Che materia stai cercando?

Appunti completi lezioni corso iconografia e iconologia prof M. Grasso Appunti scolastici Premium

Appunti di Iconografia e iconologia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Grasso dell’università degli Studi Carlo Bo - Uniurb, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in Scienze umanistiche,discipline artistiche filosofiche e letterarie. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Iconografia e iconologia docente Prof. M. Grasso

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

sinistra c’è un signore nudo che sta inginocchiato con le mani giunte, in preghiera. Questo interessa molto a

Warburg perché secondo lui questi volti sono dei ritratti.

Warburg ipotizza che l’uomo che si trova sulla bilancia con le mani giunte e che, quindi, sarà salvato, è

Tommaso Portinari. Angelo Tani decide di farlo mettere lì perché a questa data era successo che mentre

Angelo Tani aveva perso il suo ruolo di leader nella filiale delle Fiandre, Tommaso Portinari aveva preso lui

questo ruolo, quindi era diventato il suo “capo”. Rappresentandolo tra coloro che si salvano gli fa un grande

omaggio. L’arte viene usata come una sorta di portafortuna magico: rappresentare Tommaso Portinari sul

piatto della bilancia dei giusti, significa aiutarlo verso quel cammino. L’arte racconta la vita e di

conseguenza anche le paure e i desideri delle persone.

Parte superiore

Nella parte superiore vediamo gli angeli tubicini con tuniche di colori diversi. Salendo ancora troviamo Gesù

seduto, come nella tradizione: autorità. Intorno al Cristo ci sono delle persone sedute. Cristo è seduto su un

arcobaleno completo perché siamo giunti alla fine dei tempo, quindi il cerchio si è chiuso e l’arcobaleno è

totale.

A sinistra c’è Maria inginocchiata. Dietro Gesù c’è un color oro totalmente paradisiaco. Nel cielo ci sono gli

angeli che portano gli elementi della Passione di Cristo.

Gesù è nudo, ma non completamente perché è coperto da un grande mantello rosso: colore del sangue,

della Passione, dell’Amore, del potere. Gesù presenta le ferite della crocifissione. Anche se egli è risorto ed

ha vinto la morte, i segni del suo sacrificio rimangono visibili ai fedeli perché bisogna ricordare il sacrificio

doloroso che lui ha compiuto: è morto per i fedeli. Sta con i piedi su un globo dorato che rappresenta il

mondo. Ha due elementi particolari vicino alle orecchie: a destra ha un ramo di gigli, a sinistra ha una spada

di fuoco. È come se avesse da un lato la misericordia e dall’altro la fermezza e la giustizia.

Maria è quasi monacale. Indossa un mantello blu, quasi nero. È inginocchiata con le mani giunte. Dal lato

opposto si trova San Giovanni Battista con i capelli lunghi e la barba un po’ incolta. Queste sono le due

figure che intercedono per l’umanità. Essi cercano di “ammorbidire” il Cristo Giudice nei confronti degli

esseri umani. Intorno a Gesù ci sono i dodici apostoli, seduti a semicerchio e appaiono come se fossero dei

ministri. Sopra gli angeli che volano con i simboli della Passione. L’angelo all’estrema sinistra porta una

colonna con una fune ed ha nella mano un flagello che ci ricorda come Cristo fu fustigato a quella colonna.

L’altro angelo tiene la Croce e la porta in trionfo. Dal lato opposto un angelo porta la corona di spine con le

mani velate: gesto di particolare omaggio per l’oggetto. Dietro di lui un angelo porta molti oggetti: la lancia

di Longino, il bastone con la spugna imbevuta d’aceto in una mano e nell’altra il martello con i chiodi.

Resurrezione della carne

Memling mette un terreno: c’è un prato dalla parte dei buoni e un terreno scabro dalla parte dei dannati.

Anche il paesaggio partecipa a questo elemento morale. Dove c’è la rinascita non solo della carne, ma

anche dell’anima c’è il verde. Dove hanno recuperato il corpo, ma non l’anima, c’è un terreno arido.

L’arcangelo Michele è un elemento che in Michelangelo non c’è.

Nello sfondo ci sono figure che emergono dal terreno. Si vede una lotta per strappare al demonio, finché è

possibile, un’anima. Ci sono un angelo e un diavolo che si contendono un’anima. Il significato è che

nell’interesse del bene è sempre meglio guadagnare un’anima in più.

A destra ci sono dei demoni che con dei forconi spingono i dannati verso la porta dell’inferno.

Memling è molto forte nell’espressività drammatica.

Paradiso

Gli eletti salgono una scaletta dove c’è San Pietro che li accoglie e li saluta.

Il terreno è fiorito e c’è rinascita. Le anime sono nude e si accingono a salire una scala di cristallo. Degli

angeli aiutano le anime a salire.

Quando arrivano alla porta del Paradiso, gli angeli li rivestono. In questo gesto c’è la metafora del

battesimo: ci si spoglia per rivestirsi della nuova vita. “Rivestirsi in Cristo”

Con il vestito si riacquista la propria identità terrena.

La porta del Paradiso è una raffigurazione di una Chiesa tardo-gotica.

Inferno

A differenza del Paradiso, dove si saliva, qui si scende. Questo elemento sarà ripreso anche da

Michelangelo, anche se in maniera differente perché a lui interessa solo tutto ciò che è corpo.

I dannati precipitano nelle fiamme dell’inferno.

Le rocce sono scabre e si cade rovinosamente tra i demoni.

Diavoli con forconi che ti spingono giù. Rocce e fiamme. Cielo nero e buio.

Il viaggio del trittico

Angelo Tani voleva che il trittico fosse esposto a Firenze, per questo motivo lo mette su una nave che

trasportava le merci di Tommaso Portinari. Queste navi facevano delle tappe durante il loro viaggio e

sbarcavano ed imbarcavano merci. La nave prosegue verso il mar Baltico dove incontra una nave corsara

che cattura la nave e si prende tutta la mercanzia compreso il trittico di Memling. Tommaso Portinari andò

fallito per la perdita di queste merci preziose. Si lamentò con il Papa Sisto IV della Rovere, il quale gli

promise di intervenire sulla città di Danzica dove si erano rifugiati i pirati, per riavere almeno in parte le

merci. Successivamente accadono diverse vicende tra cui la congiura dei Pazzi e la morte dello stesso Sisto

IV, per questo motivo Portinari non ebbe mai più niente delle sue merci ed il trittico rimase a Danzica.

Tommaso Portinari

Warburg inizia ad interessarsi a questa figura e scopre che egli ha un lungo rapporto di committenza con

Hans Memling, il quale ha fatto diversi dipinti anche per Tommaso Portinari.

Hans Memling, Storie della Passione, 1470-71

È una tavola molto particolare perché racconta la passione di Gesù ambientata in una cittadina. Memling fa

come un piccolo plastico della città e attraverso delle aperture ci fa vedere i momenti della Passione di

Cristo. I committenti sono alle estremità in basso del dipinto. Sono inginocchiati come se loro pregassero

quasi immaginando mentalmente tutto il percorso della Passione di Cristo: orazione mentale.

La moglie di Tommaso Portinari, Maria Baroncelli, è inginocchiata vicino al punto in cui Gesù cade con la

croce, uscendo dalla porta della città.

Hans Memling, Ritratti di Tommaso e Maria Portinari, 1470

Hans Memling li dipinge anche in un vero ritratto (un trittico).

Maria Baroncelli indossa un bellissimo gioiello, ha un viso giovanissimo, un abito bianco e nero e tiene le

mani congiunte in preghiera. È probabile che il trittico provvedesse al centro una Madonna con lui e lei ai

lati in preghiera.

Hugo Van der Goes, Trittico Portinari, 1476

I due coniugi compaiono anche in un’altra famosa opera fiamminga, di un grande maestro della seconda

metà del Quattrocento. Si trova agli Uffizi di Firenze.

Al centro c’è un natività di Gesù, sulla sinistra c’è Tommaso Portinari con i figli maschi e sulla destra Maria

Baroncelli con la figlia femmina. Il trittico riunisce la famiglia.

In questo caso compaiono anche dei Santi alle loro spalle. C’è San Tommaso (riconoscibile dalla lancia),

santo che porta il nome di Tommaso Portinari. Vicino a Maria Baroncelli c’è Santa Margherita e Maria

Maddalena (riconoscibile dai balsami). La bambina si chiamava Margherita, quindi in questo caso sono

presenti i santi protettori del nome.

Sono disposti in modo da essere inginocchiati davanti alla Natività che si trova al centro.

Warburg prova a proporre delle datazioni di questi dipinti. Le propone osservando com’è cambiata Maria

Baroncelli nel corso degli anni (e di conseguenza nei ritratti). L’ordine di Warburg è: Ritratti di Tommaso e

Maria Portinari, Storie della Passione e Trittico Portinari.

Warburg in questo saggio segnala anche un’altra opera di Memling fatta per un nipote di Tommaso

Portinari: Benedetto Portinari.

Hans Memling, Benedetto Portinari e San Benedetto, 1487

Benedetto Portinari fu tra i giovani della famiglia che venne inviato anche in Inghilterra.

Il dipinto ha sulla destra la figura del giovane e un paesaggio nello sfondo. Dal lato opposto c’è San

Benedetto. C’è scritto “Benedictus”, per questo Warburg ha capito che si trattava proprio di Benedetto

Portinari. Warburg individua una Madonna con bambino che doveva trovarsi al centro tra Benedetto

Portinari e San Benedetto.

Aby Warburg e la Cappella Sassetti

1902, “Arte del ritratto e borghesia fiorentina” in “La rinascita del paganesimo antico”, Firenze 1966

Rimane al centro dell’attenzione di Warburg il tema del ritratto. Il ritratto nei dipinti è quello che ci

permette di arrivare subito al committente o alla sua famiglia o ai personaggi che gli sono vicini.

Cappella Sassetti

Cappella che si trova in Santa Trinita a Firenze, è situata nel fondo della Chiesa ed è stata affrescata da

Domenico Ghirlandaio (1482-85). Quando Warburg arriva a Firenze, immediatamente è interessato a questi

grandi artisti della seconda generazione.

La cappella è intitolata a San Francesco (Sassetti si chiamava Francesco Sassetti, quindi la cappella viene

intitolata al suo santo eponimo).

Aby Warburg riesce a ricostruire vicende del personaggio di Francesco Sassetti, trova il testamento di

quest’ultimo. La prima cosa che lo colpisce è che a Firenze c’è una chiesa importante francescana, ovvero

Santa Croce: perché Sassetti si fa costruire la cappella qui? Perché c’era stato una discussione con i frati di

Santa Croce.

Le famiglie facoltose acquistavano la titolarità delle cappelle: non era detto che le possedevano per sempre

e questa titolarità poteva essere cambiata. Ci sono casi di cappelle nelle chiese in cui la cappella prima

appartiene ad una famiglia, poi ad un’altra, poi ad un’altra ancora e così via.

Il legame tra la cappella e colui che ne aveva titolarità ci aiuta a capire gli elementi dei dipinti o degli

affreschi.

Francesco Sassetti, quindi, acquista questa cappella in Santa Trinita e la intitolerà al suo santo eponimo.

Chiederà a Domenico Ghirlandaio di dipingere gli affreschi con storie di San Francesco.

Nella cappella ci sono le tombe nelle quali andranno Francesco Sassetti e la moglie (famiglia dei Neri).

Sulla destra è presente una nicchia semicircolare tutta decorata con dei bassorilievi, con un bellissimo

sarcofago in pietra nera: tomba di Francesco Sassetti.

Sulla parete di fondo, dove è presente anche l’altare, nell’affresco è rappresentato lui inginocchiato verso la

pala d’altare.

Di fronte alla tomba di Sassetti c’è la tomba della moglie, simile nella struttura e lei è raffigurata a sinistra

della pala d’altare, inginocchiata.

È una delle cappelle rinascimentali meglio conservate. È rappresentato anche il momento della morte di

Francesco Sassetti. Ci sono degli elementi antiquariati: c’è un centauro che porta lo stemma di Francesco

Sassetti. Sono elementi che appartengono alla cultura classica, ovvero è la capacità di riassorbire l’antico

anche nei soggetti mitologici accanto ai soggetti cristiani.

La cappella ha una volta a crociera con uno sfondo blu che richiama lo sfondo del cielo. La volta è suddivisa

con dei festoni floreali. Nelle quattro vele ci sono delle sibille. Anche in questo caso è bene ricordare che le

sibille (donne che nell’antichità pronunciavano delle profezie) vengono riassorbite nella tradizione cristiana

perché si pensava che alcune loro profezie contenessero delle profezie riguardanti la Vergine e la nascita di

Gesù.

Le sibille, in quanto donne profetesse, vengono accostate a Maria: sono considerate una prefigurazione di

Maria.

La parete di fondo presenta una pala d’altare al centro in un dipinto a se stante di Domenico Ghirlandaio e i

due sposi inginocchiati ai lati.

Abbiamo precedentemente detto che nella cappella ci sono storie di San Francesco: sopra, infatti, troviamo

la scena di un miracolo fatto post mortem da San Francesco, ovvero la resurrezione di un fanciullo. La scena

è stata raffigurata sopra l’altare perché i committenti sperano anche loro nella resurrezione.

Pala d’altare, Domenico Ghirlandaio

È un dipinto molto importante di Domenico Ghirlandaio, con la Natività e l’adorazione dei pastori. Un

pastore porta in braccio un agnello, un altro pastore ha le mani giunte e l’altro indica il bambino e si porta

una mano al petto. La rappresentazione dei pastori ha sempre una gestualità molto esplicita perché sono i

primi che vengono ad adorare il bambino e ne comprendono la sua importanza.

I volti dei pastori sono molto realistici e, secondo molti studiosi, sono la prova che Ghirlandaio ha subito

l’influenza del Trittico Portinari (arte fiamminga).

La mangiatoia è diventata un sarcofago: pieno revival antiquariale, quindi l’antico entra in un discorso

religioso prepotentemente.

Spesso si trovano, nelle Natività, segni che indicano il viaggio: la sella, la botticella con l’acqua e un fagotto.

Raccontano cha la sacra famiglia era arrivata a Betlemme per il censimento, ma che poi dovranno rimettersi

in viaggio per fuggire dalle minacce di Erode.

Da lontano si vede arrivare il corteo dei Re Magi, e Giuseppe guarda verso di loro.

La Vergine è già nella sua posizione tipica quattrocentesca. Nell’iconografia medievale, Maria non è

rappresentata in questo modo. Nell’arte medievale Maria viene rappresentata distesa, come una

partoriente vera. Questa modifica avviene nel passaggio tra Trecento e Quattrocento, con Santa Brigida di

Svezia, la quale riteneva di aver avuto delle visioni sulla Natività di Gesù: la nascita viene vista come un

evento miracoloso, quindi Maria non partorisce come una donna normale, ma ha un parto totalmente

indolore. Comincia a trasformare il racconto evangelico in qualcosa di sovrannaturale.

Storie di San Francesco, Domenico Ghirlandaio

San Francesco si spoglia di tutti i suoi beni mondani. Decide di non fare il mercante come suo padre e

pubblicamente annuncia a suo padre questa sua decisione di dedicarsi alla vita spirituale. Per farglielo

capire si spoglia. Il padre non è affatto contento e Ghirlandaio ci rappresenta quest’uomo che un amico sta

trattenendo per non farlo avventare sul figlio in modo violento. C’è un prelato che copre col suo mantello la

nudità di Francesco: è la chiesa che ti accoglie e ti protegge.

Altra scena tradizionale: prova del fuoco, ovvero San Francesco fa una sorta di viaggio di evangelizzazione

presso i popoli non cristiani, raggiunge il sultano che lo accogli molto bene perché porta la parola del

Vangelo e un messaggio pacifico. C’è questa prova del fuoco nel senso che i personaggi della corte

propongono una sorta di sfida a Francesco.

Esequie di San Francesco: San Francesco morto con i frati intorno.

A Warburg interessa una scena in particolare: il momento in cui San Francesco si reca a Roma dal Papa per

far approvare il suo nuovo ordine.

È una scena concepita in modo molto particolare, perché contiene i personaggi della contemporaneità: i

ritratti.

Dietro San Francesco si trovano tutti i frati francescani che lo hanno accompagnato a Roma, seduti su una

specie di panca. Dietro c’è una grande apertura come se fosse all’interno di un grande edificio ecclesiastico.

In basso ci sono dei personaggi che salgono una specie di scaletta: sono dei personaggi precisi. Ci sono tre

bambini e tre uomini adulti di cui due vediamo solo la testa. A sinistra e a destra ci sono due gruppi di

personaggi che sono sicuramente personaggi contemporanei.

Abbiamo un disegno che ci mostra una prima concezione di Ghirlandaio che, evidentemente, dopo ha

cambiato per richiesta del committente.

La piazza che si vede nello sfondo fa capire che la scena è ambientata a Firenze e non a Roma.

Warburg fa immediatamente il confronto con la rappresentazione di Giotto, il quale mette un medaglione

con la faccia di San Pietro proprio per far intendere che la scena si svolge a Roma.

Perché, allora, la scena di Domenico Ghirlandaio è così diversa? Innanzitutto siamo nell’Umanesimo,

periodo che cambia il rapporto tra l’individuo e la religione, tra la persona e la Chiesa. L’individuo ha

acquisito un grande protagonismo, una grande importanza. Allora è Sassetti ad essere protagonista di

questa storia.

Francesco Sassetti decide di far mettere la sua città nello sfondo dell’affresco. Egli decide, inoltre, di farsi

raffigurare sulla destra con il suo figlio più giovane vicino, con all’altra estremità suo fratello e con Lorenzo

il magnifico. Dall’altra parte ci sono i tre figli ormai adulti di Francesco Sassetti. Egli era un mercante

divenuto banchiere. Era il braccio destro del banco mediceo di Lorenzo il magnifico. Rappresentando se

stesso con i rappresentanti maschi della sua famiglia, racconta la storia del suo ruolo.

Rappresentandosi così, Sassetti ci sta dicendo che è stato amico di Lorenzo e gli sta rendendo omaggio. È

un messaggio molto esplicito.

L’omaggio a Lorenzo il magnifico è talmente esteso che fa rappresentare da Ghirlandaio anche i figli maschi

di Lorenzo. Abbiamo tre bambini: Giovanni, Piero e Giuliano. Ci sono tre adulti che li accompagnano:

Agnolo Poliziano (massimo poeta contemporaneo che c’era alla corte di Lorenzo il magnifico), Luigi Pulci e

Matteo Franco, tutti e tre precettori dei figli di Lorenzo. Quest’ultimo ebbe un ruolo minore nell’educare i

bambini.

Questo saggio di Warburg testimonia la sua capacità di capire un contesto storico, ma anche un contesto

personale.

Gli studi astrologici e l’incontro con Fritz Saxl

Fritz Saxl era un giovane appena laureato in storia dell’arte. Viene a sapere che ad Amburgo c’è Warburg e

gli chiede un appuntamento. Durante questo appuntamento rimane molto colpito da questo personaggio

che era Warburg. Gli racconta i suoi studi astrologici.

Ad Amburgo comincia ad esserci una cattedra di storia dell’arte che prenderà proprio Panofsky.

1929 muore Warburg. Qualche anno dopo il nazismo prenderà potere. Saxl comprende che un centro di

studi libero come voleva fare lui non sarebbe stato accettato, allora organizza una fuga dalla Germania non

solo per sé e per gli studiosi, ma anche per i libri. Si mette d’accordo con l’Inghilterra, con la quale aveva dei

contatti, e chiede ospitalità per i libri.

1933 imbarcherà tutti i libri della biblioteca di Warburg e li porterà a Londra.

Saxl sarà il primo direttore del Warburg Institute.

Atlante Mnemosyne

Engramma: per Warburg era una traccia che rimane nella nostra memoria di un commento, un’immagine,

un gesto.

Mnemosyne è la dea della memoria: secondo Warburg il passato non si cancella mai, ma continuamente

torna attraverso opere d’arte.

L’atlante della memoria riprende il suo modo di studiare: disponeva tutte le fotografie in bianco e nero

sulla scrivania e poi iniziava ad avvicinare tra di loro quelle che secondo lui avevano qualcosa in comune.

Queste fotografie erano fotografie di opere di vari artisti, varie epoche. Mescolava materiale e

testimonianze di varia natura.

Quando Warburg affrontò il periodo di conflitto interiore e si fece ricoverare in una clinica per disturbi

mentali, dovette abbandonare i suoi studi. Nella sua biblioteca subentrò Fritz Saxl. Questi assunse un ruolo

di dirigente, al punto da voler trasformare la biblioteca in un vero e proprio centro di studi.

Fritz Saxl, quando va a trovare Warburg in clinica, gli porta le sue immagini sulle quali lui lavorava, per

cercare di farlo tornare alla sua ricerca. Comincia a pensare di fare una vera e propria struttura a pannelli

che possa essere mostrata anche ad altri. Queste fotografie che Warburg raccoglieva e confrontava,

cominceranno a comporre queste cosiddette Tavole, che in realtà erano delle stoffe nere tese su un

sostegno di legno sulle quali venivano appuntate queste fotografie che componevano un soggetto, un

tema.

Warburg presentò questo suo progetto anche a Roma in una vera e propria mostra.

Studi di Schifanoia

Warburg scriverà un importante saggio sul Salone dei mesi del palazzo Schifanoia, palazzo di piacere della

famiglia Deste.

Warburg si interessa di questo ciclo di affreschi che rappresenta il ciclo dei mesi, soprattutto per la

componente astrologica. Sotto la fascia superiore dove ci sono le divinità che presentano i mesi e sopra la

fascia dove ci sono le attività della corte, c’è una fascia centrale di colore blu scuro in cui ci sono tre strane

figure: ogni mese ha sopra la sua divinità che presiede il mese, sotto le attività della corte e dei campi e in

mezzo tre figure con il segno zodiacale di quel mese, ma le tre figure non si capisce chi siano.

Warburg si interessa a queste figure e riesce a capire chi sono. Sono i decani: nell’astrologia antica si usava

suddividere il mese in tre decadi. Ognuna di queste decadi ha una sorta di figura astrale che gli corrisponde.

LUCA SIGNORELLI (1445-1523)

Luca Signorelli studiò ad Arezzo presso la bottega di Piero della Francesca. Fu un pittore italiano,

considerato tra i maggiori interpreti della pittura rinascimentale.

Cappella di San Brizio

Nel 1499 Signorelli firmò il contratto per il completamento della decorazione delle volte della Cappella

Nova (poi detta di San Brizio) nel Duomo di Orvieto, avviate da Beato Angelico e i suoi aiutanti (tra cui

Benozzo Gozzoli) nell'estate del 1447.

Quando Signorelli realizza il Giudizio Universale nella Cappella di San Brizio, essa era dedicata a Maria (così

come la Cappella Sistina dove lavora successivamente Michelangelo).

Quando inizia i lavori, ha soltanto le vele della volta a crociera (meno due che aveva realizzato già Beato

Angelico) e delle lunette. A differenza di Michelangelo, quindi, non era in possesso di un’unica parete.

Realizza, quindi, un Giudizio Universale suddiviso in diverse parti.

Nelle vele che hanno gli sfondi dorati metterà la parte celestiale. Sotto, invece, dipingerà la Resurrezione

della carne, il gruppo degli eletti, il gruppo dei dannati, l’Inferno, tutti in lunette differenti.

Il Cristo Giudice è di Beato Angelico e si trova da solo in una delle vele. È un Cristo Giudice in una mandorla

ed è seduto, come nella tradizione arcaica (tradizione della maestà). Ha la sfera del mondo sotto la mano e

alza la mano destra in un gesto molto forte. È un gesto precedente a quello di Michelangelo. Nella mano

destra c’è il segno della ferita del chiodo perché Cristo porta sempre ben in vista i segni della sua tortura. È

un Cristo tradizionale con la barba e i capelli lunghi. A destra e sinistra ha gruppi di angioletti riconoscibili

per via delle ali. Hanno le tuniche e stanno pregando.

Anche Signorelli inserisce le Animae Cristi, per sottolineare quanto essi siano importanti al momento del

Giudizio e li chiama “i segni di Cristo”. Al centro sono molto valorizzate la colonna e la croce. Sulla sinistra

gli angeli portano la lancia di Longino (elemento che Michelangelo non inserisce).

Signorelli inserisce tutti i Santi, i martiri e le figure importanti nelle vele.

Resurrezione della carne

Signorelli la inserisce tutta in un’unica lunetta.

Nella parte alta del cielo (dorato) ci sono angeli tubicini molto possenti che stanno soffiando per avviare

l’inizio della Resurrezione. In trasparenza ci sono degli angioletti bambini. Questi angeli sono quasi nudi:

innovazione. Signorelli comincia a dare enorme importanza al corpo e alla rappresentazione del corpo

nudo. Egli, infatti, era noto per i suoi approfonditi studi di anatomia.

Vuole sottolineare la carnalità e per questo motivo, persino gli angeli hanno un corpo robusto.

Il pavimento è bianco, quasi astratto (invenzione particolare poco naturalistica) dal quale emergono i corpi:

qualcuno è scheletro, qualche altro no.

C’è una figura maschile nuda che viene fuori posando le mani al terreno per emergere: Michelangelo l’ha

proprio citato, raffigurandolo quasi identicamente.

Sono presenti anche qui degli abbracci, quindi il tema del ritrovarsi dopo la Resurrezione, ma a differenza di

Michelangelo è un ritrovarsi più composto.

È presente anche la componente dell’aiutarsi l’un con l’altro.

Signorelli segue sant’Agostino: si risorge tutti trentenni.

Le donne sono in secondo piano e hanno un piccolo drappo intorno ai fianchi. La nudità maschile è più

valorizzata, quella femminile è più celata. La motivazione è che il nudo maschile ha un’altra storia perché ha

il riferimento con l’antico: è il nudo dell’atleta che nell’età antica era una figura estremamente positiva. Il

nudo femminile ha una storia differente: nella cultura cristiana il nudo femminile è sospetto perché è il

nudo di Eva, della donna peccatrice. Prendendo in esame Cristo e la Vergine, troviamo spesso Cristo

raffigurato nudo, anche completamente, invece la Vergine è sempre molto coperta.

Gli eletti

Vengono allietati da Angeli con strumenti musicali. Gli angeli sono rivestiti, questo perché siamo in un’altra

dimensione: non c’è più la sacralità della carne da sottolineare.

Gli eletti sono nudi, ma la nudità si è fatta molto più celata. Entra un principio di pudore: in Paradiso si

comincia ad essere più composti.

Gli angioletti che si avvicinano a loro li stanno incoronando perché gli eletti vengono premiati.

I dannati

Dove c’è il male, la dannazione, c’è anche disordine: sono tutti nudi, ma la nudità dei dannati è rapportata

alla nudità animalesca.

Nel cielo ci sono degli angeli cattivi, con l’armatura: controllano che nessuno scappi.

Ci sono grovigli di figure dannate e demoni colorati.

I demoni hanno volti abbastanza umani, ma hanno attributi associati a Satana.

RICONOSCIMENTO DI UN’ICONOGRAFIA

Famiglie di appartenenza

RITRATTO: la più antica forma di arte. Si pratica anche nelle civiltà che precedono la civiltà greco-romana.

Sovrani e ministri hanno iniziato molto presto a farsi ritrarre. Famiglia di soggetto che non verrà mai a

mancare. Il volto ci permette di riconoscere che personaggio è ritratto. Molto spesso anche i gioielli

permettono di riconoscere la famiglia e soprattutto il ceto sociale di appartenenza. Spesso la figura

femminile nel ritratto viene connotata di gioielli preziosi. Nella donna molti più segni rispetto all’uomo ci

fanno comprendere che appartiene ad un certo status sociale. A volte anche gli anelli (il tipo e il dito su cui

viene portato)possono dare degli indizi sul ritratto. Bisogna conoscere la simbologia degli anelli nel

Rinascimento.

Pompeo Batoni, Ritratto di Giacinta Orsini Boncompagni Ludovisi

Essa vuole farci capire le sue tante specificità culturali. Cedra e corona di alloro ricordano Apollo e sono il

simbolo della poesia: capiamo che la donna era una poetessa. La signora discende da diverse famiglie

nobili, quindi è dell’alta società ed il costume che indossa lo prova. C’è anche un antecedente del

pianoforte e c’è uno spartito musicale appoggiato sopra: la signora è anche una musicista. È una signora

molto colta e lo dimostra il fatto che poggia con disinvoltura il gomito sinistro su una pila di libri.

C’è un busto di Minerva, dea della sapienza. Il fatto che lei abbia un busto antico prova anche che è una

signora che si intende dell’antichità. Vicino al busto di Minerva c’è una sfera armillare, ciò significa che la

signora è dotta anche nell’astronomia. Dietro c’è un bouquet di fiori: simbolo di grazia e virtù femminile,

perché essa è pur sempre una gentildonna.

Alle sue spalle c’è una collinetta con un cavallo bianco in cima che muove lo zoccolo: è Pegaso. È la fonte

dell’Elicona. Elemento specifico che indica la fonte mitica (dell’antica mitologia greca) in cui Pegaso aveva

fatto nascere con il suo zoccolo una sorgente, la sorgente della Elicona. In questa sorgente si vanno ad

abbeverare i personaggi in abito antico. La signora in questione era una frequentatrice dell’Arcadia. Nel

‘700 a Roma nasce questo gruppo dell’Arcadia: poeti e poetesse si definivano abitanti dell’antica Arcadia

(antica regione della Grecia), si chiamavano arcadi e si davano anche dei soprannomi che richiamavano i

nomi dell’antichità e componevano poesie.

NATURA MORTA: la natura morta ha delle fasi. Esiste in una certa forma già nell’antichità romana, ma

dopo è presente soprattutto come episodio nei dipinti. Acquisisce grande autonomia nel ‘600. In questo

periodo gli artisti si specializzano ognuno in un genere. Anche le nature morte possono essere un po’ più

complesse.

Jacques Linard, Allegoria dei cinque sensi

Questa natura morta è un’allegoria dei cinque sensi, ma probabilmente è anche una vanitas (natura morta

con elementi simbolici allusivi al tema della caducità della vita).

Vediamo uno spartito musicale, un melograno che si riflette in uno specchio. Nell’angolo destro una

sacchetta di velluto dove si tenevano di solito i soldi, delle carte da gioco, delle monete. C’è una grande

scatola di legno. Sopra la scatola c’è una bellissima fruttiera probabilmente di fattura orientale, la frutta, un

fico aperto, una quadretto con un paesaggio. Sulla sinistra, su un altro contenitore di legno c’è un bouquet

di fiori. Linard fa un’allegoria dei cinque sensi, tipo di allegoria abbastanza frequente nella natura morta

seicentesca. I fiori alludono al profumo, all’odorato. La musica allude all’udito. Il quadro e lo specchio

alludono alla vista. La frutta allude al gusto. Le monete e le carte da gioco alludono al tatto perché sono

oggetti che si maneggiano.

Probabilmente c’è sovrapposta un’altra intenzione allegorica, la vanitas: vanità, tutto sfuma, bisogna

concentrarsi su cose più spirituali.

Lo spartito musicale contiene un canto religioso: la musica è religiosa e non profana. Sta vicino alle carte da

gioco e ai soldi: rivolgersi alla religione piuttosto che al gioco d’azzardo. Il melograno è un simbolo della

Passione di Cristo perché i chicchi ricordano le gocce di sangue. Il fatto che sia messo vicino allo spartito

musicale e che si riflette nello specchio significa “Rifletti” (sulla Passione, sulla religione).

Il fico è un simbolo sessuale sia per la forma sia perché è un frutto molto legato alla fecondità. Quindi il fico

aperto che sta dal lato del gioco, sta a simboleggiare moderazione. Ci sono i piaceri della vita, ma piano

piano c’è un messaggio che segnala “Ricordati che sono cose che hanno una fine e rifletti su cose più

spirituali della vita”.

PAESAGGIO: genere più semplice dal punto di vista iconografico. Il paesaggio esiste da sempre nella

pittura, ma nel ‘600 acquista autonomia.

Giacinto Gigante, Paesaggio con tempesta sul mare

Paesaggio con una tempesta. L’800 ha molto amato i soggetti come questo, cioè le tempeste, il cattivo

tempo perché nella fase romantica si rivaluta un paesaggio più emotivo e più drammatico.

LA SCENA DI GENERE: si afferma verso la fine del ‘500. Per scena di genere intendiamo una scena in cui il

pittore vuole rappresentare una scena di vita quotidiana (persone che giocano a carte, bevitori in una

locanda, donna che fa il merletto, ecc...). Diventa molto di moda nel ‘600. Anche le scene di genere possono

contenere qualche messaggio.

Georges de La Tour, La partita a carte

Il baro guarda verso di noi e ci manda dei segnali: quando si è vanitosi bisogna stare attenti perché c’è

sempre qualcuno che ti vuole ingannare.

Adrien Brower, rissa tra giocatori di carte

Qui non c’è il messaggio elegante presente nell’esempio precedente. È una tipica scena che piaceva avere

ai nobili. La scena è molto violenta e si svolge nei bassifondi.

IL SOGGETTO SACRO: è il soggetto più raffigurato per secoli.

Caravaggio, Davide e Golia

Il giovane con la spada e con la testa di un gigantesco nemico che era Golia. Rientra nell’Antico Testamento.

Philippe de Champaigne, morte di Abele

Adamo ed Eva piangono la morte di Abele. Ci sono altri bambini, ovvero altri figli di Eva. In secondo piano ci

sono due altari di pietra: sono le offerte fatte a Dio da Caino e Abele. Abele sacrifica un agnellino e Caino gli

da un po’ di spighe. Qui nasce il malanimo da parte di Caino.

Jacopo Tintoretto, Cristo in casa di Marta e Maria

Maddalena non aiuta la sorella, ma si ferma a guardare e a contemplare Gesù: lei si è scelta la parte

migliore.

L’ICONOGRAFIA DEI SANTI: rientrano nei soggetti sacri, ma non sono né Antico, né Nuovo Testamento.

Hans Memling, Trittico di Benedetto Portinari

I frati possono essere riconosciuti dalla tunica che portano. È un frate benedettino (saio marrone). Il

bastone è simbolo del pastore, poi diventato simbolo del vescovo.

TEMA MITOLOGICO: è una famiglia che può sembrare “facile” o “difficile” a seconda della cultura letteraria

personale.

Tiziano, Gli Andri

Gli Andri erano una popolazione che abitavano in un’isola. C’è Bacco vestito di rosso con una corona di vite.

Bacco è la divinità della coltivazione del vino, abbandono completo della ragione. Aveva un seguito di

donne che suonavano e si sfrenavano nella danza. C’è un uomo tutto avvolto da un serpe (simbolo di

fecondità). C’è anche un satiretto perché rappresenta l’istintualità, l’essere metà uomo e metà animale.

Bacco sta in piedi in equilibrio sul carro e sotto c’è una figura femminile: Arianna.

Bacco incontra Arianna perché è stata abbandonata sull’isola da Teseo. Bacco ha appena lanciato in cielo la

corona di Arianna e lanciandola in cielo si trasforma in una corona di stelle che diventa una costellazione.

TEMA ALLEGORICO: famiglia difficile perché è la famiglia più erudita e colta.

Paolo Veronese, Giustizia

Donna con spada e bilancia: personificazione della giustizia.

La bilancia è il soppesare le cose, mentre la spada è la giustizia punitiva.

Hans Memling, Allegoria

Capiamo di essere davanti ad una personificazione allegorica perché è una rappresentazione poco realistica

e presenta degli attributi.

Questa donna è nuda da sola in un paesaggio. Ha due cani vicino e tiene uno specchio in mano.

TEMA STORICO: lo si riconosce in base alla propria cultura storica.

Cavalier D’Arpino, Orazi e Curiazi

Duello tra i tre fratello Orazi e i tre fratelli Curiazi: due dei tre di ogni famiglia sono già morti. L’ultimo

Oriazio sconfigge l’ultimo Curiazio. Tutto il popolo assiste perché lì si decide se vince Roma.

Paolo Veronese, Battaglia di Lepanto

Fu una battaglia navale che oppose la Chiesa e tutti i suoi alleati all’Impero e agli infedeli. Fu una grande

battaglia importante per l’Europa.

Questa è più un’allegoria della Battaglia di Lepanto.

TEMA LETTERARIO: famiglia complicata come quella del tema storico e mitologico.

John William Waterhouse, Miranda guarda la tempesta

Fa riferimento alla Tempesta di Shakespeare.

Sandro Botticelli, Storia di Nastagio degli Onesti

Botticelli in alcuni pannelli illustra una novella di Giovanni Boccaccio.

Il banchetto di nozze sconvolto dall’arrivo di un cavaliere che insegue una giovane donna che viene morsa

da cani feroci. RIEPILOGO DELLE FAMIGLIE DI SOGGETTI ICONOGRAFICI

I generi

Ritratto

Natura morta

Paesaggio

Scena di genere

Tema sacro

Antico Testamento

Nuovo Testamento

Santi e sante

Allegorie (morali, sacre, mitologiche)

Tema mitologico

Tema storico

Tema letterario

FEDERICO BAROCCI (1535-1612)

Federico Barocci - detto il Fiori - è stato un pittore italiano. Il suo stile elegante lo fa ritenere un importante

esponente del Manierismo italiano e dell'arte della Controriforma. È considerato uno dei precursori del

Barocco.

Federico Barocci nasce ad Urbino. Si chiamava in realtà Federico Fiori.

Andrà due volte a Roma. Una prima volta, giovanissimo, da uno zio. È uno dei tipici viaggi che compivano gli

artisti per andare ad ammirare le opere di Raffaello, Michelangelo, per completare la loro formazione.

Successivamente tornerà a Roma per partecipare alla decorazione del Casino di Pio IV, nei giardini vaticani.

Si chiamavano Casini dei piccoli padiglioni che possedevano sia i nobili che i pontefici. Barocci lavora in

questo Casino, però improvvisamente inizia ad avere forti dolori allo stomaco. Gli viene detto che non

sarebbe mai completamente guarito (si presume avesse un’ulcera). Egli giurò che a Roma non avrebbe mai

più messo piede: tornò ad Urbino. Divenne un pittore molto famoso e stimato, ma le commissioni che

prendeva le realizzava ad Urbino e poi spediva le tele.

Era conosciuto anche nelle corti europee, ma non si spostò più da Urbino.

Fu molto legato al duca di Urbino, Francesco Maria II della Rovere che divenne duo amico e sostenitore.

Barocci nasce in un periodo molto particolare per la Chiesa e per la storia dell’arte: siamo già entrati nella

fase del Concilio di Trento.

Dal Concilio di Trento usciranno delle formative anche per gli artisti: attenersi per le storie sacre alle fonti

più sicure; evitare ostentazioni inutili del nudo; incoraggiamento di commozione verso il fedele: egli deve

essere coinvolto emotivamente per essere più predisposto ad aderire alla fede.

Federico Barocci ha un breve momento del suo ultimo momento di coincidenza con l’arte di Caravaggio,

anche se questa era molto diversa dalla sua.

Chiesa di San Francesco

Siamo in una chiesa francescana che nasce nel tardo medioevo. È affidata all’ordine dei frati minori di San

Francesco.

Per studiare un dipinto che si trova nella chiesa di un ordine religioso ci si deve informare prima sugli

elementi di base della fede, del culto di quell’ordine religioso perché l’artista conosceva il tipo di contesto

in cui l’opera doveva andare ad inserirsi.

Il dipinto che andiamo ad analizzare ha come soggetto proprio San Francesco, santo che ha avuto una

particolare importanza ed influsso nella storia dell’arte.

La Chiesa, purtroppo, oggi non ha più il suo aspetto originario e della fondazione medievale della Chiesa

non rimane quasi nulla. Nel ‘700 quando la famiglia Albani diventa importante in Urbino (perché hanno un

Papa nella loro famiglia) tutta la città subisce delle trasformazioni e tra queste anche le Chiese che

sembravano troppo antiche vengono rinnovate.

Il dipinto (1574-76) è ancora collocato nello stesso luogo per cui era stato concepito inizialmente, ma tutto

quello che c’è intorno non ci permette di capire come esattamente il dipinto si sposasse con la Chiesa

dell’epoca.

Duomo di Urbino

Pala con Madonna e Santi

È un’opera molto giovanile, forse una delle sue prime opere. È una sorta di copia o reinterpretazione di

un’opera di Raffaello: Pala di Santa Cecilia.

Raffaello, per chi nasceva ad Urbino, era una sorta di obbligo da guardare. Non sappiamo se egli avesse

visto la Pala che si trova a Bologna. Può aver conosciuto questa pala attraverso le incisioni.

Spesso le incisioni venivano stampate in molte copie e circolavano liberamente. Molti pensano che Barocci

si sia ispirato ad un’incisione del dipinto di Raffello. Lui, comunque, inizia con una sorta di omaggio al

grande Raffaello.

Composizione molto semplice, così come quella di Raffaello. Santa Cecilia è al centro con una specie di

piccolo organo portatile e con degli strumenti musicali a terra. Altri Santi a sinistra e a destra. Sopra un cielo

che si apre molto luminoso su una sorta di Paradiso.

Anche la pala di Raffaello è impostata in questo modo anche se i colori sono più intensi e le figure più

monumentali.

Martirio di San Sebastiano

Sebastiano, secondo la leggenda aurea, era un soldato dell’esercito romano. È vissuto sotto Diocleziano.

Questo soldato si era convertito al cristianesimo e cercava di fare proseliti presso gli altri soldati

dell’Impero.

Sebastiano comincia a fare proseliti finché l’imperatore, particolarmente incollerito, lo fa arrestare e lo

sottopone al martirio delle frecce. Viene portato fuori dalla porta della città, viene legato e gli arcieri lo

colpiscono con le frecce. Sebastiano non muore in questa circostanza. Riesce a sopravvivere, viene curato

da alcune donne e ritorna al palazzo dell’Imperatore dicendo “Cristo mi ha risorto”.

L’imperatore si incollerisce ancora di più e lo fa uccidere a bastonate. Il suo corpo viene gettato nella

fognatura dell’Antica Roma per impedire che i suoi seguaci recuperassero il corpo. Sebastiano, poi, apparirà

in sogno ai suoi seguaci ed indicherà dove è il suo corpo.

La Basilica di San Sebastiano, a Roma, ritiene di avere i resti del corpo di San Sebastiano.

San Sebastiano è molto rappresentato nella storia dell’arte: il martirio delle frecce viene associato alle

piaghe della peste. Come Sebastiano è sopravvissuto alle piaghe provocate dalle frecce, si pensa che

Sebastiano possa proteggere dalle piaghe della peste. Tutti vogliono rivolgersi a Sebastiano.

Anche questa è un’opera giovanile di Barocci.

Lui lega il San Sebastiano ad un albero che ha in cima un’apparizione: il significato è che il devoto ha due

figure sacre che intercedono per lui, ovvero Sebastiano e Maria.

Barocci non è il primo a legare Sebastiano e Maria come due personaggi che intercedono.

L’artista decide di mettere il santo ad un albero per ambientare la scena all’esterno. La simbologia

dell’albero può essere inteso come l’albero della vita, della rinascita. Se lo avesse legato alla colonna

avrebbe avuto la possibilità di fare un richiamo all’antico e un richiamo a Gesù.

Barocci si inventa un Sebastiano che non è legato, ma addirittura cammina verso di noi: Sebastiano il

risorto, cioè colui che ha già superato questa prova.

Sebastiano è raffigurato come se avesse quattordici anni (anche se in realtà non era così). Qui subentra il

discorso della verginità, ovvero l’innocenza totale del corpo: garanzia di protezione. La verginità ha maggior

valore. La figura del Santo che ha questa caratteristica può garantire meglio per la comunità.

In questo dipinto abbiamo una doppia verginità (Maria), quindi la comunità è doppiamente garantita.

Barocci inserisce spesso gli animali come elementi molto positivi: l’animale non è parte della corruzione,

della cattiveria umana. Ha un comportamento naturale, umile, semplice.

Ultima Cena

Si trova nella cappella del Santissimo Sacramento, cappella diversa dal resto del Duomo perché è stata

preservata nonostante il terremoto avvenuto alla fine del ‘700.

Francesco Maria della Rovere II darà un contributo in danaro per fare questa cappella. Viene scelto

Federico Barocci per fare due dipinti importanti da collocare in questa cappella: l’ultima cena e la caduta

della manna. Quest’ultimo non è stato realizzato perché Barocci era molto lento con le sue consegne.

Siamo in un contesto specifico perché la Cappella è dedicata all’Eucarestia. Tutto viene scelto per questo

argomento, anche il soffitto e le statue. La caduta della manna è considerata una prefigurazione

dell’Eucarestia.


PAGINE

33

PESO

590.74 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze umanistiche,discipline artistiche filosofiche e letterarie
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Serenity92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Iconografia e iconologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Grasso Monica.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze umanistiche,discipline artistiche filosofiche e letterarie

Appunti esame storia dell'arte marchigiana escluso Raffaello
Appunto
Metodologie della storia dell'arte
Appunto
Riassunto esame Linguistica Italiana, prof. Mancini
Appunto
Fortuna della cultura classica
Appunto