Iconografia e iconologia
Iconografia: Il complesso dei motivi e criteri che distinguono e inquadrano l'immagine dal punto di vista culturale.
Iconologia: Studio illustrativo delle figure allegoriche o simboliche.
Michelangelo e il Giudizio Universale
Struttura
L’immagine può essere suddivisa in quattro fasce orizzontali: lunette, fascia con Cristo e la Vergine, fascia con angeli tubicini e fascia terrena.
Nella parte più alta il dipinto si dirama in due lunette, all’interno delle quali degli angeli apteri in volo sorreggono gli strumenti della Passione: nella lunetta di sinistra troviamo la Croce, la corona di spine e i chiodi; nella lunetta di destra la Colonna della flagellazione, la scala e la spugna imbevuta di aceto.
Nella grande fascia immediatamente sottostante, Cristo, con accanto la Madonna, è attorniato da una folla di beati (tra cui Santi, patriarchi, Sibille e Profeti) disposta su una doppia corona ellittica che sembra quasi generata dal gesto rotatorio delle sue braccia.
Sotto di loro troviamo gli angeli tubicini dell’Apocalisse, i quali annunciano la resurrezione della carne e la fine dei tempi.
Nella fascia inferiore dell’affresco si possono individuare cinque grandi gruppi di figure: a sinistra i beati che ascendono al cielo e, sotto, i risorti che recuperano le loro sembianze umane; a destra i dannati trattenuti e ricacciati verso il basso e, sotto, Caronte e i diavoli che sospingono i dannati verso l’antro infernale.
Analisi
Il terreno è l’unico punto che si distacca dall’immenso cielo che fa da sfondo a tutta l’immagine. Qui, sulla sinistra, avviene la resurrezione dei morti: dogma cristiano.
Quale corpo ci riprenderemo alla fine del mondo? S. Agostino prova a rispondere a questo quesito dicendo che ci verrà restituito un corpo trentenne, ovvero sia l’età in cui si è raggiunta la maturità del corpo, prima che esso inizi ad invecchiare, sia l’età che aveva Cristo quando è morto. Michelangelo, però, non rispetta quanto detto da Sant’Agostino ed inserisce donne e uomini di diverse età.
Apteri
Sono gli angeli privi di ali che trasportano gli elementi della Passione di Cristo. Essi sono presenti nelle due lunette superiori. Per poter realizzare queste due lunette, il Buonarroti dovette eliminare due sue opere precedenti (Antenati di Cristo: Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuda, e Fares, Esrom e Aram). Ricevette molte critiche dovute alla decisione di rappresentare gli angeli senza le ali. Secondo molti dell’epoca era difficile, infatti, riconoscere che questi erano angeli. Egli, però, optò per questa soluzione perché volle realizzare degli angeli più “liberi” di fare una sorta di acrobazie attorno alle reliquie che trasportano.
Nella lunetta di sinistra il soggetto principale è la Croce. Essa è messa per obliquo, scelta che costò a Michelangelo delle critiche. Gli angeli che sorreggono la corona di spine la sorreggono in modo che essa possa risaltare bene sullo sfondo azzurro. Questo perché era presumibile che chi vedesse il dipinto lo facesse dal basso, quindi i dettagli in alto dovevano essere comunque ben visibili. Alla destra della corona di spine troviamo due angeli: uno ha le mani messe in modo tale che sembra che siano pronte ad accogliere qualcosa, mentre un altro, posto sopra di lui, con una mano sembra che gli stia lasciando cadere qualcosa tra le sue mani giunte, mentre con l’altra gli afferra il polso, come a ricordare il punto in cui i chiodi furono inseriti nelle carni del Cristo. Da ciò intuiamo che gli sta dando i chiodi con cui il Cristo è stato crocifisso.
Nella lunetta di destra il soggetto principale è la Colonna della flagellazione. Anch’essa è messa per obliquo e anche attorno ad essa gli Apteri svolgono come una sorta di acrobazie. Alle loro spalle si vede una figura più scura che trasporta una scaletta a pioli: simbolo della Passione.
Cristo
Michelangelo sceglie di rappresentare un Cristo giovane e sbarbato. Secondo alcuni studiosi egli si è ispirato al dio Apollo. È un Cristo rinnovato.
Il moto rotatorio delle sue braccia sembra generare il turbinoso doppio cerchio di Santi e Beati che lo circonda. Cristo appare quindi come una sorta di motore immobile della grandiosa scena. Egli, tuttavia, appare leggermente sproporzionato: Michelangelo aveva previsto il fatto che i fedeli avrebbero visto la sua opera da un punto di vista basso.
Maria
La Vergine posa sullo stesso pezzo di nuvola riservato a Gesù e gode del suo stesso scorcio di luce. Per Michelangelo, Maria ha una posizione molto privilegiata. Essa è in torsione perché mentre le gambe e il busto vergono verso Cristo, il capo volge lo sguardo dal lato opposto, verso le anime che sono state salvate.
Primo anello (sinistra)
Alla destra del Cristo, spicca per dimensioni un presunto San Giovanni Battista, riconoscibile dalle spalle ricoperte da una pelliccia di animale, ritratto mentre rivolge a Gesù uno sguardo carico di tensione, alla sua destra il giovane Adamo si sporge per guardare. Tra di loro sporge una figura anziana con una cuffia arancione: potrebbe trattarsi del committente Paolo III Farnese.
Al di sotto di Cristo e la Vergine si trova San Lorenzo, riconoscibile perché sorregge la graticola del suo martirio. La graticola potrebbe a primo impatto sembrare anche una scala a pioli e quindi potrebbe dar luce a un secondo significato, ovvero che la scala potrebbe essere un mezzo per salire verso Maria.
Primo anello (destra)
Speculare a San Giovanni Battista troviamo una monumentale figura di San Pietro. Ha l’aspetto di un vecchio autorevole ed è ritratto mentre porge a Cristo le chiavi (una d’argento e l’altra d’oro, la prima a rappresentare la podestà terrena, mentre la seconda a rappresentare l’autorità nel mondo celeste): simbolo del potere della Chiesa di aprire e chiudere, sciogliere legare, o anche dei poteri spirituale e temporale. Alla fine dei tempi queste chiavi vengono riconsegnate a Cristo.
Accanto a San Pietro si riconosce San Paolo, intimorito dalla maestà di Cristo poiché egli in vita non lo ha mai conosciuto. Sotto Cristo è raffigurato San Bartolomeo, riconoscibile perché con una mano regge un coltello e con l’altra la sua stessa pelle, perché subì il martirio finendo scuoiato vivo.
Gruppo dei martiri
Essi vengono riconosciuti dal fatto che ognuno di loro porta in mano lo strumento con cui è stato martirizzato.
- San Sebastiano ha le frecce.
- San Biagio ha i pettini chiodati.
- Santa Caterina d’Alessandria ha la ruota dentata spezzata.
- L’uomo che porta la croce può essere identificato sia come il cireneo che aiutò Cristo sulla via del Calvario, oppure come Disma, il buon ladrone.
Altri personaggi
Il personaggio biondo che si trova alla sinistra di San Pietro, molto giovane e bello, potrebbe essere l’apostolo Giovanni, poiché il più giovane tra i dodici apostoli. La figura dietro San Bartolomeo, avvolta da un mantello giallo, potrebbe essere Francesco Amadori detto l’Urbino, personaggio molto vicino a Michelangelo. Egli era una sorta di garzone, ma che Michelangelo trattava come un parente tanto era forte il loro rapporto.
Dietro quello che sembra essere Giovanni troviamo una figura ammantata di azzurro che porge le mani quasi nascondendosi intimorita. È una figura che Michelangelo caratterizza molto, ma non è facile identificarla. Dietro di lei c’è un volto: figura che si mette la mano sulla bocca. Sopra c’è un gruppo molto affollato, in parte seduto o accovacciato sulle nuvole.
C’è un uomo anziano che incede andando quasi verso il gruppo centrale. L’uomo ha una gestualità molto interessante: sembra avanzare cautamente. Il braccio destro lo aiuta ad andare avanti, il braccio sinistro sembra quasi annunciare una pausa. È calvo e ha la barba. L’uomo anziano ha gli occhi quasi un po’ socchiusi, sembra molto avanti con l’età (Michelangelo caratterizza i personaggi con l’età e non con l’abbigliamento).
Vicino a lui c’è una figura femminile che indossa una cuffia di un blu molto particolare, in tinta con il suo vestito. Tiene le mani congiunte e sembra che segue l’uomo anziano che avanza. Dietro di lei ci sono una serie di abbracci simbolici tra vari personaggi.
Sull’estrema destra troviamo delle persone molto anziane: il primo, calvo, con una lunga barba bianca, ha una mano nella barba in un atteggiamento meditativo, riflessivo. Il secondo ha sempre una lunga barba bianca ed alza un po’ la sua mano sinistra. Questi uomini vengono identificati con i patriarchi (figure dell’Antico Testamento).
Tema del ritrovarsi
Dietro la donna vestita di azzurro, una coppia si sta abbraccia. Spostando lo sguardo sulla destra vediamo altri due personaggi che si stanno baciando. Il tema degli abbracci nel Giudizio Universale è un tema molto presente: è il tema del ritrovarsi, ovvero ritrovare le persone alle quali si è voluto bene in Terra.
Portatori di Croce
Michelangelo ha molto valorizzato la Croce, perché la Croce è il simbolo più diffuso del cristianesimo ed è il simbolo più forte del sacrificio di Cristo.
Alla destra del Cristo c’è un portatore di croce che vediamo di spalle e si sta agitando, avanzando il braccio sinistro verso le figure che stanno dietro. Porta la Croce con il braccio destro e la vediamo molto in scorcio. Ci sono altri due portatori di croce vicino al gruppo dei martiri: il primo su una nuvola, un po’ accovacciato e l’altro all’estrema destra che la tiene sulla schiena aiutato da un altro personaggio. Conosciamo alcuni personaggi che sono stati crocifissi: Andrea, Filippo e il buon ladrone. Quest’ultimo rappresenta la possibilità di essere salvati anche in punto di morte. Un’altra figura collegata alla Croce è Simone di Cirene, il quale quando Gesù cade sotto il peso della sua Croce, lo aiuta a risollevarsi. Questo è l’elemento dell’imitatio Christi, ovvero di essere nella vita buoni, caritatevoli.
Gruppo di donne
Sulla sinistra del dipinto troviamo un gruppo femminile. Una donna in piedi con i seni molto in vista, un mantello verde e una sorta di cintura azzurra. Gli si inginocchia davanti una figura femminile che si aggrappa a lei e lei la tiene per la cintura. Sono state proposte diverse interpretazioni, tra cui Eva con una simbolica figlia.
Sulla sinistra una figura femminile seduta con una tunica dai toni azzurri che si volge dietro e di cui vediamo una cuffia blu scuro con una sorta di nastro intrecciato. Si è proposto Giuditta, una delle eroine bibliche perché nel pennacchio della volta Michelangelo le mette un’acconciatura molto simile.
Salendo con lo sguardo c’è una donna completamente nuda, accovacciata stranamente sulle nuvole che ha una calotta blu: anche lei è stata proposta come Eva.
Figure in ascensione
Sulla sinistra scorgiamo subito una figura inginocchiata su una nuvola, in piedi che sta aiutando un’altra figura in piedi che sta andando su. I legami affettivi, l’importanza del sostegno e dell’aiuto tra le figure è molto sottolineato da Michelangelo. Sulla destra del medesimo gruppo scorgiamo un’ulteriore figura maschile su una nuvola che sta tirando su due persone aggrappate: è un rosario. La figura maschile nuda può essere un angelo o un giovane santo e sta usando il rosario per aiutare le due figure che sono appena risorte. L’aver valorizzato il rosario, elemento che serve a pregare, spesso legato al culto di Maria, per tanti studiosi è una prova che Michelangelo segue i dettami cristiani anche in elementi di culto.
Angeli tubicini
Vicino agli angeli tubicini, ce ne sono due con l’aiuto di un terzo che tengono dei libri. Il libro più piccolo è diretto verso gli eletti, l’altro è un libro molto più grande ed è diretto verso i dannati. I libri sono presenti anche nel testo dell’Apocalisse e sono presenti nella tradizione del Giudizio ed indicano le buone e le cattive azioni, ovvero i buoni e i dannati. Il libro più piccino è il libro della bontà. Dall’altra parte c’è un libro molto più grande e sarebbe l’elenco dei cattivi.
Zona della Resurrezione
Alcuni sembrano sollevare il coperchio della tomba. C’è un giovane che viene fuori dalla terra, appoggiandosi sulle braccia per riuscire ad uscire. Ogni tanto c’è uno scheletro per farci capire che siamo in quella fase in cui si è diventati scheletri, ma con la Resurrezione ci si riprende il proprio corpo.
Zona dei dannati
Sulla destra troviamo una figura molto famosa, ovvero un dannato che stanno tirando giù che si copre il viso come a non voler vedere quello che gli sta succedendo. I dannati non vogliono vedere la loro caduta, la loro dannazione.
Caronte
Caronte, aiutato da demoni armati di raffi (bastoni uncinati), scaraventa i dannati giù dal suo barcone per avviarli davanti al loro giudice, Minosse. Michelangelo riprese chiaramente dalla Commedia di Dante la figura del traghettatore di anime dannate. Ne evidenzia le lunghissime orecchie a punta e le dita dei piedi artigliate.
Minosse
È raffigurato in basso a destra col corpo avvolto nella spire del serpente con cui indica il girone a cui ciascuno è destinato. Come la figura di Caronte, quella di Minosse è una raffigurazione ripresa dalla Commedia dantesca. Il suo volto richiama un noto aneddoto raccontato dal Vasari: a lavori ancora in corso, il maestro di cerimonie Biagio da Cesena criticò aspramente le nudità del Giudizio. Michelangelo, per tale motivo, dipinse Minosse con le sue sembianze.
Studi per il Giudizio
Michelangelo si trova a dover realizzare ed inserire il suo Giudizio Universale in un contesto già pieno di altre opere, molte delle quali realizzate da lui stesso. In una delle “bozze” di Michelangelo risalente al 1534, si intravede una struttura massiccia che poteva essere una sorta di porta. Questo ha fatto presumere che in un primo momento egli voleva conservare il dipinto di Perugino (Pala dell’Assunta) preesistente sulla parete. In un secondo momento, però, decise di usare la parete per intero, cancellando tutto ciò che vi era sotto (con l’approvazione del committente).
Baci e abbracci tra gli eletti
I baci e gli abbracci si trovano nella parte destra, alla sinistra di Gesù. Michelangelo ha esteso la porzione riservata agli eletti anche nella parte alta sulla destra, non soltanto sulla sinistra. Gli eletti si parlano tra loro, si salutano, si abbracciano, si baciano. In questa zona abbiamo questa situazione di saluto e di riconoscimento. Questo può accadere tra padre e figlio, tra due fratelli, tra amici. L’aver scelto questi soggetti piuttosto che una coppia uomo-donna potrebbe essere dovuto al fatto che Michelangelo voleva evitare che ci fosse un’allusione di carattere sentimentale, ma voleva esporre una chiave di lettura puramente affettiva. Michelangelo non ha fatto una cosa nuova, ma l’ha solo tradotta con il suo linguaggio, ovvero la gestualità e il linguaggio del corpo. L’elemento iconografico già esisteva.
Giovanni di Paolo, Giudizio di Siena
Linguaggio tardogotico di Siena. È una tavoletta che rappresenta il Paradiso nella quale vediamo un giardino fiorito. Vediamo anche una scena di ritrovamento tra i personaggi: due donne che si riconoscono e si salutano, due frati che si salutano, un gruppo di tre persone che si ricongiunge, due gentiluomini che si salutano. Sono situazioni molto diversificate. La parte più alta mostra un angelo che accoglie un frate e un altro angelo che accoglie un Papa.
Beato Angelico
Anche Beato Angelico fa un giardino fiorito con Angeli che vengono a prendere i Beati. Gli Angeli abbracciano alcuni Beati.
Beato Angelico, Giudizio di Berlino
In questo Giudizio, successivo al precedente analizzato, le scene sono molto più esplicite, come se lo stesso Angelico rendesse più vivace e più umana la questione del ritrovarsi. L’elemento del giardino fiorito persiste.
Luca Signorelli, Giudizio di Orvieto
Anche qui ritroviamo questo elemento. Contrariamente ad Angelico che aveva messo i vestiti per identificare i personaggi, Signorelli rinuncia all’identificazione sociale dei personaggi. In questo modo preannuncia Michelangelo. Abbiamo anche qui i saluti: sulla destra tre figure vicine che si passano il braccio intorno alle spalle. Signorelli non ha dato l’enfasi emotiva che ha dato, invece, Michelangelo a questo aspetto.
Il mondo demoniaco
Parte in cui c’è la barca di Caronte. La barca sembra avere le ali. Caronte tiene il remo in mano e con il remo caccia via i dannati che devono raggiungere l’ingresso dell’Inferno: scena molto brutale. Anche qui Vasari dice che Michelangelo ha ripreso Dante, gli ha voluto proprio rendere omaggio. Un ulteriore omaggio che ha voluto fare è quello del personaggio di Minosse. Questi due elementi, però, sono due elementi che appartengono alla mitologia, quindi sono soggetti profani e non appartengono al mondo cristiano. Proprio per questo saranno criticati da Giovanni Andrea Gilio, erudito il quale scrive un trattato in cui segnala gli errori commessi dagli artisti. Tra gli errori segnala Caronte e Minosse nel giudizio di Michelangelo perché non c’entrano niente con il mondo Cristiano. I demoni hanno le corna, attributo dei satiri. Per inventarsi i demoni, Michelangelo fa ricorso a elementi animali che erano tipici dei satiri della mitologia perché i satiri erano considerati figure negative per l’eccessiva istintualità. Michelangelo ha voluto dare un corpo umano a tutti i personaggi del giudizio, demoni compresi. Come se egli volesse esprimere il concetto che all’origine c’è un essere unico che ha l’immagine di Dio: l’essere umano con il suo corpo. Questo essere unico,
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