli ci insegna una filosofia

della natura costruita sulle immagini della semplicità. Tutti siamo sensibili all'infinito, a questa percezione che diventa

evocazione simbolica. I poeti hanno la capacità di farci scoprire cose inattesa.

Il mito è un racconto iniziale che è sedimentato dentro di noi. Siamo all'alba della percezione estatica. Gli archetipi

ritornano, si mascherano, si assoggettavizzano e li percepiamo.

La semplicità, la preghiera, non la grande pittura, non la scienza, ma anche l'ignoranza ci illumina in questo stato di

grazia.

La grandezza in noi è quella di riconoscere un momento che diventa sublime, afferrare questo atto: il non essere. La

distanza implica l'andare fuori dall'oggetto (=estasi). La percezione estatica (=estasi) è prima di tutte le determinazioni

filosofiche è religiose.

È l'attimo che ci rende felici.

Lo statuto dell'amore è uguale in base a chi è rivolto, perché è sempre presente l'attimo estatico.

Il silenzio esercita una pedagogia.

Una mente estatica, che fa uscire l'uomo dal mondo, sarà avvantaggiata da questa sospensione del giudizio.

29­04­2015

Le immagini servono per capire un testo visivo. L'incipit guida l'osservatore.

"Vero come la finzione"

"Skyfall"

"Moonrise Kingdom"

"Il castello errante di Howl"

La musica è evocativa. Il suono fa continuare la storia e porta delle immagini. Il ritmo della musica deve essere legato al

ritmo delle immagini.

La cultura giapponese è grande perché esce dai canoni occidentali legati alla regolarità, alla simmetria, alla linearità. Il

silenzio è curativo e permette una concentrazione nell'anima.

Sono 4 film diversi, con autori molto diversi tra loro. Le immagini hanno un linguaggio che pretende di essere lingua,

universale.

ICONA

Siamo nell'ortodossia. Il culto ortodosso prevede un'area sacra, l'idoneità. Quando parliamo di ICONA parliamo di

un'immagine che ha un valore teofanico (=rivelativo di Dio) è un valore liturgico (=appartiene al culto ortodosso). Il figlio

di Dio non viene ritratto, ma mostrato, non ha un'umanità sofferente. L'icona è atemporale, cioè non condizionata nel

tempo. L'artista è solitamente un monaco perché deve essere fatto nella culla della religiosità, quindi in un monastero.

L'icona sacra si pone tra la spiritualità e la sensibilità (=perché guardiamo è quindi sentiamo la devozione, percependo

l'anima di questa figura).

Rubliev è il più grande pittore russo delle icone ed è vissuto nel '500. Le sue sono riconosciute come le più potenti e da

imitare.

C'è l'attraversamento nella cristianità di qualcosa di straordinario. L'icona di Cristo mette in figura Cristo stesso.

La nostra storia dell'arte viene influenzata dallo stile bizantino (con fulcro a Ravenna). Questa tecnica del mosaico

finisce e muore perché non c'erano più soldi per comprare le tessere. Allora si divulga l'affresco.

Ad Oriente c'è una teologia delle immagini, mentre ad Occidente un ritratto delle divinità si fa come vissuta (noi

insistiamo molto sulla pedagogia delle immagini e sulla libera interpretazione degli autori).

San Tommaso d'Aquino (XIII sec.) sosteneva che l'immagine è un istruttore per gli ignoranti, serve per fissare nella

mente è promuovere la devozione.

Nelle grandi cattedrali ci sono le scuole teologiche ed accanto a queste iniziano i corsi liberali.

Arti liberali e meccaniche. Le prime sono legate alla sapienza, alla saggezza, mentre le altre sono quelle del lavoro

ingegneristico, quindi utile per imparare le arti del costruire.

Due importanti scuole teologiche:

­ Bernardo di Chiaravalle modello cistercense (XII sec.). Le immagini non sono importanti, quindi per lui ne bastano

poche. L’unica cosa che conta è la propria spiritualità. È però contro le guerre iconoclaste!

­ Scuola di Cluní i cluniacensi. Hugo, un monaco che nella seconda metà del 1000 fino al XII sec., afferma che le

immagini sono importanti, pedagogiche perché educano gli ignoranti.

04­05­2015

La filosofia serve a creare quella distanza che permette di praticare la libertà rispetto all'alienazione. Tale distanza è lo

spazio della riflessione e del dialogo. Tutto questo per non fare vivere l'uomo come alienato. Dobbiamo vincere questa

alienazione e non subirla.

Lo stato di grazia viene affrontato in 2 modi: attraverso uno scrittore, Cesare Pavese e poi da Fechinelli.

La mente estatica precede le definizioni di sacro e di profano. Si parla di sacro quando una cosa ha bisogno di una

ritualità. È un oggetto che rivela il suo contenuto, ma non esplicitamente. ESEMPIO. Il rosario è considerato un oggetto

sacro, ma dipende come viene utilizzato, perché può essere usato in vari modi.

Lo stato di grazia precede le istituzioni umane perché può essere in oggetti comuni (ESEMPIO. Può essere l'angolo

della finestra) È un uscire da sé in maniera illuminata e non alienata perché ho la libertà di agire. L'arte lavora sempre

sia sul sacro che sul profano.

L'iconoclastia è tutt'ora presente. Le reazioni eccessive indicano una presunzione di verità assoluta. Questo provoca le

guerre.

Andando nei luoghi considerati sacri, si possono interpretare, ma questo può essere esteso a tutta l'umanità, perché

abbiamo una mente estatica e si esce sa sé. È qui che si decide se qualcosa è sacro o profano.

Fachinelli parla di grazia anche attraverso Husserl e Heiddeger. Quanto incide il vissuto? Si sospende il giudizio perché

sono state dette troppe cose, quindi si vogliono scoprire gli strati dei significati. Si vuole cercare un punto di vista

originario. Bisogna, cioè, uscire dal mondo, dallo statuto di stato di grazia e ... stato emozionale. Heiddeger sostiene che

lo stare fuori è necessario per trovare l'originalità. Husserl sostiene che sia necessario ragionare in modo logico. Queste

due filosofie sono alla base della nuova psicologia e psichiatria.

Quando una cosa ordinaria diventa per noi straordinaria, l'attimo estatico è dilatato nel tempo e ci illumina il cammino.

Già il fatto di vivere è una grazia. Ci potrebbero essere tanti momenti di grazia nella nostra vita e neanche ce ne

accorgiamo. Viviamo di proiezioni. Anche il mondo dello sport può offrire questa dimensione dello straordinario.

DILETTO E GIOVAMENTO

Esiste una pedagogia delle cattedrali che diventa un'estetica delle cattedrali: le figure che stanno sulle pareti educano a

quella religione. Le immagini vengono prima delle parole per il cattolicesimo! Possono, quindi, sostituire la Parola. Per

Lutero, invece, l'immagine non può fare questo.

Giovanni Domenici, alla rinunciare del '300 scrive un libro, "Regola del governo di cura familiare", in cui considera

importante che la gente possedesse a casa degli oggetti che riproducono la religione. Quindi non solo nelle chiese, ma

si porta la devozione a casa. Egli dice questo soprattutto per i bambini e dice quali sono, secondo lui, le immagini più

consone per le bambine e quali per i bambini.

La BIBLIA PAUPERUM è un genere di istruzione illustrato. Il testo è diviso in varie parti: di solito al centro c'è Cristo e di

lato immagini del vecchio testamento. È destinato ai poveri, non tanto perché la gente umile e illetterata potesse

accedere autonomamente alla sua comprensione, quanto perché il basso clero aveva così a disposizione uno strumento

con cui intrattenere i gruppi di infedeli in momenti di catechesi.

Negli ultimi 30 anni del '400 prese forma l'ARS MORIENDI. Dal punto di vista della religione cristiana si deve morire in

uno stato di grazia; se così non è si finisce all'inferno. È necessario che l'uomo rida e sorrida, perché altrimenti è

spaventoso, terrificante. Si vuole indurre le persone ad essere sempre più legate alla Chiesa. Nelle chiese c'erano

anche le danze macabre, come in Slovenia. L'arte di morire bene è una intenzione di conversione attraverso una paura.

Da noi l'artista, seguendo certi ordinamenti, piega in un certo modo la coscienza perché ciò che produce viene da

un'aspirazione (=differenza tra cattolicesimo è ortodossia).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher samantha.moscato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Iconografia e iconologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Milani Raffaele.

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