Iconografia e iconologia
Iconologia si occupa di ricercare la spiegazione delle immagini, dei simboli e delle figure allegoriche dell'arte.
Iconografia descrizione dei temi raffigurati nell'opera d'arte.
Punti di Panofsky
- Oggetto della rappresentazione
- Atto interpretativo
- Bagaglio culturale
- Principio regolatore dell'interpretazione
Oggetto della rappresentazione. Quello che vedo è un soggetto che si rappresenta a me naturalmente. È cioè attuale (cioè fatto di cose, è costituito da elementi fattuali) ed espressivo (c'è un interesse estetico, comunica affettivamente, si mostra a me espressivamente, altrimenti non potrei dire che mi piace oppure no). Questo elemento è costitutivo delle immagini, dei motivi artistici (voglio mettere in luce il suo significato). La natura è vivente, in sé e per noi, perché noi siamo viventi. C'è un motivo secondario: quello delle storie e delle allegorie (esempio, "La Divina Commedia" in letteratura e "La Primavera" di Botticelli in arte). Abbiamo, inoltre, significati intrinseci; ovvero, come l'artista ha rappresentato quel dato significato.
Atto interpretativo. C'è una descrizione preiconografica o analisi pseudoformale. Il mio atto nell'agire è pseudoformale (o preiconografica), dico, cioè, cos'è quell'oggetto convenzionalmente. Si parla di analisi iconografica (nel senso stretto del termine) per capire come iconograficamente è stato concepito l'oggetto (esempio, cosa manca alla ninfea di Monet per essere una ninfea reale?). L'opera presume di imitare. Quando si inizia a contemplare nasce il piacere di osservare. Infine, con l'interpretazione iconografica (in senso più profondo) andiamo a toccare la parte che si scinde dall'oggetto. L'interpretazione raggiunge e arricchisce lo statuto delle immagini.
Bagaglio culturale necessario. Arricchisce e potenzia una visione; dobbiamo arricchirci per capire. È importante, perché, se non abbiamo elementi minimi su una certa cultura, non riusciamo a raggiungere le immagini. La pittura è una memoria depositata, ha dei segni che riesco a riconoscere. È un'esperienza diretta. È quindi un'esperienza pratica, in cui si ha familiarità con oggetti ed eventi. Il significato, il simbolo è vissuto. Questa è l'esperienza estetica. È importante la conoscenza delle fonti letterarie, la familiarità con specifici temi e concetti. (Esempio, nelle "Metamorfosi" troviamo il valore simbolico di molte opere del '400-'500. In quest'opera si parla di miti greci, di trasformazioni di creature, che spesso accadono perché si è fatto un torto a una divinità). L'intuizione sintetica, cioè la familiarità con le tendenze essenziali dello spirito umano, è condizionata dalla psicologia e dalla "Weltanschauung" personale. Ci sentiamo parte di quello che vediamo. Questo ci fa identificare, ci riconosciamo nello spirito umano, perché siamo tutti uniti in un universale riconoscimento dell'umanità.
Principio regolatore dell'interpretazione. Su questo principio possiamo fare delle osservazioni. La storia dello stile è quel carattere che rappresenta un pittore, il suo modo di rappresentare. (Comprensione profonda del modo in cui, in condizioni storiche variabili, oggetti e eventi sono stati espressi mediante forme). La storia di tipi riguarda i temi, i concetti, espressi mediante oggetti o eventi. Ci sono ragioni nascoste e il quadro ha bisogno di essere rivelato. L'ermeneutica quindi è importante. (Comprensione profonda del modo in cui, in condizioni storiche variabili, temi o concetti specifici sono stati espressi mediante oggetti ed eventi). La storia dei sintomi culturale o "simboli" in generale riguarda la cultura di una società, la quale dismette delle cose e ne mette delle altre. (Comprensione profonda del modo in cui, in condizioni storiche variabili, le tendenze essenziali dello spirito umano sono state espresse da temi o concetti specifici).
Le grazie
Prima immagine: Anonimo, "Le Grazie", II sec. d.C.
Ha un suo statuto antichissimo che viene riprodotto nel tempo. È un'immagine importante: si tratta delle 3 grazie (Aglaia, Eufrosina e Talia). Secondo la cultura delle 3 grazie, è una fortuna che deve giungere agli uomini secondo 3 principi. Le grazie sono leggermente sollevate da terra perché considerate divinità. Hanno un'aria felice, come chi dà e riceve un dono, un dono fatto gratuitamente. Seneca pone il problema del dono come un problema di coesione sociale. Nel momento in cui ci muoviamo nella società dobbiamo farlo con il sorriso delle grazie. Esse sono vergini perché i benefici sono puri, sacri per tutti. È una visione pagana, ma piena di valori. Non deve esserci niente di forzato e vincolato, per questo non indossano né vesti né cinture. Possono essere il felice sorriso nella vita senza voler ricevere niente in cambio. Una è di spalle, una girata a destra e una a sinistra. Sembra che si guardino, ma in realtà guardano oltre. L'umanità viene in rappresentata in questo sguardo circolare e felice che ci offrono.
Seconda immagine: Canova, "Le Grazie", primi anni del 1800
Spostamento nel tempo e nella cultura. Dopo 1600 anni sembra che le 3 grazie siano sempre le stesse, ma non lo sono. Canova si ispira a motivi del neoclassicismo, che è diverso dal classicismo (stile classico V sec). Carlo Magno è il primo che dice di dover studiare gli antichi; il secondo è nel '400-'500. Questa rivisitazione continua, ma con la differenza di voler rivisitare il mondo. Con il barocco tutto si gonfia, non è tutto così perfetto e simmetrico, perché la vita è irregolare (bellezza, grazia e virtù rappresentano i greci). Quando c'è un eccesso c'è una reazione: nel caso del barocco si torna al classico (=neoclassicismo). Le grazie di Canova hanno un piede sollevato, come se stessero danzando. Le vede insieme, 3 giovani donne, belle e felici. La grazia è qualcosa di più rispetto alla bellezza: ci solleva dalla disgrazia umana. Viene identificato un concetto estetico: un cerchio chiuso e non aperto.
Terza immagine: Pittura da Pompei, I sec. d.C.
Modello pittorico simile alla prima scultura analizzata: lo sguardo è a favore degli uomini.
Quarta immagine: Botticelli, "La Primavera", 1478
Egli è un umanista. Lo schema è quello antico, ma con una differenza: le due figure laterali guardano verso l'interno. Le grazie sono in comunione (gioco delle mani, si toccano e si intrecciano in una danza); indossano vesti leggere e trasparenti perché la grazia non è uno scambio, ma una purezza della virtù. È rivoluzionario. (Il fatto che indossassero delle vesti è la seconda versione di Seneca, che fu educatore di Nerone e fu costretto ad uccidersi).
Quinta immagine: Lo schema di Gaffurio, 1496
Sempre in età umanistica. Egli ci presenta un serpente che unisce Apollo alla Terra. Rovescia totalmente l'immagine della consuetudine cristiana. In questa concezione il serpente non ha nulla di male. Rivisitare l'antico significa dare un'altra rappresentazione della vita. Apollo = forza, luce e sguardo, ma anche armonia, luce e sguardo. Apollo suona la cetra. A destra abbiamo Aglaia, a sinistra Eufrosina e al centro Talia. Quest’ultima è presente anche in basso perché legata al beneficio della Terra. Il serpente può essere un collegamento tra armonia celeste e fecondità terrestre; allungandosi produce un nodo, che rappresenta la salute e può simboleggiare i medici.
Le grazie sono accanto alle muse, le quali sono in corrispondenza degli astri. In ordine, dall’alto verso il basso abbiamo:
- Urania (=astronomia)
- Polinmia (=pantomima, rappresentazione gestuale, mescolanza tra danza e gesti, capacità di imitare)
- Euterpe (=musica, suona il flauto)
- Erato (=canto, lirica corale)
- Melponede (=tragedia)
- Tersicole (=danza)
- Calliope (=poesia epica)
- Clio (=storia, la memoria nella forma della scrittura)
Aglaia=splendore, che deriva dalla luce di Apollo
Talia=abbondanza, fertilità
Eufrosine=guarda nella direzione opposta, il piacere, è l’elemento che nella cristianità viene messo un po’ da parte. Lei si allontana dall’armonia. Lei ha un elemento trasgressivo (sessualità, erotismo). Ma non si stacca dalle due figure, perché il piacere è frenato dalle altre grazie.
Lo schema di Gaffurio è un’interpretazione dell’antichità. C’è una corrispondenza verticale ed orizzontale. In un’interpretazione cristiana al posto di Apollo ci sarebbe Cristo, al posto di Talia Eva (prima donna) e cambia il significato del serpente.
Sesta immagine: “Orfeo il salvatore”, Catacomba di don Mitila, III sec. d.C. (?)
Orfeo suona la cetra ed è circondato da personaggi pagani. Di fianco c’è il pavone e in fondo un cavallo. Di lì a poco alla figura di Orfeo vengono associati elementi cristiani. Egli rappresenta armonia e concordia. Questo è un elemento di transizione.
La macchina della grazia
Questo è un concetto di veicolo che porta verso la spiegazione dei simboli. Esiste un allestimento di idee ed è presente una scena per la grazia, che è protagonista. Nel primo capitolo del libro “I volti della grazia” viene spiegato cosa si intende per grazia. Anche Voltaire parla di grazie, secondo il suo punto di vista. Poi si parla del libro III dell’Iliade.
Diletto e giovamento – Vedere e credere
Importante è il rapporto tra ciò che si vede e ciò che si crede. Se credo in qualcosa significa che credo che l’impossibile sia credibile. Il credere non viene dal vedere, ma vedere aiuta. C’è quindi un rapporto tra i due. Una posizione distaccata mostra come l’uomo si comporta in certe situazioni. Quando analizziamo il rapporto vedere e credere, spostiamo la nostra attenzione sulle forme delle rappresentazioni. Ci sono forme realistiche e non realistiche. Non è detto che l’astrattismo di Torner perda riferimento alla realtà. La ragione dell’estetica sta nel fatto che non esistano ragioni assolute. Ci sono anche forme di rappresentazione che suscitano paura.
In questo secolo ci sono tante eresie, legate al fatto che la nostra religione si basa su quella ebraica, quindi non possiamo dare una rappresentazione di Dio. Idolatria = indica una fase religiosa anteriore alla credenza in divinità creatrici e soprannaturali, durante la quale le divinità, rappresentate sotto forma di idoli, avrebbero assunto caratteri antropomorfi. Il termine indica in blocco le religioni che adorano un'immagine iconografica o un oggetto. Molte religioni non consentono questo, ricordando ai fedeli che la rappresentazione (scultorea, pittorica o musiva) è opera dell'uomo e non del Dio, mentre ciò che deve essere adorato è il Dio in sé, che non può essere rinchiuso in un manufatto. Un’immagine rappresenta o rivela qualcosa. Se siamo credenti, un’immagine rivela. Quando parliamo dei primi secoli d.C. altrimenti non avremo avuto le guerre iconoclaste. Iconoclastia = distruzione delle immagini. In certi periodi è definibile come una guerra civile. Iconostasi = spazio murario che divide il punto più legato alle celebrazione di Cristo e dei Santi, dal pubblico. Questo è stato costruito quando si inizia a costruire il primato delle immagini. Perché nell’ortodossia Dio si rivela. Cristo nelle chiese ortodosse viene dipinto sempre allo stesso modo. Per noi, invece, l’immagine è uno strumento per accedere a Dio. La voce di Dio parla dentro di noi.
Immersione iconica
I primi decreti contro il culto delle immagini sono di Leone III l’Isaurico (726). Fu il primo a ordinare di rimuovere le immagini dai luoghi sacri e di distruggerle. Costantino V, che gli succedette, continuò con la stessa politica, perché l’immagine non può essere la rivelazione di Dio. Si ha la fine di tutte le lotte con l’imperatrice Teodora, che emanò l’editto finale nell’843, ristabilendo definitivamente l’ortodossia: fondata sulla legittimità del culto delle immagini. E si afferma, così, la determinazione che l’immagine di Cristo è la rivelazione di Dio.
Ragioni dell’iconoclastia:
- Eresia
- Crimine dell’idolatria
Si aggiunge un valore alle forme astratte. Il musulmano vede soprattutto la vanità e la falsità della rappresentazione di un mondo che è destinato a cambiare e morire. L’uomo cerca con le immagini di sottrarre le cose al loro naturale fluire e mutare nel tempo. L’Islam attribuisce così un valore di bellezza e di piacere alle rappresentazioni nella misura in cui rifiutano l’imitazione. Questo porterà a sviluppare al massimo l’arte della decorazione (Arabeschi = implica una trama di elementi decorativi, ma solo con questo noi ci perdiamo. Il nido d’ape comporta una collettività ed i tetti delle moschee sono fatti in questo modo). Nell’Islam Dio si rivela all’uomo unicamente attraverso i suoi attributi immateriali.
Figurazione e trasfigurazione
Momento della figurazione e della trasfigurazione. La figurazione è la modalità di comporre, nel mettere insieme; mentre la trasfigurazione è un andar oltre la forma identificata (anche in ambito religioso). Si tratta di un perdere la figura, diventare altro. L’allusione è un riferimento. Un’immagine può alludere a un’altra immagine. Il potere allusivo invita l’osservatore a capire. È uno strumento che collega. È un veicolo che poteva essere subito scoperto; oggi bisogna impegnarsi di più. Anche le muse alludono di più (esempio, bellezza).
Il potere della croce allude a una storia tragica. Sarà rappresentata in mille versioni diverse (nelle chiese cattoliche). Sarà vivificata. È un rapporto sentimentale di un avvenimento tragico. L’armonia è un giusto rapporto nella Grecia antica, successivamente, con il cristianesimo, abbiamo uno scompenso.
Santa Cecilia – Raffaello
Raffaello offre l’idea di grazia all’interno di un tema cristiano: questa è una rivoluzione. La sua innovazione era talmente grande che mise al muro tutti gli altri pittori. Dove c’è la cantoria, il luogo in cui si canta, la nuvola, normalmente c’era la rappresentazione di Dio. Quindi, in questo caso la musica trasforma la divinità. La potenza della musica si sostituisce a Dio. Raffaello elimina l’idea della divinità e la interiorizza.
Il tema dell’opera è l’estasi (l’idea diventa l’ideale). Nonostante il tema sia tragico, non vi è inquietudine e le figure hanno una grande compostezza. Dimensione estatica significa uscire fuori di sé (=estasi). Quando siamo visitati da questo sentimento, siamo come incantati e ciò che è ordinario diventa straordinario. Raffaello riesce ad aspirare una percezione della fede e si stacca dagli stereotipi: crea un alto, un basso ed un centro.
Santa Cecilia guarda in alto perché è la protettrice della musica (dal 1500). Lo strumento che tiene in mano è rivolto verso il basso, dove sono presenti gli altri strumenti musicali. Maddalena, alla sua destra, è una figura straordinaria che ci invita a guardare verso l’evento: il martirio. Le figure diventano come anime che esprimono qualcosa. Dietro di lei c’è Sant’Agostino, il grande interprete dei dettami della Chiesa, e, in fondo a sinistra, San Giovanni Evangelista. Tra queste ultime due figure c’è un gioco di sguardi. Il primo a sinistra, di fronte a Maddalena, è San Paolo; egli guarda gli strumenti per terra e medita. La sua è una preghiera meditativa che muove tutto questo processo legato alla cristianità.
Santa Cecilia sposa un pagano, Valeriano, il quale si convince della sua religione e, il giorno dopo, decide di battezzarsi. Il comandante romano li condanna a morte e ciò avviene perché non abbandonano la loro religione per aderire a quella pagana. Questo quadro è più classicista che romantico. Infatti, i classicisti vedono il principio dell’armonia, della regolarità e della simmetria. I romantici, invece, lo vedevano troppo armonico. Quindi Raffaello segue un modello classico, è un pittore che rivisita il classico.
Differenza tra allegoria e metafora
Il termina “allegoria” viene dal greco e significa “riferirsi a qualcos’altro”. L’allegoria allarga il discorso della metafora; è più distensiva nei suoi significati. Cerca significati più profondi. Accumula immagini riferite allo stesso oggetto. Nel Medioevo l’allegoria aveva una funzione pedagogica e illustrativa. Dante, in un passo del “Convivio”, ci dice che la verità si rivela attraverso un’appartenenza bella e menzognera. Nell’allegoria, inoltre, troviamo la retorica classicista o postclassicista.
La metafora si riferisce ad un andare oltre attraverso una parola o una figura. Può essere, in letteratura, un paragone abbreviato. Esempio, “Lui è un leone”, riferito a una persona. Viene eliminato il “come”. In “la vecchiaia e la vita” ci si riferisce al buio, alla notte, e al giorno; il passaggio è il tempo, che muove tutto. L’allegoria e la metafora sono figure retoriche.
- Pindaro V sec a.C.
- Empedocle V sec a.C.
- Plotino 205-207 a.C.
- Agostino 354-430
- Concilio di Elvira III sec
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